mercoledì 30 giugno 2010

Terza bastonata dall'estero al ddl intercettazioni/bavaglio

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Oggi il Kaiser ha ordinato una accelerata per l'approvazione del bavaglio, dopo che la settimana scorsa toni più distensivi avevano accennato a dopo le vacanze estive. Perché? Sicuramente sta per saltare qualche altra polveriera, è chiaro. Credo che il pozzo nero delle malefatte di questa persona sia senza fondo.

Intanto il ddl della vergogna riceve la terza bastonata proveniente dall'estero. In un paese normale sarebbe bastata la prima (Dipartimento di Giustizia USA) a far cambiare idea a questi delinquenti che si credono Dio solo perchè hanno vinto le elezioni, o almeno la seconda (OCSE). Adesso è il GRECO (Gruppo di Stati contro la Corruzione) a far tuonare la prorpia voce, e parla chiaro per il tramite di un suo componente: in Italia si favorisce la corruzione e la Mafia.

Leggete questa intervista:


Il Consiglio d’Europa boccia la legge bavaglio: “Favorisce mafia e corruzione”
Terza bocciatura internazionazionale al ddl intercettazioni. Dopo gli Usa e l’Ocse, oggi è il Greco a dire "in Italia i politici, per ragioni personali, approvano leggi che favoriscono corruzione e mafie"

Mentre in Italia, a stretto giro di ruota dalla condanna per fatti di mafia di Marcello Dell’Utri, le polemiche sulla legge bavaglio riprendono furiosamente quota, dall’estero arriva la terza bocciatura al disegno di legge sulle intercettazioni. Dopo quella del Dipartimento di giustizia americano, e quella dell’Ocse, è il Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione) a prendere posizione. “Questa legge potrà creare gravi difficoltà alla lotta alla criminalità organizzata”, dice in un’intervista esclusiva a ilfattoquotidiano.it, Drago Kos, ex dirigente della polizia slovena, detto lo zar della guerra alle tangenti, dal 2002 Presidente di questo importante organo interno al Consiglio d’Europa, che ha il compito di sorvegliare le politiche nella lotta alla corruzione e identificare le lacune nelle norme, indicando i provvedimenti da prendere.

Il Greco comprende 46 paesi membri (45 Stati europei e gli Stati Uniti d’America). L’Italia ha aderito il 30 giugno 2007. E’ la seconda volta che il Greco esprime preoccupazione per una legge approvata in questa legislatura. L’allarme era già scattato per la prima versione del Lodo Alfano. Quella voluta da Silvio Berlusconi e riguardante la sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato. Allora l’organizzazione internazionale aveva espresso il timore che la norma mettesse i bastoni tra le ruote alla lotta alla corruzione e violasse un principio elementare: quello di uguaglianza. Un timore fondato, tanto che il 7 ottobre 2009 la Corte Costituzionale lo ha bocciato.

Signor Kos, qual è la situazione europea della lotta alla corruzione?

La lotta alla corruzione in Europa va a due velocità: da un parte le nuove democrazie che necessitano di norme specifiche e di un controllo sulla realizzazione delle pratiche anti corruzione, dall’altra parte le vecchie democrazie che si trovano a un livello migliore, tranne Spagna, Italia e Grecia. Negli ultimi anni la situazione della corruzione in Europa si è aggravata invece di migliorare. Molti Stati combattevano la corruzione solo per soddisfare le richieste europee e non per produrre un cambiamento interno anche di tipo sociale, inoltre la crisi è un terreno ideale per l’aumento della corruzione perché aumenta il livello di pressione sull’economia

E l’Italia a che punto è nella lotta alla corruzione?

La situazione da voi è molto particolare, primo perché il livello di corruzione e criminalità è molto alto, secondo perché la classe politica non vuole riconoscere la gravità del problema e terzo perché sempre la classe politica invece di incrementare la lotta alla corruzione, per ragioni personali, approva norme che la ostacolano.

Come il Lodo Alfano che voi avevate bocciato nella vostra ultima relazione?

La Corte ha fatto bene a dichiararlo incostituzionale e questa è semplicemente la prova che il tra i poteri dello Stato il ramo giudiziario è sano

E ora a che cosa si riferisce?

L’Italia oggi deve affrontare un’altra minaccia: la legge che ostacola le intercettazioni e le limita a una durata di 75 giorni e punisce i giornalisti che pubblicano le intercettazioni. Non si può seriamente combattere la corruzione né il crimine organizzato se il provvedimento che autorizza le intercettazioni può durare solo 75 giorni. In secondo luogo, la minaccia ai media di una sanzione in caso di pubblicazione delle intercettazioni non può essere una soluzione. Io non sono d’accordo con la pubblicazione dei verbali. Questa, però, è una responsabilità dei magistrati che devono evitare fughe di notizie. E’ chiaro. Qualsiasi giornalista al mondo, se riuscisse ad averle, scriverebbe le intercettazioni che si pubblicano da voi.

Nel nostro paese corruzione e mafia sono spesso sinonimi…

Proprio per questo la nuova legge potrà creare gravi difficoltà nella lotta alle mafie. Ufficialmente non è applicabile alle indagini sulla criminalità organizzata, ma non si può mai sapere quando si iniziano delle indagini se queste porteranno a casi che riguardano i clan.

Quindi condivide la posizione del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’Associazione Nazionale Magistrati?

Questo è quello che ci suggerisce la nostra esperienza: quando iniziano le investigazioni non si sa mai dove porteranno. Con il nuovo ddl si parte, invece, dal presupposto che potrai lavorare solo 75 giorni. E in 75 giorni spesso non è possibile nemmeno formulare una ipotesi d’imputazione. Mi spiace dirlo, ma saranno tempi duri per il sistema giudiziario italiano.

Ritiene che la legge sulle intercettazioni sia in contrasto con i principi del Greco? Ritiene che sia in contrasto con principi costituzionali?

La legge è certamente in contrasto con i principi di Greco. Non posso esprimere giudizi specifici sulla costituzionalità di una legge nel vostro ordinamento, ma si deve tenere conto di questo: ci sono principi fondamentali da bilanciare che sono diritti umani e quindi validi per tutti. Da un lato il diritto alla privacy, dall’altro lato il diritto fondamentale dei cittadini italiani a vivere in una realtà sicura e informati. Questi principi vanno bilanciati. Non si può proteggere un diritto fondamentale in modo tale da violare un altro diritto fondamentale a volte anche più importante, come la libertà di cronaca e di espressione. Sono certo che se la legge dovesse passare qualcuno in Italia solleverà questione di costituzionalità e i vostri giudici costituzionali avranno un compito molto duro da affrontare.

FONTE: Il Fatto Quotidiano.

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Pedofilia, il Vaticano sotto processo negli USA


Era questione di ore, ma ora per la prima volta il Vaticano sarà chiamato a rispondere del fatto di aver protetto preti pedofili. Ovviamente tutto ciò al solo titolo civilistico (e quindi monetario: risarcimento danni) e non penalistico, giacché giustamente la responsabilità penale è personale.


Il Vaticano negli anni ha commesso tanti errori nel gestire queste situazioni, e già il fatto che per punire un peccatore alla Chiesa basta comminare qualche preghiera cui segue l'assoluzione in sede di confessione, come principio cardine del pensiero cristiano cattolico, ha forse ingenerato in partenza una pessima gestione del problema. Ma questo problema è stato appesantito dal fatto che la Chiesa prevede il celibato per i propri membri, e quindi i più deboli (e deviati sessualmente) di essi hanno sfogato le loro pulsioni sessuali (che esistono per tutti gli esseri viventi, secondo Natura) sui più deboli e indifesi, appunto i bambini.

Può sembrare un discorso semplicistico, ma queste sono le due questioni più affrontate da diversi anni quando si analizza il fenomeno (o meglio: scandalo) pedofilia nella Chiesa. Un altro errore gravissimo (ma forse volontario) della Chiesa è consistito nel deviare l'attenzione pubblica attraverso il proponimento dell'equazione omosessuali = pedofili. Ma non è questo il punto oggi.

Il punto è che, come riporta l'ANSA, finalmente questa condotta del nascondere tutto da parte del Vaticano ha rilevanza e sarà finalmente e giustamente punita dalla Giustizia, salvo interventi e maneggi politici, che di sicuro la Chiesa avvierà "in nome del dialogo e del rispetto reciproci" (dicono sempre così, perchè pretendono e non danno rispetto su troppe cose).

La Corte Suprema di Washington ha dichiarato il "luogo a procedere" in un caso di pedofilia nell'Oregon, e l'avv. Jeff Anderson è subito partito in quarta denunciando la Chiesa Cattolica, che aveva operato contro la Giustizia nascondendo tutto. L'immunità è inaccettabile, e giustamente non è stata riconosciuta: troppo comodo, dopo che è stato violentato un minore e si è cercato di insabbiare tutto, farla franca esibendo il tesserino!

I fatti sono questi: l'azione legale accusa i vertici del Vaticano, i superiori dell'ordine dei salesiani e i vescovi responsabili di una scuola di Bellflower in California di aver insabbiato le molestie sessuali di Miani, "padre Jim" per i suoi allievi. Miani ha 83 anni e nel 2003 è stato arrestato per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Miani aveva altre accuse alle spalle: negli anni Quaranta, quando era seminarista, su un ragazzino di 13 anni a un ritiro parrocchiale in Italia, poi in un collegio salesiano a Edmonton in Canada e successivamente nella diocesi di Stockton in California, di cui è stato vescovo il cardinale Roger Mahoney, arcivescovo uscente di Los Angeles. Era quindi un recidivo pericoloso, da cacciare e denunciare alla Magistratura.

L'avv. Anderson afferma che "il Vaticano era stato avvertito ma il Papa e la Congregazione per la Dottrina della Fede non avevano rimosso il prete pedofilo". Nell'azione legale si afferma anche che l'ordine dei Salesiani era a conoscenza delle tendenze di Miani: ciò nonostante, quando il prete fu trasferito a Bellflower fu incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli studenti né le famiglie fossero avvertiti. Ma come, un prete compie atti sessuali sui minori, lo fa più volte e non solo non viene punito, ma viene tutto coperto e poi costui viene mandato altrove a gestire sempre rapporti con minori!

L'avv. Anderson e i suoi associati hanno convocato una conferenza stampa a Los Angeles dopo l'ufficializzazione delle accuse: "Per molti anni gli ordini religiosi con base a Roma hanno trasferito con impunità all'estero i sacerdoti pedofili per evitare di fare i conti con la giustizia", ha detto l'avvocato. "L'ordine dei Salesiani, il terzo per importanza nella galassia cattolica (vi appartiene fra gli altri il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, le cui affermazioni razziste ad ampio raggio sono state condannate da più parti nel mondo), era stato informato che Miani era un pedofilo fin dagli anni Quaranta e tuttavia lo aveva trasferito dall'Italia in Brasile, in California, in Canada e di nuovo in California. Questo prete ha fatto almeno 13 vittime, e malgrado ciò ha continuato a svolgere il suo servizio".

La cosa incredibile è che nel 2008 la Società Salesiana di Los Angeles ha accettato di pagare 19,5 milioni di dollari per chiudere 17 casi di molestie sessuali nell'arcidiocesi: un'ammissione tacita di colpevolezza di quanti così venivano coperti e salvati dalla Giustizia penale, tanto per la giustizia divina c'era sempre la confessione...

L'accordo era arrivato mentre una giuria si apprestava ad ascoltare accuse secondo le quali i Salesiani sapevano che padre Miani aveva molestato ragazzini quando lo avevano assegnato alla St. John Bosco High School di Bellflower. Qui, Miani avrebbe commesso abusi su almeno 4 minori, tra cui un ragazzo quindicenne e le sue due sorelline. Miani ha lasciato l'ordine nel 1974 ma ha continuato a fare il prete fino a quando è andato in pensione, nel 1993.

FATE GIRARE

Implicazioni (e correzioni di lettura) della sentenza Dell'Utri

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Ieri è arrivata una sentenza chiara e netta: con essa anche in secondo grado la Giustiza ha detto che Dell'Utri è un mafioso, o almeno lo era fino al 1992 (Concorso in associazione mafiosa significa questo). La condanna è stata ridotta a 7 anni per l'assoluzione riguardante il secondo periodo, guarda caso quello in cui nacque Forza Italia, il perido delle stragi e del papello con le richieste della Mafia.

Il Tg1 e gli altri mezzi di disinformazione mediatica hanno messo al lavoro le minzolingue, che hanno sparato minzogne a go go, battendo il tasto sull'aspetto dell'assoluzione, e mettendo in secondo piano (se non nascondendo, in alcuni casi) la cosa più importante: per ben 2 volte Dell'Utri è stato condannato nel merito.


In un paese normale la forza pubblica lo avrebbe acchiappato e sbattuto in carcere, ma siccome noi viviamo nella repubblica delle banane, indovinate...? Dal canto suo Dell'Utri ha dato il consueto segnale affettivo alla Mafia, rimarcando che per lui Mangano (lo stalliere di Berlusconi pluricondannato per Mafia) è sempre un eroe. Due veri "uomini d'onore"!

In sede di commento si è detto: attendendo le motivazioni, si può affernare che questa sentenza bastona Dell'Utri ma salva Berlusconi e Forza Italia. In parte questo è giusto, e di sicuro Sua Emittenza gongola, perché siccome i suoi fedeli "giornalisti" batteranno su questo tasto, egli sarà un po' riabilitato agli occhi del suo elettorato.

