martedì 31 maggio 2011

Due riflessioni sulla Caporetto del "partito dell'odio"

.
Bù... così avrete paura e ci voterete. Ecco come Berlusconi, il PDL e la Lega Nord hanno conquistato il paese anni luce fa (tale sembra la distanza, da ieri). Il meccanismo è facile: gettare fango, ingiuriare, diffamare e poi fare subito le vittime di complotti orditi dal Comunismo. Facendo leva sulle paure della gente, alimentando razzismo e odio, questi delinquenti hanno avvelenato i pozzi cui si è abbeverata tanta gente comune, hanno appiccato incendi nel comune sentire gettandovi sopra benzina, e hanno così acchiappato tanti voti da fin troppe persone inebetite dalle loro TV e radio.

Ma l'Italia s'è desta, e ha preso a schiaffi questa masnada di piduisti, massoni, indagati, pregiudicati, mafiosi, camorristi, ciellini, bigotti, fascisti, corruttori, corrotti. La feccia della società ha perso. Una vera Caporetto. A voi la lettura di due interessanti articoli, due riflessioni sulla situazione attuale.

Il mio grazie va a persone come Saviano e Padellaro-Gomez-Travaglio, che in TV e nella stampa hanno contribuito ad informare e far rinascere la Società Civile.

La fine del berlusconismo è incominciata
di Gad Lerner

Siamo un popolo di senza cervello, come improvvidamente s’è lasciato scappare Berlusconi nella sua ultima, disastrosa, performance televisiva?
No, siamo un popolo che ha preso atto del fallimento di un leader che ha usato il potere come strumento di autodifesa personale, identificando se stesso con il governo del paese e lasciando campo libero all’affarismo della cricca di cui s’è circondato. Alle sue promesse mirabolanti e alle minacce con cui sperava di sottomettere le altre istituzioni democratiche, a cominciare dalla magistratura, crede ormai più solo una minoranza dei cittadini.
Lo dimostra il fatto che il centrodestra ha perso nella sua roccaforte, Milano; e non è riuscito credibile neppure a Napoli, dove pure il centrosinistra aveva male amministrato la città. Dunque siamo di fronte alla chiusura di un lungo ciclo politico. I cittadini esprimono un forte bisogno di legalità e di giustizia sociale: parole calpestate da una destra convinta di poter dominare le coscienze grazie al suo strapotere mediatico, inventandosi false rappresentazioni della realtà come le “toghe rosse”, “zingaropoli”, “l’economia italiana più forte delle altre economie europee”. Tutte balle.
Non è solo il ciclo politico di questo centrodestra a giungere al capolinea. Non è solo il fallimento della classe dirigente meno presentabile che l’Italia abbia mai avuto, con i suoi Verdini, le sue Brambilla, i Calderoli, i Bondi, i La Russa e chi più ne ha più ne metta. Più nel profondo stiamo vivendo una svolta culturale con il rigetto della suggestione berlusconiana. Basta con i politici che si vantano di fare il “bunga bunga”; basta con le barzellette che ci screditavano sul palcoscenico dei vertici internazionali; basta con le pernacchie a dileggio degli avversari; basta con l’ostentazione sfacciata del privilegio come misura del potere.
Nelle due settimane intercorse fra il primo turno e i ballottaggi si è consumata una vera e propria rotta del centrodestra. I suoi candidati sono arretrati ulteriormente nel consenso popolare. Appena gli elettori hanno percepito lo smottamento, hanno adoperato lo strumento democratico del voto per rimuovere personaggi considerati fino a ieri inamovibili. Neanche la proverbiale megalomania di Berlusconi gli consentirà di scaricare la colpa del disastro sui suoi sottoposti. Nel Popolo della libertà sta per cominciare il fuggi fuggi generale. Resta solo da vedere quanto tempo ci metterà la Lega a svincolarsi, ammesso che ciò le sia possibile visto che i suoi uomini sono abituati da molto tempo alle comodità delle poltrone di governo e di sottogoverno. Nel frattempo la Lega perde dappertutto, anche nel suo tanto magnificato “territorio”.
Per consolarsi, gli esponenti del centrodestra usano ripetere in queste ore che non esiste ancora nel paese un’alternativa di governo del centrosinistra. Già mi immagino estenuanti polemiche giornalistiche, amplificate dai telegiornali berlusconiani, sul centrosinistra divenuto sinistra centro, ovvero ricattato dalle estreme. Ma ho l’impressione che si tratti di un argomento debole, perché il centrosinistra dispone di un’arma democratica rivelatasi efficacissima: le primarie. Riconoscendo la sovranità dei cittadini nella selezione del candidato al governo, e sollecitando la loro partecipazione attiva, il centrosinistra risdulta decisamente più in sintonia con il vento del cambiamento.

La politica della paura è al capolinea
di Peter Gomez

Non sappiamo come Luigi De Magistris e Giuliano Pisapia governeranno le loro città. I problemi che hanno di fronte (specialmente a Napoli) sono tali da far tremare le vene ai polsi a chiunque. Sappiamo però che questa giornata sarà ricordata a lungo. In tutta Italia le urne hanno dato un responso chiaro: davvero la maggioranza che alle camere sorregge l’esecutivo è minoranza nel Paese. Davvero la politica dell’aggressione e della paura è arrivata al capolinea. E questo, indipendentemente da quali saranno gli immediati destini del governo Berlusconi, è già un risultato.

Gli elettori hanno dato fiducia alla speranza e al cambiamento. Hanno detto chiaramente che non ne possono più del mondo alla rovescia propagandato dal premier e dai suoi media: un mondo che bolla come pazzo che tenta di far rispettare la legge e indica invece come esempio chi è amico della mafia, un mondo che premia i furbi e penalizza gli onesti, un mondo che ritiene giusto privilegiare il censo al posto del merito. Un mondo che fino a ieri – allargando le braccia compiaciuto – ha continuato a ripetere: che ci volete fare, gli italiani sono fatti così.

No, gli italiani non sono fatti così. Sono meglio. E oggi lo hanno dimostrato.

Da domani, però, è tutta un’altra storia. Chiusi i festeggiamenti, archiviata la sbornia elettorale, si ricomincia. La strada per il Paese resta in salita. Anzi è più in salita di prima. Silvio Berlusconi non ha nessuna intenzione di lasciare Palazzo Chigi. Il Pdl, è vero, è percorso da fibrillazioni di ogni tipo. La voglia di un gran consiglio che esautori l’anziano padre padrone degli azzurri cresce pure da quelle parti. Ma la prospettiva di far fuori (politicamente) il premier, per poi dover lasciare con lui le stanze dei bottoni, paralizza il centro-destra. Anche per questo i referendum di giugno sono importanti: se otterranno il quorum diventeranno una vera e propria lettera di sfratto per il Cavaliere. Saranno il segnale di come oltre quella soglia di sfiducia non si possa davvero più andare.

Una cosa però e bene affermarla con franchezza: chiudere l’era Berlusconi non basterà per fare dell’Italia una democrazia normale. Anche senza il sempre più vecchio multimiliardario brianzolo (acquisito) il nostro paese resterà in preda alle Caste, ai conflitti d’interesse e alla partitocrazia. Pensate, se oggi si votasse per le politiche, sarebbero di nuovo le segreterie dei partiti a nominare onorevoli e senatori. A Montecitorio e a Palazzo Madama ci ritroveremmo insomma la stessa pletora di gente, spesso senza arte né parte, che negli ultimi 15 anni ha felicemente contribuito al declino del Belpaese.

Per questo, se è pure giusto dare atto al Pd di aver introdotto in Italia l’istituto delle primarie, bisogna ricordare quale è il secondo dato suggerito dalle amministrative (almeno nelle piazze principali). A Milano come a Napoli hanno avuto successo due candidati che non uscivano dagli apparati dei partiti. Uno dei due, De Magistris, il più votato, ha anzi corso esplicitamente contro i partiti. Ha rifiutato gli apparentamenti. E ha stravinto.

Quella di De Magistris è una lezione che, a destra come a sinistra, merita di essere ricordata. Perché la pazienza degli elettori è tanta. Ma non è eterna. E se i partiti e i vecchi leader non cambiano, i cittadini se ne trovano di nuovi. Da soli.

.

lunedì 30 maggio 2011

HAI PERSO

.
Silvio Berlusconi, tu hai perso.

Tu che hai fatto di questa tornata elettorale amministrativa un referendum sul consenso a te stesso, hai perso.

Tu che sei sceso in campo per dare la spallata, hai perso.

Tu che hai guidato sul sozzo queste ultime settimane di campagna elettorale, hai perso.

Tu hai perso.

I topi stanno abbandonanbdo la nave, e tu sei sempre più solo.

Tu che hai insozzato la credibilità della Nostra Patria Italia compromettendo la nostra immagine all'estero, hai perso.

Tu che hai rovinato economicamente il paese perché pensi solo a te stesso, hai perso.

Tu che cambi le leggi per sostenere le tue aziende, hai perso.

Tu che cambi le leggi per evitare la galera, hai perso.

Tu che avveleni i pozzi del comune sentire, appicchi incendi e poi vi fai buttare sopra benzina, hai perso.

Tu che sei la negazione in terra dei valori cui si ispira una Società Civile, hai perso.

Tu che disprezzi la Costituzione, hai perso.

Tu che hai raggruppato attorno a te i neo-nazisti in camicia verde, i piduisti, i massoni, i pregiudicati, gli indagati, i mafiosi, i camorristi, i corruttori, i corrotti, i fascisti, i condannati di Mani Pulite e quant'altro è la FECCIA della società, hai perso.

Tu hai perso, e noi celebriamo la tua sofferenza.

Tu sei solo.

Tu paghi avvocati per stuprare il Diritto in Parlamento, tua moglie ti ha lasciato, i tuoi figli non vivono con te, ti circondi di donnette che fingono di essere felici in tua presenza ma vogliono solo i tuoi soldi, ti circondi di cortigiani che ti girano attorno come squali perché vogliono un po' di potere e denaro, e compri la compagnia di gente che se non avessi tutti quei soldi non ti guarderebbe in faccia... tutti questi sciacalli sono la tua corte, e tutti, uno dopo l'altro, ti abbandoneranno quando non avrai più il potere, e sarai ancora più solo, e triste.

Noi saremo là quel giorno, e assisteremo allo scontato epilogo del tuo indecoroso declino, già iniziato da tempo.

Tu non vali niente, perché non appartieni alla Società Civile.

Vattene, finché sei in tempo: hai tutti i soldi che vuoi per vivere fra prostitute e leccaculi. Qualche disperato forse ti verrà dietro.

.

domenica 29 maggio 2011

"Niente preservativo, fedeli". E L'AIDS? Ci risiamo...

.
Siamo alle solite. La Chiesa ritorna ancora sul tema del preservativo e rischia con la sua ultima sparata di mandare a morire milioni di fedeli. La solfa è sempre la stessa, e riguarda un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo: appunto il sesso.

Il professor Juan José Perez-Soba, docente di Teologia Morale presso la Facoltà di Teologia San Damaso di Madrid e presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, ribadisce l’approccio restrittivo della dottrina cattolica sull’utilizzo del preservativo in un articolo dell'Osservatore Romano.

