domenica 26 febbraio 2012

Salvo in calcio d'angolo grazie a Cirielli-Ghedini-Longo

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Ennesima vergogna, ennesimo scandalo perpetrato ai danni della Giustizia e dell'onestà. Eravamo pronti a questa fine, ma averla vissuta fa male, perché Berlusconi, sceso in campo per salvare le sue aziende e per evitare il carcere, ha goduto per l'ennesima volta dei frutti del lavoro dei suoi fidi bari. Quelli in questione oggi sono Edmondo Cirielli, l'uomo messo in Parlamento per far accorciare la prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari da 15 a 10 anni, approvata dal Parlamento a colpi di maggioranza nel 2005; e poi i solerti avvocati Ghedini e Longo, rispettivamente deputato e senatore del PDL, pronti a giocare sporco in udienza con richieste di rinvio e ricusazioni tutte perpetrate a danno della Giustizia a puro e semplice scopo dilatorio.

Cirielli, Ghedini e Longo son nel libro paga di Berlusconi, ma i soldi li mettiamo noi cittadini con le nostre tasse, pagandogli lo stipendio di parlamentari: che beffa, vero? Non dimentichiamoci anche che il lodo Alfano, con l'aver bloccato la posizione di Berlusconi per un po' di tempo in attesa della dichiarazione di incostituzionalità che giustamente venne dalla Suprema Corte, salvò già Berlusconi, la cui posizione nel processo che riguardò in un primo tempo il solo Mills fu stralciata e tenuta nel congelatore in attesa di altre porcherie normative e ostruzionismi in aula di tribunale. Tutti pezzi di un puzzle complesso ma smascherato da più parti, dove gli attori della recita sono marionette prive di buonsenso e dignità. Già: la dignità... cosa possono i soldi, vero?

I solerti servetti di Re Silvio lavorano bene, tranne quando non interviene la Corte Costituzionale: a volte con interventi che operano subito, a volte con leggine che faranno effetto dopo anni. Come il caso delle legge Cirielli...

Berlusconi poi ci tira un ceffone oltraggioso, proprio perché si lamenta di non aver ottenuto una assoluzione piena. Rinunci allora alla prescrizione! Ma il fatto che non vi rinunci, che bari coi suoi legali in udienza a puro scopo dilatorio e che usi la politica per cambiare leggi che lo riguardano, beh: tutto questo parla chiaro.

Minzolini si sta mangiando le mani, per lui sarebbe stato automatico mettere in moto la turbo-lingua e titolare in apertura del TG1: "Assoluzione per Silvio Berlusconi", ma per fortuna di Re Silvio ci sono in campo altri servi, subito lanciatisi a propinare la conseuta aletrazione della realtà ad uso e consumo del delinquente di Arcore: mi hanno fatto più schifo le parole di Feltri e Gasparri (vedete voi).

Nel Fatto Quotidiano di oggi, ma solo nel cartaceo (al momento) Marco Travaglio fa un excursus sulle vicende giudiziarie di Sua Emittenza, e mette i corretti puntini sulle I. Vale la pena dargli una lettura.

25 procedimenti aperti a suo carico (non 100), in 10 dei quali Berlusconi è risultato colpevole, ma l'ha fatta franca per prescrizione (6 volte), amnistia (2 volte) e depenalizzazione lampo del reato (altre 2 volte). Ripassiamo assieme.

5 procedimenti sono ancora in corso.
Mediaset (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita). Accusa: fondi neri per centinaia di milioni con l'acquisto a prezzi gonfiati di film USA. Dibattimento in corso a Milano.
Mediatrade/2 (frode fiscale). Accusa: 10 milioni sottratti al fisco con l'acquisto di film USA. Udienza preliminare a Roma.
Ruby Gate (prostituzione minorile e concussione). Accusa: induzione alla prostituzione della minorenne marocchina Karima el Marough e telefonata in Questura per farla rilasciaredopo il fermo per furto. Dibattimento a Milano.
Nastro Fassino/Consorte (rivelazione di segreto d'ufficio). Accusa: aver ricevuto e girato al suo Giornale la bobina rubata di una bobina sul caso Unipol, non ancora trascritta e quindi segreta. Udienza preliminare a Milano.
Stragi di Mafia 1993 (concorso in strage). Accusa: complicità nelle bombe mafiose fatte esplodere a Roma, Firenze e Milano. Nuova indagine a Frenze con richiesta di archiviazione.

5 archiviazioni effettuate.
Caso Saccà (corruzione). Accusa: aiuti finanziari promessi al capo di Raifiction in cambio di scritture a cinque"attrici". Archiviato dal GIP di Roma.
Compravendita di senatori (istigazione alla corruzione). Accusa: favori e soldi promessi a senatori Unione in cambio del NO alla fiducia per Prodi; alcuni di questi senatori ora sono nel PDL. Archiviato dal GIP di Roma.
Voli di Stato (abuso d'ufficio e peculato). Accusa: trasportò amiche sull'aereo presidenziale da Roma a Olbia per festini a Villa Certosa. Archiviato dal Tribunale dei Ministri, controllato dal suo partito in quanto avente la maggioranza.
Caso Sanjust (abuso d'ufficio e maltrattamenti). Accusa: mobbing sull'ex marito di Virginia Sanjust, amante di Berlusconi, fatto trasferire dal SISDE. Archiviato dal Tribunale dei Ministri, controllato dal suo partito in quanto avente la maggioranza.
Agcom/Annozero (abuso d'ufficio). Accusa: pressioni sull'Agcom per far chiudere Annozero in RAI. Archiviato dal Tribunale dei Ministri, controllato dal suo partito in quanto avente la maggioranza.

5 assoluzioni ottenute.
Guardia di Finanza (corruzione). Accusa: quattro tangenti Fininvest a ufficiali della GDF per addomesticare verifiche fiscali. Condannato in 1° grado, prescritto in appello dopo ostruzionismo in udienza, assolto in Cassazione per insufficienza di prove (art. 530, comma 2, CPP).
Medusa (falso in bilancio). Accusa: 10 miliardi di lire in nero accantonati dall'acquisto di Medusa Cinema. Condannato in 1° grado, assolto in appello e Cassazione per insufficienza di prove (art. 530, comma 2, CPP).
Mediatrade/1 (frode fiscale e appropriazione indebita). Accusa: fondi neri dall'acquisto di film USA. Prosciolto in udienza preliminare a Milano. Ma c'è il ricorso della Procura in Cassazione.
SME-Ariosto/1 (corruzione). Accusa: aver corrotto magistrati romani per vincere la causa Sme contro De Benedetti; aver tenuto a libro paga il giudice Squillante (capitolo Ariosto). Assolto in 1° grado per insufficienza di prove su "Ariosto" e con formula ampia su "Sme"; per entrambi poi assoluzione piena in appello e Cassazione.
Telecinco (falso in bilancio e violazione antitrust). Accusa: aver controllato tramite prestanome il 100% del TV spagnola in barba al tetto antitrust del 30%. Assolto a Madrid per intervenuto cambiamento della normativa sulla legge antitrust spagnola.

2 amnistie hanno salvato in corner Berlusconi.
Bugie sulla P2 (falsa testimonianza). Accusa: aver mentito al Tribunale di Verona sulla sua iscrizione alla Loggia Massonica P2 di Licio Gelli. Reato accertato, ma amnistiato nel 1990.
Fondi neri Macherio (frode fiscale, appropriazione indebita, 4 falsi in bilancio). Accusa: 4,6 miliardi di lire pagati in nero per acquistare i terreni di Macherio. Prescritti 2 falsi in bilancio, amnistiato al volo il terzo, assolto sul quarto.

2 depenalizzazioni, con gran tempismo del Parlamento.
All Iberian/2 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri sulla offshore per corruzioni e scalate illegali in Italia e all'estero. Assolto "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato", in quanto l'imputato Berlusconi ha depenalizzato il falso in bilancio nel 2001, guarda caso con effetto retroattivo.
SME-Ariosto/2 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri esteri per corrompere giudici. Assolto "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato": stessa depenalizzazione volante e retroattiva.

Infine 6 prescrizioni.
All Iberian/1 (finanziamento illecito). Accusa: 23 miliardi di lire versati in nero a Bettino Craxi (quello che gli aveva salvato le TV con un decreto apposito). Condannato in 1° grado, prescritto in appello e Cassazione grazie alle attenuanti generiche prevalenti (in quanto incensurato) che grazie a un sua legge che dimezza la prescrizione.
Mondadori (corruzione in atti giudiziari). Accusa: tangente al giudice Metta perché annullasse il lodo Mondadori e consegnasse il gruppo di De Benedetti a Berlusconi. Prosciolto per prescrizione, sempre per le attenuanti generiche che la dimezzano introdotte grazie a una sua legge ad personam.
Lentini/Milan (falso in bilancio). Accusa: 10 miliardi di lire in nero versati al presidente del Torino, Borsano, in cambio della cessione del calciatore Lentini. Prescrizione grazie alla legge ad personam sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e grazie alle attenuanti (sempre ex legge ad personam) che la riducono ancora.
Bilanci Fininvest 1988-92 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri sottratti ai bilanci del gruppo. Prescrizione grazie alla legge ad personam sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e alle attenuanti che la accorciano ancora (vedi sopra).
Consolidato Fininvest (falso in bilancio). Accusa: fondi neri per 1500 milardi di lire su 64 società offshore del "comparto B" della Fininvest. Prescrizione grazie alla legge ad personam sul falso in bilancio che abbrevia i termini di prescrizione e alle consuete attenutanti generiche che li accorciano ancora (vedi ancora sopra).
Mills (corruzione in atti giudiziari). Accusa: aver corrotto l'avvocato inglese David Mills con 600.000$ in cambio di due false testimonianze nei processi GDF e All Iberian. Prescrizione in 1° grado, scattata dopo 10 anni anziché 15 grazie alle legge Cirielli, varata nel 2005 dallo stesso governo Berlusconi.

Tutto chiaro? Ma quanto si sbattono i fedeli colletti bianchi e parlamentari di Sua Emittenza! Ostruzionismo in udienza, leggi ad personam, spesso incostituzionali. O si cancella direttamente il Diritto. Tutte porcherie che hanno una sola spiegazione, quella che abbiamo capito da vent'anni circa.

Per chi volesse ripassare le leggi ad personam, ecco QUI:

37 porcate ad personam. 16 anni di storia d'Italia
Un ripasso va sempre fatto, il più frequentemente possibile: "scendo in campo".


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Ancora sulle energie rinnovabili

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Ancora una volta battiamo il tasto delle energie rinnovabili. L'uomo ha già rovinato larga parte del pianeta, bisogna cambiare mentalità, e cacciare a calci nel sedere chi prende decisioni esiziali per l'ambiente pensando solo al proprio portafoglio e non alla tutela ambientale.

L’impiego delle sole Energie Rinnovabili può davvero soddisfare il fabbisogno di energia di una nazione? Un primo bilancio del freddo e turbolento inverno tedesco
da Il Sostenibile
di Francesca Petretto

Delle nere nubi minacciano le ambizioni green Energy dei tedeschi, scrive John Petersen, avvocato esperto di cause di società che si occupano di energie “alternative”. In effetti la crisi economica si fa sentire in Germania anche nel campo dell’impiego delle rinnovabili e il pessimismo indotto nell’animo dei tedeschi dalla povertà di luce e di calore tipica dei mesi invernali, così come di soldi nel portafogli, induce persino la nazione leader dell’UE ad un ripensamento delle promesse scaturite dall’adesione incondizionata al Protocollo di Kyoto prima, dal disastro Fukushima poi.

Questa virata nei propositi “sostenibili” ha avuto inizio poco più di un anno fa: i tedeschi non sarebbero più i maggiori e più convinti sostenitori del mondo dell’energia verde come un tempo ed il loro sviluppo nel campo del fotovoltaico e dell’energia eolica, un tempo prorompente ed aggressivo, soprattutto nelle ultime settimane, da metà gennaio 2012, si sarebbe arrestato, come attesta l’inquietante cambiamento nel tono dei media mainstream della nazione, “con la classe politica alle prese con ben altri problemi – così dicono – che non quello dell’impiego delle fonti di energia rinnovabile”. Nessuna sorpresa: a monte c’è una chiara dichiarazione di intenti del Governo centrale e la Cancelliera Angela Merkel non è nuova a questo tipo di esternazioni in tema di nucleare/anti nucleare, trattandosi di una “politica” più che di un’ambientalista convinta, e questo da sempre. I tedeschi, soprattutto gli elettori dell’SPD (partito socialdemocratico tedesco) e della cosiddetta sinistra rosso-verde (rot-grün-rote Koalition) lo sanno bene. Quando il governo approvò nella riunione di gabinetto del 6 giugno la decisione di spegnere le centrali atomiche sul territorio nazionale e promise di staccare la spina a ben diciassette centrali atomiche entro il 2022, nessuno rimase stupito dal tempismo della Cancelliera, se non la stampa estera che giustamente ne lodò decisionismo e fermezza. Ma non era stata proprio la Merkel a chiedere l’abolizione della norma varata dal governo Schröder-Fischer che aveva già sancito la chiusura delle centrali atomiche pochi anni or sono? Sì, però ancora non c’era stato lo tsunami e non solo quello conseguente al disastro di Fukushima, ma l’altro, politicamente ben più pesante e rilevante, delle elezioni regionali nel Baden Württemberg e a Brema che aveva visto triplicarsi i voti dati ai Verdi: era chiaro che il capo del Governo non potesse fare finta di niente.

