sabato 29 gennaio 2011

La guerra eversiva del ducetto alla Repubblica

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In occasione di ogni sparata berlusconiana siamo soliti leggere i consueti commenti, tutti con lo stesso genere di affermazioni: si parla sempre di "rischio" per la democrazia, per la Repubblica. In realtà non è più una questione di rischio, giacché siamo ben oltre. E' dal secondo governo Berlusconi che il PDL, cioé Berlusconi, attacca alla giugulare il nostro ordinamento giuridico e le nostre Istituzioni. La guerra (in)civile del ducetto e dei suoi fidi sostenitori senza coscienza ogni giorno mette in atto le pratiche più sozze e illecite all'unico scopo di scardinare le basi dell'ordinamento democratico italiano.


Il principio della "separazione dei poteri", che è la più importante conquista di secoli e secoli di pensiero filosofico e giuridico, e si pone a fondamento di ogni Repubblica, di ogni Democrazia, è ormai caduto, seppure almeno formalmente è ancora in vigore. Il potere esecutivo, e cioé Berlusconi, domina totalmente quello legislativo (invece di esserne il principale elemento stimolante), e ha praticamente ucciso anche il terzo potere, quello giudiziario. Come l'ha ucciso? Cambiando quasi tutte le regole del suo operato, nelle tante parti in cui c'era un fastidio berlusconiano da curare.

La produzione di normative anticostituzionali, in larga parte cancellata dalla Consulta (uno dei due organi che manca da conquistare, l'altro è la presidenza della Repubblica), il continuo modificare disposizioni dei codici civili, penali e procedurali nelle parti in cui Berlusconi ha interesse personale, rappresentano le spallate più vigorose a una democrazia che ormai quasi non esiste più. E l'aver cambiato la testa di tanta, troppa gente, educandola a non pensare, appiattendone le capacità di giudizio, e fomentandone la capacità di odiare chiunque non è d'accordo col capo, chiunque è onesto, rappresentano la base di sostegno di questa attività criminosa, criminogena, illegittima ed eversiva. La coscienza e il senso civico di troppi italiani sono avvelenati senza via d'uscita. L'Italia è piena di gente come Vespa, Minzolini, Belpietro, Fede, Feltri o Scilipoti... sono le figure-tipo dei sostenitori del ducetto e la dimostrazione di come la Coscienza sia un bene davvero raro (loro non ce l'hanno).

Nel 2013 l'Italia dovrà eleggere attraverso il Parlamento il presidente della Repubblica. La figura del presidente della Repubblica è fondamentale per gli equilibri del nostro ordinamento giuridico, dato che esso è l'organo di controllo preventivo delle leggi e decide di alcuni componenti delle più alte cariche giudiziarie (Corte Costituzionale compresa: un terzo dei suoi componenti lo elegge lui, per non parlare del presidente del CSM - vedi tutto QUI, anche per gli altri compiti). E' quindi in questa futura scelta che ci si gioca tutto.

I più attenti avranno notato che le ultime uscite di Berlusconi sul cedere il passo a un nuovo presidente del Consiglio (oggi si sente parlare di Alfano, suo avvocato) non sono altro che uno spostamento del mirino sulla presidenza della Repubblica e il Quirinale. Se il PDL vincerà le prossime elezioni (che si facciano adesso, in anticipo, oppure fra un po') la Repubblica morirà, da subito nella sostanza (perché Berlusconi avrà il potere di decidere senza contrasti), e poco a poco anche nella forma (perché le "riforme" cambieranno le Istituzioni, ad uso e consumo del Re). Non ci illudiamo, Berluconi vuole questo: tutto. Sappiamo bene che in galera con ogni probabilità non ci finirà. Ormai è praticamente sicuro che i processi Mills, Mediaset e Mediatrade cadranno in prescrizione, e la nuova indagine sul Ruby-Gate (concussione e prostituzione minorile) ha grosse probabilità di essere trasferita con un colpo di mano al tribunale dei ministri (se Ghedini ha scelto così, vuol dire che può controllarlo, è chiaro anche ai bambini).

Credo che l'idea di un Berlusconi che insozza il Quirinale con prostitute, festini e quant'altro (oltre che con la sua presenza, sia chiaro) sia quanto di più nefasto e funereo possa esserci all'orizzonte per l'Italia, almeno per la sua immagine. Per non parlare poi delle conseguenze per la nostra economia e il lavoro: da sempre in picchiata ad ogni governo di centro-destra (anadate nel sito dell'ISTAT e cercate questi dati). Se Berlusconi si prende la presidenza della Repubblica è tutto finito, perchè dell'Italia non glien'è mai fregato niente.

La guerra (in)civile del ducetto sessuomane in questi giorni passa per deliranti telefonate alle trasmissioni televisive, dove i reati di ingiuria e diffamazione sono compiuti dall'intoccabile nei confronti dei presentatori e dei loro ospiti, e passa anche per comunicati alla Bin Laden diffusi per la rete e in televisione dove il potere giudiziario è insultato e diffamato anch'esso. Solo spargendo odio nella gente verso la Magistratura Berlusconi può sperare di mantenere alto il suo consenso. Un consenso che è calato come sono calate le alleanze, con le fughe dell'UDC e dei finiani, e ora che ha iniziato a vacillare anche il sostegno di larga parte del Clero, ora che la Lega Nord ha lasciato intendere di voler prendere le redini del paese, col suo razzismo e le sue riforme democraticide, il ducetto se la gioca tutta, e getta il paese in un incendio sul quale continua a buttare e far buttare benzina.

Sì, perché l'etichetta del politico-PDL ormai è stampata: ad ogni trasmissione tv, ad ogni intervista nei TG e nella stampa, il copione è sempre lo stesso: urlare, non far parlare gli altri, insultare, e tacciare il giornalismo di fare processi, quando invece questo sta solo facendo il suo lavoro, e cioé: Informazione. La Santanché e il ministro La Russa sono i due più limpidi esempi di cosa significa mettere in atto comportamenti incivili e premeditati. Ma dietro essi tanti sono i politici del PDL che affrontano davanti alle platee televisive i propri interlocutori con le stesse armi: l'insulto violento e la totale alterazione della realtà. Battendo su questi tasti sempre, lo scopo è far entrare queste cose nella testa di sempe più gente, e se la società va a puttane si sfiora la rissa ovunque, se la guerra civile è quasi ad un passo, chi se ne frega... l'importante è che Berlusconi abbia sempre ragione e vinca sempre, e i suoi cortigiani possano succhiare alle tette del potere. Se l'Italia va a rotoli, beh... pazienza.

Il direttore generale della RAI Masi giovedì sera ha imitato il suo capo, e ha telefonato ad Annozero con un tono a dir poco squadrista. Per fortuna Santoro non è uno sprovveduto e ha liquidato la cosa in due minuti. In trasmissione ad Annozero doveva esserci Cicchitto (quello che da portavoce del partito con Capezzone si arrampica sugli specchi per sparare stupidaggini al paese), poi Alfano (si dice). Poi all'ultimo momento si è presentato Sisto con una quarantina di squadristelli. Non essendo nella lista degli invitati non è stato fatto entrare, ovviamente (come ha documentato lo stesso Mentana). Però questa è stata la scusa per dire che Santoro non ha garantito il contradditorio, quando sappiamo che le scelta di non mandare gli invitati del PDL è stata dei cervelloni dello stesso PDL, gli strateghi della propaganda televisiva. Gira gira per Berlusconi è stato meglio così, perché la Bindi ha sfoderato una sequela interminabile di autogol che hanno fatto ridere tutti i giornalisti in arena.

E' una guerra: insulti, diffamazioni, fughe (che bello però quando la Santanché abbandona gli studi! anche se qui ho una mia teoria: quando si adira troppo rischia lo scoppio dei lifting, mica può fare brutta figura!). E' quello che conviene a Berlusconi. E non infinocchi la platea il nuovo patetico documentino proveniente da Santa Lucia sulla casa di Allenza Nazionale: era solo un modo per provare a spostare l'attenzione dell'Italia dalle mingotte e i festini di (H)Ar(d)core a una casa della quale nessuno ha il minimo interesse.

Gli egiziani sì che hanno capito cosa fare, forse.

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mercoledì 26 gennaio 2011

Tutela dall'inquinamento del mare e delle coste, come si interviene

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Un amico mi ha segnalato la presenza on-line di un manuale riguardante il volontariato di Protezione Civile per i casi di inquinamento da idrocarburi. E' molto interessante leggerlo perchè aiuta a riflettere su come si affrontano queste emergenze. La stesura di questo manualetto è stata occasionata da alcuni incidenti avvenuti in mare a petroliere, il cui primo episodio risale al 1991 nelle acque del Mar Migure e riguarda la petroliera Haven (nella foto, leggete la Storia), che aveva a bordo più di 115mila tonnellate di greggio. Il traffico petrolifero nel Mediterraneo rappresenta circa il 20% del traffico marittimo mondiale di idrocarburi ed ammonta a oltre 360 milioni di tonnellate annue. Il nostro Meediterraneo ha la più alta densità di idrocarburi a livello mondiale. La densità di catrame pelagico riscontrata nel Mediterraneo, con una media di 38 mg/metro cubo, è infatti la più alta del mondo, dato impressionante se confrontato con i 3,8 del Sistema Giapponese, i 2,2 della Corrente del Golfo o lo 0,8 del Golfo del Messico.

Dopo un breve excursus sugli aspetti normativi (diritto comunitario e internazionale), il manualetto spiega le varie forme di assicurazione cui si devono dotare gli esercenti attività legate agli idrocarburi: ciò a scopo di risarcimenti danni.

