martedì 15 maggio 2012

Ddl anticorruzione, la scontata e delinquenziale ostruzione del PDL in Parlamento

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Siamo alle solite, perché i servi del PDL con cambieranno mai. Del resto va giustificata la poltrona d'oro ottenuta grazie al Porcellum e alla scelta del partito e non degli elettori. L'Italia continua a pagare il salatissimo dazio ai delinquenti furbescamente messi da Berlusconi e il suo team alla Camera e al Senato, e la normativa anticorruzione, chiesta a gran voce dalla Comunità Europea da molti anni, nel "bel paese" è ancora lontana dal nascere, lontana anni luce. La criminalità organizzata ringrazia, e ride in silenzio: l'Italia è ostaggio di un  Parlamento pieno zeppo di criminali e uomini senza coscienza. Per questa gentaglia, la feccia della nostra società, il paese non conta; per questa gentaglia, feccia da ricacciare nelle fogne, la lotta alla criminalità organizzata deve essere bloccata con ogni mezzo. Gli affari, i legami fra troppi politici e la Mafia, la 'Ndrangheta e la Camorra, sono troppo forti e radicati: un sostegno reciproco sulle nostre spalle e sulle nostre tasche.

Il Parlamento (soprattutto la Commissione) è davvero messo bene: il PDL blocca tutto (e Alfano, il maggiordomo di Sua Emittenza, ha presentato un testo-farsa che ha fatto ridere tutti), il PD fa finta di indignarsi, l'UDC fa la morale a tutti ma non fa niente di concreto, la Lega sta cercando di recuperare consensi, IDV e SEL tuonano, ma contano troppo poco per incidere sugli iter di approvazione delle leggi. E il governo? Mario Monti e i suoi "tecnici" se ne infischiano di queste cose, perché hanno un compito sporco da portare a termine, e senza il PDL non hanno più l'appoggio per sfasciare tutto in nome delle banche e della Chiesa cattolica. Ecco perché Monti non alza la voce per la materia Corruzione: a lui che gliene frega? La Severino non forza l'approvazione, e tutto resta come prima.

Bloccateli con ogni mezzo

Camera, ostruzionismo del Pdl. A rischio il ddl corruzione

Lavori a rilento in commissione. Il partito del Cavaliere inanella una lunga fila di interventi che di fatto bloccano i lavori. Votato un solo emendamento. Pdl: "Assalto giustizialista". Pd e Idv: "E' una vergogna". Il provvedimento è calendarizzato in Aula per il 28 maggio

 

ROMA - Lavori a rilento sul ddl anticorruzione  pensato dal ministro della Giustizia Paola Severino. In un'ora, questa mattina, le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno votato un solo emendamento a causa della raffica di interventi da parte del Pdl che questo provvedimento vede come il fumo negli occhi. Puntando a far arrivare in Aula il testo arrivato dal Senato nella formulazione dell'ex ministro del governo Berlusconi Angelino Alfano.

"E' in atto un ostruzionismo sciocco e becero", ha commentato Antonio Di Pietro. Pier Luigi Mantini (udc) parla di "ostruzionismo strisciante e velato". Donatella Ferranti (pd) attacca "un ostruzionismo vergognoso il cui unico scopo non può che essere di portare in aula il vecchio ddl Alfano". Il Pdl, invece, si difende e parla di "assalto giustizialista".

L'unica cosa concreta della seduta odierna è stato alla fine il voto che ha bocciato il subemendamento 500.111 del pidiellino Francesco Paolo Sisto, che interveniva per ridurre la pena minima per il reato di peculato: 23 favorevoli, 32 contrari, astenuta la Lega.

"Oggi abbiamo avuto una seduta che è durata un'ora e mezza con il risultato di aver votato un solo emendamento, se fate il conto di quanti altri emendamenti abbiamo da votare capirete le mie preoccupazioni" dice la presidente della commissione Giulia Bongiorno (fli) - Il mio auspicio è 
che si riesca a chiudere senza dilatazioni dei tempi e ritengo importante la seduta di giovedì quando tornerà anche il ministro Severino. La mia preoccupazione dopo la seduta di oggi c'è ancora tutta e anzi è ancora maggiore".

Il testo del ddl è confermato per l'aula il 28 maggio senza la formula "ove concluso l'esame", e questo vuol dire che potrebbe andarci senza mandato ai relatori e senza aver completato le votazioni, quindi nella versione arrivata dal Senato.


Il mio testo vi infinocchierà!
Legge anticorruzione, voto a rilento. "Ostruzionismo Pdl in commissione".

In un'ora e mezzo di seduta la commissione è riuscita solo a bocciare un emendamento. Il Pd: "Vogliono portare in Aula il testo Alfano". Napoli (Fli): "Comportamento vergognoso". La presidente Bongiorno si dice preoccupata. La replica: "Oggi il partito dei neo-giustizialisti ha mostrato il suo vero, disarmante e spaventoso, volto"

ROMA - Lavori a rilento sul disegno di legge anticorruzione. In un’ora e mezzo, stamani, le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno votato un solo emendamento a causa della raffica di interventi da parte soprattutto del Pdl. Da Pd, Udc e Idv arriva l’accusa di ostruzionismo. La presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, sottolinea: “La mia preoccupazione non è venuta meno, anzi è maggiore di prima”. Il disegno di legge è infatti calendarizzato in Aula per il 28 maggio. “Reputo importante – ha aggiunto la Bongiorno – approfondire il ddl e andare in Aula in tempi utili. Chiederò la dilatazione delle sedute sperando che la seduta di giovedì col ministro sia chiave per procedere”.

