domenica 14 dicembre 2014

Fassina e Renzi: volano gli stracci






Abbandonato (quasi) definitivamente Travaglio, la più grande delusione di questo 2014; cercato (qualche volta) Scanzi, perché anche se fa finta di bastonare l'amico suo e di Travaglio, almeno qualche volta la dice giusta, oggi punto il dito positivamente su un Fassina - politico che non ho mai stimato - finalmente da applausi. Finalmente qualcuno che tira uno straccio in faccia a Matteo Renzi. Il contenuto di queste parole è la verità al 100% di come vanno le cose nel PD da quando Renzi ha vinto le primarie e tanta gente è salita sul carro del vincitore, pronta però a scaricarlo quando sarà convenienza fare così.

giovedì 13 novembre 2014

La Curia di Milano è omofoba. Razzismo sugli omosessuali.


Brutto razzismo alla Curia di Milano. L'ignoranza e la cattiveria, antiquate e agghiaccianti, che si esprimono nel silenzio e sono contro l'omosessualità. Chiedere agli insegnanti di religione (cattolica, specifichiamo) di segnalare quali scuole sono "pro omosessuali" è un qualcosa che insulta la Cultura e la Società Civile, oltre che l'Amore. Perché questa richiesta? Per intervenire in qualche modo? Perché questa porcheria che fa così tanto schifo? Ho segnalato nella pagina di Bergoglio su Facebook questa cosa. Ma di sicuro la saprà già. Vediamo se farà, come auspico, qualcosa. Intanto gli artefici di questa immensa porcheria appena sono stati sputtanati hanno chiesto "scusa". Beh: non andava fatto in partenza, troppo facile chiedere scusa dopo. Mica siamo fessi noi.

http://www.chiesadimilano.it/chisiamo/struttura-persone/uffici-e-servizi/settore-per-l-evangelizzazione-e-i-sacramenti/servizio-per-l-insegnamento-della-religione-cattolica



Milano, la Curia ai professori di religione: "Segnalateci tutte le scuole pro-omosessuali".

Diventa un caso la circolare di don Rota che chiedeva di indagare su come sia affrontato nelle classi il tema dell'omosessualità. La Diocesi ambrosiana: "Era soltanto un'indagine informale".

di Zita Dazzi

Una richiesta scritta ai 6.102 insegnanti di religione della Diocesi ambrosiana per avere la segnalazione dei colleghi e dei progetti che nella loro scuola trattano con gli alunni temi legati all’omosessualità e all’identità di genere. La lettera, riservata, è stata messa online sul portale a cui accedono solo i prof di religione con una password. E appena in Curia è arrivata la notizia che il contenuto della missiva stava per diventare pubblico, come d’incanto la lettera è sparita. Con la precisazione che si trattava solo di «un’indagine informale». Alcuni docenti di religione però l’avevano già stampata e si erano interrogati sul suo significato, prima di girarla a Repubblica.

«Cari colleghi — si legge nella lettera scritta dal responsabile di settore della Diocesi, don Gian Battista Rota — come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale». Una lettera che pare dunque pensata per mettere in piedi un sistema di contromisure che “proteggano” gli ignari studenti dalla “campagna” di indottrinamento e dal confronto con i temi “sensibili” per la chiesa cattolica. «Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del “gender” - scrive la Curia - vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte».

Detto ciò, la richiesta è chiara: «Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana». La Curia conferma quella che definisce «indagine informale mirata a conoscere i progetti scolastici relativi al tema della differenza di genere». Sempre don Rota, responsabile del servizio per l’Insegnamento religione cattolica, cerca di mettere un freno alle polemiche e innesta la retromarcia rispetto alla lettera che esprimeva preoccupazione di fronte alla «campagna per delegittimare la differenza sessuale»: «L’iniziativa è contestualizzata nell’ambito della formazione in servizio dei docenti. La richiesta di informazioni nasce dalla preoccupazione che gli eventuali discorsi su temi così delicati e all’ordine del giorno del dibattito pubblico, vengano sempre affrontati dagli insegnanti di religione con competenza e rispetto delle posizioni di tutti».

Appena il testo della lettera ha cominciato a girare, c’è stato chi fra i prof di religione ha deciso di ritirarsi dall’insegnamento e chi invece ha girato il documento alle associazioni Lgbt. «È incredibile che una Diocesi di una città moderna come Milano chieda agli insegnanti di religione di segnalare le scuole in cui si parla di identità e orientamento sessuale - commenta Maria Silvia Fiengo, editrice ed esponente del Movimento famiglie Arcobaleno - I prof dovrebbero trasformarsi in “spioni” per conto di Dio (o di chi per lui) sul lavoro dei colleghi, dipendenti dello Stato. Non si capisce sulla base di quale investitura la Chiesa metta il naso in iniziative culturali proposte dalle scuole su temi di attualità e interesse anche per i ragazzi».

__ __ __ __ __ 

“Schedatura” scuole gay friendly, la Diocesi di Milano chiede scusa


Una mail per chiedere una sorta di censimento delle scuole in cui è diffusa "l'ideologia gender". Il testo inviato da un collaboratore di Don Gian Battista Rota ha scatenato una polemica così forte da spingere alle scuse: "Comunicazione formulata in modo inappropriato"


Una mail per chiedere una sorta di censimento delle scuole in cui è diffusa “l’ideologia gender”.  Il testo inviato da Don Fabio Landi, un collaboratore di Don Gian Battista Rota, responsabile del settore insegnanti di religione cattolica della Diocesi di Milano, e ricevuto da circa 6000 insegnanti di religione, ha scatenato una polemica così forte da spingere don Rota alle scuse. “La comunicazione mandata sabato 8 novembre agli insegnanti di religione della Diocesi di Milano da un collaboratore del Servizio Insegnamento Religione Cattolica è formulata in modo inappropriato e di questo chiediamo scusa”. Intento originario, secondo quanto riferisce la Diocesi “era esclusivamente conoscere il loro bisogno di adeguata formazione per presentare, dentro la società plurale, la visione cristiana della sessualità in modo corretto e rispettoso di tutti”. Eppure su quanto avvenuto aveva espresso le sue perplessità il cardinale Angelo Bagnasco, che precisando che non era a conoscenza della notizia, aveva detto: “Mi sembra estremamente improbabile e strano che possa esserci un censimento di questo tipo nelle scuole”.

Il testo della lettera, una mail, però pare senza equivoci: “Cari colleghi, come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale. Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del ‘gender’, vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte. Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana. Grazie per la collaborazione”.

Sulla lettera è intervenuto anche il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto: “Penso che con un eufemismo si possa definire inopportuna la lettera inviata dalla Curia di Milano agli insegnanti di religione perché segnalassero le scuole dove si svolgono o vengono anche solo proposte iniziative sull’omosessualità e il gender. L’iniziativa di don Gian Battista Rota con tutta probabilità è frutto di un eccesso di zelo non adeguatamente ponderato. Non si capisce infatti cosa c’entri questa ‘indagine conoscitiva’, che ha tutte le apparenze della schedatura, con il lodevole proposito di preparare gli insegnanti di religione ad affrontare questi argomenti ‘nel rispetto di tutte le posizionI come dice la mail”. “A quel che pare, la Curia stessa ha provveduto a far rientrare l’iniziativa e questo è certamente positivo – continua Scalfarotto – Rimane però la preoccupazione per un’impostazione della Chiesa istituzionale che vive come una aggressione ai propri valori e alle proprie legittime convinzioni quella che è in realtà una normale evoluzione dei costumi e della comunità. Gli insegnanti di religione svolgono una importante funzione in una scuola pubblica che è e deve restare laica – concludeva Scalfarotto – Trasformarli, o dare l’impressione di volerli trasformare, in una sorta di agenti segreti o delatori è lesivo della loro dignità e nuoce ad una Chiesa che tanti, credenti e non credenti vorrebbero accogliente e inclusiva. Ma intanto sono arrivate le scuse.

lunedì 10 novembre 2014

La preoccupazione del dopo Napolitano


Dopo un lungo silenzio, che come vi scrissi era dovuto alla nausea crescente che provo per la politica italiana, ritorno a scrivere. Poche e semplici considerazioni su un evento che pare vicino a realizzarsi: la scelta del nuovo presidente della Repubblica.

La scelta del Napolitano bis la ricordiamo bene: gli attori della politica non si erano messi d'accordo, e il nome più probabile e auspicabile, e cioè Romano Prodi, venne impallinato da quasi la metà del Pd e non votato dai 5 Stelle che pure lo avevano fra le opzioni a disposizione. 

Quella era stata l'occasione per dare una svolta al paese: con Prodi in campo la porta lasciata sempre aperta a Berlusconi sarebbe stata sbattuta con forza, e la Costituzione avrebbe avuto un vero garante. Invece andò male.