Una precisazione però è d'obbligo: ormai è assodato che Dell'Utri fino al 1992 prima in casa Berlusconi, poi nella Fininvest, poi in Publitalia, ha sicuramente lavorato per Cosa Nostra (la vecchia mafia dei Bontate e Teresi, e la nuova mafia dei Riina e Provenzano) e contemporaneamente per il Cavaliere palazzinaro, finanziere, editore, tycoon televisivo. Quindi, a voler leggere bene la sentenza, Berlusconi e Forza Italia non sono "salve", perché il Dell'Utri che prima del 1992 lavorava per la Mafia (da cui i 9 e poi 7 anni della condanna) è uno degli ideatori e fondatori di Forza Italia, non dimentichiamolo!

Sulla questione dell'assoluzione per i fatti post-1992 c'è da discutere, perchè nel processo di appello che è sfociato in questa seconda condanna sono state acquisite molte prove nuove e confermate molte vecchie (fra le quali la più importante: l'agenda di Dell'Utri con le annotazioni riguardanti i boss mafiosi e gli appuntamenti con loro del senatore). E per alcune nuove prove i 3 giudici hanno giocato sporco: ascoltato Spatuzza, che ha raccontato di tutto e di più, hanno scelto di non confrontare le sue dichiarazioni con quelle di Ciancimino (che materiale in altri processi di Mafia ne ha tirato fuori, e tanto, vedi i così detti papelli e le richieste della Mafia nella trattativa con lo Stato ormai accertata), e si sono accontentati di sentire uno solo dei fratelli Graviano andare in udienza a non dire niente. Su questo aspetto la stampa del Regime ha giocato sporco, dicendo che Spatuzza era stato smentito: ma da chi? Da cosa?

Anzi è vero il contrario, e cioé che Spatuzza ha ribadito e confermato egli stesso altre dichiarazioni e documenti già acquisiti al processo, quindi le sue dichiarazioni non sono state smentite da nessuno, anzi esse stesse hanno confermato quanto già acquisito e riscontrato da altre prove a carico del senatore: Travaglio nel Fatto oggi fa osservare che "oltre alle dichiarazioni ultra-riscontrate di Nino Giuffrè e altri collaboratori sul patto Provenzano-Dell’Utri, è proprio sul periodo successivo al 1992 che i magistrati hanno raccolto la maggiore quantità di fatti documentati e inoppugnabili... le intercettazioni del mafioso Carmelo Amato, provenzaniano di ferro, che fa votare Dell’Utri alle europee del 1999; le intercettazioni dei mafiosi Guttadauro e Aragona che organizzano la campagna elettorale per le politiche del 2001 e parlano di un patto fra Dell’Utri e il boss Capizzi nel 1999; le agende di Dell’Utri che registrano due incontri a Milano col boss Mangano nel novembre del 1994, mentre nasceva Forza Italia; la raccomandazione del baby calciatore D’Agostino per un provino al Milan, caldeggiato dai Graviano e propiziato da Dell’Utri; e così via". Quindi c'era già tutto!. Le parole di Spatuzza quindi non necessitavano di conferma perché esse stesse erano già conferma di quanto già acquisito! Davvero scaltra la scelta di questi 3 giudici, no?

"Vedremo dalle motivazioni come i giudici riusciranno a scavalcare questi macigni", chiude Travaglio, e ha ragione. Avete capito che furbizia? Dato il carico probatorio pazzesco acquisito, non era possibile assolvere Dell'Utri, e si è cercato, bloccando Ciancimino, di inficiare quanto detto da Spatuzza, un disegno preciso! Io rimango dell'idea (avendo studiato Leggi e preso la Laurea) che in ogni processo, e soprattutto in quelli per Mafia, ogni prova debba essere acquisita, ogni dichiarazione sia importante ai fini del comprendere bene le cose... per i 3 giudici non è stato così, e Dell'Utri e Berlusconi se la ridono, di meno il primo, molto di più il secondo.

Ora è chiaro che si andrà in Cassazione, questi processi non si chiudono mai in appello. Ma ricordiamo che il terzo grando del giudizio non tocca il merito delle questioni, ma solo la legittimità dello svolgimento del processo: quindi per lo Stato Italiano Dell'Utri è da sbattere in carcere. Sarà difficle un annullamento della sentenza con rinvio degli atti al giudice d'appello, a meno che proprio il fatto che Ciancimino doveva essere ascoltato (com'era lecito e plausibile oltre che utile alla più completa ricostruzione dei fatti) non pesi. In Cassazione Dell'Utri non raccoglierà poi molto, se non una cosa: giocando ad allungare i tempi potrà fra scattare la prescrizione, che per lui arriva al 2014, oppure (usando la Cirielli) una volta raggiunti i 70 anni (2011) in carcere non ci andrà mai, perché grazie a quella porcheria di legge (creata dai solerti "avvocati" di Berlusconi) il carcere per i settantenni è sotitutito dai domiciliari.

In un modo o nell'altro quindi questi delinquenti sono tutti salvi: Dell'Utri in carcere non ci andrà, a meno che la Cassazione non faccia in fretta e almeno fino al compleanno Dell'Utri uno spicchio (ma piccolo) di carcere se lo becca, e Berlusconi potrà dire che Forza Italia non è nato come partito referente della Mafia, anche se le nuove prove (anche quelle non acquisite al processo per precisa scelta dei 3 giudici, come detto) dicono il contrario.

“A me della politica non frega niente. Io mi sono candidato per non finire in galera”, Dell'Utri ha pure il coraggio di prenderci in giro, e nessuno si incazza, io sì.

Sempre Travaglio fa notare una cosa giustissima:

"Un’opposizione decente, ma anche una destra decente, semprechè esistano, dovrebbero assumere subito due iniziative.

1) Inchiodare Silvio Berlusconi in Parlamento con le domande a cui, dinanzi al Tribunale di Palermo, oppose la facoltà di non rispondere. Perché negli anni 70 si affidò a Dell’Utri (e a Mangano)? Perché, quando scoprì la mafiosità di almeno uno dei due (Mangano), non cacciò anche l’altro che gliel’aveva messo in casa (Dell’Utri), ma lo promosse presidente di Publitalia e poi artefice di Forza Italia? Da dove arrivavano i famosi capitali in cerca d’autore degli anni 70 e 80? Si potrebbe pure aggiungere un interrogativo fresco fresco: il presidente del Consiglio è forse ricattato o ricattabile anche su queste vicende (ieri il legale di Dell’Utri, Nino Mormino, faceva strane allusioni al prodigarsi del suo assistito fino al 1992 per “salvare dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”)?

2) Pretendere le immediate dimissioni di Marcello Dell’Utri dal Parlamento. Quello di ieri non è un avviso di garanzia, una richiesta di rinvio a giudizio, un rinvio a giudizio, una sentenza di primo grado: è la seconda e ultima sentenza di merito. Che aspetta la politica a fare le pulizie in casa? Che i carabinieri irrompano a Palazzo Madama per prelevare il senatore e condurlo all’Ucciardone?"

Ma dove siamo?

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martedì 29 giugno 2010

7 anni a Dell'Utri, il Video delle lettura del dispositivo e del TG1

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7 anni soltanto.... il fatto non sussiterebbe per i fatti posteriori al 1992... sarebbe a dire che Forza Italia non sarebbe nata come partito referente della Mafia, giusto?

Questa è una sentenza POLITICA. E' chiaro che non poteva non essere confermata la condanna al senatore (c'erano la sua agenda, centinaia di altri documenti, intercettazioni, testimoninanze d'ogni tipo), ma assolverlo per i fatti avvenuti dopo il 1992 significa fare un favore a Berlusconi.

Il TG1 dal canto suo ha sparato le solite minzogne:



Minzolini ha battuto il tasto sulla parola "assoluzione" e sulla politica italiana post 1992, accorrendo in soccorso a Sua Emittenza. Ancora una volta, l'ennesima, le minzolingue hanno alterato la realtà.

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Dare e pretendere rispetto

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No comment, parla da sola.

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lunedì 28 giugno 2010

Pressione fiscale alle stelle, Economia nel baratro: 1 anno di governo Berlusconi

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Il rapporto di Sua Emittenza con le tasse è sempre stato burrascoso, date le continue indagini per evasione fiscale condotte dalla Finanza e dalla Magistratura sin dagli albori del suo impero economico. Ma il Kaiser si è saputo difendere: modificando gran parte delle disposizioni civili e penali che lo riguardavano da vicino (la maggior parte delle quali votate da Fini e Casini, che oggi fanno i moralisti, non scordiamolo).


La più grande promessa di Silvio Berlusconi in campagna elettorale è stata sempre la stessa: "ridurremo le tasse", parole dette a voce alta, cui sono seguiti spesso e volentieri aperti inviti all'evasione fiscale, e oggi siamo al punto che l'evasione fiscale è il marchio di fabbrica dei contribuenti italiani. Io pago le tasse, mi sveno per farlo, ma ci sono milioni di italiani che non lo fanno. Secondo una stima aprossimativa fatta di recente, l'evasione fiscale in Italia oggi raggiunge le cifre di una manovra finanziaria... della serie: se tutti pagassimo le tasse per un anno, l'economia ripartirebbe di slancio, figuriamoci se le pagassimo tutti sempre! Ma siamo in Italia, e come sono tanti gli imbecilli che danno ragione al Kaiser andandolo a votare, altrettanti sono quelli che accolgono il suo invito a non pagare le tasse.

L'ISTAT (fatevi un giro nel sito), a proposito di tasse ed economia, ha diramato i dati relativi al 2009, e c'è da preoccuparsi.

Alla faccia delle promesse elettorali di Berlusconi, le tasse in Italia sono schizzate verso l'alto invece di ridursi! Da quando Berlusconi è passato al governo, il peso del fisco sul prodotto interno lordo nel 2009 è passato al 43,2% rispetto al 42,9% verificato nel 2008, portando l'Italia al quinto posto nell'UE. Ma non è finita!

Per la prima volta dal 1991, il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) del nostro paese è risultato negativo (-0,6% del Pil), in calo di 3,1 punti percentuali rispetto al 2008.

Il debito pubblico in Italia è sempre il più alto in Europa: nel 2009, in rapporto al Pil, dopo il calo rilevato nel 2007, ha proseguito la crescita già registrata nel 2008, aumentando di quasi 10 punti percentuali rispetto all'anno precedente e attestandosi al 115,8%. Il deficit/Pil 2009 è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente (si è passati dal 2,7% al 5,3%). In valore assoluto, l'indebitamento risulta pari a 80.800 milioni di euro, maggiore di 38.225 milioni di euro rispetto al 2008.

Non dimentichiamo che il tasso di disoccupazione è alle stelle: oggi siamo all'8,9% complessivo, cifra che sale al 21,3% fra i giovani, e tocca la preoccupante cifra del 33% nelle zone più povere (il che significa che in larga parte del paese un cittadino su tre non ha lavoro).

C'è una sola lettura per questi dati: Berlusconi e Tremonti hanno fallito. Loro girano con scorte, auto blu, mangiano dormono viaggiano telefonano gratis (e cioé a spese nostre) dappertutto, come tutti i membri del Parlamento e del Governo e molti altri loro colleghi negli enti locali... Noi invece non riusciamo ad arrivare decentemente alla fine del mese e abbiamo le tasse in aumento.

Però le priorità del governo dal 2008 ad oggi sono state le leggi ad personam, come il ddl intercettazioni/bavaglio, cui Berlusconi ancora oggi ha dato la "priorità assoluta" rispetto a qualunque altra cosa. Della serie: proteggiamo chi corrompe, proteggiamo chi delinque, leghiamo le mani alla Forza Pubblica e alla Magistratura, mettiamo il bavaglio all'informazione, sbrighiamoci, occupiamoci solo di questo, se poi l'Italia va a rotoli chissenefrega!

C'è spazio per una rivoluzione o abbasseremo di nuovo la testa?

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Totò Cuffaro, l'accusa chiede 10 anni per Concorso in Associazione Mafiosa

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E poteva essere di più perché è stato concesso il rito abbreviato che la difesa aveva chiesto (generalmente quando viene chiesto il rito abbreviato si sa che la condanna è quasi certa, viste le prove a carico). Oggi siamo tutti in attesa per la sentenza Dell'Utri, e arriva questa notizia dal SITO dell'Antimafia. Ah, guardate la foto: Cuffaro e Dell'Utri che si salutano in perfetto stile.... ehm... lasciamo stare, dài.


Pm chiedono condanna a dieci anni per Cuffaro

Palermo. I pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a dieci anni di reclusione per l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, senatore dell'Udc. L'ex governatore è accusato di concorso in associazione mafiosa nel processo che si svolge con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania. La pena richiesta tiene conto della riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato. I pm hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche per il senatore Udc «perchè i fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il suo ruolo di governatore regionale: per questa sua veste poteva partecipare in alcuni casi al Consiglio dei ministri». «Abbiamo dimostrato - hanno detto - che il sistema di controinformazioni messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme a Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro, era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia e esponenti politici o a lui collegati. È proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l'accusa di concorso in associazione mafiosa». Le testimonianze di pentiti e di soggetti vicini all'imputato hanno dato, secondo i pm, ulteriore conferma alle accuse. «Fin dal 1991 i contatti con Angelo Siino - ha detto Del Bene - dimostrano l'esistenza del patto politico-mafioso stretto da Cuffaro con esponenti di Cosa Nostra».
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Di cosa ci possiamo stupire ancora? Oggigiorno le notizie di politici (generalmente dell'attuale maggioranza) sotto indagini o processo per attività connesse alla criminalità organizzata (mafia, camorra o 'ndrangheta che sia) sono il pane quotidiano cui si nutre il nostro fegato. A furia di ricevere queste bordate stiamo perdendo anche la sola forza di indignarci, e chi di noi alza la voce e fa girare queste notizie, cosa che la maggior parte dei massmedia non fa o fa alterando ad arte i fatti, si becca gli sfottò o gli insulti degli imbecilli di turno. E' quasi matematico che quando in questo blog tocco un certo tipo di argomenti, mi arrivano dei commenti contenenti insulti (il più gettonato è "mafioso", ma anche "amico di Spatuzza"), commenti che scelgo di non pubblicare. Quanti di voi mi chiedono perchè i propri commenti non appaiono subito, ora lo sanno: prima li controllo, quelli che contengono insulti li cancello, tutte le altre parole, quando sono civili, vengono pubblicate.

