venerdì 23 agosto 2013

L'ANM e i servi della gleba a caccia dell'osso


Fa bene all'animo accorgersi che il Delinquente ha un rodimento nel posteriore che non lo fa stare tranquillo. Lui che ha distrutto il buonsenso di una larga fetta degli italiani, lui che ha sospinto all'ignoranza, lui che ha avvelenato i pozzi, che ha portato mafiosi, camorristi ecc. in Parlamento e al Governo, lui che ha sdoganato puttane d'alto borgo nelle Istituzioni, lui che ha piegato il Diritto a suon di leggi personalissime per evitare condanne pesanti per reati gravissimi... beh, lui per una volta ha perso. Questo è quello che non può sopportare. E la perdita dell'immunità parlamentare, vera porcheria del nostro ordinamento giuridico, è quanto di più pericoloso esista per lui: pregiudicato condannato in via definitiva.

E allora i servi della gleba (i volenterosi carnefici) ripartono all'attacco, e mass media e organi di stampa servi del quartier generale ripartono con il manganello e la menzogna, scatenando una gazzarra che con l'intelligenza, il cuore e l'onestà non ha niente a che vedere. Un osso poi (forse) il padrone glielo getterà.

Il presidente Napolitano (a mio giudizio il peggiore di sempre nella storia dell'Italia repubblicana) non si è schierato apertamente a difesa della Giusitiza e dei suoi operatori, ha invece lasciato aperti spiragli al Delinquente. E allora l'Associazione Nazionale Magistrati si è ancora una volta trovata da sola, contro tutta questa delinquenza che si è scatenata a difesa del pregiudicato di Arcore. La feccia lavora per il padrone, ma il padrone ha paura lo stesso.

Siamo nelle mani del PD, purtroppo.



Condanna Berlusconi, Anm: “Linciaggio mediatico per neutralizzare sentenza”

 

In una nota ufficiale l'Associazione Nazionale Magistrati denuncia la "strategia giornalistica con l'evidente finalità di sminuire gli effetti della sentenza definitiva" del processo Mediaset. "A rischio lo Stato di diritto", scrive il presidente Rodolfo Sabelli


di Redazione Il Fatto Quotidiano

E’ in corso un “linciaggio mediatico per neutralizzare la sentenza” di condanna nei confronti di Silvio Berlusconi. La denuncia viene dall’Associazione Nazionale Magistrati, con una nota firmata dal presidente Rodolfo Sabelli, dal suo vice, Valerio Savio, e dal segretario generale Maurizio Carbone.

“L’Anm ancora una volta denuncia pubblicamente il susseguirsi di articoli di stampa e di servizi televisivi contenenti gravi offese a singoli magistrati e inaccettabili attacchi all’intero ordine giudiziario, giunti fino alla redazione di elenchi di magistrati, che evocano liste di proscrizione“, si legge nel testo. “Tale strategia giornalistica, che ricorre anche alla diffusione di notizie grottesche e ripropone argomenti vecchi e già ripetutamente smentiti – prosegue l’Anm – rivela la sua natura di operazione strumentale, fondata sull’uso sistematico di argomenti falsi e gravemente diffamatori, volti a screditare la magistratura e l’operato di singoli magistrati, con una gravità e un’intensità tali da assumere le caratteristiche di un vero e proprio linciaggio mediatico. Ciò avviene in collegamento con la conclusione del processo Mediaset’, con l’evidente finalità di sminuire gli effetti di una sentenza definitiva e nel pervicace tentativo di neutralizzare le conseguenze della stessa, con grave compromissione dei principi fondamentali sui quali si basa lo Stato di diritto“.

Il riferimento dell’Anm non è esplicito, ma sembra tirare in ballo alcuni quotidiani legati a Berlusconi, come Il GiornaleLibero e Panorama, che nelle ultime settimane hanno rivolto pesanti accuse al giudice Esposito. Per giorni Il Giornale ha insistito su una serie di inchieste che in passato hanno riguardato il presidente della Corte di Cassazione, omettendo sistematicamente gli esiti a lui favorevoli. Al quotidiano diretto da Alessandro Sallusti si è poi aggiunto anche quello di Maurizio Belpietro, citando una cena in cui il magistrato avrebbe esternato il suo odio nei confronti del Cavaliere. Oggi, poi, Panorama (ripreso anche dal Giornale) ha pubblicato una lista di venti “pm rossi anti Cav” che nel corso della loro carriera avrebbero inquisito il leader del Pdl.

Quella dell’Anm è l’ultima di una serie di prese di posizione che il sindacato dei magistrati ha messo nero su bianco nelle ultime settimane, da quando il 1 agosto la Suprema Corte ha emesso il suo verdetto e pochi giorni dopo il giudice che presiedeva il collegio, Antonio Esposito, ha rilasciato un’intervista poi smentita nel passaggio centrale, ma da più parti giudicata inopportuna. Un’intervista in cui si sono voluti vedere, indebitamente anticipati, i contenuti delle motivazioni della sentenza che ancora non sono state depositate. Esposito ha ripetutamente spiegato che alcune domande erano state inserite arbitrariamente in un secondo momento, che quello non era il testo concordato. Ma la registrazione audio di quel colloquio ha fatto traboccare il vaso e ha aperto un fronte polemico che non si è ancora spento; e la vicenda ha indotto Csm, Pg della Cassazione e ministro della Giustizia a degli approfondimenti.

Il 12 agosto l’Anm aveva contestato proprio il Giornale per la “grossolana ricostruzione” della storia di Magistratura Democratica e due giorni dopo le stesse critiche si erano estese a Panorama. Ora il contrattacco si inasprisce. Il sindacato parla di “strategia giornalistica, che ricorre anche alla diffusione di notizie grottesche e ripropone argomenti vecchi e già ripetutamente smentiti”, un’“operazione strumentale, fondata sull’uso sistematico di argomenti falsi, gravemente diffamatori, volti a screditare la magistratura e l’operato di singoli magistrati, con una gravità e un’intensità tali da assumere le caratteristiche di un vero e proprio linciaggio mediatico”. Lo scopo: “Sminuire gli effetti di una sentenza definitiva” e tentare di “neutralizzarne le conseguenze, con grave compromissione dei principi fondamentali sui quali si basa lo Stato di diritto”.

domenica 18 agosto 2013

Marina? Tutta suo papà

Questione di DNA. E io sono anni luce lontano da questo modo di "rispettare" la Legge e vivere. Ad ognuno la sua coscienza, se ce l'ha. Io la mia me la tengo stretta.