In Italia la legge di riferimento è la n. 979 del 31.12.1982. Questa ripartisce le competenze fra il Ministero dell'Ambiente e le Capitanerie di Porto - Guardie Costiere, in un bilanciamento fra attività di prevenzione e intervento, e prevede l'uso delle unità disinquinanti della Castalia – Ecolmar, messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e dislocate presso i vari porti italiani. Quando l’inquinamento assume proporzioni tali da non poter essere più fronteggiato a livello locale e con i mezzi e le risorse messi a disposizione del Ministero dell’Ambiente, l’emergenza diventa di carattere nazionale, con la assunzione della direzione delle operazioni da parte del Dipartimento della Protezione Civile. E' specificamente contemplata la possibilità di istruire addetti volontari, qualora le risorse umane a disposizione non bastino.

La zona inquinata la si deve chiudere: ecco perchè nei primi giorni del disastro sono state viste tante auto della forza pubblica presidiare i pettini, poi però più niente. Nella pulizia delle coste si procede da monte verso la battigia, con tre fasi distinte: una dove viene rimosso il grosso del prodotto inquinante, una seconda più attenta, e infine una terza più fina, per eliminare i residui più minuti prima di spostarsi in una nuova area di operazione. Per verificare quanto il petrolio possa essere stato assorbito nella sabbia si compie il "carotaggio": praticando dei buchi nella sabbia stessa, in modo da verificare se sotto uno strato superiore pulito vi sia o meno sotto uno inquinato. Il materiale raccolto va poi portato allo stoccaggio, per chiuderlo in appositi bidoni, e infine portato allo smaltimento definitivo.

Il manuale poi prosegue analizzando nei particolari i così detti "briefing", e cioé le riunioni in cui si pianifica l'intervento, poi ancora la creazione della aree di decontaminazione per evitare che chi ha camminato sulla zona inquinata porti via con sè senza saperlo del materiale inquinante. Ancora, il manuale analizza i tipi di intervento sugli animali che sono venuti a contatto con la "marea nera". Gli strumenti usati sul terreno sono così indicati: Quad con rimorchio, trattori, fuoristrada. Big-bags e/o fusti omologati ONU in cui deporre il materiale di risulta recuperato. Pale. Tirafango. Rastrelli. Scope. Setacci grandi da “cantiere”. Secchi e cariole. Geoessuto. Idropulitrice. Panne e materiale assorbente. Idrovora a scoppio con girante in ceramica a innesto automatico. Raschietti a uncino. Spatole in acciaio.

Il manuale va avanti spiegando cosa succede al petrolio quando arriva in mare, e di come il mare a seconda di quanto lo "frulla" col moto ondoso, la temperatura, e altri fattori lo altera appena. Maggiore è la viscosità del petrolio, minore è l'assorbimento da parte della sabbia. Viceversa quanto più liquido è il materiale, tanto più facile è che venga assorbito dalle spiagge. Poi si va avanti spiegando le tecniche e gli strumenti da utilizzare: pale, rastrelli fino anche alla presa diretta con le mani, quello che abbiamo visto coi nostri occhi al terzo pettine il 16 gennaio. Se la costa è ciottolosa, le dinamiche cambiano appena, perchè i ciottoli devono essere raschiati per raccogliere il petrolio. I ciottoli poi vengono lavati in betoniere e vere e proprie vasche. Se la costa è rocciosa si passa direttamente alla raccolta manuale, seguita poi dall'uso di una idropulitrice con getti a massimo 50°.

La tossicità è dovuta alla presenza di benzene e idrocarburi aromatici policiclici. Gli effetti su chi non indossa l'abbigliamento protettivo (comprese le maschere) vanno dalle irritazioni oculari a quelle delle vie respiratorie. Una volta inalati, tali composti arrivano nel sangue provocando mal di testa, nausea o vomito, perdita del livello di coscienza, perdita dell’appetito, disturbi del sonno e disturbi psicologici. Salvo nei casi più gravi alterazioni del DNA. Ecco perché le aree vengono circoscritte e si consiglia di non accedervi. Ora che ci penso mi vengono i brividi pensando al pizzicorìo alla gola e la tosse avute dalla mia ragazza il primo giorno...

Questo è solo un riassunto, ma credo che una lettura più approfondita del manuale sia utile a noi tutti per capire cosa stanno facendo tutti quelli che si stanno occupando della questione in assenza dello Stato. Abbiamo già letto delle prossime analisi di acque e sabbie, direi che la cosa sta andando avanti, nonostante tutto. Ma sta andando avanti anche l'inchiesta della Procura...

Ah, la Prestigiacomo ha detto questo pomeriggio che i litri sversati in mare sono 46.000 (e non i 18.000 di cui parlò all'inizio la E.On), poi che l'80% è stato già recuperato, e infine che la bonifica sarà completata entro un mese. Io spero vivamente che sia tutto vero, perché senza la dichiarazione dello stato di calamità naturale ("non è necessaria") qui fondi non ne arrivano.

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Marea Nera: la riunione in prefettura e le notizie dalla rete

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Ieri sera a Sassari nell'edificio della Provincia si è finalmente tenuta la riunione fra E.On, assessore all'ambiente (La Spisa), e i sindaci del territorio. A questo "tavolo dei Comuni" si è arrivati dopo una settimana di tensioni, nella quale i sindaci della Gallura hanno annunciato di costituirsi parte civile in caso di danni accertati sui loro territori. E' stata quindi una riunione informativa e di coordinamento. Pare ormai terminata l'opera di raccolta di quel liquame nero cancerogeno, anche se in rete si rincorrono varie voci contradditorie al riguardo, ed è sempre forte in tanti la paura di nuove "sorprese" da parte del mare, in un tratto di costa dai venti e correnti mutevoli, basta pensare agli spostamenti da est a ovest e verso la Corsica da parte di alcune chiazze di marea nera, stando a quanto si è letto sui giornali.

Oggi il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo riferirà al Parlamento, alle 15:00, e per noi cittadini sardi è importante sapere quali sono le reali intenzioni del Governo nazionale riguardo agli interventi da effettuare in loco. Non sappiamo cosa aspettarci però: oggi il Parlamento dovrà anche votare sulla mozione di sfiducia al ministro Bondi, alle 17:00, e il resto delle attenzioni del Governo è dedicato alla vicenda del Ruby-Gate. La riunione di ieri sera in prefettura quindi ha solo un valore ridotto: è una prima organizzazione in attesa di decisioni dall'alto.

La mente però corre agli interventi che dovevano essere miracolosi all'Aquila, per il terremoto, e a Napoli, per l'emergenza spazzatura, ma soprattutto corre alla finta bonifica fatta a La Maddalena dagli amici di Bertolaso, per la quale è stata aperta un'indagine dalla Magistratura. Sia chiaro che la Sardegna non vuole e non accetterà interventi di facciata, perché qui la questione non si limita all'importantissimo aspetto della tutela del territorio, della flora e della fauna marine, ma ha implicazioni altrettanto importantissime sul piano economico: sia per la pesca che per la stagione turistica incombente, sulla quale puntano tanti operatori del settore.

In questa fase di limbo, di attesa, in cui le notizie trapelano col contagocce e il "sentito dire" fa girare davvero di tutto, le indicazioni più interessanti si possono cogliere proprio nelle discussioni aperte in rete nel gruppo di Facebook di cui parlavamo ieri. Uno degli iscritti al gruppo ha lasciato varie preziosissime indicazioni sugli interventi fatti e su quelli che si stanno per fare, mostrando di conoscere bene procedure e realtà dei fatti (egli fa parte del team di intervento che sta lavorando in questi giorni). Le notizie di G.M. si sono rivelate davvero preziose: ha parlato delle perlustrazioni effettuate in questi giorni (ultraleggeri e rimorchiatori), precisando giustamente che "L'operazione fatta ora è la prima pulizia della spiaggia, a cui seguirà la fase di caratterizzazione, in cui ci saranno prelievi di sabbia ed analisi. Solo allora si capirà il reale stato delle cose. Nessuno pensi che le attività possano esaurirsi in una prima fase grossolana di rimozione del visibile. Ci vorrà ancora del tempo e alla fine la spiaggia tornerà a un livello di salute tale da permettere di stendere l'asciugamano in piena sicurezza". Quindi c'è giustamente una differenza fra "messa in sicurezza di emergenza" e "bonifica", che si pianificherà una volta capito che tipo di inquinamento c'è, il suo livello. I giornali infatti hanno fatto un po' di confusione, ingenerandone ancora di più nei lettori.

Nelle parole di G.M. (che è stato ringraziato da più parti, e che ha risposto con pacatezza ad ogni domanda, anche quelle più critiche, comprendendo la grande preoccupazione di giovani e meno giovani, mia compresa) si legge anche: "La prossima settimana consegneremo il piano di caratterizzazione che dovrà essere approvato dagli Enti. Dovrebbero essere previsti più di 400 prelievi di sabbia lungo tutta la spiaggia di Platamona e successive analisi, più analisi delle acque e qualcosa sui mitili (sono indicatori biologici). Nel frattempo si lavorerà per togliere i ciotoli e portarli in un impianto per il lavaggio; idem per le sabbie contaminate, che però necessitano di un trattamento più lungo per la rimozione degli idrocarburi attraverso microrganismi. Neanche 1 kg di rifiuto al momento è stato portato in discarica, potete chiedere a Ecotec (Macchiareddu) per la conferma." In effetti anche il giornale oggi, ma in ritardo, parla di "sensori" che saranno sistenati nei fondali per la raccolta dei dati, anche di un minimo inquinamento.

