venerdì 30 luglio 2010

Bossi ride: Berlusconi scarica Fini, PDL a pezzi

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Chi vince è la Lega. Riflessioni amare che partono da lontano su cosa accade ai piani alti.

Il senatur si è sempre mostrato lungimirante, e ha saputo da tempo intravedere chi erano i nemici da far fuori nel centro destra per arrivare ad acchiappare sempre più voti e quindi il potere al nord. Ha quindi da sempre osteggiato Fini e sviolinato Berlusconi, e ora che il primo viene messo alla porta, sul mirino entra il secondo: sono pronto a scommetterci qualunque cosa.


Bossi e Fini politicamente erano utili a Berlusconi (e viceversa): i loro partiti, la Lega e l'MSI, all'inizio degli anni 90' non contavano niente, non avevano i numeri per fare qualcosa in politica, però unendosi a Forza Italia creavano una massa di consensi che gli permetteva di raggiungere il potere, anche se in forma ridotta per via delle manie da Re Sole del Kaiser triste di Arcore.

La Lega, centrifuga al grido di "Roma ladrona", voleva spaccare l'Italia per controllare il ricco nord; l'MSI, il vecchio (o nuovo?) fascismo, centripeto politicamente per l'unità d'Italia, voleva tornare nelle stanze di potere. In comune non avevano niente, ma proprio niente. Il trait-d'union era Berlusconi, che creò il grande carrozzone del centro destra, raccogliendo esponenti della Loggia P2, della Massoneria, dell'Italia corrotta di Mani Pulite, dell'Italia indagata e condannata per rapporti con la Mafia (e poi la Camorra e la 'Ndrangheta), della frangia della DC che aveva la fedina penale sporca. In questo catino si forma il centro destra: un miscuglio di razzismo, delinquenza, corruzione, conflitti di interessi... con nessuno che considerasse la politica un servizio. Alla corte arriva pure Casini e il gioco è fatto: col potere di mamma TV si vincono le elezioni, e per l'Italia comincia la lunga discesa verso il baratro... un baratro economico (perché Berlusconi si cura solo dei suoi interessi e se ne frega del paese) e morale che portano in breve tempo il nostro paese a essere svillaneggiato in tutto il mondo.

Oggi questo castello di malaffare e feccia sparsa sta crollando. I primi segnali si ebbero con la fuoriuscita di Casini (che sta per tornare, anzi no, anzi sì... deve vedere cosa più gli conviene e gli viene dato), e ora passando per altre tappe il meccanismo si completa con la rottura fra Berlusconi e Fini.

Gianfranco Fini, l'uomo che appoggiò decine e decine di scempi al diritto civile e penale, assecondando le esigenze di Sua Emittenza (proprio come fecero Casini e Bossi) pur di avere un pochino di potere... Fini, dicevamo, oggi fa il moralista, forse stufo della delinquenza sempre più radicata nel PDL, forse mirante la Presidenza della Repubblica, e in tutto e per tutto si contrappone a Berlusconi. E allora diventa bersaglio primo di Belpietro e Feltri, di Fede e Minzolini, che hanno messo Di Pietro in secondo piano perché adesso il loro capo ha bisogno di prendersi i deputati e i senatori finiani ma soprattutto i voti degli elettori della frangia ex Alleanza Nazionale del PDL.

La strategia è sempre stata perfetta: controllando l'informazione si attacca a zero il nemico di turno, se ne distruggono la reputazione e il decoro, di modo che sempre più persone vedano col fumo negli occhi chi non piace al Kaiser... Prodi, Di Pietro, Napolitano, Fini... creare e mantenere il consenso, come un Regime.

Avranno fatto bene i conti Bossi e Berlusconi? Saranno risuciti a comprare qualche finiano? Il gioco è importante: dato che questo governo approva le leggi con la fiducia, i numeri servono, se no si va tutti a casa; il ricatto morale della fiducia è quello: nel PDL sempre più deputati e senatori hanno capito che il consenso della cittadinanza è in calo vertiginoso... se si andasse a votare oggi sarebbe una caporetto per il PDL, e in tanti andrebbero a casa con la coda fra le gambe, perciò gli conviene davvero far cadere il governo?

Oggi l'Italia è ai minimi storici di credibilità in politica estera e interna: sono stati fatti dimettere Scajola, Cosentino, Brancher, sacrificati da Berlusconi e schiacciati dal peso della Giustizia cui il governo contrappone continue spallate (e il tentativo di far passare il Bavaglio parla chiaro). Ormai non contiamo più niente, nessun paese ci considera partners affidabili, se non quelli che fanno affari con Berlusconi (Putin, Gheddafi e altri dittatori dell'est europeo). Non c'è più lavoro e il governo non fa niente per rimediare a questa situazione, anzi sostiene sempre più il precariato. La cultura sta morendo, distrutta ogni giorno da insulsi programmi TV e stuprata nel suo interno dallo scempio della Gelmini, marionetta al soldo di un Regime che ha bisogno di coltivare un popolo ignorante e quindi più facile da controllare nei desideri e nelle passioni.

Ma si spaccherà davvero il PDL? E se questo capiterà, che faranno dall'altra parte: gli daranno la mazzata definitiva o gli tenderanno la mano?

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giovedì 29 luglio 2010

Bondi e le violenze familiari alla moglie


Lo sapevo, lo sentivo che non era un santo, una questione d'istinto. Questo losco figuro scrive poesie, si batte il petto, si fa fotografare mentre prega, e a casa? Leggete cosa dice la ex moglie, che è scappata da lui a gambe levate...


'Mio marito Bondi mi picchiava'
di Adriano Botta

Le botte. I tradimenti in pubblico. Le inadempienze col figlio. E la brama di potere indifferente a qualsiasi ideologia. Sono le accuse dell'ex moglie, in un'intervista rilasciata a un settimanale rosa.

Il ministro della Cultura Sandro Bondi "è un uomo che ha sempre cercato solo il potere. Se glielo avessero offerto a sinistra, sarebbe tornato lì". Ma è anche una persona con problemi psicologici, "per tutta la vita succube dei genitori e adesso della nuova compagna" (la deputata del Pdl Manuela Repetti) dopo essere stato un marito infedele e violento, oltre che (tuttora) un padre assente.

A lanciare queste accuse in un'intervista alla giornalista Marianna Aprile di 'Novella 2000' è l'ex moglie del ministro, Maria Gabriella Podestà, 52 anni, che si è sposata con Bondi nel '94 (ma erano compagni di classe molti anni prima, a Villafranca, in Lunigiana) e da cui si è da poco separata legalmente, ancora in attesa di divorzio.

'Sono incazzata nera', premette l'ex signora Bondi all'inizio della chiacchierata e il seguito, in effetti, dimostra che è vero.

Secondo la Podestà, nei primi anni Bondi è stato un buon marito, anche se per diverso tempo si sarebbe fatto mantenere da lei non avendo uno stipendio. Poi, qualche anno dopo, la svolta, che secondo l'ex moglie coincide con il trasferimento ad Arcore, quando Bondi decide di votarsi a Berlusconi. Da quel giorno, dice la Podestà, "mi metteva sotto il naso indizi di storie coniugali, come gli scontrini dello Chanel numero 5 che regalava alle sue amiche". Fino al momento in cui avrebbe addirittura portato la moglie in vacanza a casa di una sua amante, con tanto di tradimento notturno scoperto in flagranza.

Dall'autunno del 1998, secondo l'ex moglie del ministro, le cose sarebbero precipitate, con tanto di violenze domestiche, schiaffi e punizioni.

Successivamente, dice la Podestà, Bondi avrebbe addirittura avuto di fatto due vite parallele: una a Roma con la Repetti e "una con noi nel week end, quando faceva finta di stare nella famigliola modello, perché lui vuole dare sempre un'immagine perfetta di sè".

Infine, il capitolo del figlio che Podestà e Bondi hanno avuto prima della rottura: secondo l'ex moglie, il ministro l'avrebbe sempre trascurato ed è inadempiente anche dal punto di vista legale, perché ignorerebbe i termini di frequentazione stabiliti in sede di separazione. Sempre secondo la Podestà, al momento sono oltre due mesi che Bondi non vede il figlio e si farebbe vivo solo con qualche sms.

Per quanto riguarda l'attività politica del marito, Podestà parla di un uomo interessato solo al potere ("lo ha sempre cercato"), che vive in una totale sudditanza verso Berlusconi ("Per questo mi aveva portato a vivere in quell'orribile appartamento di Arcore") e gelosissimo di Maria Vittoria Brambilla, al punto da cadere in depressione quando si era parlato di lei come coordinatrice di Forza Italia. Tuttavia, secondo l'ex moglie, in Bondi non ci sarebbe alcun ideale, perché "se gli avessero offerto il potere quelli di sinistra sarebbe ritornato lì". Infine, una nota velenosa anche sulle poesie di cui il ministro è autore: "Non sono spontanee e non mi sono mai piaciute...".

Condannato chi si nascose col legittimo impedimento

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Aldo Brancher, ex finto ministro dell'attuale governo Berlusconi, l'uomo che fu premiato col legittimo impedimento perchè ai tempi di Mani Pulite stette zitto e salvò un bel po' di "amici", è stato condannato a 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa. L'accusa aveva chiesto 2.000 euro in più, ma non conta: con gli stipendi che prendono i nostri politici queste cifre sono ridicole.

Brancher condannato quindi, sì: c'è ricascato nuovamente, in quei giochi di mazzette e di affari illeciti che tanto piacciono a chi fa politica ad alti livelli (particolarmente nel PDL, ma non solo) e a chi guida le società che con la politica fanno affari (Chiesa compresa). E' il processo svoltosi a Milano con rito abbreviato (altrimenti la condanna sarebbe stata ben più pesante: furbo Brancher che l'ha chiesto tramite i suoi legali) su un filone dell’inchiesta sulla tentata scalata ad Antoveneta da parte di Bpi.

Il leghista è stato giudicato colpevole di due episodi di ricettazione e altri due episodi di appropriazione indebita: bricioline, rispetto agli affari che la cricca fa con l'attuale P3, ma pur sempre qualcosa... diciamo che è solo una delle pietroline del lungo sentiero del malaffare, una delle tante.

Da sottolineare che la condanna ha riguardato anche il capo 6 d’imputazione relativo all’episodio che coinvolgeva anche il ministro Roberto Calderoli (sempre della Lega) la cui posizione era stata però archiviata. Tale episodio riguarda la ricettazione di 200.000 euro recapitati dall’ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani all’allora parlamentare in una busta il 31 marzo 2005. L’ex ministro, invece, è stato assolto nell’ambito di ulteriori due capi di imputazione. Il giudice ha quindi stralciato la posizione della moglie del politico, Luana Maniezzo disponendo la trasmissione degli atti per competenza al tribunale di Lodi.
"Il processo ha piu’ gradi di giudizio. Vedremo cosa fare dopo le motivazioni". E’ questo il primo commento del legale di Brancher, dopo la condanna del suo assistito. "Il giudice ha condiviso parzialmente la linea difensiva".