Per questo "luminare" un atto sessuale "realizzato col preservativo non può essere considerato un atto pienamente coniugale nella misura in cui è stato volontariamente privato dei suoi significati intrinseci". Ecco di partenza la consueta panzana che il fare l'amore deve essere sempre finalizzato alla procreazione. La consueguenza di queste affermazioni è che se uno dei coniugi è sieropositivo, la coppia non deve usare lo stesso il preservativo, esponendo a contagio l'altro coniuge.

Quale sarebbe allora la soluzione? "Nel caso vi sia possibilità insuperabile del contagio, la coppia può di comune accordo adottare la decisione di astenersi dall’avere rapporti sessuali per ragioni di salute". Quindi se uno dei due è sieropositivo, la coppia deve scordarsi il sesso!

Perez-Soba poi continua il suo delirio affermando: "Sebbene l’uso del preservativo in un singolo atto possa avere una certa efficacia nella prevenzione del contagio dell’AIDS, non è comunque in grado di garantire una sicurezza assoluta neanche nell’atto in questione e meno ancora nell’ambito dell’intera vita sessuale. Per questo è quindi improprio indicarne l’uso come un mezzo efficace per evitare il contagio. Presentare il preservativo come una soluzione al problema è un grave errore, e sceglierlo semplicemente come pratica abituale è una mancanza di responsabilità nei confronti dell’altra persona".

E' più che logico invece il contrario: se uno dei coniugi è sieropositivo a maggior ragione la coppia deve usare il condom. Un vero atto di Amore è nel non contagiare il/la partner. E' davvero agghiacciante come la Chiesa, entrando nel letto dei fedeli, rischi di mandarli a morte negando la sua stessa missione, quella di salvare proprio la vita.

E pensare che mons. Bertone, il cardinale segretario di Stato Vaticano, va in giro a dire che la Chiesa fornisce "un grande aiuto nella lotta contro l'AIDS attraverso la duplice indivisibile dimensione della formazione delle coscienze da una parte e l’offerta più ampia possibile di cure mediche accessibili a tutti e di strutture organizzative avanzate". Si punta "non solo al sostegno morale dei malati, ma anche alla prevenzione del contagio e alla efficacia della stessa terapia". Dopo aver parlato di "Educazione al superamento dei pregiudizi, per trattare gli ammalati come persone dotate di una dignità inalienabile che possono dare un contributo alla società", Bertone ha detto che esiste "un senso alla loro sofferenza".

Bertone è furbo, e non affronta il tema della prevenzione: fare affermazioni di stile senza entrare nel merito della questione: la migliore protezione dall'AIDS, e cioé l'uso del Condom, è come dire niente. Un tipico discorso che appartiene alla Politica, che in larga parte fa affari con la Chiesa: usare tante parole per non dire niente.

L'arretratezza di queste posizioni mostra come la Chiesa Cattolica oggi sappia essere sempre più lontana da alcune delle basilari esigenze dell'essere umano. E poi si lamenta del crollo dei fedeli e delle vocazioni...

.

Aiutalo, e Berlusconi ti premia

.
Io non so se sia davvero tutta colpa sua, però è vero che lei è una delle tante personacce che hanno pompato l'autostima delinquenziale di Berlusconi, solo per ottenere una considerazione che neanche lui gli avrebbe dato. Gente vuota dentro, o forse è meglio dire piena di tutto quello che non appartiene alla Società Civile. Perfetta quindi per accorrere alla corte di Sua Emittenza, chinare il capo, dirgli di sì, combattere le quotidiane battaglie in televisione cercandogli le scuse e insultando gli antagonisti. E poi iniziano i morsi al dittatore, per ottenere sempre qualcosina di più, fino ad azzannarlo davvero e voltargli le spalle quando crollerà. Anche la Santanché abbandonerà Berlusconi quando tramonterà la stella del biscione: la sua è una fedeltà altamente ipocrita e interessata. Troppa gentaglia che non merita (e non vale) niente ha trovato in Berlusconi una fonte di potere e di guadagno, mettendo la coscienza in cantina: è giunto il momento di mandarli tutti a casa, iniziando dalla Moratti (che sarebbe il caso tornasse ad usare il suo cognome) e Lettieri.

'B. muore e il veleno è Santanchè'
di Marco Damilano

«Non ha mai capito niente di politica. E' ambiziosa, ma è pura plastica senza contenuto. Ha plagiato il Cavaliere, stanco e invecchiato: quasi una circonvenzione di incapace. E presto lo tradirà», Parla Paolo Cirino Pomicino: uno che la conosce molto bene.

Onorevole Paolo Cirino Pomicino, lo ammetta: tutta colpa sua? «Sì, lo confesso. Sono io il colpevole dell'ascesa di Daniela Garnero Santanchè. Fui io a presentarla a Silvio Berlusconi nel Duemila. Attraccammo alla Certosa, Silvio indossava un kaftano bianco, Daniela era emozionata». Attraverso la carriera della Crudelia del Pdl, l'ex ministro, uno dei potenti della Prima Repubblica, ripercorre vent'anni di berlusconismo. Miseria senza nobiltà.

Quando conobbe la Santanchè?
«Nel 1988, ero ministro della Funzione pubblica. Lei era fascista fino all'inverosimile, non lo nascondeva».

E lei invece aveva fama di tombeur de femmes...
«Una fama usurpata, ma quella volta respinsi ogni provocazione. Anche perché non era rivolta a me, ma a un ministro».

D'accordo: ma allora perché era così amico della Santanchè?
«Ho sempre avuto attenzione per le pecorelle smarrite...».

A quale ovile voleva portarla?
«La mia megalomania mi spingeva a pensare che le avrei insegnato cos'è la politica vera. E invece scoprii quasi subito che Daniela era puro marketing, il prodotto non c'era. Una volta la chiamai ladra di cognomi perché usava quello dell'ex marito. Mi rispose: "Santanchè non è un cognome, è un brand"».

Aveva già le idee chiare. Altri segnali di ambizione?
«Nel '95 mi assillò perché partecipassi alla giuria di una gara culinaria da lei presieduta. Mi fecero assaggiare pietanze immangiabili, finché me ne portarono una disgustosa ed esclamai: "Fa schifo!". Mi arrivò un pugno, era lei: "Zitto, è il mio piatto, devi farmi vincere". Vinse, infatti. E poiché presiedeva la giuria fece consegnare il premio al compagno Canio Mazzaro. Lui, il mio più caro amico, commentò: "La tua amica non conosce vergogna..."».

Girare con Pomicino in quegli anni, però, era un atto di coraggio...
«Daniela diceva che i suoi referenti politici erano Andreotti e Cirino Pomicino, uno sotto processo per mafia, l'altro per corruzione. Ma lo faceva per acquistare credito. Stare con me le consentiva di entrare in politica. Nel '99 fu eletta consigliera provinciale a Milano. E poi la presentai a Berlusconi. Con Silvio magnificai le sue qualità: la tenacia, l'ambizione che in quel momento non era ancora sfrenata, la rapidità di intelligenza che può diventare una circostanza aggravante...».

Un anno dopo, infatti, diventò deputato, in quota An.
«E lì cominciarono scene indimenticabili. Un giorno mi si presentò la seguente visione: Daniela scosciata intenta a farsi fare una pedicure, dietro di lei un professore di storia con un libro in mano che le raccontava le guerre di indipendenza. Il poveretto era stato assunto per farle ripetizioni di storia, nonostante la Santanchè vantasse una laurea in scienze politiche».

E lei, invece, su quale materie doveva esibirsi?
«Ero il ghost writer, scrivevo i discorsi. Una fatica allucinante! Le avevo suggerito di entrare in commissione Bilancio».

Voleva continuare a dettare legge tramite la sua amica?
«Io dettavo una sola cosa, i suoi discorsi. Lei li scriveva e poi li rileggeva ad alta voce in casa, costringendo la mia compagna a cronometrarla per restare nei tempi della Camera. Una volta Publio Fiori in aula la elogiò sarcasticamente: "Ottimo intervento, onorevole Pomicino"».

Lei invece era fuori dal Parlamento. Chissà la frustrazione!
«Assolutamente no perché intanto ero diventato Geronimo. I rapporti si guastarono quando tornai in Parlamento. Frequentando uomini di potere si era convinta di essere una delle donne più influenti d'Italia. Mi disse che avrebbe potuto scatenarmi contro i poteri dello Stato. Il 9 aprile 2007, mentre entravo in sala operatoria per il trapianto di cuore, rivelò a una persona vicina di sperare che io non mi risvegliassi più. Mai sentito un politico augurare la morte a un collega».

Come si spiegò questo odio?
«Nascondeva una preoccupazione: morto io non avrei più potuto rivelare le cose che sapevo della sua vita privata».

A cosa si riferisce?
«Non dico nulla. Sono un gentiluomo napoletano: della sua vita privata non parlerei e non parlerò».

Senza di lei, però, la Santanchè ha spiccato il volo.
«E' il segno della decadenza della politica. E' riuscita a plagiare un Berlusconi sempre più stanco e invecchiato, quasi una circonvenzione di incapace. Daniela, più di tutti, è al servizio del Cavaliere. E servendolo lo indirizza».

Eppure fu lei a dire: Berlusconi è ossessionato da me, ma io non gliela dò.
«Quando la ascoltai scoppiai a ridere. Mi venne in mente la scena di "Natale a casa Cupiello" quando Eduardo chiede al figlio Lucariello se ha visto le scarpe di zio Pasquale. "E che mi vendevo le scarpe di zì Pasquale?", risponde Lucariello. E Eduardo, sconsolato: "Pascà, Lucariello si è venduto e' scarpe". La vecchia excusatio non petita».

Le manovre più evidenti di Daniela?
«E' lei che organizza il Consiglio di guerra di cui fanno parte Verdini, La Russa e qualche giornalista. E' lei che ha consigliato a Berlusconi la rottura con Fini che odia perché le tolse la guida delle donne di An. Ed è sempre lei la causa dei problemi di Moratti: la linea aggressiva e insultante del Pdl porta il suo nome».

Fino a che punto può arrivare?
«Fino all'implosione del Pdl. Questo Pdl santanchizzato, plasticato e aggressivo, finirà per scoppiare. E' il veleno con cui sta morendo Berlusconi».

Il berlusconismo può finire a Milano?
«Non c'è un automatismo tra un'eventuale sconfitta e la caduta, la coda del berlusconismo può essere molto lunga. Il Pdl è dilaniato tra gli ex socialisti come Tremonti che non si riconosce più in Berlusconi, ex dc a disagio come Scajola e Formigoni. E poi ci sono persone serie come Quagliariello: ma non basta essere seri se non si ha il coraggio della serietà».

Cosa dovrebbero fare i dissidenti?
«I moderati del Pdl possono evitare l'implosione se qualcuno riesce a convincere Berlusconi a passare la mano al governo. Altrimenti faremo tutti la fine di Sansone e i filistei, in un Paese con un debito del 120 per cento del Pil e sempre più marginale sul piano internazionale».

E la sua ex amica che fine farà?
«A tempo debito sarà la prima a condannare Berlusconi e le sue scorribande con Lele Mora e Emilio Fede».