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Il TAR prende a calci la Gelmini, la Scuola nell'incertezza

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Girava già voce e da tempo che strane circolari avessero fatto il giro degli istituti per tutta Italia, affrettando l'attuazione dello stupro alla Cultura attraverso lo sfascio della Scuola Pubblica e dell'Università. Erano arrivate anche a me, che pur non lavorando nella Scuola vi ho tante conoscenze e quindi ero informato. Ora questa vergogna ha una punizione: un bel calcio in faccia alla Gelmini, ed è stato il TAR a darlo. Leggete e sorridete, almeno oggi... e meno male che questa è un avvocato e quindi conosce le leggi. Ma... dov'è e com'è che aveva preso l'abilitazione?


Incertezza nel mondo della scuola a due mesi dall'inizio del nuovo anno scolastico
IL TAR BOCCIA LA GELMINI
Clamoroso errore del ministro: i tagli da 8 miliardi di euro non erano pubblicati in Gazzetta Ufficiale, quindi non hanno valore di legge
di Marina Boscaino

La notizia è di quelle che fanno riprendere fiato, dopo un’apnea per aria mefitica. Ecco la boccata d’ossigeno: il Tar del Lazio il 24 giugno ha sospeso l’efficacia delle circolari su iscrizioni alle secondarie, organici del personale della scuola e mobilità. Ossia tutte le conseguenze dei regolamenti Gelmini (la “riforma” delle superiori). Perché? Quei regolamenti, da cui le circolari partono, non avevano compiuto l’iter obbligatorio, non erano stati pubblicati in Gazzetta (pubblicazione parziale avvenuta solo una settimana fa). Ma il governo li ha considerati legge: procedura anticostituzionale e antidemocratica, che una parte della scuola ha denunciato con tutto il fiato che aveva in gola, nel silenzio della maggior parte dei media. Mobilitazione e consapevolezza pagano: la sospensiva dimostra che il ricorso – presentato da 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, insieme Scuola e Costituzione e per Per la Scuola della Repubblica, organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Milano e molte altre città, nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale – non era pretestuoso. Con ordinanza n. 1023 il Tar ha accolto la richiesta dei legali ricorrenti, Mauceri e Virgilio, disponendo la sospensione dei provvedimenti impugnati e ordinando a Gelmini di depositare nel termine di 15 giorni una “documentata relazione che, riferendo sui fatti di causa, controdeduca puntualmente sui motivi dedotti con il ricorso”. Il 19 luglio, in una prossima udienza, sarà deciso se confermare o no quanto stabilito.
Sono mesi che da questo giornale ho la possibilità di denunciare tale gravissima anomalia di procedura, dettata da una parte dall’arroganza di sentirsi super leges, dall’altra dalla necessità di far marciare la “riforma”, legge pubblicata o no, per realizzare in tempi utili quanto richiesto da Tremonti: 8 miliardi di tagli, 87.000 docenti e 45.000 Ata in meno. Lo faccio oggi con maggiore motivazione, per ricordarci e ricordare in che razza di Paese stiamo accettando di vivere; rivolgendomi a quella parte della scuola e della cittadinanza immobili e indifferenti all’impegno di quanti svolgono le proprie funzioni coniugandole con mobilitazione e impegno permanenti. Ai colleghi che, in questi giorni, nonostante età e carriere avanzate, si scoprono “soprannumerari”: la “riforma” ha toccato anche loro, e non solo precari senza nome e volto.
Per cominciare: i genitori hanno dovuto iscrivere i figli alla cieca, basandosi sull’offerta formativa dello scorso anno, non aggiornata dalle scuole in mancanza di programmi e regolamenti definitivi. Infatti la “legge” che istituiva i nuovi indirizzi è stata determinata non dall’iter previsto e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma tramite annuncio sul sito del ministero, a marzo, mese in cui le iscrizioni scadevano. I collegi hanno dovuto adottare libri di testo entro il 31 maggio per le classi I, con i nuovi programmi solo in bozza.
Le classi intermedie di tecnici e professionali si troveranno, dal prossimo anno, dalle due alle quattro ore in meno, senza conoscere neanche le materie tagliate: hanno iniziato a vedere il primo tempo di un film, ma – durante la proiezione – il film è cambiato. Gli iscritti al primo anno del professionale non hanno garanzia che le scuole siano in grado di offrire la qualifica triennale prevista, scelta a carico delle singole Regioni: danni gravissimi al diritto allo studio e all’unitarietà del sistema scolastico nazionale. Non è dato sapere, a due mesi dall’inizio della scuola, a chi verrà affidato l’insegnamento delle discipline introdotte ex novo. L’organico sarà basato su classi di concorso atipiche, commistione tra le vecchie e le nuove, normate da un ulteriore regolamento non ancora legge: sconosciuti i criteri per il trasferimento dei docenti.
La scuola futura è in alto mare: sola certezza è che la circolare sospesa prevedeva 8.711 posti in meno per la primaria; 3.661 per la secondaria di primo grado, 13.746 per la superiore; -15.000 Ata. Totale: 41.118 persone a spasso, in virtù di una “riforma” trattata da chi ci governa come se fosse legge, ma che legge non era. Questo lo scenario su cui si aprirebbe l’anno scolastico 2010-11. Il 19 luglio potrebbe essere evitato un inizio di anno catastrofico e un passo definitivo verso la distruzione della scuola della Costituzione.

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Sentenza Dell'Utri: politica (assoluzione) o giuridica (condanna)?

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Siamo al quinto giorno di camera di consiglio per il tribunale di Palermo che deve decidere se confermare (ed eventualmente aggravare) la condanna di primo grado per il senatore Dell'Utri (nella foto mentre bacia Totò Cuffaro...) oppure assolverlo (Concorso esterno in associazione mafiosa). Tutti abbiamo già capito che comunque vada la parte soccombente ricorrà alla Corte di Cassazione.


Cosa succederà oggi? E' lecito chiederselo e dubitare... perché le udienze sono state terribilmente combattute, e nonostante i giudici abbiano scandalosamente rifiutato l'acquisizione di nuove deposizioni da parte di alcuni collaboratori di Giustizia (Ciancimino Jr. su tutti, che però ha consegnato preziosissimi papelli e documenti che hanno fatto scalpore direttamente dall'archivio di suo padre), il materiale probatorio a carico del fido braccio destro di Sua Emittenza si è aggravato (vedi le dichiarazioni di Spatuzza). Proprio in questi ultimi mesi si è scoperchiato il vaso di Pandora, e il nuovo e rinvigorito senso civico mostrato da più di un cittadino ha portato alla scoperta di nuove prove (documenti, registrazioni e quant'altro) a carico di Dell'Utri, il quale dopo aver lodato i fratelli Graviano perché non hanno parlato, dopo aver tessuto un abito d'oro sulle spalle del defunto mafioso Mangano, si è ancora una volta dichiarato innocente, dimenticando che anche e soprattutto la sua stessa agenda personale è una delle prove più schiaccianti a suo carico in questo processo.

Il Pubblico Ministero, alla luce anche delle nuove prove acquisite in giudizio, in una precisa e minuziosa requisitoria ha chiesto un inasprimento della condanna inflitta in 1° grado: da 9 a 11 anni di reclusione (ah Dell'Utri, stante la condanna in 1° grado, continua a sedere nei banchi del Parlamento... in qualunque altro Stato del mondo sarebbe andata diversamente, ma qui siamo nella Repubblica delle Banane, non scordiamolo).

La questione è semplice, e la difesa di Dell'Utri ha giocato sporco proprio su questo (quasi minacciando il collegio giudicante): questo processo, a seconda di come finirà, aprirà nuovi scenari nella lotta alla Mafia, perché la sentenza potrà essere o politica o strettamente giuridica (come dovrebbe essere in un paese normale). Mi spiego: una sentenza "politica" tiene conto delle implicazioni dello Stato che opera attraverso la Magistratura nella lotta alla criminalità organizzata in generale (e alla Mafia in particolare), e rappresenta quindi una scelta di parte: non spezziamo la Mafia, blocchiamo la lotta ad essa (così magari evitiamo una nuova stagione di stragi come negli anni '90), quindi assolviamo. Una sentenza strettamente giuridica invece tiene conto solo delle prove acquisite in 1° grado e di quelle sopravvenute in 2° grado (nessuna influenza esterna, in pratica), e procede a una praticamente sicura condana. Ma non c'è solo questo, purtroppo.

Il collegio giudicante del processo a Marcello Dell'Utri è composto da Claudio Dall'Acqua, Salvatore Barresi e Sergio La Commare, e costoro sono in Camera di consiglio da giovedi'. Nei giorni scorsi i tre giudici sono stati al centro di polemiche dopo alcuni articoli apparsi su Il Fatto quotidiano e l'Espresso e dopo l'editoriale di Travaglio del lunedì, quello che va in diretta streaming alle 14:00. Potete leggere QUI (c'è anche il video) cosa è venuto fuori riguardo ai tre giudici, una cosa scioccante! Parrebbero le persone giuste al posto giusto e al momento giusto, ma non aggiungo altro: leggete pure (o guardate il video) e fatevi Voi un'idea.

La cosa che puzza è che nell'ultima udienza gli avvocati di Dell'Utri hanno espresso solidarietà ai tre giudici per il fatto che sono venute fuori queste notizie preoccupanti (per noi, cittadini onesti) che li riguardano! Di solito i giudici non graditi agli imputati in questo genere di processi vengono additati con una richiesta di ricusazione (generalmente rimandata al mittente), qui invece ci sono le lodi... e noi pensiamo... ma cosa significa?

Ma non dimentichiamo soprattutto una cosa: Dell'Utri è da anni il principale collaboratore di Berlusconi, una sua condanna gioverà o nuocerà agli interessi del premier? Terranno conto anche di questo i tre giudici?

E allora, cosa avremo oggi (o comunque nei prossimi giorni)? Un papocchio oppure Giustizia? Staremo a vedere.

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domenica 27 giugno 2010

Ecco come il ddl Intercettazioni favorisce il Clero. Ve n'eravate accorti?

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Abbiamo già dato conto in questo blog dell'intera disciplina del ddl della vergogna così come è stato approvato poche settimane fa dal Senato.

Quello che quasi nessuno ha notato è che questa scellerata novella legilsativa dispone una disciplina di favore nei confronti della Chiesa Cattolica, e lo fa proprio in un periodo in cui lo scandalo della pedofilia sta travolgendo le gerarchie ecclesiastiche, sempre pronte a fare "mea culpa" davanti alle telecamere, ma contemporaneamente sempre attente ad insabbiare tutto agendo di nascosto.

Il papa ha avuto modo di intervenire su tali questioni a più riprese, ed è notizia di oggi che il leader della multinazionale Chiesa non abbia gradito che la Giustizia stia lavorando alacremente: esprimere "solidarietà" ai vescovi belgi che sono stati perquisiti nell'ambito di una vasta operazione antipedofilia è una cosa gravissima, è come sentire Dell'Utri parlare bene dei fratelli Graviano. Ratzinger parla e dice cose che fanno a pugni fra di loro: egli auspica che "la giustizia faccia il suo corso" ma "nel rispetto della reciproca specificità e autonomia" della Chiesa! Sarebbe a dire: se i reati li commettiamo noi non rompete le scatole... del resto a lui basta confessare il pedofilo e assolverlo con una benedizione e la cosa finisce là, mentre invece chi ha subito una violenza sessuale (da un membro del clero) porterà il segno per tutta la vita e chi se ne frega!

Il Belgio non è l'Italia però, per fortuna sua, perché qui i politici sono sempre attenti a non perdere il sostegno di questo vasto bacino di voti guidato dal santo padre. E quindi ritorniamo all'argomento in questione: nel ddl intercettazioni c'è una disciplina specifica di netto favore per i membri del clero, vediamola.


25. All'articolo 129 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, primo periodo, dopo le parole: "dell'imputazione" sono aggiunte le seguenti: ", con espressa menzione degli articoli di legge che si assumono violati, nonché della data e del luogo del fatto";

b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

"2. Quando l'azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l'informazione è inviata all'autorità ecclesiastica di cui ai commi 2-ter e 2-quater.";

c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

"2-bis. Il pubblico ministero invia l'informazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l'informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede all'invio dell'informazione di garanzia di cui all'articolo 369 del codice.
2-ter. Quando risulta indagato o imputato un vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un ordinario di luogo equiparato a un vescovo diocesano, abate di un'abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l'ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l'informazione al cardinale Segretario di Stato.
2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente a un istituto di vita consacrata o a una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l'informazione all'ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente.";

d) il comma 3-bis è abrogato.