Più interessante e giusto questo commento: "Adesso esiste la prova provata che la nomina a ministro di Brancher è stata effettuata solo per sottrarlo alla condanna nel processo Antonveneta", dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Adesso Berlusconi si assuma la responsabilità politica di una nomina immorale che ha messo in imbarazzo anche il Presidente della Repubblica e rassegni immediatamente le proprie dimissioni". Questo ovviamente non succederà, del resto se dovesse guardare ai suoi capi d'imputazione Berlusconi dovrebbe suicidarsi, altro che dimissioni.

Il commento a questa pagliacciata è molto semplice: è stata la rivolta della società civile a portare Brancher alle dimissioni, e sono stati giornali come Il Fatto Quotidiano, Repubblica, L'unità oltre che il settimanale L'Espresso a informare i cittadini su quanto stava accadendo. Non sono serviti al Kaiser e alla Casta i silenzi o le panzane dei Minzolini o Fede di turno: la gente si è incazzata e all'interno del PDL è montata la protesta, coi finiani a fare la voce grossa.

Bel casino nel centro destra: la Lega ricatta Berlusconi, i finiani si staccano da certi atteggiamenti immorali e fanno i moralisti, nascono tante piccole correnti centrifughe, e grazie alla rete i giovani elettori del PDL esprimono il loro astio nei confronti dei Brancher, Cosentino di turno (fatti dimettere)... dimenticandosi che sotto il profilo delle illiceità civili e penali il peggiore è prorpio il loro adorato capo (che mai si dimetterà), quello basso, quello triste, perchè vede un tunnel con una sola uscita: il carcere.

Finirà come Craxi? E cioé finirà latitante all'estero? Io ne sono sicuro!

Sì, avete letto bene: latitante e non esule, è bene ricordarlo ogni tanto, su Craxi si è avviato un revisionismo vittimista davvero patetico, e Berlusconi si accoderà, vedrete. Gli conviene.

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martedì 27 luglio 2010

Il silenzio e la Giustizia

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Poco tempo fa Marcello Dell'Utri, la cui condanna per concorso esterno in associazione mafiosa è stata confermata in appello, ha avuto modo di ribadire che Mangano, lo stalliere di Berlusconi pluricondannato per Mafia, era un "eroe"... e lo era perché era stato zitto, non aveva parlato. Io credo che il silenzio sia invece segno di omertà o forse ancora di più sia segno di appartenenza alla criminalità organizzata. Nella realtà mafiosa di tutti i giorni gli "uomini d'onore" sono quelli che non parlano, non tradiscono. Quindi Mangano era di sicuro considerato da Cosa Nostra un uomo d'onore, e siccome era uno di loro venne condannato varie volte.

E' ovvio che questo concetto di "onore" sia totalmente distorto e lontano dal significato della parola, ma i mafiosi, si sa, si girano le cose come vogliono.

Sempre poco tempo fa un leghista è passato agli onori della cronaca per la sua nomina a un ministero inesistente, che a lui serviva per avvalersi del legittimo impedimento. Meno male che poi una sollevazione di coscienze energica ha sistemato le cose. Ma questa persona, è giusto ricordarlo, ai tempi di Mani Pulite era stata zitta, e aveva sopportato il carcere pur di non tradire. Anche lui a modo suo un "uomo d'onore", premiato da chi ne beneficiò allora con la recente nomina (cui son seguite le dimissioni).

Ma si parlava di Dell'Utri, torniamo allora su questo condannato che ha esultato per la conferma della condanna in appello (ma sì, ricordiamolo: 7 anni di galera). Oggi Dell'Utri è comparso davanti agli inquirenti a Roma e ha scelto di non parlare più, avvalendosi della facoltà di non rispondere prevista dalla legge. Uscendo dal palazzo di Giustizia ha detto: "A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora. Sono un indagato provveduto, mi sono avvalso della facoltà di non rispondere che reputo una regola fondamentale dell'indagato provveduto. Consiglio a tutti gli altri di fare come me".

"Indagato provveduto" è un modo per cercare di nascondere una grande paura: quella di essere smentito dalle dichiarazioni di altri testimoni o indagati, quella di venire smentito dalle intercettazioni (e ce ne sono, in questa indagine), dai documenti acquisiti dalla Procura.

A Palermo Dell'Utri parlò per 17 ore e tantissime delle sue affermazioni furono smontate una dopo l'altra nel corso delle indagini e del processo che l'ha visto condannato in primo e secondo grado. Non è vero che a Palermo lui fu rinviato a giudizio in base a quanto disse, lo fu invece in base a quanto fu raccolto e verificato con precisione (anche la sua agenda personale coi suoi appunti degli appuntamenti con certe "persone") nel corso della procedura che lo riguardava.

Oggi, dopo che i magistrati hanno sentito Verdini, che non li ha convinti per niente alla luce di quanto già emerso a livello probatorio, Dell'Utri cerca di fare il furbo: sulla base delle sue dichiarazioni potrebbe essere nuovamente rinviato a giudizio, dice. Ma se parla così è ovvio che sa che c'è materiale probatorio contro di lui, e che altro ne verrà. In poche parole... abbiamo capito tutti!

Riflettiamo un attimo: Dell'Utri non confessò mai di aver "lavorato" con la Mafia, ma è stato condannato due volte per averlo fatto; è ovvio allora che se oggi dovesse parlare non confesserebbe neanche adesso, ma dovrebbe spararne di panzane, e lì sarebbe facile per gli inquirenti smontarle com'è accaduto per l'altro famoso processo. La sua tattica del silenzio è l'ultima cosa che gli rimane. E del resto: chiunque sa di essere innocente ha tutto l'interesse a parlare, a chiarire le cose, a spiegare, a facilitare il lavoro dei magistrati che devono decidere della sua libertà o del carcere. Chi non parla ha la coda di paglia.

Chissà se per Dell'Utri è così...

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domenica 25 luglio 2010

Villa Certosa e i nuovi bungalow firmati Cappellacci

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C'era una volta la legge Salva Coste, approvata dalla giunta Soru. Un corpo normativo teso alla tutela delle coste sarde, grazie al vincolo di inedificabilità disposto dall'allora governatore. Questa legge fu contestata (a ragione) dai piccoli allevatori e agricoltori, che non potevano costruire stazzi, ovili, piccoli depositi per le loro attività, ma fu contestata aspramente (stavolta a torto) dai padroni del cemento, quelle persone che non si fanno scrupoli a gettare valanghe di cemento sul verde, sulle rocce, rovinando il panorama e distruggendo flora e fauna in nome del dio denaro.

A questa seconda categoria appartiene il proprietario di Videolina e l'Unione Sarda ("amico" di Berlusconi), che ci rimase davvero male, e infatti nei suoi tg e nel suo giornale non fu mai concessa un'intervista a Soru, mai fu data al governatore la possibilità di replicare alle notizie minzoliniane che i dipendenti del cementificatore sardo numero uno facevano girare su di lui e la sua attività politica. Questa vendetta raggiunse il suo culmine in campagna elettorale, quando la par condicio fu mandata a quel paese e divenne uno dei motivi per cui Cappellacci vinse le elezioni (l'altro motivo importante fu l'errore di Soru di aver messo alle politiche agricole e pastorali il responsabile di Arborea, col conflitto di interessi che quello ovviamente aveva).

Il prode Cappellacci appena eletto sapeva bene di avere una buona lista di favori da ricambiare, e subito si adoperò per eliminare del tutto (anche le parti buone, che erano la maggioranza) la legge Salva Coste. Fu gran festa per il proprietario di Videolina e l'Unione Sarda, e infatti i suoi organi di stampa si adoperarono per dare un'alone di correttezza a una scelta che più scellerata non poteva essere (come capita al TG4 o al TG1, per fare due esempi, con le malefatte del Kaiser).

Sotto il profilo edilizio però il compito di Ugo Cappellacci non era terminato, anzi era solo all'inizio, ed ecco allora che Ugo doveva ringraziare anche il suo datore di lavoro di Arcore, che tanti viaggi (con voli di Stato pagati da Noi) aveva fatto per sostenere la sua candidatura a governatore, anche con diffamazioni ed ingiurie su Soru (che presentò denuncia, ma c'era il Lodo Alfano a tappare tutto).

Ecco quindi che sbuca il famigerato "piano casa", che guarda caso continete delle norme ad personam esattamente corrispondenti alle esigenze di ampliamento a Villa Certosa del Kaiser che ha tanto sprezzo delle regole, di qualunque natura esse siano.

Da più parti si era subodorata la fregatura, anche e soprattutto dalla stampa nazionale (nel silenzio di parte di quella sarda, amica anzi alleata di Cappellacci). E pensare che il 7 marzo del 2009, in occasione della presentazione del Piano Casa, Berlusconi aveva rassicurato tutti dal pericolo di abusi edilizi. E aveva fatto un esempio preciso: "Il piano? Significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipotini, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni, con i servizi annessi alla villa esistente" (notate bene, si parla di villa in particolare e non casa in generale).

Ricordiamo che Villa Certosa Berlusconi la acquistò da quel Carboni che è nelle cronache per la così detta Loggia P3, per l'eolico (in cui è indagato pure lo stesso Cappellacci) e quant'altro. Ebbene Cappellacci nel suo Piano Casa permette anche alle residenze e alle abitazioni costruite entro 300 metri dal mare di allargare le cubature del 10 per cento. Certo, Cappellacci sostiene che la sua idea non è un Piano casa vero e proprio. Lui lo ha ribattezzato "legge per il rilancio dell’edilizia", usando termini generalistici per un aspetto troppo particolareggiato e smaccatamente finalizzato a fare gli interessi di Sua Emittenza.

Ed ecco il via alla costruzione di "due corpi di fabbrica per complessivi 800 metri cubi" pari a cinque bungalow superaccessoriati, fra i 32 e i 45 metri quadrati ciascuno, rifiniti di tutto punto. Così si conviene a chi primeggia in galanterie ospitando il premier russo Putin e consorte, il presidente Medvedev e signora, qualche parvenu dell'Europa dell'Est patito di nudismo, o il colonnello Gheddafi che abbandona il solleone del deserto libico per oziare davanti al blu smeraldo del mare e ai graniti di Punta Lada.