L’aria sta cambiando e il vento tira a favore della CDU nonostante uno dei pregiudizi che i democristiani tedeschi si portano sulla pelle riguardi la loro affezione ai grossi capitali, e sappiamo quanti interessi in gioco ci siano sia nella scelta del nucleare sia nel mercato di petrolio e carbone; e nonostante le terribili critiche delle aziende che si occupano della fornitura di energia elettrica, che si vedono defraudate del loro strumento di produzione di una merce venduta sui mercati internazionali alla stregua del petrolio stesso, del caffè e dell’oro. Proprio queste ultime, nei mesi trascorsi, hanno riportato in auge il dibattito che sembrava ormai sopito. Tre articoli, fino a poco tempo fa impensabili da leggere, sono usciti a tal proposito su “Der Spiegel”, il settimanale più noto e letto di tutta la Germania: “Re-Evaluating Germany’s Blind Faith in the Sun” e “Solar Subsidy ‘Insanity’ Will Cost Consumers”, del 18 gennaio, e “Solar Energy Row Is an ‘Undignified Spectacle” pubblicato due giorni dopo sul sito della rivista.
Oggi vanno molto di moda e sono considerati niente meno che ragionevoli discussioni su questioni cruciali come la gravità economica del momento che si sta vivendo in Germania, come nel resto del Mondo, tema che afferma il proprio primato assoluto nei ragionamenti della stampa, nel parere dei lettori ma soprattutto nelle decisioni della politica. I tedeschi sono stati pionieri in tutte le “cose verdi”, perché la nascita del primo partito dei Verdi è ufficialmente ascrivibile al 1980, e in realtà, è difficile nominare una tecnologia alternativa di energia che la Germania non abbia accolto a braccia aperte. Quando si trattava di energia verde e delle fonti di energia alternative, i tedeschi sono sempre stati all’estrema sinistra della curva di adozione della tecnologia e per un periodo di tempo molto lungo. Il tono dei recenti articoli di “Der Spiegel” è un chiaro indicatore di un certo sentimento pubblico, se gli si da’ credito pare che i fautori della green economy si preparino a gettare la spugna in nome del “risparmio energetico” e il problema è che se è questo ciò che la Germania detta in campo di ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie alternative, è inevitabile che tutto il mondo si muova di conseguenza. Insomma, se l’alfiere dell’energia verde (e dell’economia verde) abbandona la ricerca e sceglie la strada della conservazione e della “efficienza energetica”, la reazione contro l’industria dell’energia solare non può che essere devastante e i rischi per il settore dell’energia eolica, di conseguenza, saliranno alle stelle.

C’è chi sostiene, nell’accesissimo dibattito in corso questi giorni nei Länder tedeschi, che sia difficile sostenere la fondatezza delle soluzioni di alimentazione energetica combinate, a mo’ di “uno al prezzo di due”, che è esattamente quello che si ottiene dall’utilizzo congiunto di energia eolica e solare, supportato necessariamente dall’ausilio delle centrali convenzionali. I detrattori ritengono che se il domino di energia solare ed eolica dovesse cadere, quasi certamente cadrebbe anche il settore emergente dei veicoli elettrici che già di suo, a quanto dicono, richiede enormi quantità di denaro nell’hic et nunc e nell’eventualità di dover trovare (ed esaurire) ulteriori fonti naturali per l’approvvigionamento del combustibile. Ma dall’altra parte c’è il forte partito dei Verdi, della cosiddetta sinistra rosso-verde tedesca, che carta alla mano vanta risultati eccezionali, di innegabile valore e rilievo, calcolati nei giorni più freddi dell’inverno appena trascorso, quando a Berlino si sono raggiunte temperature minime di -25° C.

Ora gli occhi di tutto il Mondo sono sulla Germania come l’epicentro degli sforzi europei per ripristinare l’equilibrio di bilancio in un periodo di spesa pubblica dissoluta e insostenibile e l’apparente resa del Green Power tedesco sembrerebbe una vittima sfortunata all’interno di uno sforzo più ampio volto a dissipare le nubi scure dell’economia. Questo dicono gli economisti, questo detta la finanza e quelli che non solo non si curano della salvezza del Pianeta ma anzi speculano persino sul fallimento di alcune importanti case produttrici tedesche di pannelli fotovoltaici favorendo lo spostamento della produzione e della ricerca in Cina, con tutti i danni che ne conseguono, tanto ecologici quanto economici.

Dal canto loro i Grünen (Verdi) ribadiscono di non mollare, che le aspettative sul solare non saranno deluse né disattese: la Germania si era impegnata a ridurre entro il 2020 del 35% il proprio fabbisogno energetico e di soddisfarlo con le sole fonti rinnovabili; di questo 35% il 10% verrebbe dal solo impiego dell’energia solare e, se si dovesse reggere, entro il 2050 le energie rinnovabili potrebbero soddisfare l’80 % di energia richiesta (e gli esperti ritengono che gli impianti solari potrebbero garantire più della metà di questa percentuale).

Ma Jürgen Grossmann, amministratore delegato della RWE AG (la Rheinisch-Westfalia, con sede a Essen, una delle più grandi società energetiche in Europa per ricavi nonché la seconda più grande della Germania), in una conferenza a Berlino nel mese di gennaio ha dichiarato: “Il fotovoltaico da noi ha senso tanto quanto la coltivazione di ananas in Alaska” ed evidentemente si riferiva al fatto che la Bundesrepublik Deutschland non è propriamente una terra baciata dal sole, soprattutto in questi impietosi mesi di dicembre-febbraio, ed anche altri meno critici e favorevoli all’impiego del fotovoltaico hanno – solo oggi – iniziato a criticare le sovvenzioni all’eolico ed al solare date dal Governo, dicendo che non sarebbe stato investito a sufficienza sulle energie di integrazione, come per esempio in una rete aggiornata per lo stoccaggio dell’energia prodotta. La DENA, Agenzia Tedesca per l’Energia, stima che al fine di collegare tutti i fornitori di energia con i clienti in tutta la Germania, compresa quella offshore delle grandi centrali eoliche nei mari del Nord e del Baltico, dovrebbero essere costruiti entro il 2025 circa 3.700 chilometri di rete di alta tensione quando invece negli ultimi anni sarebbero stati creati solo 100 km di linee elettriche per la loro distribuzione. Ed il vero problema non sarebbe nell’approvvigionamento energetico delle campagne dei piccoli centri, quanto invece delle grandi realtà metropolitane della Germania che vanta 4 città sopra il milione di abitanti (Berlino, Amburgo, Monaco e Colonia) e oltre dieci sopra i 500.000. In molti ancora dubitano che il salto possa essere fatto nei prossimi decenni senza ricorrere all’uso di fonti energetiche fossili. Ma quali? Il bacino della Ruhr è esausto: non c’è più carbone. Dovrebbe così anche la Germania continuare ad acquistare il gas, salito a prezzi esosissimi e difficilmente ottenibile, visti i recenti trascorsi, dalla vicina Russia? “Abbiamo bisogno di mettere sufficienti risorse in ricerca e sviluppo di una rete di distribuzione intelligente e degli impianti di stoccaggio di energia”, risponde Werner Frohwitter portavoce di Energiequelle – suggerisco la lettura dell’articolo su La Stampa del giugno scorso: - “se lo facciamo, possiamo fornire tutte le famiglie tedesche con l’energia rinnovabile (eolica) in 20 o 25 anni massimo da oggi”.

Se la Germania è ricca di esempi virtuosi nel territorio pare che questi non bastino al governo centrale: in una corsa contro il tempo ora viene riscritta la legge per l’energia atomica e la legislazione delle altre energie. La corsa è tutta una sorpresa e vede gareggiare diversi partecipanti: le imprese del settore energetico, i partiti politici che preparano la campagna elettorale per le elezioni dell’anno prossimo, il movimento anti-nucleare ma anche i governi dei Länder, naturalmente non tutti schierati, nemmeno in questo tema così sentito e “tedesco”, dalla stessa parte. E i consumatori, si domandano ancora gli economisti, come si orienteranno? Saranno motivati dagli inevitabili aumenti nei costi di produzione e di acquisto a seguire e supportare, ancora una volta, la rivoluzione energetica? Il mondo ha la memoria breve, solo ieri negli USA la Nuclear Regulatory Commission (Nrc) con quattro voti favorevoli e uno contrario dava il via libera alla costruzione di due nuovi reattori nucleari nella centrale di Vogale, in Georgia, coi soldi ed il placet dell’amministrazione Obama; gli interessi economici e il discorso della creazione di nuovi posti di lavoro (“un importante investimento anche in termini occupazionali con 4.000-5.000 nuovi posti di lavoro nel momento di picco di attività del cantiere” ha detto una portavoce della casa produttrice) hanno molto più appeal sulla gente delle paure per i disastri nucleari.

Controbattono i Verdi tedeschi che nemmeno il freddo record di questo inverno – le temperature più rigide sono state misurate nelle prime due settimane del mese di febbraio – può favorire e tanto meno giustificare il ritorno al nucleare: quei giorni di febbraio sono sempre stati considerati dagli osservatori della transizione energetica come la cartina al tornasole; “quando è così freddo, il consumo di elettricità è alto, ma è anche vero che il vento soffia forte”. E infatti la rete elettrica tedesca ha dimostrato di essere ampiamente stabile. “Nessun problema”, hanno dichiarato pochi giorni fa e all’unanimità l’Agenzia Federale delle Reti ed i gestori dei sistemi di trasmissione. E nei fine settimana, quando la domanda di energia elettrica diminuisce sensibilmente, la situazione generale riscontrata era comunque “rilassata”. Né di inaspettate carenze dunque né di scarso potere per una mancanza di capacità di generazione potrebbe essere tacciata l’industria elettrica tedesca. Al contrario, la Germania ha fornito di energia anche i paesi più vicini e persino nelle ore più critiche in questa stagione, 8-9 del mattino e 18-19 alla sera, ha esportato una quantità di corrente netta in eccesso. Il venerdì mattina il “surplus commerciale” è calcolato circa pari a 4000-5000 MW, l’equivalente alla performance di tre/quattro centrali nucleari.

“Attualmente stiamo vivendo una situazione che è stata sempre designata in anticipo come potenzialmente critica“, ha detto un portavoce della TenneT (il primo gestore transfrontaliero in Europa della rete per l’elettricità); “la domanda totale di elettricità in Germania era venerdì 10/2 di pomeriggio di circa 70.000 megawatt nel picco più alto” ma non c’è stato bisogno di utilizzare le centrali nucleari di riserva di potenza. E similmente rilassati, checché ne dicano i detrattori dei Verdi, appaiono nella divisione delle reti EnBW (Energie Baden-Wuerttemberg AG, la terza società di energia in Germania): “la situazione della rete attuale, rimane nel contesto delle aspettative stagionali”; la sicurezza del sistema “è stata finora garantita in tutti i tempi”, e questo sarebbe stato “previsto sulla base delle attuali previsioni per i prossimi giorni”. I prezzi correnti nel mercato locale della borsa elettrica tedesca EEX ne sono la riprova, non indicano un’inusuale scarsità: “nell’ora più costosa, il venerdì fra le 18,00 e le 19,00, il costo kilowattora nel commercio all’ingrosso era di 11.1 centesimi, il prezzo medio giornaliero di energia elettrica era di 7,7 centesimi. Anche se i prezzi sono aumentati leggermente rispetto alla media degli ultimi mesi di circa 5 centesimi, non si tratta di una cosa infrequente: nel novembre 2007, attorno al raggiungimento dell’ora, i prezzi salivano fino a 82 centesimi per chilowattora”. Il confronto con i cugini francesi è più che ovvio e ricorre assai negli articoli del taz.de: “nella Francia atomica, la potenza elettrica è al momento molto più scarsa che in Germania” e “per la consegna il venerdì sera, i commercianti francesi hanno dovuto pagare per l’energia elettrica sul mercato fino a 15,1 centesimi. E mentre la Germania era un esportatore netto nei giorni scorsi, la Francia ha importato a conti fatti, anche energia elettrica, inevitabile in quanto i francesi usano per lo più calore proveniente dalla corrente elettrica. Questo valore in Francia aumenta in maniera inversamente proporzionale alla temperatura e la richiesta totale è di 2.300 megawatt. In Bretagna, la società elettrica Edf ha pertanto invitato ieri i cittadini a limitare il loro uso di energia elettrica; tutto questo succede mentre nella Germania “antiatomica” si scopre che l’energia solare è un importante fattore di stabilizzazione”. La nazione tedesca riesce con l’eolico al nord e il fotovoltaico al sud a produrre tanta energia quanta sarebbe quella proveniente da cinque/sei centrali nucleari francesi: 6000-8000 megawatt di energia, cita un portavoce della Amprion TSO; lo stesso dice la TenneT.

