martedì 31 agosto 2010

Ghedini non ce la fa? Arriva Previti con una nuova porcata, anzi tre

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Il Kaiser deve avere la febbre alta, deve tremare di paura al pensiero del carcere che lo attende, se ha imposto a Ghedini la presenza scomoda e pesante di Cesare Previti. Non c'è prova più incofutabile del fatto che i processi Mills e Mediaset arrivino a una condanna per Sua Emittenza, se così tanto si dà da fare per distruggere il nostro ordinamento giuridico: questa è la prova lapalissiana del fatto che Berlusconi non è né sarà mai uno statista, perché col pase in totale crisi economico-occupazionale, ha sempre e solo un pensiero, pensare a se stesso.

Leggete questo articolo, che raccoglie quanto si sussurra all'interno del Parlamento e del Governo, e preparate lo stomaco ad inorridire. Qui si fanno strategie anticostituzionali, immorali e scandalose, per evitare che il peggiore delinquente della storia politica dell'Italia repubblicana finisca dove deve finire, e cioé in galera, invece di studiare le misure per rimettere in piedi un'Italia in ginocchio.

Non c'è editoriale di Minzolini che tenga, non c'è livore o ironia di Fede che si possa ascoltare, non c'è alcuna giustificazione da inventarsi stile Cicchitto o Bonaiuti, non c'è nessuna panzana da scrivere su Libero o sul Giornale: qui siamo di fronte alla delinquenza istituzionale pura, schifosa e senza coscienza.

Se questi avvocati lavorano così, per il Kaiser, le cose sono due: o li paga davvero bene, oppure c'è qualcosa che li rende ricattabili... fate voi.


Scudo salva-processi, ecco il piano di Berlusconi
Allo studio dei fedelissimi un provvedimento per mantenere
nel congelatore i procedimenti contro il premier


Le trame salva-premier sono in pieno svolgimento e a condurre il gioco sono in campo Niccolò Ghedini e Cesare Previti. Allo studio un “decreto” o una “leggina” per mantenere nel congelatore i suoi procedimenti, dato il varo incerto del processo breve. Su questo provvedimento si consumerà il confronto tra il Pdl e i finiani alla riapertura del Parlamento. Il governo vuole testare la fedeltà degli esponenti di “Futuro e libertà” e la conseguente tenuta della maggioranza. Ma nelle stanze di Arcore si sta progettando un piano di riserva nell’eventualità che il premier non riesca a ottenere i voti dei centristi, qualora i finiani decidessero, come dicono, di non votare questa ennesima legge ad personam, che ammazzerà decine di migliaia di procedimenti. Ghedini, sostenuto dai consigli di Previti, rientrato in grande stile all’ombra del premier, pensa a tre via d’uscita.

La prima (che circola tra i membri della commissione Giustizia della Camera di sponda con quella del Senato), è quella di un altro scudo antiprocessi Mediaset e Mills, che ricalca il legittimo impedimento ad premier e ministri a rischio bocciatura della Consulta prima di Natale.

La seconda, la più clamorosa, sarebbe quella sostanzialmente di trasformare la norma transitoria del processo breve in un decreto legge. Ovvero si vorrebbe stabilire con effetto immediato l’estinzione dei processi in corso di primo grado che non siano andati a sentenza, a 3 anni dalla richiesta di rinvio a giudizio. Come Mediaset e Mills.

Infine la terza ipotesi all’esame è l’inutilizzabilità delle sentenze di Cassazione in processi con imputati di reato connesso, come nel caso Mills.

Tutto questo mentre la battaglia politica dentro la maggioranza va avanti senza sconti. L’esecutivo ha confermato che sul fronte del processo breve non è contemplata alcuna possibilità di discussione, nonostante le perplessità del Quirinale. “La Camera – ha ribattuto Italo Bocchino – non è un ufficio notarile. Siamo favorevoli a uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di una aggressione, ma non si può far venir meno 4-5 mila processi”, aggiunge il capogruppo di Fli. E Fabrizio Cicchitto, di rimando: “I cittadini hanno diritto a una giustizia certa e rapida”. Ma a un Cavaliere sempre più debole preme solo portare a casa la salvezza giudiziaria. Ovviamente i suoi disegni oscuri potrebbero risultare in netto contrasto con i voleri del capo dello Stato. I sodali del premier però sono convinti di far “digerire” a Napolitano anche l’eventuale decreto (che scade dopo 60 giorni se non convertito in legge), usando strumentalmente i numerosi richiami della Commissione europea sui tempi lunghi della giustizia in Italia. E spacciando il provvedimento come a favore dei cittadini e propedeutico alla riforma della Giustizia. Anche in questo caso, come nel passato, però, i fedelissimi del presidente del Consiglio potrebbero agitare lo spettro del decreto per ottenere dal Quirinale una soluzione considerata “al ribasso”: la normativa sull’inutilizzabilità delle sentenze di Cassazione, comunque dalle gravi ripercussioni sui dibattimenti, perché contribuiscono alla costituzione delle prove. Ma che farebbe nascere una chance per Berlusconi di essere assolto al processo Mills.

Dietro questi disegni infatti c’è la disperazione del premier rappresentata dal legale inglese. O meglio, dal processo di Milano in cui è imputato di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe “regalato” all’avvocato 600 mila dollari per le balle o le cose taciute dall’“architetto” delle sue società offshore ai processi Fininvest-Gdf e All Iberian. Insomma per “aver evitato a mister B. un mare di guai”, come ha scritto in una lettera-confessione (salvo poi ritrattarla) lo stesso Mills. Per quel processo, com’è noto, il legale è stato riconosciuto colpevole, anche se è stato graziato in Cassazione dalla prescrizione. Dunque quella sentenza è molto pesante per Berlusconi. Che avrebbe potuto avere lo stesso destino di Mills se la sua posizione non fosse stata stralciata e congelata dal lodo Alfano, poi bocciato dalla Consulta a ottobre dell’anno scorso. Il riavvio del processo al Cavaliere per corruzione in atti giudiziari però è durato poche udienze. L’ibernazione questa volta c’è stata grazie al legittimo impedimento. Ma è una legge a tempo (18 mesi), approvata in attesa del lodo Alfano costituzionale. Che avrà tempi lunghi.
Ecco perché Berlusconi ha l’incubo della Consulta che dovrà esaminare l’ultima legge ad hoc il prossimo 14 dicembre con buone probabilità che la respinga. Se sarà dichiarato incostituzionale anche questo scudo con il timer (scadenza naturale ottobre 2011), il re è nudo. Diventa un imputato – per di più contumace – come tutti gli altri. E il processo Mills, avendo lui come unico imputato, potrebbe viaggiare spedito verso il verdetto. Una parola che il Cavaliere non vuole neppure sentire. Anche se è cosciente che non ci sarà mai una sentenza definitiva né per questo processo e neppure per quello Mediaset. Una delle leggi cosiddette vergogna, la ex Cirielli, lo salverà comunque. È la normativa approvata nel 2005 che ha accorciato i tempi della prescrizione. Un esempio a caso, corruzione in atti giudiziari: la prescrizione è passata da 15 a 10 anni.

di Antonella Mascali e Sara Nicoli

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Mentana, una vittoria giusta

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Dopo la cacciata da Canale 5, Enrico Mentana si prende una grande rivincita e porta il TG de La7 a un successo storico. Ieri la prima edizione del TG condotta dal giornalista ha segnato uno share del 7,31% con un picco dell'8,25%! Vale a dire che più di un milione e mezzo di italiani ha acceso la televisione solo per lui. La curiosità era grande, e forse questa è stata alla base del grande numero di contatti, si è schernito Mentana, però c'è anche qualcos'altro: la gente è stufa dei soliti TG pilotati dal Regime, non si accontenta del solo TG3 e cerca qualcosa di nuovo.


Un incremento pari al 77%, e questo dato parla da solo, mentre sinistra suona la campana a morto per i vari Fede o Minzolini e il loro mentire o silenziare quanto scomdo ai poteri forti ch'essi rappresentano in quanto al soldo degli stessi.

Anche io ho visto l'edizione, la prima, del nuovo TG, e due cose più di tutte mi hanno colpito. Anzitutto un approfondimento sui reali motivi che stanno alla base della porcata legislativa del Processo Breve (che proprio oggi vede i due avvocati del Kaiser e di Fini, Ghedini e la Bongiorno, a contrattare come fosse merce di scambio) e poi il ritorno in TV (Annozero escluso) di Marco Travaglio, intervistato con Facci su questioni politiche riguardanti la maggioranza.

Mentana ha fatto capire chiaramente di non servire padroni, e questo mi è piaciuto. Plaudo quindi a un TG che si annuncia come indipendente, che vuole realizzare Giornalismo, e non Propaganda (come i TG Mediaset e i primi due Rai fanno senza coscienza). Speriamo continui così.

Di una cosa sono sicuro: adesso inizierà il bombardamento berlusconinano su Mentana, e ciò avverrà in due forme. Anzitutto screditandolo, opera in cui siamo sicuri Feltri e Belpietro la faranno da padroni. Poi, seconda via, con precisi tentativi da parte di Arcore di entrare in trattativa coi capi de La7, a suon di promesse (soldi) o minacce (tipo: "vi faremo togliere le pubblicità"). Qualcosa i pezzenti al servizio del Kaiser se la inventeranno, vedrete.

Per chi non l'avesse vista, eccola qui per intero.



E stasera alle 20:00 mettete La7, mi raccomando.

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Il pantano del Processo Breve, ennesimo teatrino della politica italiana

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Dato che adesso esiste il rischio di una caduta del governo col voto di fiducia, il Kaiser ordina ai suoi avvocatuncoli di sedersi a un tavolo per trovare una soluzione che renda appetibile ai finiani e al presidente della Repubblica questo scempio normativo che passa sotto il nome di Processo Breve.

Da una parte c'è Fini e il suo cerchio di seguaci, che riscoprono il giustizialismo tipico della Destra, ma lo fanno in grave ritardo rispetto alle impunità ch'essi stessi hanno votato in passato a favore del ducetto bitumato e lampadato, quindi sono poco credibili (ma comunque utili, in ultima analisi, a far cadere finalmente questo governo criminale).