L'Unità commenta con amaro sarcasmo: Silvio Berlusconi, a tempo di record, ha avuto dalla Regione Sardegna l'okay per l'ampliamento di una villa di 2.800 metri quadrati inserita in un parco sconfinato oggi di 50 ettari. Un ok siglato dalla commissione paesaggistica nominata dal governo di centrodestra a guida Cappellacci e dal suo assessore all'Urbanistica, Gabriele Asunis, uno dei personaggi finiti nell'inchiesta sull'eolico in Sardegna. Quell'Asunis che al telefono, parla amorevolmente col Flavio Carboni assolto per i suoi presunti rapporti con la banda della Magliana, ora in carcere per i traffici e lo “squallore” della P3. E non gli lesina l'uso di aggettivi del cuore, quelli che si usano per figli e mogli, nonni e zii, “caro e carissimo”, e al quale si manda ripetutamente via cavo “un forte abbraccio”. Il ligio assessore all'Urbanistica - nominato per cancellare le regole varate dal centrosinistra guidato da Renato Soru - poteva far dire di no a chi aveva acquistato Villa Certosa da Carboni, il “caro” signore che ostenta amicizie tanto potenti da poter far incontrare Cappellacci perfino “con i vertici dell'amministrazione americana”? Non è stato Carboni – riverito nei palazzi della Regione sdraiata a destra - a organizzare il convegno (18-19 settembre 2009) al Forte Village di Pula per parlare ufficialmente di federalismo fiscale ma - sospettano i giudici romani – per siglare il lerciume sull'eolico in Sardegna? E Cappellacci (anche lui – prima della scottatura e del pentimento - dà sempre del “caro” e “carissimo” a Carboni) poteva negare la compartecipazione della Regione? Spicciolo più, spicciolo meno, è stata di 134 mila e 372 euro la somma che Pasquale Lombardi, il geometra accreditato come giudice tributario, oggi in carcere con Carboni e soci, ha dichiarato di aver impiegato per il summit delle tresche. Chi ha pagato? 50mila euro li ha certamente messi Cappellacci, pardon, la Regione che snobba i disoccupati della Vinyls e dell'Eurallumina. Gli altri 75mila l’instancabile «Flavio», tessitore di affari col coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Così tutto torna. Fra amici ci si intende. E poiché gli amici crescono è bene ampliare Villa Certosa. Acquistata 25 anni fa (da Carboni) per un miliardo e mezzo di lire con 28 stanze e 12 bagni. Oggi il prezzo è schizzato a 35 milioni di euro. E poi dicono che chi ci governa non sa fare i conti. Quelli propri.

Esattamente come Berlusconi (che non si cura dell'Italia ma degli interessi propri e della Casta, quando ne ha voglia), anche Cappellacci non si cura della Sardegna, ma fa altri interessi.

Ugo, ma la Sardegna non doveva tornare a sorridere?

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mercoledì 21 luglio 2010

Neo laureati 96% disoccupati, Barbara Berlusconi no: grazie al Clero

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L'Italia non è il paese della meritocrazia. Ogni persona che ha fatto almeno un concorso pubblico sa che c'è sempre l'incozzato di turno, e che per entrare nelle aziende private occorre essere presentato da qualcuno per avere qualche chance di assunzione. La Laurea dovrebbe essere il viatico più decisivo all'occupazione, dovrebbe essere il fiore all'occhiello di un curriculum vitae ma nella realtà così non è. Se poi aggiungiamo che data la recessione economica il lavoro è in netto calo, allora la frittata è fatta.


Oggi solo il 4% dei neolaureati trova lavoro nei mesi immediatamente successivi al conseguimento del titolo. Molti sono poi i laureati che fanno un lavoro completamente diverso da quello che desideravano e per cui avevano studiato fra mille sacrifici delle loro famiglie. Questo significa che "laureato" nel 96% dei casi vuol dire "disoccupato". La situazione è davvero tragica perchè quanti fra i neolaureati hanno trovato subito lavoro percepiscono una media di 1000€ al mese, quando va bene. Il mese scorso ho letto un'intervista di un giovane ricercatore del settore chimico, diceva: "Io mi son laureato col massimo dei voti, e prendo un assegno di ricerca che è appena più della metà di quanto percepisce mio padre da pensionato, e mio padre ha la quinta elementare".

L'Italia sta cadendo a rotoli. Berlusconi aveva replicato a una giovane che gli chiedeva cosa fare per i mutui quando si è assunti a tempo determinato dicendo che si doveva sposare un "figlio di Berlusconi" e tutto si sarebbe risolto. Vale a dire: non me ne frega niente.

In questo grigiore generale, in questa povertà crescente però c'è una ragazza fortunata, e lo è non perchè ha sposato un "figlio di Berlusconi" bensì perché è essa stessa figlia di Berlusconi: Barbara (nella foto). La ragazzina si è appena laureata col massimo dei voti in Filosofia al San Raffaele con una tesi sull'economista Amartya Sen. Sua Emittenza ha assistito alla discussione e proclamazione e con sua grande gioia il rettore Don Luigi Verze' ha subito spalancato le porte alla ragazza prodigio e le ha chiesto se riteneva che potesse nascere una Facoltà di economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (appunto Amartya Sen), e l'ha invitata a diventare docente di questa Università.

Sono rimasto schifato davanti a questa notizia. Ma come: una laurea breve, quindi triennale, e la neolaureata diventa già docente di cattedra? E il concorso? La meritocrazia?

Avete capito dove siamo arrivati? Qui la Chiesa lecca il culo alla politica, o meglio al maggiore esponente del malaffare nella politica e manda a quel paese ogni norma, anche di buonsenso, nella gestione di una Università.

Una docente di quella facoltà, Roberta De Monticelli, ha scritto a Micromega esprimendo tutta la sua rabbia e frustrazione per questa porcheria con cui il rettore ha mancato di rispetto a docenti e studenti non solo di quella Università, ma di tutta Italia.

Leggete, io condivido ogni singola parola di questo sfogo:

Non in mio nome
di Roberta De Monticelli

"Insegno Filosofia della Persona alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che oggi (ieri, ndr) il nostro Rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolto alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva oggi a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una Facoltà di economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del Presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia.

Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il Rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira ad essere.

Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà.

Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente. Ma tengo a ribadire con questa mia serena dichiarazione che non sono né di principio né di fatto corresponsabile dell’andamento di questa cerimonia: non di principio per le profonde ragioni di dissenso che ho qui espresso, non di fatto, perché in effetti non figuravo fra i membri della commissione relativa alla candidata in questione, e certamente non perché avessi chiesto di esserne esonerata."

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La marcia per Borsellino, qualche riflessione

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Italia... repubblica delle banane. Pochi giorni prima della manifestazione commemorativa della strage di Stato che ha visto come vittima illustre un uomo che lottava per la Giustizia, Paolo Borsellino, dei vandali hanno distrutto la statua sua e di Falcone che erano state messe dal Comune in Via Libertà. Un gesto di una gravità che va oltre le parole di sdegno proferite dai politici di turno.

A 18 anni dalle stragi di Mafia, Palermo mostra di essere ancora una città fortemente controllata dalla Mafia, che non ha mai smesso di operare ma ha solo cambiato il proprio modus quando ha trovato gli interlocutori giusti in Parlamento, checché ne dicano il Minzolini o il Fede di turno.

Anche il numero dei partecipanti alla manifestazione è sintomatico di questo: si legge che non c'erano più di 500 persone, davvero poche per un evento così importante. Ma la Mafia da quando è legata a braccetto a certa politica ha ramificato ulteriormente la propria influenza sulla gente.

Ciononostante quelle agende rosse sventolate al cielo gridano vendetta, perchè giustizia non sarà mai fatta davvero, dato questo filo robusto che lega Cosa Nostra alle istituzioni.

I protagonisti della giornata? Ne ho scekto alcuni, perché ritengo giusto fare un paio di riflessioni.

Iniziamo da Berlusconi. Lui non c'era, ha preferito rimanere a Milano ad occuparsi di altro, ha cercato di salvare la faccia inviando un telegramma al prefetto di Palermo ma la faccia l'ha persa. Perché non c'era? Lascio perdere la prima vera motivazione che tutti sappiamo, ce n'è anche un'altra: il Kaiser, dato il calo di consensi, teme la piazza e le contestazioni, e preferisce messe lecchinanti al Duomo di Milano cui la Polizia in assetto anti sommossa non consente l'ingresso se non ai selezionati adoratori del culto Malaffare.

Alfano, anche lui assente. Il ministro dell'Ingiustizia è sempre allergico agli obblighi morali che lo riguardano nei confronti della Magistratura. Lui infatti non è al ministero per tutelare, difendere e commemorare i Magistrati, è lì per sedersi con Ghedini al tavolo che stupra le leggi e la Costituzione nell'interesse del cliente che gli gonfia la parcella. Lui ha preferito organizzare al ministero una Messa in suffragio di Borsellino, celebrata da monsignor Rino Fisichella, nascondendosi quindi sotto la rassicurante gonna del clero. La presenza del Guardasigilli sarebbe stata certamente oggetto di maggiori contestazioni, specie dopo tutti i tentativi messi in atto dallo stesso alfine di impedire che Berlusconi debba comparire nelle aule giudiziarie. Alfano non ha quasi mai operato come ministro della Giustizia.

Napolitano. Come al solito due piedi in due staffe per non scontentare nessuno: "Fare piena luce sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni Novanta", e nient'altro. Pazienza... del resto lo spessore (ridotto) del suo operato nella politica da quando è presidente della Repubblica l'abbiamo già saggiato bene.

Fini ci ha messo la faccia, e dopo le prime contestazioni ha detto: "Mangano è un cittadino italiano condannato per mafia, non è un eroe. Gli eroi sono quelli che si sacrificano per lo Stato", e ha avuto la sua (giusta) dose di applausi. Ancora mi chiedo che significato abbiano questi diversi atteggiamenti che ha Fini da quando è presidente della Camera, sempre lontani da Sua Emittenza. Giudicherà la Storia.

Poche altre figure minori si sono fatte vedere: Pisanu (contestato), Gasparri e Alemanno, la Meloni, che hanno fiutato l'opportunità della cosa per farsi vedere, mostrando un ottimo senso tattico.

Rita Borsellino ha avuto le parole più acute: "L'assenza dello Stato in via D'Amelio è una cosa scandalosa. Forse non vengono per paura delle contestazioni, ma è loro dovere essere qui e affrontare eventuali critiche". Parole sante.

E i TG? Stendiamo un velo pietoso, ma pubblichiamo molto volentieri questo video, che immortala Emilio Fido in una delle sue sparate propagandistiche e si becca un bel calcio nel muso nella replica del mitico Tony Troja, spettacolare:



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martedì 20 luglio 2010

Sondaggi, ancora in calo Berlusconi

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Rischiamo di ripeterci, ma i fatti sono fatti (ditelo a Minzolini che tace sull'argomento). Qualche mese fa abbiamo dato anche noi conto del risultato dei sondaggi sull'apprezzamento relativo all'operato del governo in generale e Berlusconi in particolare, e i dati raccolti oggi confermano il trend già maturato: il Kaiser è in picchiata, e l'Italia è stufa di lui.