Anche Marina ha i soldi offshore

 
di Paolo Biondani

Un tesoretto nei paradisi fiscali, dalla Manica fino alle Bermuda. Proprio come papà. E chi gliel'ha confezionato? L'avvocato Mills

Marina Berlusconi erediterà la guida di Forza Italia? Lei lo ha smentito. Ma un articolo de "l'Espresso" nel numero in edicola da giovedì ricostruisce come la primogenita abbia già ereditato dal padre la passione per le società offshore. Dalle carte del processo Mediaset salta fuori che a lei è stata intestata una parte di quel tesoro nascosto all'estero che è alla base della condanna definitiva per frode fiscale del miliardario di Arcore.

La traccia più vistosa porta a una villa da sogno alle Bermuda, frequentata più volte dall'ex premier e da sua figlia. I documenti ora pubblici, confermati dalle ammissioni di due avvocati internazionali del gruppo Fininvest-Mediaset, descrivono quella residenza caraibica come un regalo «riservato» di papà Silvio alla sua primogenita, indicata come la vera proprietaria, dietro lo schermo di una delle tante offshore.

La storia comincia il 15 dicembre 1990, quando Silvio Berlusconi sposa l'attrice Veronica Lario. Per Marina e Piersilvio Berlusconi, nati dal primo matrimonio, le seconde nozze del padre creano un problema: fino a quel giorno sapevano di dover dividere eventuali lasciti, dalle donazioni presenti all'eredità futura, con gli altri tre figli che Silvio aveva già avuto da Veronica, ma da quel 15 dicembre una fetta di torta spetta alla nuova moglie. Dunque, come evitare malumori tra le due famiglie? Secondo le carte del processo Mediaset, Silvio Berlusconi ha risolto tutto alla vigilia delle nozze, affidando il caso a un avvocato inglese, David Mills. Proprio lui, il mago dell'evasione internazionale, che nel 2004 ha descritto l'incarico ottenuto dal Cavaliere: «Lo scopo era destinare una parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio: mi si chiedeva di costruire due veicoli societari per i diritti televisivi e destinare i profitti a Marina e Piersilvio. E si voleva che questa struttura rimanesse riservata».

L'ammissione di Mills è una conferma dell'accusa, perché solo il vero padrone di un tesoro offshore può chiedere di intestarne una parte ai figli. Fatto sta che l'avvocato crea davvero «due trust» (società fiduciarie, che servono appunto a nascondere i veri proprietari) nel paradiso fiscale di Guernsey: quello della primogenita si chiama "Muesta". Sull'atto costitutivo, stipulato a Londra nello studio Mills, c'è la firma di Marina Berlusconi, sopra una data che parla da sola: 14 dicembre 1990, vigilia del matrimonio tra Silvio e Veronica.

Quei due trust, che Mills aveva tenuto nascosti ai pm di Tangentopoli insieme ad altre offshore segretissime, sono stati scoperti solo con il nuovo processo Mediaset. Quando ha potuto analizzare i conti esteri, la stessa Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione di ogni accusa per Marina e Piersilvio Berlusconi: i due trust erano intestati a loro, ma come «meri prestanome», perché in realtà è il padre che ha continuato a gestire tutti i soldi.

Non solo. Marina Berlusconi ha almeno una offshore con un vero patrimonio estero. Si chiama Bridgestone Properties Limited ed è una delle società costruite proprio da Mills, tra gli anni '80 e '90, per nascondere il nero creato dalla Fininvest. Nel 2003 i magistrati scoprono che Mills, sette anni prima, aveva sottratto alle perquisizioni le carte delle offshore più segrete, tra cui la Bridgestone. Scoperto il depistaggio, i pm gli chiedono a chi appartiene. A quel punto Mills ammette: «Bridgestone Limited è la società che aveva acquistato la villa di Silvio Berlusconi alle Bermuda e un'imbarcazione. So che la società apparteneva a Marina Berlusconi. E ne ho avuto conferma quando ho consegnato le carte di Bridgestone all'avvocato Maurizio Cohen di Montecarlo, che mi disse che le avrebbe consegnate a Marina Berlusconi».

La villa si chiama Blue Horizons: Marina ne figurava come semplice inquilina, stando alla versione scritta nei contratti esteri da lei firmati nel 2002 e 2003. Nel 2004 però i pm interrogano anche il suo avvocato Maurizio Cohen, che conferma tutto: «Ricordo di aver ricevuto nel 1999 o 2000, mi sembra dall'avvocato Mills, il dossier concernente la proprietà Blue Horizons, che è una villa alle Bermuda». E a chi appartiene quella villa? Cohen, in francese, risponde sicuro: «Marina Berlusconi ha il godimento esclusivo della proprietà e lei stessa mi ha indicato che è registrata come proprietaria nei registri fondiari delle Bermuda. Mi ha detto che ne è diventata proprietaria per donazione».

La versione integrale dell'inchiesta è in edicola sul nuovo numero de l'Espresso

lunedì 5 agosto 2013

Boutade o altro? La proposta di Cotti (M5S)


Credo che questa vada letta e commentata. Il Fatto Quotidiano riporta la notizia secondo cui un senatore del M5S, Roberto Cotti, abbia inviato una lettera ai colleghi del movimento proponendo una terza via all'inciucio o al fare tutto da soli (come piace a Casaleggio e quindi a Grillo).