Da un'altra parte si colloca Napolitano, che ha detto chiaramente di non aprire né accettare dialoghi: leggerà il testo della legge e deciderà se firmarlo o meno. Nessuna indicazione da parte sua, e il motivo è semplice da individuare: dato che parte della stampa (e larga parte della società civile) lo ha criticato per la firma su porcherie provenenti dal PDL che poi sono state cancellate dalla Corte Costituzionale, adesso sta riscoprendo un minimo di senso di decenza.

Da che parte sta l'opposizione non è chiaro. Ci sono i dipietrini che battono il giusto tasto della costituzionalità e fanno osservare che questa legge lascerà impuniti migliaia e migliaia di criminali per salvarne il peggiore, quello che occupa una sedia pericolosa a Roma. Ci sono quelli del PD, che oggi dicono una cosa, domani un'altra, ma pare abbiano capito che alla gente non piacciono più le impunità ad personam e stanno fiutando l'opportunità di fare bella figura facendo quindi vera opposizione verso gli elettori ormai stufi di vederli chinare il capo e farsi guerra da soli per le primarie.

L'UDC di Casini intanto è alla finestra, in attesa di accasarsi dove c'è maggiore convenienza.


Infine ci sono la Lega e il resto del PDL, il partito allo (s)fascio. La Lega vuole solo il federalismo, e cioé spostare da Roma ladrona alla Padania ladrona le sedie di potere e il controllo delle banche e delle risorse ambientali, e quindi è disposta ad aiutare il Kaiser dopo averlo accusato di essere un mafioso e un piduista (ricordate "La Padania" quando Bossi fece cadere il 1° governo Berlusconi?). Il resto del PDL è prono agli interessi del capo, e vuole quello che vuole lui: in quel guazzabuglio di pregiudicati, condannati e indagati per reati connessi alla criminalità organizzata, per corruzione e quant'altro, tutta quella accozzaglia di delinquenti ha interesse a salvare il capo dal carcere perché così può restare ad occupare quelle poltrone comode, ben pagate e con le quali amicizie e clientele possono essere sitemate, ringraziate e aiutate.

Questa legge sul processo breve è l'ennesima porcheria, e l'unico che davvero la vuole è proprio Berlusconi. Ecco allora che i vari Ghedini, Alfano e tutti il team di "giuristi" si mette al lavoro per trovare una via che infinocchi i finiani e Napolitano. Come avete notato ho messo le virgolette al termine "giuristi": esse sono d'obbligo, perché se quelle personacce fossero veri giuristi avrebbero nel sangue secoli di filosofia del diritto, di corsa alla legalità, di costituzionalità, di principi etici oltre che giuridici, insomma avrebbero quella ricchezza data dagli studi del diritto che MAI gli consentirebbe di stuprare il nostro ordinamento giuridico (e la Costituzione in primis) per aiutare il capo.

Il team è al tavolo: è dura costruire un testo normativo valido quando l'idea di fondo (l'impunità di una persona, perché questa vuole Berlusconi per sé) è anticostituzionale (ex art. 3 della Carta), quando per garantire questa porcheria si farà in modo di evitare la punizione a chi ha rubato, corrotto, stuprato, ucciso, imbrogliato... migliaia di delinquenti sono alla finestra e attendono (con i loro avvocati che scendono a patti con la propria coscienza per assisterli perché da essi prendono i soldi) che il miracolo si compia! Questo porterebbe molti voti di delinquenti al delinquente capo, che ha già quelli della Mafia, della Camorra e della 'Ndrangheta, nessuno forse ci sta facendo più caso, e allora è giusto ricordarlo, dato che in quelle zone geografiche i voti sono controllati da quelle associazioni a delinquere e guarda caso là il PDL fa il pieno di voti.

L'indicazione di Fini è arrivata per bocca di Bocchino (scusate il gioco di parole): i finiani sono disponibili a salvare Berlusconi se ciò non passa per il mandare al macero tutte quelle centinaia di migliaia di processi che, stando così la legge approvata al Senato, cadrebbero nel baratro lasciando impuniti i malviventi. Chiaro il significato? I giustizialisti di Fini, i politici che hanno dichiarato ai quattro venti in questi mesi di essere per la legalità, per l'onestà, per la Giustizia, dicono che se viene trovato un testo che salva solo Berlusconi lo voteranno. Anticostituzionale ex art. 3 Cost.!!!!

E questi sarebbero affidabili? E questi sarebbero dei veri moralisti? Le poltrone che occupano gli fanno comodo, e forse il loro è solo un presunto braccio di ferro, giusto per avere un po' più di potere decisionale in seno a una coalizione, quella di Destra, nella quale non vogliono più sentirsi dei semplici "singorsì", perché così sono sempre stati (e gli è piaciuto). E' proprio questo che non piace a Berlusconi: per lui solo il suo vero padrone, Bossi, ha voce in capitolo, sopportarne altri sarebbe inaccettabile... un Dittatore non conosce che la propria volontà e quella di un consigliere (chiamiamolo così).

Il teatrino del Processo Breve è allora servito, ed è tutta una questione di corda da tirare. In tutto questo guazzabuglio gli unici a perderci qualcosa siamo Noi cittadini, che notiamo ancora una volta come questo governo non si preoccupi minimamente dei problemi del paese, caduto nel baratro economico, ma pensi solo agli interessi e alle tasche del Kaiser e dei suoi ipocriti più stretti collaboratori.

Il 14 dicembre, data in cui la Corte Costituzionale dovrà decidere se prendere (giustamente) a schiaffi Berlusconi oppure no, è vicino...

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lunedì 30 agosto 2010

I fantasmi di Schifani e del PDL. La Mafia dietro l'angolo

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Credo che oggigiorno non ci sia persona messa da Berlusconi in qualche sedia di comando che non abbia qualche scheletro nell'armadio: pregiudicati, condannati, indagati, corrotti, corruttori, massoni, piduisti, persone legate alla criminalità organizzata, persone dal passato nebuloso... tutti gli sgherri del Kaiser devono avere qualcosa da nascondere altrimenti non sono ricattabili se voltano gabbana, basta guardare quello che Belpietro e Feltri stanno facendo a Fini.

Ogni volta che un collaboratore di Giustizia parla, abbiamo un nome nuovo, o la conferma di un nome vecchio. La reazione dei diretti interessati è in perfetto stile berlusconiano: gridano al complotto, si fanno vittime di vere o presunte diffamazioni e subito telegiornali e giornali controllati dal Regime accorrono in loro aiuto, se già non lo fa il governo... Spatuzza da quando ha iniziato a fare nomi e raccontare storie puntualmente riscontrate (è considerato attendibile da tre procure che indagano su reati di Mafia) è stato punito dal governo, che gli ha tolto la scorta.

Il disegno è così chiaro che solo un imbecille non lo potrebbe capire, diciamo lo spettatore tipo del TG4 o il lettore tipo del Giornale, per fare i due esempi più limpidi, oppure è così chiaro che solo un delinquente lo può negare, perché sa, c'è in mezzo, e ha interesse a coprire tutto. Tanto poi ci sono gli squadristi delle testate giornalistiche controllate dal ducetto di bassa statura a colpire, affondare, cambiare e nascondere, senza coscienza e senza pietà.

La testa del cittadino è bombardata e inebetita, e la memoria delle cose svanisce. Poi quando guardi telegiornali come quello di Mentana di LA7 di stasera, con la chiara spiegazione dei veri motivi che stanno alla base dell'approvazione forzata dal governo del Processo Breve (salvare le chiappe di Berlusconi da condanne sicure), scopri dentro te qualcosa da definire.

L'Italia è stata cambiata così: educata a non preoccuparsi più, ma solo a divertirsi con niente in tasca se non le cazzate della TV. In un paese del genere non stupisce che la notizia delle rivelazioni di Spatuzza sulla seconda carica dello Stato, nella mani viscide di Schifani, non abbia fatto clamore. Solo l'Espresso (per primo) e il Fatto Quotidiano hanno sollevato il velo dagli occhi di tutti, ma nessuno si è indignato.

Renato Schifani e la Mafia. Anche il suo nome è stato fatto dal collaboratore di Giustizia che ha aiutato la Magistratura a fare giustizia su tante malefatte della Mafia. Prima di queste affermazioni di Spatuzza sappiamo che l'avvocato Schifani in passato aveva difeso davanti ai giudici il patrimonio accumulato da diversi boss mafiosi: una persona di coscienza non l'avrebbe fatto, io non l'avrei fatto, ma io non sono Schifani, per fortuna.

Spatuzza ha dichiarato che nei primi anni Novanta Schifani avrebbe avuto un ruolo importante nel mettere in contatto i mafiosi stragisti Giuseppe e Filippo Graviano con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi. Il verbale è stato trasmesso da Firenze a Palermo, e là sarà vagliato dai magistrati che indagano su quel non lontano e nefasto periodo della storia d'Italia.

La questione è molto importante perché su Schifani pende un'archiviazione - decisa dal gip di Palermo nel 2002 - per concorso esterno in associazione mafiosa: un procedimento che può essere riaperto solo con l'arrivo di nuovi elementi d'accusa. Le dichiarazioni di Spatuzza allora possono riaprire gli scenari dell'indagine e dilatarne i campi di analisi.

Altra novità è che un altro collaboratore di Giustizia ha fatto il nome di Schifani in relazione ad attività mafiose: Francesco Campanella, il pentito che ha ottenuto la falsa carta d’identità per favorire la latitanza di Bernardo Provenzano, torna ad accusare Renato Schifani. Il presidente del senato, 15 anni fa quando era solo un avvocato, secondo l’ex politico Udeur legato al clan Mandalà, avrebbe messo a disposizione del capofamiglia del mandamento Nino Mandalà (allora incensurato) la sua scienza giuridica. Nel suo ruolo di consulente del comune in materia urbanistica, secondo Campanella, Schifani avrebbe suggerito le soluzioni tecniche per modificare il piano regolatore in modo da aderire agli interessi immobiliari e imprenditoriali di Nino Mandalà. Schifani era stato scelto come consulente del comune nello studio di La Loggia alla presenza del sindaco Navetta e proprio di Mandalà. Il boss sosteneva di avere puntato su La Loggia e Schifani perché erano stati suoi soci e avevano partecipato al suo matrimonio.