Sentore di questo lo si aveva già, perchè i fidi "giornalisti" di Sua Emittenza avevano da mesi smesso di citare dati (peraltro pompati, com'è uso di ogni Regime), e lo stesso Berlusconi, che era uno sciorinare continuo di dati sul "grande consenso" che gli italiani avevano per lui, aveva stoppato questa ridicola pratica. Ridicola, sì: ogni Regime che lavora per un Kaiser deve creare e mantenere consenso, e far girare dati come quelli serviva alla bisogna.

Ma i tempi sono cambiati, e il baratro è ben aperto sotto i piedi dell'omino triste e lampadato di Arcore, ostaggio della Lega Nord e oramai incapace di contenere le spinte centrifughe che agitano il centro destra.

Repubblica parla chiaro, attraverso i dati della società IPR Marketing: per la prima volta dall'inizio della legislatura, la fiducia degli italiani sull'ometto di Arcore è sotto il 40%, attestandosi al 39%, dopo aver raggiunto anche il 48% (e mai il 75% come diceva lui, mentendo com'è suo solito).

Anche la fiducia nel governo è scesa, passando dal 42% al 33% (anche qui valore minimo per tutta la legislatura), e nel Popolo della Libertà, dal 48% (valore massimo) al 35%. Ma anche tutti gli altri partiti sono in calo, tutti: segno che gli italiani sono sempre più disaffezionati. La politica (e i privilegi che essa comporta per la Casta) fa schifo ai cittadini, non c'è la minima ombra di dubbio.

Serve altro? Un'altro Duomo in faccia per raggranellare qualche voto in più?

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lunedì 19 luglio 2010

Le scandalose parole dell'assessore alle Pari Opportunità del comune di Sassari

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Il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau è opinione di tanti che abbia lavorato bene nei primi cinque anni di mandato, e la sua recentissima conferma alla carica di primo cittadino ne è la diretta testimonianza. Io stesso l'ho votato per la seconda volta. Ma gli accordi politici coi partiti a volte non portano a tenere conto del fatto che certe scelte devono essere guidate dal buonsenso e non dalle logiche di potere degli scambi di favori.

Il meccanismo per cui vengono nominati gli assessori è ben preciso: i partiti che vincono le elezioni fanno la conta dei consiglieri eletti, poi i rappresentanti dei partiti si siedono a un tavolo e avanzano le loro pretese, bisticciano, discutono, ma alla fine un equilibrio lo si raggiunge, e le tanto agognate poltrone vengono spartite, generalmente mettendo agli assessorati persone che non hanno quasi mai la minima competenza a gestire l'assessorato assegnatogli, salvo rari casi. La scelta degli assessori ha creato più di un problema al sindaco riconfermato, diciamo pure che è durata troppo tempo per via di insulse pretese da parte di alcuni vecchi pseudo marpioni della politica sassarese, ma alla fine una soluzione la si è trovata. Peccato però che sia stato commesso un errore davvero grossolano.


Alludiamo alla scelta di un uomo per la poltrona di assessore alle politiche sociali e alle Pari Opportunità: tale sig. Francesco Scanu. E un'altra cosa va rilevata: non c'è un assessore di sesso femminile alla Provincia (anche se la presidente è donna: Alessandra Giudici)! Stessa cosa in provincia di Nuoro. Ma che combina il PD?

Antonietta Mazzette ha scritto recentemente alla Nuova Sardegna, e le puntualizzazioni sono state giustamente dure, durissime: "Nella distribuzione degli incarichi ad ogni partito della coalizione è spettata una certa quota e, guarda caso, a nessuno di questi è venuto in testa di indicare una donna." "Nel PD a Sassari ogni assessore è in quota di qualcuno". E continua poi dicendo: "Qualunque sia la ragione che ha portato a questa esclusione, registro una povertà di fondo della politica che non può non allarmare. La presenza femminile è ormai ben visibile e diffusa nei diversi campi delle professionalità presenti nel territorio, in quelli del pubblico impiego, dell’innovazione tecnologica, dell’intrattenimento e del consumo. È sufficiente fare una ricognizione dei quattro settori chiave – culturale (da quelli istituzionali e dell’istruzione fino all’organizzazione di mostre e di eventi), commerciale (dai negozi di tipo tradizionale a quelli specializzati e innovativi), produttiva (dalle attività che appartengono alla cultura regionale a quelle etniche di altra provenienza) e della community welfare (istituzionale, assistenziale e della sanità) -, per avere un’idea chiara di quanto l’economia della Sardegna sia in buona misura un’economia al femminile."

Non posso non condividere pienamente quanto scritto col cuore in mano dalla professoressa Mazzette, donna di cultura. La politica mostra tutti i giorni di essere lontana dalla realtà sociale, e questo caso riguardante il PD a Sassari (e Nuoro) ne è una triste conferma.

Purtroppo la cosa non è progredita nel modo giusto, perché ha assunto nuovi patetici aspetti nella risposta dell'assessore Scanu, il quale ha replicato con un discorso velato di razzismo. La cosa grave infatti è che per l'assessore Scanu la donna si riduce a una cosa sola: la vagina. Niente di più maschilista, una vergogna. Ma leggiamo le sue parole, perché queste mostrano bene la natura di questa persona e la sua visione chiusa.

"Credo che sia necessario superare il concetto delle “quote rosa” e iniziare a porsi una domanda: “Quante sono oggi le donne che vogliono impegnarsi in politica?”". Con questa prima risposta Scanu cerca di spostare il discorso altrove, perché il problema non è che sono poche le donne che fanno politica, invero sono poche le donne che vengono mandate avanti dai partiti, e quindi candidate e poi nominate agli assessorati. Scaricare sulle donne l'effetto delle scelte della politica rendendole responsabili di quello che subiscono è un atto vile che si commenta da solo.

Ma la cosa davvero grave è in queste parole: "Per la mia specializzazione, ho una lunga esperienza dei problemi del mondo femminile". Scanu è ginecologo: per lui le problematiche della donna sono tutte legate all'organo riproduttivo! Questa è una offesa gravissima ad ogni donna. Quante donne andranno a farsi visitare da questo medico dopo aver letto queste parole?

La Rete delle Donne di Sassari non si è fatta crescere l'erba sotto i piedi e ha deciso di replicare immediatamente a queste gravissime parole di Scanu: "Esse sono sconcertanti, gravi e lesive della dignità delle donne. L’aver accentuato la competenza ginecologica è l’espressione di una visione ristretta di ciò che realmente è la conoscenza delle problematiche delle donne. Vorremmo anche dire che l’Assessore non può rivendicare a sé nessuna «altra quasi-metà del cielo» visto che i diritti che sono sistematicamente vilipesi e calpestati sono sempre quelli delle donne. Ci pare infatti che gli uomini ai quali l’Assessore Scanu si riferisce, e per i quali domanda pari opportunità, oggi si spartiscano nei ruoli della politica e delle istituzioni cittadine almeno l’80%. Inoltre, per un malinteso paternalistico sguardo le Pari Opportunità vengono associate all’Assessorato delle Politiche Sociali con una semplificazione iniqua."

Il comunicato si conclude con un preciso invito al sindaco Ganau: "Noi tutte, come donne e soprattutto come cittadine, rimarchiamo la necessità di rimuovere la delega all’Assessore Scanu e chiediamo al Sindaco che le Pari Opportunità vengano sottratte alle Politiche Sociali, perché le donne non sono un «problema» cittadino. Inoltre, vorremmo che Sindaco e Giunta affrontassero seriamente le questioni in merito alla disparità uomo/donna, a partire dallo stesso Consiglio (su 59 consiglieri 4 solamente sono donne)."

La palla adesso passa al sindaco... risponderà?

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Jacopo Fo, Bersani e Di Pietro

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Una lodevole iniziativa di Jacopo Fo, che scrive ai leader del PD e dell'IDV. Non ho notizia di risposte da Bersani, Antonio Di Pietro invece l'ha fatto, subito, ed è passato ai fatti. Quando la politica risponde alle esigenze dei cittadini. Notate che ovviamente Fo si è ben guardato dall'indirizzare una missiva a Bossi o Berlusconi, sa bene infatti che quelli non hanno a cuore le esigenze dei cittadini, ma qualcos'altro.


Caro Bersani, facciamo cose (di sinistra)
di Jacopo Fo

Caro Bersani, perché non facciamo noi la politica dei fatti?
Ci sono migliaia di Comuni in mano al centro sinistra. Perché non li convinciamo a tagliare i costi energetici? Si stanno buttando via centinaia di milioni di euro. La smettiamo?

Tentar non nuoce, così ti scrivo questa lettera. Perché oggi mi sono svegliato e mi son detto: “Io proprio non capisco!”
Ti sarà capitato di entrare in un ospedale, in inverno, e notare che fa un caldo notevole e le finestre dei corridoi sono spalancate. A me sembra strano che ai cittadini e agli amministratori pubblici non venga una vampata di rabbia a vedere questo. Sono soldi buttati al vento. Basterebbe mettere i termostati, degli aggeggini meravigliosi che spengono il riscaldamento quando si raggiunge la temperatura desiderata. Così si evita di far bollire le persone che poi aprono le finestre e buttano via il calore e i soldi. Il 2% della bolletta energetica dello Stato Italiano la buttiamo via perché in Italia non si capiscono i termostati.

Qualcuno ti dirà che questo è il solito discorso minimalista: “Con tutti i tragici problemi che abbiamo in Italia dobbiamo occuparci delle questioni strutturali non delle bazzecole.”
Ma io penso che non sia così. Innanzi tutto stiamo parlando di centinaia di milioni di euro che comuni, province e regioni stanno buttando via. E lo dico dopo aver fatto i conti con un gruppo di ingegneri (http://www.jacopofo.com/?q=node/1677). Gli stessi ingegneri (ad esempio il professor Maurizio Fauri dell’Università di Trento) con i quali siamo intervenuti nel comune di Padova, grazie al sindaco Pd, Zanonato, tagliando un milione e mezzo all’anno di spese comunali. Ci siamo riusciti sostituendo le lampadine dell’illuminazione pubblica, i regolatori e le caldaie. Ma gli interventi che si potrebbero realizzare sono decine. Si potrebbero spegnere i riscaldamenti delle scuole la domenica, si potrebbero isolare i tetti, mettere i tripli vetri, pannelli solari termici e fotovoltaici, impianti che producono biogas dalle biomasse solide o umide, buttiamo tonnellate di rifiuti vegetali in discarica e si potrebbe invece produrre denaro. Si potrebbe produrre gas combustibile anche dalle acque di fogna e dal letame delle stalle. Soldi dalla cacca: a me sembra di sinistra. Potremmo costruire fitodepuratori che non utilizzano pale o pompe ma solo i batteri. Si potrebbero sfruttare il vento, le correnti del mare, i corsi d’acqua, con piccole turbine piazzate sul fondale, non creano problemi di installazione, sono praticamente invisibili, hanno un diametro di 120 centimetri.
Potrei andare avanti per pagine a elencare tutte le azioni che un’amministrazione pubblica potrebbe compiere per ottimizzare l’efficienza energetica e combattere gli sprechi (vedi http://www.ecofiera.it/).