Se la Seconda Repubblica è da buttare non sarà colpa vostra? Non si sente un cattivo maestro?
«Al contrario. Ottimi maestri e pessimi allievi. Nel caso di Daniela, però, riconosco il mio fallimento».

.

sabato 28 maggio 2011

Ancora sullo scandalo La Maddalena

.
Ricordate cosa avevamo raccontato nel giugno scorso? Undici mesi fa saltava il vaso di Pandora e veniva fuori la verità su come i vari bertoladri avevano gestito i rifiuti inquinanti dei lavori pro-G8 a La Maddalena: gettando tutto a mare a pochi metri dall'arsenale! Per un attento ripasso CLICCATE QUI (c'è anche un VIDEO).

Leggiamo ora gli ultimi aggiornamenti sullo scandalo.

La bonifica atomica della Maddalena che terrorizza la popolazione
La Procura ha disposto il sequestro dei fondali marini. Un testimone denuncia: mi hanno fatto scaricare rifiuti dove non dovevo. E un consigliere regionale dice: "I rifiuti speciali dovevano essere spediti sul continente, ma nessuno ha visto partire alcuna nave, non esistono i piani di navigazione"
di Alessandro Ferrucci

Mare cristallino, sabbie bianche, angoli ventosi, sole splendente anche quando nella Penisola in tanti tirano fuori l’ombrello. Sarebbe un paradiso. Per molti non lo è più. “Qui alla Maddalena c’è un rischio serio, quello di aver causato un genocidio”, spiega al Fatto Claudia Zuncheddu, consigliere regionale sardo del gruppo indipendentistas. Lo dice e non pensa di esagerare: lei medico, impegnata in politica, da anni denuncia le tante vessazioni perpetrate sull’isola e i suoi abitanti. A partire dalla zona dove sorge il Poligono di Quirra: qui il 65% dei pastori è affetto da leucemia, qui sono nati i maialini senza occhi né orecchie, gli agnelli con due teste. E ancora l’area vicino a Cagliari, protagonista la raffineria Saras: “Lì tutte le famiglie sono colpite da casi di cancro, tutte hanno uno o più morti da piangere – continua la Zuncheddu –. Così via, ogni angolo della Sardegna ha la sua causa di grave inquinamento”. Fino al nord-est, fino al 26 gennaio del 2008, quando, dopo 35 anni, viene ammainata la bandiera stelle e strisce a La Maddalena: gli statunitensi abbandonano la base atomica. Attenzione: a-to-mi-ca. Vuol dire migliaia di tonnellate di rifiuti speciali da rimuovere, quindi soldi, maestranze specializzate, luoghi di stoccaggio e tempo. Soprattutto tempo. Peccato che non ce n’è: il luogo è stato prescelto per ospitare il summit del G8 del 2009, vetrina chiave per il rilancio internazionale del governo italiano. Silvio Berlusconi gongola, fa proclami, parla di rilancio della zona, di occupazione, turismo, e tutto il solito repertorio.

62 mila tonnellate: ci pensa Bertolaso
Il premier chiama in causa Guido Bertolaso e la Protezione civile: c’è bisogno di loro per raggiungere l’obiettivo nella data prestabilita. C’è bisogno di potere decisionale, pochi vincoli, segreto di Stato. Sul sito dichiarano: rimosse 62 mila tonnellate di rifiuti, il 21% delle quali giudicate pericolose. Tradotto: 49 mila non pericolosi e 13 mila speciali. Tempo di realizzazione: 45 giorni in tutto, tra luglio e agosto, momento di massima invasione turistica della zona, grazie all’impiego di oltre duemila autocarri e tre navi. Cifra investita: 23 milioni di euro. “Peccato che qualcosa non torna – interviene la Zuncheddu –. Cosa? I rifiuti speciali dovevano essere spediti sul continente, ma nessuno ha visto partire alcuna nave, non esistono i piani di navigazione. In molti si sono accorti del traffico notturno via mare dall’arcipelago a Porto Torres, sede di due discariche, e da Olbia con i camion via terra, ma basta. Tutto si è fermato lì. Il problema è dove, in quale luogo hanno scaricato il materiale e come lo hanno riversato. Parliamo di rifiuti altamente pericolosi, ribadisco: la sede era atomica”. Quindi amianto, idrocarburi e metalli pesanti. Eppure la vicenda è avvolta nel mistero, gli interpellati istituzionali non rispondono a interrogazioni, sollecitazioni o quant’altro. “È un anno che cerco risposte, non ci sono mai riuscita – prosegue il consigliere regionale –. E come me altre persone che si sono interessate all’accaduto, gente che ha ‘annusato’ l’aria, che ha voluto e vuole capire cosa accade”. Qualcuno la definirebbe la “società civile”. Così ecco un medico di Alghero, Paola Correddu, un ex vicesindaco di Porto Torres, Giancarlo Pinna, fuori dalla politica da quasi trent’anni; il dirigente di un piccolo sindacato indipendentista, Angelo Marras, un avvocato di Sassari, Luigi Azena e un altro di Cagliari, Renato Margelli. Insieme seguono legalmente la vicenda. Insieme si sono messi di traverso, hanno deciso di non stare alla finestra. “Pensi – interviene la Correddu –, abbiamo anche tentato un blitz con Claudia (Zuncheddu): siamo andate alla discarica di Canaglia, dove temiamo hanno scaricato gran parte delle tonnellate.

Cosa è successo? Qualcuno deve aver fatto una soffiata, perché contestualmente ci hanno raggiunto le forze dell’ordine e ci hanno impedito di entrare. Ma a un certo punto uno dei gestori, sotto le nostre domande, è andato in contraddizione e ha quasi ammesso la presenza dei rifiuti. E pensare che sotto c’è una falda acquifera fondamentale per l’isola”. Sotto c’è una riserva da un miliardo di metri cubi di acqua, classificata dallo Stato italiano come punto strategico in caso di calamità. “Ma a questi non interessa niente – conferma Marras –, hanno puntato sulla fame delle persone, sulla disoccupazione per realizzare un disastro. Noi lo sappiamo, ne abbiamo le prove”. Vuol dire un “pentito”: con la certezza dell’anonimato i rappresentanti del “Sindacadu se sa Natzione Sarda” hanno intervistato uno degli ottanta autisti coinvolti nello smaltimento e nel trasporto. Nel filmato ammette: “Quello che caricavamo lo portavamo alle discariche di Canaglia e Scala Erre. Ogni tipo di materiale. Da chi sono stato assunto? Dalla Serfat di Enrico Piras”. Quest’ultimo è il presidente del consiglio provinciale di Sassari, uomo di navigata esperienza politica.

70 mila metri cubi dragati in 14 mesi
“Le istituzioni non hanno mai risposto alle nostre domande, formali e informali – sorride la Zuncheddu –, solo quella di Sassari-Olbia ci ha fornito dei dati”. Ed è stata necessaria un’istanza di accesso ambientale, che per legge prevede una risposta entro trenta giorni. “Da loro sono arrivati numeri – conferma la Correddu – che ci allarmano ulteriormente: parlano di 40 mila tonnellate totali, di queste il 20% è classificato come pericoloso. Insomma, cifre differenti rispetto a quelle della Protezione civile. Perché? Chi dice il vero? E non è finita: c’è anche la questione legata alla bonifica dei fondali”. In questo caso parliamo di un’area marina di circa 17 ettari per un bilancio di 70 mila metri cubi di sedimenti dragati tra l’ottobre del 2008 e il maggio 2009. Anche qui dubbi, denunce, segnalazioni, inchieste a partire da quelle di Fabrizio Gatti per l’Espresso.

Fino a ieri, quando la Procura della Repubblica di Tempio Pausania ha disposto il sequestro probatorio dei fondali antistanti l’ex Arsenale della Marina Militare de La Maddalena. Una decisione presa dopo il rapporto dei sommozzatori del nucleo dei Carabinieri, su incarico della Corte dei Conti di Roma, che indaga sui 31 milioni di euro spesi per le bonifiche. Solo in teoria, a quanto pare. “Il problema è uno: la vicenda è talmente grande che, temo, difficilmente avremo un colpevole – ammette laconico Giancarlo Pinna –. Questo territorio è martoriato, da tumori e disoccupazione. Pensi, a Porto Torres su ventimila abitanti, cinquemila sono disoccupati. Eppure avremmo tutto a disposizione per stare bene: sole, vento, mare, risorse, cultura e possibilità di sviluppare il turismo”. Al contrario è una delle zone più inquinate e martoriate d’Europa.

.

Fuga da Berlusconi: è il turno di Daniela Melchiorre

.
Quello col fiuto più lungimirante era scappato da un pezzo (Casini), e ora dopo avergli votato a favore tante leggi ad personam gli fa la morale. Poi è venuto fuori l'altro grande alleato (Fini), anche lui firmatario di tante ancore di salvezza pro-Berlusconi. In tanti son allora scappati, e i più ridicoli sono tornati indietro, a suon di soldi, cenette ad Arcore e poltrone.

Ma ora che il vento è cambiato e sta per spazzare via il ducetto lampadato e sessuomane che telefona in TV e in Questura a tarda notte, altri saltano il fossato. Oggi è il turno di Daniela Melchiorre, paradigmatico il suo caso: forse è proprio la vergogna di stare a fianco a questo delinquente spargitore di odio ad aver fatto la differenza. Leggete pure.

“Da Berlusconi volgarità inaccettabili”: la sottosegretaria sbatte la porta e se ne va
Daniela Melchiorre “non può accettare” le parole del Cavaliere sui magistrati.
di Tommaso Caldarelli

Daniela Melchiorre, sottosegretario del Governo, in forza ai Liberaldemocratici che furono di Lamberto Dini, si dimette dal governo dopo le affermazioni di Silvio Berlusconi, pronunciate e reiterate ieri al G8 sulla magistratura che in Italia eserciterebbe una “vera e propria dittatura”, tanto da convincere il premier a “parlarne a tutti i leader europei”, compreso Barack Obama in anteprima: episodio sul quale la stampa americana ha mostrato ben più di una perplessità. Il Cavaliere ieri ha reiterato le affermazioni anche con altri leader come Vladimir Medvedev, e il sottosegretario ha deciso che era sufficiente per prendere la porta.

DIMISSIONI – Con una polemica lettera di dimissioni l’esponente del governo sbatte la porta e se ne va. Ennesimo colpo all’universo berlusconiano ormai in fibrillazione. “Fermatelo”, qualcuno mormora nello staff, e ce lo racconta Carmelo Lopapa su Repubblica.