Ora il problema si ripresenta perché gira voce che Napolitano a breve farà ciaociao con la manina. Rispunta il nome di Prodi, e mi sta bene, poi quello della Bonino (così così) e infine quelli di vere e proprie amebe. Amebe pericolose: Veltroni, Fassino, Amato, Finocchiaro, oltre gli attuali presidenti delle due camere. Con l'ombra ghignante di Draghi...

Non ci si riesce proprio eh? Un costituzionalista "terzo" rispetto alle parti in causa no, eh? Abbiamo Gustavo Zagrebelsky, il più grande costituzionalista vivente, onesto e puro, e che facciamo? Niente.

Dei nomi che girano ribadisco che il meno scandaloso è Prodi. Perciò... con Forza Italia fuori dai giochi per votarlo per ovvi motivi berlusconoidi, col NCD che vivacchierà su cosa conviene di più, con il PD che sarà ancora una volta spaccato a metà, sarà proprio il M5S il vero ago della bilancia. 

Che farà allora il movimento? Io credo proprio che Grillo e Casaleggio punteranno i piedi e faranno casino. Forse, ripeto: forse ci sarà una consultazione sul Sacro Sito strapieno di pubblicità. Ma che consultazione sarà? Chi la certificherà? Quali nomi saranno messi ai voti e con quali indicazioni? Sappiamo infatti che le poche volte in cui agli iscritti è stato permesso di esprimersi su queste scelte come sulle espulsioni (raramente), le preferenze sono state accompagnate dalle parole del guru Beppe Grillo, che ha sempre consigliato ai più talebani cosa è meglio fare e chi votare. Guarda caso il sito amico del Fatto Quotidiano oggi sta facendo la stessa identica cosa col suo SONDAGGIO.

Siamo nelle mani di Beppe Grillo, il quale deve scegliere in fretta, perché dietro c'è il rischio che Pd, NCD ed eventualmente Forza Italia si mettano d'accordo per una porcheria, l'ennesima.

E allora Grillo che vuoi? Vuoi che Renzi, Alfano e Berlusconi facciano la porcheria così potrai ancora una volta urlare all'inciucio, preferendo questa caciara al fare davvero qualcosa, oppure avrete un candidato valido da proporre? Cercherai e cercherete una convergenza su Prodi oppure lascerai la situazione nella bufera? L'alternativa è fra una scelta di maturità, responsabile, e una scelta semplice, di comodo.

Qualche apertura ultimamente il M5S in Parlamento la sta palesando: lo si è visto per le scelte in sede di CSM e Corte Costituzionale. Ora è davvero giunto il momento di fare lo stesso per la presidenza della Repubblica. Basta caciara e accuse sbraitanti: eleggete tutti assieme il presidente della Repubblica. E che sia il migliore possibile.

Grillo: ti stai giocando tanti consensi, tanti voti, e quindi tanti accessi al blog. Sì: mi hai capito. 

Lo sappiamo tutti che Renzi, Alfano e Berlusconi non sono affidabili se lasciati da soli a decidere. E allora, caro M5S, mostraci lungimiranza e capacità, altrimenti sei fritto: scapperanno in tanti, sempre di più.

E, guarda caso, in mezzo c'è il paese, allo sbando. Vedete voi.

venerdì 17 ottobre 2014

M5S: espulsione e lamentele. Il caso Marco Fabbri


In più di una occasione, amici che leggete il blog, ho stigmatizzato questa pratica "mista" delle espulsioni dal movimento cinque stelle. A volte è la lettera di un avvocato di Grillo, a volte invece una consultazione sul sito portata avanti con dubbia onestà morale (leggasi: Grillo accusa, non documenta, e non concede diritto di replica = esito scontato). E' successo ora col sindaco di Comacchio, tale sig. Marco Fabbri, il quale come altri prima di lui (e altri anche dopo, ne siamo certi) si lamenta dell'atteggiamento in stile fascista del Padrone del Marchio. Amen.

Mi rivolgo allora a Fabbri come a tutti quelli che si sono lamentati allo stesso modo, e gli dico: possibile che vi accorgete di questa cosa sempre e solo quando Grillo vi caccia (o vi fa cacciare)? Prima vi faceva comodo? L'esito di una riflessione attenta non può che portare a questo.

Ma c'è dell'altro. Fabbri punta il dito su Grillo, che quando è andato a Comacchio avrebbe mangiato gratis (leggete poi il post e vedrete che il linguaggio è ben pepato). Beh.... questo è vero: del resto è successo ogni volta che Grillo è venuto anche nella mia regione. Come è vero che ogni volta che c'è campagna elettorale da sostenere Grillo si fa ospitare dappertutto, col suo staff a seguito, mangia gratis ("per te Beppe, ci sarà sempre un pasto caldo", scriveva un tipo su facebook un anno fa, come se Grillo fosse un eremita morto di fame, quale non è). E la paradossale situazione del meeting a Roma #Italia5Stelle è stata la sublimazione: nel documento di richiesta dei versamenti (500K da raggiungere, solo 250K raggiunti, ma grazie al dirottamento dei fondi rimasti dalla campagna elettorale delle scorse europee) si chiedeva uno sforzo ulteriore per pagare a Grillo, Casaleggio e il loro staff viaggio, vitto e alloggio.

Bella la politica gratuita eh? Come i partiti: essi hanno il finanziamento pubblico nella forma dei rimborsi elettorali per organizzare quello che vogliono (quindi pagano i cittadini), il M5S ha il finanziamento diretto dei cittadini (unica differenza: non è coartato - ma è enorme). In ogni caso anche Grillo (come un Renzi o Berlusconi) non spende niente di proprio per nessun evento, e come gli altri ha tutto pagato. Non è quindi una grande differenza. Ma il tutto stride con tutti quelli che non sono potuti andare fino a Roma, soprattutto quanti da disoccupati hanno sì versato una quota per finanziare l'evento, ma non avevano il tanto per pagarsi viaggio, vitto e alloggio. Grillo c'è andato gratis, pagato da queste persone. Le quali sono tante, perché è soprattutto fra i disoccupati che attinge consensi e sostegno il M5S.

Ognuno la pensi come vuole. Leggete con attenzione la replica di Fabbri: essa spiega come a livello locale la politica si possa fare, e fare bene, usando il cervello e non lo stomaco. Leggetelo bene. Ah, ovviamente chi si dissocia dal pensiero unico viene subito massacrato dalla setta talebana.



'Deriva fascista', 'squadrista', 'senza coglioni' 
Il sindaco espulso dal M5S contro Beppe Grillo 'Deriva fascista', 'squadrista', 'senza coglioni'
Il sindaco espulso dal M5S contro Beppe Grillo

 

Il primo cittadino di Comacchio, allontanato dai pentastellati per essere stato eletto nella provincia di Ferrara, invia una durissima lettera all'ex comico. Difendendo la sua posizione e ataccando anche Casaleggio



Quella espulsione non l'ha presa per nulla bene. Marco Fabbri, sindaco 5 Stelle di Comacchio, è stato allontanato dal Movimento con un post sul blog ufficiale. "Si è candidato ed è stato eletto alleandosi con altri partiti alle elezioni provinciali", spiega un post scriptum sul blog, "Il M5S rifiuta per statuto la partecipazione alle elezioni provinciali e Fabbri, in quanto sindaco M5S, non poteva concorrere per altre cariche. La certificazione della lista di Comacchio è revocata".

Un allontanamento arrivato per via digitale e che ha scatenato la furiosa reazione di Fabbri. Proprio il politico ha consegnato al suo profilo Facebook una durissima lettera rivolta a Grillo e Casaleggio. Una missiva in cui Fabbri difende le sue scelte, spiega perché a suo giudizio è nel giusto e non risparmia accuse pesanti a chi dirige il Movimento.

"Amarezza, tanta amarezza, per una espulsione arrivata con metodologie squadriste, dove il dialogo democratico viene bandito e dove o si fa come vogliono loro oppure sei fuori", si legge nel post, "Io non so cosa ne pensino gli aderenti al Movimento, ma a mio avviso la deriva fascista che lo stesso sta assumendo ha connotati davvero preoccupanti".

Qui sotto la lettera integrale:


domenica 12 ottobre 2014

SEDICI PICCOLI INDIANI NEL CONSIGLIO REGIONALE SARDO


E già, i dindini sono importanti per tutti i... diciamo almeno 16 consiglieri regionali della Sardegna, pizzicati con le mani nella marmellata da un dipendente del Ministero della Giustizia, che nel suo profilo di facebook punta il dito su questo uso del denaro pubblico. Potete leggerlo direttamente qui, così fate prima (e i 16 piccoli indiani non se la prendono colo dito che indica la luna, me e lui, ma magari con se stessi). Con la povertà che c'è in giro di questi soldi si potrebbe fare un uso diverso... Perché dobbiamo dare dei soldi in più ai loro greuppi affinché assumano del personale? Dato che sono pagati, e pure bene, non possono rimboccarsi le maniche e fare tutto da sé? Io al lavoro faccio così. Altri non lavorano e... niente.