La notizia è QUI, il testo è questo:

“Proposta ai Senatori del Movimento 5 Stelle”

Roberto Cotti 
Il Pd e Scelta Civica mettano termine ai questo governo col Pdl ostaggio di Berlusconi, un governo impresentabile. Partiti e gruppi presenti in parlamento si rendano disponibili ad avvallare la nascita di un nuovo governo di rottura col passato, mettendosi da parte. Il PD faccia un passo indietro e appoggi un nuovo governo senza doverlo per forza guidare, né controllare. Parlo di un nuovo governo fatto da esponenti della società civile, aperto a chi vorrà sostenerlo. Un premier nuovo, fuori dai partiti, un programma nuovo e coraggioso, che parta dalla riforma del sistema elettorale (per dare una maggioranza certa al paese e permettere ai cittadini di votare i propri rappresentanti) e dalla riforma della politica, centrato sui problemi della gente e non sulla gestione dei e per i partiti. Si faccia un governo della gente anziché un governo dei partiti: non sto parlando di un accordo col Pd, un nuovo governo deve poter nascere da proposte discusse nel paese, tra la gente, non in vertici con segretari o capigruppo di partito. Se il Pd si mostrerà disponibile ad una prospettiva simile ed il capo dello stato la avvallerà si potrà ragionare sui particolari. Intanto giro questa proposta a voi Senatori del Movimento 5 Stelle per iniziare a parlarne, e la girerò presto anche ai nostri deputati. Se avrà consensi è giusto che se ne parli in tutto il Movimento prima di prendere qualsiasi determinazione. Roberto Cotti Cittadino Portavoce al Senato Movimento 5 Stelle”.

Che dire? Anzitutto Casaleggio non apprezzerà questa proposta, e quindi anche Grillo non sarà d'accordo, se sono coerenti con quanto hanno sempre detto. Ricordiamo che il deputato del M5S Mimmo Pisano aveva proposto a Casaleggio un canovaccio di idee per governare, ma aveva incassato il NO: "Noi non facciamo politica". Casaleggio poi ha cambiato discorso, più di recente, dicendo che alle prossime elezioni il M5S avrà il 51% e governerà. Grillo tace, acconsente e spara a zero su tutti (in alcuni casi ha ragione, lo ricordo - anche se non lo voto).

Questa proposta di Cotti è semplicemente vuota: chiede al PD un passo indietro, chiede a Napolitano l'ok, e poi si potranno "discutere i particolari" dopo? Ok, ho capito: è pubblicità. Adesso tutti conosciamo Roberto Cotti, bravo. Sarebbe stato serio dire: fatevi indietro, noi abbiamo un programma. Cotti questo programma l'ha dimenticato? E poi: il suo presidente del consiglio chi sarebbe? Del resto in linea col "noi non facciamo politica" di Casaleggio nessuno ha mai detto chi sarebbe stato il candidato Premier del M5S.

Attenzione: non sto difendendo Letta (zio e nipote): il loro governo è una vergogna, e Napolitano è stato già marchiato in nero all'appuntamento con la Storia. Però se dobbiamo affidarci "anema e core" al leader di Cotti, al programma misterioso di Cotti, beh... un po' di particolari in più non guasterebbero, grazie. A meno che non si volesse riferire al programma già noto (almeno a chi lo ha letto, per esempio io - e non molti talebani a 5 stelle per i quali la lettura è noiosa).

Muoio dalla voglia di leggere come reagirà il duopolio della "democrazia diretta" (!).

In questa bolla d'aria però c'è una cosa positiva: Mimmo Pisano non è l'unico parlamentare del M5S che ha fatto affermazioni coraggiose, nel senso di provare a mettersi a governare davvero. Casaleggio, Grillo, cucù? Ho una notizia per voi: i vostri parlamentari vogliono crescere. Voi che dite? Vi va bene?

Delinquente di Stato: il miliardo all'estero e riflessioni


Puntuale e scrupoloso articolo dell'Espresso, ci ricorda una delle tante cose dimenticate: il miliardo e passa di euro che grazie all'evasione fiscale Sua Delinquenza ha sistemato oltrefrontiera. Il delinquente (condannato al carcere con sentenza definitiva, quindi: delinquente e pregiudicato) evasore fiscale nel corso degli anni e in assoluto silenzio ha messo da parte in svariate Hammamet un bel gruzzolo di soldi (facciamo un ripassino, ma basta cercare su google) e nel frattempo ha plasmato la legge italiana alle sue esigenze di imprenditore e indagato (facciamo un altro ripassino, via!). Non stupisce che alla corte di un delinquente di cotal fatta, i cui legami con la Mafia sono stati e sono tuttora oggetto di indagini, siano accorsi cortigiani e prostitute, tutti alla ricerca di una poltrona d'oro con la quale arricchirsi. Non stupisce neanche che una parte considerevole del paese, lobotomizzata dalle televisioni del biscione e dall'appoggio spesso silente di mamma Chiesa (oggi nel caos per le aperture di Papa Francesco alla vera Morale), dia ancora appoggio a un delinquente di cotal fatta. Non stupisce infine neppure che  il delinquente di Stato continui la sua lotta dell'odio a chi lavora facendo rispettare la Legge, aiutato da colletti bianchi senza etica e giornalisti proni e pronti alla menzogna.

Quello che stupisce è che il centro sinistra oggi abbia quasi completato il processo di accettazione tacita di tutto ciò. Non l'Italia dei Valori, non Azione Civile, sia chiaro: uniche vere voci di dissenso come Romano Prodi (e come lui messe da parte da un popolo rincoglionito), ma tutto il resto del centro sinistra, PD in testa, e con SEL che un giorno sta qui, un altro sta là, a fare filosofia e basta, beh... quel centro sinistra è nel meccanismo piduistico-democristiano del mantenere questo comodo status quo, per restare con le chiappe attaccate a ventosa sulle poltrone d'oro.

La Democrazia Cristiana non è mai morta: ha fagocitato il PCI (il cui declino è iniziato con Occhetto ed è stato completato da D'Alema) ed è al potere più scintillante che mai. Zio e nipote Letta rappresentano quanto di più elegante e sporco ci sia oggi nella politica: il viso serio di chi per migliorare le cose (per noi) non fa niente di utile.