Dove siamo arrivati allora? Siamo arrivati a questo: la macchina degli interventi qui in Sardegna sta girando secondo le proprie possibilità, e ora si attende un intervento da Roma. Analisi e bonifiche costano, e tanto, e il Governo dovrà sganciare un bel po' di soldi, da recuperare magari evitando di far apparire nei propri buffet il caviale e limitando un po' l'uso delle auto blu. Lo so, è una provocazione questa, ma quei privilegi sono agli antipodi rispetto a quello che la politica dovrebbe essere: un Servizio.

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martedì 25 gennaio 2011

Marea Nera, Cappellacci si da malato. Ecco come si è sparso il petrolio

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Ugo Cappellacci oggi si è dato malato. Doveva salire a Sassari stamane per una riunione con i sindaci del nord Sardegna e la E.On per fare il punto della situazione, ma non c'è stato niente da fare. Incassato il bidone, in Prefettura aspettano per la metà di questo pomeriggio l'assessore Giorgio La Spisa. Non sono arrivate indicazioni da Arcore? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che qui la gente è imbestialita, anche perché il cambio del vento e delle correnti ha portato un po' di petrolio anche a Stintino. Quindi da ovest a est un po' di sporco è arrivato quasi dappertutto. Chi fa girare le informazioni viene accusato di catastrofismo, di voler azzoppare il turismo e le attività di ristoratori e pescivendoli.

Dalla Nuova Sardegna di oggi trapelano alcune informazioni su come si è verificato l'incidente e su come il meccanismo di autodifesa dalle fuoriuscite di petrolio abbia falito.


La colpa sarebbe del tubo di scarico da 24 pollici che col tempo si sarebbe corroso (un controllo ogni tanto no, eh?), con una lacerazione da 19 millimetri. Da lì è schizzata in mare una quantità rilevante (sulla quale non c'è certezza, da 18mila a 45mila litri) di olio combustibile. Ciò sarebbe in fase di accertamento da parte dell'autorità giudiziaria. La Nuova Sardegna ci racconta che "Tutto nasce ai tempi dell'orimulsion, il combustibile venezuelano che qualche danno nel Golfo dell'Asinara l'ha fatto prima ancora dell'olio combustibile. L'idea dell'Enel - allora proprietaria della centrale di Fiume Santo (poi passata Elettrogen e rilevata dagli spagnoli dell'Endesa e da E.On) - è del 1988. Costruire una condotta lunga poco più di 8 chilometri per evitare la dipendenza dal pontile liquidi dell'Eni. La tubazione è stata costruita sulla banchina già esistente. L'opera ottiene il via libera e, nell'estate del 2002, viene regolarmente collaudata da una commissione che comprende tecnici della Capitaneria di porto, del Genio civile, dei vigili del fuoco e dell'Endesa. Non risultano rilievi."

"Il tubo da 24 pollici, secondo quanto trapela in ambienti investigativi, a un certo punto procede per più di cinque metri sotto la banchina. In pratica viene infilato in un cavedio, sottoposto all'attacco erosivo dell'acqua di mare. Una operazione che - secondo le specifiche tecniche - prevede alcune tutele essenziali: un rivestimento con una resina speciale anticorrosione, un fondo di protezione in acciaio, almeno tre punti di ispezione (forse con delle grate sul piano di calpestio) e una pompa di rilancio. Il magistrato ha chiesto di verificare se quelle misure sono state tutte rispettate o se, invece, la rottura del tubo non sia da mettere in relazione proprio con eventuali carenze nella fase di realizzazione."

"Le procedure di primo intervento hanno avuto come attività la predisposizione delle panne galleggianti attorno alla petroliera ormeggiata in banchina. In teoria l'inquinamento avrebbe dovuto essere circoscritto in ambito portuale, in pratica quella protezione si è rivelata inutile. Migliaia di litri di olio combustibile sono finiti in mare aperto proprio da quegli spazi vuoti sotto la banchina. Per anni, dunque, il piano di emergenza si sarebbe basato su informazioni e su garanzie errate." Il disegno mostra in maniera semplice cosa è successo.


Nel frattempo il gruppo nato sul social network Facebook (cui appartengono - fra i più attivi - i tifosi della Torres che hanno esposto domenica lo striscione a fianco nella foto) cresce ogni giorno con un numero sempre più alto di adesioni (siamo attorno ai duemila iscritti adesso), e sono state già adottate alcune iniziative. Si è iniziato col chiedere la rimozione del commissario straordinario dell'ARPA Sardegna, e alcuni degli iscritti al gruppo stasera si raduneranno alle 17:30 in Piazza d'Italia per far capire ai politici che vogliono risposte chiare e interventi rapidi: la pulizia sulla superficie delle spiagge è sì in fase di completamento (ma resta la preoccupazione per il grossolano errore dell'aver lasciato in spiaggia per troppi giorni i bustoni, parte dei quali è stata inghiottita e riportata in mare dalle onde), ma ancora non si hanno notizie su eventuali analisi chimiche delle acque e della sabbia delle zone del litorale interessate dallo sversamento del petrolio.

Proprio queste analisi getteranno una luce più precisa sull'entità del danno ambientale e daranno un quadro completo anche su che tipo di intervento di bonifica sia necessario fare. Non c'è da perdere tempo. Oggi chi scrive questo articolo ha parlato con una persona che lavora in Comune (la persona che ha raccontato della improvvisa indisposizione di Cappellacci), e gli ha chiesto se sapesse qualcosa di queste analisi, se fossero state già fatte o almeno fossero in programma a breve: la risposta è stata una risata, non di scherno alla domanda ma alla gestione della cosa. Siamo in buone mani? Ce lo dimostrino.

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La controffensiva acchiappatutto

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Con un Parlamento così si può fare di tutto, anche cambiare totalmente le basi del diritto. La proposta del portavoce Cicchitto (l'uomo col viso da condor) di abbassare la minore età ai 16 anni in via retroattiva, creata allo scopo di evitare un processo e con ogni probabilità una condanna al presidente del Consiglio, avrà conseguenze inimmaginabili non solo sul profilo penale (determinerà la chiusura di tanti processi per pedofilia et similia) ma anche sotto il profilo civile, con gli aspetti relativi al voto, al lavoro, alla scuola, ad ogni aspetto della nostra vita regolato dalla legge, con le limitazioni poste in secoli di legislazione in tema di minore età. Gli adeguamenti a questo mostro normativo saranno difficli, e determineranno un intasamento nel lavoro delle Camere, degli uffici degli enti pubblici (Anagrafe, Leva, Stato Civile ecc.) e dei tribunali. Ma chi se ne frega: l'importante è salvare Silvio!

Insomma, un bel macello solo perché Cicchitto e i servetti di Sua Maestà non vogliono che il loro ducetto finisca in carcere. Lo dico sempre: più si sbattono per l'impunità, maggiore è la puzza di colpevolezza che ci fanno sentire. L'interesse è anche loro, perché se cade Silvio crolla tutto il loro castello di carta di privilegi e potere: Marina Berlusconi, indicata da più parti come il successore di Sua Maestà, non è carismatica come il padre.


Nel frattempo si lavora anche da altre parti. Anzitutto per punire quei "deviati psicologicamente" dei magistrati, che sono cattivi e comunisti quando non danno retta a Silvio. C'è una nuova proposta di legge a nome di tale sig. Luigi Vitali (guardate la sua bella faccia nella foto a fianco), per cui i magistrati che hanno disposto intercettazioni che in seguito si sono rivelate "inutili" alle indagini e ai processi, saranno puniti duramente. Questa disciplina passa col nome di "Riparazione di ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche e conversazioni", e punta a novellare il Codice di Procedura Penale nell'art. 315-bis (da introdurre).

Come spiega Repubblica, i punti principali della proposta sono questi: i pm e i gip non competenti territorialmente e funzionalmente non potranno più autorizzare intercettazioni, pena provvedimenti disciplinari stabiliti dal ministro della Giustizia (un vero ius vitae ac necis in mano ad Alfano). In caso di assoluzione in un processo, l'imputato, ma anche tutti i testimoni finiti nelle intercettazioni pubblicate sui giornali, avranno diritto a un risarcimento fino ad un massimo di 100.000 euro, che sarà sborsato di tasca propria dai pm dopo sentenza "di responsabilità contabile" della Corte dei conti (da conquistare anch'essa). Potrà infatti chiedere l'applicazione della legge chi è stato assolto con sentenza irrevocabile "perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato da un'imputazione formulata nell'ambito di un procedimento penale nel quale è stato destinatario di intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni". Chi verrà prosciolto da ogni accusa, insomma, "avrà diritto a un'equa riparazione per l'intercettazione ingiustamente subita". Ma la vera "chicca" è la norma transitoria che rende la legge retroattiva: avranno diritto al risarcimento anche coloro che sono stati coinvolti in indagini risalenti a 5 anni prima della sua entrata in vigore.

Questa proposta è dell'ottobre scorso, ed è perfettamente ritagliata sul caso Ruby. Adesso ritorna in auge, ripescata nella consueta strategia del PDL, che sa essere lungimirante e ha sempre qualche asso (ma da perfetto baro) nella manica.

Non finisce qui però. Dopo il gelo e il distacco di larghissima parte del Clero e ora anche (ma in maniera più cerchiobottista) da alcune delle alte sfere (Bagnasco, Bertone e Ratzinger), Berlusconi pensa di recuperare quel consenso che per lui è fondamentale: il voto dei bigotti è automatico per chi è gradito al Clero, ergo bisogna regalare qualcosa di nuovo per riottenere un saldo appoggio, nel consueto gioco ipocrita dei regali incrociati. Agli attenti osservatori di Palazzo Chigi non è sfuggito come l'asse tra il Vaticano e il Quirinale si sia ormai consolidato proprio sulle rovine dello scandalo Ruby. Quindi occorre fare qualcosa.

l'11 febbraio Berlusconi incontrerà le alt sfere del clero in occasione delle celebrazioni dei Patti Lateranensi, e per lui presentarsi con un regalino sarebbe strategicamente perfetto. Intanto lancia la volata Quagliarello: nel PDL "c'è lo spazio per portare avanti con coerenza il proprio impegno sul fronte della vita, della famiglia, della solidarietà".