Eugenio Lai, Roberto Desini, Daniele Secondo Cocco, Luca Pizzuto, Francesco Agus, Alessandro Unali, Paolo Flavio Zedda, Pier Mario Manca, Augusto Cherchi, Efisio Arbau, Michele Azara, Mondo Perra, Giorgio Oppi, Giuseppino Pinna, Gavino Sale e Gaetano Ledda.


AUGURI.


La sostenibilità africana è internazionalmente insostenibile – parte I


di Francesca Petretto

Kai Krause è già da diversi anni una leggenda vivente: il poco meno che sessantenne designer tedesco di sotfware e interfacce grafiche noti ed utilizzati in tutto il mondo, ha pubblicato qualche mese fa sul suo sito online e da lì su alcune importanti riviste scientifiche americane una nuova, originale mappa dell’Africa – The true size of Africa – dichiarando nelle poche righe che l’accompagnano l’intento che ne ha mosso e motivato la creazione, riassumibili nel motto: “La lotta contro l’immappancy” ovvero “The True Size of Africa – a small contribution in the fight against rampant Immappancy”. Al lavoro grafico di carattere prettamente geografico/cartografico in cui si rivendica 

--- continua a leggere -- 

giovedì 25 settembre 2014

Il Corriere su Renzi. Brevi riflessioni ad ampio respiro


Ho letto con interesse questo articolo apparso ieri sul Corriere. Mi ha sorpreso. Il Corriere mi sorprende sempre, perché non si capisce cosa ci sia dietro certe affermazioni. Si sta già scaricando Renzi? E' in corso un'offensiva che parte prima dalla stampa e poi esplode politicamente? Vedremo. Io ho sempre pensato che a tanti potentati politici del nostro paese convenga per il momento salire sula carro di Renzi: si resta lassù dove tutto conta e tutto si decide. Però siccome Renzi ama solo se stesso e ha la pretesa di avere sempre ragione (male invero duffusissimo) ora forse si cercherà di farlo cadere. L'avevo detto mesi fa, lo ripeto ora.

Nonostante questo però bisogna ammettere che molte cose scritte in questo articolo sono da condividere. Aggiungo alcune mie riflessioni. Renzi ha caricato a testa bassa i sindacati, con la stessa violenza verbale che avevamo già letto nelle aprole di Berlusconi tempo fa e Grillo più di recente. E' vero che Grillo oggi, dopo aver massacrato i sindacati, sta prendendo le loro parti, sta difendendo la CGIL e l'art.18, ma tutti sappiamo che lo fa per convenienza, la convenienza del Piazzista. Lo stesso piazzista che fa la corte a Bersani, Civati e quanti nel PD non possono sopportare Renzi, e ciò allo scopo di distruggere non solo Renzi ma anche il PD. Era un piazzista Berlusconi, lo è Grillo, il quale fra l'altro col suo corteggiare la minoranza PD mostra foprte debolezza. Lo è stato anche Renzi, ma non lo è più semplicemente perché ora decide lui, il giocattolo è suo e ne dispone a suo completo piacimento.

Che barbarie! La mia idea di Renzi è stata sempre pessima, e ogni giorno è rafforzata questa convinzione. Il fatto è che le alternative quasi non ci sono. Poveri noi.


IL NEMICO ALLO SPECCHIO 

Ferruccio De Bortoli


Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante. Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto.

L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato. L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere.

E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.

lunedì 25 agosto 2014

I click e le verità assolute nei siti di Grillo & Co.


E' passato un bel po' di tempo dal mio ultimo post: più di due mesi. Sono scomparso dal blog perché mi sono un po' stufato di gestire i tanti commenti - spesso contenenti insulti - che vengono scritti da utenti pseudo-anonimi e che passano in moderazione automatica.

Tempo fa ridevo o mi indignavo dei tanti seguaci del culto berlusconiano. In questo blog sono stati passati ai raggi X (attraverso articoli di giornale o iniziative mie dirette) tanti scritti ma anche atti politici e le reazioni dei talebani forzidioti non sono mai mancate.

Ma coi nuovi talebani pentastellati il discorso è a un livello ben diverso, e totalmente ingestibile. A differenza dei forzidioti di ieri, i pentastellari di oggi (una larga fetta ma non tutti, per fortuna) si evidenziano per una totale assenza di umiltà e rispetto, che li portano a credere immediatamente a quanto viene propinato dai siti di Grillo e Casaleggio, senza verificare fonti e contenuti, e poi li portano a insultare in tutti i modi gli interlocutori di turno, fra cui quindi anche il sottoscritto.

Quando il linguaggio è "leggero" mi viene detto che sono del Pd, o che mi paga il Pd, o che voto il Pd e voglio che il Pd governi. la mia risposta è sempre la stessa: io non ho mai votato il Pd, né il Pdl. Allora mi viene detto che siccome "non voto" non ho il diritto di lamentarmi e di parlare. Replico dicendo che ho votato Di Pietro e poi Ingroia e poi Tsipras, e questi dementi scoppiano a ridere.

Ho capito che argomentare con questa feccia non serve a niente. Ma mi ritengo comunque fortunato perché fra le mie conoscenze e amicizie ci sono anche grillini buoni e intelligenti coi quali si può parlare e argomentare. Una minoranza, ahimè, ma almeno ci sono.

Poi torno nei social networks e riprende l'assalto frontale, carico di quell'odio ben alimentato da Grillo: che fa leva sul malcontento popolare appiccando incendi e gettandovi benzina sopra.

Forse i beceri forzidioti di ieri sono alcuni pentastellari di oggi. Chi lo sa. Quello che è certo è che il livello delle discussioni online è sozzo e bassissimo. E lo stesso accade nelle pagine del Fatto Quotidiano, oltre che nello stesso sito, il cui direttore è Peter Gomez. Se non possono controllare con la "moderazione" tutto, allora chiudano o commenti! Già: perché Ingiuria, Diffamazione e Minacce (spesso di morte) sono all'ordine del giorno.

Ma se non lasci i commenti "aperti" la gente non viene a trovarti, vero Gomez?

Buona lettura: quel che è scritto qui lo si verifica facilmente, sempre. fate voi. E se scrivo poco non prendetevela, per favore.


Finti scoop, scandali e cure miracolose. Sul web di Grillo storie dell'altro mondo

 

Per il M5S giornali e televisioni sono "trombettieri del sistema". Ma il blog del leader e i siti di Casaleggio padre e figlio costruiscono una realtà a senso unico: dove i pentastellati vincono sempre e il cancro si combatte con sale e canapa




DEI giornali non ci si può fidare, avverte Beppe Grillo: sono scritti da "gossipari e pennivendoli". Della televisione nemmeno, perché la fanno "i servi dei partiti". E guai a credere ai giornalisti, "leccaculo, schiavi e trombettieri del sistema". E se avesse ragione lui? Se davvero l'unica fonte libera, democratica e credibile fosse la Rete, il mitico non-luogo della contro-informazione pentastellata?

Lasciamoci cogliere dal dubbio e andiamo a guardare com'è diverso il mondo raccontato da Grillo. Scopriamo come lo vedono ogni giorno quelli che credono in lui e solo di lui si fidano. Clicchiamo sul suo blog. Scorriamo il suo account Facebook. Leggiamo cosa raccontano i siti di Casaleggio padre ("Tze-Tze") e di Casaleggio figlio ("La Fucina "), che insieme a "La Cosa" (la web-tv del Movimento) sono agganciati al portale di Beppe- Tze-Tung.

Ebbene, chi indossa gli occhiali colorati di Grillo scopre subito un mondo fantastico. Un mondo nel quale si racconta la lotta del Bene contro il Male, attraverso le mirabolanti avventure di un manipolo di coraggiosi paladini del popolo. Un mondo dove ogni giorno il nemico numero uno  -  Matteo Renzi, al momento  -  viene "smascherato", "svergognato", "sbugiardato", "sputtanato", "distrutto" e al tramonto viene puntualmente dichiarato "finito".

Un mondo nel quale vengono rivelate le notizie che i giornali nascondono e la televisione censura. Un mondo, insomma, dove non ci si annoia mai, dove gli scoop piovono a grappoli, dove c'è sempre una verità appena scoperta, uno scandalo appena svelato, un furbacchione appena stanato per alimentare la giusta rabbia contro la casta del militante a cinque stelle.