Sembrano parole da grillino, ma io non ho votato né voterò mai il M5S (chi segue il blog lo sa bene): i pericoli legati all'opera dei vertici scaltri del movimento (che fa credere esista una democrazia diretta, ma manipola la formazione del consenso con tecniche di puro marketing) sono ben evidenti, e ad essi si affianca l'inesperienza nella gestione della cosa pubblica, inesperienza che fa dei parlamentari pentastellati uno oggetto di facile controllo dall'alto. Vedo bene il M5S all'opposizione, avrei serissime preoccupazioni a vederlo operare al governo, come maggioranza (e grilloleggio vogliono tutto in mano, senza dialogo, né all'esterno né all'interno). Riconosco comunque buone iniziative dal M5S in questi mesi di legislatura: i fatti sono fatti.

La politica va rifondata dalla base e all'interno dei partiti.

Tornando a Berlusconi, con la manifestazione di ieri ha dimostrato che dopo la condanna non c'è ravvedimento, anzi... pertanto la legge sull'Indulto non è da applicare a lui: deve andare in carcere. Niente domiciliari, niente servizi sociali. Carcere. E grazie alla legge Severino, votata anche dal PDL proprio l'anno scorso, Berlusconi deve essere cacciato a pedate dal Senato. Senza godere più dell'Immunità Parlamentare. Anche lui scoprirà però le gioie dell'assenza dei vincoli nel controllare il partito dall'esterno, cosa in cui Grillo è maestro col suo movimento (il pluriomicida che fa il guru).

Auspico che Ingroia e Messina (nuovo leader dell'IDV al posto di Di Pietro) lavorino assieme, magari riportando SEL a più miti consigli, per una programma valido da presentare alle prossime elezioni, prima delle quali spero che gli italiani, invece di dar retta alle fanfare e agli slogan urlati bene per le piazze, si documentino sulla validità dei candidati e soprattutto leggano i programmi (cosa che facciamo davvero in pochi oggigiorno).

Il rischio del "sosteniamo il governo Letta" da parte di Berlusconi e della sua accozzaglia di parlamentari è ben chiaro: "siamo in maggioranza, cambiamo le regole del gioco come ci conviene". Il secondo rischio è l'assenza di un presidente della Repubblica che possa definirsi tale.

Ok, fine del qualunquismo: sparate a zero, voi che portate i paraocchi, prego. Accomodatevi piddini, pidiellini, leghistoidi o grillanti.



A Berlusconi restano i soldi: offshore

 
di Paolo Biondani

È stato condannato e non potrà più farsi eleggere. Però una partita con i giudici  il Cavaliere l'ha vinta: il miliardo e passa di euro che ha nascosto all'estero e non è mai stato trovato

Dopo tanti processi, la bagarre politica che accompagna la sentenza della Cassazione sull'affare Mediaset rischia di far dimenticare una verità assoluta, che prescinde dagli alterni e comunque controversi risultati dei singoli casi giudiziari, per quanto importanti: Silvio Berlusconi resta senza dubbio l'imputato più furbo d'Italia.

Per misurare la sua grandezza, basta accantonare i codici e seguire la pista dei soldi, ripercorrendo la storia di una formidabile caccia al tesoro che dura da vent'anni. Un autentico tesoro: a conti fatti, più di un miliardo e 100 milioni di euro. Una montagna di denaro nascosto all'estero, che una raffica di sentenze definitive, convalidate negli anni scorsi anche dalla Cassazione, nell'indifferenza quasi generale, avevano già certificato come «la cassaforte occulta del gruppo Berlusconi».

Il bello è che nessuna autorità è mai riuscita a toccare un solo euro di quella fortuna. Insomma, per quanto sia ancora lontana la fine di altri processi ad alto rischio, a cominciare dal caso Ruby che vede il leader del centrodestra condannato in primo grado a sette anni, la più grande caccia al tesoro dell'ultimo ventennio l'ha stravinta lui.

Tutto comincia con un calciatore: Gianluigi Lentini, ceduto al Milan dal Torino nel 1994. Berlusconi guida il suo primo governo, dopo il trionfo alle elezioni in cui ha potuto presentarsi come l'anti-politico: uno dei pochissimi capitani d'azienda ancora non coinvolti in Tangentopoli. Nell'Italia già in crisi, il prezzo di quell'attaccante crea un certo scandalo: 18 miliardi e mezzo di lire. Ma il vero problema è che il presidente del Torino va in bancarotta e a quel punto confessa di aver intascato altri 10 miliardi (5 milioni di euro) in nero.

Da dove arrivano quei soldi? Da una misteriosa società offshore, la New Amsterdam, che li ha trasferiti in Italia tramite una finanziaria elvetica che spostava anche soldi di Cosa Nostra. I pm di Mani Pulite scoprono che questa New Amsterdam è gestita dalla filiale svizzera della Fininvest. Assistiti dal procuratore Carla Del Ponte, riescono a farla perquisire. Ma non trovano niente. Le carte che scottano sono finite a Londra, nascoste nello studio dell'avvocato David Mills.

A Milano intanto infuria Tangentopoli. Quattro squadre della Guardia di Finanza confessano di aver intascato mazzette dal gruppo Fininvest. Il governo Berlusconi risponde con il decreto Biondi, che punta a scarcerare i tangentisti, ma viene ritirato a furor di popolo.

L'inchiesta più pericolosa riguarda Telepiù, la prima tv a pagamento, che Berlusconi non potrebbe intestarsi per legge: salta fuori che molti soci sono prestanome di lusso, finanziati segretamente con 320 milioni di euro da un altro giro di società offshore, proprio quelle su cui avrebbero dovuto indagare i finanzieri corrotti dalla Fininvest. Nello stesso autunno del '94 il principale cassiere di Bettino Craxi confessa che il leader socialista ha intascato cospicue tangenti in Svizzera. Soldi bonificati dall'ennesima offshore, chiamata All Iberian, che si rivela una cassaforte miliardaria.