Se non funziona neanche questo? Elezioni! Infatti Berlusconi ha ripreso a millantare sondaggi a lui favorevoli. Siamo al teatrino dell'assurdo, come sempre.

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Santanché vs Berlusconi: chi vuole essere più antipatico e cafone?

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Specchio specchio delle mie brame, chi è il più cafone del Regime?

Pare una lotta senza quartiere, obiettivo: diventare la persona più cafona e antipatica del paese. Lo "stile" della Santanché e del suo ducetto arrapato, lampadato, liftato e perennemente incavolato è quanto di più ripugnante esista oggi nella politica e in tutto ciò che la politica, toccandolo, insozza.


Sin dai ditini medi mostrati ai contestatori, classica risposta volgare di chi non entra nei contenuti (per mancanza di valide argomentazioni oltre che per una incapacità imbarazzante e cronica a un dialogo civile) ma si limita ad insultare mostrando tutto l'inchiostro nero che ha dentro, fino agli interventi nelle tv (lei di persona, lui vigliaccamente solo al telefono, dato che a braccio anche un bambino lo sa smontare), la politica del "berlusconismo" mostra in loro due il lato più putrido, cafone e deprecabile.

Berlusconi ha sempre avuto il vizio di telefonare e insultare, tranne che da Bruno Vespa: infatti dal presunto (o reale) nipote del duce lui ha sempre la tavola apparecchiata, parla da solo, se ci sono domande sono concordate, sempre. In altri rari casi si mostra, ma solo nelle sue tv, e anche lì è tutto preparato ad arte: i temi da trattare sono i meno fastidiosi, i discorsi sempre gli stessi, e cioé un misto di falsità e insulti tutti completamente gratuiti, e senza contradditorio (per l'incapacità di cui sopra).

La sottosegretaria col lifting in estrema tensione (siamo preoccupati che prima o poi questo salti, facendo una strage di chi si trova nel raggio di 15 metri), dopo che nel 2008, e cioé l'ultima campagna elettorale, aveva invitato le donne italiane a non votare Berlusconi per via del suo modo di considerare e trattare le donne (il video e i racconti QUI), non appena è diventata la concessionaria delle pubblicità per i quotidiani Libero e Il Giornale, si è accasata presso l'esecutivo e ha cambiato completamente atteggiamento. Ora che tutti le fanno notare la totale incoerenza del suo operato (anche quello meno recente), lei risponde con volgarità e falistà, assestandosi nello stesso "stile" del suo nuovo capo.

E veniamo a ieri. Al Tg7 di Mentana la Santanché, che domenica ha visto la Littizzetto da Fabio Fazio, si esibisce in questo numero di alta cafonaggine:



Nella stessa serata poi, l'Imputato e Indagato interviene telefonicamente da Lerner:



Gesti e parole si commentano da soli: sono due miserabili. Ma due cose le aggiungo. La prima riguarda il video della Santanché, come "replica" alle parole della Littizzetto. La sottosegretaria mostra di essere pure ignorante, perché la Satira è manifestazione di Cultura, magari irriverente, ma lo è. Se la Santanché non capisce questo allora... La seconda invece riguarda quello basso e brutto che fa i bonifici e i regali alle donnette lascive: vada in Tribunale a dire le sue "verità".

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lunedì 24 gennaio 2011

Marea Nera: Regione e Governo sotto accusa

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Un interessante articolo dal giornale locale di oggi, lascia lo spazio ad alcuni spunti e riflessioni, che scrivo a coda.


Marea nera, la soluzione non si vede, sotto accusa Governo e Regione
Si continuano a raccogliere palle di catrame. Da Porto Torres fino alle coste della Gallura. Il grecale ha "centrifugato" l’olio combustibile presente in mare e l’ha spiaggiato in punti dove finora non c’era traccia. Le operazioni di bonifica proseguono, ma sotto accusa finiscono Regione e Governo perchè gli amministratori locali ritengono inadeguata la risposta data finora per fronteggiare la grave emergenza ambientale
di Gianni Bazzoni e Serena Lullia

SASSARI. Si continuano a raccogliere palle di catrame. Da Porto Torres fino alle coste della Gallura. Il grecale ha centrifugato l'olio combustibile presente in mare e l'ha spiaggiato in punti dove finora non c'era traccia. Alcuni pezzi sono comparsi sulla spiaggia e sulle rocce della Renaredda, a Porto Torres, molto nota perchè frequentata d'estate soprattutto da famiglie con bambini. Le operazioni di bonifica proseguono, ma sotto accusa finiscono Regione e Governo.

L'impressione - a dodici giorni dall'incidente che si è verificato a Fiume Santo - è che non siano state messe in campo tutte le forze necessarie per contrastare fin dal primo momento il fenomeno inquinante, specie perchè accaduto in un'area molto sensibile, dove sono presenti parchi nazionali e Siti di interesse europeo (basterebbe citare solo il Santuario dei cetacei).

E siccome con il passare dei giorni le macchie di catrame saltano fuori quasi a sbeffeggiare le decine di operai impegnati nelle attività di pulizia, viene da pensare anche a quanto affermato dal comandante della Capitaneria che - in una conferenza stampa - aveva reso noti i risultati delle verifiche effettuate dall'aereo della Marina militare, un Atr 42 che aveva «radiografato» le acque dal Golfo dell'Asinara fino a Santa Teresa, senza ravvisare tracce di combustibile in mare. Ma allora da dove proviene l'olio che colora di nero scogliere e spiagge? C'è qualcosa che non torna e sarà interessante sentire il resoconto in Parlamento, mercoledì, del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

C'è attesa anche per le prime decisioni della magistratura. L'inchiesta giudiziaria, infatti, va avanti e uno dei punti chiave è rappresentato dalla banchina dove si è verificato l'incidente. Quella struttura era stata voluta dall'Enel (nel 1999) per non dipendere dalla condotta dell'Eni. Una scelta che ha dovuto tenere conto di una situazione molto complicata quale è, appunto, la costruzione di un oleodotto con una banchina già esistente.

Così è stata elaborata una soluzione, con il tubo passato in un cavedio, sotto il piano di calpestio, senza possibilità di ispezione. E.On ha ereditato il «problema» che è stato di Enel prima e Endesa poi, senza avere conoscenza di quel rischio, anche perchè la struttura risulta collaudata nel 2002. Ieri la segreteria della Cgil di Sassari, tornando sull'incidente, ha sostenuto «che certe cose non devono accadere» e auspicato «che gli Enti locali e la Regione assumano un atteggiamento che porti a un maggiore rispetto del territorio».

Sulla vicenda dell'inquinamento, si mobilita anche lo sport. I tifosi del gruppo «Nuova Guardia» della Torres - sensibili alle questioni sociali - hanno esposto uno striscione allo stadio "Vanni Sanna": «Inquinare terra e mare è criminale, la politica sta a guardare. Popolo sardo fatti rispettare».

E in Gallura è stata un'altra giornata con le mani nel catrame per cercare di salvare il paradiso. Il mare porta sulle spiagge altre zolle bituminose, da Monte Russo a Capo Testa. Gli operai E.On hanno concentrato gli sforzi sul litorale di Vignola. Circa 100 i chili di catrame raccolti sul lido. Le squadre di volontari hanno invece passato di nuovo al setaccio le coste battute giorni prima. Per trovare altro catrame tra i granelli. Ma i comuni di Aglientu e Santa Teresa da soli non ce la possono fare. E puntano il dito contro il silenzio della Regione e del Governo. La richiesta di dichiarare lo stato di emergenza nazionale è ferma sulla scrivania del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo da sabato.

«A distanza di due giorni il ministero non ha ancora adottato il provvedimento - scrivono in un documento i sindaci di Santa Teresa e Aglientu, Stefano Pisciottu e Gabriela Battino -. Un ritardo inqualificabile, che non è coerente con le procedure d'urgenza che dovrebbero essere adottate. Un ritardo che ha già provocato problemi di funzionamento nel debole apparato di intervento». I due primi cittadini accusano Regione e Stato di snobbare l'emergenza.

«La colpevole superficialità del ministero dell'Ambiente non è meno grave del disinteresse della Regione, che fino a oggi ha ritenuto di dover limitare la propria azione politica all'invio di messaggi di solidarietà - concludono Pisciottu e Battino -. Di fronte alla concreta prospettiva di un gravissimo danno ambientale ed economico leviamo il nostro grido di allarme. Nella speranza che almeno una tardiva presa di coscienza delle istituzioni e della opinione pubblica, possa favorire l'adozione dei necessari interventi».
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Questo articolo mette in chiaro diverse cose sulle quali è opportuno riflettere.

Anzitutto partiamo dalle Istituzioni. Non tutti i sindaci del territorio hanno tuonato contro l'incidente della Marea Nera. Sempre che non mi sia perso qualcosa, ce n'è soprattutto uno (che potrebbe muovere molto) che sta tergiversando (ma in realtà non è l'unico) perché le prospettive elettorali future fanno gola: data la crisi in Regione (ma anche in Parlamento) il rischio/opportunità elezioni fa gola, e tanta: la candidatura in Regione o al Parlamento è importante, per i privilegi e gli stipendioni che comporta l'elezione in una di queste assemblee. Ricordo infatti che in occasione della questione "la nuova centrale a carbone", quella maggioranza si spaccò fra chi, nel PD, voleva la centrale, per i posti di lavoro che creerebbe (poche decine), e chi, nell'IDV, portò in assemblea documenti riguardanti studi scientifici che indicavano nel 40% l'aumento della mortalità per cancro nell'hinterland Sassari-Porto Torres che porterebbe questo nuovo "polo" industriale. Da qui un monito minaccioso a un assessore dell'IDV, affinché "tenesse buoni" i consiglieri che fecero notare la cosa, e una quasi totale assenza del PD a un convegno creato per informare i cittadini della cosa.