Per dare un’idea di come si stia sviluppando il dibattito di questi giorni sulla green Energy, ecco cosa riportano tre importanti testate giornalistiche tedesche di diverso orientamento politico:

1. Il quotidiano economico Handelsblatt scrive: “Il dibattito sul sostegno alle energie rinnovabili si è trasformato in uno spettacolo indegno. Da un lato del palco è il ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen, e dall’altro lato è il ministro dell’Economia, Philipp Rösler. Se continueranno a mantenere questa condotta, allora nel breve futuro la transizione energetica prevista si romperà. Abbiamo un disperato bisogno di uno sforzo congiunto di entrambe le parti. [Röttgen] sta facendo tutto il possibile per garantire delle prospettive di crescita alle imprese (sostenibili). Allo stesso tempo, sta cercando di dare l’impressione di voler mettere sotto pressione il settore dell’energia solare in modo che i costi non esplodano. Presumibilmente, con questi obiettivi in mente, ha incontrato ieri i rappresentanti del settore dell’energia solare. Nessuno al momento sembra interessato alla questione decisiva di quanta energia solare serva al fabbisogno energetico tedesco per il decennio 2020-2030. Questo è molto fastidioso. I prossimi dibattiti che avranno luogo sui temi dell’espansione delle reti, della nuova costruzione di centrali elettriche e degli impianti di stoccaggio, non sono promettenti per i sostenitori delle energie rinnovabili. Sarebbe meglio se la questione della transizione energetica non venisse utilizzata solo per fini politici”.
2. Il quotidiano conservatore Die Welt riporta: “Il ministero dell’Ambiente prevede in un primo momento di modificare i termini di pagamento. Le sovvenzioni al solare non dovrebbero in futuro essere ridotte ogni sei mesi, ma con cadenza mensile. Questa misura mira a evitare una corsa all’acquisto dei pannelli a ridosso della data in cui è prevista una riduzione delle sovvenzioni. È improbabile che l’espansione solare sarà realmente rallentata da tali provvedimenti perché l’espansione record in dicembre aveva poco a che fare con gli acquisti della ventitreesima ora. La maggior parte dei nuovi moduli solari che sono stati installati in piena terra era stata pianificata da mesi. E tutto fa pensare che gli investitori nell’attuale fase di basso interesse vorranno ancora investire prevalentemente in pannelli solari che, per più di 20 anni, supereranno i rendimenti garantiti dallo Stato del 7-8 % sui costi dei consumatori. La “valanga rigonfiamento dei costi” non può essere fermata con tiepide modifiche; solo un tetto solido sulla spesa per i sussidi solari può davvero proteggere il consumatore”.
3. Infine il più volte citato Die Tageszeitung: “È grazie a Jürgen Grossmann [vedi sopra] che il dibattito sulla rivoluzione energetica è diventato così divertente nelle ultime settimane… In questi giorni, colpire l’energia solare è particolarmente in voga da parte coloro che l’anno scorso hanno dovuto prendere forse la più grande battuta d’arresto della loro carriera: la fase-out dell’energia nucleare, tanto amata dalla coalizione di centro destra. Aggiungete a ciò la transizione energetica… «Mio Dio, gli ambientalisti hanno vinto!». Forse vale la pena di confutare le argomentazioni populiste contro l’energia solare. «L’energia solare è costosa e ridicola come una coltivazione di ananas in Alaska?». Già quest’anno, i chilowattora di energia solare prodotti in Germania saranno remunerati, a seconda delle dimensioni dell’impianto di produzione, dai 15 ai 21 centesimi. In base alle proposte attuali, tale importo sarà di 10-15 centesimi entro il 2015, diventando così “a buon mercato” e non più bisognoso di sussidi statali. Teoricamente nuove installazioni potrebbero quindi sorgere senza bisogno di supporto economico esterno. Contrariamente a quanto avverrebbe se si acquistasse da Grossmann, pagando il doppio invece di produrre la propria energia. I sussidi solari sono stati messi in atto per rendere questa forma di energia competitiva, e questo sistema ha funzionato. Un ministro dell’Economia (Philipp Rösler), che aggiunge solo costi di produzione all’energia solare, e non tiene conto dei guadagni e dell’incremento dell’uso che ne viene fatto, è attaccato al vecchio modello di approvvigionamento energetico, con le singole aziende e i giganti energetici che governano il mercato in regime di monopolio”.

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lunedì 20 febbraio 2012

Lettera aperta all'Ill.mo Presidente della Repubblica italiana in visita in Sardegna

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di Isidoro Aiello
20.02.2012

Egregio Sig. Presidente della Repubblica,

Gradirei che Lei leggesse con attenzione le considerazioni di un Suo concittadino sull'attuale governo Monti e sul significato di esso nello scacchiere internazionale. La pregherei, qualora ne fosse in grado, di fornire risposte convincenti, che possano essere divulgate e che facciano comprendere alla gente comune il significato e l'obbiettivo reale dei sacrifici che, con il Suo sostegno, il governo tecnico da Lei voluto e sostenuto con entusiasmo, persegue.

Gradirei che nella risposta Ella tenesse conto che il colpo di grazia alle finanze pubbliche lo ha dato il governo Berlusconi con una quantità di leggi indegne e spesso “ad personam” che Lei ha sempre sottoscritto, alcune delle quali sono state dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema.

Con quale autorità, fatta salva quella istituzionale, Lei chiede ora alle classi sociali più deboli sacrifici quasi insopportabili, mentre i responsabili dello sfascio continuano ad essere protetti dalle istituzioni, a non pagare per i danni arrecati alla collettività e neppure a partecipare ai sacrifici richiesti al popolo italiano per salvare la nostra economia?

Monti è un uomo rassicurante, pacato, sfuggente, di grande intelligenza che persegue una strategia ben precisa, i cui atti fanno parte di un puzzle che si ricomporrà con evidenza e chiarezza solo quando l'ultima tesserà sarà stata posizionata. E' un convinto seguace della globalizzazione e del principio che il liberismo finanziario senza regole sia la nuova frontiera del genere umano. Ne è talmente convinto che ha trasformato il suo pensiero in un credo, che lo porta ad impersonare un sommo sacerdote ai vertici della gerarchia della religione, che riconosce come unico dio il "Mercato".

Ogni mossa, ogni intervento sulla finanza pubblica, ogni gesto, ogni dichiarazione, ogni incontro con il Gotha del sistema economico finanziario internazionale è frutto della sua fede tanto incrollabile quanto integralista. Il dio Mercato e i grandi sacerdoti che onorano Monti come uno dei più autentici profeti della religione che si propone di trasformare il mondo. E' talmente integralista ed animato da tale forza ideale che non si rende conto o non vuole vedere i cadaveri, che semina lungo la strada che percorre.

La sofferenza, la fame, le malattie, la mancata promozione della dignità di vita della maggioranza degli esseri umani sono i valori da sacrificare alla divinità più, crudele che mai sia stata propagandata dall'uomo.

I fedeli e convinti servitori di un potere assoluto e paranoideo sono sempre esistiti come gli SS al servizio di Hitler o i dirigenti del KGB e dell'armato rossa al servizio di Stalin. In chiave moderna la storia si sta ripetendo con un potere assoluto che sta affermando la propria dottrina paranoica e fallimentare utilizzando i propri sacerdoti quali Paulson, Geithner, Papademos, Monti, Draghi, Sarkozy, Merkel, i responsabili della commissione europea, del FMI e della BCE. Ne sono un esplicito esempio le politiche imposte alla Grecia, all'Italia, Spagna al Portogallo etc. Tutto ciò appare ormai evidente a tutti coloro che non si fanno condizionare dalla informazione e dagli altri strumenti di propaganda e di convincimento occulto.

La politica ha abdicato al proprio ruolo di controllo ed al proprio dovere di normare i processi economico-finanziari per incapacità, ignavia, interessi personali e corruzione diffusa. Questo ordine mondiale, che avrebbe dovuto creare ricchezza e benessere diffuso, è miseramente fallito come dimostra il peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza dei cittadini dei paesi occidentali e di tutti quei paesi che subiscono le spietate leggi del mercato. Ciò che sconvolge e che non riesce a trovare risposte logiche e plausibili è come sia possibile che in Italia partiti di ispirazione marxista, socialista o cristiano popolare, quali il PD, il terzo polo e lo stesso PDL possano essere i più strenui sostenitori della politica neoliberista, che ha determinato un sostanziale scadimento delle condizioni di vita dei cittadini e dei ceti più deboli, i cui interessi hanno storicamente rappresentato, escluso il PDL.

Il governo del sacerdote Monti, che ha scaricato sui più deboli e sofferenti il peso della crisi economica senza coinvolgere minimamente tutti coloro che si sono arricchiti attraverso la corruzione, ignobili intrecci politico-affaristico-malavitosi, l'evasione fiscale e l'esportazione dei capitali all'estero, che tentano tuttora con le risorse finanziarie, illecitamente accumulate, di appropriarsi dei beni comuni, è l'emblema dell'ingiustizia sociale e dell'arroganza del potere.

Ciò che appare incomprensibile è l'accanimento spietato di Juncker, della BCE e del FMI contro una Grecia stremata, cui stanno chiedendo l'impossibile, al punto che credo finirà per ribellarsi ed uscire dall'Euro. La domanda è: A chi giova tutto ciò? Una possibile ipotesi è quella che negli equilibri geopolitici mondiali il processo di unificazione europea comincia ad essere una alternativa credibile ed equilibratrice dell'egemonia americana, nazione dalla quale è partita la crisi economico-finanziaria e dalla quale di fatto dipendono e per la quale operano i grandi gruppi che egemonizzano gran parte del mondo.

Le politiche di rigore eccessivo, e quindi recessive, non potranno che creare povertà e malcontento generale e quindi innescare reazioni contrarie all'unificazione dell'Europa, nuovi nazionalismi e divisioni. Il comportamento della Germania, alfiere di questa politica suicida per l'Europa, non può che nascere dal mai domito nazionalismo tedesco e dall'ambizione di divenire la nazione leader dell'Europa, una volta che questa fosse frantumata nelle sue istituzioni.

Credo che questa sia la strategia di grande cecità politica che sta accomunando i poteri forti d'oltre oceano e la Germania. Poiché non credo che Monti sia un ingenuo, mi chiedo quale sia la sua strategia, assecondare questo processo di disintegrazione dell'Europa o sviluppare una politica di vera integrazione europea? Al momento le sue scelte, che determinano una grande ingiustizia sociale, appaiono assolutamente favorevoli ai poteri egemoni economico-finanziari internazionali, dai quali trae indubbiamente il suo potere, e sembrano pensati per indurre reazioni e spinte nazionaliste che disgreghino l'Europa.

Spero naturalmente di sbagliarmi, ma credo sia importante cercare di interpretare gli avvenimenti attuali in un contesto generale che porti ad unità le apparenti contraddizioni.

Confidando che Lei non cestini questi semplici quesiti, e voglia dare, come Suo dovere, risposte articolate ed esaustive ai suoi concittadini,

Le porgo i miei più rispettosi saluti.

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Carnevale con truffa?


«Avere a disposizione un locale come l'Ariston non può essere che un piacere - dice Cosimo Salis, l'organizzatore della serata -. Io sono del parere che anche Sassari debba avere una bella festa di carnevale come altrove. Questa è un'iniziativa creata per dare la possibilità ai ragazzi della zona di restare in città e divertirsi».

E meno male che è un operatore del settore da qualche decennio! Qui c'è da banchettare a suon di sanzioni e denunce. Ecco lo strano carnevale del Cinema Ariston.

Bolgia all'Ariston di Sassari, organizzatore nei guai

da: La Nuova Sardegna

Biglietti venduti a 3.200 ragazzi ma ne entrano «solo» 2000. In viale Trento arriva la polizia. In sala più del doppio delle persone consentite. Ostruite le vie di fuga. E in questura centralino in tilt per le proteste

SASSARI. Qualcuno l'ha definito: «L'evento più memorabile degli ultimi dieci anni in città». Che lo sia stato o meno, una cosa è certa: il supermega ballo di carnevale all'Ariston resterà nella memoria di almeno uno dei suoi organizzatori. E non tanto per l'oggettivo successo di pubblico, quanto per i guai giudiziari che gli sono piovuti addosso. La questura ha denunciato Cosimo Salis, 50 anni, storico protagonista della Sassari «by night», per presunte macroscopiche violazioni nella gestione della festa che ha trasformato per una notte in un night il cinema di viale Trento.