Per trovare le carte sparite dalla Svizzera, i magistrati devono mettere in moto la polizia inglese, che il 16 aprile 1996 perquisisce lo studio di Mills. E trova i primi documenti. Il legale inglese sembra collaborare e ammette di aver aiutato i manager Fininvest a manovrare ben 64 offshore, compresa la New Amsterdam. Mentre le banche svizzere documentano che la cassaforte centrale, quella All Iberian che pagava Craxi e tanti altri, ad esempio i giudici corrotti dall'ex ministro Cesare Previti, risulta «appartenente al gruppo Fininvest». Berlusconi, finito all'opposizione, sembra perduto: condannato in tribunale per le tangenti al Psi di Craxi e alla Guardia di Finanza, nel 2000 tenta di trattare un patteggiamento per la maxi-accusa di falso in bilancio, nata proprio dalla scoperta del "sistema All Iberian", ben 775 milioni di euro nascosti in quei conti offshore.

Ma dopo le prime riforme della giustizia e soprattutto la vittoria elettorale del 2001, per il miliardario imputato cambia tutto. Una legge del 2002 annienta il reato-base di falso in bilancio: Berlusconi guadagna la prescrizione sia per l'affare Lentini sia per tutta la vicenda All Iberian, oltre che per la corruzione giudiziaria del Lodo Mondadori. Le sentenze definitive spiegano che «non può certo dirsi innocente», ma ormai neppure il fisco può fargli niente: i conti svizzeri si possono usare come prove solo nei processi penali, mai contro l'evasione in sé. Intanto una sezione della Cassazione lo assolve pienamente per le tangenti alla Guardia di Finanza, senza neppure un processo-bis, pur condannando i suoi manager-parlamentari: loro hanno corrotto perfino un generale, ma lui poteva non saperlo.

E i soldi svizzeri di All Iberian dove sono finiti? Spariti in un altro paradiso fiscale: le nuove carte rivelano che, proprio tra il decreto Biondi del '94 e la perquisizione inglese del '96, il tesoro si è spostato alle Bahamas, sotto la regia dell'impenetrabile banca Arner.

Solo nel 2001, dopo altri cinque anni di opposizioni legali della Fininvest, arriva in Italia la documentazione su altri conti svizzeri. Che svela la storia delle offshore più strategiche, quelle che pompavano i soldi dentro la cassaforte All Iberian. E qui comincia l'inchiesta Mediaset. Le nuove carte raccontano che la perquisizione dello studio Mills fu depistata: un banchiere della Arner ha portato via 43 scatoloni di documenti. Dunque, nuova caccia al tesoro, tra Guernsey e l'Isola di Man. Anche qui sembra sparito tutto, tranne un appunto di cinque righe con un indirizzo di Londra: il nascondiglio dove nel giugno 2003 vengono finalmente trovate le carte mancanti. Di fronte ai documenti, Mills ammette di aver gestito anche le offshore supersegrete. E conferma che Berlusconi, appena fu indagato, gli chiese di intestarne un paio ai due figli maggiori, comportandosi da vero padrone.

Queste nuove casseforti offshore, così ben nascoste, hanno incamerato solo dal 1994 al 1998 la bellezza di altri 368 milioni di euro. La difesa le ha sempre definite società estranee, che compravano i diritti di trasmettere film americani e li rivendevano alle tv italiane. Per l'accusa invece erano solo un trucco (paragonato dai manager al «gioco delle tre carte») che consentiva a Mediaset di gonfiare a dismisura i costi dichiarati al fisco italiano. E a qualche furbone di nascondere i soldi nei paradisi esteri.

Dopo tutte le precedenti sentenze definitive, il nuovo processo Mediaset doveva solo stabilire chi fosse quel furbone. Partendo da una confessione. Spaventato dalle indagini inglesi, infatti, Mills rivela al suo commercialista e nel 2004 anche ai pm milanesi di aver incassato una tangente di 600 mila euro dalla Fininvest proprio per non testimoniare che le offshore del tesoro televisivo erano «di proprietà di Berlusconi».

E' allora che si apre l'altro processo per la corruzione del testimone inglese: Mills cerca di ritrattare, ma viene condannato in primo e secondo grado, mentre Berlusconi rinvia i verdetti grazie a leggi incostituzionali. La mossa più astuta è del 2005: la legge ex Cirielli dimezza i tempi della prescrizione e rende impunibile la corruzione di Mills. La stessa riforma minimizza anche le accuse del processo Mediaset: dei 368 milioni scoperti dalle indagini, sopravvive solo l'ultima fetta di frode fiscale da 7,3 milioni di euro.

Tra tante sentenze definitive, un dato economico resta assodato: i tesori delle offshore sono spariti. Anche perché molte indagini si sono fermate contro muri di gomma: nessuna collaborazione da Hong Kong né da altri paradisi fiscali. E perfino a Parigi, quando la procura è andata a cercare due archivi dei contratti di Mediaset, si è sentita rispondere che uno era andato distrutto da «un incendio fortuito», l'altro da «un allagamento».

venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi delinquente. I dati della sentenza. I commenti. VIDEO


Delinquente, punto. Pregiudicato. Leggiamo assieme un po' di commenti, e i dati della sentenza. I deliri, le cappellate spaziali e la rabbia di Ghedini & co. sono aria pura da respirare per Noi della Società Civile. Ripeto quanto scritto ieri: zio Gianni convincerà nipote Enrico a soccorrere il pregiudicato-evasore? Staremo a vedere.