Il primo atto lo mette nero su bianco e lo ha recapitato alle 20 a Palazzo Chigi il neo sottosegretario allo Sviluppo economico Daniela Melchiorre. La liberaldemocratica, che assieme a Italo Tanoni aveva abbandonato il terzo polo per tornare in maggioranza, si dimette dall’incarico di governo. Quella poltrona, fa notare, non l’aveva volutamente occupata in queste due settimane dalla nomina. E al voto di fiducia di martedì scorso i due non avevano partecipato. La lettera della Melchiorre fa riferimento proprio alle «incredibili esternazioni del presidente del Consiglio contro i magistrati all’incredulo presidente Obama al G8». Spiega: «Non ho potuto far altro che constatare che non vi è, almeno per me, uno spazio per proseguire, o meglio avviare, un contributo effettivo all’attività governativa». Parla da ex magistrato, la sottosegretaria che nel governo aveva ricoperto l’incarico alla Giustizia, e sostiene che «si è superata la misura: non è francamente accettabile che si giunga alle volgarità dei giorni passati» e alla «delegittimazione» dei suoi colleghi, per di più in un vertice internazionale. «Non posso dimenticare — scrive — di essere un magistrato e di aver indossato con orgoglio e con onore la mia toga: orgoglio e onore che sono quelli della quasi totalità dei magistrati che, silenziosamente, svolgono il proprio dovere tra difficoltà e rischi, carichi e disagi». E che invece vengono definiti «cancro da estirmare: per me è impossibile far parte di un governo il cui capo sconsideratamente parla di “dittatura dei giudici di sinistra”».

Non ha mai preso possesso del suo posto da sottosegretario, Daniela Melchiorre, che si dice, nella lettera che Repubblica mette in pagina anche in fotografia e che riportiamo qui a lato, “indisponibile” a vivere e rappresentare un governo guidato da chi delegittima l’intera magistratura di cui, come abbiamo letto, la Melchiorre ha fatto “orgogliosamente parte”. “Irrevocabili” da parte sua le dimissioni, e ora Silvio deve fare i conti con un altro pasticcio. Sono molti ormai nello staff, nel cosiddetto inner circle del premier – lo abbiamo visto in precedenza, raccontando con Francesco Verderami dal Corriere della Sera – a ritagliarsi un futuro autonomo che vada oltre Berlusconi.

PARTITO BALCANIZZATO – I più stimati consiglieri iniziano a pensare che la situazione stia sfuggendo di mano. Solo la punta dell’iceberg, rispetto a quello che sta per accadere. «Da lunedì può succedere di tutto» per dirla con la bolzanina del Pdl Michaela Biancofiore, già con un piede fuori, «perché il Pdl è finito». Proprio il partito del premier è sulla via della balcanizzazione. Non ci sono solo gli ex forzisti pronti a chiedere conto dei risultati di domani a Verdini e La Russa. C’è l’intero mondo degli ex An in ebollizione. Matteoli e Alemanno tentati dall’idea dei gruppi autonomi. La governatrice del Lazio Polverini che denuncia la «fine della coalizione» in Regione, dopo la «compravendita» di due suoi consiglieri ad opera del Pdl. Insomma, è il caos. In cui conta di dire la sua, nonostante gli atti inchiesta riemersi a suo carico, Claudio Scajola e il drappello di una decina di deputati a lui fedeli. Tutto è in movimento

Il parterre delle forze in campo registra gli ammiccamenti fra i meno contenti di stare in Futuro e Libertà – Adolfo Urso e Andrea Ronchi – e gli ex An un po’ ribelli, come Gianni Alemanno. Renata Polverini inizia a trescare addirittura con PD. Micaela Biancofiore da Bolzano ipotizza addirittura gruppi autonomi insieme alle truppe di Scajola. Ignazio la Russa ormai nel guado, insieme alla pattuglia dei coordinatori, la prima linea del PdL. E Gianni Letta? Molti lo chiamano in causa: Se non ha in mano lui la situazione, tutto precipita.

.

venerdì 27 maggio 2011

Il declino morale di una classe politica. Verdini: soldi per tutti!

.
Un partito o un gruppo politico per stare assieme dev'essere unito da qualcosa di speciale: un ideale, una comunanza di intenti. Chi considera la politica come un servizio, e cioé sempre meno gente, vive la stessa con uno slancio di cuore, e mette tutto se stesso al servizio dei cittadini. Purtroppo però ci sono quelle persone - la maggior parte - che usano la politica per fini personali: c'è chi la usa per salvare le proprie aziende dalla bancarotta ed evitare il carcere, c'è chi la usa per mettere mano ai soldi pubblici, c'è chi la usa per ambizione sfrenata. Poltrone e potere, appoggi da comprare, mezzi uomini da pagare, corruzione a go go. Il metodo Craxi, unito alla realizzazione del "piano di rinascita" della Loggia P2, e condotto con le strategie e le conoscenze in puro stile massonico, ha partorito il periodo più sozzo nella storia della Repubblica, e cioé quello che stiamo vivendo. La politica oggi vede in Parlamento piduisti, massoni, pregiudicati, indagati, mafiosi, camorristi, nazisti, corrotti, bigotti, tutti uniti in quel calderone maleodorante che è il centro destra (ma anche il centro sinistra ha le sue schifose figure, sia chiaro). E il sostegno del popolo va costruito con le menzogne propinate da stampa e massmedia, alimentato con le fiamme dell'odio nate con incendi appiccati a regola d'arte nel comune sentire.

Questo governo di delinquenti si basa sulla totale negazione dei valori della società civile e della Costituzione Repubblicana, e poi gode dell'appoggio della Chiesa, la quale recentemente ha iniziato a dissociarsi da certe bassezze, ma si è fatta astutamente trovare spesso pronta a perdonare le pedine più importanti che realizzano di volta in volta i suoi disegni. L'ipocrisia regna sovrana, e il collante ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. Lui ha messo assieme la feccia della società italiana, lui ha avvelenato e inebetito le coscienze, lui ha gettato il paese in un baratro per uscire dal quale non basta una generazione di sacrifici. Il reuccio era forte, ma oggi è debole, perché per continuare ad avere l'impunità deve concedere a Bossi e nazi-compagnia lo sfascio delle istituzioni, e perché deve pagare profumatamente la fedeltà di chi gli volterà le spalle non appena perderà i consensi. La disperazione di questo delinquente sta partorendo epocali figure di merda a livello internazionale: le quattro parole sussurrate ad Obama (e non solo) sono il fiacco e patetico tentativo di cercare appoggi fuori perché dentro non ce n'è quasi più.

Il dopo-Berlusconi è alle porte, e gli squali sbraneranno il reuccio sessuomane e triste.

Nel frattempo nuovi vasi di pandora vengono scoperchiati, e gettano nuova luce su come il sistema della corruzione delle persone e delle loro coscienze non sia una condotta soltanto berlusconiana, bensì di quanti, nell'attuale maggioranza, voglioni tutto, e acchiappano quanto più possibile, pronti a scappare ognuno nella propria Hammamet quando la polveriera Italia salterà in aria e la gente si riprenderà quello che gli spetta. Il momento è vicino.

Ecco per voi una squallida storia: una delle tante, in perfetto stile-biscione.

Bankomat Verdini, soldi a tutti per tenerli buoni
Prosegue l'inchiesta su quei sette sportelli che l'hanno fatto diventare grande. Al centro dell'indagine i conti correnti di Dell'Utri e del premier, gli 800mila euro di Flavio Carboni. Per il coordinatore del Pdl questo è stato un annus horribilis che lo ha visto coinvolto in tre inchieste dalla Cricca alla P3
di Antonio Massari

Denis Verdini: comprereste una banca usata da quest’uomo? Iniziano a chiederselo, da qualche mese, nel circuito del credito cooperativo della Toscana. La “banca del Verdini” è stata commissariata da Bankitalia, si presume che lo sarà per altri 8 mesi, e poi si dovrà decidere. Qualcuno dovrà comprarla, se non riesce a superare la crisi con le proprie gambe. Questa “banchina” da sette sportelli, nata a Campi Bisenzio, è però anche il motore del “sistema” Verdini. E – di riflesso – anche del “sistema” messo in piedi da Riccardo Fusi, l’ex patron dalla Btp, ora commissariata, per tenere in piedi il suo impero finanziario. Il cuore d’una formica, il peso d’un elefante. Il sistema collassa e, per di più, l’elefante si muoveva con la sua grazia nella più classica delle cristallerie. Le maggiori inchieste giudiziarie – quella sulla “cricca” che gestiva i grandi eventi e quella sulla “P3” – portano lì: nel credito cooperativo fiorentino, fondato nel 1909, per artigiani e bottegai della provincia. È lì che il 78enne sardo Flavio Carboni – indagato con Verdini a Roma per associazione segreta – versa 800 mila euro: per la Procura di Roma potrebbero essere il frutto d’una tangente sull’affare dell’eolico. I soldi finiscono nella “Società toscana edizioni” – sempre di Verdini, l’ala editoriale del suo sistema – destinati, dice lui, a un aumento di capitale. E ancora: che c’entra il siciliano Marcello Dell’Utri – condannato a sette anni per concorso esterno alla mafia – con i sette sportelli di Campi Bisenzio? C’è un conto aperto anche per lui: nel 2008 confluisce un bonifico di Silvio Berlusconi da 1,5 milioni di euro. Dell’Utri aveva un’esposizione di 2,8 milioni di euro e alcune rate di mutuo non pagate.

Nelle casse del Credito cooperativo fiorentino, nate con i risparmi dei bottegai, confluiscono i soldi del presidente Berlusconi (P2), di Verdini (presunta P3) e Dell’Utri (legato a Cosa Nostra). I vertici del Pdl. E ora confluiscono anche i soldi d’un altro parlamentare del Pdl, Antonio Angelucci, editore di Libero, ex editore del Riformista che, come ha scritto ieri il Corriere della Sera, ha sborsato 5 milioni di euro proprio per risanare la posizione di Verdini, che gli ha ipotecato una villa nel Chianti. Suo figlio Giampaolo è sotto processo a Bari, per una presunta maxi tangente, versata nel 2005 sui conti del movimento “La Puglia prima di tutto”, del ministro Raffaele Fitto, per ottenere – secondo la procura – un appalto da 198 milioni di euro nella sanità pugliese.

È questo il livello di potere che ruota intorno alla “banchina”. Un tempo non era così. Fin quando, nei primi anni Novanta, “il Denis” non riesce a raccogliere le deleghe dei soci: “Porta a porta”, raccontano gli impiegati, che chiedono l’anonimato. È così, porta a porta, che nasce il suo “sistema”. Ottiene la maggioranza e diventa presidente. La prima mossa? Bonus annuale per gli stipendi dei dipendenti: “Un media di tre milioni di lire ciascuno”. Verdini inizia ad acquisire consenso. E a diventare il padre-padrone. Straordinari spesso non registrati, qualche impiegato che fa da autista alla sua signora, e passo dopo passo, dal “si sta tutti bene, si passa al terrore d’essere invisi al presidente”. La piccola banca non usa più i servizi dei piccoli crediti cooperativi, ci dicono alla Cisl, ma s’affida a grossi gruppi esterni, come la “Cedacri”, per i sistemi informatici. Intanto molte operazioni non vengono segnalate all’anti riciclaggio. I commissari di Bankitalia le stanno scoprendo una dopo l’altra. Le radici della “banchina” vengono tradite: troppi soldi ai grossi gruppi, pochi spiccioli per le famiglie. Le indagini fanno saltare il tappo, nel luglio 2010 Verdini si dimette. E sono gli impiegati che convincono i piccoli risparmiatori a non chiudere i conti: 69 dipendenti che temono per il proprio futuro, orfani del padre-padrone, tutelati dai commissari di Bankitalia e dall’attivissimo sindacato della Cisl, che spiega: “Concentrazione dei finanziamenti a pochi gruppi, quasi tutti dello stesso settore, poi il conflitto d’interessi di Verdini e l’assenza di contrappesi con il cda e il collegio dei sindaci: questo era il problema”, dicono i sindacalisti Maria Manetti e Nicola Spinetti. Basti pensare che un membro del collegio sindacale, Antonio Marotti, divide lo studio legale con il vice presidente della banca, Marco Rocchi, che oggi è il difensore di Verdini. E che la contabilità privata di Verdini è stata trovata nello studio di un altro membro del collegio sindacale: Luciano Belli. Come distinguere, nella realtà, i controllori dai controllati? Intrecci dentro, intrecci fuori.