Oltre a stipare nel locale più del doppio del numero consentito di persone, secondo la questura l'organizzazione avrebbe di fatto bloccato l'accesso alle uscite di sicurezza. Davanti alle porte c'erano tavolini, ma se qualcuno fosse riuscito a eliminare gli ostacoli non sarebbe comunque riuscito a uscire: le via di fuga erano ostruite dalle auto in sosta. Ma ad aumentare il pericolo ha contribuito il fatto che in sala è stato consentito fumare a centinaia di ragazzi.

«Non oso neppure pensare cosa sarebbe accaduto in caso di uscita in massa dal locale - spiega un addetto ai lavori -. Per fortuna non è successo nulla, ma questo lo si deve ai ragazzi che si sono comportati benissimo, e alle forze dell'ordine». L'emergenza è stata gestita sul posto da Francesco Ponti, dirigente di turno in questura. Il centralino del 113 l'altra notte è andato in tilt per le telefonate di protesta dei delusi e dei residenti. Invece, nonostante ci fosse l'ordinanza del questore che indicava la necessità di predisporre servizi adeguata di vigilanza, in viale Trento non è stata avvistata la polizia municipale.

Ma se dentro il cinema non ci sono stati incidenti, altrettanto non si può dire della bolgia all'esterno. In viale Trento si è scatenato l'inferno dei delusi: non meno di 1.200 ragazzi lasciati fuori nonostante avessero pagato il biglietto in anticipo. Nella calca si sono fatte largo due squadre dei vigili del fuoco, quattro pattuglie della questura (due delle Volanti e due della Stradale), due pattuglie dei carabinieri e due équipe del 118. Numerosi i soccorsi dopo malori o scazzottate. Alcune auto sono state danneggiate.

Per capire come sia stato possibile tutto questo bisogna fare un passo indietro. Durante le pre-vendite per la mega festa all'Ariston (subito oggetto di critiche, rivelatesi fondate) siano stati staccati più del triplo dei biglietti rispetto alla capienza massima del cinema. Secondo la commissione comunale di vigilanza, l'Ariston avrebbe potuto accogliere al massimo mille persone: 150 in più del numero di spettatori fissato dai vigili del fuoco. Dopo le prevendite frenetiche, fuori dall'Ariston sono arrivati 3.200 ragazzi e i «buttadentro» ne hanno ammesso «solo» duemila. Tutti gli altri sono rimasti fuori, accalcati per rivendicare almeno la restituzione dei soldi. Un infuriato esercito in maschera. Alle 3 è arrivata la polizia.

La prima volante ha fatto breccia a fatica nella folla. Pochi minuti dopo, tutte le forze dell'ordine in servizio in città sono state richiamate in viale Trento. Francesco Ponti ha preso in mano una situazione che rischiava di diventare esplosiva. Non si sa cosa si siano detti il funzionario e Cosimo Salis, fatto sta che l'organizzazione ha cominciato a restituire i soldi del biglietto ai ragazzi rimasti in strada.

Nell'Ariston la festa è andata avanti fino alle cinque, con duemila giovani tranquilli e spensierati. Stati d'animo che, insieme alla vigilanza della polizia, hanno evitato pericolose evoluzioni dell'evento più memorabile degli ultimi dieci anni in città. Definizione contestata dal popolo di facebook, ieri scatenato in commenti critici (alcuni irripetibili) sulla organizzazione.




La Germania che non spreca: Potsdamer Platz a Berlino

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Dopo i due precedenti articoli (QUI e QUI), un terzo luminoso esempio di come la gestione della cosa pubblica in Germania sia in mano a gente onesta e non uomini della Cricca. Articolo interessantissimo sulla Potsdamer Platz nella capitale Berlino. Ancora una volta l'ingegno umano, quando non è in mano a interessi di delinquenti infiltrati nella politica, sa davvero partorire inziative eco-sostenibili che noi possiamo solo sognare, dato lo sfacelo della nostra classe politica.

Water Balance. L’esempio di Potsdamer Platz a Berlino
da: Il Sostenibile
della dottoressa Francesca Petretto

Nel bel pezzo di Elmar Burchia, sul “Corriere della sera” del 15/02 scorso, ispirato all’articolo edito dalla storica rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), viene affrontato l’annoso problema dello spreco e dello sperpero dell’acqua vergognosamente perpetrati nel nostro mondo globalizzato. Scrive Burchia: “Quanta acqua consumiamo (e inquiniamo) in un solo anno? Tanta, troppa. In media 1.385 metri cubi a testa, ovvero 8.650 vasche da bagno.” E questo mentre una percentuale agghiacciante della popolazione mondiale muore letteralmente di sete. Dal 1930 ad oggi il consumo mondiale dell’acqua si è sestuplicato: lo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura, insieme ad uno standard di vita sempre più alto, ha portato ad una crescente domanda di acqua e di conseguenza ad una carenza della stessa, tanto da noi quanto nei paesi “poveri” di quello che viene definito oggi non più Terzo, bensì Quarto Mondo. Di questo passo, entro i prossimi anni, la situazione non potrà che peggiorare.

L’acqua è il bene primario, la superficie terrestre è composta al 71% d’acqua, e non c’è organismo vivente che possa sopravvivere senza di essa: il problema è che il nostro pianeta oggi non può più garantire un approvvigionamento idrico adeguato tanto alla natura in senso lato quanto alle persone. Perciò la scarsità e il deperimento delle fonti d’acqua devono giocare un ruolo di primo piano nelle preoccupazioni di chi si occupa di tutela ambientale.

La tecnica in voga oggi nei paesi industrializzati per quel che riguarda il consumo di acqua, il trattamento delle acque reflue e il drenaggio di quelle piovane, mette in pericolo le risorse idriche di cui godiamo e i cicli nutritivi dei nostri ecosistemi e questo nonostante le tecniche di trattamento siano altamente sofisticate. Nutrienti ed inquinanti riescono comunque a raggiungere i corsi d’acqua ed a sfogarsi, in un modo o nell’altro, negli oceani. Con nutrienti intendiamo i fertilizzanti che vengono utilizzati per l’irrigazione delle colture: l’effetto combinato di questi e dell’innalzamento delle temperature medie con l’eccessiva insolazione di questi ultimi decenni fa sì che le piante acquatiche crescano a dismisura e morendo richiedano una enorme quantità di ossigeno per essere neutralizzate nella loro fase di decomposizione, con conseguente carenza e spesso mancanza di ossigeno per tutti gli altri organismi aerobici. I costi di approvvigionamento idrico, già di per sé alti, diventano esorbitanti se considerati anche nell’ottica del trattamento delle acque residuali inquinanti, della loro epurazione, prima che arrivino, in buona sostanza, ai mari ammorbando tutti gli organismi che vi abitano e con le ripercussioni disastrose che in tutto il nostro pianeta osserviamo quotidianamente. Lo squilibrio ecologico provocato dall’inquinamento delle falde acquifere produce un ulteriore catastrofico impatto sull’economia: lo scriteriato consumo di acqua potabile da parte delle industrie, del commercio e dell’agricoltura provoca il deperimento delle risorse economiche degli stati. Se l’agricoltura da un lato, coi sistemi di irrigazione, richiede l’utilizzo del 70% delle risorse idriche mondiali, l’industria ne consuma il 20%, e l’uso domestico ben il 15%. I terreni da pascolo deperiscono, la deforestazione è una delle peggiori attività umane perpetrate ai danni del pianeta, le monoculture scriteriate a danno del suolo agricolo, l’urbanizzazione scellerata sono sotto gli occhi di tutti: l’effetto combinato ha per conseguenza la ridotta capacità di stoccaggio del terreno che si traduce in pratica nella riduzione della quantità d’acqua disponibile per tutti. Questo fenomeno prende il nome di impermeabilizzazione del suolo: quando il terreno viene impermeabilizzato, si riduce la superficie disponibile per lo svolgimento delle funzioni del suolo stesso, tra cui l’assorbimento di acqua piovana per l’infiltrazione e il filtraggio; le superfici impermeabilizzate hanno anche un forte impatto sui terreni circostanti, modificandone le modalità di deflusso dell’acqua e incrementandovi la frammentazione della biodiversità.

Oggi l’impermeabilizzazione del suolo è pressoché irreversibile: le strategie di pianificazione del territorio non hanno mai tenuto troppo in considerazione gli effetti delle perdite di superficie del suolo stesso, come è facile notare, ad esempio, nelle zone costiere del Mediterraneo dove la percentuale di spazio completamente privo di costruzioni è in costante declino. “Nel 1996 in Italia quasi il 43% della superficie delle zone costiere, che in genere comprende suolo fertile, era interamente occupato da fabbricati e solo il 29% era privo di qualsiasi tipo di costruzione. Mancano informazioni a livello europeo sulle altre minacce che interessano il suolo: i dati disponibili sull’estensione delle aree fabbricate riguardano solo pochi paesi e in buona parte non sono comparabili poiché i paesi seguono metodologie diverse. Allo stesso modo non sono disponibili informazioni sul tipo di suolo impermeabilizzato. La diminuzione della disponibilità del suolo è inevitabile, ma se il suolo impermeabilizzato svolge un ruolo importante nella produzione alimentare, nella conservazione della natura, nel controllo alimentare e in altre funzioni chiave, in tal caso l’impermeabilizzazione compromette lo sviluppo sostenibile. A causa dell’elevata percentuale di superfici impermeabilizzate, l’acqua piovana defluisce immediatamente e può causare danni notevoli, quali inondazioni ed erosione.” (dalla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni – Verso una strategia tematica per la protezione del suolo /* COM/2002/0179 def. */).

È evidente che le principali difficoltà risiedono anzitutto nel trattamento e nell’utilizzo delle acque, sia quelle di approvvigionamento, a monte del problema, sia quelle reflue, a valle. Le risorse idriche naturali sono impiegate anche laddove non dovrebbero: l’acqua potabile viene utilizzata, ad esempio, anche per il lavaggio a distanza di liquami sanitari, e grandi quantità di sostanze utilizzate nell’industria sono inutilmente diluite con acqua pura nelle condutture degli impianti di depurazione. Inoltre, nonostante i trattamenti cui è sottoposta nei sistemi fognari, una troppo elevata percentuale di escrementi umani viene convogliata tanto nelle acque superficiali quanto in quelle sotterranee, col rischio di una sempre maggiore eutrofizzazione delle stesse. L’inquinamento delle risorse idriche, la distruzione di serbatoi d’acqua naturale, il suo consumo eccessivo con le crescenti quantità di acque reflue, faranno precipitare, di questo passo, la già precaria situazione. Le tecniche devono essere cambiate. Le soluzioni sono semplici e di facile applicabilità, ma il problema principale è sempre lo stesso: la conservazione dell’acqua naturale e dei suoi cicli negli ecosistemi non è fonte di lucro, mentre l’esaurimento della stessa sì, e anche in tempi brevissimi.

Quando si parla di imperativo del Water Balance, si intende l’improrogabilità dell’impiego di metodi necessari al mantenimento dell’equilibrio dell’acqua e più precisamente dell’equazione di equilibrio per il flusso d’acqua in e out di un sistema, nell’ottica del trattamento delle acque piovane (in) e del loro utilizzo per il trattamento delle reflue (out). Un troppo rapido deflusso delle precipitazioni da un lato e delle acque reflue dall’altro può causare un eccessivo depauperamento, con gravissime conseguenze a lungo termine, dei bilanci idrici regionali. L’architettura può fare molto in questa direzione al fine di conservare quelli locali e, laddove compromessi e minacciati dall’insediamento umano, restaurarli. Come? Estraendo in maniera limitata dai cicli idrici stessi e solo acqua reflua, acqua cioè che non può essere altrimenti utilizzata e che per essere rinnovata può solamente essere rimossa. Sulla base di un equilibrio del ciclo idrico locale la risorsa acqua diviene così efficiente dal punto di vista economico e perfetta nel macrocosmo della sostenibilità. È necessario muoversi nella direzione della conservazione dell’acqua, scegliendo nuovi metodi di trattamento e gestione delle acque reflue e piovane (in e out sempre) e inserendoli in quadro generale di utilizzo non puntuale, non piccolo e fine a se stesso. Il feedback, la retroazione, dovrebbero avvenire in termini di corrispettivo di altri sub-elementi, di concetti relativi agli spazi aperti, alla mobilità e così via.

