giovedì 27 marzo 2014

Ricatti e Controlli: il M5S alle Europee


PARLAMENTO EUROPEO:

Titolo 1
ART.2
1- I deputati sono liberi e indipendenti.
2- Qualsiasi accordo sulle dimissioni dal mandato prima della scadenza o al termine della legislatura è nullo.

ART.3
1- I deputati votano individualmente e personalmente. Essi non possono essere vincolati da istruzioni né
ricevere mandato imperativo.
2- Qualsiasi accordo sulle modalità di esercizio del mandato è nullo.


Costituzione Italiana, art.67:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

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Quando ho letto la notizia che segue, per un momento ho pensato che fosse una trovata geniale di siti come lercio.it o altri. Invece è tutto vero: Grillo e Casaleggio smettono di essere ipocriti e gettano la maschera dicendo bene che sono solo loro a comandare e che chi non ubbidisce a loro viene fatto fuori, con tanto di multa. 

La questione della multa, che pone un primo vincolo di mandato, è una tafanata galattica: essa è contraria alla nostra Costituzione ma anche al Diritto Comunitario, quindi è automaticamente nulla. Ma resta comunque un'arma di persuasione e di paura per chi, eletto per il Movimento al Parlamento Europeo, mostra di crederci (e quindi non usa il cervello). 250.000€, ma stiamo scherzando? Qui il duopolio Grillo-Casaleggio si rende totalmente ridicolo, ed è davvero imbarazzante per loro una cosa del genere. Il maneggio e la follia si sposano perfettamente in questa pagliacciata.

Ma l'aspetto più grave riguarda la designazione delle coppie di assistenti che solo sulla carta sono scelti dagli eletti, infatti vengono sì scelti da essi ma da una lista formata esclusivamente dai padroni del marchio. Anche qui c'è il controllo che realizza effettivamente un vincolo di mandato. In Parlamento c'è gente come Messora a controllare che non si sgarri, e ora al Parlamento Europeo ci saranno queste coppiette di sicari (perché sicari sono). Per non parlare delle procedure di espulsione, che come al solito saranno ben guidate dai post di Beppe, che consiglierà chi fare fuori in voti che solo per nome e non per contenuto sono "democratici".

In sintesi la questione è così. Nel Movimento non si può più parlare di Democrazia Diretta se non nel senso di "diretta da" (appunto Grillo e Casaleggio), bensì si può parlare di Oligarchia Diretta da Grillo e Casaleggio. Ecco come stanno le cose. E questa gente continua a voler dare lezioni di morale agli altri.

Capisco voler evitare che in Italia nelle nostre istituzioni i "cittadini" scilipotizzino, ci sta, dato il tasso elevato di corruzione presente in Parlamento, ma in Europa la cosa è ben diversa: c'è molta più gente in gamba. E ancora: per candidarti devi essere totalmente inesperto nella gestione della res publica. Così sei manovrabile. Leggete bene. E ancora: in Europa il M5S si può associare per voti su punti condivisi, ed è una novità, perché in Italia è Inciucio. Beppe sdogana l'inciucio???

E poi... ma Grillo non era quello che voleva uscire dall'Euro con un referendum? che fra l'altro è anticostituzionale sull'argomento. E ora che fa? Ci va? Sì: CI VA, perché quelli che andranno obbediranno a lui, con la finzione che obbedirebbero alla Rete.

Aprite gli occhi. Ah, io voto la Lista Tsipras, è l'unica credibile. 

Seguono due articoli e il post del blog, che riporto per esteso non sia mai che venga corretto furbescamente.

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Europee M5s, online regole per candidarsi. Multa da 250mila euro per chi viola codice

 

Può partecipare alla selezione in Rete chi si è iscritto entro il 31 dicembre 2012, non ricopre nessuna carica elettiva e non fa parte di una lista per le amministrative. Il procedimento ricorda quello delle parlamentarie delle politiche 2013, con qualche novità: ammenda per chi tradisce (anche se restano i dubbi sulla sua costituzionalità), collaboratori comunicazione scelti da Casaleggio e obbligatori e uno staff di fedelissimi per l'organizzazione

 

di Redazione Il Fatto Quotidiano (non firmato, per non urtare Beppe)

La rete deciderà le candidature del Movimento 5 stelle per le Europee. E’ uscito il tanto atteso bando per le elezioni di maggio 2014. E la modalità ricorda da vicino quella delle parlamentarie, ovvero le consultazioni online per la scelta dei candidati alle politiche del 2013. Ma con qualche novità. E’ infatti prevista la multa da 250mila euro per quei deputati che violeranno il codice di comportamento. Beppe Grillo lo aveva annunciato in un’intervista esclusiva in televisione a Enrico Mentana, e nonostante le polemiche, ha deciso di inserirla nella lista di regole da rispettare per chi decide di accettare la candidatura per l’Europa. La penale per chi tradisce però solleva molti dubbi sulla sue effettiva validità: sembra infatti in netto contrasto con l’articolo 67 della Costituzione italiana che non prevede il vincolo di mandato. E lo stesso vale per il Parlamento europeo: chi viene eletto per Bruxelles, stando al Viminale, non ha vincolo di mandato nazionale. Dubbi espressi a il Fatto Quotidiano dal costituzionalista Gianluigi Pellegrino: “Non si può fare senza cambiare prima la Costituzione. Un impegno sottoscritto davanti al notaio? Sarebbe un negozio nullo perché perseguirebbe una finalità contraria alla Carta, condizionando il voto in Parlamento. E se anche fosse una penale contro l’espressione di dissenso, sarebbe comunque incostituzionale perché un partito non può applicarla”.

Altro punto destinato ad essere discusso dentro e fuori il Parlamento riguarda il gruppo comunicazione: ogni eletto avrà due collaboratori scelti direttamente da Gianroberto Casaleggio che si occuperanno di comunicazione. E a questa parte dello staff, gli eletti dovranno destinare 1000 euro trattenuti dal loro stipendio. Ma chi è lo staff (“i delegati”) che si occuperà della campagna elettorale e delle questioni organizzative? Sono dieci nomi di fedelissimi tra consiglieri comunali, regionali e parlamentari: Silvana Carcano, Vito Crimi, Gianni Benciolini, Stefano Patuanelli, Roberta Lombardi, Davide Barillari, Roberto Fico, Luigi Di Maio, Riccardo Nuti, Alessio Mattia Villarosa. Il bando è stato pubblicato oggi e non sono specificati i termini di presentazione della candidatura o la data in cui avverrà la votazione.

Chi potrà presentare la candidatura e chi potrà votare onlinePrima le candidature online, poi sarà l’ex comico a presentare e depositare le liste. M5s “promuove la partecipazione [...] attraverso la presentazione sotto il simbolo di liste di candidati scelti in Rete” e “i candidati – si legge – dovranno essere in possesso dei necessari requisiti di candidabilità e dovranno aderire al codice di comportamento dei candidati e degli eletti del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo. La selezione verrà effettuata attraverso votazione in Rete“. Possono quindi essere candidati tutti coloro che si sono iscritti al Movimento entro il 31 dicembre 2012, “e con documento certificato entro il 20 marzo 2014, non diffidati”, che non ricoprono nessuna carica elettiva e non fanno parte di una “lista partecipante alle elezioni amministrative 2014 certificata o in via di certificazione”. Devono avere 25 anni o più al 25 maggio 2014. Gli italiani residenti all’estero si potranno candidare e votare nella regione e circoscrizione dell’ultima città di residenza in Italia che avranno dovuto indicare nella loro pagina profilo sul MoVimento 5 Stelle. Potranno votare i candidati gli iscritti “entro il 30 giugno 2013 e con documento certificato entro il 20 marzo 2014 non diffidati”.