La politica, naturalmente, è l'argomento principe. E' da lì che ogni giorno, anzi ogni ora arrivano tante buone notizie. Tutte contro Renzi, contro il governo, o contro la casta (che poi sono la stessa cosa, no?). Grillo è attivissimo, più su Facebook e su Twitter che sul suo blog. Ma cosa scrive? Ecco qui. "Renzi incastrato da un deputato 5 stelle. Preparatevi al peggio. Guardate cos'ha scoperto. Vergogna!".

Non c'è che dire, il titolo mette appetito. Quale colossale imbroglio sarà stato svelato? Clicchiamo subito, ma troviamo solo la lista dei consulenti del governo, tra i quali un grillino siciliano ha scoperto nientemeno che il figlio di un ex consigliere comunale di Agrigento. Una "rivelazione " che per Grillo "incastra" il presidente del Consiglio.

Non basta? C'è dell'altro. "La prova che inchioda Renzi. Il video che nessun Tg vi farà mai vedere". Vediamolo immediatamente, questo video clandestino: dovesse cadere il governo, sapremo perché. Ah, è solo un'intervista della Gruber, vecchia di due anni, in cui il premier diceva di voler eliminare il finanziamento ai partiti e quello all'editoria: è la prova, tuona oggi Grillo, che copiava il nostro programma! "Inchiodato", ovviamente.

Ce n'è anche per gli altri, si capisce. Post di Tze-Tze: "La rivelazione della Lorenzin in diretta. Sconcertante. Ecco cos'è successo alle elezioni europee". Hanno fatto i brogli? Hanno bruciato le schede di Grillo? No, la "rivelazione " del ministro (di quattro mesi fa) si rivela acqua fresca: "La mia è una candidatura di servizio". Tutto qui? Sì, tutto qui. Ancora: "L'onorevole vuota il sacco in diretta tv. Una confessione sconcertante. Guardate cos'è successo". Ma certo che guardiamo. E vediamo Andrea Romano (Scelta Civica) che dice: "Prima di entrare in Parlamento io lavoravo". Già: insegnava storia contemporanea a Tor Vergata. E lo sconcerto? Lo spiega il commento a lettere maiuscole: "Adesso quindi non fai una mazza?".

I post di Grillo (e del clan Casaleggio) urlano sempre la notizia, o quella che si presume sia tale. "Vergognoso!". "Rimarrete scandalizzati! ". "E' imbarazzante!". "Scandaloso!". "E' finita!". "Non ne possiamo più!". "Vergogna!". E' una raffica di segnali d'allarme che vengono ripetuti due, tre, dieci volte fino a raggiungere tutti i seguaci di Grillo (un milione 687 mila su Facebook e un milione 510 mila su Twitter, più gli habitué del suo blog) ai quali viene poi dato il compito di diffondere il Verbo, per beffare  -  è chiaro  -  la censura della Casta. "Tutti devono sapere ". "Condividi". "Fai girare". "Massima diffusione". "Diffondi ".

Oltre a sparare sul nemico, la catena di sant'Antonio della "controinformazione " grillina serve a rendere leggendarie le gesta dei coraggiosi cavalieri pentastellati, i quali vincono tutti i duelli e battono qualunque avversario. Anzi, lo asfaltano. "Di Maio asfalta deputato Pd in diretta". "Taverna asfalta la Picierno". "Di Battista asfalta il candidato Pd". "Morra asfalta Zucconi". "Giarrusso asfalta la Moretti".

E naturalmente, ogni due per tre, "Grillo asfalta Renzi". Chi si prende la briga di guardare i video scopre che in realtà si tratta quasi sempre di uno dei tanti botta-e-risposta a un talk show o di un vivace intervento in aula, ma con un piccolo, decisivo accorgimento: le risposte dell'"asfaltato" vengono puntualmente tagliate. Asfaltate pure quelle. Ma è roba di prima qualità per la galassia dei Cinquestelle, i mille siti dei meetup, dei gruppi parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali che alimentano tutti la leggenda dei Cavalieri Asfaltatori. Ed è proprio sulla viralità, la propagazione a ritmi geometrici, che punta il sito di Casaleggio, "Tze Tze".

Affiancando alla politica  -  nella colonna destra del sito beppegrillo. it  -  le notizie sulla vita quotidiana, "selezionate da siti rigorosamente solo online" per promuovere finalmente "l'informazione indipendente in Rete". Ma sì, basta con le notizie filtrate dal Potere. Ecco una cascata di scoperte miracolose. Come "i dieci vantaggi di avere il seno piccolo " (il sesto è che "puoi guardare il pavimento"). Oppure "la macchia nera che ha spiazzato gli scienziati" (un banco di acciughe al largo di San Diego).

O ancora "l'attività che per le donne è più eccitante del sesso" (acquistare un paio di scarpe). Non si parla della misteriosa lavatrice che smacchia senza detersivo, annunciata da Grillo vent'anni fa, però c'è "l'incredibile scoperta" di un vasaio indiano: un frigo in terracotta che, pensate, "funziona senza corrente ". Poi ci sono tante notizie fresche, tutte rigorosamente censurate dai media ufficiali, per chi ha una malattia grave.

"Come distruggere le cellule tumorali", per esempio (la risposta è "iniezioni di sale"). "Ecco l'alimento che combatte il cancro" (il succo di melograno!). C'è persino un'intervista all'uomo che "ha curato il cancro con la canapa". "Fate girare " ripetono ossessivamente i titoli. E intanto, con i clic, aumentano esponenzialmente anche gli introiti pubblicitari: nel 2013 la "Casaleggio Associati" ha quasi raddoppiato il fatturato, da 1,2 a 2 milioni di euro.

Federico Mello, che da anni studia il web (e ne ha raccontato i meccanismi nel suo bel libro, "Un altro blog è possibile"), spiega il trucco: "I social media della galassia Grillo riescono a indurre nei lettori una sorta di ipnosi: è impossibile resistervi, è impossibile non cliccare. Così il lettore si ritrova dirottato verso un simil-articolo che, oltre a non contenere quanto promesso dal titolo, serve a spacciare la verità univoca del Movimento. La menzogna, la disinformazione, l'ingiuria arrivano così a un pubblico sterminato, di gran lunga superiore a quello raggiunto dalle testate professionali ".

Alla fine della navigazione nella Rete pentastellata, perciò, si scopre che tutto questo abilissimo cocktail di tweet, fotomontaggi, slogan e finti scoop serve a tenere in piedi non la piattaforma orizzontale promessa da Grillo ai suoi apostoli, ma una potente arma di persuasione di massa  -  "una clava verticale", la definisce Mello  -  che ha un solo obiettivo, nel mondo reale: totalizzare più clic, per fare più soldi, per avere più voti.

giovedì 19 giugno 2014

Solidarietà a Nicola Sanna


Fatevi un giro sulla rete alla ricerca delle testate giornalistiche che operano a - e parlano di - Sassari. Leggerete di come il PD, la piovra del PD sassarese e sardo, sia ormai riuscita a ricattare l'unico che stava riuscendo - forte di un consenso elettorale grandissimo - a cambiare le cose, e a cambiarle in meglio.

Ero convinto che il suo mandato sarebbe stato distrutto alla prima vera votazione importante in seno al consiglio comunale, ma la piovra ha operato in anticipo: fango sulla giunta, fango sul primo cittadino, ricatti.

E' una vergogna.

Sono fiero di non aver votato il PD, visto quello che succede dappertutto in Sardegna e nel resto dell'Italia, ma in Nicola Sanna vedevo la luce alla fine del tunnel.

Quella luce è stata praticamente spenta, e io vi maledico tutti: artefici dello sfacelo cui noi impotenti assistiamo.

Grillo e la risposta dell'Unità


In vita mia credo di aver comprato l'Unità una volta sola: quando cadde il primo governo Berlusconi per mano di Bossi. Poi più niente. Dopo il post di Grillo che si rallegrava della probabile chiusura di questo quotidiano (con una sessantina di giornalisti a spasso senza lavoro) non è tardata la risposta per mano di due giornalisti. E cavolo: io non voto PD, ma hanno ragione da vendere. Aggiungo anche che ancora oggi, dopo i tremendi tagli del governo Monti ai contributi all'editoria, c'è tanta ggente che non conosce la distinzione tra contributi diretti e indiretti, e soprattutto è convinta che in Italia alla stampa vengono versati tanti soldi, quando invece siamo fra gli ultimi in Europa. Ma questo il blogghe non lo dice: bisogna soffiare nell'odio, disinformando.



LA BUONA NOTIZIA

 

di Sebastiano Messina


Per Beppe Grillo la chiusura dell’Unità sarebbe un buon segno, in attesa della totale scomparsa dei quotidiani che invece sarebbe «un’ottima notizia», sulla base del teorema che «meno giornali significa più informazione» (tesi peraltro già messa in atto da molti liberi pensatori, a cominciare da Mussolini che mise fuorilegge proprio l’Unità, incarcerandone il fondatore). Una notizia ancora migliore, supponiamo, sarebbe lo spegnimento di tutte le televisioni, seguito – non mettiamo limiti alla Provvidenza – dall’oscuramento di tutti i siti web diversi dal suo. Così un giorno assisteremmo finalmente al trionfo della Vera Libertà, grazie alla quale ogni cittadino sarebbe finalmente libero di leggere solo i post di Grillo, e tutti potrebbero dire la loro, ma a casa propria, sottovoce, senza farsi sentire da Casaleggio.