Ed è interessante notare che per concretizzare questi miglioramenti le amministrazioni non devono tirare fuori un soldo. Il risparmio è talmente cospicuo che l’investimento si può ripagare da sé negli anni, con una parte di quel che si risparmia, il resto finisce nelle casse comunali. E in un momento così difficile per l’economia si potrebbe mettersi d’accordo con una banca che anticipa al comune i risparmi dei prossimi anni.
Sono cose che di certo sai, e che hanno capito molti sindaci del Pd, tant’è che lo stanno facendo. Ma in modo disorganizzato. Un impianto solare qui, un impianto di fitodepurazione là…
Ma ti immagini che risparmio potrebbe realizzare il comune che adottasse tutte le tecnologie convenienti in un colpo solo?

E si potrebbe anche coinvolgere i cittadini a partecipare economicamente a questa razionalizzazione delle risorse energetiche. Il sindaco Pd di Peccioli, Renzo Macelloni, lo ha fatto. Un impianto fotovoltaico che ha come azionisti-soci i cittadini. Grazie alla legge che avete fatto voi con il governo Prodi, che finanzia al 100% gli impianti fotovoltaici, una legge santa. Un vero affare per gli abitanti di Peccioli. Ma a Peccioli hanno realizzato anche una discarica che funziona, non disperde veleni nell’ambiente. Anche perché recuperano il biogas che l’immondizia produce e anche lì i cittadini ci guadagnano. E’ un posto tanto pulito che ci hanno fatto sopra un concerto.
Poi hanno anche il dissociatore molecolare, sempre lì a Peccioli. Una roba che non brucia i rifiuti, li trasforma in gas portandoli a 400 gradi circa, in assenza di ossigeno. Col gas poi produce elettricità. E anche questo, grazie alla legge che tu hai sostenuto, è finanziato al 100%. Un’altra legge santa.

E, per inciso, questo dissociatore molecolare è un impianto all’avanguardia nel mondo, niente a che vedere con gli inceneritori antiquati che si stanno costruendo in giro. Non c’è combustione, non c’è fiamma, non ci sono emissioni.
E poi ci sono altre realtà… Come non parlare di Reggio Emilia? Quelli del Pd. Sono degli esaltati. Hanno gli asili migliori del mondo. L’Asilo Diana lo ha fondato nel ’45 un gruppo di partigiani. I soldi se li sono procurati vendendo un carro armato tedesco al ferrovecchi0. C’hanno i pannelli solari, le piste ciclabili, i riscaldamenti ergonomici, le finestre empatiche, l’isolamento termico zen.
E anche qui potrei andare a raccontare per pagine le meraviglie realizzate da alcuni sindaci del tuo partito.

Ma sono comunque pochi quelli che si muovono veramente, la maggioranza dei sindaci, diciamolo, non è che non fa niente, non si può dire, ma fa poco. Sono mesi che proponiamo a sindaci e assessori la sostituzione degli impianti di illuminazione pubblica. Con Banca Etica abbiamo studiato un pacchetto che permette al comune di sostituire lampadine e regolatori a costo zero, con l’anticipo di parte del risparmio futuro. Certo tutti mi dicono: “Che bella idea!” Ma poi si perdono. Forse non si fidano.

La sensazione che ho è che i sindaci poi decidano di rimandare gli interventi perché non si sentono sicuri. Sono cose nuove, le proposte sono tante, non si sa come scegliere quella giusta.
Allora mi dico, perché non lo fai tu di portare proposte agli amministratori?
Cavolo, di te si fiderebbero.

Il Pd potrebbe organizzare un centro di consulenze, uno sportello di servizi per i sindaci, che aiuta i Comuni a non perdersi nel labirinto burocratico e e nella giungla delle offerte. Un centro che organizza strategie energetiche, certifica tecnologie, prepara i bandi, le gare d’appalto, contratta sconti con le aziende produttrici, convenzioni con le banche e studia l’architettura di sistemi di partecipazione popolare al finanziamento dell’efficienza energetica dei comuni. Non è una cosa difficile. Ci siamo riusciti noi che siamo una piccola associazione, non avresti problemi a farlo tu con un colosso come il Pd.

Ma poi tu figurati, c’hai un centinaio di sindaci che di esperienze da moltiplicare te ne potrebbero dare a carrettate. Gente tua, militanti che se gli dessi la possibilità sarebbero capaci svuotarti il mare con le orecchie, gente concreta, appassionata, abituata a non farsi bloccare dalla paralisi burocratica che ci affligge. Ti basterebbe dargli spazio e sarebbero persino capaci di portare un’aria nuova nel PD.
E sai cosa vorrebbe dire andare alle prossime elezioni con storie di cambiamenti concretizzati.
Perché loro parlano di politica dei fatti, ma come sai non sono capaci, fanno solo finta, sono troppo impegnati nella Grande Abbuffata del Potere.
Noi progressisti, se ci si mette in testa di far qualche cosa, invece, lo si fa. E’ questa la differenza.
Facciamola vedere.
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Caro Di Pietro
di Jacopo Fo

Caro Di Pietro,
Perché non fai il difensore dei cittadini?
Sarebbe ora di iniziare una battaglia per l’obbedienza civile, all’americana. Hai voglia di farlo tu?

Caro Di Pietro,
Come sai stimo molto il lavoro che hai fatto in tutti questi anni, come giudice e come difensore della legalità in parlamento.
Ma in questo momento credo che non basti più questo tipo di pregevolissimo impegno.
La crisi economica è grave e siamo in una situazione nella quale Silvio riesce impunemente ad inanellare una legge dopo l’altra, per evitare processi, ammende, spese per danni, tasse, per lui, i suoi parenti, i suoi amici e le sue aziende. Se non erro abbiamo superato le 45 leggi in suo favore.
Vorrei quindi proporti di far saltare il banco cambiando strategia.

Non è un’idea mia. Viene dai neri americani. Nel 1955, nella città di Montgomery, una donna delle pulizie nera quarantenne si sedette sopra un sedile libero nella parte di un bus riservato ai bianchi, e poi si rifiutò di cedere il posto a una persona di razza caucasica. Per questo fu arrestata. Martin Luther King fu tra gli organizzatori di una protesta colossale e incredibile. Per 381 giorni, la quasi totalità dei neri di Montgomery smise di prendere i mezzi pubblici. Migliaia di operai, cameriere, inservienti, impiegati, iniziarono ad andare al lavoro a piedi. Si organizzarono servizi di auto con la collaborazione anche di centinaia di democratici bianchi, per trasportare vecchi, invalidi e malati. Uno sforzo chiaramente colossale che alla fine portò al quasi fallimento dell’azienda dei trasporti pubblici e alla cancellazione dell’apartheid sui bus.

Fu questo il primo passo del movimento della Disobbedienza Civile, non violenta.
In 13 anni di lotte riuscirono a far cancellare una dopo l’altra, dal Congresso, le leggi sull’apartheid
Ma via via che le vittorie avanzavano si dovette affiancare alla Disobbedienza Civile un’altra tecnica di lotta non meno essenziale: l’OBBEDIENZA Civile.
Quando i neri poterono finalmente entrare nelle università bianche la battaglia era vinta solo a metà. Era necessario che gli studenti esercitassero quei loro diritti, che entrassero in una università, frequentandola e uscendone laureati. Fu anche questa una battaglia durissima, con i studenti neri che per entrare negli atenei dovevano passare in mezzo a due ali di razzisti bianchi che li insultavano. Ma tennero duro e si laurearono. E solo allora la battaglia fu vinta veramente.

La situazione italiana presenta un’analogia con quella americana.
In questo momento la corruzione e l’illegalità generalizzata che domina il paese sono teoricamente vietati dalla legge ma in pratica lo Stato non ha la forza di imporre questa legalità.
Ci sono le leggi ma i giudici e gli agenti da soli non possono farle rispettare.
Questo avviene a livello generalizzato su mille questioni grandi e piccole. E questa condizione di impunità generalizzata è il substrato della cultura del berlusconismo e dell’inciucio.
Che cosa succederebbe se un partito con la forza dell’Italia dei Valori decidesse di cambiare la situazione?
In realtà sarebbe relativamente facile proprio perché si tratta di dare un semplice “aiutino” allo Stato.

Faccio un esempio. Nel 1996 con Angese lanciammo una rivista di satira: l’Eco della Carogna. Nel primo numero denunciammo una situazione allucinante: avevamo scoperto che la vernicetta argentata dei biglietti del Gratta e Vinci, conteneva ftalati e fenoli ed era quindi cancerogena. Ogni mattina milioni di italiani grattavano la polverina tossica sul bancone del bar e poi con le dita impolverate inzuppavano il cornetto nel cappuccino.
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, documentata con analisi chimiche e pareri di specialisti, non successe nulla.
Restammo stupiti, avevamo denunciato un’aperta violazione della legge e del buon senso e nessuno interveniva!
Allora il 17 agosto presentammo un esposto documentato alla magistratura, denunciando il danno alla salute pubblica che si stava producendo per semplice idiozia, da parte di un ente statale per giunta.
Il 19 agosto i Gratta e Vinci tossici furono ritirati su tutto il territorio italiano. Fu uno shock nazionale, ci furono crisi di astinenza da grattazione ma dopo un paio di settimane i Gratta e Vinci tornarono in commercio, meno luccicanti e argentati di prima e senza cancerogeni. Modestamente abbiamo evitato un tumore a migliaia di connazionali e ci siamo guadagnati un posto nel paradiso degli impenitenti, che è addirittura meglio di quello musulmano.

L’attuale stato delle cose in Italia è che ci sono migliaia di casi analoghi. Migliaia di situazioni che danneggiano gravemente i cittadini, in plateale, aperto, conclamato disprezzo della legge, sulle quali nessun partito interviene in modo costante e organizzato.
E sono battaglie che i singoli cittadini e i piccoli gruppi non hanno la forza di condurre, servono energie notevoli e serve la forza di resistere poi alle ritorsioni (l’Eco della Carogna chiuse nonostante il grandioso successo di pubblico, forse fra 20 anni potrò raccontare come accadde).

Scovare queste illegalità è facile. Ho in mano il numero 235 di Altroconsumo, una rivista collegata a un’associazione straordinaria che da 37 anni informa i cittadini sulla qualità dei prodotti e sui loro diritti, fornendo convenzioni, supporto legale e consulenza tecnica in casi di contenzioso.
Leggo che su 15 modelli di casco per motociclisti sottoposti a un test di qualità e resistenza da Altroconsumo, addirittura 8 risultano essere fuori legge perché non rispettano i parametri minimi di efficienza.