Di queste disposizioni non si è parlato molto, la TV e la stampa di Regime sono state ben educate a tralasciarle, ma hanno sollevato (soprattutto in ragione della coincidenza temporale con l'emersione di nuovi "picchi di allarme" in relazione al fenomeno della pedofilia negli ambienti ecclesiastici) importanti polemiche nel mondo giuridico in relazione al riconoscimento all'autorità ecclesiastica di un "vantaggio e privilegio informativo" allorquando l'autorità giudiziaria indaghi o proceda contro un appartenente al clero.

Questo vantaggio, questa posizione di favore riconosciuta alla Chiesa Cattolica non ha alcuna giustificazione già sotto il profilo etico e morale, ma soprattutto ha più di un profilo di incostituzionalità in relazione all'art. 3 (Principio di uguaglianza): in primo luogo i membri del clero appaiono come cittadini di Serie A, perchè i loro superiori gerarchici vengono avvisati immediatamente dello svolgimento di indagini a carico degli stessi sottoposti, mentre i comuni cittadini sono sottoposti alla "normale" disciplina; ma la violazione del Principio di Uguaglianza è anche nel dare una disciplina di favore alla sola Chiesa Cattolica, mentre le altre confessioni religiose non contano niente, chiaro? Una distinzione elitaria, di "classe", totalmente ingiustificata.

Quindi un pedofilo (o comunque un qualunque delinquente per un qualunque altro reato) che appartiene alla Chiesa Cattolica ha più possibilità di farla franca rispetto a un comune cittadino o a un membro di un'altra confessione religiosa, perchè i suoi superiori gearchici, prontamente avvisati, possono decidere di intervenire muovendo le loro pedine nel mondo della Politica (o nel mondo della Giustizia e della Forza Pubblica), lo possono aiutare a farla franca, possono provvedere ad insabbiare tutto, ed è proprio quello che la Chiesa Cattolica sta facendo in mezzo mondo! E' stata quindi istituzionalizzata, giuridicizzata una condotta criminogena già attuata dalla Chiesa Cattolica, e questo è inaccettabile sotto ogni punto di vista.

Ma la Chiesa dev'essere sempre favorita e tenuta buona: sposta molti voti... giusto?

Che ipocrisia! Che schifo!

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sabato 26 giugno 2010

La fedeltà va premiata: Berlusconi e Brancher

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Nel gergo mafioso gli "uomini d'onore" sono quelli che non tradiscono, sono quelli che una volta pizzicati dalla Giustizia stanno zitti e se ne vanno in carcere, dove continua il loro silenzio, tanto ci sono gli avvocati o i politici della cosca a dargli una mano, poi col passare del tempo vengono premiati... perché all'interno delle cosche i boss non si dimenticano di niente: né di chi tradisce (e viene poi eliminato), né di chi rispetta il patto di sangue e provvede a cucirsi la bocca (là arrivano lauti premi).


Nella politica italiana oggi viviamo un qualcosa di molto reale (e non "irreale", come è stato detto) che si avvicina tantissimo a questo modo di ragionare: il caso Berlusconi-Brancher. Preciso a chiare lettere che non sto affatto dicendo che Sua Emittenza e il neo ministro leghista siano mafiosi, sia chiaro.

Brancher è uno dei più vecchi collaboratori di Berlusconi. Da giovane è stato un sacerdote paolino, poi nei primi anni 80' è diventato membro della grande famiglia Fininvest con la qualifica di Dirigente. All'epoca di Mani Pulite finì dentro senza passare dal via, spazzato via dall'onda di legalità che attraversava l'Italia, e Berlusconi stesso ha raccontato che con Confalonieri "giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui", forse per chiedergli di tapparsi la bocca, forse per fargli "ciao" con la manina, scegliete voi. Rimane il fatto che viene scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, e poi condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti, com'era di moda per chi era vicino al PSI di Bettino Craxi. In Cassazione il secondo reato va in prescrizione, mentre il primo viene depenalizzato dal Governo Berlusconi II, del quale Brancher stesso fa parte. In seguito viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni (fonti: Wikipedia, coi link agli articoli dei giornali).

Insomma: un pedigree perfetto per fare carriera all'interno del gruppo politico con più indagati e pregiudicati nella storia d'Italia. Ovviamente, nella pagina personale di Brancher del sito della Camera non si racconta niente di tutto questo.

La fedeltà di Brancher è importante per Sua Emittenza, che decide come sappiamo di salvargli le chiappe nominandolo "ministro per l'attuazione del federalismo". Apriti cielo! Il primo a lamentarsi è Bossi, che reclama come sua quella poltrona: il senatùr non ha gradito per niente, lui che sputa nel piatto in cui mangia in quanto eletto al Parlamento mentre urla "Roma ladrona" e va in giro con l'auto blu, riempiendosi le tasche dei nostri soldi che rimpolpano mese dopo mese il suo conto in banca.

Dopo Bossi si scatena un inferno: a tutti, ma proprio tutti, è apparso da subito chiaro che questa nomina ha il solo e unico scopo di consentire a Brancher l'utilizzo della legge truffa sul Legittimo Impedimento per evitare il processo (avrebbe bisogno di tempo "per organizzare il ministero"!!!). La cosa puzza, e lontano 2 miglia: se hanno fatto questo papocchio allora Brancher non lo si può certo definire estraneo ai fatti (nella vicenda Antonveneta, Brancher è imputato di concorso in appropriazione indebita e ricettazione per denaro - le mazzette - ricevuto da Gianpaolo Fiorani, un tempo a capo della Banca Popolare di Lodi), o no?

Lega, PD, IDV, parte abbondante del PDL (in testa Fini, come sempre) azzannano alla giugulare il Kaiser, che ha scelto di stare (quasi) zitto rimanendo rintanato a Toronto per il provvidenziale G20 (avrebbe detto soltanto: "Bossi e Fini mi hanno lasciato solo").

Il pm del processo, Eugenio Fusco, ha parlato chiaro: "Mi sento preso in giro, qui non c'è nessun legittimo impedimento, dalle carte della Presidenza del Consiglio non emerge quale deleghe abbia, insomma non si sa che ministro è". E questo è verissimo! Ma che razza di ministero è questo?

Fusco ha anche sottolineato l'incostituzionalità della legge-truffa in base agli art. 3 e 138 della Costituzione, ma ancora non ha chiesto al giudice di fare ricorso alla Consulta, ricorso però che è già stato fatto dal Tribunale di Milano che sta cercando di giudicare Berlusconi nella questione Mediatrade.

Il presidente della Repubblica Napolitano ha affermato in una nota che il neoministro per l'attuazione del federalismo non può ricorrere al legittimo impedimento per evitare di presentarsi in tribunale, in quanto un dicastero senza portafoglio non ha alcun bisogno di essere organizzato. Sarebbe anche giusto, condivido, però mi brucia che Napolitano sia intervenuto su tale questione e abbia invece in passato omesso di farlo in altre! Un giornalista, Daniele Martelli, nel suo blog parla molto chiaro: "La sceneggiata del Quirinale non regge perché non si capisce per quali motivi il famosissimo corruttore di giudici Silvio Berlusconi il legittimo impedimento possa camparlo. Avrebbe potuto presenziare in tribunale anziché andarsene in cerca di tenute presso Siena o alle sue ville delle Bahamas. Anche il ministro Fitto imputato di corruzione e peculato non si capisce perché abbia diritto al legittimo impedimento con l’omertoso silenzio del Quirinale. Anche il ministro Matteoli imputato di favoreggiamento a Livorno non si capisce perché debba avere diritto al legittimo impedimento. A questo punto lo si dia anche ad Aldo Brancher!" aggiunge con sarcasmo alla fine. E direi che ha pure ragione!

Brancher, nel silenzio di chi gli ha confezionato questo pacchetto-regalo, decidere di parlare, e si mangia da solo la coda: "Non penso a dimettermi. Sto scrivendo al Quirinale. Non voglio sottrarmi alla giustizia, la disponibilità ad anticipare l'interrogatorio è un segnale chiaro, devo capire chi c'è dietro": puro berlusconismo, sembra di sentir parlare Sua Emittenza: si rigira la cosa per cercare di apparire l'angioletto che si è appena svegliato dal suo pacifico sonno sulle soffici nuvolette!

Ma come: prima incarica l'avvocato di ricorrere al Legittimo Impedimento, e poi quando salta in aria la Santabarbara dice di voler collaborare anzi, anticipare l'interrogatorio? Ma siamo fessi? Ma andiamo!

Poi arriva la solita sparata berlusconiana di attacco: "Qui c'è qualcuno che sta manovrando il Quirinale contro di me. Devo capire cosa sta succedendo", e giù duro contro il nemico (che ovviamente non esiste: chi lavora per accertare i fatti e fare giustizia non è nemico di nessuno, il Nemico è chi commette reati, Brancher, ficcatelo in testa). Brancher, come il suo capo che lo ha premiato, non ha il senso dello Stato.

Bella porcheria il Legittimo Impedimento, vero? Anzitutto serve a Berlusconi, è nato per lui, ma è anche un bel pacchetto regalo che serve a premiare quanti mostrano fedeltà al Kaiser.

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giovedì 24 giugno 2010

IL-Legittimo impedimento e i pagliacciate

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Con l'Italia fuori dai mondiali di calcio, il paese non ha la distrazione tanto cara al Kaiser, e quindi la sua accelerata per l'approvazione del ddl-intercettazioni non passerà inosservata. Aveva fatto bene i conti, Silvio: la settimana a venire sarebbe stata perfetta, però la nazionale di calcio è stata meritatamente eliminata. Bisogna sempre tenere alta l'attenzione di fronte alle spallate di questi delinquenti, anche perchè con la poca informazione delle 5 principali reti televisive si corre il rischio che fra minzogne (sì, con la "i", ovviamente) e silenzi vari noi si sappia poco o niente di cosa ci combinano alle spalle.

Oggi, col paese preso ad aspettare, vedere e poi piangere la nazionale, ne sono successe due che meritano grande, grandissima attenzione. Sono due questioni relative allo stesso schifoso argomento: il legittimo impedimento.


Anzitutto il leghista Brancher (nella foto), neo ministro fresco di nomina (così la Lega è premiata e contenta), ha subito usato l'Impunità prevista da quella legge vergogna, rimandando ad ottobre la propria disponibilità per le udienze al processo che lo vede imputato sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. Un bel sospiro di sollievo, vero? Non stupisce questa scelta, ci mancherebbe: la norma salva-delinquenti serve a far evitare loro il probabile carcere, con rinvii imbecilli che accorciano la prescrizione (in attesa di nuove porcate legislative sempre pronte alla bisogna). E non basta a nascondere la vergogna l'aver detto Brancher che ha bisogno di tempo "per organizzare il ministero". Il PD e l'IDV ovviamente hanno gridato allo scandalo, la maggioranza se ne frega, coi finiani che mordono il freno e chinano il capo. Si attende la chiamata al governo di Bertolaso, che potrà quindi invocare il legittimo impedimento anche lui quando avrà capriccio di farlo, proprio ora che ha la Sardegna incazzata alle costole per aver creato un disastro naturale sulle acque de La Maddalena con le scorie dei lavori per il G8 gettate in mare davanti alla costa.

Sempre la stessa legge truffa per le Impunità dei delinquenti è stata ancora invocata dall'avvocato (ma sì, chiamiamolo così, anche se offende la categoria) Ghedini, che ha presentato nuova istanza di rinvio per gli importantissimi (?) impegni del Kaiser stavolta in Canada (deve andare dai castori o è proprio il G20?). Il processo azzoppato come sappiamo è quello Mediatrade, dove Sua Emittenza è imputato assieme a parenti (il figlio) e amici (Confalonieri) per frode fiscale e appropriazione indebita. In tribunale non ne possono più, e allora il GUP ha deciso di ricorrere alla Consulta, ed era ora: basta con questa porcheria di legge!

Ovviamente Silvio ci è rimasto male, e ha sparato a zero: "Questi giudici vogliono affossarmi. La solita magistratura politicizzata non vuole farmi governare", mostrando ancora una volta di non avere il senso dello Stato e il rispetto per le istituzioni (anche la sua di presidente del Consiglio, che infanga già con la sola sua presenza).

A fare la figuraccia patetica il Kaiser ha mandato avanti il suo avvocato Ghedini, che ci mette sempre la faccia (tanto poi la parcella è favolosa, ovviamente), e Ghedini ha commentato: "è una decisione che appare al di fuori dai principi della Consulta sulla leale collaborazione", e poi "Indipendentemente dal non condividere l'ordinanza, il giudice si è dimenticato di valutare l'impedimento odierno, che era pacificamente legittimo, e che la difesa aveva offerto una data ravvicinata", infine ha detto di essere sempre stato disposto ad "articolare un adeguato calendario dopo la sospensione dei termini feriali. Da parte nostra quindi c'era la massima disponibilità a fare il processo".

La replica è facile: proprio lui parla di "leale collaborazione" quando ha preparato lui la legge sul legittimo impedimento per garantire l'Impunità del capo, porprio lui sta rimandando alle calende greche le udienze con scuse generalmente puerili. Quale "data ravvicinata" poi? non l'ha neppure indicata e con ogni probabilità a quella data sarà presentata un'altra istanza di rinvio, come ha fatto meccanicamente con la precisione di uno stratega militare! Quindi da parte sua parlare di "massima disponibilità a fare il processo" è una bestemmia vera e propria oltre che una presa in giro a chi lavora onestamente.

Siamo alle solite: gli artefici di questa pagliacciata che è l'attività dell'attuale governo mostrano in continuazione di non avere la minima coscienza e di essere ogni giorno in piena malafede. I TG non dicono (quasi) niente, noi non siamo informati, quindi non possiamo davvero riflettere...

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La Maddalena. Ecco i rifiuti tossici lasciati da Bertolaso!