Sei mesi fa la Procura di Firenze perquisisce gli avvocati Gian Paolo e Pier Ettore Olivetti Rason – che sono in rapporti con Licio Gelli e la sua famiglia – dopo aver scoperto che sono stati pagati, per una consulenza, da Riccardo Fusi. I due avvocati, nel frattempo, avevano versato un bonifico di 260 mila euro sul conto di Verdini. Secondo l’accusa sono fatture per operazioni inesistenti. Sul sito dello studio – i due avvocati offrono consulenza alle società in affari – si legge che, tra i clienti, c’è anche la Ede Spa, di Stefano Biagini, costruttore edile. E c’è un fatto curioso: il costruttore edile, tra il 2008 e il 2009, decide di darsi all’editoria, costituendo la “Edicopyright”. La sua più grande operazione? Acquista i diritti dei Diari di Mussolini di Dell’Utri. Gli stessi diari pubblicati da Libero, di proprietà Angelucci, che ora risana la posizione di Verdini. E le famiglie? I piccoli risparmiatori? I dipendenti di Fusi? A loro che succede? Per capirlo basta parcheggiare all’area di servizio Firenze Nord. Fino a tre mesi fa c’era l’hotel Unaway. Ora è chiuso: 27 dipendenti in cassa integrazione da marzo, ottenuta grazie alla trattativa della Cgil. Era Riccardo Fusi l’ex patron della BPT e della catena alberghiera Una Spa. La banca del Verdini gli ha concesso prestiti per almeno 28,6 milioni di euro. Anche per questo, s’intuisce dalle intercettazioni, Verdini sponsorizzava Fusi con i politici e spingeva sui ministri per la nomina dei provveditori alle opere pubbliche. La posizione della Una Spa ora è “incagliata”: difficile per la banca recuperare i soldi. Se non bastasse, quegli affidamenti, secondo gli ispettori, configuravano un “potenziale conflitto d’interessi”.

Tra il febbraio 2005 e il dicembre 2006 venivano concessi decine di milioni di euro alle società “Il Forte” e “Una Spa”, in “relazioni di affari” con la Parved, “società all’epoca controllata da Verdini”. L’affare era il preliminare di acquisto, del 10 per cento, del capitale della “Una hotel & Resort spa”. E su questo, alla sua banca, Verdini non fornì alcuna informativa. Nel leggere un altro documento, però, scopriamo che nel febbraio 2005 – proprio mentre inizia la pratica di affidamento a “il Forte” e “Una spa” – la società Autostrade stipula una convenzione. Con chi? Con Una Spa. Volevano realizzare “un network di 12 alberghi su altrettante aree di servizio della rete autostradale”. Progetto oggi fallito. Ed ecco i conti di Una spa: “Nel 2008 la perdita è stata pari a 23,6 milioni di euro, nel 2009 a 31,4 mentre, per il 2010 è attesa un’ulteriore perdita di 10 milioni”. Lo scrive l’a.d. Elena David, spiegando che il quadro, per i dipendenti, è allarmante: già 35 licenziamenti effettuati, altri 23 previsti per la fine dell’anno, 68 lavoratori passati alle dipendenze di altre società. E la Btp? “Quattro cantieri ancora aperti, tre sull’autostrada, ma nessun grande appalto in vista”, dice Flavia Villani della Fillea Cgil. “E 160 dipendenti in cassa integrazione – conclude – con l’incubo dello “spezzatino” e dei licenziamenti”.

.

Berlusconi umilia l'Italia davanti ad un Obama imbarazzato

.
Rinchiudetelo in un manicomio, immediatamente. Non basta il fatto che da quando fa politica si sia disinteressato dei problemi del paese, mandadolo a rotoli, non basta che si sia occupato solo dei fatti suoi, dando qualche contentino ai suoi "amici" (in realtà: interessati squali, dalla Lega ai Responsabili passando per tutto il PDL), non basta che sia andato in giro per il mondo a fare le corna e a mancare di rispetto a leader politici di ben altro spessore, che abbia firmato un trattato ipocrita con Gheddafi poi non onorato per leccare il posteriore agli USA... non basta... Berlusconi è un pericolo per la Società Civile, e non solo perché ha spaccato in due il paese appiccando incendi sul comune sentire, ma anche e soprattutto perché ci fa fare delle figuracce incredibili.

Avete visto il video del G8 di ieri? La sua faccia, in attesa del presidente più potente, l'interrompere l'inizio di una riunione in cui non si doveva certo parlare delle sue noie giudiziarie, e poi quelle parole, che hanno messo in imbarazzo Obama e la traduttrice (già: bel capo del governo, Silvio, l'inglese?).

Ora Berlusconi è convinto che Obama la pensi come lui, che gli dia retta, e sia convinto che i giudici di sinistra in Italia abbiano creato una dittatura. Peccato che Obama non gli abbia creduto, ben informato com'è delle questioni anche italiane: glielo si legge in faccia guardando il video che ha girato ieri.

Ieri però nella bacheca Facebook della White House, già si leggeva: "As an Italian citizen I wish to express my shame because a criminal elected to represent my country thanks to corruption and media manipulation expressed, in official circumstances, his obviously insane opinions about his legal troubles, pretending as usual to be victim of a persecution, while he should have been jailed 25 years ago." (Più o meno suona così: Come cittadino italiano desidero esprimere la mia vergogna perché un criminale, eletto a rappresentare il mio Paese grazie alla corruzione ed alla manipolazione dei media, ha espresso in circostanze ufficiali le sue opinioni ovviamente folli sui suoi problemi legali, fingendo come al solito di essere vittima di una persecuzione, mentre avrebbe dovuto essere incarcerato 25 anni fa).

Berlusconi sta tramontando, e sta portando con se nel viale del tramonto tutto il paese, allo sfascio economico e sociale.



Circondato dagli squali, i suoi cortigiani, Berlusconi concede soldi, cenette, appalti, poltrone, spostamenti di ministeri... tutti sono attorno a lui e mordono sempre più forte. Morde la Lega, che vuole il Federalismo, e cioé il controllo dei soldi, con cui ucciderà di tasse il paese e soprattutto il nord; mordono i responsabili, per una poltrona in qualche ministero o ente pubblico, in attesa della pensione dorata da parlamentare; morde il PDL, che va nelle trasmissioni televisive a inventare giustificazioni e ribaltare la realtà storica di oggi, ma sta solo acchiappando più soldi possibile, pieno com'è di corrotti, piduisti, massoni, mafiosi, camorristi (l'elenco continua...).

Intanto le fabbriche chiudono, le piccole ditte pure, la gente torna a casa e sa che non troverà più lavoro. La vita di milioni e milioni di italiani poggia le sue basi sul traballante risparmio dei genitori o dei nonni, e quando questo verrà a mancare, prosciugato da tasse e esigenze di vita (il mangiare prima di tutto), non ci sarà più niente. Allora Berlusconi sarà all'estero, in una delle tante sue Hammamet, oppure ben al sicuro dietro i cancelli di una delle sue tenute, circondato da puttanelle riverenti che morderanno anche loro per qualche migliaio di euro o pacchiani braccialetti d'oro. Perché in galera non ci andrà, mai, lo sappiamo tutti.

Lui sarà solo, triste, e vecchio. Il paese invece morto, con l'odio per le strade, nei posti di lavoro (per chi ce l'avrà, almeno). La politica sarà un ammasso di macerie, piena di ipcocriti che avranno proprio nella politica la loro ricca fonte di sostentamento. Già: provate a prendere a campione un po' di parlamentari, quanti di loro sanno cosa significa lavorare davvero?

Vogliamo arrivare a questo? Oppure prendiamo spunto dalle rivolte del nord Africa o della Spagna e scendiamo per strada a scardinare le porte del potere? Quanti di voi preferiscono stare seduti davanti alla televisione a ridacchiare per le battutine di Striscia la Notizia, o indignarsi per le tristi storie di Uomini e Donne, o ancora tifare i concorrenti dei reality shows?

Siamo un popolo di telespettatori, inebetito dai massmedia, o invece siamo un popolo di cittadini responsabili? Voi da che parte state?

.

domenica 22 maggio 2011

Mons. Babini, Vescovo, difende il satanista, drogato e pedofilo Don Seppia

.
Certe notizie mettono in crisi la tua identità di persona che rispetta la gente e le regole. Certe volte il confine fra ciò che la tua rabbia ti spinge a fare e il riuscire a controllarti è un sottile filo sbeccato... Quando ho letto questa notizia, tratta dal sito razzista, xenofobo, omofobo e nazista Pontifex, il sangue mi è salito alla testa. Tirate su un bel respiro e leggete queste nefandezze. Io mi chiedo come un Ratzinger, un Ruini, un Bagnasco possano accettare che membri del clero proferiscano queste affermazioni per coprire delle condotte che sono le più nefande possibile. Poi mi ricordo di come uno (solo uno?) di costoro anni fa si era adoperato proprio per coprire gravissimi casi di pedofilia, e il cerchio si chiude. La Chiesa è sempre più lontana dalla gente e dalle sacre scritture. Lo dico chiaro e tondo: concedete il matrimonio al Clero, forse siete ancora in tempo.

Io, Vescovo: non denuncerei un prete pedofilo. Auspicare la sua conversione e il pentimento. Bagnasco ha fatto bene. Il mondo cerca la Verità
da Pontifex, Bruno Volpe

Il "fattaccio"di Genova legato alla presunta pedofilia di don Seppia lascia margini alla discussione. Ne parliamo con Monsignor Giacomo Babini, Vescovo emerito di Grosseto: "Comprendo la linea del cardinal Bagnasco a Genova, io avrei fatto la stessa cosa. Andare in parrocchia, celebrare messa e chiedere scusa ai fedeli. Ma questo non implica una uniformità di condotta e non dimentichiamo che il caso di Genova non viene da una denuncia di Curia, ma da investigazioni della Magistratura". Precisa: "Ha fatto bene Bagnasco a chiedere scusa se quel prete é venuto meno al suo ruolo e alla sua missione".

- Che fare per un vescovo davanti a casi di pedofilia nel clero?
"A me non ne sono capitati. Certamente il Papa attuale ha preso una via giusta di repressione del fenomeno, spinto anche dal puritanesimo aggressivo degli Stati Uniti. Ma io da Vescovo non denuncerei un prete pedofilo e credo che nel passato, se hanno taciuto dei Vescovi, hanno operato con prudenza".