Come saranno formate le listeGli iscritti al blog potranno esprimere tre preferenze solo per i candidati della propria regione. “Il più votato della regione entrerà di diritto nelle liste finali”, ovvero tre per ognuna delle cinque circoscrizioni passeranno automaticamente nelle liste. Mentre gli altri dovranno affrontare il ballottaggio. “Gli altri candidati nella circoscrizione (utilizzata per il voto alle europee) andranno a un secondo turno nella misura di 30 per la circoscrizione Nord Ovest (Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Piemonte), 18 per la circoscrizione Nord Est (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Veneto), 20 per la circoscrizione Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria), 24 per la circoscrizione Meridionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia), 12 per la circoscrizione Insulare (Sardegna, Sicilia)”. Una volta scelti i nomi per lo riempimento delle liste, questi saranno distribuiti in ordine alfabetico.

250mila euro a chi tradisce il Codice comportamento elettiTra le regole che chi accetta la candidatura dovrà rispettare c’è quella di “sottoscrivere formalmente l’impegno al rispetto del codice di comportamento”. Il candidato deve essere pronto a dimettersi sia in caso di condanna penale sia nel caso fosse ritenuto “inadempiente”. E in quest’ultimo caso, il parlamentare sarà costretto a versare 250mila euro al “Comitato promotore elezioni Europee Movimento 5 Stelle che lo devolverà ad ente benefico”. Nel codice si inserisce inoltre il principio del “recall”: “Il deputato”, si legge, “sarà ritenuto gravemente inadempiente laddove, secondo il principio della democrazia diretta, detto recall, già applicato negli Stati Uniti: i) almeno 500 iscritti al MoVimento 5 Stelle alla data del 31/12/2012 residenti nella circoscrizione nella quale il deputato è stato eletto abbiano motivatamente proposto di dichiararlo gravemente inadempiente; ii) la proposta sia stata approvata mediante votazione in rete a maggioranza dagli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 30/6/2013 residenti nella circoscrizione nella quale il deputato è stato eletto”.

Assistenti del gruppo comunicazione obbligatori per ogni eletto Ogni deputato dovrà avere due assistenti scelti dal “gruppo di comunicazione”. L’obiettivo secondo lo staff è quello di favorire una “gestione coordinata della comunicazione dell’attività parlamentare”. A far discutere il fatto che i membri di questo gruppo saranno scelti e selezionati da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. E chi pagherà questi collaboratori? Naturalmente i singoli deputati: “costituendo un fondo dedicato; devolvendo al medesimo i rimborsi ed i finanziamenti ad essi spettanti eventualmente erogati dall’Ufficio di Presidenza; mettendo a disposizione del gruppo di comunicazione gli uffici e le attrezzature dei quali saranno dotati; concorrendo personalmente con il versamento di un contributo, di ammontare di € 1.000 mensili“. Spese che saranno, dicono, accuratamente rendicontate.

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Sanzioni da 250mila euro ai dissidenti
e il potere in mano a Grillo e Casaleggio
Così è cambiato il Movimento 5 Stelle

 

Il codice di comportamento per i candidati alle Europee fotografa l'evoluzione dei pentastellati. Il duo Beppe-Gianroberto ha il controllo della linea politica e dell'organizzazione. Ma la minaccia di una multa per i dissidenti è solo propaganda




L'abbandono definitivo dell'idea dell'uno vale uno, il riconoscimento ufficiale del peso di Gianroberto Casaleggio, il ruolo di capo politico con poteri illimitati di Beppe Grillo e la preoccupazione quasi ossessiva per i dissidenti con tanto di sanzioni pecuniarie “illegali” per i traditori.

E' la fotografia del Movimento 5 Stelle che emerge dal “ Codice di comportamento per i candidati alle elezioni Europee ”, pubblicato sul blog di Beppe Grillo e che, più di tante analisi politiche, fa capire quanto i pentastellati siano cambiati in poco più di un anno. Un'evoluzione che si fa ancora più chiara se si paragona questo nuovo codice al documento gemello presentato prima dell'approdo grillino alla Camera e al Senato.

Beppe Grillo è il capo politico. Nel nuovo documento, il Movimento 5 Stelle abbandona alcune ipocrisie e conferisce a Beppe Grillo poteri quasi illimitati. Alla volontà dell'ex megafono, definito “capo politico del M5S”, è riservata la possibilità di “costituire in seno al Parlamento europeo un gruppo politico con deputati di altri Paesi europei che condividano i valori fondamentali del Movimento 5 Stelle”. L'iniziativa deve poi essere soltanto “ratificata” dalla base del Movimento in Rete, superando del tutto gli eletti nelle istituzioni. Si certifica di fatto il ruolo di dominus sul gruppo di Beppe Grillo che in molti casi proprio dai membri del Movimento veniva smentito con forza.

L'importanza di chiamarsi Gianroberto. Casaleggio è adesso a tutti gli effetti il capo in seconda del Movimento 5 Stelle e il codice lo chiarisce in maniera esplicita. Se infatti nel regolamento per i parlamentari il suo nome non era mai citato, stavolta compare in due casi distinti, unico insieme a Beppe Grillo ad essere citato per nome nel regolamento.

Nelle mani di Casaleggio è lasciata completamente la struttura organizzativa, tanto che i futuri eurodeputati dovranno scegliere i propri collaboratori da una lista di persone scelte proprio da Gianroberto e da Beppe Grillo. Senza troppe sorprese è affidata a lui anche tutta l'area comunicazione: “La consistenza del “gruppo di comunicazione”, in termini di organizzazione, strumenti, scelta dei membri e del coordinatore, sarà definita da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio”.

Sei un dissidente? Paga 250mila euro. Ma è una bufala. I tanti dissidenti espulsi dal gruppo al Senato sembrano aver lasciato il segno sul movimento, che dedica una parte davvero corposa al capitolo delle sanzioni per chi “tradisce” la linea, con tanto di maxi penale per chi abbandona il gruppo o viene espulso senza dimettersi.

“Ciascun candidato del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo, prima delle votazioni per le liste elettorali, dovrà sottoscrivere formalmente l'impegno al rispetto del presente codice di comportamento”, si legge “con assunzione di specifico impegno a dimettersi da deputato sia in caso di condanna penale sia nell'ipotesi in cui venisse ritenuto gravemente inadempiente al rispetto del codice di comportamento e, in difetto, a versare l'importo di €250.000 al Comitato Promotore Elezioni Europee MoVimento 5 Stelle che lo devolverà ad ente benefico”.