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L'avessi davanti... Leggete qua anche voi: milioni e milioni di euro, e i rifiuti tossici dei lavori per il G8 a La Maddalena vengono buttati in mare, non lontano dalla riva. Esigo la galera a vita per questo delinquente! Avete capito perché qualche mese fa Berlusconi lo voleva come Ministro? Così potrà anche lui come il leghista Brancher (neo nominato, l'ha appena fatto) invocare le Impunità ad hoc preparate dal governo, vergogna!

C'è anche un VIDEO di 8 minuti, GUARDATELO!

Sono sicuro che Cappellacci non dirà né farà niente, scommettiamo?


La grande bugia di Bertolaso
di Fabrizio Gatti

Ha speso 72 milioni di euro per bonificare La Maddalena. Affidando i lavori a suo cognato. Ma 'L'espresso' ha scoperto che due metri sott'acqua è ancora pieno di rifiuti tossici e materiali pericolosi per la salute.

Una discarica di rifiuti tossici nell'arcipelago della Maddalena. Fanghi neri impregnati di idrocarburi pesanti sbuffano come nuvole di vulcani sottomarini. Contaminano i pesci, i molluschi, i crostacei. E forse anche la vita degli uomini, delle donne e dei bambini che li mangeranno. La sabbia è così inquinata che le alghe non crescono in un raggio di centinaia di metri. Un deserto subacqueo. Bisogna scendere sul fondo del mare per vedere come hanno lasciato morire la natura e al tempo stesso preso in giro milioni di italiani. Bisogna infilarsi la muta, le pinne, una maschera da sub e nuotare quasi tre chilometri tra andata e ritorno.

Ed ecco, fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference, la palazzina che l'anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate, infilare la mano nella melma e filmare. Nubi color antrace salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali, costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la bonifica era l'unica operazione considerata necessaria. Almeno, l'avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva. «Un intervento esemplare», hanno detto.

L'aveva confermato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, 60 anni, commissario delegato di queste grandi opere. L'aveva certificato il suo sponsor nel governo, il sottosegretario Gianni Letta, 75 anni. Invece no. Forse sono stati male informati. Forse qualcuno della struttura di missione nominata da Palazzo Chigi e spedita alla Maddalena a suon di stipendi d'oro, ha raggirato perfino loro. Oppure non hanno ancora raccontato tutto su questo brutto intrigo. Ma qui sotto, nel grande quadrilatero che dovrebbe diventare un porto turistico per Vip, gli effetti della bonifica non si vedono. E chissà, magari è per questo che il vertice del G8 è stato spostato a L'Aquila. Perché le eliche delle barche a motore avrebbero sollevato gli idrocarburi e trasformato l'acqua in un ammasso oleoso a visibilità zero. I sommozzatori dell'antiterrorismo non avrebbero potuto garantire la vigilanza. E per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stata una pessima figura ricevere i presidenti dietro vetrate affacciate su un mare che in alcuni giorni diventa nero come la pece. Cambi di colore imprevedibili che dipendono dalla risalita dei veleni nascosti sul fondo.

Questa storia comincia lunedì 22 marzo. Quella sera davanti alle telecamere di "Porta a Porta" Bertolaso difende il cognato, Francesco Piermarini, 52 anni, fratello di sua moglie. «Avete pure messo in mezzo mio cognato», dice a chi gli contesta gli incarichi familiari alla Maddalena: «Io a mio cognato non gli ho dato assolutamente nessun incarico. Mio cognato è stato scelto perché è un grande esperto di bonifiche ambientali. Ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato». Mascazzini, nel 2008, è direttore generale del ministero dell'Ambiente. Il cognato di Bertolaso viene inserito con un incarico ad personam nello staff di Palazzo Chigi. E assegnato alla struttura di missione in Sardegna che coordina la bonifica e l'avvio dei cantieri del G8. Alla Maddalena però Piermarini racconta una storia un po' diversa. Dice di avere una laurea in economia e di essere rientrato da poco in Italia dopo aver terminato un'attività finanziaria all'estero. Comunque secondo Bertolaso, responsabile di tutta l'operazione G8, suo cognato viene scelto solo perché è un grande esperto di bonifiche.

Passano le settimane e Porto Arsenale apre finalmente i cancelli. Dal 22 maggio al 6 giugno La Maddalena ospita le regate della Louis Vuitton Trophy. L'occasione, pure questa finanziata con soldi pubblici, per il lancio ufficiale del "porto spettacolare del futuro", come pubblicizzano i manifesti. Infatti, concluse le gare, le strutture a cinque stelle saranno disponibili soltanto in futuro. Non prima di un anno. E' un inizio un po' zoppo del nuovo polo turistico affidato in concessione per 40 anni alla Mita resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il canale e il bacino interno sono interdetti alla navigazione. I pochi yacht, le barche a vela e a motore devono ormeggiare nel bacino esterno, davanti alla Main conference. E la mattina di martedì primo giugno succede qualcosa di strano. L'acqua in cui si riflette l'opera simbolo progettata dall'architetto Stefano Boeri diventa nera. La partenza di uno yacht di appoggio alla regata fa risalire dai fondali nuvole dense che colorano il mare. Non è solo sabbia, che nell'arcipelago è ovunque chiara. Questi turbini sono oleosi, molto scuri e tendono a rimanere sul fondo.

Pochi giorni dopo, di rientro su un volo Olbia-Milano, l'aereo di Meridiana passa casualmente sopra l'arcipelago. E a più di mille metri di quota la differenza dei colori è netta. Intorno l'acqua è blu. Davanti alla Main conference il mare è nero. Con una pennellata di inquinamento che si allunga verso l'isola di Caprera. Non resta che aspettare la fine delle regate. E la nuova chiusura di Porto Arsenale. Il modo per scoprire cosa si nasconde sui fondali è entrare nei due bacini a nuoto.

Il segreto di Discarica Maddalena viene svelato da "L'espresso" dopo quattro giorni di immersioni. Dal 13 al 16 giugno. Il filmato e le fotografie cliccabili mostrano in esclusiva i fanghi tossici e delle macerie scaricate illegalmente in mare alla fine dei lavori, proprio sotto la Main conference. Perfino il canale di ingresso e il bacino interno dell'Arsenale sono inquinati da sostanze altamente pericolose. Per questo, durante le regate della Vuitton Trophy, la Provincia di Olbia Tempio ha vietato la navigazione alle barche a motore. Ma solo nel bacino interno: per «minimizzare al massimo qualsiasi fenomeno di risospensione », è scritto in un avviso. Un vero successo: un porto turistico costato complessivamente 377 milioni di euro pubblici nel quale yacht, barche e gommoni non possono attraccare.

L'inquinamento nel bacino interno lo conferma un'indagine dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il 25 e il 26 novembre 2009 i tecnici del mininistero dell'Ambiente e la struttura di missione di Palazzo Chigi fanno eseguire 31 carotaggi nei sedimenti del fondale. Scoprono così alte concentrazioni di molecole killer. Ben oltre i limiti di legge, superati spesso con multipli esponenziali. Si tratta in gran parte di derivati del petrolio e residui di combustione. Sostanze scaricate in mare per decenni durante il lavaggio dei serbatoi e delle sentine delle navi, quando l'Arsenale era gestito dalla Marina militare italiana. I risultati delle analisi vengono tenuti segreti fino alla primavera di quest'anno. Il ministero li comunica agli addetti ai lavori in una riunione soltanto il 23 aprile 2010. E ammette così la mancata bonifica dell'Arsenale. Avviata nel 2008 sotto il controllo di Francesco Piermarini, come ha raccontato in tv suo cognato Bertolaso. E mai completata.

Non risultano invece analisi dei fanghi nel bacino esterno. Ufficialmente quel tratto di mare non è inquinato. All'Ispra dicono di non sapere nulla della presenza di idrocarburi davanti alla Main conference. E nessuna comunicazione è stata data alla Provincia di Olbia Tempio, come conferma Pierfranco Zanchetta, assessore all'Ambiente nella giunta di centrosinistra uscente. Nei documenti, Discarica Maddalena non esiste. Domenica 13 giugno soffia il maestrale. Dal porticciolo di Punta Moneta la nuotata è tutta controvento e controcorrente. A un centinaio di metri dalla banchina est di Porto Arsenale il fondale beige diventa improvvisamente nero. Le alghe sono morte o non crescono. L'acqua, prima limpida, ora è torbida. E' il percorso di uscita delle correnti di bassa marea. Qui sotto ci sono lastre di eternit, cemento e fibra di amianto, cadute o buttate in mare. Dopo la lunga nuotata fino all'ingresso dei bacini, bisogna tornare indietro. Stanno smontando i pontili della Vuitton Trophy e sulla banchina opposta sono al lavoro due sommozzatori veri. Un secondo imprevisto appare all'improvviso tra Caprera e Santo Stefano, a metà della traversata a nuoto del canale centrale: arriva un mercantile. Meglio togliersi di mezzo. Al più presto. La nave cargo si avvicina silenziosa. E va a ormeggiare alla banchina di Porto Arsenale. Una zona, secondo la mappa dell'Ispra, che dovrebbe essere interdetta alla navigazione.

Il carotaggio in quel punto, il numero 22, rivela tra le concentrazioni più alte di benzo( a)antracene (3,07 milligrammi per ogni chilo di sedimento), benzo(a)pirene (2,90 milligrammi/chilo), benzo(b)fluorantene (2,72), crisene (2,8), pirene (7,6) e di altri veleni. Ulteriori aree di inquinamento record dei fondali sono il tratto centrale del canale di ingresso. E la banchina Ovest, fra il centro commerciale e l'hotel a cinque stelle: con massimi qui di 5,6 milligrammi/ chilo di pirene, di 4,29 di benzo(b)fluorantene (cancerogeno, può provocare danni genetici) e di 16,9 di policlorobifenili (sostanza con tossicità paragonabile alla diossina). Contaminata anche la banchina Est dove gli idrocarburi raggiungono i 6.380 milligrammi/chilo.

Lunedì 14 giugno la traversata a nuoto parte dalla costa opposta: il molo davanti all'ex ospedale militare, il secondo hotel del G8 costato 73 milioni e ora completamente abbandonato. Tra le 6 e le 9.30 del mattino c'è tempo per controllare tutti e due i bacini e il canale di ingresso. E' incredibile che abbiano scaricato in mare tonnellate di macerie sotto la Main conference, il progetto simbolo al quale non è stato ancora trovato nome migliore. Forse lo meriterebbe visto che è costato 52 milioni, tutti incassati dall'impresa di Diego Anemone, 39 anni, arrestato con il coordinatore degli appalti, Angelo Balducci, 62, e scarcerato dopo tre mesi. Proprio lì davanti il fondale è fangoso e completamente spoglio. Non crescono alghe per centinaia di metri. La probabile concentrazione di veleni annienta la vita. Qua e là nel limo chiaro emergono chiazze di sedimento nero.

Il giorno dopo, martedì 15 giugno, la corrente tra Punta Moneta e il canale di ingresso è più forte del solito. La mattinata è dedicata a nuove immersioni. Basta scendere, agitare la mano nel fango gelatinoso, fotografare e filmare. Le nuvole nere salgono da più punti. Poi si torna nel canale di ingresso e nel bacino interno: in queste due zone la bonifica è stata fatta ma solo lungo le banchine, per una larghezza di appena una decina di metri. A pochi chilometri da qui, a Palau di fronte alla Maddalena, proprio oggi il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo e il collega francese Jean-Louis Borloo, stanno firmando il protocollo per la nascita del Parco marino delle Bocche di Bonifacio. C'è da giurare che la delegazione francese sia all'oscuro dell'inquinamento provocato dalla Marina militare al centro del nuovo parco. Mercoledì 16 giugno, le ultime immersioni. Resta adesso da scoprire perché il bacino davanti alla Main conference non sia stato bonificato. Qualcuno disposto a raccontare cosa sia successo si trova: «Più scavavi nel fondale, più trovavi fanghi contaminati », ricorda il tecnico di un'impresa: «La benna tirava su melma densa come cioccolata e nera come pece. Erano sicuramente idrocarburi pesanti. Hanno deciso di lasciarli lì perché senza la costruzione di una diga ermetica, avrebbero inquinato l'arcipelago. E la costruzione della diga avrebbe fatto perdere tempo e ridotto i margini di guadagno per le imprese. Lo stesso vale per la parte non bonificata del canale e del bacino interno. So che la sospensione dei lavori è stata autorizzata da qualcuno dentro al ministero dell'Ambiente».

L'ennesima operazione di maquillage per salvare l'apparenza. Anche se la bonifica è costata 31 milioni, che salgono a 72 milioni 610 mila euro sommando gli interventi di consolidamento delle banchine e la trasformazione in porto turistico. Ora però tutte le opere rischiano di diventare una colossale cattedrale nel deserto. Uno spreco da 377 milioni a carico degli italiani e delle casse della Regione Sardegna, che per questa spesa deve rinunciare a nuovi investimenti. E che, come proprietaria della struttura, dovrebbe addirittura pagare la nuova bonifica. Per il pericolo che i fanghi tossici risalgano, la navigazione nel porto è vietata. E senza possibilità di attracco, addio posti barca. Addio occasioni di lavoro. La zona però non può reggersi sui due mesi del turismo estivo. Con la chiusura delle basi americane e il Porto Arsenale fermo, per i 2 mila disoccupati dell'arcipelago si riaffaccia dopo decenni la prospettiva dell'emigrazione. E' il danno più odioso della finta bonifica: aver rubato il futuro all'isola.