Questo un sunto, ma leggete quei due articoli, se volete approfondire. Poi leggete anche questo. Io ogni giorno che passa sono sempre più convinto e sicuro che tanti, troppi politici al servizio di Sua Emittenza, e che Sua Emittenza stessa, abbiano nascosto una marea insormontabile di malefatte commesse con persone di dubbia onestà.

Due cose più di tutte ne danno la conferma inequivocabile: anzitutto la condanna in secondo grado (e quindi l'ultimo grado di merito) di Dell'Utri per conocorso esterno in associazione mafiosa; poi il fatto che questo governo sia al lavoro non per risolvere i problemi dell'Italia, ma i guai giudiziari del proprio capo e di buona parte dei suoi delinquenti al servizio.

Questo governo E' la criminalità organizzata, e di fronte a queste cose non si deve voltare la testa dall'altra parte.

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giovedì 26 agosto 2010

Darkness On The Edge Of Town / Il Cofanetto

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Chi mi conosce sa che sono uno springsteeniano incallito. Ascolto tantissima musica, sin da bambino, quando i miei mettevano nel giradischi quei ronzanti vinili di musica lirica: io imparavo le arie d'opera, per intero, e le sapevo snocciolare una per una... avevo circa 4 o 5 anni.

Per me la vera rivelazione è stata la musica Rock, ma non come accadde per milioni di americani quando Elvis Presley cantò alla TV, io sono nato dopo, bensì quando, dopo aver ascoltato per diversi anni le radio che propinavano una musica pop nettamente migliore rispetto alle porcherie di oggi, finalmente un vinile di Bruce Springsteen entrò a casa mia. L'album era Born In The USA (per ironia, uno dei suoi più commerciali), e nel 1985, a un anno esatto dalla sua uscita, questo fu il regalo di mio padre per il superamento dell'esame di terza media.

Alla radio in qualche occasione avevo sentito alcune delle canzoni del precedente e cupo Nebraska, ma a un teenager un disco acustico interessava poco. Fu invece Born In The USA a spalancare una porta che aspettava solo di essere sfiorata per saltare in aria. Da quel momento niente è stato più come prima. Ho divorato tutti gli album di Springsteen con una voracità impressionante, e infine, scontato, il passaggio ai bootlegs, prima in vinile, poi in cd... oggi li scarico, come tutti, dalle comunità di file-sharing (che non è reato).

L'album di Springsteen che mi ha segnato più di tutti non è stato il best-seller Born In The USA né lo storico Born To Run (che comunque adoro, come altri) ma quello che venne dato alle stampe nel 1978, Darkness On The Edge Of Town. Quest'album seguì un iter creativo estremamente complicato e sofferto, perché Springsteen aveva fatto il botto con Born To Run, e perché era in causa legale con l'allora manager Mike Appell, cui venne dato il benservito dopo una lotta nei tribunali che fiaccò lui stesso.

Libero da condizionamenti, ma profondamente colpito dentro, Springsteen scrisse decine e decine di canzoni (chi lo conosce sa che per certi album ha avuto a disposizione anche più di cento pezzi), che limò una ad una a New York, nello studio a fianco del quale Patti Smith stava registrando il suo epocale "Easter", che Springsteen abbellì regalando alla sacerdotessa del culto sacro del DIO Rock la più famosa fra le sue composizioni: "Because The Night", la canzone che spalancò le porte del successo a un'artista, la Smith, fino ad allora solo di nicchia (come del resto era anche Springsteen fino a poco prima).


Darkness On The EDge Of Town è un album perfetto per chi ama la musica Rock, perché rende il Rock adulto. Qui non è più una questione di "scappiamo, corriamo, facciamoci una vita", quindi il racconto di un sogno, ma è il racconto di come i sogni si scontrano con la realtà e a volte, se non quasi sempre, ne escono sconfitti. I rapporti tesi col padre, la realtà dura del lavoro, unioni che vanno ad appassire, amori che bruciano spinti quasi dalla disperazione, passioni incontrollate, disillusione... qui c'è tutto ciò che ha fatto la fortuna (nelle tematiche) di una marea di registi e scrittori che hanno provato a sbattersi per cercare di capire cosa era successo al "sogno americano": qui invece è tutto in un album. I suoni dell'album poi sono nudi e crudi (forse anche troppo, ma ora con la versione rimasterizzata avremo finalmente realizzato il nostro sogno) e sono quanto di più Rock possa esistere, ma un Rock che cresce e diventa adulto, per intendreci: dimenticate le sculettate di Mick Jagger o i ciuffi al vento di Jerry Lee Lewis.

Stamane sono uscito di casa col sorriso sulle labbra, perché ho letto dell'annuncio della nuova Bootleg Series di Bob Dylan (un artista che amo alla follia, perché è il Maestro di tutti), stasera ho riacceso il PC e ho avuto qusto annuncio: Darkness On The Edge Of Town esce nuovamente, in un cofanetto a libro, con 3 CD e 3 DVD (c'è anche la versione in Blu Ray, che non mi interessa). Avremo l'album finalmente rimasterizzato, e altri due CD con out-takes (pezzi registrati e scartati) e alternate-takes (versioni diverse rispetto alle canzoni poi finite nell'album). I DVD conterranno un documentario sul making of del disco, con immagini d'epoca delle sessions e interviste di oggi direttamente ai protagonisti, un DVD con l'album intero registrato LIVE durante la scora tournéé e altri video degli anni del disco (studio e live), e un DVD con un concerto intero della parte finale del tour, nel dicembre del 1978 (ho da anni la registrazione audio, ora vado a riascoltarla, anzi no). A completare il Gioiello un bel libro con foto dell'epoca e copie dei manoscritti autografi di Springsteen.

Gli anni dal 1977 al 1979 sono stati estremamente prolifici per Springsteen: ogni giorno portava in studio almeno 5 canzoni (se non 10, raccontava Steve Van Zandt) e spesso molte di queste venivano provate in 3, 4, anche 5 versioni completamente diverse fra loro, e quanto rubato da quegli studi di registrazione e apparso nel corso degli anni in memorabili bootlegs ha segnato un solco invalicabile, a livello quantitativo e qualitativo, fra Springsteen e qualisasi altro artista (escluso forse Dylan).

Quel tour del 1978 fu pazzesco: un centinaio di date in una settantina di città (da maggio ai primi di gennaio del 1979), dai teatri alle grandi arene... là si celebrava il rito del Rock (in una maniera molto simile a come continua a fare oggi la stessa Patti Smith), con durate spesso sopra le tre ore, chitarre allo stato brado e la band al top della forma (da quando la band si era formata non era passato un anno di pausa: o erano in studio o suonavano dal vivo, quindi erano tirati a lucido e perfetti). Da quel tour venne fuori il miglior perfomer di tutti i tempi che abbia mai calcato un palco, e anche se l'ho visto dal vivo quasi venti volte (ad oggi), a volte rimpiango di non essere nato negli USA venti anni prima e aver avuto la possibilità di vederlo dal vivo in quel tour...

Anni e anni di nastri al cromo, vinili scassati, CD, videocassette e anche DVD ora hanno un senso. Anni e anni di chiacchierate col mio amico Alessandro, di telefonate alle ore più svariate, di sogni e idee condivise col cuore in mano seduti per terra davanti a uno stereo acceso... tutto ciò ora trova il suo completamento.

Potrei stare a scrivere per ore cosa significa sentire Springsteen contare "one-two" e poi sentire la batteria di Max Weinberg far esplodere "Badlands"... solo chi ha Springsteen nel DNA può capirlo. Ogni singola canzone di quell'album racconta (in maniera cinematografica) di Springsteen, del ragazzo che è diventato adulto, e anche di come io e tantissimi altri siamo cresciuti assieme a lui, giorno dopo giorno.

La vita va avanti, fra amori luminosi, amicizie che si perdono e altre che sbocciano, ed è giusto così: noi siamo springsteeniani.

Bruce Springsteen - "The Promise: The Making of 'Darkness on the Edge of Town'" Sneak Peek from Columbia Records on Vimeo.




IT'S OFFICIAL: DARKNESS FALLS, NOVEMBER 16
Six-disc box set tells The Darkness on the Edge of Town Story

The long-awaited Darkness on the Edge of Town reissue, originally expected for the 1978 album's 30th anniversary, has grown to enormous proportions for its release on November 16 as The Promise: The Darkness on the Edge of Town Story. The 30th anniversary set for Born to Run comprised three discs, and it would have been reasonable to expect the same for Darkness; instead, this just-announced set doubles down, with six discs: three CDs, and three DVDs. (A 3-CD/3-BluRay edition will also be available.)

For this deluxe edition, the discs will be packaged with an 80-page notebook containing facsimiles from Springsteen's original notebooks from the recording sessions, which include alternate lyrics, song ideas, recording details, and personal notes in addition to a new essay by Springsteen and never-before-seen photographs.

So we're looking at more than six hours of film, and more than two hours of audio. Let's break it down...


CD1: Darkness on the Edge of Town Digitally remastered for the first time (and in our view, the album most in need of such treatment)

CD2 and CD3: The Promise Two discs (which will also be released separately as a 2-CD set and a 3-LP set) containing 21 previously unreleased tracks from the Darkness sessions — songs that, as Springsteen writes, "perhaps could have/should have been released after Born to Run and before the collection of songs that Darkness on the Edge of Town became." Of this material Bruce also writes, "Darkness was my 'samurai' record, stripped to the frame and ready to rumble… But the music that got left behind was substantial." All 21 songs have been mixed by Springsteen's long-time collaborator Bob Clearmountain. According to long-time manager/producer Jon Landau, "There isn't a weak card in this deck. The Promise is simply a great listening experience."