A livello locale (nord Sardegna) l'unica presa di posizione "muscolare" da parte delle alte sfere pare essere quella della presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, che ha chiesto al governo nazionale lo stato di "calamità naturale". Ciò comporterebbe l'uso di fondi cospicui (salvo eventuale stop di Tremonti) per interventi massicci, ma anche il rischio che la questione venga gestita dalla Protezione Civile esattamente come era stata gestita la questione La Maddalena. Ricorderete tutti che Bertolaso appaltò lo smaltimento dell'amianto a una società piena zeppa di amici suoi, e questa società si limitò a caricare l'amianto e altri materiali tossici su un barcone e li scaricò qualche centinaio di metri al largo, avvelenando le acque del Parco Naturale! Chi si vuole rinfrescare la memoria può fare un ripassino QUI. La Regione Sardegna dal canto suo non ha aggiunto niente, e le ultime critiche lette nell'articolo de La Nuova Sardegna sopra citato si accodano ad altre parole dure sentite la settimana scorsa.

Altra cosa. Quell'ATR42 ha volato su tutta la costa, e il risultato è stato un tranquillizzante: non c'è più niente in mare, è stato dichiarato con un gran sorriso. Subito dopo questa notizia che ha fatto tirare più di un sospiro di sollievo, Santa Teresa Gallura e Porto Torres hanno avuto la sorpresa della visita del materiale derivato dal petrolio. Da dove è venuto fuori? Che zona di mare è stata realmente visionata con quel volo? Ricordiamo che questo materiale col freddo si solidifica, e quindi in acqua in larga parte va a fondo, ma come esce il sole torna a liquefarsi facilmente, salendo in superficie. Ricordiamo poi che le mareggiate di questi giorni hanno raccolto non si sa quanti sacchi incautamente lasciati nelle spiagge, e non è detto che tutti quelli poi raccolti sulla sabbia, semisepolti in essa, siano l'esatto ammontare di quanto mangiato dalle onde.

Una cosa non si è letta ancora, o sentita: sono stati raccolti campioni di acqua in diverse zone del mare che bagna il Golfo dell'Asinara? Le analisi quando le faranno? E ancora: perché non fare la stessa cosa sulle spiagge? Si dovrebbe forse scavare un po' e raccogliere dei campioni di sabbia e farli analizzare. Ok, costerà un mucchio di soldi... ma, cavolo: la salute dei cittadini, e anche della flora e fauna marine conta, e tanto! Pensate ai pesci e ai cormorani raccolti sulle battigie, morti e sporchi di quel materiale. Pensate ancora a quanto sentito sin da subito sulla famosa alga che ossigena l'acqua, a rischio anch'essa. Senza andare tanto lontano: pensate ai rischi per l'industria della pesca e per il turismo (due fonti di reddito importanti per centinaia se non migliaia di operatori dei settori): cosa succederà a tutte quelle famiglie che vivono di quel lavoro?

Queste analisi devono essere fatte quanto prima, in acqua come in spiaggia. Non può bastare un volo di ispezione per dire che è tutto risolto, non può bastare che vengano tolte dalla superficie delle spiagge le chiazze di questo materiale per dire che le spiagge sono a posto e non sono per niente infettate! La trasparenza e una corretta e costante informazione sono quello di cui un cittadino ha bisogno, assieme a degli interventi di analisi chimica, che devono essere fatti subito (e poi a scadenze precise) e resi pubblici. Io almeno chiedo questo.

La ministra dell'ambiente Prestigiacomo riferirà a giorni in Parlamento. Dato che delle 40 navi per le bonifiche solo due (ma la seconda in ritardo) sarebbero state mandate sul Golfo dell'Asinara, che tipo di relazione potremo attenderci? Potremo accontentarci di promesse come quelle fatte a più riprese (e poi puntualmente disattese) per l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania? In situazioni di questo tipo, prima si interviene in maniera efficace, meglio è. Non mi pare di vedere mica molto qui. E' davvero così potente la E.On da riuscire a soffocare tutto?

LEGGI ANCHE: QUI e QUI.

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Due amare e azzeccate riflessioni sul nostro paese

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Oggi voglio pubblicare due lettere, scritte da giovani (non più giovanissimi) che hanno sperimentato la vita e il lavoro all'estero e in Italia. La prima è stata pubblicata su Repubblica, la seconda l'ha scritta una mia amica e l'ha inviata a Ezio Mauro, il direttore di Repubblica. Credo gettino una luce sinistra ma sincera sul reale stato delle cose qui. Noi diamo quasi tutta la colpa a Berlusconi, il quale per carità è il principale responsabile dell'imbarbarimento della nostra società coi modelli sovraesposti dalle sue tv, ma in realtà c'è da scavare a fondo, perchè le radici del nostro paese avevano già germogli velenosi.


Salve a tutti,
ho 38 anni e dopo aver passato circa 7 anni all'estero tra Germania, Inghilterra, Grecia, Romania etc. e aver viaggiato tanto per studio e lavoro sono poi ritornato in Italia già da 4 anni.
Dando per scontato che Berlusconi sia un grosso e serio problema per l'Italia, vorrei fare una osservazione un po' più profonda.
Nel mio dialetto diciamo "il pesce puzza dalla testa" ma ho imparato in questi 4 anni che sono ritornato in Italia che è proprio tutto il pesce che puzza.
Ossia tutto il popolo italiano, chi più chi meno, si comporta alla Silvio, all'Italiana appunto.
So che questo può sembrare molto provocatorio, ma è tanto più evidente quanto si osserva l'Italia dopo aver vissuto all'estero.
Il popolo Italiano (ripeto chi più chi meno) manca di coscienza sociale e civile, siamo un popolo di individualisti strafottenti presuntuosi e direi anche generalmente molto ignoranti (nel senso sociale e civile).
Dall'ignoranza scaturisce il razzismo, dalla presunzione l'incredulità del danno enorme che si riceve infangando l'immagine del paese all' estero, la strafottenza nei confronti di una appartenenza ad un'Europa che potrebbe essere una via di salvezza. Questo spiega l'incapacità di reagire, direi una vera e propria sterilità, impotenza rispetto a tutti i problemi che ognuno di noi vive quotidianamente.
Esiste la netta percezione del declino di una cultura eccezionale, ma nessuno è in grado di credere in una forza collettiva. Non mi si venga a parlare della solita creatività italiana, che sappiamo dare il meglio quando tocchiamo il fondo come la Nazionale etc. semplicemente ci sono delle grandi lacune strutturali sociali e civili che si vanno allargando poiché non siamo una collettività, solo individualità.
Ci si accusa gli un gli altri, nord-sud, ricchi-poveri, giovani-vecchi, uomini-donne, puttane-papponi e via dicendo ma fondamentalmente il motto è "Mors tua vita mea". Questo si riscontra nella classe dirigente, che mira a intascare soldi, controllare gare di appalto, asservire il potere per poterne prendere parte. L'assuefazione di questo popolo è totale, ma accecata dalla più grande presunzione e ripeto ignoranza. Quindi non vedo nessuna possibilità di cambiamento a breve, non esiste capacità. E' anche vero che 14 anni di potere mediatico hanno contribuito al totale accecamento e afflosciamento delle menti delle persone, che a furia di "ma che ci importa pensiamo a cazzeggiare, divertirci e soprattutto fottere il prossimo" hanno dimenticato che vuol dire e quanto vale vivere in un paese funzionante, che si occupa dei tuoi figli, che ti comunica positività e prospettiva per il futuro, che sa gioire e usufruire delle energie dei propri giovani. Ebbene questa tesi spiega poi tutte le sue conseguenze: Ruby, Finmeccanica, ALITALIA, Spazzatura, disoccupazione, Scuola, università, emigrazione, immigrazione, potere mediatico, persino gli scoop giornalistici a ripetizione sui casi di cronaca (simili anche in altri paesi). Ma mi sapete spiegare come si fa a fare una riforma dell'universita' senza conoscere il sistema universitario dall'interno e/o avere almeno una minima idea di come funzionano i sistemi universitari degli altri paesi europei?
Quindi concludendo:
Il PESCE E' MARCIO E LA SUA TESTA NE E' LA TESTIMONIANZA.