- In che senso, scusi?
"Un prete diocesano é figlio del vescovo e un padre misericordioso non cerca la morte de figlio, ma la sua conversione".

- E che cosa avrebbe fatto?
"Certamente il vescovo ha il dovere di proteggere il figlio, ma anche i suoi fedeli e si trova davanti ad una scelta drammatica. Non dimentichiamo che anche lo stesso pedofilo soffre per la sua condizione. Ecco dunque che alcune volte si é spiegata la scelta di spostare il prete ad altra diocesi, con la speranza che lontano dal suo ambiente potesse cercare la via della conversione, del cambiamento e del sincero pentimento. La pedofilia per un prete é sicuramente una grave mancanza, e un venir meno ai doveri e sotto il profilo della legge una condotta criminosa".

- Intanto il Vangelo della prossima domenica ci parla di Cristo il quale afferma io sono la Via, la Verità e la Vita, che cosa si intende?
"La Via é la risposta alle domande di questa umanità ormai stanca e sofferente, la Via verso il bene, sapere chi siamo e dove andiamo. La Verità é l'esigenza di fare chiarezza, e riconoscere che la sola salvezza é Cristo e Lui é la nostra vita, si é fatto uomo ed é entrato nella storia. La vita in quanto Cristo ne é Signore e Padrone, inizio e fine e solo in Lui é vita eterna".

- Il Vangelo riporta Cristo che afferma: se non credete in me, almeno ponete fiducia nelle mie opere.
"Il senso é che le opere vengono fatte da Cristo in nome del Padre e che tra Padre e Figlio esiste un legame inossidabile".

_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _


Questo articolo manipola la realtà. Parla di "presunta pedofilia" quando sono state raccolte diverse prove inconfutabili della condotta di Don Seppia (anche tramite intercettazioni, che guarda caso ora non piacciono neanche alla Chiesa), poi mette in un piano superiore un'azione legale aperta per denuncia della Curia rispetto a una avviata motu proprio dalla Magistratura, ancora continua affermando che gli Stati Uniti sono un paese "puritano" - se mai è vero il contrario - ma qui ovviamente bisogna costruire un inesistente attacco alla Chiesa. Scopriamo che non denunciare un prete pedofilo è un atto di prudenza, e qui mi vien voglia di menare le mani sul serio. Infine il solito richiamo a ciò che non si può spiegare: la Fede (la quale o c'è o non c'è) però non p chiaro a cosa serva questo richiamo, anzi sì: quando non sa come spiegare una cosa, come giusitficare una nefandezza, un prelato si nasconde dietro a frasi di questo tipo.

Beh, segnaliamo a "Monsignor" babini che il suo Don Seppia era non solo un pedofilo, ma anche un satanista e un drogato:



Don Riccardo Seppia e il tatuaggio satanista
da Magazine Excite

L'ombra del satanismo sembra farsi sempre più concreta sul caso di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa Santo Spirito di Sestri Ponente arrestato nell'ambito dell'inchiesta su presunti abusi sessuali (leggi la notizia). A quanto pare, infatti, sulla schiena di don Riccardo Seppia è tatuato un sole a sette raggi con significati satanici.

Tutte le notizie su don Riccardo Seppia

Non solo. In alcuni sms inviati ai ragazzini che adescava il parroco scriveva: 'Che Satana sia con te'. Di certo il comportamento di don Riccardo Seppia era piuttosto equivoco. Il linguaggio blasfemo talvolta utilizzato, le bestemmie e le invocazioni a Satana.

Poi c'è la droga. Sembra che il parroco consumasse tre o quattro grammi di cocaina al giorno. Una quantità piuttosto elevata che acquistava per sé e per le sue giovani vittime. E ora gli investigatori si stanno chiedendo con quale denaro il sacerdote facesse fronte alle spese per acquistare 'la neve'.

Poi c'è l'accusa di pedofilia. E a quanto pare il comportamento di don Riccardo Seppia appariva strano già 25 anni fa. Come riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, nei giorni scorsi i detective dell'Arma di Milano hanno ascoltato don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese.

Don Piercarlo Casassa ha raccontato ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca, ricordando una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo dopo la quale i bambini si sono rifiutati di ripetere l'esperienza. Don Casassa ha affermato: 'I carabinieri mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all'epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato'. Aggiungendo: 'Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l'intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori'.

_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Capito? Stella di Satana sulla schiena, 300€ al giorno in cocaina, atti sessuali con minorenni. Ma questo delinquente per "Monsignor" Babini non andava denunciato: bisogna essere "prudenti". A me intanto prudono le mani...

.

sabato 21 maggio 2011

Italiani, pensate ai ballottaggi, noi intanto squassiamo la Giustizia

.
Cari italiani, guardatemi in TV, in un'unica giornata ho ordinato le interviste del TG1 e TG2, poi del TG4, TG5 e Studio Aperto. Sono venuti da me, scodinzolando, hanno fatto la fila ordinatamente, e io ho solo sorriso dall'alto della mia posizione. Già, perché i primi due direttori ce li ho messi io là, e devono scattare sull'attenti quando raglio, li pagate voi col canone, e questo mi fa godere; gli altri tre invece sono miei dipendenti, li pago io, e fanno quello che voglio se no li sbatto fuori a calci, come Mentana, quel comunista.

Italiani, cittadini dell'azienda Italia, concentratevi sulle nefandezze che stiamo vomitando addosso a Pisapia e De Magistris, ricordate che quei due sono amici dei drogati, amano l'Islam, vi alzeranno le tasse, e hanno una mira precisa: distruggervi tutti. Noi invece vi amiamo, e abbiamo lavorato solo per voi, perché noi facciamo politica solo per voi. Non è vero che Mafia, Camorra, 'Ndrangheta, Comunione e Liberazione, Massoneria, Nuova Loggia P2 eccetera sono nostri amici: voi elettori siete nostri amici, se quelli sono là e fanno affari con noi, che ci possiamo fare?

Perciò concentratevi sulla campagna elettorale, odiate Pisapia e De Magistris, intanto noi di nascosto faremo passare sottobanco la riforma della Giustizia, perché serve a voi, solo a voi, non dimenticatelo. Serve a voi che siete stati offesi da qualche reato, e noi taglieremo i tempi del processo, e resterete senza giustizia; toglieremo potere ai P.M. e le indagini saranno guidate dai dipendenti dell'Esecutivo: le forze dell'ordine, che siccome sono strutturate gerarchicamente obbediranno a noi, e noi faremo solo i vostri interessi, cittadini dell'azienda Italia. Fidatevi di noi, perché abbiamo a cuore solo voi.

Solo per voi il 27 maggio, alla vigilia dei ballottaggi, riceveremo le alte autorità della Corte di Cassazione, dell'Avvocatura dello Stato, del Consiglio Superiore della Magistratura, della Procura Antimafia, della Corte dei Conti, del Consiglio di Stato, della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, delle Camere Penali, del Consiglio Nazionale Forense.

Li riceveremo uno ad uno, pressati in un giorno solo, e basterà una mezzoretta per ognuno, li ascolteremo e gli spiegheremo che la riforma è epocale, che serve a loro anche se gli toglie mezzi e funzioni, e li manderemo a casa con lo zuccherino. E se non saranno d'accordo pazienza: noi siamo stati eletti dal popolo (sovrano) e stiamo lavorando per il popolo.

Basta con le Intercettazioni, basta coi Pubblici Ministeri: un bel bavaglio unito alla separazione delle carriere renderà più snello il loro operato, ma soprattutto più sicuro, perché noi, eletti da voi, guideremo tutto con la nostra onestà, col nostro senso dello Stato, il quale mai è stato così alto nella storia della Republica Italiana.

Noi presentiamo questa stupenda riforma col volto sorridente di Angelino Alfano, con la stordente simpatia di Niccolò Ghedini, e col proverbiale rigore morale di Silvio Berlusconi, il nostro e vostro messia. Voi guardatevi dai comunisti, perché essi sono dei drogati, terroristi, eversivi, antidemocratici, islamici, antirepubblicani, e soprattutto non si lavano, mentre i loro elettori sono dei coglioni.

Fatevi ancora guidare da noi. Noi siamo il partito dell'Amore, abbiamo Dio dalla nostra parte e vogliamo la Libertà... di fare quello che cazzo ci pare, e non cagateci il cazzo o ve la facciamo pagare.

.

No al Nucleare! Ascoltate e leggete questa canzone

.
Il 28 marzo del 1979 negli Stati Uniti nella centrale nucleare di Three Mile Island, nell'isola omonima, si verificò il più grave incidente nucleare nella storia degli USA. Potete leggere la storia QUI. L'incidente all'unità 2 avvenne esattamente alle ore 4:00 di mercoledì 28 marzo 1979, quando il reattore era a un regime di potenza del 97%. L'incidente ebbe inizio nel circuito di refrigerazione secondario, con il blocco della portata di alimentazione ai generatori di vapore. Questo blocco portò nel circuito primario di raffreddamento del nocciolo ad un considerevole aumento della pressione del refrigerante, causando prima l'apertura di una valvola PORV di rilascio posta sul pressurizzatore e poi lo "SCRAM" (arresto di emergenza del reattore mediante l'inserimento delle barre di controllo). A questo punto la valvola di rilascio non si richiuse e gli operatori non si resero conto del problema, anche perché non vi era nella strumentazione l'indicazione della reale posizione della valvola. Fu così che il circuito di raffreddamento primario si vuotò parzialmente e il calore residuo del nocciolo del reattore non poté essere smaltito. A causa di ciò il nocciolo radioattivo subì gravi danni. Gli operatori non poterono diagnosticare correttamente cosa avveniva e reagire in maniera adeguata. La strumentazione carente della sala di controllo e l'addestramento inadeguato risultarono essere le cause principali dell'incidente. Durante l'incidente si ebbe una pericolosa fusione parziale del nocciolo e in conseguenza dei gravissimi danni riportati l'unità 2 fu chiusa ed è ancora oggi sotto monitoraggio, in attesa delle future azioni di smantellamento.

Nacque allora un movimento, Musicians United for Safe Energy, o nella forma abbreviata MUSE, e cioé un gruppo di artisti attivista fondato nello stesso 1979 da Jackson Browne, Graham Nash, Bonnie Raitt e John Hall, proprio per contestare l'utilizzo dell'energia nucleare, in particolare dopo l'incidente accaduto alla centrale nucleare di Three Mile Island. Il MUSE organizzò una serie di cinque concerti (battezzati No Nukes) al Madison Square Garden a New York nel settembre 1979. Ai concerti parteciparono anche altri artisti di grande calibro tra cui Crosby, Stills & Nash, Bruce Springsteen, James Taylor, Carly Simon, The Doobie Brothers, Jesse Colin Young, Gil Scott-Heron e Tom Petty (gli unici che andarono sold-out furono quelli di Springsteen). A sostegno dell'iniziativa furono pubblicati un film e l'album dei concerti. In seguito il MUSE organizzò una lunga serie di happening in giro per il paese, e contattò i politici del tempo chiedendo a chiare lettere lo smantellamento delle centrali. Non ebbero neanche riposta, anzi furono snobbati anche dai massmedia una volta finita l'eco dei concerti.