GRILLO E LA STRATEGIA DELL’ODIO 

 

di Claudio Sardo


Non pensi Beppe Grillo di intimidirci. Altri prima di lui si sono augurati la morte de l’Unità. Altri prima di lui hanno detto che la scomparsa dei giornali è «un’ottima notizia». Altri come lui hanno puntato il dito contro singoli giornalisti, cercando di aizzare l’odio degli adepti. «Qualunque persona abbia ancora un briciolo di onore dovrà fare molta attenzione prima di scegliere la professione di giornalista» è una frase celebre del nazista Goebbels
 
Grillo, comunque, può stare sereno: noi continueremo sulla nostra strada. L’Unità andrà avanti dopo 90 anni di storia, e speriamo che abbia presto un nuovo inizio. Noi pensiamo che la democrazia si fondi sul pluralismo, sul confronto tra idee diverse, sulla lotta politica (che non esclude la costruzione di regole e valori condivisi). Noi restiamo convinti che il giornalismo e la libertà si alimentino a vicenda, che chi scrive deve per forza scomodare qualcuno, deve dire cose che non piacciono a tutti, deve rischiare la propria parzialità per tentare di raggiungere una verità.

I giornali, come le idee, sono preziosi. E talvolta quando sono fragili sono ancora più preziosi. Nella storia chi ha disprezzato i giornali, ha contrastato la democrazia con ideologie autoritarie e con la violenza. Questo principio vale tuttora. Anche se il mercato dell’editoria è diventato assai più complicato, anche se quella di Internet è una rivoluzione nelle comunicazioni, la più travolgente dopo l’invenzione di Gutenberg. La Rete è una grandissima opportunità, ma non è vero che di per sé è in grado di assicurare un più elevato grado di democrazia, di partecipazione, di potere diffuso.

Il pluralismo, la libera circolazione delle idee, i diritti delle minoranze sono problemi oggi più aperti di ieri. Il pluralismo va alimentato, curato, rafforzato. Ovviamente evitando di favorire consorterie e rendite di posizione. Ma la democrazia non è sottomissione al «mercato». Al contrario, la democrazia è ricostruire opportunità nonostante gli squilibri che provoca il mercato. È singolare che, per giustificare il proprio impulso di sopprimere un giornale a lui scomodo, Grillo faccia ricorso al tribunale inappellabile del mercato. E non si chieda se i giornali di idee abbiano le stesse possibilità di accesso alla pubblicità, se abbiano le stesse risorse dei grandi gruppi editoriali per realizzare quei cambiamenti tecnologici e strutturali che la competizione impone.

Grillo denuncia i finanziamenti diretti (peraltro l’Italia è il Paese più avaro d’Europa, e non di poco), ma dimentica o finge di non conoscere che ci sono finanziamenti indiretti e che le disparità anche nel mercato dell’editoria tendono a crescere. Verrebbe da dire che, per le idee che ieri ha manifestato nel suo blog, auspicando la morte del nostro giornale, la collocazione a Strasburgo nel gruppo di estrema destra con Farage e con altri sette-otto impresentabili è ora forse più spiegabile. Grillo, e il suo socio Casaleggio, sono andati dove li ha portati il cuore. In quel gruppo, non ci sono solo i sentimenti xenofobi dell’Ukip inglese: ci sono anche due deputati lituani del Tt, Ordine e giustizia, il partito dell’ex presidente Paksas, destituito per traffici con la mafia russa. Del Tt il terrorista norvegese Breivik, autore della spaventosa strage di ragazzi a Utoya, ha detto che è «uno dei partiti più rispettabili d’Europa».

Stiano attenti i grillini: non pensino di lavarsi la coscienza dicendo che quel gruppo è per loro un taxi, il solo sgangherato taxi che ha avuto la pietà di farli salire a bordo. La politica italiana oggi si fa anche a Bruxelles e Strasburgo. E la collocazione nell’estrema destra non sarà irrilevante per il loro percorso futuro, anche se talvolta si prenderanno la libertà di qualche dissenso.

L’Unità vive un momento difficile. Ma la solidarietà che abbiamo ricevuto in questi giorni, e le espressioni di affetto, di vicinanza, di condivisione che ieri sono giunte in redazione con ogni mezzo dopo le vergognose parole di Grillo, ci incoraggiano a proseguire nella nostra battaglia. Dobbiamo innovare, migliorarci. C’è però un grande spazio di buon giornalismo, c’è spazio per le idee di una sinistra democratica e moderna, c’è spazio per chi pensa che l’Italia possa farcela ad uscire dal pantano. E c’è una speranza di cambiamento nel Paese che va alimentata, riempita di contenuti, seguita con passione e anche con la critica.

Non abbiamo mai pensato che Grillo sia un fascista perché abusa di un linguaggio violento, sprezzante, carico di auspici di morte. Far roteare il suo manganello sul blog, o nei comizi, è la tecnica che ha usato per catalizzare la sfiducia e la rabbia diffusa nella società della crisi. A parte i tratti originali italiani, non si può non vedere che altri Grillo in altri Paesi europei hanno fatto qualcosa di analogo. Ma neppure Grillo può sottovalutare le conseguenze del suo linguaggio di odio. Le parole possono diventare pietre. E quando accade non si torna più indietro.

Avevamo sperato che la sua apertura al dialogo sulle riforme potesse aprire un percorso nuovo. In fondo, fare una proposta concreta e sedersi al tavolo, vuole dire accettare che anche gli altri hanno punti di vista che meritano considerazione. Il nodo è qui. Se Grillo e Casaleggio pensano che la verità sia tutta loro, e che la democrazia si materializzerà solo il giorno in cui avranno il 51 (o il 100%) dei consensi, allora non c’è nulla da fare. E non raccontino la balla che la loro democrazia vale di più perché hanno una rete – la loro rete – da manipolare. La democrazia costituzionale è un discrimine che non accetteremo mai di varcare.

venerdì 30 maggio 2014

Fondi ai gruppi, Peculato: Sardegna sbranata dai suoi rappresentanti

 
 
E non è finita, anzi va avanti senza soste. Nuove prove, nuovi nomi iscritti nel registro degli indagati e imputati. Claudia Lombardo, Fedele Sanciu, e altri. Fra questi spicca Adriano Salis, che per ottenere uno sconto di pena nella precedente indagine aveva chiesto il patteggiamento e ora salta di nuovo fuori per altri soldi. Buona lettura: non è mica finita.



Peculato sui fondi dei gruppi, indagati Sanciu e Lombardo


Regione, all’ex senatore Pdl viene contestata una spesa di 5mila euro. Lui: «Sono assolutamente sereno». Inchiesta chiusa per Barracciu. Avvisi a comparire a Liori, Artizzu e Contu

dalla Nuova Sardegna

CAGLIARI. Claudia Lombardo, Fedele Sanciu: l’ex presidente del consiglio regionale e l’ex senatore del Pdl sono due dei nomi eccellenti che compaiono nella nuova tranche dei consiglieri regionali indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali. Tra gli indagati ci sono rappresentanti di gran parte dei gruppi: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Rifondazione comunista, Sinistra autonomista, Riformatori e Federalista autonomista sardo e Fortza Paris.

Alla presidente del consiglio uscente, Claudia Lombardo, indagata per fatti che risalgono alla legislatura 2004-2009 quando era stata eletta nel gruppo di Fi, gli inquirenti contestano la spesa di un assegno da 1500 euro, staccato nel giugno 2005.

Fedele Sanciu commenta la notizia con un «sono assolutamente sereno. In queste ore sto verificando la destinazione dell’assegno che mi viene contestato». All’ex parlamentare ed ex commissario dell’Autorità portuale del Nord Sardegna viene contestata una spesa di circa 5.000 euro.

Nuovamente indagato per peculato anche l'ex consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Adriano Salis, già condannato in abbreviato a un anno e otto mesi dal gup Cristina Ornano. Dopo la contestazione dei 60mila euro di fondi del gruppo misto della XIII legislatura che hanno portato alla condanna di primo grado, ora il pm Marco Cocco ha contestato altri 225mila euro di quando Salis era economo del gruppo Fas, federalista autonomista sardo. L'ex esponente Idv ha ricevuto in queste ore il nuovo invito a comparire per rispondere delle contestazioni della nuova inchiesta.