Sentenza Mediaset, Berlusconi condannato a 4 anni. Annullata l’interdizione

 

Diventa definitiva la pena per il leader del Pdl, colpevole di frode fiscale, ma la Cassazione rinvia in Corte d'appello a Milano la rideterminazione della pena accessoria. Per il Cavaliere la prospettiva degli arresti domiciliari o dell'affidamento ai servizi sociali per l'anno non coperto da indulto. Bruti Liberati: "Pena subito eseguibile". Ghedini, Coppi e Longo: "Sgomenti, ricorreremo in Europa"

 
di Redazione Il Fatto Quotidiano

Silvio Berlusconi è condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. Annullata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che dovrà essere rideterminata dalla Corte d’appello di Milano. Lo hanno deciso i giudici della sezione feriale della Cassazione dopo sette ore di camera di consiglio. Confermate anche le condanne di tutti i coimputati: Daniele Lorenzano, Gabriella Galetto e Frank Agrama.

E’ la prima volta che Silvio Berlusconi subisce una condanna definitiva e irrevocabile. Dei quattro anni, tre sono coperti da indulto e l’ex premier – che comunque non andrà in carcere perché ultrasettantenne – potrà scontare la pena agli arresti domiciliari o chiedere l’affidamento ai servizi sociali. Prima di qualunque iniziativa, la sentenza deve essere trasmessa alla Procura di Milano, dove è originato il procedimento sulla frode fiscale nella compravendita dei diritti tv. Il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati si è limitato al momento a spiegare che “la pena principale è definitiva ed è eseguibile, si seguiranno i tempi consueti”. La definitività della sentenza fa cadere automaticamente ogni privilegio parlamentare, perciò il Senato non avrà alcune voce in capitolo sulle sorti di Berlusconi.

IL DESTINO DEL CAVALIERE: DOMICILIARI O SERVIZI SOCIALI. Bruti Liberati ha spiegato che, secondo la procedura, una volta arrivata la sentenza il pm dovrà emettere il cosiddetto ordine di esecuzione con contestuale sospensione perché la pena effettiva da scontare è di un anno. Dal momento della notifica dell’atto il Cavaliere, entro il tempo massimo di 30 giorni, potrebbe andare ai domiciliari o chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Ma il termine, vista la pausa feriale, decorre dal 16 settembre. La richiesta verrà valutata dal Tribunale di sorveglianza in tempi lunghi. Se non verrà presentata alcuna istanza di misura alternativa, toccherà ad un magistrato di sorveglianza decidere nell’arco di pochi giorni e, in base anche alla legge ‘Svuota-carceri’: la misura per Berlusconi sarebbe comunque quella dei domiciliari.

COPPI E GHEDINI: “SGOMENTI, RICORSO IN EUROPA”. “Non farò l’esule, come fu costretto a fare Craxi. Nè accetterò di essere affidato ai servizi sociali, come un criminale che deve essere rieducato”. Così si leggeva qualche giorno fa in un’intervista di Silvio Berlusconi a Libero, che però fu subito smentita da una nota di Palazzo Grazioli. I legali di Silvio berlusconi attendono qualche ora prima di dire la loro: “La sentenza della Corte di Cassazione nel Processo Diritti non può che lasciare sgomenti” affermano in una nota Franco Coppi, Niccolò Ghedini e Piero Longo. “Vi erano solidissime ragioni ed argomenti giuridici per pervenire ad una piena assoluzione del Presidente Berlusconi. Valuteremo e perseguiremo – annunciano – ogni iniziativa utile anche nelle sedi Europee per far si che questa ingiusta sentenza sia radicalmente riformata”. 

INTERDIZIONE, LA MINA DISINNESCATA. L’annullamento con rinvio dei cinque anni di interdizione dai pubblici uffici – come da richiesta del procuratore generale – disinnesca però un problema politico immediato per il Cavaliere, perché per avviare un’eventuale procedura di decadenza da senatore sarà necessario attendere il nuovo verdetto d’appello. La conferma della pena definitiva fa cadere comunque il rischio di prescrizione del reato. “La pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, per Silvio Berlusconi, potrebbe ridursi fino a un anno di interdizione, perché le norme alle quali ha fatto riferimento il dispositivo del verdetto prevedono un’interdizione da un anno a un massimo di tre. La misura dunque la rideterminerà la corte di Milano”, ha affermato l’avvocato Filippo Dinacci, che nel processo Mediaset in Cassazione ha difeso Gabriella Galetto, e che difende l’ex premier in altri procedimenti. 

Il processo d’appello per rideterminare al ribasso i cinque anni di interdizione potrebbe aprirsi già entro la fine dell’anno, ma dipende da quando gli ermellini invieranno le motivazioni del provvedimento di oggi. Dopo di che, non più la seconda ma la terza corte d’Appello di Milano, nel giro di un mese, dovrebbe fissare il nuovo processo che riguarderà dunque solo la durata del periodo dell’interdizione dai pubblici uffici del Cavaliere. Anche in questo caso il verdetto sarà impugnabile di nuovo davanti alla Suprema Corte. 

MA LA LEGGE ANTICORRUZIONE POTREBBE FAR DECADERE BERLUSCONI. Ma sul futuro politico del leader del centrodestra potrebbe pesare anche la nuova legge anticorruzione approvata nel 2012, secondo la quale se interviene una condanna definitiva superiore ai due anni, scatta infatti la procedura per l’incandidabilità del parlamentare. A prescindere dalle pene accessorie. A ricordarlo è il presidente della Giunta per le Elezioni e Immunità del Senato Dario Stefano (Sel). “Appena ci notificheranno la sentenza – spiega il senatore alle agenzie – la Giunta si riunirà e si procederà con le stesse modalità già avviate per l’ineleggibilità. Il relatore farà la sua proposta e la Giunta dovrà decidere in Camera di Consiglio. La decisione della Giunta poi dovrà passare il vaglio dell’Aula e basterà che 20 senatori lo chiedano e ci sarà il voto segreto”.