The Promise Disc 1

* Racing in the Street ('78 rock version)
* Gotta Get That Feeling
* Outside Looking In
* Someday (We'll Be Together)
* One Way Street
* Because the Night (original studio recording)
* Wrong Side of the Street
* The Brokenhearted
* Rendezvous (original studio recording)
* Candy's Boy

The Promise Disc 2

* Save My Love (Listen now at Brucespringsteen.net)
* Ain't Good Enough For You
* Fire (original studio recording)
* Spanish Eyes
* It's a Shame
* Come On (Let's Go Tonight)
* Talk to Me (given to Southside Johnny)
* The Little Things (My Baby Does)
* Breakaway
* The Promise
* City of Night

DVD1: The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town. The documentary directed by Grammy- and Emmy Award-winning filmmaker Thom Zimny. The 90-minute film combines never-before-seen footage of Springsteen and the E Street Band shot between 1976 and 1978—including home rehearsals and studio sessions—with new interviews with Springsteen, E Street Band members, manager Jon Landau, former-manager Mike Appel, and others closely involved in the making of the record. The documentary will first screen at the prestigious Toronto Film Festival on September 14 and will make its television debut on HBO on October 7.


DVD2: A mix of E Street new and old: first the modern-day E Street Band tackles the Darkness album from start to finish (remember back in December, when Bruce and the E Streeters were doing some closed-door filming at the Paramount Theater?), then a wealth of vintage clips from the Thrill Hill Vaults document the Darkness-era band, both in-studio and live.

Darkness on the Edge of Town (Paramount Theater, Asbury Park, NJ, 2009)
A performance of the album in its entirety, shot in HD without an audience and recreating the stark atmosphere of the original album.

Thrill Hill Vault, 1976-1978
From studio rehearsals to live performances, clips here include brand new cuts of the Phoenix footage, re-edited by Thom Zimny.

* Save My Love (Holmdel, NJ 76)
* Candy's Boy (Holmdel, NJ 76)
* Something in the Night (Red Bank, NJ 76)
* Don’t Look Back (NYC 78)
* Ain't Good Enough For You (NYC 78)
* The Promise (NYC 78)
* Candy's Room Demo (NYC 78)
* Badlands (Phoenix 78)
* The Promised Land (Phoenix 78)
* Prove It All Night (Phoenix 78)
* Born To Run (Phoenix 78)
* Rosalita (Come Out Tonight) (Phoenix 78)

DVD3: Houston '78 Bootleg: House Cut A holy grail of sorts, this is the complete show from December 8, 1978, at the Summit in Houston, TX toward the end of the tour for Darkness on the Edge of Town. They're calling this a "bootleg house cut," as it's the footage that appeared on-screen at the concert.

* Badlands
* Streets of Fire
* It’s Hard to Be a Saint in the City
* Darkness on The Edge of Town
* Spirit in the Night
* Independence Day
* The Promised Land
* Prove It All Night
* Racing in the Street
* Thunder Road
* Jungleland
* The Ties That Bind
* Santa Claus is Coming to Town
* The Fever
* Fire
* Candy's Room
* Because the Night
* Point Blank
* She's the One
* Backstreets
* Rosalita (Come Out Tonight)
* Born to Run
* Detroit Medley
* Tenth Avenue Freeze-out
* You Can't Sit Down
* Quarter to Three

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E Adesso spegnete il cellulare, alzate il volume del PC e guardate questo:



Buonanotte a tutti!

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mercoledì 25 agosto 2010

L'assassina della Scuola Pubblica e della Cultura. Il massacro della Gelmini

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Il governo del fare (disoccupati)

Maria Stella Gelmini è il braccio armato di Berlusconi nella distruzione della Scuola Pubblica. C'ha poco da dire le sue falsità e le sue cazzate sulla riforma, "questa servirà a rendere la Scuola migliore": con lo stupro che ha firmato, la Gelmini ha decretato la distruzione della Cultura vera, quella totale e quindi libera, e ha scelto di togliere il lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Già, al Kaiser non era piaciuto che proprio dal mondo della SCuola Pubblica (e Università) fossero nate nella scorsa scellerata sua legislatura le proteste più massice per controbattere le sue delinquenziali leggi.


Sì, centinaia di migliaia saranno i disoccupati nel mondo della Scuola, centinaia di migliaia le famiglie buttate nel lastrico da un giorno all'altro. Immaginate di vincere un concorso pubblico, e quindi di avere un lavoro sicuro, garantito dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. Poi immaginate che un giorno una donna di aspetto repellente (a me fà questo effetto, ma ad altri può piacere, sia chiaro), una donna che per superare l'esame di avvocato è dovuta andare in una regione in cui le abilitazioni sono automatiche attraverso esami farsa, una donna di cui ex compagne di scuola e università raccontano del basso livello di cultura, una donna che di Scuola e organizzazione della stessa non ha mai conosciuto niente e quindi non capisce assolutamente niente, beh... questa donna un giorno viene messa in una sedia importante, il ministero dell'istruzione e mette firma e faccia su una normativa che distrugge i metodi di insegnamento, crea le condizioni affinché lo studio sia difficle ed antipatico, e manda a casa centinaia di migliaia di lavoratori, che magari avevano fatto un mutuo per la casa, che hanno figli da sfamare, vite da vivere, dignità da mantenere... non basta tutto questo per dire che questa donna è una delinquente?

LA ODIO (e io non sono un insegnante), mentre la ringraziano le scuole private, quasi tutte in mano al clero, scuole che hanno già il proprio sostentamento e ora vedono arrivare soldi gratis e non dovuti, e la ringraziano le migliaia di inseganti di religione cattolica che si troveranno ad avere poteri che non gli spettano per pilotare la decisione su chi promuovere e chi no: classico strumento per punire chi fra gli studenti vuole esercitare il diritto di non assistere alle ore di lezione di "religione" per non farsi riempire la testa di razzismo e finto amore.

Maledetta Maria Stella, per sempre.

La mannaia della riforma Gelmini
di Augusto Pozzoli

Maria Stella Gelmini a proposito della riforma della scuola aveva ripetutamente affermato che l’operazione (in pratica un massacro degli organici delle scuole) non avrebbe comportato nessun licenziamento. Una bugia clamorosa drammaticamente confermata dai crescenti casi di protesta dei precari che oggi, da Palermo a Pordenone, arrivano adirittura allo sciopero della fame. Per anni, e talora per decenni, hanno lavorato e ora si trovano improvvisamente senza un posto. Docenti di ogni livello e personale tecnico amministrativo. Negli anni passati hanno lavorato perché sono stati chiamati a coprire posti vacanti, cattedre senza insegnanti e uffici senza il personale sufficiente per far funzionare le scuole.

E quando è calatala la mannaia dei 135 mila posti da tagliare entro il prossimo anno in tutta Italia, per buona parte di loro il lavoro è svanito. Messi alla porta, scaricati come macchine da rottamare. E questi non sono licenziamenti? Chi lo nega si appella a cavilli formali che ormai non convincono neanche gli sprovveduti. I tagli erano stati giustificati, oltre che per risparmiare, per eliminare una volta per tutte la piaga del precariato che per decenni ha messo in discussione uno dei cardini della scuola, la continuità didattica? Non ci saranno più classi che ogni anno cambieranno insegnante? Niente affatto. Nonostante tutto proprio in questi giorni gli uffici scolastici territoriali stanno lavorando per coprire le cattedre che non hanno un titolare. Infatti, nonostante la manciata di immissioni in ruolo (16 mila, contro i 23 mila chiesti dalla stessa Gelmini al collega Giulio Tremonti), ci sono ancora migliaia di posti da assegnare, almeno al Nord. Ci sono addirittura sedi scolastiche ancora senza preside. E la soluzione non può essere che di tipo precario.

Nel frattempo nelle scuole, e sempre a causa della riforma, ci sono almeno 10 mila insegnati cosiddetti soprannumerari. Insegnanti di ruolo che hanno il posto, ma non hanno più la cattedra. Che fare di queste persone che non avranno più una classe da guidare? Una situazione paradossale che il ministero ha affrontato con una circolare in cui si invitano gli uffici scolastici a lasciare questo personale per lo più nelle scuole dove hanno finora prestato servizio. A disposizione. E se ne vedranno di tutti i colori per cercare di tenerli in servizio senza fare nulla. Mai la scuola italiana ha vissuto tempi tanto assurdi. A scapito di chi ci lavora, e di conseguenza di chi la frequenta. Il nuovo anno scolastico è alle porte. Un anno che nelle intenzioni della Gelmini doveva rappresentare il recupero del merito e della qualità. Non è mai andata peggio di così.

Vedi anche:

Scuola, da Palermo a Pordenone. Si allarga la protesta dei precari
A Palermo continua lo sciopero della fame dei precari della scuola

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Famiglia Cristiana: direttore nel mirino degli "squadristi della penna"?

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In principio era Boffo, direttore dell'Avvenire. "Era", appunto. Poi venne il più pericoloso fra gli "squadristi della penna" al servizio del Kaiser, Littorio Feltri, e niente fu come prima. L'ex direttore de L'Avvenire fu costretto alle dimissioni nel 2009 dopo la pubblicazione di una serie di attacchi firmati da Feltri che sostenevano l'esistenza di un decreto penale di condanna a carico di Boffo per molestie telefoniche e di una nota informativa nella quale si faceva riferimento a una vicenda di omosessualità, come se essere omosessuale fosse qualcosa di sporco. Boffo non aveva chinato il capo davanti alle porcherie del ducetto lampadato ed è stato distrutto senza pietà: quello che diceva non era piaciuto a Sua Emittenza. Mesi dopo Feltri ammise di aver giocato sporco, ma non con un titolone in prima pagina, come sarebbe stato opportuno fare, bensì con un trafiletto mezzo nascosto, e poi è stato sospeso per una decina di mesi dall'ordine dei giornalisti (c'erano in ballo anche le minacce a Fini e gli articoli di Farina, che era stato appena radiato dall'albo).