Non stiamo parlando di un problema da poco. Vuol dire che in Italia su due morti in motocicletta grossomodo uno indossa un casco tecnicamente illegale.
Altroconsumo fa il suo lavoro impagabile informando su com’è la situazione. E credo che siano quotidianamente stupiti del fatto che la cosiddetta Società Civile non fa tesoro del loro lavoro.
Perché non c’è nessun partito che incarica un avvocato di presentare un esposto alla magistratura e far ritirare questi caschi fuori norma?
Io credo che questo dovrebbe essere uno dei compiti fondamentali dei partiti politici. Non basta fare le leggi nelle aule parlamentari. Bisogna poi praticare l’Obbedienza Civile e agire perché la legge diventi operativa.
E lo è tanto più oggi per i partiti dell’opposizione che ben poco possono per l’esiguità numerica e l’uso industriale del voto di fiducia.

Caro Di Pietro, secondo me otterreste una rivoluzione copernicana se l’Italia dei Valori mettesse in agenda questa battaglia. I cittadini italiani, abituati a partiti che poco si occupano della gente, resterebbero favorevolmente impressionati se vedessero farsi avanti un’organizzazione che prende a cuore il loro benessere.
Parliamo di prodotti scadenti che causano indirettamente o direttamente morti, feriti, contusi, malanni, sofferenze, perdite di tempo e di denaro. Parliamo di testi di contratti per servizi, palesemente fuori legge, con clausole vessatorie che non resisterebbero per un secondo nell’aula di un tribunale ma che per il singolo cittadino diventano ostacoli difficili da superare. Parliamo di tante piccole truffe, che continuano impunite, ad esempio nelle televendite, soltanto perché nessuno si prende la briga di far rispettare la legge con strumenti legali… Migliaia di vecchiette turlupinate ogni giorno non avrebbero il diritto a un difensore etico?
E otterreste anche un radicamento sul territorio e uno strumento di crescita sul campo, dei militanti e dei dirigenti del partito. Le sedi locali dell’IDV diventerebbero anche centri di Obbedienza Civile e difesa del cittadino.
L’IDV troverebbe finalmente quel rapporto localizzato con gli elettori che oggi le manca e gli italiani diventerebbero più ricchi e meno mazziati se, ogni lunedì, la settimana si aprisse con Antonio Di Pietro che mette fine a un’altra furbata dei potenti e di quelli che se ne fregano delle leggi dello Stato.

Una simile iniziativa politica avrebbe poi il pregio di creare un potere di dissuasione. Vi sono alcuni casi in cui si reca grande danno al cittadino anche senza violare una legge.
Casi di infima piccineria e miopia delle aziende che per ottenere utili minimi fanno danni enormi. Ad esempio sono in commercio pellicole che contengono pvc (che si scioglie a contatto con i grassi) vendute insieme alle pellicole per alimenti, senza una dicitura leggibile. Ho dato incarico a un avvocato di scoprire cosa dice la legge. E mi ha risposto che non c’è niente da fare. Se c’è scritto “Non usare per avvolgere alimenti contenenti grassi” non puoi denunciarli, anche se è scritto alto un millimetro. E’ una carognata che colpisce i consumatori che non leggono attentamente le etichette dei prodotti. Vecchiette, commercialisti disinformati… Secondo me succederebbe qualche cosa se un partito politico come l’IDV andasse dai dirigenti dei supermercati e gli dicesse semplicemente: “Vi sembra bello fare questo? E’ bello mettere insieme un prodotto a norma di legge per alimenti e uno che non si può usare per alimenti contenenti grassi, e magari quello insano costa un po’ di meno?…”.

Ai dirigenti dei supermercati gli verrebbe il senso di colpa che non ci dormono perché sono sensibili e il giorno dopo questa crudeltà cesserebbe.
Ci sono tante situazioni in cui si sente la mancanza della funzione di BUON PADRE DI FAMIGLIA GLOBALE che lo stato dovrebbe avere. Una funzione di dissuasione, consiglio, formazione etica pratica. E visto che lo Stato non espleta questa funzione, ricade nella sfera di responsabilità dei partiti che si candidano a gestire lo Stato. E che possono così dimostrare, anche stando all’opposizione, quale è la loro filosofia sociale. Non in astratto, a parole, ma calata nel quotidiano con i fatti.

Ecco quindi come vedrei un programma di Obbedienza Civile.
Il primo lunedì: si fanno ritirare dal territorio nazionale i caschi da motocicletta fuori norma.

Il secondo lunedì: si denunciano le banche che nascondono con capziosi artifici di calcolo il fatto che praticano interessi a volte superiori ai tassi di usura.

Il terzo lunedì: si apre la caccia gli estintori domestici e aziendali fuori norma (ti è mai capitato di correre con un estintore per spegnere un incendio e accorgerti che non funziona? Io l’ho provato, un’esperienza molto deprimente).

Quarto lunedì: televendite di orologi finti, materassi in puro lattice vegetale chimico, quadri d’autore originali stampati in serie.

Quinto lunedì: si stroncano i costi occulti dei numeri telefonici che offrono informazioni sui numeri di telefono (alcuni quando ti passano la comunicazione con il numero telefonico che hai richiesto, te lo dicono usando curiose espressioni verbali ambigue, e mentre parli continui a pagare come se stessi ancora collegato con l’ufficio informazioni: un botto. Pochi consumatori se ne rendono conto.)

Sesto lunedì: si dice basta alla gente che telefona a tutte le ore offrendoti raggiri incredibili come l’abbonamento alle riviste: Amo la Finanza, Amo i Carabinieri, e Amo i Poliziotti, con autoadesivo da attaccare all’auto così puoi andare a 200 all’ora e non ti fanno la multa, puoi non pagare le tasse e la Finanza ti ama lo stesso e puoi sputare sui marocchini che in fondo siamo tutti settentrionali dentro.

E così via 52 volte all’anno. Diventerebbe l’evento del lunedì più appassionante. Sei contrariato perché devi tornare a lavorare ma sei contento che è lunedì perché così scopri cosa ha combinato Di Pietro questa volta.

Si potrebbero anche stampare dei grandi manifesti:
Guerra pacifista all’illegalità generalizzata.
Guerra pacifista alla cultura dei furbetti impuniti.
Iniziamo a cambiare l’Italia, da subito, nel piccolo e nel grande, ovunque sia possibile, poi se ne andrà anche Berlusconi.

PS: Nella lettera della settimana scorsa a Bersani, gli ho proposto di realizzare in tutti i comuni gestiti dalla sinistra le azioni di efficienza energetica che decine di sindaci del PD hanno già concretizzato con enorme vantaggio economico e ecologico, migliorando contemporaneamente il benessere dei cittadini.
Questa impostazione di dialogo, positiva e pratica ha riscosso l’apprezzamento di molti che hanno commentato l’articolo e di alcuni che lo hanno diffuso linkandolo.
Ringrazio tutti per il sostegno che mi avete offerto.
Alcuni mi scrivono che bisognerebbe far arrivare questa lettera veramente a Bersani. Sono d’accordo. So che è improbabile che un big della politica ci ascolti ma mi piace sognare.
Sarebbe comunque interessante provarci, quantomeno a far sì che queste proposte non cadano sotto totale silenzio. Anche solo che se ne discuta sarebbe un grande risultato.
Ma ovviamente non posso farlo da solo.
Qualcuno ha voglia di impegnarsi in una campagna di comunicazione su questi temi?
Un link-corteo darebbe visibilità al discorso. Magari qualche sezione del PD potrebbe riprendere queste proposte e votarle. Avrebbe un peso. Insomma una campagna di opinione vecchio stile. Sono convinto che molti iscritti del PD sarebbero proprio d’accordo con queste proposte se le conoscessero.
E sono convinto che i lettori del Fatto Quotidiano siano una potenza galattica.
Credo che riuscire anche semplicemente a discutere su questioni di strategia e strumenti di lotta sarebbe un risultato notevole anche se poi passano altre idee e le nostre vengono scartate.
Tutto è meglio del sistema gelatinoso che sta immobilizzando i cervelli.
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Costituzione e obbedienza civile
di Antonio Di Pietro

Caro Jacopo,
ho letto con molta attenzione il post che mi hai indirizzato. Innanzitutto ti ringrazio per aver pensato a me e all’Italia dei Valori come tuoi interlocutori.
Non sbagli quando dici che abbiamo lavorato sodo come difensori della legalità fuori e dentro il Parlamento. La nostra è una struttura giovane e dinamica, piena di persone oneste e pulite che hanno voglia di cambiare seriamente il nostro Paese.
Il salto di strategia che tu ci proponi fa parte del nostro Dna, visto che siamo un movimento che si è trasformato in partito e che – tra le sue caratteristiche principali – ha proprio quella di lavorare fianco a fianco con i cittadini. Come abbiamo ben dimostrato con le nostre campagne referendarie.
Hai ragione quando dici che lo Stato italiano, in questo momento, non ha la forza né – aggiungo io – la volontà di reagire alla corruzione e all’illegalità generalizzata. Sarà perchè chi dovrebbe dare l’esempio - il nostro governo – rappresenta in realtà la massima espressione della ricerca dell’impunità.
Quindi la tua idea di dedicarci a battaglie che riguardino il vissuto quotidiano dei cittadini non solo mi piace ma mi ha spinto a chiedere a Gianfranco Mascia di coordinare un’Area dipartimentale all’interno dell’Italia dei Valori che si chiamerà “Costituzione e Obbedienza Civile” proprio per lanciare campagne in difesa della nostra Carta Costituzionale e creare, proprio come ci suggerisci tu, un programma di obbedienza civile che ci veda propulsori di quella rivoluzione copernicana che parta dalla difesa dei diritti e del benessere dei cittadini.
L’Area dipartimentale, come prossimo obiettivo, avrà proprio quello di aprire uno sportello di ascolto dei cittadini, di collaborazione con riviste come Altro Consumo e attenzione alle loro inchieste, di creazione di mobilitazioni e di progetti di Obbedienza Civile.
Gianfranco Mascia si raccorderà con te per definire la possibilità di un tuo contributo all’ideazione e al lancio delle iniziative.
Ti ringrazio molto per quello che stai facendo e che seguo da anni con attenzione. Apprezzo soprattutto il tuo impegno nei confronti dello sviluppo e della diffusione delle nuove tecnologie che utilizzano come fonte energetica il sole. Un settore fondamentale per la democratizzazione dell’energia e per contrastare il tentativo di riportare il nucleare in Italia. Anche a questo proposito, ti chiederò di affiancarci – una volta consegnate le firme per il referendum per bloccare il nucleare – nel comitato organizzativo della campagna referendaria per far sì che questa sia una battaglia dei cittadini per i cittadini.
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Vediamo ora cosa succederà!

sabato 17 luglio 2010

Le auto blu e i veri fannulloni

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Il ministro Brunetta come sappiamo è riuscito a farsi odiare da tutti: ha iniziato dai dipendenti degli enti pubblici, che ha definito "fannulloni" (espressione poi usata per offendere altre categorie di lavoratori), ha continuato poi con i registi, gli attori e gli appartenenti al mondo dell'arte e della cultura ("bisogna chiudere quel rubinetto" eccetera). Ma possiamo dire tranquillamente che un po' tutti coloro che hanno un lavoro hanno avuto di che provare disugusto per qualche sparata di questa persona triste e con tanti problemi, seconda solo al Kaiser per quantità e pseudo-qualità di certe sue affermazioni.