Per quanto riguarda il trattamento delle acque reflue e la corretta alimentazione degli impianti igienici, nell’ottica del risparmio idrico, le nazioni si comportano in maniera differente: Cina, India e USA sono i peggiori sperperatori in proporzione al numero di abitanti, ma anche l’Europa non è da meno; in Italia siamo indietro anni luce rispetto ad altre nazioni che pure hanno meno risorse, importiamo dall’estero, “inspiegabilmente”, molta più acqua di quella di cui avremmo bisogno; pure in Germania, dove è attivo un sistema efficientissimo di risparmio idrico, si importa molto, ma si è anche imparato a sfruttare in maniera intelligente la ricchezza delle precipitazioni annue, stimate su valori di circa di 760 mm/a. Non si tratta solo di una questione di quantità, tuttavia, ma è il concetto di qualità a farla da padrone: anche in terra tedesca se alcune regioni vantano precipitazioni di notevolissima entità, altre possono essere definite, senza esagerazione, “aride”. Fulcro del discorso che andiamo ad affrontare è: come le zone ricche d’acqua facciano pervenire alle più povere il proprio esubero; come sia stato possibile ridurre il consumo della stessa, su scala nazionale, in netta controtendenza rispetto alla sempre maggiore richiesta procapite valutata, per esempio, in Italia. In media, un cittadino tedesco consuma 128 litri al giorno d’acqua, contro i 200 l. di un italiano e la situazione si aggrava se pensiamo che mentre in altri paesi europei, più virtuosi del nostro, non c’è spreco di acqua minerale per l’approvvigionamento idrico dei servizi sanitari, da noi, al contrario, nessuna politica è volta, al momento, alla differenziazione nel consumo e così capita che le condutture di scarico dei nostri bagni usufruiscano di acqua potabile mentre, è necessario ribadirlo ancora una volta, intere popolazioni in Africa, Asia e Sud America muoiono davvero di sete.

L’esempio che segue, assai famoso, è stato volutamente scelto per la sua dislocazione, strategica nel cuore della metropoli della Germania unificata, per dimostrare come questi ragionamenti non siano solo applicabili a contesti rurali ma anche e soprattutto necessari nelle complesse realtà urbane ovvero in quei luoghi che sempre più nel corso delle prossima metà del secolo, accentreranno milioni di persone e che perciò saranno chiamati per primi a rispondere all’emergenza ecologica con gli strumenti della ricerca sostenibile.

Berlino, Potsdamer Platz (Atelier Dreiseitl, Überlingen).

Un gigantesco corpo d’acqua con un’area approssimativa di 1,2 ettari (2,965 acri), una capacità di 12.000 m3 ed una profondità di 1,75 metri; uno specchio d’acqua, circondato da alti bordi, con uno sviluppo di circa 1,5 chilometri: ecco cosa balza agli occhi di chi passa nell’area di Potsdamer Platz, luogo di infinite memorie per gli abitanti di Berlino e per tutti i visitatori, europei e non, che vi sono approdati con gli occhi pieni delle immagini dei celebri film di Wim Wenders. Se oggi l’aspetto fisico è cambiato, tuttavia l’anima del luogo permane.

Il complesso della Potsdamer Platz è oggetto ancora oggi di molte discussioni; 
alcuni l’hanno definito “il segno degli affari” per l’aspetto commerciale dominante, ma pochi hanno notato l’intervento sull’acqua realizzato all’interno della piazza. In particolare questo progetto dello studio di Überlingen, parte di quello generale della Daimler Benz, è infatti ricco di importanti valenze ambientaliste e sostenibili che sono riuscite a far convivere nel tempo (sono passati più di dieci anni dalla sua attuazione) Estetica (contestabile solo su base soggettiva) ed Ecologia (oggettivamente valida per tutti). Pur facendo parte integrante del progetto architettonico complessivo della piazza, le acque hanno un’importante funzione ecologica nei bacini di ritenzione creati per quella piovana e dunque come regolatori climatici:
 di fatto le acque meteoriche proteggono quelle di superficie.

Il sistema è semplice:

* Tutti gli edifici sono dotati di tetti-verdi;
* le acque piovane che da tali tetti-verdi provengono, sono stoccate in cisterne per essere poi riusate (in parte) nelle toilette e nell’irrigazione;
* un’altra parte delle acque meteoriche viene utilizzata per alimentare il sistema urbano di fornitura dell’acqua.

Nei periodi di massima piovosità le acque in eccesso possono essere pompate dalle cisterne di accumulo verso tre bacini d’acqua (ed in seguito rilasciate in modo graduale nel vicino canale, il Landwehrkanal). Tali bacini possono contenere fino a 15 cm in eccesso rispetto al normale livello d’acqua di quello principale. Questo metodo riduce in maniera significativa sia il carico idraulico dovuto alle piogge intense sia l’impatto dato dall’immissione di nutrienti ed inquinanti trasportati dall’acqua, infatti
 per quanto riguarda le considerazioni limnologiche (o di studio delle acque superficiali o “interne”) sappiamo che difficilmente le acque urbane possono essere paragonate ad un sistema d’acqua naturale ma, 
nonostante questo, il sistema d’acqua di Potsdamer Platz può favorire la messa in atto di importanti processi di trasformazione come in un ecosistema non artificiale. Il progetto sfrutta un’organizzazione dell’acqua che sa soddisfare contemporaneamente i requisiti ecologici e quelli estetici, creando ovvie tensioni tra processi naturali ed interventi tecnologici messi in atto per il suo trattamento. L’acqua è un’attrattiva visuale, un elemento fondamentale di arredo urbano, un richiamo al paesaggio incontaminato in mezzo all’acciaio ed al vetro delle costruzioni, ma è anche lo strumento ecologico per eccellenza, in quanto apportatrice di ossigeno e vita (divisa nei processi sequenziali di purificazione all’interno del ciclo chiuso di ricircolo sotteso alla costruzione).

Il parametro guida del progetto è stato il livello di trasparenza e limpidezza all’interno del bacino principale. 
L’immissione dell’acqua di ricircolo si ha soprattutto attraverso dei biotopi di purificazione in tutte e tre i corpi d’acqua. Lungo le rive il filtraggio fisico e biochimico iniziale è assicurato da letti di canne. Nel bacino principale e in quello a Sud il flusso in uscita passa attraverso un drenaggio profondo, incassato in un filtro di ghiaia insieme ad uno schiumatore, come in un gigantesco acquario. Se il processo di purificazione attraverso i biotopi dovesse risultare insufficiente (in relazione al livello di torbidità), il flusso in uscita può sempre essere rimandato al primo filtro meccanico, equipaggiato con un vaglio a maglie strette che intercetta anche la più piccola alga.

Sempre in relazione alla torbidità della cisterna, possono essere attivate stazioni addizionali di filtri multistrato; ed ancora, se necessario, il bypass può filtrare l’intero contenuto della cisterna in poche ore.
 L’acqua proveniente dal bacino principale è sempre messa in ricircolo dentro una cisterna rovesciata dove è mescolata con l’acqua semi-purificata proveniente dalla Piazza e dal bacino Nord. Dalla cisterna l’acqua è pompata nuovamente ai vari punti di immissione via linee pressurizzate. Va notato che sia il bacino Nord sia le acque della Piazza, al pari del bacino principale, hanno tutti circuiti differenziati con pompe separate e 
da ultimo che l’evapotraspirazione viene compensata attraverso la presa d’entrata del bacino Sud (cisterna ausiliaria) ed attraverso la cisterna del bacino principale. (Per ulteriori dettagli vd.: http://www.dreiseitl.net/index.php?id=news&lang=en)

L’insegnamento del progetto di Potsdamer Platz è questo: se l’acqua superficiale scarseggia, se i bacini naturali sono sempre più inquinati, se vogliamo evitare gli sprechi nell’utilizzo delle fonti potabili perché non accogliere e preservare come un tesoro proprio quella che ci viene dal cielo? A Berlino piove davvero tanto, e allora perché non sfruttare questa potenza e questo dono della natura accogliendolo a braccia, cioè “a cisterne aperte”? Si incanala l’acqua in eccesso in bacini superficiali e sotterranei, si l’utilizzano tetti filtranti e ad altre superfici di raccolta per depurarla, la si utilizza infine per alimentare le fontane pubbliche, per irrigare i giardini o per gli scarichi dei WC e per altri usi domestici; il sistema di fitodepurazione è perfettamente inserito nel paesaggio urbano, visibile a tutti e mascherato solo nel dettaglio. Non a caso a questo “centro” della nuova Berlino riunificata hanno lavorato i migliori architetti della scena internazionale, sono stati in grado di creare un piccolo “parco” urbano nel cuore della città, un luogo in cui costruzione e natura non si combattono. Non si tratta solo di uno spazio pubblico per la fruizione, ma di un polmone verde per la una metropoli che vanta oltre quattro milioni e mezzo di residenti.

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giovedì 16 febbraio 2012

Il vero volto di Monti

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di Isidoro Aiello
15.02.2012

Monti è un uomo rassicurante, pacato, sfuggente, di grande intelligenza che persegue una strategia ben precisa, i cui atti fanno parte di un puzle che si ricomporrà con evidenza e chiarezza solo quando l'ultima tesserà sarà stata posizionata. E' un convinto seguace della globalizzazione e del principio che il liberismo finanziario senza regole sia la nuova frontiera del genere umano.

Ne è talmente convinto che ha trasformato il suo pensiero in un credo, che lo porta ad impersonare un sommo sacerdote ai vertici della gerarchia della religione, che riconosce come unico dio il "Mercato". Ogni mossa, ogni intervento sulla finanza pubblica, ogni gesto, ogni dichiarazione, ogni incontro con il Gotha del sistema economico finanziario internazionale è frutto della sua fede tanto incrollabile quanto integralista.

Il dio Mercato e i grandi sacerdoti onorano Monti come uno dei più autentici profeti della religione che si propone di trasformare il mondo. E' talmente integralista ed animato da tale forza ideale che non si rende conto o non vuole vedere i cadaveri che semina lungo la strada che percorre. La sofferenza, la fame, le malattie, la mancata promozione della dignità di vita della maggioranza degli esseri umani sono i valori da sacrificare alla divinità più crudele che mai sia stata propagandata dall'uomo.

I fedeli e convinti servitori di un potere assoluto e paranoideo sono sempre esistiti come gli SS al servizio di Hitler o i dirigenti del KGB e dell'armata rossa al servizio di Stalin. In chiave moderna la storia si sta ripetendo con un potere assoluto che sta affermando la propria dottrina paranoica e fallimentare utilizzando i propri sacerdoti quali Paulson, Geithner, Papademos, Monti, Draghi, Sarkozy, Merkel, i responsabili della commissione europea, del FMI e della BCE. Ne sono un esplicito esempio le politiche imposte alla Grecia, all'Italia, Spagna al Portogallo etc.

Tutto ciò appare ormai evidente a tutti coloro che non si fanno condizionare dalla informazione e dagli altri strumenti di propaganda e di convincimento occulto. La politica ha abdicato al proprio ruolo di controllo ed al proprio dovere di normare i processi economico-finanziari per incapacità, ignavia, interessi personali e corruzione diffusa. Questo ordine mondiale, che avrebbe dovuto creare ricchezza e benessere diffuso, è miseramente fallito come dimostra il peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza dei cittadini dei paesi occidentali e di tutti quei paesi che subiscono le spietate leggi del mercato.

Ciò che sconvolge e che non riesce a trovare risposte logiche e plausibili è come sia possibile che in Italia partiti di ispirazione marxista, socialista o cristiano popolare, quali il PD, il terzo polo e lo stesso PDL possano essere i più strenui sostenitori della politica neoliberista, che ha determinato un sostanziale scadimento delle condizioni di vita dei cittadini e dei ceti più deboli, i cui interessi hanno storicamente rappresentato, escluso il PDL.

Il governo del sacerdote Monti, che ha scaricato sui più deboli e sofferenti il peso della crisi economica senza coinvolgere minimamente tutti coloro che si sono arricchiti attraverso la corruzione, ignobili intrecci politico-affaristico-malavitosi, l'evasione fiscale e l'esportazione dei capitali all'estero, che tentano tuttora con le risorse finanziarie, illecitamente accumulate, di appropriarsi dei beni comuni, è l'emblema dell'ingiustizia sociale e dell'arroganza del potere.

Ciò che appare incomprensibile è l'accanimento spietato di Juncker, della BCE e del FMI contro una Grecia stremata, cui stanno chiedendo l'impossibile, al punto che credo finirà per ribellarsi ed uscire dall'Euro. La domanda è: a chi giova tutto ciò? Una possibile ipotesi è quella che negli equilibri geopolitici mondiali il processo di unificazione europea comincia ad essere una alternativa credibile ed equilibratrice dell'egemonia americana, nazione dalla quale è partita la crisi economico-finanziaria e dalla quale di fatto dipendono e per la quale operano i grandi gruppi che egemonizzano gran parte del mondo.

Le politiche di rigore eccessivo, e quindi recessive, non potranno che creare povertà e malcontento generale e quindi innescare reazioni contrarie all'unificazione dell'Europa, nuovi nazionalismi e divisioni. Il comportamento della Germania, alfiere di questa politica suicida per l'Europa, non può che nascere dal mai domito nazionalismo tedesco e dall'ambizione di divenire la nazione leader dell'Europa, una volta che questa fosse frantumata nelle sue istituzioni. Credo che questa sia la strategia che sta accumunando i poteri forti d'oltre oceano e la Germania. Poiché non credo che Monti sia un ingenuo, mi chiedo quale sia la sua strategia, assecondare questo processo di disintegrazione dell'Europa o sviluppare una politica di vera integrazione europea?

