mercoledì 28 aprile 2010

Feltri, Berlusconi e Fini, Schifani e Il Fatto Quotidiano

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Due notizie riguardanti il giornalismo meritano la vetrina oggi, davvero uno specchio dell'Italia in cui viviamo.


La prima non riguarda propriamente il "giornalismo" bensì la propaganda/squadrismo del Giornale di Littorio Feltri nei confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini. Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha scatenato l’ennesimo attacco contro Fini scrivendo che la suocera ha quandagnato più di un milione di euro da un appalto in Rai. In tarda mattinata è arrivato alle agenzie di stampa un messaggio di Berlusconi che esprime "solidarietà" al compagno di partito: "Esprimo la più convinta solidarietà a Gianfranco Fini per gli attacchi personali che quest’oggi il Giornale gli ha mosso. La critica politica, anche più severa, non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica. Tali metodi, che assai spesso ho dovuto subire personalmente, non vorrei mai vederli applicati, specie su giornali schierati con la nostra parte politica".

Questa è una pagliacciata in piena regola già adoperata da Berlusconi, il quale prima assume Feltri al suo giornale e lo scatena senza pietà, poi "si dissocia" da quanto quello sacrive. Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo, dico solo che è tipico di Berlusconi dire e non dire, lanciare o far lanciare pietre e nascondere la mano, negando l'evidenza. L'importante è che il nemico di turno sia raso al suolo sotto gli occhi dell'opinione pubblica. Di Pietro ne sa qualcosa, ma non solo.

La seconda notizia invece riguarda il presidente del Senato Renato Schifani, il quale ha notificato al Fatto Quotidiano un atto di citazione col quale chiede 720.000 € di risarcimento in seguito ad alcune inchieste giornalistiche realizzate tra fine 2009 e inizio 2010 (20 novembre 2009 articolo dal titolo: «Schifani e il palazzo dei boss»; 27 novembre 2009: «I soci di Schifani»; 13 gennaio 2010: «Quando Schifani faceva l'autista»). A quanto pare non ha gradito che sia stato scoperchiato il vaso di Pandora, ma non ha però indicato bene quali frasi siano sgradite o sbagliate o non si sa che cosa, e dove abbia operato la lesione che lo riguarderebbe, ammesso che ce ne sia una. La direzione del Fatto Quotidiano ha replicato in un editoriale proprio oggi, dicendo: "Decida il giudice. La somma richiesta - si legge - è superiore al nostro capitale sociale, ma noi non ce ne lamentiamo. Schifani, al pari di qualsiasi altro cittadino, se si ritiene diffamato ha il diritto di rivolgersi al Tribunale per veder riconosciute le proprie ragioni. Anche se, dopo aver letto le 54 pagine della citazione, dobbiamo confessare la nostra sorpresa: nonostante gli sforzi non abbiamo ancora capito quali delle notizie riportate su Il Fatto Quotidiano non siano vere. A questo punto chi ha ragione e chi ha torto non lo potrà che stabilire il giudice. Certo - prosegue l'editoriale - avremmo preferito che il presidente Schifani, proprio per l'importante incarico pubblico da lui ricoperto, avesse risposto alle numerose e-mail contenenti dettagliate richieste di chiarimenti che gli abbiamo inviato prima di scrivere ogni pezzo. E ora ci saremmo aspettati almeno una querela penale che, da una parte, avrebbe consentito al pubblico ministero di svolgere autonomamente indagini sui fatti contenuti negli articoli in maniera più ampia rispetto quanto si può fare in sede civile. E che, in caso di un nostro rinvio a giudizio, sarebbe potuta sfociare in un dibattimento pubblico senz'altro interessante per chi vuole conoscere i trascorsi della seconda carica dello Stato".

Schifani non ha però presentato querela, e questo puzza: perchè per il nostro codice penale se attribuisci a qualcuno un reato, lo dichiari all'autorità giudiziaria, e poi risulta non è vero niente, c'è l'effetto boomerang della controdenuncia per accertata calunnia.

Sto ancora ridendo...

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martedì 27 aprile 2010

Inizia la propaganda bugiarda sul Nucleare, parla Castelli

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Berlusconi (l'Italia) come sappiamo aveva comprato da Sarkozy (la Francia) un know-how vecchio di diversi anni per costruire centrali nucleari. Le nostre tasche hanno sborsato quindi nel 2009 una marea di soldi per un qualcosa di datato che serve a creare una fonte di energia vecchia, obsoleta e insicura da cui tutti gli stati al mondo scappano a gambe levate, preferendo investire in fonti di energia alternative e rinnovabili, meno care e più rispettose dell'ambiente, del pianeta, già quasi morto per via della mano dell'uomo, cioé la nostra. Il recente accordo Berlusconi/Putin puzza poi lontano un miglio.