Ma sia la parte dedicata all'obbligo di dimissioni che quella sulla maxi sanzione da 250mila euro appaiono come del tutto inapplicabili e in contrasto con l'assenza di vincolo di mandato prevista nel Parlamento Europeo.

“In Europa non c'è alcun vincolo di mandato proprio come in Italia, e quanto scritto in questo codice sul tema delle dimissioni e della sanzione è solo propaganda politica”, spiega Roberto Castaldi, esperto di diritto europeo e ricercatore presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Anche nel caso in cui che tra il Movimento e il singolo candidato venisse firmato un contratto privato, questo non avrebbe alcun valore giuridico e potrebbe essere facilmente impugnato di fronte a un tribunale”.

Non esiste insomma una forma giuridica che possa “obbligare” un deputato europeo a seguire le regole stabilite dal suo partito che, nei suoi confronti, può usare solo l'arma dell'espulsione.

I quadri a 5 Stelle. Politicamente significativa e poi la parte dedicata al già citato gruppo di comunicazione le cui nomine spettano a Grillo e Casaleggio, ma che sarà finanziato dai deputati pentastellati. “Verrà costituito un “gruppo di comunicazione”, composto di due assistenti per ciascun deputato, al fine di garantire una gestione coordinata della comunicazione dell'attività parlamentare dei deputati del M5S” spiega il codice. “Con questa formula Grillo crea e rafforza una struttura organizzativa del Movimento”, spiega Castaldi.

La preoccupazione per i portaborse. Dopo il caso della deputata Barbara Lezzi, che aveva assunto la figlia del fidanzato come portaborse , e altre denunce simili arrivate dal territorio, il Movimento 5 Stelle introduce una clausola per nuovi episodi di raccomandazioni familiari. “I deputati non potranno nominare i propri familiari fra gli assistenti retribuiti direttamente dal Parlamento europeo e da altri organismi” si legge nel codice di comportamento che anzi, come segnalato in precedenza, centralizza completamente la scelta del personale di supporto alla esclusiva volontà di Grillo e Casaleggio.

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Codice comportamento per i candidati del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee e per gli eletti al Parlamento europeo



Il codice di comportamento per i candidati del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee e per gli eletti al Parlamento europeo nelle liste del M5S si ispira alla trasparenza nei confronti dei cittadini attraverso una comunicazione puntuale sulle scelte politiche attuate con le votazioni in aula e nelle commissioni.
I deputati dovranno mantenere una relazione con gli iscritti, tenere conto delle loro proposte ed operare in sintonia con le loro indicazioni.


Campagna elettorale
  • Ogni candidato dovrà svolgere la campagna elettorale a favore di tutti i candidati della propria lista, a ciò destinando eventuali finanziamenti elettorali personali.

Gruppo politico
  • I deputati del M5S al Parlamento europeo, salvo quanto di seguito previsto, non dovranno associarsi ad altri gruppi politici, se non per votazioni su punti condivisi.
  • Laddove si manifestasse la possibilità di costituire in seno al Parlamento europeo un gruppo politico con deputati di altri Paesi europei che condividano i valori fondamentali del MoVimento 5 Stelle verrá fatto su proposta di Beppe Grillo, in qualità di capo politico del M5S, e ratificata tramite votazione in Rete da parte degli iscritti al M5S.
  • Le proposte per gli incarichi nelle commissioni parlamentari o in altri incarichi istituzionali del Parlamento verranno decise a maggioranza assoluta dei deputati del M5S eletti ed in carica.

Programma e Statuto
  • I deputati del M5S dovranno operare in sintonia con gli obbiettivi sintetizzati nei “Sette Punti per l'Europa” e porre in essere tutte le iniziative più opportune in virtù del proprio ruolo per il loro perseguimento.
  • I deputati del M5S sono tenuti al rispetto dello Statuto, riferito come “Non Statuto”.


Comunicazione
  • Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito http://www.beppegrillo.it/movimento
  • Per garantire il coordinamento della comunicazione, i deputati del Parlamento europeo del MoVimento 5 Stelle a maggioranza assoluta degli eletti dovranno designare un portavoce, con cadenza trimestrale, nel rispetto del principio di rotazione.

Trasparenza
  • Votazioni motivate e spiegate con un video pubblicato sul canale YouTube del MoVimento 5 Stelle.
  • Votazioni in aula decise a maggioranza dai deputati del MoVimento 5 Stelle riuniti.
  • Pubblicazione sul sito del M5S dell'indennità parlamentare percepita e dell'indennità per spese generali, nonché dei rimborsi ricevuti per spese documentate nell'esercizio del mandato.

Relazione con i cittadini
  • Nella presentazione delle proposte di atti legislativi dovrà essere data preferenza a quelle dirette al conseguimento degli obbiettivi indicati nei “Sette Punti per l'Europa” e a quelle votate in Rete dagli iscritti al M5S.

Personale di supporto ai parlamentari
  • I deputati non potranno nominare i propri familiari fra gli assistenti retribuiti direttamente dal Parlamento europeo e da altri organismi.
  • Ogni deputato si impegna a prescegliere e designare due dei predetti assistenti di propria competenza fra i soggetti indicati come componenti del “gruppo di comunicazione M5S” da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Costituzione del gruppo di comunicazione per i deputati del M5S
  • Verrà costituito un “gruppo di comunicazione”, composto di due assistenti per ciascun deputato, al fine di garantire una gestione coordinata della comunicazione dell'attività parlamentare dei deputati del M5S.
  • Il “gruppo di comunicazione” avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S ed il blog di Beppe Grillo.
  • La consistenza del “gruppo di comunicazione”, in termini di organizzazione, strumenti, scelta dei membri e del coordinatore, sarà definita da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
  • I deputati del M5S dovranno provvedere alle spese di funzionamento del gruppo di comunicazione: i) costituendo un fondo dedicato; ii) devolvendo al medesimo i rimborsi ed i finanziamenti ad essi spettanti eventualmente erogati dall'Ufficio di Presidenza; iii) mettendo a disposizione del gruppo di comunicazione gli uffici e le attrezzature dei quali saranno dotati, ove adeguati ed utilizzabili; iv) concorrendo personalmente con il versamento di un contributo, di ammontare di € 1.000 mensili.
  • La gestione del fondo dedicato al funzionamento del gruppo di comunicazione verrà effettuata dal portavoce pro tempore dei deputati, in base alle indicazioni del coordinatore del gruppo.
  • Le spese per il funzionamento del gruppo di comunicazione verranno rendicontate sul sito del M5S.