Come reazione all'incidente, e soprattutto a come il governo e le televisioni gestirono la faccenda, Bruce Springsteen scrisse di getto questa rabbiosa canzone, ma non la pubblicò nell'album che uscì l'anno successivo: The River. La produzione giudicò un azzardo eccessivo che venisse pubblicata, scontentando l'artista e la band. Questa canzone rimase ferma negli archivi della CBS fino al 1988, quando venne pubblicata come b-side di un 45 giri, e da allora fu suonata molto spesso dal vivo a partire dal Tunnel Of Love Express Tour. E' la storia di un padre di famiglia e della fuga dal disastro, la storia della disinformazione e di come la forza pubblica seppe soffocare chi faceva domande scomode ai poteri forti, ma soprattutto è la storia di come la vita di quella e tante altre famiglie fu rovinata e spazzata via.



Abbiamo lasciato i giocattoli fuori in cortile
Ho preso mia moglie e i ragazzi e ho lasciato la mia casa incustodita
Abbiamo sistemato in macchina quello che potevamo
Nessuno qui sa come sia iniziato
Ogni cosa all'improvviso era già così fuori controllo
Ora voglio qualche risposta, signore, ho bisogno di sapere
Sento tutte le voci ma non capisco cosa tu voglia dire
Ma penso di avere una giusta idea del gioco che stai giocando

Roulette, questo è il nome
Roulette, questo è il gioco ora
Roulette, non so cosa stanno dicendo
Roulette, tutti stanno giocando

Sono cresciuto qui in questa strada
Dove niente si muove, solo una strana brezza
In una città piena di memorie senza valore
C'è un'ombra nel mio cortile
Ho una casa piena di cose che non posso toccare
Bene, tutte queste cose non mi faranno molto bene ora
Ero un pompiere al Riker's, facevo il mio dovere
Signore, sono stato imbrogliato, mi sento come di essere stato derubato
Sono il grande sacrificato, la mia vita è appena stata cancellata e annullata
Bene cosa hai intenzione di fare col tuo nuovo ragazzo?

Roulette, state giocando con la mia vita
Roulette, con i miei bambini e mia moglie
Roulette, ogni giorno la posta si fa più grande
Roulette, un altro dito sul grilletto

Giù vicino al fiume che parla
La notte parla nei proiettori
E le radio ad onde corte gracchiano
La polizia controlla le strade
Ma mi sono lasciato alle spalle l'uomo che ero
E tutte le cose in cui credevo e che mi appartenevano
Ho cercato di trovare la mia strada da qualche parte dove credetti che sarei stato al sicuro
Mi hanno fermato al posto di blocco che hanno istituito sulla statale
Mi hanno arrestato, ma mi sono liberato e sono fuggito
Dicevano che volevano farmi alcune domande ma credo che avevano altri piani
Ora non so di chi fidarmi e non so a cosa credere
Dicono che mi vogliono aiutare ma con le cose che continuano a dire
Penso che questi ragazzi vogliano solo continuare a giocare

Roulette, con la mia vita
Roulette, con i miei bambini e mia moglie
Roulette, la pallottola è in canna
Roulette, chi è lo sfortunato estraneo
Roulette, sorpresa, sei morto
Roulette, la pistola sulla tempia
Roulette, premi il grilletto, senti il click
Nessun altro pericolo


Ecco, allora se non volete rischiare di vivere la brutta avventura di questa famiglia, organizzatevi per andare a votare SI ai Referendum del 12 e 13 giugno. Ditelo a tutti i vostri amici, parenti, colleghi di lavoro e condomini! Spazziamo via il Nucleare, il Legittimo Impedimento e la privatizzazione dell'Acqua Pubblica!

.

Referendum Nucleare in Sardegna, la discussione alla Camera

.
L'Italia dei Valori (e non il gruppo farlocco che si proclama "Italia dei VERI (?) Valori") ha presentato alla Camera i risultati del Referendum di domenica e lunedì scorsi, quello consultivo, che come sappiamo ha fatto vedere a tutto il paese cosa ne pensiamo noi sardi sulla questione. Vito ha risposto in perfetto "stile" PDL, rivoltando la frittata con agghiacciante falsità. Fatevi due risate, anche se amare, e ricordate di andare a votare il 12 e 13 giugno, per i 4 Referendum Abrogativi delle leggi truffa sul Nucleare, l'Acqua Pubblica e il Legittimo Impedimento. Spazziamoli via questi delinquenti!

Dal "question time della Camera":

DI PIETRO, PALOMBA, DONADI, BORGHESI, EVANGELISTI, PIFFARI e CIMADORO. -
Al Ministro dello sviluppo economico. -

Per sapere - premesso che:

il 15 e 16 maggio 2011, 877.982 cittadini sardi si sono pronunciati sul referendum consultivo regionale sul nucleare. I cittadini dell'isola dovevano esprimere la loro volontà in merito al quesito: «sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate e preesistenti?»;

il risultato del referendum consultivo è stato nettissimo: il «no al nucleare» ha stravinto con una percentuale del 97,14 per cento. Un vero e proprio plebiscito che spazza via la stagione nucleare e manda un segnale chiaro al Governo;

contro la costruzione delle centrali nucleari si erano pronunciati tutti i partiti e tutte le forze sociali;

dopo il voto sardo, e a scrutini ormai conclusi, lo stesso presidente della regione, Ugo Cappellacci, ha sottolineato come «la scelta espressa in maniera così compatta dalla Sardegna non è stata presa sull'onda dell'isteria per il disastro nucleare di Fukushima. Quella antinucleare è una convinzione radicata»;

va preso atto che la nettissima contrarietà al nucleare espressa in questi giorni dai cittadini sardi è solo l'ultima di una lunga sequenza di posizioni assolutamente contrarie a qualunque ipotesi di istallazioni nucleari espresse dalla gran parte delle regioni italiane;

già nei mesi scorsi, quasi tutte le regioni hanno detto «no» al piano nucleare, sull'onda dei ricorsi alla Corte costituzionale presentati da 11 amministrazioni (Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana), che hanno rilevato profili di incostituzionalità nelle procedure previste per la definizione dei siti e per i processi autorizzativi delle centrali. In Sicilia l'Assemblea regionale ha detto «no» al nucleare con un ordine del giorno, approvato all'unanimità, con l'appoggio anche del presidente Raffaele Lombardo;

in questo contesto, va rammentata la dichiarazione dello stesso Sottosegretario per lo sviluppo economico, Stefano Saglia, che aveva dichiarato (Il Corriere della Sera del 12 febbraio 2011): «è chiaro che nessuna centrale nucleare si farà contro la volontà della regione, è una cosa che non accadrà mai». Peraltro, una dichiarazione certamente vincolante per il Governo e che non è mai stata smentita o ridimensionata nelle settimane successive;

quanto sopra esposto mostra chiaramente che non vi è alcuno spazio per un ritorno alla politica nucleare;

il Governo, invece, si è solo preso una «pausa di riflessione», ma, di fatto, continua a non voler rinunciare all'avventura nucleare;

l'intento sostanziale del Governo - esplicitato anche in provvedimenti legislativi all'esame del Parlamento - è, infatti, quello di far approvare una sospensione della scelta nucleare, facendola invece passare per una formale abrogazione delle norme approvate dal Governo che hanno reintrodotto la produzione di energia nucleare in Italia;

il Governo quindi, pur ponendo uno «stop» sulla scelta del nucleare, evidenzia chiaramente che non intende fare un passo indietro definitivo, ma che mantiene ferma la volontà di riprendere in futuro la via dell'atomo;

a conferma di questi reali intendimenti del Governo, basta ricordare che lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, il 26 aprile 2011, in occasione del vertice italo-francese, aveva dichiarato che continuerà sulla via del nucleare. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, infatti: «siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo». «Il nucleare è un destino ineluttabile (...)». E ancora: «la moratoria serve per avere il tempo necessario affinché la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l'opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare (...)». Quanto accaduto in Giappone, sempre secondo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, «ha spaventato ulteriormente i cittadini italiani e se fossimo andati oggi al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni»;

l'obiettivo esplicito del Governo è, quindi, quello di tentare di annullare il quesito referendario del 12 e 13 giugno 2011, dove gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum promosso dall'Italia dei Valori contro il nucleare, per abrogare definitivamente proprio la normativa che consente la realizzazione di centrali nucleari sul nostro territorio nazionale -:

se non intenda prendere atto che gli italiani non vogliono più sentir parlare di una nuova avventura nucleare nel nostro Paese e, nel rispetto della loro volontà, chiudere in maniera realmente definitiva ogni ipotesi di ritorno del nucleare in Italia. (3-01653)

(17 maggio 2011)


PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01653, concernente intendimenti del Governo in merito alla produzione di energia nucleare in Italia (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).


ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro, un milione di cittadini hanno proposto un referendum per abrogare la legge che prevede la costruzione di centrali nucleari in Italia. Noi riteniamo che non sia necessario fare le centrali nucleari, ma trovare una soluzione diversa.

La Costituzione prevede che il referendum possa e debba essere tenuto quando i cittadini, rispettando la legge, lo chiedono. Invece, il Presidente del Consiglio, il suo Presidente del Consiglio il 26 aprile 2011 ha detto che vuole formalmente abrogare questa legge, che pure noi vogliamo abrogare, ma non perché non vuole fare le centrali nucleari, ma perché è assolutamente convinto che l'energia nucleare sia il futuro per l'Italia e per il mondo e che, se fossimo andati al referendum, la strada del nucleare non sarebbe stata praticabile per molti anni.

La domanda è: Conoscete la Costituzione italiana? Conoscete la democrazia diretta e il diritto dei cittadini di poter dire la propria parola in ordine al futuro nucleare nel nostro Paese? E allora per quale ragione vi accingete ad approvare una legge che blocca - e vorrebbe bloccare - il referendum del 12 e del 13 giugno, con l'unico scopo di mantenere in piedi quella legge che i cittadini non vogliono? Mi risponda a questa domanda e non ci giri intorno!


PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.


ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'onorevole Di Pietro dando lettura della risposta che alla sua interrogazione a risposta immediata è stata fornita dal Ministero dello sviluppo economico, al quale è stata rivolta.

L'esito del referendum consultivo tenutosi in Sardegna è significativo dell'atteggiamento della popolazione sarda e non della volontà dell'intera nazione. Il tema del consenso informato dei cittadini su questioni come le grandi scelte energetiche del Paese è serio. Per il Ministero dello sviluppo economico tuttavia non risulta che vi sia stata una campagna informativa adeguata in Sardegna sui rischi e le prospettive derivanti dall'ospitare un impianto o un deposito nel proprio territorio, né sugli effetti di un ulteriore ritardo nel dotare il Paese di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi derivanti sia dalla precedente stagione nucleare sia dalle attività industriali, sanitarie e di ricerca ancora oggi stoccate in depositi temporanei. Il dato della Sardegna conferma l'esigenza di dare adeguate garanzie e certezze sul tema della sicurezza delle istallazioni energetiche e, ancora di più, del nucleare.