Oggi tutti ma proprio tutti gli italiani che hanno un pizzico di buonsenso (ciò esclude tanti ma davvero tanti elettori del PDL) potranno inorridire nel sapere, come riporta il Fatto Quotidiano di oggi, che il ministro Brunetta ha a sua disposizione ben sette auto blu, una delle quali è a completa disposizione della sua segretaria!

Ma come, lui che voleva tagliare gli sprechi dappertutto è il primo a usare i nostri soldi in questo modo? Avrebbe molto da imparare da un vecchio sindaco della mia città, del PDL, che andava alle riunioni del consiglio comunale in motorino (il suo) e usava praticamente col contagocce l'auto blu a sua disposizione.

La questione delle auto blu in generale però sanguina, e parecchio. Il nostro paese è invaso dalle auto blu. Il parco auto della P.A. è composto oggi da ben 90.000 autovetture, e questo castello di privilegi comporta una spesa complessiva annuale di più di 4 miliardi di euro ogni anno: mezza finanziaria! Non solo noi cittadini paghiamo stipendi e rimborsi principeschi ai nostri politici, ma essi ci costano anche 4 miliardi di euro ogni anno perché girano (anche per fare 100 metri) con le auto blu, capito?

Il problema è che questi dati purtroppo potrebbero essere stati ridotti, e tanto, perché provengono direttamente dal Ministero per la Funzione Pubblica: è nel completo interesse della casta autotutelarsi facendo girare dati ridotti, no?

Un altro dato poi deve far riflettere: da questi conteggi sono stati esclusi (per la raccolta dei dati) i Comuni con meno di 30.000 abitanti.

Direi che non è il caso di aggiungere altro. Sono incazzato nero.

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Razzismo e classismo, Chiesa e istituzioni

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La grande sfortuna di essere italiani, o forse è meglio dire "una" delle grandi sfortune di essere italiani, è che il pensiero razzista e classista della Chiesa Cattolica è alla base di fin troppa legislazione e attività amministrativa.

Le crociate contro i gay della Chiesa hanno alimentato l'odio di quanti, deboli d'intelletto e miseri di cuore, sparano a zero contro questa diversità che diversità non è. E giù pestaggi continui nelle strade, dsicriminazioni dappertutto. Oggi leggo che la politica anti-gay di molti ospedali milanesi è arrivata a produrre il rifiuto del sangue donato da uomini che dichiarano di aver avuto rapporti sessuali con altri uomini. Paola Concia, unico componente del parlamento dichiaratamente omosessuale, ha preannunciato un’interrogazione alla Camera. Un centralinista dell'ospedale Gaetano Pini a un donatore gay ha detto: “Qui sono fondamentalisti. Andate al San Paolo, là il vostro sangue andrà bene”.

E poi ancora l'odio della Chiesa contro quello che loro chiamano il "concubinato", e cioè l'amore di una coppia che decide di vivere assieme senza andare in Chiesa a celebreare matrimoni cari come il fuoco che arricchiscono le tasche del Clero. Oggi abbiamo notizia di due nuovi provvedimenti adottati dalla giunta di centrodestra che amministra il comune di Roma, guidata da Gianni Alemanno (PDL), che si caratterizzano per una politica di attenzione nei confronti della Chiesa Cattolica. Alemanno ha disposto l’introduzione di un’imposta di cento euro per tutti coloro che intendono sposarsi civilmente. Ma non saremo liberi noi cittadini di decidere con la testa nostra se e come sposarci? Ma che schifo!

Un altro provvedimento di Alemanno (che col "concubinato" non ha nulla a che fare), rappresenta comunque un illegittimo aiuto agli interessi eocnomici della Chiesa: l’applicazione di uno sconto del 50% sulla tariffa applicata dai taxi a coloro che accompagnano bambini all’ospedale Bambino Gesù, di proprietà vaticana, dall’agevolazione sono esclusi tutti gli altri nosocomi. Un'altra schifezza immonda.

E' veramente una vergogna che i rappresentanti del popolo operino questo tipo di scelte, ma siamo in Italia... da noi l'eguaglianza non esiste se non nella Costituzione... perché dove parla la Chiesa c'è sempre qualche ipocrita nelle istituzioni che è pronto a correre in aiuto di questa multinazionale: cosa non si fa per qualche appoggio e voto in più!

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mercoledì 14 luglio 2010

La bugia di Alfano sui nuovi 250 magistrati

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Quest'uomo mi fa proprio schifo. Leggete quest'ANSA:

Giustizia: Alfano,assunti 250 magistrati
Ministro, dimostra sensibilita' del Governo.

(ANSA) - ROMA,14 LUG - 'Il via libera all'assunzione dei magistrati vincitori dell'ultimo concorso dimostra la particolare sensibilita'' del Governo. Cosi' Alfano. Il ministro di Giustizia ha espresso soddisfazione per il lavoro dei tecnici del Ministero 'che hanno trovato una soluzione ottimale, tradotta nell'inserimento, nella manovra, di un'importantissima deroga al regime di blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, deroga che consentira' cosi' l'assunzione di 250 magistrati'.
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Io ho fatto il concorso di magistratura, anni fa, e so che la procedura fra scritti e orali dura più di un anno, per l'elevato numero di laureati in Leggi che, speranzosi e fiduciosi in quell'ideale di Giustizia che hanno nel midollo, si presentano a sostenere questa difficilissima prova.

L'ultimo concorso è stato bandito due anni fa in primavera ed è terminato da poco, quindi è qualcosa che è iniziato e precede la scelta attuale del governo di disporre il blocco delle assunzioni. Alfano parla di deroga al blocco delle assunzioni, mosrando di aver fatto quasi un favore alla categoria. Peccato che il blocco delle assunzioni non poteva riguardare chi si era iscritto e aveva partecipato (positivamente) alle prove del concorso del 2008, antecedente all'attuale manovra economica.

Una bella presa in giro, e una schifosa (l'ennesima) fetta di prosciutto da posare sugli occhi degli italiani. Scommetto che Minzolini domani sottolinerà questa bugia indecente in una delle consuete edizioni burla del TG1.

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Chi è Cesare?

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Caligola, imperatore romano dei tempi che furono, fra le sue stravagnze ne aveva fatto una davvero particolare: aveva nominato senatore un cavallo. Oggi nella politica ci sono tanti asini, lo sappiamo, e tutti gravitano attorno a uno che negli anni ha mostrato di avere più di un problema mentale: ultima testimonianza, si fa chiamare Cesare.

Leggete questo articolo dell'Unità, e impallidite anche voi.


Nome in codice "Cesare". Silvio informato su tutto
di Massimo Solani

«Dovremmo raggiungere... Chiamiamolo così, cerca di capire: Cesare. Che sarebbe Cesare». Il 28 settembre 2009 Flavio Carboni è al telefono con Maria, una collaboratrice del presidente della Sardegna Cappellacci. Ma chi è questo “tale” Cesare il cui nome ricorre decine di volte nelle carte dell’inchiesta sulla nuova loggia P3? Cesare che va informato delle manovre sulla Consulta per il Lodo Alfano, Cesare a cui va riferito delle notizie (false) che vedrebbero Caldoro coinvolto in una storia di trans, Cesare a cui va detto degli affari sull’eolico in Sardegna. La risposta la danno i carabinieri in una nota ad una delle informative agli atti dell’inchiesta (nota n. 15 pag 12 segue informativa nr. 474/1- 50-3-44). Cesare, scrivono, «è pseudonimo utilizzato per riferirsi al Presidente del Consiglio». È la chiave di volta. Cesare è Silvio Berlusconi, il deus ex machina che si muove dietro le quinte di tutte le manovre della nuova loggia. Sempre informato, sempre presente un passo indietro. «Mio cugino Cesare vuole sapere», dice Arcangelo Martino il 30 settembre 2009 in piena manovra di salvataggio per il Lodo Alfano. «Mio nipote Cesare», fa eco Pasquale Lombardi. Del resto che i due stiano lavorando alacremente per pilotare il verdetto della Consulta Cesare-Berlusconi lo sa bene. «Io la settimana prossima mi incontro con Cesare - svela a Lombardi Nicola Cosentino il 2 ottobre - lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 (la data inizialmente prevista per la pronuncia sul Lodo Alfano (ndr) e allora giustamente ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non m’ha scassa’ o’ cazz’». Quando il verdetto si avvicina, i conteggi si moltiplicano. Il gruppetto di Carboni è ottimista visto il lavoro fatto, e il 25 settembre Arcangelo Martino è euforico con Carboni: «Diglielo a Cesare!».

E che Cesare sia pienamente della partita lo dimostra anche una intercettazione del 19 ottobre in cui si parla di una cena organizzata a casa di Verdini per parlare proprio del Lodo. «Bisogna vedere se c’è... se c’è Cesare», si chiede Carboni. «A me pare che non c’è», gli risponde Martino. Il lavoro ai fianchi sugli uomini della Consulta è incessante. Il 23 settembre “il gruppetto” si è riunito a pranzo, e Lombardi aggiorna sulla conta dei favorevoli e dei contrari in seno alla Corte Costituzionale il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che ha dovuto lasciare il tavolo in anticipo. «Abbiamo fissato che ogni giorno, ogni settimana bisogna che ci incontriamo per discutere tra di noi e vedere ando stà o’ buono e ando sta o’ malamente - spiega - E poi ammo vedè Cesare quanto prima». Che poi, quando Carboni e Martino si accordano per vedersi e raggiungere casa di Verdini, il faccendiere sardo arrestato è costretto persino a spiegare che «non è al Grazioli, eh!».

Del resto tutto si riferisce a Cesare-Silvio, e Carboni si vanta a più riprese di aver parlato con lui al telefono con Lombardi e Martino: dalle prime notizie sulla campagna diffamatoria contro Caldoro fino alle manovre sugli affari dell’eolico. «Fratello mio, gente che... hanno fatto muovere questi, perché sennò», sorride Martino il 30 settembre con Carboni. «Ma gente riferita al Cesare?», chiede Carboni. «Alle pecore! Al Cesare eh..», conclude Martino.

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Parte la campagna abbonamenti per il Campionato di Serie A 2010/2011 della Dinamo Sassari

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E dopo una estenuante via crucis durata un mese esatto, l'ennesima telenovela estiva, la Dinamo Sassari ha finalmente aperto la campagna abbonamenti per la stagione 2010/2011 che la vedrà misurarsi con le squadre della massima serie cestistica.