Sanzioni
  • Il deputato eletto dovrà dimettersi obbligatoriamente se condannato per un reato penale, anche solo in primo grado; nel caso di rinvio a giudizio sarà invece sua facoltà decidere se lasciare l'incarico.
  • Il deputato dovrà altresì dimettersi obbligatoriamente se ritenuto gravemente inadempiente al codice di comportamento ed all'impegno al rispetto delle sue regole assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S.
  • Il deputato sarà ritenuto gravemente inadempiente laddove, secondo il principio della democrazia diretta, detto “recall”, già applicato negli Stati Uniti: i) almeno 500 iscritti al MoVimento 5 Stelle alla data del 31/12/2012 residenti nella circoscrizione nella quale il deputato è stato eletto abbiano motivatamente proposto di dichiararlo gravemente inadempiente; ii) la proposta sia stata approvata mediante votazione in rete a maggioranza dagli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 30/6/2013 residenti nella circoscrizione nella quale il deputato è stato eletto

Impegno al rispetto del codice di comportamento
  • Ciascun candidato del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo, prima delle votazioni per le liste elettorali, dovrà sottoscrivere formalmente l'impegno al rispetto del presente codice di comportamento, con assunzione di specifico impegno a dimettersi da deputato sia in caso di condanna penale sia nell'ipotesi in cui venisse ritenuto gravemente inadempiente al rispetto del codice di comportamento e, in difetto, a versare l'importo di €250.000 al Comitato Promotore Elezioni Europee MoVimento 5 Stelle che lo devolverà ad ente benefico.

sabato 15 marzo 2014

MeetUp 878 e Forza Nuova


Prevengo le solite critiche e, spero, anche gli insulti, e dico quindi (come ho già detto in passato) che se si considera questo primo anno di attività parlamentare in senso lato l'unica formazione politica a meritare la sufficienza è quella del M5S, che io non ho votato né mai voterò visti i vari argomenti in merito a Grillo, Casaleggio, Messora e fascismi vari più volte esposti in questo blog. Ma bisogna "dare a Cesare quel che è di Cesare" per riconoscere i meriti quando ci sono. E a proposito di questo sottopongo alla vostra attenzione due articoli che spiegano in maniera chiara (ed è tutto verificabile facilmente online) come le parti più pericolose della destra italiana stiano mettendo radici all'interno del movimento, per mano di "illustri" esponenti di FN.

Il primo pezzo è di pochi minuti fa, ed è dell'Unità, il secondo è di alcuni mesi fa e proviene dal Manifesto. Io linko raramente (anzi quasi mai) queste due riviste, anzitutto perché sono due house-organ di partito (e quindi molto di parte, del resto io non ho mai votato quei due partiti né mai lo farò) e poi perché a leggere tanto un po' dappertutto su ogni notizia, trovo che il minore disequilibrio del raccontare le cose sia nel FQ, il quale però sta prendendo da troppo tempo una brutta piega in stile house-organ pro-5stelle da quando fra i gestori del sito figurano persone che sono legate alla Casaleggio Associati e anche perché alcuni giornalisti di questo quotidiano (lo ripeto: il meno peggio oggi nel panorama editoriale italiano) hanno avuto accordi commerciali con Grillo. E allora ben venga anche qualche articolo di altri quotidiani, giusto per fare sentire anche altre voci, e soprattutto quando quello che si legge è verificabile (benedetto Google, da usare con attenzione: si trova tutto). Questi due articoli che seguono sono ben ponderati e documentati, quindi facilmente verificabili (come ho appena fatto io, potete farlo anche voi).

Buona lettura. Sia chiaro che quando dal M5S qualcosa di buono viene, sono propenso a fare i miei applausi (vedi sopra), ma quando striscia nel sottofondo il fascismo.... io ritrovo il mio cuore Partigiano, sempre.



MU878 - i manganellatori neri del M5S

 
di Michele Di Salvo

Se fossimo negli anni di piombo, la cronaca partirebbe da una determinata sezione di partito, da questo o quel gruppetto “più radicale” e ne descriverebbe le gesta. Nel partito della rete immaginato da Grillo e Casaleggio non esistono indirizzi, non esiste un immobile in cui la Digos possa fare irruzione e sequestrare materiale che possa essere mostrato alla gente per mostrare qual è il tuo vero volto, al di là degli slogan e delle parole.

Nella realtà laziale tuttavia un luogo virtuale esiste, ed è il MeetUp 878. È questo il luogo da cui sono stati votati, scelti, supportati e spinti sino ai vertici del Movimento alcuni nomi noti tra cui Paola Taverna, Roberta Lombardi, Alessandro Di Battista. I suoi membri, 556, sono soprannominati “i manganellatori del Movimento” che “mettono in riga” i «buonisti» di sinistra. Buonismo. «Supercazzola di sinistra». O anche «immondizia ipocrita», sempre di sinistra. Molti non lo ricorderanno, ma nella notte dei risultati elettorali Beppe Grillo si mise in viaggio verso Roma, e un giro di telefonate della Questura “gli fecero cambiare idea” perché si cominciava a spargere la voce che “i militanti di Forza Nuova” erano pronti a unirsi alla piazza e fare da “servizio d'ordine”. Già, con Forza Nuova non sono pochi i collegamenti.
Ultimo in ordine cronologico il neo-economista di Grillo, tale Eugenio Benetazzo “economista di chiara fama” che partecipa al "congresso nazionale di Forza Nuova", e la cui ricetta per uscire dalla crisi è nazionalizzare le banche.

Leader indiscusso del gruppo 878 è Ernesto Leone, attivo in rete col nome di Tinazzi. Il suo ruolo guida nel tenere tutti “fedeli alla linea” mantenendo fissa la barra a destra emerge pubblicamente poche ore dopo il voto dei due senatori del M5S in commissione giustizia a favore dell’emendamento che abroga il reato di clandestinità. Molte ore prima del post di Grillo Ernesto Leone scrive: «Con un emendamento il movimento 5 stelle abolisce il reato di clandestinità, seguito a ruota dal Pd. Questa è una scelta grave e seria che alcuni nostri parlamentari hanno compiuto in buona fede, ma che doveva essere discussa e votata sul portale del movimento, oggi chiamato sistema operativo. E’ un invito a venire allegramente in Italia. Andate e moltiplicatevi in little Italy dove c’è prosperità e lavoro per tutti. Fate quello che vi pare, ma non prendetemi per il culo». E in un secondo post «Basta con il facile protagonismo. Esiste un altro movimento M5S che fa esattamente il contrario, cavalcando un buonismo, diventato stupidismo e visto il problema immigrazione, emenda una amnistia/indulto togliendo dai reati la clandestinità».

Senza un territorio, trasversale, contenitore ormai collaudato dei duri e puri, di quei pasdaran della linea ortodossa di Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio il MeetUp 878 è il circolo di riferimento per alcuni eletti, soprattutto di Paola Taverna e Alessandro Di Battista (che partecipa spesso alle loro riunioni).

Ernesto Leone però diventa “famoso” nella costellazione pentastellata per essere l'autore – sul blog di Grillo – di un famoso post "Falsi amici, il Fatto Quotidiano è il nuovo organo del Pd" un post al vetriolo contro il giornale, 'colpevole' di aver messo in piedi una "possente campagna" contro il leader, "con articoli di basso livello e mediocri ricchi di insulti". Lontani i tempi in cui qualcuno, nel Movimento laziale, era riuscito a opporsi allo strapotere del suo MeetUp. Si perchè Ernesto Leone stava per essere candidato Presidente della Regione quando gli altri gruppi territoriali sollevarono la questione del “numero” dei suoi adepti, che erano decisamente “troppi” rispetto alla media degli altri MeetUp. All'epoca si finì a diffide reciproche, e alla fine trionfò Davide Barillari.