I nemici di Sua Emittenza, si sa, devono essere distrutti: basta far saltare fuori qualche dossier, non importa se quello che si racconta sia vero o meno, pompare le cretinate ad arte, e quindi gettare litri e litri di fango sul bersaglio di turno. I più gettonati sono stati Prodi, Di Pietro (guarda caso due buoni politici), il leader del PD di turno, Travaglio o Santoro... ora nel mirino ad alzo zero c'è Gianfranco Fini, e solo perché ha smesso di chinare il capo davanti alle spallate date alla Democrazia dal dittatore. Grazie agli "squadristi della penna" come Feltri, Belpietro, Signorini, Fede (la lista è lunga, ma basta il nome di questi per far venire la nausea anche a stomaco vuoto) il dibattito politico è diventato una continua rissa, sempre scatenata dal "partito dell'amore". Come è spaccata la politica, allo stesso modo è spaccata la società.


Ma, si sa, la finta morale del centro destra "cattolico" è uno specchietto per le allodole, le stesse allodole che si bevono tutta l'acqua intrisa di feccia direttamente dai pozzi avvelenati per ordine del dittatore triste e in perenne fuga dalla Giustizia, con la quale l'appuntamento è solo rimandato, credeteci.

Ieri il direttore dell'Avvenire, oggi... quello di Famiglia Cristiana? Beppe Del Colle come Dino Boffo?

E' un atto coraggioso, davanti al silenzio delle alte sfere del Clero (da Ratzinger in avanti) di fronte alle porcate di Berlusconi e dei suoi sgherri inginocchiati, quello del direttore di Famiglia Cristiana Beppe Del Colle: "Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate - qualora il piano dei cinque punti non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento - non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai 'formalismi costituzionali. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla 'sovranità popolare' che finora lo ha votato. La Costituzione in realtà dice: 'La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione'. Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro 'formalismo'. La discesa in campo in Berlusconi - continua Del Colle - ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato di spaccare in due il voto cattolico, (o, per meglio dire, il voto democristiano). La regola del berlusconismo sembra avere una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: "il metodo Boffo" (chi dissente va distrutto) è fatto apposta".

Non si può che gioire di fronte a queste parole: la vera Chiesa è quella che sa riconoscere le colpe di tutti, le proprie ma anche di quelli con cui fa affari, e il silenzio dell'alto Clero è una vergogna! L'atto coraggioso di Del Colle si affianca a quelli ripetuti di Don Gallo, e a quelli di Don Farinella. Peccato siano i meno importanti nel clero a dissentire, ma almeno qualcuno ha il coraggio di parlare.

Stamane sorridevo, nel leggere questa notizia, perché pensavo che l'utenza di Famiglia Cristiana è in larga parte la stessa delle TV e dei TG berlusconiani: generalmente pensionati e casalinghe, oltre che cristiani praticanti. Cosa faranno adesso queste persone nel sentire una cosa alla TV e leggerne un'altra nel settimanale? Famiglia Cristiana ha piantato nella mente di molti il seme del dissenso, quello che noi cittadini della Società Civile coltiviamo ogni giorno, e che la Legge Bavaglio vuole seppellire.

E adesso cosa faranno i solerti e manganellosi "squadristi della penna" al soldo del ducetto? Tireranno fuori qualche finto scheletro nell'armadio a nome di Don Gallo? O invece chiuderanno il becco almeno una volta? Finiranno queste pagliacciate degli articoloni pieni di falsità nelle prime pagine dei "giornali" vicini a Sua Emittenza? Staremo a vedere.

Nel frattempo intervengono i servetti del partito, e le loro parole fanno schifo, pena e pietà. Ovviamente inizia il più lecchino di tutti, quello che prima di entrare nel PDL non faceva niente, anzi picchiava la moglie, Bondi: "La crisi della società italiana deve essere giunta a livelli di allarme, e la Chiesa stessa non ne è affatto immune, se perfino un settimanale cattolico giunge a tale accenti di unilateralità politica, di assenza di stile e di rinuncia alla moderazione". Anzitutto l'unilateralità politica, caro il mio finto-genuflesso Bondi, è proprio quello che vuole il tuo capo, poi sentire te che parli di stile (vista la mattanza che scateni coi tuoi compari verso gli avversari politici) è una bestemmia, idem con patate per la moderazione: ascolta il tuo ducetto come parla e cosa dice, e fatti un favore: cresci.

Poi è intervenuto il sottosegretario Francesco Giro: "Da cattolico considero l'editoriale di Famiglia Cristiana una dimostrazione di pornografia politica per la scarsa decenza degli argomenti che vengono proposti". Caro Giro, la scarsa decenza sta nel vostro metodo, in come parlate e come azzannate i non allineati... riguardo la "pornografia politica", stare vicino al capo ti ha ficcato in testa certi concetti, eh? Chi va con lo zoppo...

Rincara la dose ancora il ministro del welfare Maurizio Sacconi: "Spiace constatare che Don Sciortino appare accecato dalla sua personale faziosità politica al punto tale da non riconoscere il valore pubblico che meritano i fondamentali principi cristiani, discrimine inesorabile dello stesso consenso elettorale". I principi cristiani, caro Sacconi, sono quelli seminati da Gesù Cristo: pace, amore, carità... e stanno agli antipodi col vostro modo di fare, e poi col consenso elettorale non c'entrano assolutamente niente: aver avuto un po' di voti non fà scendere dal cielo sulla vostra testa l'interpretazione autentica della dottrina cristiana, è più adeguato allora un richiamo di un esponente del clero, quale è Don Gallo, a meno che Berlusconi non si sia rivelato come Dio (gli piacerebbe, forse lo crede, nel suo delirio di una onnipotenza che non esiste, almeno al livello celestiale).

E infine il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: "Penso che ormai Famiglia Cristiana non faccia più notizia. Ogni settimana Famiglia Cristiana sembra diventata la fotocopia de 'Il Fatto' e de 'L'Unità'', e non mi pare che questa sia la caratteristica di un settimanale cattolico". Caro Lupi, paragonare un qualunque prodotto editoriale al Fatto o all'Unità non è un'offesa, come tu vuoi insinuare per bastonare anche quei due quotidiani (visto che c'eri, hai fatto vedere al capo che tu sei uno "duro", bravo...) bensì un vero complimento. "Cattolico" riferito a un giornale o settimanale allora cosa deve significare: che deve seguire la dottrina di San Silvio? Allora Berlusconi è Dio? Anche tu ti agiti in questi guazzabugli totalmente falsi e privi di fondamento?

Tutte queste repliche, cari amici, sono figlie del non aver niente di sensato da dire, nessun contenuto valido da opporre alle accuse di Famiglia Cristiana, che sono le accuse della Società Civile, e non della società incivile cui appartengono i berluscones, accozzaglia di cortigiani senza coscienza, senza cuore e con un cervello malfunzionante e al servizio della monarchia assoluta che il ducetto incazzoso vuole instaurare alla faccia della nostra Costituzione Repubblicana. Sì, "nostra", di noi italiani, gli italiani col cuore, i figli dei partigiani, gli acculturati, quelli con buonsenso, e non voi: miserabili mostri deformati dall'odio di cui vi nutre il vostro capo.

Maroni oggi ha detto che c'è un "piano per fare fuori Berlusconi". Ha usato un linguaggio ben studiato, come ad accusare un terrorismo che non esiste se non nell'operato del PDL rispetto alla Democrazia. Sinceramente credo che davanti a sparate come questa ogni cittadino deve prepararsi al peggio, e non rinunciare alla lotta, ma non quella armata, bensì quella della parola, del discorso, dello scambio di idee e di informazioni. Solo riflettendo e maturando un forte senso civico si manderà a casa questo gruppo di delinquenti che ci governa, ne va della libertà nostra Italia, perciò nessuno si tiri indietro.

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martedì 24 agosto 2010

Impunità ad ogni costo. Il braccio di ferro Berlusconi-Italia

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Non mi stancherò mai di dire che è molto più facile non violare le leggi per non finire in carcere, ed evitare certe frequentazioni pericolose. Il ducetto triste con le gambe corte non riesce a correre più veloce della Giustizia che gli sta alle calcagna e, prima della probabile e craxiana fuga all'estero in una delle tante ville con parchi acquistate da tempo con lungimiranza, cerca a tutti i costi di sfasciare l'Italia e il suo ordinamento giuridico pur di non risultare sconfitto.

Sì, la sconfitta non è nel DNA di Sua Emittenza, del resto in guerra tutto è permesso: perché per lui di guerra si tratta... una guerra dichiarata con sprezzo all'onestà, al buoncostume, alla Repubblica, a tutto ciò che non alloggia nell'animo nero del nostro dittatore coi tacchi alti e invece riscalda i cuori della Società Civile. La contrapposizione è sempre più netta, e di sopra (a comandare) sta la parte sbagliata.

Sono anni che i vari Schifani, Alfano, Ghedini non hanno mai avuto un attimo di pace, e per giustificare la postura delle proprie chiappe nelle sedie che portano alti stipendi e un po' di potere, hanno messo faccia e firma su veri e propri scempi normativi, contribuendo a rovinare un'immagine del nostro paese all'estero già compromessa da anni. Rimandate al mittente con sonori calci nel muso dalla Corte Costituzionale le più porche fra queste leggine imbecilli, il Kaiser si è trovato sempre più nudo, e adesso ha bisogno di un'ennesima ancora di sterco cui aggrapparsi almeno per un po'.

Il Processo Breve è l'ennesimo disegno patetico concepito unicamente allo scopo di far evitare il carcere al lampadato in bandana, ma con abili operazioni di marketing (come chiosa ironicamente il Fatto Quotidiano) è stato sdoganato alle masse come socialmente utile alla collettività: "misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi".

Ora, teniamo conto del fatto che grazie alle novità normative approvate in questi anni dal centro destra, nei procedimenti penali (ma anche civili) gli strumenti in mano agli avvocati dei delinquenti o di quelli che barano davanti alla legge sono tanti, e sono stati tutti concepiti per ottenere rinvii che servono allo scaltro foraggiatore dei colletti bianchi di turno a procrastinare nel tempo l'esercizio della giustizia da parte dei magistrati. Se a questo aggiungiamo che gli organici dell'ordine giudiziario sono ridottissimi, e quindi che ogni giudice segue tanti, troppi procedimenti, capirete come le udienze vengano rinviate facilmente e a lungo termine, e prima di arrivare a una condanna (o anche assoluzione) passi troppo tempo.