I manager di Mita resort forse sapevano della presenza dei veleni. Sarà per questo che la società di Emma Marcegaglia ha ottenuto da Bertolaso un canone a prezzo di svendita: 60 mila euro l'anno, come l'affitto di una cartoleria in centro alla Maddalena. "L'espresso" l'ha chiesto alla società, senza ottenere risposta. Nei mesi della bonifica raccontano di camion che entravano carichi nelle aree di cantiere. L'ultimo dubbio porta a quei giorni del 2008: se i fanghi contaminati sono ancora in fondo al mare, i rifiuti tossici cementati sotto le banchine vengono tutti dall'Arsenale?

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martedì 22 giugno 2010

Una Corte d'Appello davvero "sui generis" al processo Dell'Utri

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Testo:
Buongiorno a tutti, questa settimana si chiuderà probabilmente in appello davanti alla Corte d’Appello di Palermo, il processo a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, è un processo che all’inizio in primo grado aveva due imputati: Marcello Dell'Utri e Gaetano Cinà, furono condannati entrambi nel dicembre 2004, Dell'Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Cinà a una pena lievemente inferiore per partecipazione a associazione mafiosa.

Dell'Utri, una sentenza "politica"

Cinà è uno dei tanti personaggi che secondo i giudici di Palermo sono mafiosi, Cinà era della famiglia mafiosa di Malaspina imparentato tramite la moglie con i vecchi boss, poi deposti dai corleonesi nei primi anni 80 e cioè Stefano Bontate e Mimmo Teresi, Cinà poi è morto e quindi non compare più nel processo di appello dove è rimasto soltanto Dell'Utri che è accusato di concorso esterno.
L’appello lo ha fatto lui chiedendo di essere assolto e l’appello lo ha fatto anche la Procura generale di Palermo, dove il Procuratore generale Nino Gatto ha chiesto che la piena gli sia aumentata da 9 a 11 anni, ritenendo proprio lieve quella inflittagli in primo grado.
Con ogni probabilità giovedì ci sarà l’ultima udienza con le ultime dichiarazioni di Dell'Utri dove la requisitoria del PM e dopo l’arringa dei suoi difensori e poi la Corte d’Appello si ritirerà in Camera di Consiglio. E' una sentenza che ovviamente è importante, molto importante, è importante dal punto di vista giudiziario, ma soprattutto importante dal punto di vista politico perché Dell’Utri a differenza di Scajola e di pochissimi altri non è stato scaricato da Berlusconi, anzi è stato continuamente difeso anche in pubblico da Berlusconi, viene continuamente difeso dai giornali del centro-destra, viene difeso dalla maggioranza con decisioni che vedremo anche tra poco e che condizionano questo processo e quindi il suo ruolo politico non è soltanto archeologia, non stiamo parlando soltanto del padre fondatore, del partito Forza Italia, ma stiamo parlando di uno dei personaggi più importanti e più influenti di questo stesso partito. Anche se questo partito in Sicilia si è sdoppiato, c’è chi vede la mano di Dell'Utri dietro le manovre di Miccichè insieme al Governatore Lombardo per creare un centro-destra diverso in Sicilia, quindi c’è chi dice che addirittura il Pdl a Palermo è diventato un altro rispetto al Pdl a Roma e c’è uno scontro molto duro tra il Pdl che si riconosce nelle posizioni di Renato Schifani e del Ministro Alfano e il Pdl che invece si riconosce nelle posizioni di Miccichè, dietro Miccichè di Dell'Utri, Alfano e Schifani sono ostilissimi alla Giunta Lombardo, mentre invece si è creata questa curiosa alleanza che va dagli amici di Dell'Utri e Micciché ai finiani, al PD che sostengono invece la Giunta Lombardo che si propone come l’alfiere del partito del sud in contrapposizione con il partito del nord che è il blocco d’ordine che comanda il governo centrale con l’asse Berlusconi – Bossi.
Dato che Dell'Utri è sempre lì e non è stato scaricato, le conseguenze di una sua condanna o di una sua assoluzione saranno anche conseguenze politiche, visto anche il ruolo politico che tutt’oggi Dell'Utri ricopre. Non riepiloghiamo ovviamente perché l’abbiamo già fatto tante altre volte il percorso del processo, le accuse, basta ricordare che le accuse non sono frutto delle parole dei pentiti, il processo Dell'Utri è un raro caso di processo per concorso esterno in associazione mafiosa che si farebbe ugualmente anche se non esistesse nessun pentito, perché esistono prove documentali di suoi rapporti con mafiosi nel corso degli ultimi, almeno, 30 anni, intanto le prove sono state dalle dichiarazioni dello stesso Dell'Utri che ammette di avere frequentato con rapporti di amicizia e anche oltre, che di amicizia mafiosi conclamati come Mangano, come Cinà, come tanti altri. Recentemente ci siamo occupati del caso Garraffa, quando addirittura risulta che il boss di Trapani, Virga, andò a chiedere dei soldi a questo imprenditore Garraffa perché Dell'Utri reclamava da lui dei soldi addirittura in nero, usare un boss per il recupero crediti evidentemente non è una cosa normalissima e è un fatto notorio, ci sono le agende di Dell'Utri che dimostrano la sua frequentazione con Mangano ancora nel novembre 1993 mentre stava nascendo Forza Italia alla vigilia delle elezioni del 1994, ci sono gli appunti ritrovati nel libro mastro della famiglia mafiosa di San Lorenzo, capeggiata da Salvatore Biondino, l’autista tutto fare di Totò Riina, in quel libro mastro erano segnate le entrate della famiglia di San Lorenzo e erano da una parte le entrate dovute alle estorsioni, al pizzo pagato dai commercianti alla cosca e dall’altra parte, in un’altra colonna c’erano i regali e di regalo ne era segnato soltanto uno e era scritto in quella colonna “Can 5 1990” e poi una cifra che era evidentemente un quantum che veniva versato per esigenze del gruppo Fininvest, ci sono le intercettazioni telefoniche che documentano come i mafiosi si attivassero, gli amici di Provenzano, per fare eleggere Dell'Utri nel 1999 alle elezioni europee dopo che la Camera aveva appena respinto la richiesta di autorizzazione all’arresto spiccata dai giudici di Palermo, proprio per l’affare Garraffa, ci sono le intercettazioni telefoniche tra il boss Guttadauro ed il mafioso Aragona che parlano a casa di Guttadauro di come Dell'Utri abbia preso i voti della mafia dopo avere fatto un accordo con il boss Gioacchino Capizzi nel 1999 e poi non si sia più fatto vivo e quindi l’esigenza di tornare a parlare con lui, c’è Aragona che dice di essere stato addirittura invitato, Aragona è il medico mafioso che Procura un alibi falso a brusca e per questo è stato condannato per mafia, e che dice di essere stato invitato da Dell'Utri nella sua biblioteca a Milano in Via Senato per la presentazione del libro di Contrada.
Ci sono altri riscontri oggettivi su questo e poi ci sono le parole di Ciancimino che però come vedremo tra un attimo non sono entrate nel processo Dell'Utri per una molto discutibile decisione della Corte d’Appello. E’ un processo molto solido, basta leggersi la sentenza di primo grado, eppure è un processo che naturalmente è suscettibile di essere riformato, addirittura ribaltato tant’è che gli Avvocati di Dell'Utri non fanno mistero di una certa fiducia nella Corte d’Appello di Palermo per un’assoluzione, vedremo, naturalmente non siamo qui a fare i pronostici, devo dire che i segnali che vengono da quel processo vanno nella direzione delle aspettative di Dell'Utri e cioè la Corte non ha fatto mistero di una certa insofferenza nei confronti degli argomenti dell’accusa e quindi ha autorizzato queste aspettative positive per Dell'Utri e negative per la Procura generale.

Chi sono i giudici di Dell'Utri
Questa sentenza sta arrivando naturalmente in un clima surriscaldato perché ci sono tentativi di condizionamento, ci sono tentativi di condizionamento che sempre ovviamente si verificano quando si è alla vigilia di una sentenza così importante.Basterà ricordare che nel dicembre 2004, quando i giudici erano appena entrati in Camera di Consiglio a Palermo, i giudici del Tribunale, Pierferdinando Casini, allora Presidente della Camera, si sentì in dovere di telefonare a Dell'Utri la sua amicizia e la sua solidarietà e poi di farlo sapere con un comunicato su carta intestata della Presidenza della Camera in cui diramava a urbi ed orbi la notizia che il Presidente della Camera, la terza carica dello Stato, aveva fatto gli auguri e aveva dato solidarietà e amicizia a un signore che di lì a poco sarebbe stato giudicato per mafia e che sarebbe stato poi, questo non si poteva ancora sapere, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fu un’interferenza gravissima alla vigilia della sentenza sui giudici, i giudici quando uscirono con la sentenza seppero che non stavano soltanto condannato , l’amico di Berlusconi, ma stavano anche condannando Dell'Utri l’amico di Casini, la presi non ebbe seguito naturalmente perché ci fu ugualmente la condanna, ma la pressione comunque ci fu, adesso le pressioni sono ricominciate.
Tra quelli che sono accusati di avere fatto pressione ci siamo anche noi de Il Fatto quotidiano e io per un articolo che ho fatto su L’Espresso, cosa ho scritto? Ho scritto una cosa che mi sembrava ovvia e cioè che era abbastanza arduo motivare una sentenza di assoluzione dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che due anni fa aveva derubricato da estorsione tentata a minacce gravi l’episodio Garraffa, Dell'Utri che manda il boss Virga a riscuotere un credito in nero per conto di Dell'Utri e quindi essendo stato derubricato a un reato meno grave il reato era stato dichiarato coperto da prescrizione, la Corte di Cassazione ha detto: no, quell’episodio non può essere configurato come minacce gravi o le minacce non ci sono state, ma nel processo si è dimostrato che c’erano, se c’erano quelle minacce erano finalizzate a un’estorsione, a ottenere un vantaggio indebito con l’intimidazione e quella si chiama “tentata estorsione” tentata perché poi i soldi Garraffa non li ha pagati e quindi i giudici di appello, dice la Cassazione, devono rifare il processo, tenendo conto che o non ci sono minacce o se si ritiene che ci siano minacce e la corte ha già ritenuto che fossero dimostrate, allora quelle minacce si chiamano tentata estorsione e la tentata estorsione non è prescritta e quindi ovviamente invece della prescrizione ci dovrebbe essere una condanna, dicevo che sarà difficile motivare una sentenza di assoluzione, visto che la Cassazione che è il Tribunale più alto rispetto alla Corte d’Appello, ha già stabilito che Dell'Utri ha commesso un’estorsione mafiosa tramite il boss Virga nel 1990/1991 quindi meno di 20 anni fa, quindi se già fosse stabilito che ancora nel 1990/91 aveva questi rapporti di scambio di favori con la mafia, il reato di associazione mafiosa in concorso esterno non potrebbe essere dichiarato neanche prescritto, non solo non ci potrebbe essere l’assoluzione, quindi avevo semplicemente detto che questa area di assoluzione che tira in appello, poteva essere ribaltata da questo macigno che è il pronunciamento recentemente emesso dalla Corte Suprema di Cassazione, questa è una pressione sui giudici? No, è semplicemente un giornalista che fa il suo lavoro e analizza i fatti leggendo le carte.
Un’altra presunta pressione, pensate che siamo stati addirittura accusati da Belpietro di fare delle minacce mafiose ai giudici della Corte d’Appello, “Pizzini del Fatto ai giudici di Dell'Utri, Travaglio & C. sentono odore di assoluzione per Dell'Utri e gettano ombre sui magistrati” il tono è quello mafioso del dire e non dire del mascariare, dello sfigurare le persone. In realtà a cosa si riferisce oltre che a quel mio articolo su L’Espresso? Belpietro si riferisce a un articolo pubblicato da due giornalisti molto in gamba, tra i più informati che abbiamo a Palermo e che lavorano fortunatamente per Il Fatto quotidiano Peppino Lo Bianco e Sandra Rizza che molti di voi conoscono perché sono autori del libro “L’agenda Rossa di Borsellino” e appena da pochi giorni, di un altro libro meraviglioso che sto leggendo e che vi consiglio, ma ne sapete qualcosa perché il blog di Grillo lo ha già presentato questo libro che si intitola “L’Agenda nera della seconda Repubblica” e in questo libro Sandra e Peppino raccontano tutti i retroscena delle stragi, delle trattative e quindi i depistaggi dello Stato e che stanno venendo fuori finalmente grazie alle rivelazioni di Massimo Ciancimino e di Gaspare Spatuzza.
Cosa hanno scritto Lo Bianco e Sandra Rizza su Il Fatto quotidiano l’altro giorno? Quello che a Palermo circola e che nessuno ha avuto il coraggio di scrivere tranne Lirio Abbate che ne ha parlato su L’Espresso, Lirio Abbate sapete chi è, un giornalista valoroso che vive sotto scorta dopo avere pubblicato insieme a Peter Gomez il libro “I complici” in cui si parla di rapporti mafia – politica. Cosa gira in questi giorni a Palermo? Girano voci su tutti e 3 i giudici della Corte d’Appello di Palermo, noi non abbiamo dato sfogo alle voci, non abbiamo dato sfogo ai pettegolezzi, non abbiamo fatto ricorso all’insinuazione come scrive Belpietro dire e non dire, no, noi abbiamo detto quelle che sono non le voci ma i fatti, poi le voci ciascuno se le giudica come vuole, i fatti riguardano i 3 giudici della Corte d’Appello, nella riforma delle intercettazioni vogliono vietare ai giornalisti di pubblicare i nomi e le facce dei giudici e dei pubblici Ministeri, perché? Perché non tutti i giudici e i pubblici Ministeri sono uguali, ci sono quelli buoni, quelli cattivi, quelli così e così, i giornali hanno il compito di fare le pulci ai potenti, compresi i magistrati, se c’è qualcosa da dire la si dice, perché? Perché la giustizia è amministrata del popolo e il popolo deve sapere, a nome del popolo e il popolo deve sapere da chi viene amministrata, non sono cose gravissime naturalmente quelle che sono state scritte su questi 3 giudici, sono delle cose che fra un attimo vi spiegherò perché potrebbero essere importanti.
A titolo di cronaca si dice che uno dei 3 componenti del Collegio, Sergio La Commare era stato censurato dal Consiglio Superiore della Magistratura perché una quindicina di anni fa era stato sorpreso a mandare un bigliettino a un Pubblico Ministero, lui era giudicante, l’altro era il requirente, in cui dovendo fare una lunga camera di Consiglio e leggersi una montagna di carte, aveva chiesto al PM di fargli un riassunto perché non voleva affogare nelle carte, questo fu visto come un atto di non terzietà ma di rapporto troppo vicino al Pubblico Ministero da parte del giudice, quindi si ritenne che questo magistrato, magistrato naturalmente onesto, non stiamo parlando di disonestà o incapacità, una leggerezza fu, se vogliamo, però la leggerezza fu censurata dal Csm perché si ritenne che con quel bigliettino il giudice avesse mancato ai propri doveri di imparzialità e quindi da Palermo fu trasferito a Trapani.
L’altro giudice a latere di questo processo si chiama Salvatore Barresi, quest’ultimo era componente del Consiglio giudicante in primo grado al Tribunale, adesso è in Appello, Andreotti e c’è chi ritiene che sia stato decisivo per la sentenza di primo grado che assolveva Andreotti per insufficienza di prove, sentenza poi fatta a pezzi dalla Corte d’Appello di Palermo che la ribaltò, dichiarando prescritto e non invece inesistente il reato fino al 1980, conferma poi in Cassazione.
Perché si è parlato di questo Barresi, non certamente perché abbia assolto Andreotti è un suo diritto – dovere se riteneva fosse giusto, poi processualmente si è verificato che era sbagliato assolverlo ma di errori giudiziari ce ne sono tanti, anche le assoluzioni dei colpevoli sono errori giudiziari, non soltanto le condanne degli innocenti, anzi l’esperienza insegna che sono molto più frequenti gli errori giudiziari di questo tipo, le assoluzioni dei colpevoli, ma in ogni caso l’ha fatto in coscienza, quindi se riteneva che fosse giusto ha fatto bene anche se poi è stato smentito.
Qui si parla di Barresi perché il figlio di Ciancimino tra le mille cose che ha raccontato su suo padre, ha raccontato anche che da giovane prima di diventare magistrato questo Barresi frequentava il tavolo da poker di casa Ciancimino perché era compagno di scuola di uno dei figli di Vito Ciancimino, l’altro, quello che adesso credo faccia l’Avvocato e si chiama Giovanni. C’è qualcosa di male nel fatto che andava a casa di un suo compagno di scuola anche se era la casa di Ciancimino? E’ vero che si sapeva chi era Ciancimino ma evidentemente il giovane Barresi non immaginava che un giorno sarebbe diventato magistrato e che quindi quella frequentazione gli sarebbe stata contestata, anche lì non c’è nessun reato, nessun illecito, nulla che pregiudichi la sua correttezza e la sua immagine etc..
Tra un attimo vi dico perché è interessante scriverla questa cosa, vi dico nel frattempo però quello che si è detto e scritto in questi giorni sul Presidente della Corte d’Appello che sta giudicando Dell'Utri e cioè Claudio Dall’Acqua è un magistrato importante, assolutamente al di sopra di ogni sospetto, ha due figli però, le colpe dei padri non possono ricadere sui figli e viceversa naturalmente, però uno dei figli lavorava nell’azienda Abitalia che era collegata all’Edilia Venusta, una società che è stata espulsa per mafia dalla Confindustria siciliana perché il titolare, tale Rizzacasa è stato arrestato pochi giorni fa per riciclaggio, il figlio del giudice si è subito dimesso da questa azienda.