Il confronto sulla legge anticorruzione procede a ritmo blando ormai da oltre tre mesi. Il Pdl aveva tentato di recente anche di inserirci una norma sulla concussione che avrebbe cancellato il processo Ruby (poi la norma è stata bocciata). Tutto questo succede mentre ieri pomeriggio la discussione sulla riforma del finanziamento ai partiti è andata pressoché deserta.

La giornata. I lavori si sono aperti con un intervento del capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, che, carte alla mano, ha ripercorso, giorno per giorno, l’andamento dei lavori sul ddl anti-corruzione sottolineando che non è vero che il Pdl “ha tirato il freno a mano su questo provvedimento”.
Un dettagliato intervento, durante il quale la presidente Bongiorno ha sottolineato: “Certo, se per dimostrare che non c’è ostruzionismo impieghiamo dieci minuti non otteniamo l’obiettivo…”. Costa ha anche chiesto al governo (presente con il sottosegretario Salvatore Mazzamuto visto che il ministro Paola Severino è in missione negli Stati Uniti) di rivedere la propria valutazione di remissione all’Aula su molti emendamenti: “Si tratta di una materia importante su cui è giusto che il governo dia la sua tesi, perchè se le cose restano così si potrebbe arrivare a una situazione di una certa confusione”. Una richiesta non accolta dal sottosegretario.

A quel punto, però, a prendere la parola, anche più in generale sul provvedimento sono stati gli azzurri Luigi Vitali, Maurizio Paniz e Francesco Paolo Sisto (colui che propose il “Cancella Ruby”).
Quest’ultimo in particolare ha chiesto l’accantonamento di alcuni emendamenti. Richiesta sulla quale, poi, è stata necessaria una votazione dopo una serie di altri interventi. Da ultimo il Pdl ha chiesto al governo di valutare ancora una volta il proprio parere su un emendamento a firma Sisto sulle pene minime per il peculato. Una proposta di modifica sulla quale il ministro Severino aveva dato parere contrario. Una decisione della quale, secondo Manlio Contento (ancora Pdl), “non si è resa conto”, visto che nella maggior parte dei casi sui minimi di pena si era rimessa all’Aula. Anche qui ne è seguito un dibattito con interventi soprattutto del Pdl.

Alla fine l’emendamento è stato posto in votazione e bocciato, ma è stato l’unico di tutta la mattinata. “E’ in atto – ha commentato Antonio Di Pietro – un ostruzionismo becero, sciocco, che dimostra come ormai il Parlamento sia usato solamente per assicurare l’impunità anche nella prossima legislatura. Un comportamento che raggiunge la volgarità e la connivenza”.

Pd, Idv, Udc e Fli all’attacco. Da parte del Pdl c’è un atteggiamento che “ci lascia sconcertati: si vogliono allungare i tempi a dismisura e lo scopo è quello di non discutere, non votare gli emendamenti e arrivare in Aula con il testo Alfano” dice la capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti. “Noi – aggiunge – stiamo facendo interventi solo dove necessario per consentire i voti e siamo disponibili se necessario a lavorare in notturna e venerdì”. Per il deputato dell’Udc Pierluigi Mantini “c’è uno strisciante ostruzionismo da parte del Pdl che abbiamo sconfitto con il primo voto di oggi, ma questa non può essere una strategia utile a completare i lavori perchè fatalmente, all’interno della maggioranza, arriveremo a dividerci su un testo fondamentale per il Paese”.

Più chiara la relatrica del testo, Angela Napoli, di Futuro e Libertà: “Il Pdl si sta comportando in maniera vergognosa e checchè ne dica ne dovrà rispondere di fronte al Paese. Blocca i lavori non consentendo di arrivare in Aula con un testo completo. E’ chiaro che vorrebbero si andasse in Aula con il testo così com’è arrivato dal Senato”.

La replica. Il Pdl si difende. “Quanto sta avvenendo in Commissione Giustizia è allarmante per la pervicacia con la quale si stanno violentando principi di diritto che sono sempre stati patrimonio riconosciuto nel nostro Paese – dichiara Luigi Vitali – Con il pretesto di adeguare la nostra normativa a quella europea in tema di lotta alla corruzione si stanno aumentando indiscriminatamente i minimi ed i massimi delle pene e si stanno introducendo nuovi reati senza la doverosa tipicizzazione. Si è creata un’anomala maggioranza pseudo giustizialista che sta consegnando l’Italia ad un periodo di grandi incertezze dove vigerà, più di oggi, la giurisprudenza e non la legge”. “Non possiamo – ha concluso Vitali – abdicare alla difesa di questi principi anche nell’interesse di coloro che non sanno quello che fanno; o forse lo sanno benissimo”.
Insiste Sisto: “Il partito dei neo-giustizialisti ha mostrato il suo vero, disarmante e spaventoso, volto. Pd, Idv e Fli, con l’appoggio insperato dell’Udc, hanno aumentato la pena minima del peculato ,nonostante il pacato intervento del sottosegretario Mazzamuto, a quattro anni di reclusione. Al di là dello specifico tema, la pretesa di fare giustizia incrementando a dismisura le pene minime è contraria alla Costituzione, al diritto ad una pena giusta, alla esperienza di questi anni”.
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