Ma il peso di Leone è cresciuto proprio per i suoi numeri: 556 iscritti ad un MeetUp ad esempio alle parlamentarie a 5 stelle, in cui sei in lista con meno di 150 voti, sono decisamente numeri, e in quell'occasione lui li ha fatti pesare, mettendo in lista molti suoi nomi. Oggi lui dichiara di lavorare per il Movimento. Si definisce “dirigente d’azienda con ampia autonomia nella piccola industria”, ha collaborato con l’ex sindaco di Albano Laziale del Pdl, Marco Mattei, quello della polemica sul caso Priebke che accusò la sinistra di essere ipocrita a non far seppellire il criminale nazista nella sua Albano.

A firma di Andrea Palladino il manifesto del suo MeetUp recita tra l'altro testualmente “da tempo si è assunto il ruolo di ‘manganellatore’ all’interno del M5S.”.

Il gruppo 878 ha oggi un peso molto forte sulla rete riunendo gente che ha una fede assoluta e incrollabile nelle teorie cospirazioniste del signoraggio, fan sfegatati del blog di Claudio Messora, gente che mal sopporta l’intera sinistra, vero obiettivo da abbattere. A chi lo accusa di essere di destra il “Tinazzi del web” replica “Il paradigma è sempre lo stesso se non sei di sinistra sei di destra. Sbagliato: se non sei di sinistra nè di destra o sei nel movimento o lo sei a tua insaputa”. Sarà vero? C'è una straordinaria assonanza tuttavia, nuovamente, con Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, che afferma “Oltre la destra e oltre la sinistra: Forza Nuova”. Già, “oltre”, come il titolo dell'ultimo Tour di Grillo.

Afferma Ernesto Leone “Difficile cambiare questo paese, forgiato da secoli di plagio ideologico ad uso e consumo strumentale alle seggiole e funzionale ad avere quei finanziamenti pubblici dell’editoria, che permettono di sopravvivere.” e in questo caso davvero è dura stabilire se sia lui ad aver plagiato i post di Grillo o viceversa.

L’elenco dei 556 attivisti del suo gruppo è blindato e accessibile solo a chi entra nel circolo. Una scelta che, all’interno del movimento nel Lazio, aveva causato qualche polemica. La loro battaglia è precisa, con la mission di espellere dal movimento chi non si allinea: «La base M5S non vede l’ora di andare a nuove elezioni per liberarsi di non tanti (ma nemmeno pochi) cialtroni che ha messo dentro e che nulla c’entrano col movimento 5 stelle per processi sbagliati in parte», scriveva Ernesto «Tinazzi» Leone il 13 agosto scorso. L’obiettivo dichiarato è quello di isolare chiunque non segua l’indicazione di Grillo e Casaleggio, che puntano alle elezioni anche a costo di mantenere il Porcellum, evitando con cura ogni forma di dialogo con gli altri gruppi parlamentari: «Oggi il pretesto per gente che ha vinto la lotteria delle parlamentarie è la legge elettorale, alibi per cercare di apparentarsi col Pd. Man mano vengono fuori nuove persone, emergono da riempilista, nonne, zie, mamme senatori di deputati, ex quadri direttivi di Sel, segretari di partito, ex candidati nei partiti, partecipanti a primarie Pd, che da tavolazziana memoria fottono e chiagnono per la mancanza di dibattito, democrazia interna, dialogo e politica».

A Roma sono stati dichiaratamente appoggiati da questo gruppo Pietro Calabrese, Dante Santacroce, Andrea Aquilino, candidati alla Regione Lazio. Tutti e tre li ritroviamo nella querela dell'avvocato Piccarozzi, un attivista che ha redatto alcuni punti del programma del M5S, nei confronti di Roberta Lombardi. Il caso è specifico ma significativo. La Lombardi e altri attivisti a lei vicini avrebbero aggredito Piccarozzi, reo di aver preso parte alla riunione riservata dell’11 gennaio a cui era stato invitato da Beppe Grillo. Per la Lombardi e altri attivisti la presenza di Piccarozzi non è gradita.

Si legge nella querela “Ilaria Loquenzi, sollecitata dalla Lombardi di cui è collaboratrice, ha tentato di impedire il mio ingresso alla conferenza spingendomi fuori, all’indietro, mettendomi una mano sul petto” Non essendo riuscita ad allontanarmi, la Lombardi irrompeva per la seconda volta nella sala riservata, stavolta accompagnata da Dante Santacroce, suo collaboratore e attivista M5s Roma, candidato alla Regione Lazio. I due si sono diretti verso di me e il Santacroce mi afferrava in maniera decisiva e violenta, mentre ero seduto al tavolo. Mi strattonava e tirava per farmi alzare e allontanare dalla riunione gridando testuali parole: “Tu non puoi stare qui, devi andartene. Hai capito? Altrimenti sono guai”. Frasi pronunciate anche dalla Lombardi, che era alterata.

“Terminata la riunione, appena Grillo è andato nella propria stanza, io e un mio collaboratore di studio siamo stati accerchiati nella hall dell’hotel. Erano almeno dieci, tutti appartenenti al M5s. Fra loro c’erano: Pietro Calabrese, Dante Santacroce, Andrea Aquilino (tutti e tre candidati alla Regine Lazio); Nicoletta Ferraro, più altri attivisti. In particolare Calabrese si è avvicinato in modo minaccioso a pochi centimetri dal mio volto, puntandomi un dito sul naso e dicendomi: “Te accio vedè io come ce se comporta nel Movimento, perché qui decidemo noi”. E il Calabrese, aggredendomi, ha urlato: “Perché tu hai fatto la diffida…”(…) La Ferraro mi intimava di stare zitto(…). Mentre Aquilotti mi contestava di aver partecipato a poche riunioni. Non contento il Calabrese mi minacciava: “L’hai fatto grossa, adesso te famo vedè noi”. Secondo la dichiarazione di Piccarozzi a “salvarlo” sarebbe stato il personale dell’hotel. Ma le minacce sarebbero continuate anche il 15 gennaio, quando un uomo si sarebbe presentato fuori dallo studio di Piccarozzi: “La tasca del soprabito rigonfiata da un oggetto(…). L’uomo, accortosi di essere stato fotografato dal querelante è fuggito in direzione Largo Sarti; ripreso dalle telecamere”.

Questa storia, di un anno fa, venne pubblicata anche sul sito di Grillo e qualcuno commentò “Non mi piace sta cosa. Si stanno formando dei Gruppi che si muovono autonomamente, senza rendicontare una cippa.” L'autore del commento è stato cancellato.

Nonostante il MeetUp 878 sia chiuso, alcuni dei suoi utenti sono noti, e in maniera spontanea o ufficiale hanno dei ruoli organizzativi ben precisi in rete. Manuela Bellandi è attivissima, con numerosi profili fake, e coordina anche l'attività di numerosi troll (disturbatori e provocatori) su twitter. Qualche giorno fa il suo locale utilizzato più volte per ospitare le riunioni locali della formazione politica“Prodotto Non Conforme” venne chiuso dalla Questura di Lucca in ottemperanza all’articolo 100 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza; in quanto, dopo una serie di controlli effettuali dalla Polizia, è risultato essere ritrovo abituale di «persone pregiudicate o pericolose». Anche il suo motto è simile a quello di Ernesto Leone (e di Roberto Fiore) “non ideologie di sinistra o di destra, ma idee.” Più che attivo, gestore e fondatore di numerosi gruppi “privati” su Facebook è Alberto Magarelli, tecnico informatico esperto di web e di reti.