La cretinata del legittimo impedimento, per fare un esempio, parla chiaro: l'esecutivo (cioé Berlusconi) dice ai giudici quando (non) è disponibile... facile far saltare fuori impegni d'ogni tipo pur di non andare in udienza, in un tourbillon clownesco di appuntamenti con chissà chi.

Il Processo Breve va oltre: ha lo scopo di non arrivare neanche a tutti quanti questi mezzucci vigliacchi, perché taglia alla radice i processi che sono durati oltre un certo tempo, guarda caso quello dei processi milanesi in cui il Kaiser è imputato. L'ennesima normativa ritagliata addosso alle esigenze del (presunto?) delinquente.

Il processo Mills vedrà una condanna sicura per Berlusconi, perché sono stati accertati il corrotto, la corruzione, e il mezzo (soldini sonanti), manca solo il corruttore, e dato che a giovare di quella corruzione fu Sua Emittenza e solo lui, questa riflessione, assieme al materiale probatorio al vaglio del Tribunle di Milano e al fatto che il ducetto col bitume in testa si sta sbattendo tanto per bloccare tutto... beh, parlano da soli. Poi c'è la frode fiscale nel processo Mediaset, e anche lì ci sono prove documentali (non sussurri e gridolini) da valutare.

Il Processo Breve, se sarà approvato dal prono Parlamento, ucciderà centinaia di migliaia di processi in cui cittadini onesti sono parte lesa di ogni tipo di reato. Molti di questi processi (come, per esempio, quelli riguardanti importanti gruppi bancari che hanno infinocchiato i risparmiatori, o quelli contro la criminalità organizzata) hanno la necessità di durare un bel po', data la mole di testimoni da sentire, di documenti da acquisire e studiare.

Tutto ciò non interessa al Kaiser: che gliene frega a lui se i cittadini non ottengono Giustizia su niente, se donne stuprate non vedono condannare gli stupratori... Al Kaiser interessa evitare il carcere, e sta facendo di tutto, attraverso i suoi servetti che si sporcano le mani e la coscienza ben pagati coi soldi delle nostre tasse, per distruggere il paese, costi quel che costi.

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La UE avvisa: l'Italia non combatte la Mafia

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Ogni volta che vien fuori qualche documento, qualche testimonianza, insomma qualche prova di come Sua Emittenza o Marcello Dell'Utri (condannato anche in appello alla galera) o qualcun altro dei figghi santissimi del PDL abbia avuto contatti con la Mafia, subito alle TV approdano flotte di pupazzetti incravattati e incazzosi con mazzi di cartaccia in mano, attraverso la lettura dei quali vengono snocciolate le "tante vittorie" che il nostro governo avrebbe conseguito nella lotta alla criminalità organizzata. Assistiamo alla stessa patetica scena anche quando il governo è criticato per aver operato male in altri settori.

Queste pagliacciate vengono puntualmente smascherate con un minimo di attività di ricerca fatta anche in rete. E la notizia, l'ennesima in tal senso, proviene dall'Unione Europea, che per il tramite della commissaria alla giustizia Viviane Reding, stila un elenco degli Stati che non hanno ancora recepito con legge nei propri ordinamenti le direttive UE, oltre che di quelli che le hanno recepite male.

Indovinate dove si colloca l'Italia?

In piena linea col nascondimento di capitali all'estero (All Iberian eccetera) da parte del Kaiser, la sua dittatura non ha ancora messo in atto le norme Ue del 2006 che consentono la confisca dei beni mafiosi e criminali appunto all’estero. Sarebbe a dire: lasciamoli là, al sicuro dal fisco e dalla giustizia.

Francamente non sono stupito, sento solo la consueta indignazione che sempre più italiani, disinformati e inebetiti, non provano più.

Allora scopriamo che l’Italia è tra i 14 paesi Ue che ancora non hanno trasposto nella legislazione nazionale le norme europee in materia anche se "il processo è in corso", dicono i più informati, sebbene rallentato dall'attenzione governativa ad "importantissimi" provvedimenti che servono alla nazione: le cazzate del Processo Breve, del Lodo Alf-Ano Costituzionale e della Legge Bavaglio. E' una questione di priorità, giusto?

La Reding ha fatto osservare che questa procedura ha il grandissimo merito di facilitare l'acquisizione di questi beni nascosti all'estero, e ha sottolineato che proprio in un periodo come questo, in cui la recessione economica è la dura realtà da affrontare quotidianamanete da parte dei cittadini comuni (non certo i politici, con tutti i privilegi che hanno), queste confische sono come il pane da addentare per risollevare l'economia nazionale e internazionale.

La Mafia, la Camorra, la 'Ndrangheta possono però stare tranquille, le punizioni arriveranno solo nel 2014, e cioé quando scadrà il termine del periodo transitorio della recezione della normativa europea, e Bruxelles potrà intervenire personalmente. Però vien da ridere: l'Italia sta ignorando la decisione della corte europea sulle frequenze abusivamente occupate da Rete4, pagando milioni e milioni di euro di multa, allora questa eventuale punizione della UE farebbe solo il solletico alla coscienza di questi criminali che millantano vittorie contro la criminalità organizzata e poi di nascosto vi fanno loschi e sporchi affari. Una mano lava l'altra. La stessa gentaglia che approva lo "scudo" fiscale per riportare in Italia solo le briciole di quanto evaso all'estero.

Questo governo aiuta solo i delinquenti, perchè è guidato da un delinquente.

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lunedì 23 agosto 2010

Lodo Mondadori: come ti salvo l'evasione fiscale. L'ira e l'esempio di Don Gallo

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La settimana scorsa ho acquistato un libro della Mondadori, usufruendo dello speciale sconto del 30% applicato per queste vacanze. Tutto bello e contento sono uscito dal megastore col mio libro da regalare, poi mi sono ricordato di chi è la Mondadori e del famoso Lodo repentinamente approvato in questa dittatura, ooops, scusate: legislatura, per azzerare l'evasione fiscale di questa azienda della Sacra Famiglia arcoriana. Mi è venuta voglia di rientrare nel negozio e chiedere il cambio, ma ho lasciato perdere.

La Repubblica delle Banane viene sempre in aiuto del Kaiser: i pupazzetti genuflessi, abbronzati e sorridenti in questo caso sono entrati nel tecnico (che ovviamente non hanno capito, ma se fa felice il capo allora va bene) e hanno operato il salvataggio dall'applicazione della Legge con una nuova legge ad personam, o meglio ad aziendam. Le cifre in ballo non erano cosa da poco, la storia la conosciamo, ne abbiamo dato conto anche qui, questa famigghia non riesce proprio a rispettare le leggi, è nel DNA di questa gente fregarsene delle regole e farne nuove per coprire le malefatte del momento. La nuova legge ritagliata addosso alla Mondadori le ha consentito di pagare 8,6 milioni di euro al fisco, in vent'anni, anziché i 350 milioni dovuti e contestati dalla Giustizia. Della serie: noi siamo ricchi e non ci piace pagare le tasse perché del paese non ce ne frega niente. Questo è l'unico ed incontrovertibile significato di questa ennesima presa in giro al paese.


Una voce risuona alta in questa storiaccia. No, non è dell'opposizione. Ai latrati della maggioranza si oppone con decisione Don Andrea Gallo, che ha pubblicato due libri con la Mondadori, e fà vedere agli scrittori italiani cosa bisogna fare: isolare questa feccia e strozzarla, attraverso lo strumento del non lavorarci dentro e del non acquistare i loro prodotti. E ha ragione.

"Non pubblicherò più libri con Mondadori, dopo questa storia del romanzaccio di Segrate io zitto non ci sto, qualcuno deve pur dire no a un certo punto a questa vicenda: è un romanzaccio che spinge un mini-autore come me a non poter proseguire ancora con Mondadori". Il prete poi precisa: "L'azienda di Segrate è un monumento dell'editoria italiana e, lì dentro, ho incontrato professionalità eccellenti. Però non posso fare finta di niente davanti a una legge "ad aziendam" che ha messo a posto un'evasione fiscale enorme. Vero che ci sono state due sentenze favorevoli, ma al terzo grado non ci si è arrivati: è invece arrivata l'ennesima legge ad personam".

Uno schiaffetto Don Gallo, uomo del Clero non "allineato" alla Dittatura, dalla Mondadori l'aveva ricevuto: le presentazioni dei suoi due libri non erano state fatte in una delle tante librerie della stessa società, ma entrambe erano state organizzate presoo la Feltrinelli! Curioso, no? Della serie: gradito non lo sei tanto, perché non te ne vai? Noi per non fare brutta figura non ti cacciamo.

Infine Don Gallo guarda indietro e punta il dito: "Abbiamo tutti preso un grosso granchio: abbiamo sottovalutato chi sapeva e aveva capito tutto, per tempo, Indro Montanelli". "Perché davanti all'inchiesta di Giannini le istituzioni, le forze politiche non parlano? C'è un silenzio assordante in questa crisi di sistema".

Ma è il silenzio che copre queste malefatte il migliore alleato del Kaiser e della Sacra Famiglia che ha costruito: quasi tutta l'opposizione ha smesso da tempo di parlare del conflitto d'interessi perché è stata bollata di antiberlusconismo e quindi si è infifata, e porcherie come questa del Lodo Mondadori sono passate sottobanco, nel quasi totale silenzio delle TV e di larga parte della stampa.

Il Regime va avanti, risparmiando soldi che sarebbero dello Stato: meglio nelle tasche di chi bacia le mani piuttosto che in quelle del Fisco, no?

Che schifo...

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giovedì 12 agosto 2010

Avanti Ghedini! Finalmente il Kaiser ha paura

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Prima era ostaggio soltanto della Lega, ora lo è anche dei finiani... occorre un supereroe, chi accorrerà?