Ci sono anche alcuni parlamentari in carica fra i 27 ex consiglieri regionali della Sardegna che hanno raggiunto nuovi avvisi di garanzia dalla procura di Cagliari. Fra i nuovi indagati figurano il deputato di scelta civica Pierpaolo Vargiu (già capogruppo dei Riformatori sardi), l’attuale capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni e l’ex consigliere Gavino Cassano (Riformatori), oltre al senatore di Sel Luciano Uras (all’epoca dei fatti contestati consigliere del gruppo Prc-Rifondazione comunista) e all’ex onorevole di An Matteo Sanna. Contattato dall’Agi, Uras ha precisato di non aver ricevuto ancora alcuna convocazione da parte della procura ma di essere pronto, se necessario, a chiarire ogni aspetto della vicenda con i magistrati.

__  __  __  __  __  __  __  __  __  __  __  __  __



Fondi ai gruppi, la superteste: «Oggi rivelazioni choc»


Ornella Piredda depone stamani al processo ai consiglieri regionali accusati di peculato e annuncia fatti nuovi sull’uso dei fondi pubblici fin dal 1995. Per lei una manifestazione di solidarietà davanti al palazzo di giustizia

dalla Nuova Sardegna

CAGLIARI. «Oggi in tribunale, parlo, dico tutto quello che so a qualcuno farà bene ad ascoltarmi con attenzione perché dirò cose inedite, racconterò episodi che non si conoscono, fatti che ho ricostruito in questi anni di attesa per il momento in cui sarà fatta giustizia»: chi s’aspetta un’Ornella Piredda in tono minore, provata nella salute, annoiata dalla pensione, si sbaglia davvero di grosso.

La teste Omega dell’inchiesta sui fondi ai gruppi, la donna che ha messo all’angolo la politica regionale sarda ribellandosi alle consuetudini omertose del Palazzo, è più che mai decisa a chiudere i conti con un mondo che l’ha profondamente delusa e che non finisce di sorprenderla.

Lo farà in tribunale, davanti ai giudici e a una parte degli onorevoli finiti nei guai giudiziari dopo le sue denunce: «Ora che leggo gli atti del processo, ora che la Procura ha raccolto elementi d’ogni tipo, finalmente ho ricollegato fatti e situazioni, ho capito che questa storia dei rimborsi andava avanti dal 1995, già allora quei soldi se li mettevano in tasca».

È determinata, la Piredda. Sente il sostegno della gente, stamattina gli attivisti della pagina facebook Siamo tutti Ornella Piredda saranno al palazzo di giustizia e impugneranno un oggetto, un indumento, qualcosa di arancione, il colore preferito dalla coraggiosa funzionaria regionale
Appuntamento alle 9.30, aula della prima sezione del tribunale: si comincia.

giovedì 29 maggio 2014

Currò e Grillo: volano gli stracci


Presa dal sito dell'Espresso, quindi roba della kasta che mangia i soldi pubblici: roba inaffidabile per definizione in quanto non controllata dai blogghe del quartier generale pentastellare.



Tommaso Currò: "Adesso Grillo si dimetta"
E Beppe replica: "Miracolato della politica"

 

Il parlamentare dissidente 5 Stelle esce allo scoperto con l'Espresso: «Mi caccino pure, ma ho una dignità. Il Movimento tanto non cambierà. E la colpa è anche di Di Battista e degli altri "puri"». E sul blog gli risponde il leader 5 Stelle

 
 
«Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Bene, si dimetta». Tommaso Currò è uno dei deputati più critici nel Movimento 5 stelle, da sempre. Ha sempre detto la sua, ballando sul filo dell’espulsione. Ora continua, ben consapevole del rischio: «Mi caccino pure» ha detto all’Espresso nell’intervista che segue.

E a lui risponde oggi Beppe Grillo dal suo blog, con un post sui risultati delle elezioni. Scrive la redazione del blog: «Dopo le autoflagellazioni, le richieste di autocritica, il maalox, le dimissioni chieste a Grillo senza specificare peraltro da quale carica da miracolati della politica usciti allo scoperto, forse è il caso di cercare un minimo di obiettività e di realismo nel valutare il risultato elettorale». Currò è quindi un «miracolato della politica uscito allo scoperto». Uno che non capisce che non è stata «una Caporetto», anzi, è stata «un’affermazione» e che «la maggioranza relativa degli italiani che hanno tra 18 e 29 anni vota 5 stelle» e che quindi - alla faccia del politicamente corretto - «è solo una questione di tempo».

Eleggere 17 europarlamentari al primo colpo è per Grillo un successo, e pazienza fosse convinto di arrivare primo, di poter dire «vinciamo noi». Sbaglia Currò che all’Espresso ha detto «non possiamo continuare a stare in parlamento per offendere la Boldrini», convinto che il risultato elettorale sia conseguenza anche dell’attività in aula. Currò è tra quelli convinti che Grillo dovrebbe cambiar tono, «anche se non ci credo più». Per Currò e la pattuglia non esigua di dissidenti a 5 stelle, dovrebbe cambiare Grillo e devono cambiare i vari Di Battista e Di Maio, i fedelissimi che «si credono più puri del puro». Basta con i soliti volti in tv: «Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta» ha detto Currò all'Espresso, rispondendo anche all’invito di Renzi: «Sono di buona volontà e voglio sedermi al tavolo delle riforme, altrimenti le riforme Renzi le fa da solo con Berlusconi».

Grillo ha sbagliato campagna elettorale?
«Ha sbagliato, ma non solo i toni. Io penso che di sbagliato ci fosse soprattutto il rapporto con gli eletti, che non funziona e che porta nell’angolo non i colleghi più critici, ma un pezzo del nostro elettorato, a cui urlare piace di meno».

Quindi il problema nasce dalle espulsioni?
«Dalle espulsioni e dal modo in cui Grillo e Casaleggio scelgono di ignorare una parte di eletti del Movimento. Che poi, sì, vengono anche butttati fuori se si ostinano a dire la loro. Per Grillo e Casaleggio non c’è altra dinamica possibile. Il risultato delle europee è da tributare a chi ha comandato fino a questo momento, non ad altri».

Federico Pizzarotti dà la colpa anche ai toni. Grillo ha spaventato con quel «sono oltre Hitler»?
«Certo. Io posso dire di averlo avvisato, perché sono l’unico che l’ha criticato quando ha citato la Shoah. Forse noi che ci siamo vergognati non sbagliavamo così tanto. Se diciamo che qualcosa non funziona è perché noi parlamentari non siamo finti, noi qui lavoriamo e abbiamo il polso dei territori».
  
Deve ascoltarvi di più?
«Se vuole confrontarsi io ne sarò felice. Ma non deve farlo solo lui. Lo deve fare anche chi, con lui e da lui, è stato posto in prima linea a fare lo spettacolo».

Di Battista, Di Maio, Taverna. Si riferisce ai volti noti del Movimento?
«Mi riferisco a tutti i deputati e i senatori che vengono mandati in televisione e che si credono più puri del puro. Sono andati in giro con uno spettacolo? Ora se ne devono assumere le responsabilità».

Ce l’ha con lo staff della comunicazione?
«Io pretendo la legittimazione della critica. Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta».

Crede che cambierà qualcosa?
«No, non cambierà niente. Lo si è capito anche dal video di Grillo. Non c’è nessuna speranza, non ci credo più».

Se ne sta andando?
«Io faccio le mie battaglie come ho sempre fatto. Poi certo ho capito che se non è cambiato nulla in un anno e mezzo non cambierà nulla adesso. Ma se di coerenza dobbiamo morire ciascuno muoia della sua. Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Lo faccia».

Quindi non se ne va, ma si sta facendo cacciare?
«Io faccio le battaglie rispetto a una piega dittatoriale che non è neanche giustificata da un risultato elettorale».

Lo dica, si vuole far cacciare…
«Mi caccino se vogliono, ma io ho una dignità e sono una persona matura, che prende posizione e che pensa con la sua testa, e cerca di migliorare il Movimento perché sia utile al Paese, cosa che ora non è».

Grillo comunque sulla dimissione smorza dicendo che lui parla così, esagera, fa battute.
«Non funziona così, non si può dire che è tutto una battuta. Altrimenti sa cosa facciamo? Facciamo che anche le cose che ho detto a lei adesso sono tutte battute, va bene?»

Lei è uno dei deputati «di buona volontà» del Movimento 5 stelle a cui si è rivolto il premier Renzi in conferenza stampa, invitandovi a sedervi al tavolo delle riforme?
«Io sono uno di buona volontà, sì. Non è che si può continuare a stare in parlamento solo per offendere la Boldrini. Dobbiamo cercare di migliorare le riforme e di non farle fare solo con Berlusconi. Mi pare una cosa normale». 