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Berlusconi Berlusconi Berlusconi: l'uomo che con tutta me stessa ho disprezzato anni addietro e per il quale, quando ancora abitavo a Londra, ho pagato un biglietto costosissimo per rientrare nella mia Sardegna e votargli contro durante le elezioni parlamentari. E' un persongaggio che disprezzo con tutta me stessa ma arrivati a questo punto credo che cio' che sia piu' da disprezzare è la mancata coscienza civica, politica della maggiornaza degli Italiani.
Ai miei nuovi connazionali di Auckland, i Neozelandesi, che ridono increduli di come un paese che faccia parte del G8 Possa avere un sessuomane truffaldone che ha corrotto magistrati in passato come Primo Ministro per 4 legislature... sapete cosa rispondo? Che siamo in una democrazia... ed evidentemente ci sono piu' di 20 milioni di rimbambiti, poco colti, menefreghisti, disonesti che lo sostengono.
In caso contrario sarebbe gia' stato "deposto" da "Re Sole"!
Sono gli Italiani che mi fanno schifo in questo momento. Per la loro totale assenza di senso civico, di fiducia nelle istituzioni, per il marciume che dilaga tra la gente.
Berlusconi e' solo il picco di un iceberg, di uno spaccato sociale che ha origine e risvolti ben piu' complessi.
In Italia e' sempre mancato il senso dello stato, della giustizia, delle Istituzioni.
Si e' dato sempre per scontato (ed è in generale il messaggio che passa anche a livello di educazione familiare, cosa piu' importante e piu' grave!) che se non ti fai giustizia tu da solo, tramite conoscenze e connessioni varie, certamente lo Stato
non ti difendera' ne ti rappresentera', ne' lavorera' nel tuo interesse.
Quindi una buona educazione, un buon voto di laurea, conta meno di niente: cio' che conta sono gli agganci politici! Ecco cosa...
E cosi' funziona in tutti i settori.
Quando vado a raccontare ai miei colleghi che il concetto di Meritocrazia in Italia e' qualcosa estraneo al nostro vocabolario le gente ride a crepapelle.
Ma poi dice che condivide e capisce il mio punto di vista.
E' un sistema marcio che si sta rigirando contro se stesso... è una fine annunciata (dal dopoguerra!) quella dell'Italia che non puo' trovare soluzioni in leggiucce come quella della Gelmini o in una sinistra altrettanto corrotta, malata e poco alternativa. E' un'Italia anestetizzata... caduta in un lungo sonno inziato negli anni 60! Hanno ragione i miei colleghi KIWI: "Voi Italiani siete fenomenali, la vostra realta' e' in grado di superare qualsiasi fantasia!"

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domenica 23 gennaio 2011

Marea nera sul Golfo dell'Asinara: secondo sopralluogo

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Dove eravamo rimasti? Ah sì: domenica scorsa. Questa settimana appena terminata ha visto delle novità affacciarsi alla ribalta, e nessuna di queste mi è piaciuta. Anzitutto è arrivata la notizia che delle 40 navi della flotta italiana adibite agli interventi su aree inquinate, solo pochi giorni fa la seconda sia stata mandata in zona dal governo (grazie, signora Prestigiacomo), quando attorno alla Sardegna sono ben cinque quelle alla fonda (ma dove non si sa) in attesa di intervenire. Seconda notizia: una seconda perdita di materiale inquinante, stavolta di minore entità e a quanto pare risolta molto velocemente. E poi ancora le immagini dei TG che mostrano l'arrivo della marea nera a Santa Teresa Gallura (un video QUI) e in zona La Maddalena (il che ha comportato qualche notizia in più nei giornali nazionali: maledetto turismo dei ricchi, lui sì che fa notizia). Infine l'ultima notizia, quella che mi ha fatto imbestialire: dato che i sacchi riempiti col materiale inquinante non venivano portati via giorno dopo giorno, le mareggiate dei giorni scorsi hanno portato le onde a mangiarsi diversi di questi (non è stato possibile quantificare), seppellendone alcuni nelle spiagge (un video QUI).

Credo sia stata davvero una mossa da deficienti quella di accumulare i sacchi nelle spiagge lasciandoli là in attesa della raccolta e incustoditi: sarebbe stato più intelligente portarli via giorno dopo giorno. Tanto l'errore lo paghiamo noi... e infatti ci ha pensato il mare a farci lo scherzetto.

Comunque oggi, a distanza di una settimana esatta dalla scorsa "gita" macabra, ho deciso di ripercorrere con la mia ragazza la Buddi Buddi e arrivare fino ai "pettini" visitati la scorsa volta.

Anche stavolta abbiamo iniziato dal terzo pettine, quello che si trova alla fine della Buddi Buddi, dove abbiamo trovato una spiaggia più chiara e senza buste accatastate. Abbiamo passeggiato un po', poi ho preso un ramo e ho provato a scavare qua e là in cerca di tracce di materiale inquinante, non trovando niente. Bene. Ho anche notato che le mareggiate di questi giorni hanno alterato il litorale, abbassando la battigia e buttando molta sabbia più verso l'interno, fino a coprire la parte finale dei camminamenti in legno che portano dalle zone parcheggio alla spiaggia. In questi camminamenti ho visto una delle squadre di intervento mentre li stava pulendo dal catrame. Guardando il mare mi è parso che le solite petroliere che stanno perennemente alla fonda al largo della costa siano posizionate un po più verso ovest. Un po' rincuorato sono tornato alla macchina e ho fotografato uno dei container in cui sono state finalmente caricate le buste, notando gli adesivi e i fogli indicanti la pericolosità del materiale ivi contenuto. La spiaggia è piena di tracce di cingolati e ruote, segno che sono passati per la raccolta di recente.

Risalito in macchina, scuoto e controllo le scarpe: nessun segno di sporco, a parte la normale sabbia. Giriamo a sinistra e andiamo a est verso il sesto pettine, parcheggiando nel piazzale. Qui noto alcuni dei mezzi utilizzati per la raccolta e li fotografo, coi soliti container. Poi entro in spiaggia e noto alcuni segni di catrame sparsi qua e là, ne fotografo qualcuno (poca roba però, meno male). Esattamente come la settimana scorsa. Ed esattamente come la settimana scorsa esco dalla spiaggia con lo sporco di catrame sulle scarpe: pur avendo camminato con attenzione ne ho raccolto lo stesso. Mi fermo un attimo a pensare, e mi ricordo che avevo sentito che più si andava a est più lo sporco aumentava. Infine dall'auto faccio una foto alle onde, perché la mia ragazza mi fa notare che sono un po' scure (ma è vero che il mare, quando è mosso, smuove la sabbia da sotto e intorbidendosi si scurisce).

Rimane l'ultima "visita". Risaliamo in auto e andiamo ancora più a est, verso il nono pettine. Dalle foto precedentemente pubblicate era emerso che quel tratto del Goldo dell'Asinara era il più sporco. Avevo parlato di battigia scura e sabbia molto insozzata (li avevo chiamati "goccioloni"). Eppure domenica scorsa qualche zona della spiaggia senza chiazze c'era: una sabbia non chiara come a Platamona, ma tendente al marrone (segno che là ci sono molte rocce, come si vede bene), ma comunque abbastanza chiara. Quello che vedo oggi mi fa incazzare come una bestia. Ma andiamo con ordine.

Anzitutto mentre percorriamo quei cento metri di stradina in cemento che portano dal parcheggio alla spiaggia vediamo che chi ha raccolto i sacchi se ne ha dimenticato uno, pieno, e già questo non mi piace. Quando poi arriviamo alla spiaggia lo spettacolo è desolante. Precisiamo una cosa: in questo tratto del litorale la sabbia è un po' più scura, adesso però la sabbia, tutta la sabbia, dalla battigia fino all'interno (dove ci sono le rocce) è completamente del colore dell'asfalto: nero antracite. Resto in silenzio un attimo, poi la mia ragazza mi racconta di un suo viaggio a Guadalupe e di una spiaggia con la sabbia scura in quanto lavica: una zona vicina a un vecchio vulcano, quindi una sabbia scura. Ma qui al nono pettine vulcani non ce ne sono. Eppure è tutto nero: nera l'acqua, nero il bagnasciuga, nera la sabbia fino alle rocce. E' tutta nera, tutta! E le rocce sono ancora inzaccherate di catrame misto a sabbia (ovviamente nera). Faccio alcune foto poi andiamo via, perché qui la puzza si sente ancora, nonostante il vento tiri forte. Risaliamo a Sassari e faccio vedere a un amico che si occupa di politica e ambiente le ultime foto; dalla faccia che fa mi rendo conto che gli ho rovinato il pranzo. Prima di sedermi a tavola apro il giornale e leggo un articolo riguardante una strana cosa ch sta accadendo al mercato del pesce a Sassari: i banconi sono pieni di merce, ma si avvicinano in pochi. Ecco il primo calcio nel muso alla precaria condizione dell'economia qui. Poi quest'estate avremo il secondo, con la fuga dalle spiagge.

[Postilla di lunedì 24/1.
Un attento lettore mi ha fatto osservare che il tratto del litorale della zona del nono pettine ha la sabbia scura da tanti anni, perché è zona di passaggio di una corrente marina che arriva dalla parte di Porto Torres, e tante porcherie ha portato negli anni. Faccio osservare che al nono pettine da una domenica all'altra la sabbia si è scurita parecchio, come dimostrano le foto dei due sopralluoghi. Prima era grigiastra e marroncina, ora è nera-antracite.]

Seguono in rigoroso ordine cronologico gli scatti di quanto raccontato (cliccate sulle foto per ingrandire).

































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sabato 22 gennaio 2011

Tutta sua zia: Silvia Garnero e Daniela Santanché


Stesso senso dello Stato e rispetto verso la moralità, dalla zia alla nipote: una squallida storia italiana.


Provincia di Milano, assessore e assenteista. E’ la nipotina di Daniela Santanché

Il Fatto Quotidiano

Silvia Garnero, classe '84, da maggio a novembre non è mai comparsa in Consiglio. L'opposizione ne ha chiesto le dimissioni con una mozione di sfiducia poi bocciata. L'assessorato rischia di costare 14 volte in più di quanto potrà spendere nel 2011.

Assessore provinciale con record di assenze e uno scarnissimo contributo alla vita politica scandito da appena tre delibere in un anno e mezzo di legislatura. Il tutto a fronte di una spesa annua di 350mila euro. Tanto vale l’assessorato di Silvia Garnero, piemontese classe ’84, che nel dicembre scorso, grazie all’aiuto della maggioranza, ha rintuzzato una mozione di sfiducia firmata dall’intera opposizione. Alla fine di quel voto dirà: “Accetto questo atto in maniera rispettosa, ma anche con imbarazzo e stupore, perché speravo che un certo modo di fare politica non trovasse posto in quest’aula. Voi mi date della fannullona e dell’incapace e io questo non lo accetto perché è ingiusto e falso”.