Avevamo già visto che Sua Emittenza stava perdendo colpi. Avendo completamente sbagliato i conteggi di quanti nel PDL sarebbero passati con Fini, ha corso il rischio che il voto Caliendo diventasse un bel calcio nel muso alle sue pretese totalitarie. Un primo timido segnale della sua paura è stato rappresentato dalla tentata compravendita (o corruzione?) dei finiani: c'era chi si era visto promettere un poltrona in qualche Ente, chi in qualche ministero... ma la (vera o falsa che sia) ventata di legalità che pervade il presidente della Camera e i suoi seguaci ha retto l'urto.


Adesso abbiamo il primo vero segnale che il Kaiser ha paura. Mandare avanti Ghedini adesso non significa che Sua Indecenza vuole farsi le ferie in santa pace, bensì che ha capito che il suo viso è sgradito al limite della nausea a sempre più parlamentari e affaristi della politica. Scontato quindi far fruttare in un modo nuovo i soldi spesi per gonfiare la parcella di uno dei suoi avvocati, mandandolo avanti a trattare.

La trattativa per Berlusconi è fondamentale: a settembre ci saranno le spallate salvami-dalla-galera sul Proceso Breve e all'orizzonte c'è anche la nuova porcheria che avrà ancora la firma dell'altro avvocato al soldo del Regime, Alfano, col "suo" Lodo costituzionale.

Berlusconi si sta sbattendo come un disperato pur di non finire sotto processo: segnale inequivicabile che il suo agguerrito e scaltro ufficio legale ha intravisto più di una possibilità (o certezza?) che il carcere apra le sue porte all'Homo Arcorensis. Certo, c'è sempre l'alternativa Latitanza, come fece il predecessore e "amico " Bettino Craxi, ma sarebbe una sconfitta, uno schiaffo in faccia che il Kaiser triste e solo non vuole fare davanti ai suoi adoranti e interessati cortigiani che succhiano alla tetta del potere e davanti all'opposizione, che (stupidamente) ancora non ha davvero alzato la testa.

E allora dopo le mazzate mediatiche di Minzolini, Feltri, Belpietro, Signorini, Fede e tutti gli altri squadristi al servizo del ducetto coi tacchi alti, adesso abbiamo il coup de theatre: "Unità nel Pdl se torna lo spirito costruttivo" si legge nella nota diffusa a sorpresa dal presidente del Consiglio proprio ieri.

Ovviamente suona come una pagliacciata, ma soprattutto è l'ultimo disperato tentativo di salvarsi le chiappe. Per il signor "Mavalà" non è un problema andare a rappresentare il capo, lo ha sempre fatto in udienza con la contumacia dello stesso, ci ha sempre messo la faccia di fronte alle accuse delle nefandezze che hanno grossa eco nei tribunali di mezza Italia.


E allora si tenta la trattativa: accetteranno i finiani? Se no: ripartiranno le mazzate squadriste dei "giornalisti" al soldo del Kaiser?

Ghedini ha telefonato a Bocchino: "Così non possiamo andare avanti, se continuate su questa strada qui finisce che salta tutto per aria". Ci sarà stata qualche lacrimuccia? Bocchino però non si fatto raggirare e ha replicato: "Cosa vi aspettavate? Che potevate attaccare solo voi? Che saremmo rimasti inerti, solo a subire le vostre allusioni sulla casa a Montecarlo? Le vostre richieste di dimissioni? Sappiate che questo è solo l'inizio, caro Niccolò, aspettatevi di tutto".

Repubblica ipotizza cosa ci può essere nel bagaglio di segreti berlusconiani che Futuro e Libertà potrebbe sputtanare:

Il seguito della telefonata sembra abbia ammutolito per qualche istante l'avvocato. Su uno degli organi di Futuro e libertà, tanto per cominciare, sarebbe pronto per la pubblicazione l'elenco delle società offshore riconducibili all'impero finanziario di Silvio Berlusconi. Ancora, chi erano e quale sarebbe il casellario giudiziario dei proprietari di alcuni immobili acquistati dall'attuale presidente del Consiglio. In particolare, la villa di Macherio e quella delle Antille, l'assistenza dell'avvocato Cesare Previti, i ruoli di Flavio Carbone e di David Mills. "Se volete parlare di case e di società offshore siamo pronti" ha messo in chiaro Bocchino.

Ma nel carniere c'è dell'altro. Capitolo conflitto di interessi, per esempio: a Ghedini è stato fatto presente che forse sarà sufficiente pubblicare la dichiarazione dei redditi di Paolo Berlusconi per capire se negli ultimi anni siano state nelle sue disponibilità le ingenti somme sborsate per coprire i costi del "Giornale". O se piuttosto vi sia "altro socio, non palese nei registri della casa editrice". Ma anche come si sia arrivati alla "legge ad aziendam salva Mondadori". Quindi, altro approfondimento verrà riservato dai finiani agli incontri internazionali del premier con Putin e con Gheddafi. Ma il primo contrattacco, già annunciato per le prossime ore, riguarda le ragioni che avrebbero indotto l'avvocato di Luciano Gaucci a rinunciare alla difesa, poi assunta da Angelo Alessandro Sammarco, già legale (oltre che amico) di Cesare Previti nei processi per corruzione. Proprio quel Previti al quale venerdì il premier - particolare non passato inosservato ai finiani - ha reso visita.

Il messaggio non ha fatto in tempo a giungere al "destinatario finale" che Ghedini ha poi richiamato nel pomeriggio Bocchino: "Ma se stasera il presidente Berlusconi dovesse fare una nota dai toni concilianti, in cui apprezza la presa di posizione dei vostri senatori, come lo valutereste?" La valuteremmo bene, noi siamo parte di questa maggioranza, gli ha risposto il capogruppo. Ora sono i finiani a dettare le loro condizioni, per porre fine alla guerra degli stracci appena iniziata e dagli esiti imprevedibili. E sono due, comunicate anche queste a Ghedini: stop al martellamento mediatico contro Fini e rinuncia alla richiesta di dimissioni. Il pallino ora è nella mani del premier.

Sua Condoglianza è con le spalle al muro: se i finiani parlano e quindi sputtanano il Kaiser, scoppia una guerra civile.

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mercoledì 11 agosto 2010

Affari di famiglia: Mondadori e sconti

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Una delle tante leggi ad personam non riguardanti la materia penale ma quella civilistica è il Decreto Legge 25 marzo 2010 n. 40 riguardante la chiusura delle liti pendenti. Questo DL è stato ribattezzato Legge Salva-Mondadori (o anche Lodo Cassazione) e fa a pugni con le tanto sbandierate lotte all'evasione fiscale millantate dalla stessa persona che in sedi non private (TV e pubbliche piazze) ha invitato gli italiani a non pagare le tasse.

Questo Lodo consente di archiviare i processi tributari arrivati in Cassazione con due sentenze favorevoli al contribuente mediante il pagamento del solo 5% del valore della lite. Norma più contraria agli interessi della finanza italiana non si potrebbe avere.


In un paese normale cose di questo tipo scatenerebbero una guerra civile in nome della Legalità, in Italia no: perchè gli squadristi delle TV e dei giornali di Sua Emittenza fra i vari compiti loro assegnati hanno anche quello di far passare per fantastiche e "democratiche" (oltre che utili a tutti) disposizioni vergognose che servono solo alle tasche della famiglia Berlusconi, se non del solo Berlusconi.

E' l'ennesimo caso indicativo di come il conflitto di interessi sia sempre attuale, anche se scomparso dalle parole dei leader dell'opposizione, che si sono stufati, e di come sia assolutamente vero che Berlusconi è entrato in politica unicamente per curare i propri interessi privati una volta che Craxi se n'è scappato ad Hammamet da latitante.

Bisogna fare un po' di memoria storica, anche se per le menti deboli di quanti sono inebetiti dalle TV del biscione è uno sforzo davvero duro, per ricordare come iniziarono i fatti che hanno portato alla vergognosa vicenda di questi giorni.

Dunque, nel 1991 si verificò la fusione fra Amef e Arnoldo Mondadori, e l'agenzia delle entrate contestava alla società controllata dalla Finivest il mancato pagamento di 173 milioni di tasse evase in quell'anno (con gli interessi maturati la somma è diventata enorme). Partì immediatamente l'inevitabile causa che vide sia in primo che in secondo grado la vittoria della società di Marina Berlusconi. Il problema è che in Cassazione nel corso del procedimento si è fiutata un'aria diversa, e tutto faceva presagire qualcosa di negativo per gli interessi della (sacra?) famiglia. Ciò è confermato dal fatto che proprio in questo 2010 è arrivato il Lodo, guarda caso perfetto per la situazione in oggetto.

I legali di Marina Berlusconi pertanto, pur sbandierando per ordine della cliente di essere assolutamente nel giusto, decidono di avvalersi di questo piccolo miracolo confezionato su misura e chiudono la vertenza prima che arrivino i guai col versamento di briciole: 8,6 milioni. Ricordiamo che la controllata Fininvest a dicembre 2009 aveva accantonato in bilancio solo 1,8 milioni a fronte delle liti pendenti con l'erario.

La fretta nell'approvare questa legge ad aziendam e nello scegliere di avvalersene da parte della società puzzano da far venire la nausea, ma stante la normativa attualmente in vigore la regolarità formale della cosa è salva: poi dal punto di vista morale il fatto che ci sia stato uno scandaloso conflitto di interessi nella gestione della questione sotto il profilo normativo ovviamente non conta, almeno per chi non ha coscienza.

Questo scempio normativo in ben due occasioni era stato osteggiato da Fini, ma nel 2010 è stato mimetizzato nel DL Incentivi e quindi è entrato in vigore sottobanco, con una sonora pernacchia la cui eco ancora suona sinistra.

5% per chiudere queste liti col fisco, come 5% è la misura per reintrodurre i capitali evasi all'estero grazie all'altra porcheria detta "Scudo fiscale": in ambedue i casi lo Stato incamera una miseria rispetto a quanto dovrebbe secondo Legge. La vergogna ulteriore è che anche questo 5% sarà propulsivo a nuove evasioni fiscali per quanti saranno scaltri nell'ingegnarsi bene, come le società di Sua Emittenza a quanto pare fanno a regola d'arte.