Al momento le sue scelte che portano ad una forte ingiustizia sociale, assolutamente favorevoli ai poteri economico-finanziari internazionali dai quali trae il suo potere, sembrano andare nella direzione di indurre reazioni e spinte nazionaliste che disgreghino l'Europa. Spero naturalmente di sbagliarmi, ma credo sia importante cercare di interpretare gli avvenimenti attuali in un contesto generale che porti ad unità le apparenti contraddizioni.

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lunedì 13 febbraio 2012

Il copia-incolla dei consiglieri regionali sardi dell'IDV

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Nel mondo della politica il copia-incolla è un'attività molto in voga presso chi, a corto di idee, va a cercare ispirazione altrove. E' plausibile che una buona idea altrui venga allora presa come spunto per un'attività di governo del territorio, ma non sempre questa è una via praticabile, perché si rischiano figuracce tremende. Nel 1999 il neo presidente della Regione Sardegna Mauro Pili nel suo discorso di apertura legislatura lesse quanto scritto dal presidente della Regione Lombardia Formigoni poco tempo prima. I giornalisti saltarono sulle sedie quando Pili citò come numero delle province sarde (allora quattro) quello della Lombardia, e quell'errore grossolano occasionò delle verifiche che scoperchiarono il vaso. Ne parlarono tutti i giornali, e ciò mostro quale fosse lo spessore politico del giovane di Arcore (...).

Nel giugno scorso fu poi il turno di Antonello Liori (PDL), la cui bozza del “Piano di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria della Regione Sardegna” (presentata nel corso della riunione della giunta tenutasi lo scorso 1° maggio dallo stesso assessore regionale alla Sanità), era tremendamente simile (se non proprio uguale) al Piano Sanitario della Regione Piemonte: altro putiferio.

Ripetiamo: una buona idea la si può applicare anche altrove, ma occore fare i dovuti ragionamenti e valutazioni per creare qualcosa che sia applicabile alla propria realtà locale, altrimenti si fa solo una brutta figura. Bisogna elaborare e plasmare in base al territorio e le sue esigenze. Copiare pari pari è davvero...


Oggi purtroppo è stato il turno dei tre consiglieri regionali dell'IDV sardo (Giovanni Mariani, Daniele Secondo Cocco e Adriano Salis, fresco di rinvio a giudizio), col quale non corre più buon sangue, e la brutta figura (anche per il partito) è servita. Partiamo da quello che dicono i giornali: stante il silenzio della Nuova Sardegna, è stata l'Unione Sarda a pubblicare poche righe sulla vicenda, rintracciabili sul sito della Regione Sardegna stessa, come potete leggere:


L'UNIONE SARDA - Politica: «I nostri consiglieri regionali copiano le proposte di legge» - 13.02.2012

ITALIA DEI VALORI. Denuncia di un tesoriere del partito. «Tre delle otto proposte di legge presentate dai consiglieri regionali dell'Italia dei valori sono state copiate». Lo denuncia Andrea Murru, tesoriere dell'IdV dell'Ogliastra, con una lettera aperta inviata «ai compagni di partito» nella quale chiede le dimissioni del capogruppo Adriano Salis, e di Daniele Secondo Cocco e Giovanni Mariani. «Dalla fine del 2011 ho deciso di monitorare il lavoro svolto dai nostri consiglieri regionali con l'intento di ricavarne una sorta di report», sostiene Murru, studente universitario, nella lettera. «Il fine che mi ero prefissato», prosegue, «consisteva nel valutare se, alla fine del loro mandato, ci si potesse ritenere soddisfatti del lavoro svolto dai consiglieri, in virtù dei presupposti mossi dal partito a livello nazionale e regionale, nonché nell'ottica del nostro elettorato e, più in generale, delle necessità del popolo sardo». Per provare che sono copiate, Murru pubblica la proposta di legge originale e quella presentata dai consiglieri dell'Idv. Le leggi incriminate sono quelle che propongono l'“Istituzione del reddito minimo garantito”, “Norme per il sostegno dei gruppi di acquisto solidale e per la promozione dei prodotti alimentari da filiera corta e di qualità” e “Disposizioni a favore della lotta contro le mafie e le altre forme di criminalità organizzata e diffusa”. La prima, sostiene Murru, è copiata da una legge della Regione Lazio datata 20 marzo 2009, la seconda è stata approvata nel novembre del 2011 dal Consiglio calabrese, la terza è un'iniziativa del gruppo Alpe del Consiglio regionale della Valle D'Aosta.

Davvero poco spazio, e allora abbiamo ritenuto opportuno contattare l'autore della lettera, e riportiamo il suo coraggioso atto di denuncia, senza i tagli operati dal quotidiano cagliaritano:


Lettera aperta ai consiglieri regionali Salis-Cocco-Mariani. Richiesta di dimissioni.

Art. 54. Cost.“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Cari amici e compagni di partito, vi starete chiedendo come mai ho deciso di esordire, in questa mia comunicazione, con il secondo inciso dell’art. 54 della Costituzione. Ebbene, dalla fine del 2011 ho deciso di monitorare il lavoro svolto dai nostri consiglieri regionali con l’intento di ricavarne una sorta di report. Il fine che mi ero prefissato consisteva nel valutare se, alla fine del loro mandato, ci si potesse ritenere soddisfatti del lavoro svolto dai consiglieri (in virtù dei presupposti mossi dal partito a livello nazionale/regionale, nonché nell’ottica del nostro elettorato e, più in generale, delle necessità del popolo sardo).
Nell’accingermi a compiere un simile lavoro, ho dovuto adoperare l’unica fonte disponibile, a livello regionale, consistente nel sito istituzionale del Consiglio Regionale della Sardegna da cui ho potuto, seguendo le relative sezioni, attingere alle varie attività svolte da ciascuno dei tre nostri consiglieri. Due sono state le direttrici guida del mio monitoraggio; l’una, quantitativa, attinente alle singole iniziative dei consiglieri, nell’ambito dei loro poteri/doveri all’interno dell’aula consiliare; l’altra, qualitativa, riguardante, nello specifico, la rilevanza, opportunità, coerenza, del lavoro svolto e/o delle attività compiute.
Nello specifico, occorre ricordare che, all’interno dell’aula consiliare, i singoli consiglieri regionali, hanno a loro disposizione varie forme di interazione con il resto dell’aula e, in particolare, con la Giunta.

Qui di seguito riporto, direttamente dal regolamento del Consiglio, il:

CAPO XV - DELLE INTERROGAZIONI, INTERPELLANZE E MOZIONI DELLE INTERROGAZIONI, INTERPELLANZE E MOZIONI.
Art. 106. Interrogazione. L'interrogazione consiste nella semplice domanda per sapere se un fatto sia vero, se una informazione sia pervenuta alla Giunta regionale o sia esatta, se la Giunta stessa intenda portare a conoscenza del Consiglio determinati documenti o abbia preso o intenda prendere alcuna risoluzione su oggetti determinati o, comunque, per sollecitare informazioni o spiegazioni sulla attività della pubblica amministrazione.
Art. 108. Interpellanza. L'interpellanza consiste nella domanda fatta alla Giunta regionale circa i motivi o gli intendimenti della sua condotta su determinati problemi.
Art. 112. Mozione. Un Gruppo consiliare, tramite il suo Presidente, o tre Consiglieri possono presentare una mozione al fine di promuovere una deliberazione del Consiglio su un determinato argomento.

Capo XVI - DEGLI ORDINI DEL GIORNO
Art. 122. Discussione e votazione. Nell'esame di un progetto di legge, di una mozione o di altri atti sottoposti all'approvazione del Consiglio possono essere presentati, sull'argomento in discussione, ordini del giorno al fine di promuovere una decisione da parte del Consiglio.

Capo IX - DELLA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI DI LEGGE E DELLE PROPOSTE DI INIZIATIVA CONSILIARE E POPOLARE
Art. 71. Iniziativa delle leggi. L'iniziativa delle leggi, ai sensi dell'articolo 28 dello Statuto speciale per la Sardegna, spetta alla Giunta regionale, ai Consiglieri regionali ed al popolo sardo.
Art. 72. Condizioni di ricevibilità. I progetti di legge e gli altri atti da sottoporre all'esame del Consiglio devono essere composti di una relazione illustrativa e di un testo redatto in articoli o comunque di una parte dispositiva.
Qualora comportino spese devono, inoltre, indicare la relativa copertura finanziaria. La Presidenza del Consiglio assicura a tutti i Consiglieri l'accesso più adeguato alle informazioni di carattere finanziario necessarie all'adempimento del disposto di cui al comma 2.


Tra tutte queste forme di manifestazione della propria capacità d’incidere nell’ambito dei lavori consiliari, ciascun Gruppo può adottare quella che ritiene maggiormente adatta alla circostanza e/o alla materia che si trova ad affrontare. Non v’è tuttavia alcun dubbio che, a parte la mozione di sfiducia, sia l’iniziativa legislativa quella che, ove debitamente pensata e scritta, possa rendere tangibili al resto degli altri partiti presenti in aula ed alla Giunta stessa, le reali capacità di lettura della realtà circostante fatta dai rispettivi presentatori. Oltretutto occorre sottolineare come sia proprio in tale strumento che si possa esplicare al massimo l’intero vissuto del partito d’appartenenza, rendendone manifesto l’operato.

Detto ciò e rimandandovi ai rispettivi allegati, sarà sull’attività legislativa vera e propria che intendo soffermare la mia e vostra attenzione. Delle otto (ad ora) proposte di legge presentate dal nostro gruppo consiliare, almeno 3 (ma il lavoro di verifica non si è ancora concluso) risultano avere, oltremare, delle sorelle gemelle che forse non conoscevano. Ebbene, queste iniziative legislative siamesi, oltre che condividere il titolo, spesso roboante e dal grande richiamo popolare/populista, hanno spesso in comune anche il ragionamento (la premessa) oltreché il dispositivo vero e proprio.

Strano fenomeno questo dello sdoppiamento che non trova però riscontro alcuno nelle date di presentazione/approvazione ed addirittura emanazione, avendo, in questo caso, ciascuna di esse visto la luce in periodi diversi. Purtroppo, è il caso di dirlo, la nostra cara regione Sardegna, vanta il triste primato delle gestazioni più lunghe.

Ecco allora, superato lo scoglio (Schettino docet) dell’insularità, vedremo riabbracciarsi, in un turbinio di emozioni, la L. R. sulla ”Istituzione del reddito minimo garantito. Sostegno al reddito in favore dei disoccupati, inoccupati o precariamente occupati“ della Regione Lazio, del 20/3/2009 n°4 con l’omonima, anche se ancora in una fase anteriore, in quanto proposta di legge, del gruppo IdV in Consiglio regionale della Sardegna dell’11/06/2009, la n°26.
Uno dei pochi passaggi, che distingue le due iniziative legislative si ritrova a pag 9 del documento che vi ho allegato, in cui si dice che:
Un passo avanti di notevole importanza perché vengono poste le basi di un intervento, dello stesso intervento di cui oggi noi discutiamo in questa aula, a carattere continentale.
Potremmo dire che ci avevamo visto bene già nel 2005, quando iniziammo questo percorso, ma la condizione attuale di migliaia di persone nella nostra regione, non ci dà il tempo di crogiolarci delle nostre capacità previsionali. Oggi abbiamo un altro compito, non quello di prevedere scenari possibili, ma di saperli affrontare, di dotarci di strumenti in grado di rispondere alla nostra contemporaneità, di rispondere alle esigenze di migliaia di persone, che attendono segnali chiari e concreti.
C’è bisogno di una volontà politica pari ad una capacità pragmatica di intervenire. C’è bisogno di concretezza per rispondere ad una crisi senza uguali. Il mio assessorato è un osservatorio privilegiato, purtroppo, che ci mostra ogni giorno di quanto sia profonda e drammatica la situazione.
Parliamo di una condizione di disagio che ci ha portato a costituire un’ “Unità di Crisi” contro la crisi. Un modo di affrontare la crisi di carattere sociale come se dovessimo affrontare una catastrofe naturale, un terremoto o una inondazione.
E purtroppo, malgrado abbiamo messo in campo strumenti diversi, non abbiamo in questo paese, quello strumento universale, in grado di intervenire sin da subito, sul disagio economico
”.

Giuro che nonostante tutti gli sforzi, non riesco a capire come mai questo passaggio del discorso non sia presente in entrambi i testi... chissà perché.