Il leader dei “manganellatori” interviene di recente anche sul tema delle espulsioni e parla da persona che “se ne intende”: “La sfiducia del territorio a portavoce sta andando sempre piu' di moda ed in particolare riguarda parlamentari M5S. Perfettamente coerente che attivisti e rete possano far valere la loro fiducia e sfiducia ; ma questa è un'arma pericolosa e parziale se diventa il pretesto e maschera scontri interni fra gruppi dominanti e minoranze qualificate”. Come dargli torto? E precisa: “Beppe Grillo ha ben poche responsabilità sulle espulsioni. Cura i problemi. L'unica seria è che non si è fatto nulla per prevenirli, inserendo sconosciuti e miracolati con poco M5S o nulla alle spalle.” Già, quasi una difesa della razza o dei “militanti della prima ora”, quelli duri e puri.

Quel cerchio magico stretto attorno a Grillo e Casaleggio sta apertamente puntando a recuperare i voti in fuga della destra populista. A cominciare dalla Lega nord. Avevamo già visto l’alleanza sui temi economici che Casaleggio aveva stretto con i piccoli imprenditori veneti della Confapri - think tank veneto diretto dall’imprenditore Massimo Colomban.

Dalle commissioni parlamentari, fino ai dibattiti pubblici i fedelissimi richiamano moltissimi temi cari al centrodestra, a partire da quello delle tasse come l'Irap, l'imposta rapina che Grillo voleva abolire all'indomani della sua personale cartella esattoriale da 520mila euro. E oggi degli immigrati. Da anni, poi, Grillo spara a alzo zero contro le rappresentanze sindacali, tanto da proporre un «non sindacato» fotocopia del «non movimento». I militanti del nord est di stretta osservanza - come l’ex consigliere comunale di Treviso David Borrelli - non negano di puntare a raccogliere il consenso tra i leghisti delusi, che rappresentano una buona fetta dell’attuale base elettorale grillina.

Del resto proprio ieri Gianluca Pini, vicepresidente del Carroccio alla Camera conferma i legami tra le due dirigenze al Nord. «Già da tempo ci sono contatti nei territori del Nord tra il nostro elettorato e la nostra dirigenza e quella locale del Movimento 5 stelle» - rivela ad Agorà - «il Movimento 5 Stelle - prosegue - si rende conto di quello che noi diciamo da vent'anni, cioè che la possibilità di dare risposte concrete alle esigenze del Nord passa dal radere al suolo il sistema burocratico romano».

Chi non accetta la linea - come Paola De Pin, uscita dal gruppo del senato qualche mese fa - viene pubblicamente bastonato dal quel «popolo della rete» del gruppo 878: «Ha tradito il suo elettorato, è un’opportunista e basta, mi auguro solo che l’abbia fatto per i soldi di cui spero abbia un estremo bisogno», è uno dei commenti sulla pagina Facebook del meetup di Ernesto Leone “Tinazzi”.

Stessi toni, senza mezzi termini, verso i recenti espulsi. Una routine che si ripete. Alle volte (coincidenza?) addirittura prima che sul blog di Grillo venga pubblicato il post di espulsione. Il gruppo dei manganellatori della rete è lì, coordinato dal MeetUp 878, e c'è chi afferma che il “Tinazzi a 5 stelle” e i suoi rispondano direttamente a Casaleggio, addirittura con report settimanali.

Le parole non hanno solo un significato, raccontano chi sei, da dove vieni, qual è la tua formazione culturale, i tuoi valori. La loro sintassi descrive un mondo, descrive il mondo che vorresti, e l'insieme sociale di cui fai parte.
Una matrice di estrema destra nel Movimento 5 Stelle l'avevamo intuita da tempo. Dai “Vaffa” come parola d'ordine e titolo di un meeting, ai “me ne frego”, ai “boia chi molla” nell'aula della Camera, ad un non-rispetto verso le istituzioni democratiche attraverso le eco fuori dalla storia di programmi di nazionalizzazione delle banche, di discorsi contro partiti e sindacati visti come “le lobby che condizionano la politica”. Quel grido contro l'Europa che oggi diventa manifesto elettorale.
Un gioco a “buttare il sasso e nascondere la mano”, per cui boia chi molla diventa “frase storica dalle lontane origini” e non già quello che è, un motto neofascista.
Non c'è nemmeno da chiedersi perché tante persone, di sinistra, si siano sentite attratte da alcune parole d'ordine semplici e accattivanti, come reddito di cittadinanza: del resto – ed è bene ricordarlo – Mussolini veniva dal Partito Socialista, era stato direttore de l'Avanti, e il suo programma era intriso di quelle parole d'ordine e di quei temi che erano cari alla parte rivoluzionaria della sinistra.
Si potrebbe dire oggi di Grillo quello che disse di Mussolini Angela Balabanov “a lui non interessa quale sia la lotta, l'unica cosa che conta è che lui ne sia a capo, indiscusso”: il tema del reddito di cittadinanza si fonde con l'abolizione di Equitalia indistintamente con le teorie sul signoraggio, la nazionalizzazione delle banche e ai temi contro gli immigrati, primi tra tutti quelli sulla presunta sicurezza dei cittadini italiani.
Le parole, dicevamo, descrivono anche chi sei, quali sono i tuoi valori, esattamente come i metodi di gestione del tuo partito-movimento. Quella mancanza di democrazia reale, di organi collegiali, quel decidere tutto da solo, senza che nessuno ti abbuia eletto o nominato, padre padrone proprietario di logo, simbolo, giudice unico delle liste, arbitro supremo di chi resta e chi sta dentro.
Facile pensare che tutto questo abbia la semplice declinazione dello stato di necessità, di una guerra da combattere in cui rilanciano i tuoi fedeli scudieri che “non puoi stare in trincea guardandoti anche da chi ti spara alle spalle”. Già, i famosi traditori della causa.
Tutto questo era sinora stato scritto, da quella che – coerentemente con parole, miti, linguaggi, immagini e modelli dell'estrema destra – era la “macchina del fango dei pennivendoli servi del potere”, o dei “poteri forti”, e poteva essere visto come un attacco politico “della parte avversa”.
Tuttavia questo castello cade se oltre alle parole, c'è anche una storia fatta di persone tra loro associate, che descrive uno scenario, un modus operandi, una strategia, che hanno poco a che fare con le opinioni politiche e molto a che
fare con uno squadrismo concreto.

p.s. Questo articolo non lo avrei mai potuto scrivere se non fosse stato per la collaborazione e le indicazioni di tante persone della rete. Prima tra tutte Barbara Collevecchio, che ha subito e subisce - e spesso condivide con me - continui attacchi, offese e minacce.