Strani movimenti a Palermo
L’altro figlio, Fabrizio è diventato qualche tempo fa, quando già il padre stava giudicando , Segretario Generale del Comune di Palermo, si dirà un iter automatico di carriera?No, è stato chiamato fiduciariamente in quell’incarico, Segretario Generale del comune capoluogo della Sicilia dal Sindaco Cammarata, Cammarata è un fedelissimo di Micciché, quindi naturalmente molto legato alla parte dellutriana del Popolo della Libertà che ha chiamato il figlio del giudice che sta giudicando Dell'Utri a fare il Segretario Generale del suo comune e questa è la cosa interessante per cui se ne è parlato, scavalcando altri pretendenti a quella carica che erano considerati più anziani e esperti di lui e quindi questa cosa ha fatto molto discutere, del resto noi non sappiamo per quale motivo naturalmente ci sia stata questa chiamata diretta, può darsi che il figlio del giudice sia il più bravo tra i segretari comunali del mondo, certamente questo episodio non è che sia molto simpatico, anche perché viene dopo qualche mese da un’altra decisione della maggioranza di centro-destra nei confronti non del figlio, ma proprio del giudice, e stava giudicando anche lì in Appello Dell'Utri in un altro processo, il Presidente della Corte d’Appello di Palermo l’anno scorso ha abbandonato il processo di appello per la calunnia aggravata da finalità mafiose, Dell'Utri era imputato di avere orchestrato un complotto di falsi pentiti che incontrava anche personalmente per screditare i veri pentiti che accusano lui e non solo lui, accusano anche tutto il gota di Cosa Nostra in tanti altri processi, il reato era calunnia aggravata, è stato assolto in primo grado, la sentenza non è che fosse granché, infatti la Procura l’ha appellata e in appello si è ritrovata di fronte a questo Presidente che era noto per la sua severità, tant’è che aveva riformato in peggio la sentenza Andreotti e aveva anche condannato Contrada nel secondo appello, quindi era considerato un duro.
Sono riusciti a liberarsi di questo giudice come? Promuovendolo consulente della Commissione parlamentare antimafia, infatti poco prima della fine di questo processo di appello il giudice ha lasciato il processo e il processo ha dovuto ricominciare da zero, quindi questi interventi durante i processi a Dell'Utri sui giudici o su loro familiari non sono interventi isolati e è per questo che qualcuno ha storto il naso per questa promozione del figlio del Giudice Dall’Acqua che stava giudicando Dell'Utri, il che naturalmente non vuole dire che il Giudice Dall’Acqua non sia imparziale, ci mancherebbe altro noi siamo sicuri che lo sarà come anche i due giudici a latere, però conoscere i giudici e sapere da dove vengono, è importante soprattutto quando ci sono interessi politici che si intrecciano.
Perché è interessante che si parli soprattutto a proposito di questa antica e giovanile frequentazione di cui parla il figlio di Ciancimino? Noi non conosciamo la versione del giudice Barresi, è importante perché la Corte d’Appello di Palermo nel processo Dell'Utri ha rifiutato di sentire il figlio di Ciancimino, quindi inevitabilmente a qualcuno è venuto di pensare che uno dei 3 giudici frequentava casa Ciancimino, poi improvvisamente il figlio di Ciancimino diventa un testimone potenziale nel processo Dell'Utri, il giudice insieme agli altri due gli dicono: no, tu no, tu non vieni a testimoniare in questo processo.
L’altro giorno sdegnati da quelle che ritengono delle accuse che mettono in dubbio la loro correttezza, i 3 giudici di appello sono usciti dalla Camera di Consiglio con un comunicato, una cosa che non era mai successa in processo, ma ho visto che non ha destato la minima discussione eppure è una cosa meno inusuale, non so se sia una cosa che si può fare, però l’hanno fatta e non ricordo precedenti, sono usciti dalla Camera di Consiglio e aprendo l’udienza hanno letto questo comunicato che diceva “Siamo indifferenti alle pressioni mediatiche e rispondiamo solo di fronte alla legge e alla nostra coscienza” credo che anche l’opinione pubblica abbia diritto naturalmente a qualche risposta e quindi credo che se qualcuno riterrà di doverla dare, la dovrà dare immediatamente naturalmente i 3 giudici del processo Dell'Utri sono stati difesi dal membro laico del Csm di stretta osservanza berlusconiana, Gianfranco Anedda, è uno che si rifiuta sempre di votare i documenti a tutela di magistrati insultati da Berlusconi o da altri esponenti del Polo, invece questa volta ha proposto di fare una pratica a tutela dei magistrati della Corte d’Appello perché ha detto: ci sono in giro insinuazioni che gettano discredito sulla magistratura giudicante, finalmente visto che le hanno fatte i giornali e le hanno fatte nei confronti di giudici che evidentemente Dell'Utri spera favorevoli a sé, allora il polista Anedda finalmente è pronto a votare una dichiarazione di solidarietà a 3 giudici, meno male su 9 mila giudici italiani ne ha trovati 3 che gli piacciono, il problema è che questa volta non hanno subito nessun attacco politico, nessun insulto, nessuno li ha pedinati per vedere di che colore hanno i calzini, abbiamo semplicemente raccontato 3 circostanze vere, quindi né insinuazioni né altro, che infatti neanche nel comunicato dei giudici sono state minimamente smentite, il comunicato dei giudici si limita a dire che loro sono imparziali e non si fanno condizionare e noi ne siamo felici, ci mancherebbe altro del resto!
Non mi pare ci sia da vantarsi di essere imparziali visto che è il dovere di ogni magistrato. Le vere pressioni, le vere intimidazioni nei confronti dei giudici del processo Dell'Utri vengono da altre parti, da parti politiche e dalla parte politica di Dell'Utri, dai suoi giornali e dai suoi colleghi parlamentari e Ministri; la prima intimidazione è quella che ha coinvolto, massacrato Massimo Ciancimino per avere osato parlare. Tra qualche giorno ve lo raccomando, l’ho visto ieri e mi ha molto colpito, uscirà insieme a Il Fatto quotidiano in edicola, un Dvd che si intitola “Sotto scacco” l’hanno curato due giornalisti Marco Lillo e Udo Gumpel e riguarda i temi di cui stiamo parlando: stragi, trattative, Ciancimino, Spatuzza, ci sono molte cose inedite, interessanti, si fa un po’ il punto della situazione, è una bella sintesi un po’ di meno di due ore di quello di cui stiamo parlando, naturalmente con interviste inedite, documenti, è veramente importante per certi versi e anche agghiacciante, in questo Dvd c’è una lunga intervista a Massimo Ciancimino che racconta tutti gli incontri di suo padre con Provenzano, con il Generale Mori etc., fa vedere la casa, i luoghi e a un certo punto dice: è strano questo paese perché continuamente mi sento ripetere: perché hai deciso di parlare? E quando non parlavo, prima, fino a due anni fa, nessuno mi aveva mai chiesto: perché non parli?
Strano un paese dove si chiede a uno: perché fai il suo dovere di cittadino testimone? Perché quando un Magistrato gli fa una domanda lui risponde? E porta documenti? E’ considerato strano chi non è omertoso in Italia, siamo un paese dove evidentemente la mafia ha già vinto perché la regola dell’omertà è considerata normalità, addirittura abbiamo Mangano definito eroe perché non ha parlato, mentre Ciancimino che non è un pentito ma che parla, è un testimone oculare, viene continuamente perseguitato da questa domanda: perché parli? Ciancimino parla, parla e per questo viene massacrato mediaticamente e politicamente, però i giudici non solo non lo massacrano ma lo ritengono attendibile, tant’è che qualche mese fa, il 27 gennaio la seconda sezione del Tribunale di Palermo ha consacrato, stiamo parlando del Tribunale di Palermo, non della Procura, non dell’accusa, i giudicanti stiamo dicendo, ha condannato a 10 anni e 8 mesi per mafia uno dei tanti deputati regionali di Forza Italia, Mercadante e tra gli accusatori attendibili c’era il figlio di Ciancimino, ha scritto il Tribunale di Palermo “ritiene il Tribunale di poter esprimere un giudizio di alta credibilità su quanto dichiarato da Massimo Ciancimino per il suo racconto fluido e coerente, senza contraddizioni di sorta e poi soprattutto perché ogni circostanza riferita ha trovato ulteriori precisazioni e argomentazioni a riscontro. Quello che è certo e può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli (il figlio di Ciancimino) ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano che parlavano di affari, appalti, mafia e politica. La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre ha fatto di lui un testimone, se non un protagonista di riflesso di incontri e episodi oggi al centro di interesse investigativo in quanto utile a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni, alleanze e accordi politico – istituzionali che fece dei corleonesi un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli capaci di condizionare la storia politico – sociale e economica della Sicilia e in parte della Repubblica agli anni 70 a buona parte dei 90” questo scrive un Tribunale che ha giudicato già in primo grado le parole di Ciancimino.