Di seguito i prezzi (in tabella) e le modalità di sottoscrizione, a partire dal diritto di prelazione riservato a chi già era abbonato lo scorso anno.

Forza Dinamo!

Fonte: http://www.dinamobasket.com/public/files/comunicati/file_377.pdf


14.07.2010
Dinamo, ecco i prezzi degli abbonamenti per la Serie A

La Polisportiva Dinamo comunica che domani, giovedì 15 luglio, partirà ufficialmente la "Campagna abbonamenti" per le partite casalinghe della stagione 2010/2011 del campionato di Lega Basket Serie A.
Dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 16:00 alle ore 18:00 sarà possibile acquistare gli abbonamenti presso la sede sociale in viale Porto Torres, 125 (presso la concessionaria Ford Sassari).
I possessori di un abbonamento della stagione 2009/10 potranno confermare il posto che occupavano nei settori numerati entro venerdì 3 settembre data di scadenza delle prelazioni. Gli uffici rimarranno chiusi da lunedì 9 a lunedì 16 agosto compresi.

Di seguito la tabella dei prezzi di abbonamenti e biglietti:



Ridotti Under 12: Tutti i bambini al di sotto dei 12 anni dovranno essere muniti del tagliando d'ingresso.
Tessere Young: (Gradinata C) (per studenti elementari-medie, superiori, universitari under 25 e tesserati FIP giovanili). Per richiedere l'emissione a proprio nome della tessera Young sarà necessario presentare al momento dell'acquisto un documento attestante l'appartenenza ad una delle categorie indicate.
La tessera Young è rigorosamente nominativa e non può essere ceduta ad altri per nessun motivo. Gli addetti ai controlli richiederanno l'esibizione di un documento d’identità.
Gli Abbonati, nel caso di partecipazione ai playoff potranno acquistare il biglietto al prezzo della regular season anche in caso di aumento.
Per eventuali Playoff il diritto di prelazione sarà valido esclusivamente per i posti numerati.

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Appalti pubblici, corruzione e segreti di Stato

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Leggendo l'Espresso ieri sera mi sono imbattuto in una notizia agghiacciante, che butta una nuova fetida cappa nera sull'operato dei ministeri del governo Berlusconi. Nella nuova manovra economica in fase di ultimazione il governo dà un sonoro calcio in faccia ai principi di Legalità e Trasparenza dei lavori pubblici, da sempre cardini dell'attività amministrativa, vera e propria conquista del pensiero giuridico occidentale degli ultimi anni.


Cosa succede adesso? Leggiamo l'art. 8, comma 10 della manovra per risanare i conti pubblici: "All'art. 16, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo la lettera D, è inserita la seguente: D-bis 'adottano i provvedimenti previsti dall'art. 17, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni'". Ora son sicuro che a tutti sarà venuta la nausea, perchè all'apparenza questo articoletto non dice niente, essendo redatto nella consueta forma incasinata tesa a superare gli occhi più distratti (tipico linguaggio di questo governo, che cerca sempre di nascondere le sue nefandezze).

Ma cosa significa tutto questo, tradotto in linguaggio comprensibile? Ecco: d'ora in poi qualsiasi dirigente ministeriale è libero di assegnare appalti con procedure segrete.

Spieghiamoci. Una delle conquiste del diritto amministrativo è stata quella di creare delle procedure chiare e precise per l'assegnazione dei lavori pubblici: pubblicazione di un bando di gara con requisiti appositi, presentazione di domande da parte delle ditte private, valutazione e scelta da parte di un team di esperti nominato dal ministero. Certo, un ministero furbo metteva le persone giuste nei posti giusti, se voleva favorire chi voleva, ma almeno la procedura era sotto il sole, e noi cittadini avevamo un minimo di possibilità di informazione e controllo.

Oggi queste regole non valgono più: i lavori pubblici potranno essere tutti appaltati in gran segreto... non sapremo a chi, quali saranno i costi, non sapremo niente.

La segretezza e sicurezza di alcuni tipi di appalti pubblici, decisi dai vertici della politica (ministeri o presidenza del Consiglio), esisteva già, sia chiaro. Ora però queste eccezione alla trasparenza è estesa a tutti colori che siedono nei posti decisionali di caposettore! Opere, servizi, forniture, tutto può essere secretato!

Perché questo? Perché in quest'ultimo anno sono stati portati alla luce centinaia di casi di lavori decisi male, appaltati malissimo, e ancora peggio relizzati, con la stola di corrotti e corruttori che si hanno spartito i soldi degli appalti. Il caso de La Maddalena qui in Sardegna è uno dei più gravi.

La maggioranza che ci governa quindi vuole che non si sappia come vengono spesi i NOSTRI soldi per la realizzazione delle opere pubbliche, per la creazione dei servizi pubblici, per la realizzazione delle forniture.... niente! Il governo non vuole più rendere conto di quello che fa a nessuno, chiaro? Sputtanato dappertutto, perché quasi ogni opera pubblica è sotto controllo da parte della Magistratura, dato che i responsabili della Protezione Civile sono quasi tutti sotto processo o indagini (da Bertolaso all'ultima delle mezzemaniche), il governo vuole gettare un telo e coprire le proprie malefatte.

Questa è una disposizione che favorisce la corruzione, istituzionalizza quel sistema di appalti e mazzette che Bettino Craxi aveva ben creato negli anni in cui era al governo, e per cui era stato condannato (da latitante e non esule, sia chiaro e ricordiamolo ancora)) in via definitiva al carcere. Ogni politico che è arrivato lassù in alto col voto di scambio (che è un reato, ricordiamo anche questo), potrà ringraziare i propri grandi elettori (parenti e "amici") dandogli in appalto di tutto, a costi che sosterremo noi, senza la minima possibilità di operare un controllo. E siccome la criminalità organizzata affonda le sue mani ampiamente in questo settore, il gran favore ruguarda soprattutto essa.

La notizia, inveo passata in sordina da noi, è comunque approdata a Bruxelles, destando forti preoccupazioni in seno alla comunità internazionale, in un comunicato si legge: "La questione è fino a dove si spinge l'interesse nazionale e la sicurezza, criteri che non possono doventare abusivi". Sarà disposto l'invio di Ispettori ONU anche per questa porcheria, com'è già stato deciso per il Ddl Intercettazioni? Finiremo (giustamente) commissariati per ogni cosa?

Segretezza, corruzione: il malaffare governa l'Italia.

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Ddl Intercettazioni. Le Nazioni Unite contro Berlusconi

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Praticamente tutti gli organi internazionali che si occupano di politica, giusitizia, giornalismo, libertà e Giustizia hanno detto la loro su questo Ddl della vergogna. Mancava l'ONU, l'ha fatto ieri, e il suo giudizio rappresenta la definitiva pietra tombale su una legge liberticida e criminogena che rappresenta la ciliegina marcia su una torta di lerciume cucinata dal governo criminale che decide arbitrariamente delle nostre vite.


Il senso di vergogna che provano diversi miei amici (che hanno votato PDL alle ultime elezioni) è agghiacciante. Con loro ci parlo. Ma anche io che ho dato il voto a chi oggi è all'opposizione mi vergogno come un cane di essere cittadino di una nazione che si sta sempre più imbarbarendo per preciso desiderio del Kaiser che tutto controlla e tutto decide.

Abbiamo già dato conto in questo blog dei vari giudizi negativi espressi nel mondo su questo Ddl, e allora proseguiamo con l'ONU. La notizia è di ieri sera, e mi era sfuggita. Ma la commentiamo e riportiamo subito.

L'ONU ufficialmente ha chiesto al governo di "sopprimere o rivedere" il discusso ddl intercettazioni, e ha annunciato una missione in Italia nel 2011 per esaminare la situazione della libertà di stampa e il diritto alla libertà di espressione. Il portavoce è il relatore speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite, Frank La Rue, che in un comunicato chiede al governo italiano di "abolire o modificare" il disegno di legge sulle intercettazioni perché "se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia". Ha poi aggiunto di essere pronto "a fornire assistenza tecnica per garantire il rispetto di standard internazionali dei diritti umani sul diritto alla libertà di espressione". Infine ha detto: "Queste disposizioni possono ostacolare il lavoro dei giornalisti di intraprendere giornalismo investigativo su questioni di interesse pubblico, quali la corruzione, data l'eccessiva durata dei procedimenti giudiziari in Italia, sottolineata a più riprese dal Consiglio d'Europa".

Il ministro Frattini nel rispondere gli ha dato dell'ignorante (sì...): "Le proposte legislative prima vanno lette" (esattamente come aveva detto la Gelmini agli operatori della Scuola quando partì la protesta). Una tipica espressione di chi sa di non poter competere nel merito della questione e quindi passa all'attacco mancando di rispetto in maniera gratuita, proprio come ama fare Berlusconi. Frattini ha anche detto: "In tutti i paesi democratici il parlamento è sovrano e decide", ribadendo un vecchio concetto sempre caro al delinquente capo, per cui se vinci le elezioni puoi fare quello che vuoi, anche distruggere le libertà garantite dalla Cositutzione.

Queste parole di Frattini hanno un peso criminoso elevatissimo, e fanno vergognare ogni cittadino italiano che abbia un minimo di coscienza, la stessa coscienza che manca totalmente al ministro degli Esteri. Ma vi rendete conto chi ci rappresenta all'estero?

Purtroppo Frattini non è l'unico delinquente ad aver sparato sull'ONU. Capezzone si è unito al coro prontamente, dicendo: "Troverei utile che i funzionari dell'Onu dedicassero il loro tempo a contrastare le dittature, che troppo spesso dettano legge, o trovano comunque sostegno e copertura, anche nei comportamenti del Palazzo di Vetro. Lo sanno bene gli oppressi di tanti regimi, che in troppe occasioni hanno dovuto fare i conti con i comportamenti e le scelte di questo o quell'organo, di questo o quell'ufficio, di questo o quel funzionario delle Nazioni Unite". Quindi per Capezzone l'ONU favorisce le dittature e le aiuta ad opprimere i cittadini del mondo! ma vi rendete conto? Questo è un discorso talmente grave e pesante, che può compromettere del tutto i delicati rapporti del nostro paese con la comunità internazionale. Questi imbecilli si fanno paladini di ideali che calpestano ripetutamente, e quando vengono giustamente richiamati all'ordine, con la schiuma alla bocca sparano ad alzo zero. Vergogna!

Compatta la "maggioranza" a difesa della criminalità, quindi. Compatta l'opposizione a denunciarne le porcherie. Unico tassello mancante l'UDC, che da quando ha deciso di cambiare nuovamente banidera (le poltrone piacciono, e tanto, agli ex DC), sta iniziando a difendere questa legge porcata.

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