L’udienza era iniziata il 30 luglio, davanti alla sezione feriale per scongiurare il rischio di prescrizione. La sentenza, molto attesa dal mondo politico, è via via slittata fino al pronunciamento di oggi, arrivato dopo la requisitoria del pg e le arringhe dei difensori di tutti gli imputati. Il pg della Cassazione Antonello Mura aveva chiesto la conferma della pena principale – 4 anni di reclusione – e una riduzione della pena accessoria da 5 anni a 3 anni. Secondo la pubblica accusa l’ex premier è stato ”l’ideatore del meccanismo delle frodi fiscali” e “perdurante il controllo di Berlusconi su Mediaset”. La difesa, sostenuta dagli avvocati Niccolò Ghedini e Franco Coppi, avevano chiesto l’annullamento del verdetto sostenendo l’assenza della prova nei confronti del Cavaliere. “Al massimo possiamo dire che questa è una gigantesca evasione fiscale ma qui non c’è in alcun modo un profilo penale” aveva detto il professore.

I legali dell’ex premier non hanno ascoltato dal vivo la lettura della sentenza. Ghedini e Coppi sono Palazzo Grazioli con Berlusconi e hanno seguito il verdetto in diretta tv. Con il Cavaliere, nel palazzo blindato, i figli Marina e Pier Silvio, Gianni Letta e Angelino Alfano. Fuori Palazzo Grazioli ressa di giornalisti e telecamere. Le strade limitrofe, infatti, per motivi di sicurezza sono state chiuse.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA
La Cassazione ha “annullato la sentenza impugnata limitatamente alle statuizioni relative alla condanna della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per violazione dell’art. 12 dlgs. 10 marzo 2000 e dispone trasmettersi gli atti ad altra sezione per rideterminare la pena accessoria nei limiti temporali citati dall’art. 12. Valutazione -precisa piazza Cavour- non consentita alla Corte di Cassazione”. Per il resto nel dispositivo piazza Cavour ha rigettato il ricorso, confermando quindi la condanna per frode fiscale a 4 anni nei confronti di Berlusconi “nei cui confronti dichiara irrevocabili tutte le altre parti della sentenza impugnata”. Respinti anche i ricorsi degli ex tre manager Mediaset: il produttore cinematografico egiziano Frank Agrama (3 anni), Gabriella Galetto (1 anno e 2 mesi) e Daniele Lorenzano (3 anni e 8 mesi). Per effetto del rigetto del ricorso tutti e quattro gli imputati sono stati condannati a rifondere l’Agenzia delle Entrate, costituitasi parte civile, con 5.000 euro ciascuno.


Sentenza Mediaset: le prime tre conseguenze della condanna

 
di Antonio Padellaro

La condanna di Silvio Berlusconi per il reato gravissimo di frode fiscale ha tre immediate conseguenze.

Primo: dopo vent’anni di scorciatoie, minacce, forzature e vergognose leggi ad personam l’uomo di Arcore è incappato in una sentenza definitiva: da questa sera è tecnicamente un pregiudicato che entro sei mesi o giù di lì dovrà scontare una pena detentiva, arresti domiciliari o servizi sociali. Per la prima volta l’articolo 3 della Costituzione viene attuato completamente: la legge è uguale per tutti compreso il miliardario di Arcore.

Secondo: le conseguenze politiche di questa sentenza storica sembrano inevitabili: le grandi intese vanno in pezzi e il governo potrà anche sopravvivere per un po’ ma sarà come un morto che cammina.

Terzo: ora per lorsignori diventa più difficile stracciare la Costituzione. Un partito guidato da un pregiudicato non può accostarsi per stravolgerla alla Carta fondamentale della Repubblica. E se quelli del Pd che in queste ore si nascondono dietro i berluscones non vorranno capirlo saranno travolti da una valanga di firme. Sotto l’appello del Fatto stasera sono già 200mila ma possiamo rapidamente arrivare a 500mila.

Forza, dimostriamo che la democrazia dei cittadini è più forte del regime dei pregiudicati. 


Mediaset, B. perderà carica da senatore e titolo di Cavaliere ma niente carcere

 

Il verdetto della Cassazione è già definitivo. Il condannato potrà chiedere l'affidamento ai servizi sociali oppure i domiciliari. Anche se non presentasse istanze potrebbe farlo la Procura di Milano. In Giunta è già iniziata la discussione sulla sua ineleggibilità e comunque - al di là della pena accessoria da rimodulare al ribasso - la legge prevede che il leader del Pdl non possa più entrare in Parlamento

 
di Giovanna Trinchella

Le conseguenze del doloroso verdetto per Silvio Berlusconi cominceranno in autunno. La sentenza della Cassazione, definitiva dalle 19,38 di mercoledì 1° agosto (ultimo giorno “utile” prima della scadenza per prescrizione del reato di frode relativo al 2002, ndr), sarà trasmessa via posta alla Procura di Milano all’ufficio Esecuzione. Essendo periodo feriale la prima scadenza naturale è quella del 16 settembre, ma i pm dovranno attendere ancora un mese per eseguire perché la seconda è quella 16 ottobre: il Cavaliere, titolo che con ogni probabilità gli verrà tolto come per esempio accaduto con Callisto Tanzi, avrà trenta giorni per decidere se chiedere di essere affidato ai servizi sociali oppure scontare la pena residua agli arresti domiciliari ovvero 1 anno perché tre sono stati indultati grazie al provvedimento del 2006.

Niente carcere per il Cavaliere condannato. Il leader del Pdl infatti non entrerà mai in carcere innanzitutto perché il 29 settembre compirà 77 anni e gli over 70 – a meno di casi particolari e reati gravissimi – scontano le pene all’esterno delle sbarre. Se il condannato chiederà di essere poter essere affidato ai servizi sociali, la sua richiesta dovrà essere vagliata dal tribunale di Sorveglianza che avrà anche la facoltà di respingerla se non dovesse ritenere congruo e rispondente ai criteri di legge il percorso rieducativo proposto dal richiedente stesso. Ma difficilmente i giudici negheranno a Berlusconi tale facoltà e anche la possibilità di poter andare a votare, almeno fino a quando non decadrà dalla carica di senatore. Al deputato Massimo Abbatangelo, accusato di strage ma condannato per detenzione di esplosivo per la strage del Rapido 904 (1984), fu concesso la possibilità di recarsi in Parlamento.