Meet-up 878, i manganellatori del Movimento che mettono in riga i «buonisti» di sinistra

 
di Andrea Palladino

5Stelle. Circolo di riferimento della capogruppo al senato Taverna, a caccia del voto di destra

Buo­ni­smo. «Super­caz­zola di sini­stra». O anche «immon­di­zia ipo­crita», sem­pre di sini­stra. Il tam tam era par­tito subito, poche ore dopo il voto dei due sena­tori del M5S in com­mis­sione giu­sti­zia a favore dell’emendamento che abroga il reato di clan­de­sti­nità. A rin­ser­rare le fila sul «non-programma», man­te­nendo fissa la barra a destra, è un tale Tinazzi, alias di Erne­sto Leone. Nome che dice poco a chi non mastica i social net­work gril­lini, ma che pesa — e tanto — nell’universo dei 5 stelle. E’ l’organizer di un gruppo par­ti­co­la­ris­simo, cono­sciuto con il nome in codice «mee­tup 878». Senza un ter­ri­to­rio, tra­sver­sale, con­te­ni­tore ormai col­lau­dato dei duri e puri, di quei pasda­ran della linea orto­dossa di Beppe Grillo e Gian Roberto Casa­leg­gio. Cir­colo di rife­ri­mento per alcuni eletti, a ini­ziare dalla sena­trice Paola Taverna, neo capo­gruppo al Senato, fino al depu­tato Ales­san­dro Di Bat­ti­sta (che par­te­cipa spesso alle loro riu­nioni), lea­der in ascesa del movimento.

Erne­sto «Tinazzi» Leone sulla bacheca del mee­tup 878 aveva spie­gato bene qual è la linea uffi­ciale sul tema migra­zione, molte ore prima del post di Grillo: «Con un emen­da­mento il movi­mento 5 stelle abo­li­sce il reato di clan­de­sti­nità, seguito a ruota dal Pd. Que­sta è una scelta grave e seria che alcuni nostri par­la­men­tari hanno com­piuto in buona fede, ma che doveva essere discussa e votata sul por­tale del movi­mento, oggi chia­mato sistema ope­ra­tivo. E’ un invito a venire alle­gra­mente in Ita­lia. Andate e mol­ti­pli­ca­tevi in lit­tle Italy dove c’è pro­spe­rità e lavoro per tutti. Fate quello che vi pare, ma non pren­de­temi per il culo». E ancora, in un secondo post pub­bli­cato mer­co­ledì sera: «Basta con il facile pro­ta­go­ni­smo. Esi­ste un altro movi­mento M5S che fa esat­ta­mente il con­tra­rio, caval­cando un buo­ni­smo, diven­tato stu­pi­di­smo e visto il pro­blema immi­gra­zione, emenda una amnistia/indulto togliendo dai reati la clandestinità».

Da tempo il gruppo 878 — con a capo l’ex mana­ger di mul­ti­na­zio­nali Erne­sto Leone — si è assunto il ruolo di «man­ga­nel­la­tore» all’interno del M5S. Non ha una veste uffi­ciale e rico­no­sciuta, ma un peso molto forte sulla rete, dove rie­sce a agglu­ti­nare quella base informe nata e cre­sciuta attorno al blog di Beppe Grillo. Gente che ha una fede asso­luta e incrol­la­bile nelle teo­rie cospi­ra­zio­ni­ste del signo­rag­gio, che mal sop­porta l’intera sini­stra, vero obiet­tivo da abbat­tere, spesso anti­eu­ro­pei­sta. L’elenco dei 511 atti­vi­sti è blin­dato e acces­si­bile solo a chi entra nel cir­colo. Una scelta che, all’interno del movi­mento nel Lazio, aveva cau­sato qual­che pole­mica, soprat­tutto prima delle ele­zioni. E’ però chiara la dire­zione dell’influente gruppo. L’intervista sul blog di Grillo a Nigel Paul Farage, lea­der del par­tito anti­eu­ro­pei­sta e con­ser­va­tore bri­tan­nico Ukip, ha riscosso, ad esem­pio, un note­vole suc­cesso, tanto da essere defi­nita «bril­lante». Ma altret­tanto dura è la loro bat­ta­glia per espel­lere dal movi­mento chi non si alli­nea: «La base M5S non vede l’ora di andare a nuove ele­zioni per libe­rarsi di non tanti (ma nem­meno pochi) cial­troni che ha messo den­tro e che nulla c’entrano col movi­mento 5 stelle per pro­cessi sba­gliati in parte», scrive Erne­sto «Tinazzi» Leone il 13 ago­sto scorso. L’obiettivo dichia­rato è quello di iso­lare chiun­que non segua l’indicazione di Grillo e Casa­leg­gio, che pun­tano alle ele­zioni anche a costo di man­te­nere il Por­cel­lum, evi­tando con cura ogni forma di dia­logo con gli altri gruppi par­la­men­tari: «Oggi il pre­te­sto per gente che ha vinto la lot­te­ria delle par­la­men­ta­rie è la legge elet­to­rale, alibi per cer­care di appa­ren­tarsi col Pd. Man mano ven­gono fuori nuove per­sone, emer­gono da riem­pi­li­sta, nonne, zie, mamme sena­tori di depu­tati, ex qua­dri diret­tivi di Sel, segre­tari di par­tito, ex can­di­dati nei par­titi, par­te­ci­panti a pri­ma­rie Pd, che da tavo­laz­ziana memo­ria fot­tono e chia­gnono per la man­canza di dibat­tito, demo­cra­zia interna, dia­logo e poli­tica», pro­se­gue il lea­der del mee­tup 878.

Il noc­ciolo duro del M5S — ovvero quel cer­chio magico stretto attorno a Grillo e Casa­leg­gio — sta aper­ta­mente pun­tando a recu­pe­rare i voti in fuga della destra popu­li­sta. A comin­ciare dalla Lega nord. L’alleanza sui temi eco­no­mici che Casa­leg­gio ha stretto con i pic­coli impren­di­tori veneti della Con­fa­pri — think tank veneto diretto dall’imprenditore Mas­simo Colom­ban — è esem­plare. Dalle com­mis­sioni par­la­men­tari, fino ai dibat­titi pub­blici i fede­lis­simi richia­mano mol­tis­simi temi cari al cen­tro­de­stra, a par­tire da quello delle tasse. E oggi degli immi­grati. Da anni, poi, Grillo spara a alzo zero con­tro le rap­pre­sen­tanze sin­da­cali, tanto da pro­porre un «non sin­da­cato» foto­co­pia del «non movimento».

I mili­tanti del nord est di stretta osser­vanza — come l’ex con­si­gliere comu­nale di Tre­viso David Bor­relli — non negano di pun­tare a rac­co­gliere il con­senso tra i leghi­sti delusi, che rap­pre­sen­tano una buona fetta dell’attuale base elet­to­rale gril­lina. Chi non accetta la linea — come Paola De Pin, uscita dal gruppo del senato qual­che mese fa — viene pub­bli­ca­mente basto­nato dal quel «popolo della rete» tanto caro al gruppo 878: «Ha tra­dito il suo elet­to­rato, è un’opportunista e basta, mi auguro solo che l’abbia fatto per i soldi di cui spero abbia un estremo biso­gno», è uno dei com­menti sulla pagina Face­book del mee­tup di Tinazzi.