Testimoni che non possono testimoniare
La Procura di Palermo ha chiesto di sentire Ciancimino nel processo Dell'Utri, i 3 giudici Dall’Acqua, La Commare e Barresi hanno detto di no e hanno detto di no perché?E’ legittimo, è il giudice che decide quali testimoni entrano e quali no nel processo, le parti chiedono, il giudice decide, però bisogna vedere come decide e come motiva la sua decisione perché poi la decisione è ovviamente opinabile, la si può commentare se la si conosce. In questa ordinanza fiume di 9 pagine i giudici del processo Dell'Utri dicono che non si può sentire Ciancimino per la progressione, l’irrisolta contraddittorietà e la genericità delle sue dichiarazioni, come conoscono le dichiarazioni di Ciancimino i giudici di appello se non le hanno mai ascoltate in aula? Le giudicano da quello che hanno letto sui giornali? Da quello che hanno saputo in televisione? Dai sentito dire? Come fai a giudicare inattendibile o contraddittorio o generico un testimone se non lo senti? Chi te l’ha detto che è generico? Giudichi i verbali raccolti dal PM che ti sono stati trasmessi per chiedere di sentirlo? I verbali davanti un PM non hanno mica nessun valore di prova nei processi, da quando abbiamo il 111 della Costituzione nuova versione, dal 1999/2000 tutto ciò che non avviene dentro l’aula del Tribunale non vale, quindi le dichiarazioni di Ciancimino avranno un valore soltanto quando saranno rese sul banco dei testimoni nel processo Dell'Utri, solo lì i giudici potranno decidere se è attendibile, inattendibile, generico o processo, contraddittorio o coerente, progressivo o immediato, gli facciano le domande giuste, vedono le risposte e poi giudicano, come fanno a saperlo prima? Prima di sentirlo? Come fai a giudicare un testimone se non l’hai mai visto in faccia a parte eventualmente quando andavi a giocare a carte?
Questa è la domanda che ci si pone, quindi non è solo una decisione opinabilità, ma una decisione sconcertante quella di tenere fuori un testimone che peraltro il Tribunale ha già ritenuto attendibile in un altro processo, ma quando parlava dello stesso contesto di cui parla anche a proposito dei rapporti politici di suo padre e dei corleonesi, questa è la ragione fondamentale per cui è utile andare a vedere chi sono i giudici della Corte d’Appello, per capire perché hanno preso una decisione così sconcertante non bisogna ovviamente tralasciare nulla, bisogna andare a vedere chi sono per magari capire cosa dicono, queste non sono insinuazioni o pizzini o messaggi o condizionamenti, si chiama diritto di cronaca, dovere di cronaca, se avessero sentito Ciancimino e l’avessero dichiarato inattendibile nella sentenza ne avremmo preso atto, come abbiamo preso atto del fatto che invece il Tribunale l’ha ritenuto attendibile, ma se non lo senti come fai a sapere che è inattendibile? E’ per questo che qualcuno si è fatto l’idea che questa Corte sia più incline all’assoluzione che non alla condanna, per questo forse si è fatto questa idea, poi magari è un’idea sbagliata, intendiamoci, il processo si saprà come finisce quando verrà letta la sentenza, però certamente una dichiarazione così stravagante, strampalata merita attenzione, i giornali sono qua per criticarla anche la Magistratura quando prende delle decisioni o espone delle tesi balzane come quella che abbiamo appena letto.
L’altro condizionamento oltre alle accuse infondate peraltro finora a Ciancimino figlio, è la decisione del Ministero dell’Interno, della Commissione che si occupa dei programmi di protezione per i pentiti e per i testimoni di mafia, di non concedere il programma di protezione pentiti a Gaspare Spatuzza, è una decise che arriva un anno dopo la richiesta della Procura di Firenze, qualche mese dopo le richieste analoghe delle procure di Caltanissetta, della superprocura nazionale antimafia.
Tutte ritengono che Spatuzza sia un pentito vero, che finora non è stato mai smentito, anzi ogni volta che si sono trovati dei riscontri, quei riscontri hanno confermato e non smentito le dichiarazioni di Spatuzza, poi ci sono delle dichiarazioni che magari non possono essere né confermate né smentite, se uno racconta quello che gli ha detto un altro, o quell’altro conferma o altrimenti è la parola di Spatuzza che non vuole dire che non è vera soltanto perché non è stata riscontrata, ma naturalmente se non sarà riscontrata non potrà essere utilizzata nel processo, noi non sappiamo se è vero che Graviano Giuseppe gli ha detto che Dell'Utri e Berlusconi stavano mettendo lo stato nelle mani della mafia, Graviano purtroppo non parla, il fratello di Graviano dice che non ha mai sentito parlare di queste cose, Giuseppe ha preso tempo, ha detto vedremo, in futuro forse potrei parlare, adesso non sono in condizioni, prima mi levate il 41 bis, chi l’ha detto che quella dichiarazione di Spatuzza è falsa? Al massimo non potrà essere usata se non verrà riscontrata, ma per dire che è falsa ci vorrebbe la prova del contrario ovviamente.
Perché Spatuzza viene lasciato senza programma di protezione? Dice il sottosegretario che se ne occupa Alfredo Mantovano che ha fatto delle dichiarazioni tardive quelle su Dell'Utri, Berlusconi, la mafia e le stragi, rispetto ai 6 che la legge del 2001 assegna come tempo massimo per dire tutto, la legge fu fatta dal centro-sinistra, il padre vero di quella legge fu Napolitano che come Ministro dell’Interno nel 1996/97 del primo Governo Prodi disse che erano troppi i pentiti di mafia, in un paese dove ci sono 30 mila mafiosi lui disse che erano troppi i pentiti che erano un migliaio, non troppi i mafiosi che mafiano e che tacciono, erano troppi i pentiti che parlavano e quindi cominciarono a lavorare, poi ci impiegarono un po’ di tempo, la legge fu poi tradotta in pratica dal Ministro Fassino nel 2001 e votata da un’amplissima a maggioranza di centro-destra e centro-sinistra, è una legge orrenda che ha dissuaso dalla collaborazione centinaia di mafiosi, non si è più pentito praticamente nessuno, a parte Spatuzza che non è un pentito di connivenza, perché ormai ai mafiosi non conviene più pentirsi perché la legge gli ha tolto tutti i benefici e gli ha dato pure questo timer di 6 mesi e non un minuto di più, per raccontare magari 40/50/60 anni di vita mafiosa, come fa uno a ricordarsi tutto quello che ha fatto in 60 anni in 6 mesi?
Spatuzza non è un pentito per convenienza, Spatuzza è un pentito che ha avuto la folgorazione mistica, ha avuto un lungo percorso religioso con il Vescovo de L’Aquila etc., quindi è una cosa molto diversa dagli altri pentiti, l’hanno tenuto fuori perché dicono che ha parlato di Berlusconi e di Dell'Utri oltre i 6 mesi, ma le 3 procure, più la Procura nazionale antimafia conoscono la legge, lo sanno benissimo che certe cose Spatuzza le ha dette dopo i 6 mesi, perché hanno chiesto lo stesso di dargli la protezione? Perché visto che è assolutamente impossibile perché in 6 mesi uno dica tutto, c’è un’interpretazione della Cassazione che fa testo di quella legge che dice che nei 6 mesi il mafioso deve sviluppare le cose che ha fatto lui e che sa lui di sua scienza, all’inizio della collaborazione fa una dichiarazione di intenti dove descrive gli argomenti, i punti, l’indice di quello che dirà e poi deve cominciare a parlare delle cose che ha fatto lui o ha saputo lui direttamente. Per le cose che ha saputo da altri, può anche continuare a parlarne dopo, l’importante è che facciano parte, almeno nell’indice delle cose che ha detto all’inizio nella dichiarazione di intenti.
Spatuzza cosa ha fatto? Spatuzza, scrivono i giudici di Firenze, ha compiutamente delineato lo scenario fin dai suoi primi interrogatori e non ha mai revocato l’intenzione di parlarne, le successive indicazioni circostanziali dallo stesso formulate, i nomi di Berlusconi e Dell'Utri, appaiono quale completamento e sviluppo di un tema già ampiamente annunciato, tant’è che il 16 giugno, Spatuzza inizia a collaborare all’inizio del 2009, del 2009, quasi allo scadere dei 6 mesi, Spatuzza dice: rivelerò nomi di politici o di altre personalità, ma dice: non volevo rendere più importanti e interessanti le mie dichiarazioni prima di una valutazione favorevole, lui ha detto: non volevo fare subito i nomi di Dell'Utri… perché altrimenti diranno che ho dato in pasto questi nomi ai magistrati per conquistarmi la protezione, quindi dico prima le cose che ho fatto io, tipo la strage di Via D’Amelio al posto di Scarantino che si è autoaccusato e che invece non c’entra niente e sono stati trovati riscontri e adesso verrà revisionato quel processo, anche se è ormai approdato a sentenza definitiva, perché abbiamo il galera gente che non c’entra niente perché? Perché è stata condannata per avere fatto le cose che invece ha fatto Spatuzza, quindi i giudici di Firenze chiedono al governo, alla Commissione dei programmi di protezione di dare la protezione a Spatuzza il 28 aprile 2009, Spatuzza stava aspettando che gli dicessero ok, per poi dettagliare quei nomi di quei politici affinché nessuno potesse dire che stava mercanteggiando la protezione in cambio di, perché se lo diceva prima dicevano: eh, vedi che questi l’hanno voluto premiare per avere fatto i nomi di Dell'Utri e di Berlusconi? Invece lui ha prima voluto che si valutasse la serietà della sua collaborazione per le cose che aveva fatto lui, la strage di Via D’Amelio e tanti altri delitti che nessuno aveva mai risolto e che lui ha aiutato a risolvere dicendo: li ho fatti io!
Quindi una mossa che lui ha fatto ritardando questi nomi, ma dicendo che li avrebbe fatti per dimostrare la sua assoluta buonafede e la sua assenza di interessi biechi, allontanare il sospetto di possibili strumentalizzazioni, gli è costata questa bocciatura perché dicono: non li ha fatti subito, naturalmente se li avesse fatti subito avrebbero detto che li aveva fatti subito per conquistarsi la protezione, mentre in realtà la protezione è stata chiesta prima che lui facesse quei nomi, quando i magistrati non sapevano ancora quali erano quei nomi e quindi negare la protezione perché lui ha fatto i nomi dopo, è un assurdo logico, oltre che giuridico perché la protezione è stata chiesta prima che lui facesse quei nomi e che i magistrati sapessero quali erano quei nomi, comunque è una decisione che come spiega l’Avvocato Li Gotti che è un parlamentare dell’Italia dei Valori ma è soprattutto il più famoso Avvocato di pentiti, è una decisione che non sta né in cielo e né in terra perché non si è mai visto che il governo si sostituisce alla Magistratura per decidere quale pentito è attendibile e quale no e soprattutto quale pentito merita la protezione e quale no, ci mancherebbe altro, stiamo parlando oltretutto del governo presieduto dalla persona di cui Spatuzza fa il nome a proposito di quello che successe nella stagione delle stragi.
Quindi il conflitto di interessi è un apoteosi, una volta il pentito parlava, i giudici lo riscontravano, il governo lo proteggeva e la mafia lo minacciava, adesso è tutto più veloce perché la mafia non ha neanche bisogno di minacciare Spatuzza in quanto lo minaccia già il governo presieduto da colui che Spatuzza chiama in causa, non so se mi spiego, queste sono le intimidazioni pesantissime che vengono fatte su un testimone chiave dei processi di mafia, su un testimone importante del processo Dell'Utri, non decisivo perché comunque Spatuzza dice quello che hanno già detto altri 30 pentiti e è già stato riscontrato da vari elementi oggettivi, ma in ogni caso immaginate un giudice in Camera di consiglio che già sa che se riterrà attendibile Spatuzza, si attirerà dietro le ire non solo di Dell'Utri, ma dell’intero governo che è arrivato al punto di fare una mossa così azzardata, lasciare senza programma di protezione un pentito che sta scardinando addirittura i processi definitivamente chiusi per la strage di Via D’Amelio e per le stragi del 1993, per fortuna questa decisione del Ministero può essere impugnata davanti al Tar e credo che è quello che o faranno i difensori di Gaspare Spatuzza.
Quindi staremo a vedere, la sulla settimana probabilmente ci ritroveremo, se la Camera di Consiglio non durerà molto, a commentare la sentenza d’appello, confermando ancora una volta che fino a prova contraria la fiducia nell’imparzialità dei giudici deve essere assoluta e che quindi le cose che abbiamo scritto, che erano doverose, non mettono minimamente in dubbio la loro buonafede e la loro imparzialità, semmai è quella decisione di dire di no a un testimone come Ciancimino che fa dubitare della serenità del giudizio dei giudici molto più che non le loro vicende personali che non hanno nessun rilievo se non dal punto di vista della curiosità e della cronaca.

Vi saluto, raccomandandovi una cosa, questa settimana, è questione di ore ormai, parte il sito de Il Fatto quotidiano, ilfattoquotidiano.it. Forse avete già visto la campagna di pubblicità virale che abbiamo fatto, ci tengo molto, mi permetto di suggerirvelo: il vostro primo sito, soprattutto quelli che seguono il blog di Grillo continuerà a essere il blog di Beppe, mi auguro che questo diventi il vostro secondo sito perché non è più un luogo dove mettiamo qualche articolo uscito su Il Fatto quotidiano, diventa una cosa completamente diversa. Diventa un vero e proprio giornale on line che informa in presa diretta sui fatti del giorno, non del giorno prima, e che ospiterà una piattaforma di blog di personaggi che penso vi stupiranno e vi faranno piacere, magari qualcuno vi farà pure incazzare. Ma soprattutto avrà delle rubriche alle quali si potrà partecipare e interagire, per esempio vedrete come faremo i controtelegiornali, smonteremo quasi in diretta i telegiornali per smascherare ogni giorno le palle le raccontano e le cose che nascondono. Questo è un piccolo assaggio di tante altre cose che troverete proprio dalle prossime ore su ilfattoquotidiano.it, passate parola!

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