Dopo l'incidente di Fukushima tutti i Paesi vogliono rafforzare le misure esistenti: sia quelli che hanno centrali nucleari, sia quelli che non ne hanno come l'Italia. Il Governo ha deciso di interrompere la realizzazione del programma di rilancio del nucleare e di aderire all'iniziativa europea di realizzazione di stress test sulle centrali nucleari europee per una valutazione oggettiva dei rischi e della sicurezza. Da parte sua, la Commissione europea, su indicazione del Consiglio europeo, sta provvedendo a che l'organismo cui afferiscono tutte le attività di sicurezza nucleare dei Paesi membri ed i rappresentanti della Commissione europea definiscano la portata e le modalità di tali prove coinvolgendo gli Stati membri.

L'Italia partecipa attivamente alle riunioni in sede europea contribuendo alla scelta dei parametri e degli eventi da prendere in considerazione e per verificare lo svolgimento dei test e dei risultati con riferimento soprattutto agli impianti europei più vicini al nostro territorio.

Il Governo ha giudicato opportuno attendere l'esito degli stress test per poter valutare obiettivamente la possibilità di poter accedere in piena sicurezza ad una fonte energetica ampiamente utilizzata dagli altri Paesi europei, per questo ha deciso di proporre l'abrogazione formale delle norme che dal 2009 ad oggi sono state emanate per la ripresa della produzione nucleare in Italia, abrogazione che non ha riguardato né le norme sulle misure per rendere operativa l'Agenzia per la sicurezza nucleare né le procedure assolutamente trasparenti per la ricerca del sito su cui realizzare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi nel rispetto delle più rigorose norme di sicurezza per il territorio e per i cittadini, norme che del resto non rientrano nel quesito referendario presentato da Italia dei Valori.


PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare.


ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro, un milione di cittadini ha chiesto l'abrogazione sostanziale della legge che prevede la costruzione delle centrali nucleari. Lei oggi ci ha risposto che volete approvare un provvedimento per un'abrogazione formale di questa legge, ma non per un'abrogazione sostanziale, e avete detto anche oggi stesso che questa norma dovrebbe interrompere la costruzione di centrali nucleari solo provvisoriamente, in attesa dello stress test che dovrebbe fare l'organismo competente. L'unico stress test che state facendo voi è all'elettorato italiano, a cui state raccontando una serie di balle (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) per poter far credere l'esatto contrario di quello che state facendo.

Le ricordo che il 26 aprile 2011 il Presidente del Consiglio, con quella faccia di bronzo che si ritrova, ha dichiarato davanti a un testimone, Sarkozy, che è assolutamente convinto che l'energia nucleare è il futuro del Paese, che il nucleare è un destino ineluttabile. Ebbene, in Sardegna hanno votato domenica scorso e il 98 per cento dei sardi ha detto che non vuole il nucleare. I cittadini italiani hanno promosso un referendum, 11 regioni hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale che nei giorni scorsi ha dichiarato incostituzionale il provvedimento legislativo da voi emanato nella parte in cui prevede che si possano realizzare centrali nucleari senza il concerto delle regioni. Insomma e in soldoni, caro Ministro, chiediamo che una volta tanto possiate rispettare la Costituzione, in base alla quale qualora c'è una legge che non è voluta dagli italiani con un referendum può essere abrogata. Non potete e non dovete violare la Costituzione, soprattutto in relazione a un problema che non è né di destra, né di centro, né di sinistra, è un problema per il Paese.

Il Paese il 12 e 13 giugno è chiamato a dare un voto su acqua, aria e legalità, sono tre temi che attengono allo stato di diritto e non a questo o a quel partito, ma a tutti gli elettori, a tutti i cittadini che ci ascoltano. Il 12 e 13 giugno andiamo a votare e liberiamoci di questa zavorra del nucleare, questa zavorra dell'acqua e questa zavorra della illegalità di questo Governo
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).



Questa è stata la discussione alla Camera. Il governo gioca sulla difensiva, l'IDV attacca, il PD tace. La palla passa a noi! Contattate tutti i vostri amici, informateli sui 4 referendum, informate chi vive nel vostro stesso condominio, e spazziamo via queste procherie dalla nostra Italia!

.

giovedì 19 maggio 2011

“Silvio riciclava i Soldi della Mafia”

.
Da Il Fatto Quotidiano: coerenza e coerenza.

“Silvio riciclava i Soldi della Mafia”

Tutto si può dire della Lega Nord tranne che il suo sia un cammino politico noioso e prevedibile. D’altronde, come recita una nota massima, solo gli stupidi non cambiano mai idea, o come più finemente scriveva Marcel Proust “ogni idea porta in sé la sua possibile confutazione”.

Per meglio orientarci tra le idee e le confutazioni della Lega chiediamo aiuto alla cronologia storica.

Il movimento Lega Nord nasce nel 1989 nello studio di un notaio bergamasco. “L’etnofederalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato” afferma Umberto Bossi poche settimane dopo davanti ad una platea di circa 500 persone. Il messaggio è chiaro e la risposta non si fa attendere: nel marzo del 1990 il segretario del Psi Bettino Craxi propone, in un raduno a Pontida, di modificare la Costituzione e passare a una Repubblica presidenzialista e federalista.
Per i leghisti è una provocazione. Sfilano con manifesti e cartelli che tuonano “Salutiamo un incontro di tipo mafia”, “Craxi torna a Messina“.

Quando tre anni dopo, nel 1993, la Camera dei deputati nega l’autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi, in aula gli indignati deputati della Lega sono tra i primi a gridare “ladri” in faccia ai colleghi che votano a favore del leader socialista, indagato per finanziamenti illeciti. E non solo.

E’ così che, con ineccepibile coerenza, nel 1994, a pochi mesi di distanza, la Lega si allea con Silvio Berlusconi. L’imprenditore di Arcore è intimo amico di Craxi. E’ proprio quest’ultimo ad aiutarlo in tutti i modi nella sua ascesa a magnate edilizio e più tardi dei media. Nasce Forza Italia e il primo governo Berlusconi.

L’idillio però ha breve durata. La legislatura regge per pochi mesi proprio per l’abbandono del partito di Bossi. Nella sua casa romana il leader leghista incontra Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione. Insieme danno vita a un’alleanza che porterà a un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini.

E’ in questi anni che monta nella Lega il più violento spirito antiberlusconiano. Tra il 1998 e il 1999 gli articoli del quotidiano “la Padania“, oggi miracolosamente rimossi dall’archivio del sito, sono talmente duri da far impallidire i corsivi del “Fatto“: “Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca” (2 Luglio 1998), “Silvio riciclava i Soldi della Mafia” (7 Luglio 1998), “Così il biscione si mise la coppola” (10 Luglio 1998), “La Fininvest è nata da Cosa Nostra” (27 Ottobre 1998), “Un biscione di miliardi in Svizzera” (3 Novembre 1998), “C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile” (25 Novembre 1999)… Solo per citarne alcuni

Ma ecco d’un tratto il nuovo cambio di scena, e di casacca. A cavallo tra il 1999 e il 2000 il partito di Bossi si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, e rinsalda i rapporti con quel Berlusconi (sempre lo stesso, non è un caso di omonimia) che fino a pochi mesi prima aveva definito mafioso.

E arriviamo ad oggi. All’indomani delle elezioni amministrative il partito di Bossi prende nuovamente le distanze da Berlusconi. “Il Pdl non ci trascinerà a fondo” ha chiarito il leader lumbard. “Basta con Berlusconi, quel venditore di tappeti taroccati” sentenziano vari elettori della Lega su Radio Padania…

Come finirà non lo sappiamo. Forse Bossi farà nuovamente cadere il Cavaliere. O forse no. Ma se e quando l’agognata capitolazione del sultano dovesse avvenire ci auguriamo che, nel centrosinistra, a nessuno venga in mente di rimbarcare il Senatur per una nuova alleanza. Ai posteri l’ardua sentenza.

.

Non di sola Mafia vive Dell'Utri...

.
Marcello Dell'Utri, l'uomo dei procedimenti giudiziari, e l'ennesima probabile condanna, stavolta per estorsione. Buona lettura.

Dell’Utri, chiesti 2 anni per tentata estorsione L’accusa: “Si comportò come un vero usuraio”
da Il Fatto Quotidiano
Per il procuratore di Milano, il senatore è "uno che delle regole se ne infischia, vanno bene per gli stupidi e per lui no". Dopo due rinvii tra Cassazione e Corte d'appello potrebbe arrivare domani la sentenza sulla presunta estorsione all'imprenditore Vincenzo Garaffa, con l'aiuto del boss Vincenzo Virga.

Due anni di reclusione al senatore Marcello Dell’Utri per tentata estorsione. E’ la condanna chiesta oggi il procuratore di Milano, Isabella Pugliese, che ha chiesto ai giudici della corte d’Appello di tenere conto anche della condanna definitiva a 2 anni del senatore per un giro di fatture false e soprattutto di quella a 7 anni decisa dalla corte d’appello di Palermo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. “Dell’Utri anche in questa vicenda ha utilizzato i suoi rapporti mafiosi per mettersi in contatto con Virga”, ha spiegato il sostituto. Il senatore è accusato – in concorso con il boss mafioso Vincenzo Virga, detenuto in regime di 41 bis – di tentata estorsione nei confronti dell’imprenditore siciliano Vincenzo Garraffa, ex patron della ‘Pallacanestro Trapani’. L’accusa ha anche richiesto ai giudici di non concedere all’imputato le attenuanti generiche, perché “non può contare il fatto che adesso è un senatore della Repubblica”.

Garraffa aveva ottenuto circa 1 miliardo e 700 milioni di lire a lui versati attraverso Publitalia, società all’epoca guidata da Dell’Utri. Secondo l’accusa, nel ’92un funzionario dell’azienda avrebbe chiesto all’imprenditore di restituire in nero metà della somma che gli era stata data, ma il patron si sarebbe rifiutato. A quel punto, stando alle indagini e al racconto di Garraffa, intervennero prima Dell’Utri e poi Virga, per convincerlo a versare i soldi richiesti. Da qui l’accusa di tentata estorsione.

Per Pugliese, il senatore è “uno che delle regole se ne infischia, vanno bene per gli stupidi e per lui no”. Personaggio inserito nel “malaffare”, sempre secondo l’accusa, Dell’Utri si sarebbe comportato con il boss Virga “come l’usuraio che manda dei picchiatori per recuperare i crediti”. Secondo il sostituto, inoltre, il senatore “ha denunciato per calunnia il suo accusatore Garraffa per toglierlo di mezzo”. Giuseppe Di Peri, difensore di Dell’Utri, respinge le accuse. Soprattuto le minacce, secondo il legale, non si sarebbero mai potute verificare, considerata la “frequentazione assidua e un rapporto amicale” tra l’imprenditore e il boss.

In precedenza, la Cassazione aveva annullato una condanna a 2 anni per Dell’Utri, rimandando il giudizio alla Corte d’appello. In quell’occasione i giudici avevano riqualificato l’accusa di estorsione in minacce gravi e dichiarato la prescrizione del reato. Dopo un nuovo annullamento da parte della Cassazione per chiarire “l’eventuale sussistenza della minaccia”, il processo è tornato in appello. La sentenza è prevista per domani.

.