C’è da scom­met­tere che a breve ini­zierà il lin­ciag­gio nei con­fronti dei due sena­tori che in com­mis­sione hanno votato l’abrogazione del reato di clan­de­sti­nità. Il man­ga­nello della rete è die­tro l’angolo, pronto a colpire.

venerdì 14 marzo 2014

La rete e i tanti beceri. Regole e censure


Sto scrivendo meno del solito, ve ne sarete accorti. Non ne ho poi tanta voglia. Ormai quando accedo a internet e leggo le notizie di attualità e politica trovo di fronte a me un imbarbarimento che sta rischiando di contagiarmi.

Non è solo una questione di social network, ma anche di siti e blog. Forse solo Twitter conserva una minima parvenza di decenza, del resto dover riassumere in pochi caratteri un concetto richiede l'uso del cervello (bene raro), ma anche lì oramai gli insulti e le banalità sono all'ordine del giorno. Ci resta solo l'ironia contro l'imbecillità della rete? Credo di sì.

A che serve dire la propria, argomentare qualcosa, se trovi risposte cariche di sfottò, insulti, copia/incolla, slogan in quasi ogni discussione? Internet è diventato una tifoseria calcistica di infima categoria. La "libertà" della rete è diventata un'anarchia in cui il rispetto delle persone è schiacciato dal "sono libero di dire quello che voglio", che diventa libertà di diffamare e ingiuriare.

Ma non è solo la volgarità il male della rete, è anche la pigrizia del non andare a crecare riscontri di quanto si legge. Ormai la rete è piena di richiami a siti, blog dove una notizia la si crea anche dal niente e diventa realtà assoluta, dove la parola del leader di turno è affidabile al 100% e gli altri non capiscono niente. Condividere senza verificare l'attendibilità: ecco qual è il male peggiore nei social network.

Facebook e le pagine dei siti degli organi di stampa sono i campi di battaglia preferiti di tanti beceri con la verità in tasca. E fra i siti dei giornali la menzione più dolorosa è per il sito del Fatto Quotidiano (quello che leggo più spesso).

Facebook, dicevamo, per iniziare. Il 90% di chi vi alloggia non appena vede un link lo considera immediatamente affidabile e lo condivide spacciandolo per verità assoluta, sempre che non provenga dagli "altri": allora è una balla e chi l'ha pubblicato va distrutto. Avete letto le pagine dei leader politici o dei giornali? C'è solo da rabbrividire. Una marea di insulti, minacce anche di morte.

Il Fatto Quotidiano, poi (lo considero il meno peggio fra i quotidiani). Esso usa la piattaforma apertissima Disqus per i commenti, risultato: chiunque vi può accedere e sparare le sue stupidaggini. Il controllo di tutto ciò non è ben chiaro... si legge che la notte i post sono "chiusi" (non si possono lasciare commenti), e ci sta, ma il fatto è che la Moderazione è di dubbia validità. E' comunque meglio delle pagine Facebook del politico o giornale di turno (dove l'anarchia è totale), ma i meccanismi di questa moderazione lasciano alquanto a desiderare... Restano visibili commenti scritti con un linguaggio che definire volgare è poca cosa, e spariscono commenti invece educati ma che a quanto pare non sono graditi.

Questo lo dico per esperienza in prima persona, sia chiaro. Il mio account da un paio di mesi ha la moderazione preventiva (la quale deve essere legata all'IP di navigazione, visto che creare un nuovo account non serve a sbloccare lo stop): quando scrivo un commento - non importa di che tenore e con quale contenuto - esso è messo automaticamente in moderazione in attesa che chissà chi lo autorizzi. Alcuni vengono pubblicati, altri no. E spesso ricevo da altri utenti insulti che restano online per sempre. Attenzione: non scrivo mai parolacce o cose del genere. Personalmente mi sono reso conto che quando elogio un'iniziativa del M5S (cosa che mi sta capitando qualche volta, pur non avendoli mai votati - e mai li voterò) il commento viene autorizzato quasi subito e resta visibile, quando invece scrivo una critica al M5S il mio testo quasi sempre sparisce.

Penso da tanto tempo, e oramai ne sono convinto, che il blog di Grillo abbia un elevatissimo numero di utenti in comune col Fatto Quotidiano. Il tenore dei commenti del resto è lo stesso. Avete mai letto i post di Grillo nel suo blog? E soprattutto avete mai letto i commenti degli utenti (tutti registrati)? Il 90%, e sto ragionando per difetto perché sono buono, sono pieni di sgrammaticature in stile "sms dello zotico" e spessissimo si leggono insulti e minacce d'ogni tipo. Del resto, se il primo a parlare così è Grillo, gli altri si sentono legittimati. Ecco, nel sito del Fatto Quotidiano sta prendendo piede la stessa "moda".

Del sito di Grillo posso parlare a ragion veduta, più di tanta gente. Già, prima che diventasse di moda iscriversi e partecipare al Movimento, appena prima che si parlasse davvero di Movimento e di politica fatta da esso, io ero uno dei primi iscritti al blog... leggevo i post di Grillo, li commentavo... ma ben presto i commenti che non erano di elogio ma contenevano una critica (mai volgare e la meglio argomentata possibile) questi iniziavano a sparire, fino a quando non sono più riuscito ad accedere, perché ero stato cacciato. Cacciato perché non ero d'accordo.

Ma non me la prendo solo con Grillo e il suo staff, come non me la prendo solo col Fatto Quotidiano. Questi atteggiamenti di presunta democrazia (tutta facciata) e tanta censura (tutta studiata) sono anche di altri siti. Un esempio? You-ng, lo conoscete? Io sì, avevo il "like" sulla sua pagina Facebook, e un giorno ho mandato un mio testo al proprietario (era contro alcuni episodi di mancanza di democrazia nel M5S), piacque e mi venne creato un account. Iniziai a pubblicare anche lì, spesso gli stessi identici testi che leggete qui, ma quando un giorno ho criticato Berlusconi di colpo non sono più riuscito ad accedere e loggarmi... non solo per pubblicare dei post, ma anche per scrivere commenti. Chiedere spiegazioni (come feci, a quel ragazzo con accento campano) non servì a niente: non giunse risposta. Anche lì non piacevo.

Mi resta solo questo blog, e francamente mi sta bene così. Qui non si osanna nessuno a prescindere e non si azzanna nessuno a prescindere. Forse è questo che non piace, nella rete di oggi. E non ho votato nessuno dei partiti (né il Movimento) presenti oggi all'interno del Parlamento.

Però sto iniziando a levarmi più di una soddisfazione: adesso posso incontrare qualunque invasato (con la verità in tasca) di qualunque ispirazione politica o movimentista, sto affinando l'arte del dileggio educato, almeno quando chi replica a quello che scrivo non va nel merito delle questioni ma parte in quarta a scrivere fesserie. E francamente mi sto divertendo tantissimo: il livello medio dell'utenza della rete è così basso... viene facile spuntarla. Ma forse è solo una magra consolazione.