Nella primavera del 2009 la sua nomina contribuisce a rafforzare le quote rose nella neo giunta provinciale di Milano governata da Guido Podestà. Il più giovane assessore d’Italia, appena 25 anni allora, bella presenza, un curriculum politico inevitabilmente scarno, ma una grande dote da spendere: la parentela con il sottosegretario del Pdl Daniela Santanché. Tanto basta per spingere la giovane Silvia a palazzo Isimbardi. A lei, Podestà, riserva l’assessorato alla Moda con delega di prestigio: quella all’Expo 2015.

Un bel successo per una ragazza che sul tavolo (politico) mette due lauree: in Graphic and Virtual Design alla facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e in Fashion Design a Milano. Il sito della Provincia di Milano, poi, aggiunge particolari: “Silvia Garnero ha lavorato nel settore della comunicazione a livello internazionale per approdare al mondo della pubblicità nel settore dell’editoria tradizionale e dei new-media”. Da qui parte la sua carriera politica. “Aderisce al progetto politico di Daniela Santanchè e si occupa in veste di capostaff della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008. E’ nominata tra i coordinatori del Movimento per l’Italia e partecipa alla stesura del programma del nuovo soggetto politico. Attualmente è dirigente nazionale e ricopre la carica di tesoriere”. E sarà proprio l’Mpi a tirare la volata per la vittoria di Podestà che sul posto lascia il presidente uscente Filippo Penati. Il movimento della Santanché non ha candidati in lista, eppure puntella la campagna elettorale dell’ex agente immobiliare di Berlusconi. Spiegherà:”Io non faccio politica per le poltrone, né per lo stipendio, mi batto per un progetto politico. Pensiamo a vincere, e poi avremo il nostro riconoscimento politico”. Una poltrona, se non personalmente, la ottiene comunque. E’ propria quella alla Moda su cui siede la giovane Silvia.

Nel frattempo, qualche settimana dopo le nomine, il quotidiano Libero le riserva una pagina d’intervista. Solo una coincidenza che all’epoca la concessionaria per la pubblicità sia la Visibilia di proprietà della Santanché. La nipotina ha, però, le idee chiare: “Ho già in mente due cose da fare: un road show nei conuni della Provincia per far avvicinare le persone all’Esposizione universale e poi sfruttare la mia giovane età per coinvolgere il maggior numero di coetanei in questo progetto”. E zia Daniela? “Vivo con lei e già il fatto di starle accanto per me è stata una grande palestra di vita”. Perché “zia Daniela è molto severa e pretende tanto da sè stessa e da chi le sta accanto”. Da allora il ruolino di marcia in Provincia segna tre delibere per contribuiti ad associazioni e un’informativa per il Digital Music Forum, manifestazione sull’evoluzione della musica nel web. Ma il dato più eclatante, ricostruito nella stessa mozione, sono le spese: inizialmente, infatti, il budget dell’assessorato vale 220mila euro. Tesoretto diminuito di 50mila durante la revisione del bilancio. Mentre per il 2011 si prevede un massimo di 25mila. “Insomma – calcola il consigliere del Pd Ezio Casati – , a fronte di una spesa annua di 350mila euro (tanto vale il conto dell’assessorato), ci cui 100 (lordi) per lo stipendio della Garnero, la provincia di Milano rischia di pagare 14 volte di più di quanto (in teroria) l’assessore alla Moda potrà spendere dall’anno prossimo”.

Ancora più desolante il calendario delle presenze in Consiglio provinciale che il Partito democratico allega nella sua mozione di sfiducia, presentata il 28 ottobre e votata il 16 dicembre. Dal 10 luglio 2009 al 6 maggio 2010, lo score segna quota venti. Dopodiché fino al 4 novembre successivo di lei non si sa più nulla. Nel documento si fa notare come ”in sedici mesi di attività” Silvia Garnero “è stata relatrice di un’unica delibera di Giunta” e ha partecipato “a sole tre audizioni di Commissione”. Due delle quali con la presenza dell’allora amministratore delegato di Expo Lucio Stanca, ma “limitandosi alla sola presentazione”. Di più: il 14 ottobre, vigilia dell’appuntamento del Bie, la nipotina della Santanchè risulta assente in consiglio provinciale. Eppure è lei l’assessore con delega all’Expo. Sul tema la giovane Silvia inciampa di nuovo nel maggio scorso, quando è in pieno svolgimento la discussione sulle aeree di Expo. Il nodo è semplice: come acquisirle. Comune e Provincia sono irremovibili: comodato d’uso con la possibilità per i proprietari di costruire dopo la fine dell’ evento; il Pirellone, invece, insiste per l’ acquisto in modo da non avvantaggiare troppo i privati. Bene, la Garnero nel suo intervento parla addirittura di esproprio. Il grave incidente diplomatico viene salvato in zona Cesarini dall’intervento diretto di Guido Podestà che la smentirà pubblicamente. Insomma, la giovane designer non sembra essere apprezzata nemmeno dalla sua stessa maggioranza. La riprova arriva proprio il 16 dicembre quando Roberta Capotosti, ex Movimento sociale, ora Pdl vota a favore della mozione di sfiducia perché, dice, “la politica, per come mi hanno insegnato ad intenderla e per come ho imparato a farla, è innanzitutto un atto d’amore nei confronti di un Ideale che, a seconda delle epoche, si declina via via in maniera differente, senza perdere, però, la sua natura originaria”. (dm)

Il mafioso Totò Cuffaro condannato in via definitiva al carcere: e uno!

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Ora che la sentenza è definitiva, grazie alla conferma della Suprema Corte di Cassazione, possiamo dirlo senza problemi: Totò Cuffaro è un MAFIOSO.


Cuffaro, Cassazione conferma condanna a sette anni per fatti di mafia
Il Fatto Quotidiano


Totò Cuffaro va in carcere. La Cassazione ha infatti reso definitiva la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell’ambito del processo ‘talpe alla dda’ nei confronti di Cuffaro, ex governatore della Sicilia ed oggi senatore del Pid (Popolari Italia Domani). In particolare, la seconda sezione penale presieduta da Antonio Esposito ha rigettato il ricorso di Cuffaro confermando così il verdetto emesso lo scorso 23 gennaio dalla Corte d’Appello di Palermo.

”Rispetto la magistratura, adesso andrò a costituirmi”, ha detto Cuffaro, appena uscito di casa per dirigersi al carcere di Rebibbia. L’ex governatore ha atteso la sentenza nella sua abitazione in centro a Roma, vicino al Pantheon, dove dopo la sentenza è cominciato un via vai di amici e colleghi. Tra questi, l’avvocato Piero Lipera ha detto prima di scoppiare a piangere: “E’ stato condannato un innocente, senza che sia stata accertata la verità. Prima di essere uno dei suoi legali, sono un cuffariano convinto”. In mattinata Cuffaro aveva passato le ore prima della sentenza raccogliendosi in preghiera nella Chiesa della Minerva.

L’avvocato Oreste Domignoni, difensore di Cuffaro in Cassazione insieme a Nino Mormino, ha parlato di “sentenza che desta stupore e rammarico anche perché, ieri, la Procura della Cassazione, con una richiesta molto argomentata, aveva chiesto l’annullamento dell’aggravante mafiosa per l’episodio di favoreggiamento ad Aiello, richiesta che se accolta avrebbe sgonfiato del tutto la condanna”. Secondo il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, “la sentenza della Corte di Cassazione conferma l’impianto accusatorio sostenuto dalla procura in primo grado. In primo grado il nostro impianto accusatorio era stato accolto dai giudici solo parzialmente, la Corte d’Appello lo confermò e adesso arriva la sentenza definitiva”.

Una delle conseguenze della conferma della condanna a 7 anni di reclusione è quella della decadenza dal seggio di palazzo Madama, dove Cuffaro sostiene il governo Berlusconi. ”In uno Stato di diritto la politica deve rispettare le sentenze – ha commentato il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando -. In uno Stato democratico, la politica deve però rilevare, come da anni facciamo in tanti, che dopo una stagione di forte indignazione e risveglio, proprio dal 2001, quando Salvatore Cuffaro è diventato presidente della Regione, in Sicilia c’è stato un progressivo deterioramento economico, culturale ed etico che tuttora pesa come un macigno sui diritti dei siciliani e sullo sviluppo dell’Isola”. In un comunicato congiunto Pier Ferdinando Casini e Marco Follini si dicono “umanamente dispiaciuti per la condanna di Totò Cuffaro” ed esprimono “rispetto per la sentenza, come è doveroso in uno Stato di diritto e tanto più da parte di dirigenti politici. Ma, non rinneghiamo tanti anni di amicizia e resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia mafioso”. Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello del Pdl esprimono la loro solidarietà all’amico Totò Cuffaro per la scelta che ha compiuto. Quanto al merito della vicenda, ci ha convito più la procura della Cassazione che il collegio giudicante”.

La Cassazione ha confermato le condanne anche per gli altri imputati. E’ diventata così definitiva quella a 15 anni di carcere per l’ex manager della sanità privata Michele Aiello, ritenuto vicino a Bernardo Provenzano. E’ stata invece leggermente ritoccata, per una piccola prescrizione, la condanna a 8 anni di reclusione per l’ex maresciallo del Ros, Giorgio Riolo: ora la pena è di 7 anni, 5 mesi e 10 giorni. Definitiva anche la condanna a 3 anni per il dirigente della Sezione Anticrimine della Questura di Palermo, Giacomo Venezia. Sono stati inoltre dichiarati “inammissibili” i ricorsi degli altri imputati del processo ‘talpe alla Dda’: 4 anni e 6 mesi sono, dunque, diventati la condanna definitiva per il radiologo Aldo Carcione; quella a un anno per Roberto Rotondo, a 9 mesi per Michele Giambruno; a 4 anni e 6 mesi per Lorenzo Iannì (direttore del distretto sanitario di Bagheria); a 6 mesi per Antonella Buttitta; a 9 mesi per Salvatore Prestigiacomo e a 2 anni per Angelo Calaciura.