Grillo, Messora e il viaggio a Bruxelles per accordarsi con la Destra UK


"Solo un portavoce", ok, l'abbiamo capito, salvo poi verificare che le cose importanti le decide lui. Un esempio? Il viaggio a Bruxelles per prendere accordi con l'estrema destra inglese. Strano... prima di andare a fare lo show davanti a Renzi era stato chiesto il permesso alla rete (scusate: agli iscritti al sito, solo loro), e ora nessuna richiesta, ma forse solo una ratifica a cose fatte e all'ultimo momento (senza chiedere se si prefersicono altre alleanze), magari consigliando per bene cosa votare con il consueto preciso post che informa solo sulle cose azzeccate secondo la volontà del padrone del marchio. A che titolo Grillo (ma anche Messora) è andato a prendere questi accordi? E poi, Grillo: che fai, parli per anni di nessun accordo con altri partiti usando la parola "inciucio" e poi ti contraddici così apertamente?

Che ci fa Grillo con la destra inglese? Strano: dopo tutti quei discorsi sulla "peste rossa", dopo quella foto del cancello del lager, dopo il professarsi "oltre Hitler", sembrava che inneggiando con Casaleggio a Berlinguer in piazza le cose fossero cambiate. E invece?

Euroscettico. Lo sappiamo. In giro per due anni a dire che vuole far uscire l'Italia dall'Euro con un referendum (che è invece espressamente vietato dalla Csotituzione), a dire che il M5S andrà al parlamento europeo per strappare in faccia alla Merkel il Fiscal Compact (è stato ratificato dal parlamento italiano, Beppe, ed è un Trattato, quindi i parlamentari europei non c'entrano niente), a dire di tutto e di più. E ora la macchietta del volo con Salvini e l'appuntamento con Farage.

Beppe... le sparate destrorse hanno fatto scappare tanto elettorato che proveniva dalla Sinistra. Ci ha pensato? Quasi lo stesso numero di voti, fra quelli persi dal M5S e quelli guadagnati dal Pd. Ci hai pensato?

Grillo sta affossando il movimento, e continua a mortificare il lavoro degli attivisti e dei parlamentari. Di questo accordo sarà contento Tinazzi, il boss di Casa Pound, col meetup all'olio di ricino di Roma, quello alle cui riunioni partecipa Dibba.



M5S, l'alleanza Grillo-Farage non piace a tutti
E nel Movimento aumentano i malumori

 

Crescono i deputati che si lamentano dell'accordo con il leader dell'Ukip, anche tra gli esponenti più vicini alla linea del genovese. Che però va avanti e si prepara a far confermare la sua scelta con un referendum in rete


Non c’è solo Giulia Sarti, che alla Stampa ha confessato: «appena ho saputo dell'incontro di Grillo con Farage ho pensato: perché l'Ukip?». Perché il Movimento 5 stelle che si è sempre vantato di  non fare alleanze, stringe un patto con la destra nazionalista inglese? Perché è così che funziona il parlamento europeo, certo, e perché a Bruxelles bisogna fare gruppi internazionali. Ma allora perché durante tutta la campagna elettorale dal movimento si respingevano come infondate le domande di giornalisti e avversari politici sulla futura collocazione in Europa?

Fatto sta che ora Beppe Grillo ha incontrato Nigel Farage, e con l’aiuto di Casaleggio Jr, Davide, prende corpo una rete europea di euroscettici sì, ma un po’ di destra. Con Farange il più è fatto. Certo serviranno altri incontri e bisognerà chiarire i termini dell’accordo (Grillo ha chiesto un'intesa a maglie larghe, con libertà di voto sui temi sensibili), ma i toni del comunicato congiunto pubblicato sul sito di Grillo lasciano trapelare una certa sintonia. 
Ridono entrambi nella foto di rito, fatta con un cellulare. Ride Grillo al fianco di Farange, per una qualche battuta, e chissà come sarebbe cambiata la storia recente, come sarebbe andato il movimento alle elezioni, se quei sorrisi li avesse tentati anche con Matteo Renzi. O, prima ancora, con Pierluigi Bersani. No. L’accordo morbido per «votare come vogliono in un quadro di accordi di base» Grillo lo fa solo con Farage.

E lo fa lasciando di sasso molti suoi parlamentari. «La campagna elettorale di Farage l'ho schifata più ancora di quella della Le Pen» dice Giulia Sarti ancora alla Stampa , «Quando Grillo ha detto no alla Le Pen io pensavo che fosse no a lei e a tutto il contorno di partiti simili, ora mi sembra di capire che non è così». Poi smorza: «Quello che io di sicuro non accetterei mai è di stare sotto di loro, cioè che i nostri debbano prendere indicazioni dall'Ukip». Perché è così, l’accordo si potrebbe anche mandar giù, ma senza «pappa pronta». Grillo deve incontrare i parlamentari e convincerli, insomma. Altrimenti, la posizione di molti resterà quella di Sarti: «per me sarebbe un neo e lo sarebbe per molti altri». Tipo per Aris Prodani, che su twitter scrive «alleanza con Farage #dabrivido». E se Prodani è da sempre un deputato considerato dissidente, non lo è la collega Eleonora Bechis, che non ha mai fatto penare il cerchio magico, e che però lo segue a ruota: «#ukip antitesi #m5s #megliosoli». Altri, anche più ortodossi, preferiscono un «no comment». Ne parleranno nella riunione di gruppo, oggi alla Camera.

Una risposta intanto arriva da Danilo Toninelli, deputato che per il movimento è l’uomo delle riforme, riconosciuto e stimato: «i colleghi che non condivideranno la proposta che farà Beppe sulle alleanze potranno votare contro sul blog, così come tutti gli attivisti, quando faremo la consultazione». Perché, annuncia Toninelli, ci sarà un referendum online, «prima del 26 giugno», che è il termine entro cui gli europarlamentari devono aderire a un gruppo.

Per il resto, «Beppe sta seguendo una procedura scontata e obbligata». Incontra Farage, «ma incontrerà tutte le forze euroscettiche con cui è possibile immaginare un accordo di massima» spiega Toninelli. «Farage è il primo perché ha già fatto un esperienza simile la scorsa legislatura, perché è il più grande e perché con lui abbiamo alcuni temi in comune, dall’autonomia dei territori alla democrazia diretta». Resta da capire se chi dissente potrà dire di no a Farage o dovrà esprimersi sull’intero pacchetto di alleanze. «Non lo sappiamo ancora» dice Toninelli, «ma nel caso fosse un quesito unico, non vedrei il problema»
__  __  __  __  __ 





lunedì 26 maggio 2014

Le Europee e un commento particolare


Qualora qualcuno non se ne fosse accorto: ha vinto l'astensionismo.

Pensavo vincesse il PD, ma non mi aspettavo di certo questo scarto così grande. Aver superato il 40% con quasi il doppio dei voti rispetto al secondo schieramento mi sorprende. Renzi ha giocato la partita sul campo di Berlusconi e Grillo: quello delle parole forti, ma a differenza di loro ha tirato il freno a mano, il freno delle ingiurie e uscite sgradevoli, che sono sempre state il succo dei discorsi di Berlusconi e lo sono da qualche anno anche per Grillo.

Mi viene da pensare che... fra le persone che conosco personalmente (amici e conoscenti, ma anche contatti personali sui social network), dicevo: le stesse persone che si indignavano perché Berlusconi diceva: "Berlusconi: 'coglione' chi vota a sinistra. Prodi: 'E' in testa col 122%'
Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per poter credere che siano in giro cosi' tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi", beh, le stesse persone oggi non si scandalizzano perché Grillo dice esattamente le stesse cose e anzi rincara la dose.
E' stata“



E' stata la campagna elettorale più becera da che mi ricordo, e non solo per l'elevata maleducazione dei discorsi in rete (orde di talebani che si massacrano di insulti, slogan e cazzate varie): da parte dei leader si è più azzannato l'avversario che spiegato i programmi, ecco cosa è successo. E in questa Italia in cui si vota tizio perché urla di più e fomenta le tue paure o si vota caio per non votare sempronio, mi si stringe il cuore a vedere ancora una volta che non si è davvero guardato alla cosa più importante: cosa fare in Europa.

Avete letto bene, e lo spiego meglio. Chi viene eletto in un paese UE va a rappresentare lo stesso al parlamento europeo, ma quello che va a fare a Bruxelles è anche e soprattutto lavorare in un parlamento EUROPEO, quindi per tutti i cittadini europei. La capacità di guardare oltre la lunghezza del proprio naso non è davvero italiana, o almeno lo è di pochi. Ragazzi... avevamo un leader (ok, non italiano - ma non è un caso, se ci pensate bene) dicevo avevamo un leader che non ha condanne, quindi con la fedina penale pulita, l'unico con un programma preciso per tutta l'Europa e non solo per il suo paese, l'unico che diceva di ridiscutere soprattutto gli accordi economici e sul Lavoro, sul Lavoro! E cosa facciamo? Gli diamo il 4% risicato? Tsipras, sì lui.