Ancora, questa volta a pag 15 del documento che vi ho allegato, si dice che
La legge sul reddito minimo garantito è all’interno di una strategia complessiva, che ci ha visto già promotori in questa legislatura di una legge contro il lavoro nero per l’emersione, la legge 16\2007 votata da questo consiglio, di una ridefinizione del ruolo dei centri per l’impiego attraverso il nuovo masterplan, della valorizzazione del dialogo sociale con tutte le parti in campo, imprese e sindacati, per affrontare le crisi industriali e i problemi della sicurezza, con il coinvolgimento continuo del governo nazionale e dei ministeri di riferimento, dei diversi progetti di politiche attive del lavoro avviati in questi anni come il progetto PARI. La legge sul reddito minimo dunque si inserisce in un quadro di interventi generali che costruiscono un puzzle che ci dà un disegno complessivo che si troverà la sua sintesi nella approvazione del testo unico sul lavoro attualmente in stato avanzato di elaborazione.”

Anche in questo caso, pur con tutto l’impegno possibile, non ho trovato nessuna L. 16/2007, votata dal Consiglio Regionale della Sardegna, me ne scuso.

Questo momento di abbattimento viene tuttavia spazzato via quando vedo che a pag. 16 viene dato finalmente corpo al contenuto delle proposte per cui, a prescindere dalla Regione di appartenenza, dal numero di abitanti, nonché dal relativo bilancio regionale, si:
fornisce la definizione del reddito minimo garantito, consistente nella erogazione di una somma di denaro non superiore a 7.000,00 euro l’anno, che i singoli comuni hanno la possibilità di integrare con la previsione
di una serie di prestazioni indirette. Anche la Regione potrà cofinanziare le prestazioni indirette……
”;
giusto, penso io, quindi anche qualora non dovessi trovare lavoro potrò comunque permettermi di vivere dignitosamente. Devo correre immediatamente dai miei a riferire il tutto ma, dimenticavo, non ho la macchina e per giungere a casa mi ci vuole almeno un’ora e mezzo di viaggio, come farò.

La sbadataggine, unita all’inatteso ostacolo, non mi fa vedere che nelle pieghe delle “due” leggi è prevista la soluzione per me; sfoglio velocemente, mentre un brivido mi percorre la schiena e, finalmente, eccola lì la frase che tanto cercavo, si trova nel dispositivo, all’art 3, co. 6, pag. 23:
La Regione, compatibilmente con le risorse disponibili, istituendo ovvero rifinanziando annualmente con la legge finanziaria un apposito capitolo di bilancio, può contribuire al finanziamento di ulteriori prestazioni volte a:
a) garantire la circolazione gratuita, previo accordo con gli enti interessati, sulle linee di trasporto pubblico locale su gomma e metropolitane ………
”;
problema risolto, spero solo che in paese abbiano previsto una fermata vicino a casa.

Vengo quasi colto da un malore, d’altronde le notizie positive si avvicendano l’una sull’altra senza sosta ma, sul più bello, ecco la botta inattesa, rappresentata dalla indicazione della copertura finanziaria richiesta, aimè, ad ogni “buon legislatore”.

L’articolo di riferimento, sempre nel dispositivo, è in questo caso il 10 (nella proposta di legge sarda), e il 9 (in quella laziale), a pag 27 nei quali si dice che:
Per le finalità della presente legge è istituito,……………..UPB, un apposito capitolo di spesa denominato Fondo regionale per il reddito minimo garantito con uno stanziamento pari ad euro 200.000.000 a partire dall'anno 2010” (nella pdl sarda) e “20 milioni di euro per l’anno 2009 e a 10 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2010 e 2011” (per un tot di 40 ml di euro nel triennio 2009/2011, nella legge laziale).

E qui mi sorge un dubbio, com’è possibile che una Regione come la Sardegna possa stanziare 200.000.000 di euro/anno avendo 1.675.411 abitanti, mentre la Regione Lazio stanzia 20.000.000 di euro per il 2009 e poi 10.000.000 per gli anni 2010-2011, avendo però 5.728.688 abitanti, con Roma che, da sola, conta 2.761.477 abitanti?

Visto che, stando all’art 4, a pag 23, vengono individuati i soggetti beneficiari nei:
1. Disoccupati
2. Inoccupati
3. Lavoratori precariamente occupati
4. Lavoratori privi di retribuzione
così abbassando la soglia, rispetto al numero di residenti, delle due l’una, o la Regione Sardegna ha un tesoretto nascosto in qualche paradiso fiscale, o dovremmo imbracciare i forconi e, così armati, respingere le orde di laziali che tenteranno di prendere possesso della nostra isola al fine di stabilirvi la propria residenza anagrafica.

Battute a parte, il dubbio presto si scioglie quando, ahimè, sono costretto a vedere che mentre l’art 9, co 2 della legge laziale, sempre a pag 27 individua, nello specifico, dove reperire le risorse necessarie ad una simile operazione, prevedendo che:
Alla copertura degli oneri di cui al comma 1 si provvede:
a) per l’importo di 20 milioni di euro relativo all’anno 2009, mediante una riduzione di 5 milioni di euro per ciascuno dei capitoli H41135 e F31538 e nel contempo mediante una riduzione pari a 10 milioni di euro rispettivamente, in termini di competenza, del capitolo T27501, lettera a) dell’elenco n. 4 allegato al bilancio di previsione relativo all’esercizio finanziario 2009 e, in termini di cassa, del capitolo T25502;
b) per l’importo pari a 10 milioni di euro, relativo alle annualità 2010 e 2011, mediante una riduzione di pari importo rispettivamente, in termini di competenza, del capitolo T27501, lettera a) dell’elenco n. 4 allegato al bilancio di previsione relativo all’esercizio finanziario 2009 e, in termini di cassa, del capitolo T25502.
”, la pdl sarda, pare affidarsi alla sorte, magari ad un gratta e vinci, stile Turista per sempre.

Ed ora passiamo ad analizzare un altro parto gemellare, i cui padri, stavolta condividono il gelo che attanaglia l’Italia e si trovano rispettivamente in Sardegna ed in Valle D’Aosta.
Si tratta, niente di meno che di: “Disposizioni a favore della lotta contro le mafie e le altre forme di criminalità organizzata e diffusa” (per quanto riguarda la pdl valdostana), mentre “Disposizioni a favore della lotta contro le mafie e le altre forme di criminalità organizzata e per l'utilizzo sociale degli immobili confiscati“ (per quanto riguarda la Sardegna).

Anche in questo caso, udite-udite, si tratta di un parto gemellare ma, a differenza della precedente queste proposte di legge scontano più di un anno di differenza. Infatti mentre in Valle D’Aosta ci si attrezza per combattere la criminalità organizzata già dall’alba del 14/10/2009 con la pdl n°68, in Sardegna ci si accontenta di giungere secondi al traguardo, il 22/03/2011, con la pdl n° 267.

Questo, come gli altri allegati che potrete visionare con calma, sono vietati ai daltonici, in quanto il colore giallo (che rappresenta l’identità tra i due testi oggetto di analisi) imperversa su tutto il documento.

Ultima, ma non per questo meno rilevante dal punto di vista dell’analisi di cui mi sono occupato, arriva sulle ali di una meridionale cicogna, nello specifico della Regione Calabria, subito peraltro adottata dalle amorevoli braccia di noi sardi, la proposta di legge intitolata: “Norme per il sostegno dei gruppi di acquisto solidale (GAS) e per la promozione dei prodotti alimentari da filiera corta e di qualità

Partorita, questa si, con difficoltà, vista la vicinanza delle due nascite, in quanto:
1. La pdl calabrese vide la luce l’11/7/2011, la n° 83/9
2. La pdl sarda, pochi giorni dopo, il 20/7/2011, la n° 297.

In questo caso, ciò che risalta subito all’occhio (anche perché l’ho evidenziato di rosso, su sfondo giallo) è il calcolo “stimato che un pasto medio percorre oltre 1.900 chilometri su camion, navi aerei prima di arrivare sulla tavola” calabrese, mentre questa volta la sorte sembra sorridere ai sardi, in quanto il calcolo stimato di un pasto medio “percorre oltre 1.90 chilometri su camion, navi o aerei prima di arrivare sulla” nostra tavola.

Per fare un esempio, se fossimo a Cagliari è come se attendessimo di gustare in piazza Giovanni XXIII, un pasto che è stato preparato in piazza Repubblica, mica male, altro che filiera corta, cortissima.

Si chiude così questa sommaria, ammetto, analisi di sole tre iniziative legislative. Ne emerge purtroppo un modus operandi non degno di chi si mette in tasca:

Consiglieri regionali sardi super pagati. Hanno lo stipendio più alto in Italia.
Tra indennità e rimborsi la busta paga arriva a 11.417 euro, cento in più dei colleghi calabresi. I più poveri? I consiglieri piemontesi: 5.409 euro al mese. E' il risultato di uno studio condotto da Il Sole 24 Ore sui dati forniti dalla Conferenza dei parlamentari regionali e pubblicato ieri. I consiglieri sardi staccano tutti i colleghi: in Calabria lo stipendio arriva a 11.316 euro al mese, in Puglia a 10.433 e in Campania a 10.817. Per quanto riguarda il vitalizio la cifra per gli ex onorevoli sardi oscilla da un minimo di 1.452 euro a un massimo di 3.950. La più alta è quella degli ex consiglieri calabresi (da 4.867 a 9.733 euro), la più bassa è riservata a quelli della Toscana (da 928 euro a 2.320).
Martedì 12 luglio 2011 08.16
”,
(Fonte : http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/228631),
fa solo quello durante la giornata e dovrebbe avere il buon gusto di operare per il bene pubblico e non solo per il proprio tornaconto elettorale, presentando proposte di legge dal grande richiamo mediatico/sociale, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo tutti attraversando, ma che nella realtà si dimostrano dei semplici copia & incolla degni di Consiglieri che ho voluto battezzare come Carta e Carbone.

Vi lascio con una frase che fu pronunciata, mi pare nel 2008 che, se fosse stata rispettata nei minimi particolari avrebbe evitato il prodursi di simili porcherie legislative.

“È vero, [……], che ci sono i cattivi esempi ma c'è anche, finalmente, il coraggio di denunciarli. E soprattutto sono ancora tanti coloro che credono alla politica come missione, che non riescono a scindere la politica dall'etica, dalla moralità e dalla coerenza” (Adriano Salis, Altravoce.net).

Andrea Murru - Tesoriere IdV Ogliastra


Chi ha avuto la pazienza di arrivare sino alla fine di questo documento forse avrà la curiosità di visionare gli ALLEGATI. Traetene voi le conclusioni. Dal canto mio non posso che dispiacermi per la brutta figura fatta dal partito per mano dei suoi tre consiglieri: l'IDV sardo merita di meglio, e non solo in Regione.

Vedi anche:
http://www.youreporter.it/video_ESCLUSIVO_-_leggi_copiate_al_Consiglio_regionale_sardo
http://issuu.com/andreamurru/docs/una_mafia_transregionale
http://issuu.com/andreamurru/docs/istituzione_del_reddito_minimo_garantito
http://issuu.com/andreamurru/docs/gruppi_d_acquisto_solidale

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domenica 12 febbraio 2012

Wildpoldsried: quando la Sostenibilità diventa l’imperativo di vita di un’intera comunità

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Ancora un fulgido esempio di come la reimpostazione dello sviluppo energetico possa portare a piccole (o grandi) isole felici, le quali nel rispetto della Natura vivono senza dipendere dalle energie inquinanti. Dopo il precedente articolo, ancora una volta l'Autrice affronta il tema dell'Ecosostenibile, raccontando una realtà locale tedesca davvero interessante. Quanto siamo indietro noi italiani...


Wildpoldsried: quando la Sostenibilità diventa l’imperativo di vita di un’intera comunità
da Il Sostenibile
di Francesca Petretto

A corollario del recente articolo sull’approccio tedesco al Sostenibile, vorrei qui presentare un esempio di felice e prospera applicazione dei principi che ne stanno a fondamento: una realtà ecologica, non compromessa dall’antropizzazione, nella regione di Allgäu, fra la Baviera e il Baden-Württemberg, nella parte sud della Germania.

Il villaggio agricolo di Wildpoldsried, una comunità di poco più di 2.500 anime, si trova nel Land della Baviera, poco distante dal confine con l’Austria. Quando nel 1997 il neo-eletto Sindaco, concordemente al Consiglio del Villaggio, pensò alla proposta di un nuovo modello di industria fondato sulla promozione ed il mantenimento delle iniziative locali, aveva da tempo capito che per portare nuove entrate nelle casse del Comune non si sarebbe dovuto creare nessun debito.

CONTINUA A LEGGERE NEL SITO: IL SOSTENIBILE

Una considerazione intelligente ma non scontata che riteneva avrebbe richiesto molti decenni prima di poter essere attuata; ma l’esempio della politica nazionale “restituita” agli investimenti nelle energie rinnovabili, al contrario, non trovò nessun ostacolo né da parte dei suoi concittadini né a livello statale giacché anzi la presentazione del nuovo programma energetico riscosse un immediato successo nella stampa federale e poi internazionale, destando l’interesse degli addetti ai lavori e facendo sì che l’esempio di Wildpoldsried venisse emulato anche da altre piccole realtà tedesche. Oggi Wildpoldsried, è considerato da molti un modello per raggiungere la sostenibilità della comunità del 21° secolo – e contemporaneamente liberarsi dal giogo economico dei debiti – e un esempio felicissimo che si imporrà negli anni a venire tra quelli che stanno effettivamente scrivendo la storia della conservazione del patrimonio ambientale.