Se invece l’ex premier – come affermato e poi rettificato in un colloquio con il direttore di Libero Maurizio Belpietro - non vorrà chiedere il beneficio previsto dalla legge andrà ai domiciliari perché ha più di 70 anni appunto e perché esiste un precedente recente e clamoroso – che ha quasi spaccato la Procura di Milano – ovvero quello del direttore de il Giornale Alessandro Sallusti per cui il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati interpretando la norma della legge svuota carceri aveva fatto “collocare” di fatto il giornalista, condannato a un anno e mezzo per diffamazione aggravata, ai domiciliari con la una sua istanza nonostante non lo avesse chiesto per protesta contro la sentenza. Al condannato potrà, ed è previsto dalla procedura, essere chiesto di restituire il passaporto; l’ex presidente del Consiglio ha anche quello diplomatico in ragione di quella che è stata la sua funzione.

Incandidabilità del parlamentare con sentenza definitiva. Berlusconi, la cui ambizione di padre nobile del centro destra o addirittura padre costituente non è stata mai celata, alle prossime elezioni, a meno di abolizione delle nuove norme, non potrà essere candidato; il primo articolo 1 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, voluto dal governo di Mario Monti, prevede  che “non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”. L’impossibilità a essere in una lista o guidarla si attua comunque dalla temutissima interdizione dai pubblici uffici, che è prevista per legge tout cour. E comunque in considerazione dell’ordine degli ermellini ai giudici milanesi di secondo grado di rimodulare al ribasso la pena accessoria tra uno e tre anni della pena accessoria Berlusconi se ne dovrà occupare solo fra alcuni mesi, sicuramente nel 2014. Quello che preoccupava il presidente, ancor prima del verdetto, è l’estensione nel tempo della incandidabilità perché come contempla la legge la decorrenza c’è “anche in assenza della pena accessoria” e  ”non è inferiore a 6 anni dalla data del passaggio in giudicato della sentenza”. Quindi in ipotesi Berlusconi sarebbe nuovamente candidabile nel 2019 e solo se non diventasse definitiva la condanna per il processo Ruby che oltre ai 7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile porta con sé anche una interdizione perpetua

L’ineleggibilità e la discussione nella Giunta. Il Cavaliere è senatore della Repubblica e quando la condanna diventa definitiva mentre l’imputato è parlamentare sempre la stessa legge prevede che la Camera di appartenenza, in questo caso Palazzo Madama, deliberi “ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione”  per cui “ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. E la discussione sul caso Berlusconi è già cominciato mercoledì quando si è riunita la Giunta del Senato per le Elezioni e le Immunità per discuterne l’ineleggibilità. Dopo oltre un’ora di dibattito il presidente della Giunta Dario Stefano (Sel) ha deciso di riconvocare i commissari per mercoledì 7 agosto. In quella seduta verrà chiusa la discussione generale preliminare al termine della quale si avrà un quadro chiaro ed esaustivo di tutti i documenti che si intendono acquisire all’istruttoria; in primis la comunicazione ufficiale della sentenza e sicuramente lle motivazioni del verdetto emesso dalle toghe di palazzo Cavour. Dopo di che, il relatore Andrea Augello (Pdl) farà la sua proposta che poi dovrà essere valutata in una nuova discussione generale. Il fatto che fosse già aperta un’istruttoria riguardante il Cavaliere significa anche che una eventuale decisione potrebbe arrivare in tempi rapidi: “C’è già un’istruttoria in corso – spiega Stefano – pertanto una nostra presa di posizione relativa alla sentenza di Berlusconi potrebbe già intervenire in questo quadro. Accelerando, così, notevolmente i tempi”.  

Dopo la Cassazione c’è solo l’istanza di revisione o Strasburgo. La sentenza è definitiva, Berlusconi in teoria potrebbe ancora chiedere una revisione del processo che però secondo il codice può avvenire solo “se vi è la non conciliabilità dei fatti posti a fondamento della sentenza di condanna o del decreto penale di condanna con quelli di un’altra sentenza penale irrevocabile” e per esempio e i verdetti Mediatrade non potranno in alcun modo tornare utili alla difesa. L’istanza di revisione è possibile anche se “interviene la revoca di una sentenza civile o amministrativa di carattere pregiudiziale che è stata posta a fondamento della sentenza di condanna o del decreto penale di condanna” e non ci sono sentenze in questo senso allo stato, “se sopravvengono nuove prove che da sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto” e appare assai improbabile che la difesa, che in Cassazione è stata sostenuta da Franco Coppi e Niccolò Ghedini, possa trovare elementi tali che stravolgano l’impianto accusatorio; e infine “se viene dimostrato che la condanna è stata pronunciata a seguito di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto che la legge prevede come reato” e come ha già detto il pg della Cassazione, Antonello Mura, nel corso della sua requisitoria il processo si è svolto correttamente e le regole procedurali rispettate. Insomma gli ultimi giudici cui potrebbe rivolgersi Berlusconi sono a Strasburgo alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. E non è detto che questo non possa succedere; anche ieri il leader del Pdl ha denunciato la “persecuzione” di cui si sente vittima.



giovedì 1 agosto 2013

Sua Emittenza delinquente in via definitiva!


E la Corte di Cassazione palesa quello che l'Italia dotata di cervello sa già: Berlusconi è un delinquente. 

Confermati i 4 anni di reclusione per la frode fiscale (di cui ne sconterà uno solo, presumibilmente ai domiciliari), la Corte di Appello di Milano dovrà solo ridurre la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. 

Ricordiamo che la Legge Severino del 2012 aveva statuito (anche coi voti del PDL) che i condannati dai 2 anni in su non potevano sedere in Parlamento. 

Perciò: fine dell'immunità parlamentare per Silvio Berlusconi, a meno che zio Ganni non convinca nipote Enrico a cambiare la Legge. Il PD - più di Berlusconi - è con le spalle al muro. Che farà? E Berlusconi... scapperà in una delle tante Hammamet (strapiene di soldi evasi al Fisco) che ha all'estero?