L’ex governatore Cuffaro è attualmente imputato in un altro processo a Palermo, dove risponde di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 28 giugno scorso in questo dibattimento i pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, a conclusione di una requisitoria durata per quattro udienze, ne hanno chiesto la condanna a 10 anni di reclusione. La richiesta di 10 anni è comprensiva dello sconto di un terzo della pena previsto per il rito abbreviato scelto da Cuffaro. Tra le vicende oggetto di questo processo, noto come ‘Cuffaro bis’, quella delle candidature di Mimmo Miceli e Giuseppe Acanto, detto Piero, nelle liste del Cdu e del Biancofiore alle elezioni regionali del 2001. Entrambi, secondo l’accusa, furono sponsorizzati da Cosa nostra e Cuffaro per questo motivo li accettò come candidati nelle liste a lui collegate.

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venerdì 21 gennaio 2011

Un caso umano: la sottosegretaria cafona

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Qualche tempo fa mi sono saltati i nervi nel sentire il ministro Ignazio La Russa ad Annozero. Era la puntata in cui era riuscito ad interrompere tutti gli altri ospiti e aveva anche insultato un ragazzo del pubblico. Un fascista è un fascista, hanno detto in molti. Io dico che è solo una questione di educazione, di pessima educazione... infatti La Russa ha mostrato inequivocabilmente di essere un cafone: perfetto specchio di cosa è larga parte dell'elettorato della sua parte politica (ma anche, se pure in misura minore, di altre - sia chiaro).

Confesso che qualche volta riesco a stare sulla sedia, quando parla La Russa: il suo mix di cafonaggine spesso è comicissimo, e mi fa capire che l'educazione che ho ricevuto dai miei genitori è un qualcosa di prezioso, qualcosa che nessun danaro potrà mai comprare. Altre volte mi saltano i nervi e mastico amaro. Penso a lui, che dal partito di Destra si è staccato per succhiare alle tette di un potere che di etico non ha niente, quindi sta benissimo lì.


Daniela Santanché non riesco a sopportarla invece, non c'è niente da fare. Una donna come lei, che ha mostrato fiuto e ha agito per convenienza, non mi rappresenta proprio niente... almeno La Russa mostra di amarle le Forze Armate (se pure continua, da perfetto guerrafondaio, a mantenerle all'estero a fare da bersaglio), la Santanché ama solo se stessa e il suo tornaconto personale.

Eh già: la sua società di comunicazione, la ADV, controlla la società di pubblicità "Visibilia", ed è concessionaria della raccolta della pubblicità di numerosi quotidiani italiani, tra cui il Riformista, Libero (quello di Belpietro e Feltri), l'Ordine di Como, i free press D-News, Metro ed IoSpio, e dal settembre 2009 ha acquisito la raccolta pubblicitaria de Il Giornale di Paolo Berlusconi (ora diretto da Sallusti). Per lei politica e soldi vanno perfettamente a braccetto. Ma non finisce qui, pensate che è stata in società con Flavio Briatore, Lele Mora, Paolo Brosio e Marcello Lippi nel locale di Porto Cervo "Billionaire" ed è socia del Twiga a Forte dei Marmi. Non si può dire che le sue frequentazioni siano tutte... diciamo... vabbé, lasciamo stare altrimenti si alza e se ne va.

Ah, a proposito, la Santanché è anche una donna molto coerente! Soprattutto sotto il profilo politico e umano. Nel 2008 così si esprimeva contro Berlusconi e la sua considerazione delle donne:



Poi è cambiato tutto, perché dopo che Sua Emittenza le ha regalato la seggiolina di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Attuazione del programma di governo (nomina che le ha fruttato all'interno del partito grosse critiche), ovviamente la pagnotta era necessario dimostrare che la si era meritata, pertanto la coerenza è stata mandata in vacanza, come abbiamo visto luminosissimamente ieri ad Annozero, dove la sottosegretaria ha rivoltato tutto e difeso a spada tratta un anziano sessuomane scaricato anche dalla Chiesa. Davvero patetica...

Il tutto ovviamente è stato condito da un atteggiamento cafone oltre ogni misura sopportabile: peggio di La Russa, ha insultato Santoro sin dal primo intervento, sparando la solita balla preconfezionata del "Qui si sta facendo un processo" che tutti gli inviati speciali del PDL tirano fuori (paiono tutti istruiti ad arte e in-caricati appositamente come dei soldatini a molla). Signora SOTTOsegretaria, non è un processo quello: si chiama Giornalismo. Ora, lei che controlla i denari delle pubblicità di Libero e de Il Giornale, sicuramente è scusata perché avendo a che fare con quella gente, non ha la giusta visione del Giornalismo... per quella gente il Giornalismo è nascondere se possibile le notizie, alterarle se costretti a darle, e usare la penna per distruggere quanti sono sgraditi al capo. Proprio quello che fa la sottosegretaria: dovrà pur ringraziarlo il Capo, se le ha dato questa bella poltrona!

Non è stato però, ieri, solo un insultare Santoro (e poi Travaglio), la sottosegretaria ha battuto ogni record di cafonaggine stabilito da La Russa riuscendo a interrompere anche le mosche che passavano a 20 chilometri di distanza! Chiunque ha aperto la bocca è stato interrotto, gli è stato dato del bugiardo e fazioso, con delle grida disumane (avete presente quando in paese si fa la festa e si uccide un porco? ecco: qualcosa di simile a quelle urla suine), grida cui la De Gregorio, direttrice de l'Unità, ha contrapposto una civiltà encomiabile. Aggiungiamo che gli strafalcioni (ma anche le sgrammaticature) non si sono contati. Ho riso a crepapelle quando ha cercato di insultare il giornalista in diretta da Washington (aveva la Casa Bianca dietro) dicendogli che era stato mandato (in punizione?) a New York!

Il colpo di teatro è arrivato nella patetica uscita finale, avvenuta mentre Vauro leggeva le sue vignette. Ora, noi tutti sappiamo che la Satira è universalmente riconosciuta come una manifestazione di Cultura, la crearono i latini millenni fa (e pure gloriandosene: "tota nostra est") ed è anche un forte richiamo alle coscienze nel suo prendere di mira quanti esercitano il potere non per la "res publica" ma per altro. Dai latini a oggi essa è così. La Santanché non la capisce, ovviamente: è una manifestazione di Cultura (la stessa Cultura che quando è nell'animo umano non porta ad atteggiamenti cafoni nei confronti degli altri), logico che si sia allontanata:



Anche stamane poi stessa sceneggiata a Rai3 nella trasmissione Agorà, condotta da Andrea Vianello (anche lì si parlava del Ruby-Gate):



La Santanché poi dovrebbe darsi una calmata: rischia che le partano i lifting, e ciò non sarebbe bello a vedersi, soprattutto per i bambini.

Credo che sia necessario, da parte di Santoro, Floris e tutti coloro che conducono dei talk-show, che questi non diventino l'arena della cafonaggine, del turpiloquio, della maleducazione. Pertanto, da cittadino della Società Civile, auspico che in futuro questi due cafoni non vengano più ospitati in nessuno studio. Non ci vuol poi molto: basta tirare la catena...

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mercoledì 19 gennaio 2011

La guerra del TG1 al minzognere

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Senza coscienza, senza pudore, senza cuore. Il ministro della Propaganda continua a scavare sul fondo che ha già toccato più di due anni fa e partecipa alla controffensiva televisiva Mediaset sul caso Ruby-Gate. Già Signorini e Matrix avevano lanciato la campagna di disinformazione superando quanto il TG4 di Umilio Fede (quello che a quanto si sente nelle intercettazioni si farebbe la cresta sui soldi che l'Imputato versa a Lele Mora) e gli allegri colleghi delle reti del biscione avevano già detto.


Il fido minzognere si rimbocca le maniche e porta il "suo" TG a dare il minimo impossibile della notizia bomba del suo adorato capo: nessun cenno al contenuto degli atti, delle intercettazioni, anzi tira fuori il caso Lewinsky per riabilitare Sua Emittenza agli occhi degli italiani e fa citare una intervista a Gianni Agnelli fatta da Ezio Mauro su Repubblica ai tempi del sexy-gate, come ha fatto Il Giornale dell'altro pelato di servizio Sallusti. Risultato: la notizia non c'è, perché è un qualcosa di totalmente estraneo alla vicenda.

Però la redazione del TG1 si ribella, e parte al contrattacco: già, perché chi ci mette la faccia a passare quelle barzellette in TV sono i giornalisti. E allora viene fuori un comunicato durissimo contro il vermilinguo direttore:

"Dopo la rievocazione del caso Leone, il sexy-gate di Clinton: si propongono accostamenti alla vicenda che coinvolge il presidente del Consiglio e si omettono gli elementi chiave dell'inchiesta che lo riguarda. Cosi' non si fa informazione completa ed equilibrata, ma si usa il principale telegiornale del Paese per orientare i telespettatori. Il cdr chiede che una vicenda istituzionale cosi' delicata sia finalmente trattata in modo completo, a garanzia di tutti i nostri telespettatori".

In un paese normale, in una televisione di Stato normale, ciò non capiterebbe, anzi Minzolini non ci sarebbe neanche. Ma se l'hanno messo lì qualcosa dovrà pur fare, no?

Adesso attendiamo un nuovo patetico editoriale con cui questo mezzo uomo cercherà di rigirare la frittata fatta. In fondo, è pagato per questo, cerchiamo di capirlo.

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