Pochi mesi fa, nel maggio 2011, il sindaco in carica, Arno Zengerle, poteva finalmente esprimere, nel corso di una riunione in municipio con la comunità cittadina, la sua soddisfazione: si iniziavano a raccogliere i frutti dei sacrifici e degli investimenti fatti negli ultimi quattordici anni. Nella stessa sede elencava con orgoglio ai giornalisti accorsi una lista incredibile di realizzazioni architettonico-sostenibili, comprendenti nove nuovi edifici pubblici (compresa la scuola, la palestra e la sala comunale) completi di pannelli solari, e di impianti ecocompatibili, come quattro digestori di biogas con un quinto in fase di costruzione, sette mulini a vento, 190 impianti privati dotati di apparecchiature per lo sfruttamento dell’energia solare, una rete di teleriscaldamento con 42 collegamenti, tre piccole centrali idroelettriche, il controllo ecologico delle acque reflue e di un intero sistema naturale.

Wildpoldsried oggi produce energia 321 volte maggiore di quella di cui ha bisogno e sta generando 4,0 milioni di Euro di fatturato annuo: un risultato notevole per una comunità agricola modesta che ha trasformato un paese “senza industria” in un modello nel settore delle energie rinnovabili, soprattutto con l’aiuto degli imprenditori locali, dei veri e propri pionieri dell’età contemporanea, i quali, associandosi in piccole imprese, sono riusciti a vendere ed installare le nuove tecnologie e così a fornire a tutti i servizi necessari ai nuovi impianti.

Nel 1999, il Consiglio di Villaggio redasse una dichiarazione d’intenti – il WIR-2020, ‘Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend’ (la Leadership dell’Innovativo a Wildpoldsried) – a fondamento del quale furono posti l’ascolto e l’attenta valutazione delle richieste di tutti i cittadini, singoli o associati, purché orientati nella direzione dello sviluppo futuro e della crescita sostenibile: un modo per coinvolgere la totalità della cittadinanza e non permettere che le decisioni fossero solo appannaggio dei soliti o comunque di un’elite chiamata a decidere per gli altri. Così gli orientamenti, spiegati con un linguaggio facilmente comprensibile, iniziarono ad ispirare i singoli, convincendoli a mettersi in gioco e a “pensare verde”, crearono posti di lavoro in nuove imprese locali permettendo a tutti di poter rimanere a vivere dignitosamente nella propria città senza essere costretti ad emigrare altrove e a lasciare che la piccola comunità agricola deperisse e potesse nel tempo estinguersi. Nel WIR-2020 sono affrontati tre temi principali: 1) energie rinnovabili e risparmio energetico; 2) costruzione ecologica degli edifici utilizzando materiali da costruzione naturali (principalmente il legno); 3) protezione delle risorse idriche e del suolo (sia sopra che sotto il livello del terreno) e smaltimento ecologico delle acque reflue.

Fu così che un cittadino, Wendelin Einsiedler, iniziò a parlare con i suoi vicini e con gli amici circa il senso della comunità, e della formazione reale della società civile; iniziarono a nascere delle piccole imprese o società come la EW Wind Energy GmbH Hutoi (costruttrice in loco di mulini a vento in grado di produrre per la comunità 3,5 MWh di energia con un investimento di denaro composto al 25% da patrimonio netto e al 70% circa da debito, il restante con un piccolo contributo da parte dello Stato della Baviera) e in seguito la EW Wind Energy GmbH & Co.KG Haarberg, con ben 94 soci che avrebbero potuto investire, a scelta, da un minimo di 5.000 € fino a un massimo di 25.000 € (risultato: altri due mulini a vento, capaci di produrre 4,5 MWh) e via così fino ai giorni nostri. Nel complesso, gli investitori in progetti comunitari sostenibili della “società mulini a vento” di Wildpoldsried hanno beneficiato di un ritorno dell’8-10% sui loro iniziali investimenti.

Anche per quel che riguarda l’impiego del biogas il Consiglio di Villaggio approvò la costruzione di due impianti nelle fattorie ai margini del centro urbano: il primo operativo già nel 1997, in un’azienda lattiero-casearia, gli ultimi due di recente costruzione, in grado di produrre complessivamente un totale di 320.000 kWh / anno con l’impiego di digestori anaerobici.

Un altro cittadino privato, i cui terreni erano vessati dal problema delle inondazioni (molto frequenti e diffuse in tutta la Baviera) pensò di costruire il primo impianto privato di utilizzo delle acque reflue e questo divenne presto un progetto pilota quando il sindaco poté assicurarsi una borsa di studio erogata dall’Unione Europea per progetti attivi nella promozione del controllo delle inondazioni e, al contempo, la deviazione intelligente delle acque piovane. Tale progetto è oggi in uso e, come un impianto di depurazione convenzionale, utilizza tre processi semplici: serbatoio di sedimentazione, di filtrazione e di chiarificazione per la rimozione dei fanghi. Naturalmente anche in questo caso l’immediato successo e vantaggio riscossi spronarono altri investimenti dello stesso tipo: “a Wildpoldsried, ma non solo qui, l’acqua è vita per tutti ed è evidente che l’interazione ecologica tra le persone e l’ambiente deve essere sostenibile”. Fu così creata una sorta di filiera naturale, un “sentiero natura” che oggi comprende un giardino delle api, due laghetti naturali, 96 alberi da frutto e un parco, tutto in zone umide prima inutilizzate, che ora invece vedono il prosperare di libellule, farfalle, uccelli e piante nella più perfetta applicazione del principio di salvaguardia dell’ecosistema.

All’inizio furono solo in pochi a crederci e comunque persone nate in un’altra generazione, con memoria di un passato ameno, poco inquinato, proprietari di fattorie, agricoltori ma anche contadini, pensionati con una buona posizione economica, ma quando il governo tedesco approvò nel 2006 un nuovo piano tariffario per incentivare la produzione e lo sfruttamento dell’energia solare, la Erneuerbare-Energien-Gesetz, EEG (la legge per le energie rinnovabili) del 2000, lo slancio fu enorme. I cittadini tutti, le piccole imprese locali ed alcuni imprenditori venuti da altre parti della nazione decisero di entrare nel business delle energie rinnovabili, soprattutto di quella solare con un sistema strutturale basato sull’energia alternativa prodotta. Alla fine del 2011 sono state conteggiate oltre 190 famiglie di Wildpoldsried che hanno abbracciato la scelta del fotovoltaico, dotando le proprie case di pannelli solari in grado di produrre 3.300 kWp (dove p = picco o potenziale massimo). L’energia generata non soddisfa solo il fabbisogno energetico dei singoli edifici ma viene anche venduta all’Allgäuer Überlandwerk (AÜW) (società elettrica dell’Allgäu), in modo tale che le entrate possano coprire i costi di manutenzione annuali del comune e qualsiasi ulteriore fondo per l’acquisto di prodotti di cui la comunità ha bisogno (ad es. strumenti musicali ed altro materiale didattico per le scuole, nuove attrezzature per i vigili del fuoco volontari, ecc.).

Il legno è il principale materiale utilizzato tanto nella costruzione ex-novo quanto nel recupero e restauro di edifici preesistenti: il fatto che il villaggio sia circondato da quasi 1.500 ettari di foresta significa che il legno non può che essere considerato come un “dono dal cielo” ovvero una risorsa locale realmente disponibile a chilometro zero, rinnovabile e anche generatrice di reddito per i cittadini proprietari di terreni ricchi di alberi e coltivatori diretti. E sul ciclo di produzione-lavorazione del legno è anche basato il sistema di riscaldamento centrale di Wildpoldsried: pellets, prodotti industrialmente in Baviera, dai rifiuti provenienti dall’industria del legno o alcuni sistemi domestici di riscaldamento che utilizzano trucioli di legno (‘Hackschnitzel’) provenienti dalle foreste locali e sono realizzati per lo più con gli scarti legnosi dei rami.

In termini di efficienza energetica del costruito, evidentemente Wildpoldsried segue il programma della “Casa Passiva” (la “Passivhaus” ideata dallo svedese Bo Adamson e del tedesco Wolfgang Feist), redatto dal Governo Federale su una risoluzione del Parlamento Europeo del 2008. Nel 2011 il Consiglio di Villaggio di Wildpoldsried ha emesso un’ordinanza che impone a tutti i cittadini che vogliono costruire ex-novo la propria abitazione di integrare misure di efficienza energetica, simili a quelle incluse nel programma di “casa passiva” del Governo. Il Consiglio ha inoltre stabilito uno sconto per la costruzione delle nuove case a “zero energia” per compensare i costi iniziali. Chi invece intende restaurare la propria preesistente abitazione è tenuto a farla sottoporre prima a un’indagine termografica per individuare i punti di discontinuità della costruzione e dunque di dispersione di energia, nell’ottica di “sconfiggere” l’inefficienza energetica e con essa lo spreco, figlio del nostro tempo. Finanziamenti sono previsti anche per la sostituzione di caldaie ad olio, infissi e finestre vecchi, ossia una serie di migliorie volte a risparmiare in modo consapevole e, contemporaneamente, utili a favorire la più confortevole abitabilità possibile dal punto di vista “umano” ancor prima che economico.

Wildpoldsried ha già inanellato una serie di premi, incluso, per esempio, quello di “Climate Protection Community of 2009″. Quando la Siemens Co. ha scoperto la felice realtà del villaggio bavarese, col placet del Ministero Federale dell’Economia, ha dato vita al Progetto IRENE (Integrazione di energie rinnovabili e mobilità elettrica), con cui si sta testando l’impiego di 40 auto elettriche comunali. Partner del progetto pilota sono, con Siemens, la AÜW, il Politecnico di Aachen e l’Università di Kempten: si tratta di un programma di ricerca biennale, iniziato nell’autunno del 2011, che promuove appunto lo studio “dei modelli attuali di mobilità e l’utilizzo di batterie mobili in scenari quotidiani” (spiega Michael Fiedeldey, Amministratore Delegato del Kempten AÜW). Bisognava individuare “una comunità che stesse già producendo energia con l’uso del rinnovabile [e] Wildpoldsried è stato scelto in quanto già in grado di generare molta più energia di quella necessaria al fabbisogno della comunità stessa utilizzando proprio fonti di consumo rinnovabili”. Questo va a vantaggio del sistema trasporti in cui Wildpoldsried vanta un’ottima frequenza di collegamento nella rete pubblica e un efficientissimo servizio gratuito di “car pooling”.

La cittadina bavarese è così balzata agli onori della cronaca, è da tutti riconosciuta un vanto nazionale in termini di sostenibilità e un esempio da seguire da parte della comunità internazionale quanto ad applicazione fortunata degli imperativi della “green energy”. La Germania sta spianando la strada alla Sostenibilità e per la prima volta in assoluto, nel 2011, le sue fonti di energia rinnovabile hanno prodotto più del 20% della potenza necessaria all’approvvigionamento energetico del Paese e sebbene il cammino verso l’annientamento al 100% delle emissioni nocive sia ancora lungo, si muove con crescente successo nella giusta direzione dell’Ecologia ragionata. E perciò questo villaggio del sud della Germania, prima sconosciuto, si impone in questo contesto perché caso unico in cui si riesce a sfruttare al 100% “energia verde”, rinnovabile, ed a ridurre quasi completamente le tanto deprecate e dannose emissioni nocive. Ciò è reso possibile dall’utilizzo congiunto, dal mix energetico di solare-eolico-idrico-geotermico-biogas. Non c’è alla base nessuna coercizione ma l’entusiastica collaborazione di tutti i singoli che compongono la comunità, per il bene di ambiente, natura, clima: una democrazia “verde”, un laboratorio ecologico, un workshop continuo dove, come è facile immaginare, avendo la possibilità di dire la propria opinione e di usare la propria intelligenza o le proprie braccia, ciascun individuo si sente realizzato perché consapevole di essere parte attiva di un progetto che interessa la collettività.

“Quello che la gente trova sorprendente nella nostra storia è che nessun progetto è visto dalla comunità come un peso. Ogni decisione presa dal Consiglio di Villaggio si basa sulla fattibilità finanziaria e la redditività del progetto stesso”, dice ancora il sindaco; e ancora: “Questo modello non può essere forzato da un solo lato della società civile, quello rappresentativo, eletto e che ha potere decisionale. Dedichiamo sempre molto tempo per parlare ai nostri visitatori su come riuscire a motivare gli abitanti al pensiero diverso, ecologico. I nostri ospiti ci lasciano con la consapevolezza che le cose possono funzionare bene solo quando si ha l’entusiasmo e la convinzione e la compartecipazione di tutti”.

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