Che vergogna, che amarezza. Ah, tranquilli: Grillo non se ne va, fare soldi col blog quasi senza fatica è più vantaggioso che andare perennemente in tour.

In ogni caso, oggi Scanzi torna un attimo a fare il giornalista, dopo aver tirato la campagna elettorale a Grillo (come fa anche Travaglio - i cui DVD di Passaparola sono prodotti da Grillorama - e una parte del FQ) tira le somme su come è andata. Leggete con attenzione, soprattutto la parte evidenziata in blu.



Elezioni Europee – Il 2014 sta a Renzi come il 1994 a Berlusconi


di Andrea Scanzi

Ha stravinto Renzi, ha perso Grillo, è scomparso Berlusconi (e Alfano non è mai esistito). Ho aspettato i risultati definitivi prima di scrivere. Questo ritardo ha alimentato una babele monumentale di sfottò a mio danno nella notte: alcuni erano semplicemente meravigliosi e me li prendo tutti. Ho visto pure “Scanzi” tra i TT su Twitter e l’ego ha brindato: ulteriore prova che, ancora, il detto “mi si nota di più se non vengo” funziona. Per i renziani sono uno dei grandi sconfitti delle elezioni: troppo buoni. Prendo, incarto e porto a casa. Temo però di non contare così tanto, ragazzi. E poi avevo previsto tutto questo, dati causa e pretesto (cit). L’ordine d’arrivo non mi stupisce, e l’ho scritto più volte: chi davvero pensava tra i 5 Stelle che il sorpasso fosse possibile, usava droghe molto forti ma anche molto scadenti. Ogni tanto, di me, fidatevi. Qualche considerazione.

1) Renzi. Vittoria storica. Non ha vinto: ha stravinto. Lo immaginavo primo, attorno al 32, con 5 punti su M5S. E non ci voleva uno scienziato per intuirlo. L’evento pressoché imprevedibile non è la vittoria, scontata, ma la portata enorme della vittoria. Renzi ha addirittura sfondato il muro del 40%, doppiando i rivali. Un risultato epocale, che per sua sfortuna (unica) non coincide con un’elezione politica ma “soltanto” con una tornata europea. Il Pd ha preso più di 2 milioni di voti in più rispetto a un anno fa con Bersani. Il 2014 sta a Renzi come il 1994 a Berlusconi. Dominerà la scena politica per i prossimi vent’anni. E’ riuscito a stravincere nonostante le Picierno e le Bonafè: chapeau. E’ un nuovo Berlusconi se va male e un nuovo De Mita se va bene (?): perfetto, dunque, per dominare a lungo in Italia.
Se poi saprà stupire in positivo, meglio ancora. Dire che “ha vinto per gli 80 euro” è un mantra consolatorio (?) per i 5 Stelle, ma significa poco ed è molto riduttivo. Renzi ha stravinto per una serie di fattori, compreso l’imbarazzante consenso mediatico di cui gode, ma il primo motivo è legato al suo saper incarnare un cambiamento morbido e garbato, prossimo al gattopardismo: al suo essere scaltro e rassicurante. Renzi ha poi un merito: laddove in Europa dominano le derive destrorse, l’Italia ha lui. Se non è scemo, e non lo è, a breve fa saltare il banco, va al voto, prende una maggioranza bulgara e con un Parlamento ferocemente renziano fa tutte le riforme che vuole. Da ieri i Civati e Cuperlo contano ancora meno nel Pd, e se hanno un minimo di amor proprio vanno di corsa a dare una mano a Tsipras(o a chi ci sarà alle prossime politiche). Renzi è ormai un uomo solo al comando, circondato spesso – ahinoi – da arroganti e sprovveduti. Speriamo bene.
2) M5S. Il grande sconfitto. L’ho scritto mille volte, beccandomi gli insulti di tanti grillini, ma lo ripeto: in un paese tradizionalista e conservatore come l’Italia, un movimento così anomalo e di rottura che va stabilmente a due cifre (e la prima è un “2”) ha del miracoloso. Per dire: quando sono usciti gli exitpoll, che davano Renzi al 33 e M5S al 26.5, fossi stato in loro avrei firmato tutta la vita. E invece a molti sembrava poco. Mah. M5S, ogni tanto, dovrebbe essere realista, ma proprio non gli riesce. Ho anche scritto un anno fa che “il 25% non lo riprende neanche nei sogni hard”, ma ieri ipotizzavo comunque un 25-27%.
Non mi stupisce il secondo posto, e tutto sommato neanche il 21 scarso: mi stupisce il gap rispetto a Renzi. Nonostante i tre milioni di voti in meno rispetto al febbraio 2013, il risultato non è negativo in sé: a giugno 2013 era dato sotto al 20% e invece oggi è ormai seconda forza radicata: chi, 15 mesi fa, avrebbe detto che Di Battista sarebbe stato più forte di Berlusconi?
I problemi sono due. Il primo è la forbice sovrumana con Renzi: accettabile fino a 5, dolorosa attorno al 12 (due mesi fa si parlava di Renzi 34% e M5S al 22%), disastrosa con i quasi 20 punti attuali. Il secondo problema, forse ancora più grave, è la sopravvalutazione di se stessi. Perché insistere con ‘sto “vinciamonoi”? Perché credere ciecamente nel sorpasso (ma sorpasso de che?)? Perché dare quasi per certo il raggiungimento del 30% o giù di lì? Perché farsi così tanti autogol (“Se non vinco mi ritiro”, cit Grillo)? E’ ovvio che, giustamente, ora mezzo mondo li sfotte. E fa bene a sfottere.
Detta più chiaramente: numericamente è una sconfitta, ma visto le (folli) aspettative malamente alimentate è un’asfaltata. Non so da cosa sia dipesa tale sopravvalutazione: evidentemente i 5 Stelle si sono convinti che il mondo reale fosse la rete o la piazza piena. A furia di riempire piazze e collezionare “i like”, hanno forse dimenticato che l’Italia che vota è fatta anzitutto da chi in piazza non ci va mai e magari decide all’ultimo momento per chi votare. I milioni di indecisi, alla fine, li ha presi tutti Renzi. I militanti 5 Stelle sono più attivi di quelli del Pd, ma anche questa non è una novità: pure Luttazzi riempiva i teatri e Santoro faceva incetta di share, ma convincevano i già convinti e la maggioranza reale restava sempre di Berlusconi. Adottando un profilo più basso, oggi M5S avrebbe addirittura potuto sorridere, perché in Italia la norma è che vincano i Renzi e l’anomalia è che i Grillo vadano sopra il 10 (figurarsi il 20). Se però ripeti ogni istante “vinciamo noi”, poi ti demoliscono per forza.
A margine, ho due convinzioni che ai 5 Stelle piaceranno poco. La prima è che, per i 5 Stelle, essere secondi sia a tutt’oggi meglio che essere primi (a fare opposizione sono bravi, a governare non so). La seconda è che, nella più rosea delle aspettative, un paese governato da Renzi con il pungolo costante dei 5 Stelle è oggi il massimo a cui l’Italia può ambire. In ogni caso, M5S – se non vuole calare ulteriormente – deve farsi un bagno di umiltà e imparare dai troppi errori: qualcuno politico, molti strategici. I parlamentari bravi li hanno: vediamo come reagiranno.

3) Berlusconi. E’ politicamente finito: il berlusconismo no (anzi), lui sì. Anche se in qualsiasi altro paese oggi sarebbe al 5% e non sopra il 16%. Vedere i berlusconiani dire e scrivere che “tutto sommato è andata bene” è l’ulteriore comica del centrodestra: è andata bene sì, ma solo se le previsioni erano una tempesta di meteoriti sul cranio asfaltato di Silvio. Con Renzi al comando, Berlusconi non ha più senso. Se siete tristi, pensate a Gasparri e Santanché: vi tornerà il buonumore.

4) Lega. Avevo previsto, io come tanti, anche questo: quarta forza del paese e Salvini unico uomo di destra a poter ridere. Infatti. Ha fatto una campagna elettorale strepitosa, e lo dice uno che non lo condivide mai.

5) Alfano. Anche qui nulla di nuovo. NCD non esiste, è una categoria hegeliana dello spirito. Hanno più indagati che elettori. In tivù mi sono sentito dire da Lupi che avrebbero preso l’8%, e così pure la Lorenzin. A fatica hanno superato la soglia. Aiutateli.

6) Fratelli d’Italia. L’Italia non s’è desta.

7) Monti. Non esiste.

8) Tsipras. Credevo che non avrebbero superato lo sbarramento: di poco, una cosa tipo 3.5-3.8%. E invece, seppur di pochissimo, pare che mi sia sbagliato. E mi piace avere sbagliato.