Un vero schiaffo a quanti, da cittadini onesti, si fanno un culo così per regolarizzare la propria posizione col fisco.

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"Calici di Stelle" e soldi gettati al vento

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Sorso è una cittadina dell'hinterland sassarese che conta appena meno di 15.000 abitanti ed è governata da un giunta di centro-destra capitanata dal sindaco Giuseppe Morghen. Da qualche anno nel mese di agosto organizza, per la notte di San Lorenzo, come accade in mezza Italia, una rassegna eno-gastronomica che si chiama "Calici di Stelle" (il sito QUI). L'idea è interessante: abbinare alla degustazione dei vini locali del cibo, col vino bianco il pesce, col rosso la carne, col moscato dei dolci e della frutta.

Il servizio, al costo di 9€, include un calice con sacchetta personalizzati e vari tickets per degustare Filetti di Pesce Azzurro alla Marina di Sorso, Cuggoni (pane con pomodori speziati a pezzetti), Polpi con Patate, Antipasto Misto di Terra, Fregula alla Sorsense, Porcettone a Cassola, Dolce e Frutta, "Il tutto accompagnato da 7 calici di ottimo vino di Sorso".

Ieri sera però diverse migliaia (e sottolineo migliaia) di persone giunte da tutto l'hinterland sassarese, fra cui anche molti turisti, hanno avuto un'amara sorpresa: il cibo abbinato ai vini è terminato ben presto. Cio' è successo non perchè ai primi arrivati è stato servito di tutto e di più, infatti il vassoio a scomparti era uguale per tutti, ma perchè la quantita di cibo distribuita in quelle cassole era di gran lunga minore rispetto al numero dei ticket venduti.


Racconto la nostra avventura, per far capire cosa è successo: l'inizio era segnato per le 20:00, un'orario ideale per diluire chi accedeva al servizio nel centro storico di Sorso in un tempo utile anche alla municipale e ai volontari del 118 (in modo da gestire il numero delle persone con tranquillità), e siamo arrivati prima delle 20:30. In due stand, uno al Palazzo Baronale e l'altro nella piazzetta adiacente, le due file per la vendita dei ticket e la consegna dei calici con sacchetta. Una cartina indicava il percorso da seguire fra i vari stand lungo le vie del centro storico. I primi due stand erano dedicati all'accoppiata pesce-vino bianco: subito ci siamo messi in fila, e dopo 40 minuti di passione siamo arrivati al gazebo, per sentirci dire che il cibo era terminato e che lì servivano solo da bere. Chi ha dato la notizia ha rischiato il linciaggio da parte di più di una persona, i più calmi hanno fatto osservare che era impossibile che nello stand il cibo fosse finito così presto, e la risposta è stata: "Non è colpa nostra, questo ci hanno dato e ci hanno detto di preparare", cui è seguito l'invito a provare ad andare all'altro stand del pesce, perchè loro da quel momento in avanti potevano solo dare da bere. Scontata la corsa di diverse centinaia di gruppi. Altri, come noi, fiutando l'aria, hanno scelto di mettere in campo una tattica diversa: chiedere all'altro stand prima di fare la fila se le quantità giustificavano un'altra estenuante fila per eventulamente andare oltre. Come previsto, al secondo stand del pesce una volta vista la fila ci hanno detto: "Mi sa che non basta per niente".

Al che siamo andati oltre, dopo averci fatto versare dal primo stand almeno il vino bianco (bevuto a stomaco vuoto), e siamo arrivati agli stand della carne (e vino rosso). Là la fila era il triplo di quella (già lunga) fatta per il pesce, e la gente era fuori dai gangheri perché fra gli ultimi arrivati più d'uno ha cercato di infilarsi nella lunga coda invece di mettersi ordinatamnte dietro. Abbiamo chiesto anche là e ci hanno detto: "Qui ce n'è di più di roba da mangiare, ma non so se basta", allora come tanti altri ci siamo diretti agli stand delle cantine sociali, e abbiamo bevuto il secondo calice, stavolta rosso, sempre a stomaco vuoto.

Ci siamo guardati in faccia, e in un secondo abbiamo deciso di scattare verso l'ultimo stand, quello dell'accoppiata moscato-uva-dolci, dove la fila ancora non era impossibile da gestire, e abbiamo trovato (e solo qui, non nelle altre file, dove c'era l'anarchia più assurda) dei ragazzi dell'organizzazione che disciplinavano la fila. Il moscato e il piattino con l'uva e i dolci sono apparsi magicamente nelle nostre mani: altro alcool stavolta con zuccheri aggiunti (l'uva e i dolci), e l'effetto mal di testa ha iniziato a farsi sentire per tutti.

In fondo alla via intanto i venditori ambulanti di pizzette, panini e patatine facevano affari d'oro, chissà perché...!

Ci siamo guardati attorno: migliaia di persone erano come noi: tutti coi ticket in mano e tanto vino in corpo, molti erano ubriachi fradici per aver bevuto senza moderarsi (come invece abbiamo fatto noi), e i pochi che nelle file erano riusciti (dopo più di un'ora di attesa) a prendere della carne, venivano guardati con invidia.

Ho incontrato un mio vecchio professore universitario della facoltà di Giurisprudenza, il quale mi ha detto di aver parlato negli stand con alcuni dello staff (quelli in maglietta rossa) e costoro gli hanno detto che il cibo preparato in totale era molto meno della quantità dei ticket venduti, mentre invece di vino ce n'era da buttare... qualcuno avrebbe anche sparato delle cifre: "Ci aspettavamo 3.000 persone, e ci hanno fatto preparare tutto per questa cifra, ma ci sono più di 10.000 persone qua in giro a cercare cibo coi biglietti!".

Morale della favola: per evitare guai, i ragazzi di diversi stand hanno iniziato a versare il vino nei calici senza chiedere i ticket, in modo da rabbonire la gente (a me è successo due volte).

A quel punto era uno spettacolo tutto da "gustare": la gente passava da uno stand all'altro cercando il modo di infilarsi nelle file, e spesso si accontentava, dove il cibo era finito, di acchiappare (chi di nascosto, chi no) pezzi di pane per mettere un po' di zavorra nello stomaco, perché mescolare vari vini a stomaco vuoto è deleterio. Credo che più della metà dei presenti abbia mangiato solo pane. Non si sentivano altro che lamentele ma la situazione non è mai degenerata.

Ma continuiamo: siamo passati nuovamente al secondo stand del pesce, e ci hanno detto: "Finito da più di un'ora, abbiamo solo vino"... meno male che non ci eravamo messi a fare la fila! Allo stand della carne c'era la ressa, e solo più tardi siamo riusciti a grattare via (letteralmente) un paio di vassoietti (tutto freddo), finendo anche noi nel mirino di quanti non c'erano riusciti. Vi giuro: c'è gente che ci ha guardato con bramosia, manco fossimo in Biafra!

Prima di quest'ultimo tentativo però ci siamo avvicinati a una delle due postazioni dove si acquistavano calici e tickets, e vi abbiamo trovato diverse persone che come noi si erano scocciate di quanto stava succedendo e chiedevano chi il rimborso totale, chi quello parziale. Quasi tutti erano con la maggior parte dei tickets inutilizzati (alcuni ce li avevano ancora tutti). Lì le scuse si sono sprecate: "ormai l'avete comprato", "eh no, tu hai il calice sporco non ti rendo niente", "il calice costa 3,50€, ti do' di meno", "non posso darti indietro soldi, ci rimetto di tasca mia" e altre stupidaggini. Ho assistito a queste scene con un pezzo di pane in mano, facendogli osservare che quello assieme ai dolci era l'unico cibo che ero riuscito a procurarmi: mi hanno sorriso dicendo: "E io che ci posso fare?". Altri sono stati trattati come dei pezzenti, perché si stavano sbattendo per 9€. Al che ho pensato: è vero: cosa sono 9€? Per una persona forse niente... ma 9€ a me, 9€ a te, 9€ a chissà quanti altri, e questo overbooking (chiamiamolo così) ha portato in tasca non sappiamo di chi un bel po' di soldi.

Alla fine chi ha alzato di più la voce sul tardi ha avuto indietro 5€, alla maggior parte di chi si è avvicinato invece non è stato reso un bel niente. Solo chi aveva perso la pazienza da subito si è visto rimettere in mano i 9€ spesi, ma non erano poi in tanti. Faccio notare che mentre montava la protesta sono stati venduti altri tickets, e l'ora era già tarda!

La cosa che mi ha fatto ridere (oltre che pietà e anche un pizzico di rabbia), è che non appena siamo usciti dallo stanzino dello stand presso cui abbiamo come tanti altri mosso le nostre legittime proteste, dopo due minuti hanno chiuso baracca e burattini e se ne sono andati: probabilmente l'aria che tirava non era un granché per loro...!

Io non so, per finirla qui, se è la giunta pidilellina o l'Organizzazione ad aver fatto questo grave errore (errore? chi lo sa...) di vendere una marea di tickets in più rispetto a quanto poteva offrire come cibo... certo che se un gruppo di persone si dovesse organizzare per far partire una specie di class action tesa al rimborso dei soldi, sono sicuro che fra Comune e Organizzazione ci sarebbe uno scaricabarili, di solito accade così in queste circostanze.

Io mi sento truffato, ma anche se si meriterebbero un gran bel macello perché quei 9€ sono una tipica "questione di principio", i miei 9€ (o meno, visto che qualcosina ho mangiato) glieli lascio: devono averne davvero bisogno...
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Aggiornamento 12 agosto:

Oggi nel sito del Comune di Sorso c'è un avviso per il rimborso parziale dei tickets. Questo non riguarda i tickets concernenti le degustazioni delle cantine sociali (e perché?) e purtroppo non potrà riguardare quanti fra i turisti sono partiti, giusto però che la verifica dei tickets venga fatta de visu. Quello che non c'èscritto è per quanto rimane aperto l'ufficio... probabile la stessa "tattica" dell'altra sera...

Meglio di niente, almeno si mettono a posto la coscienza.
Era comunque giusto segnalarlo.

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