Su questo ogni persona che abbia un minimo di cultura generale, di conoscenza su come va il mondo, insomma di intelligenza non ha dubbi. Però il governo Berlusconi deve creare un pensiero generale favorevole a questa sozza scelta del nucleare, alla faccia di un Referendum col quale l'Italia stessa aveva detto NO all'energia nucleare, quindi già da un paio di giorni il Kaiser tramite la stampa (e siamo sicuri, non solo) ha incaricato i suoi fidi sgherri di impegnarsi per far entrare in testa alla gente queste cretinate e creare consenso. Il consenso dei sudditi è importante per fare ogni stupidaggine possibile, e Berlusconi lo sa, perché è grazie alla continua ricerca e costruzione del consenso che il suo Regime sta in piedi.

Per il nucleare accorre subito Castelli, e inizia la campagna di bugie e fumo. E allora a margine di un incontro all’Anie, Castelli afferma che "e’ chiaro che convincere la popolazione che il nucleare porta innumerevoli vantaggi e’ il punto piu’ importante" ma, aggiunge, "pensiamo all’inquinamento che c’e’ anche in questo momento sopra la citta’ di Milano, voi non lo vedete ma c’e', ve lo posso garantire". "L’estrazione di carbone ai fini della produzione energetica - continua - produce migliaia e migliaia di morti, in questi ultimi anni soprattutto in Cina. Il nucleare invece in cinquant’anni ha prodotto di fatto due incidenti: Three Mile Island, dove sono decedute mi pare tre persone, e quello di Chernobyl che e’ stato un unicum anche per come e’ avvenuto". Questo "mentre invece per quanto riguarda l’estrazione del petrolio sono centinaia e centinaia di vittime ma soprattutto decine di disastri ecologici che il petrolio ha provocato. Basta pensare al disastro ecologico che sta avvenendo nel Golfo del Messico al largo della Lousiana".


Nessuna voce sulle centinaia di migliaia di storpi che continuano a nascere in Russia, sui bambini che devono venire qui a prendere il sole, che fa bene alle ossa, e a respirare l'aria pulita dei nostri litorali. Nessuna parola sulle centinaia di migliaia di morti per quegli scoppi delle centrali, o su tutto ciò che riguarda l'uso della bomba atomica in Giappone (morti e storpi, ancora), che ne era la vergognosa anteprima storica.

Chiaro il giochino? Si parla del fumo in cielo, dell'acqua sporca (vero è che tanto, troppo petrolio si perde in mare, giusto ammetterlo) e non si informa sul pericolo e l'arretratezza del nucleare. Le bugie sono iniziate, la gente che farà? Io lo so che farò: voterò al Referendum contro il nucleare, come fecero i miei genitori tanti anni fa, e voterò PER CANCELLARLO DEFINITIVAMENTE. Voi?

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La Chiesa palermitana che sostiene gli indagati

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Credo che se un mio amico o parente (anche stretto) fosse sotto indagini per qualche probabile reato (da accertare) il giusto atteggiamento da parte mia potrebbe essere lo stare zitto, e magari in forma privata andare a chiedergli che sta succedendo. Mai e poi mai però andrei a dire in giro che questo parente o amico è "perseguitato", soprattutto se occupassi un qualche posto di rilievo nella comunità. Non lo farei perchè sarebbe disonesto farlo, oltre che irrispettoso nei confronti della Magistratura e della Polizia Giudiziaria che lavorano tutti i giorni. Del resto non è detto che dalle indagini si abbia per forza un rinvio a giudizio.

La serenità e l'onestà morale sono fondamentali in tali situazioni: tanto, se uno è colpevole bene o male qualcosa si raccoglie, se è innocente è praticamente impossibile che vengano raccolte prove, a meno che qualcuno non si adoperi per far girare falsità (fantascienza).


A Palermo le cose non vanno così. In perfetta linea col trend delle alte sfere clericali, che fanno affari con i politici corrotti e pregiudicati, alla parrocchia di Santa Susanna di Palermo le prediche sono uno strumento di bassa e sozza lega. Veniamo ai fatti.

Sonia Alfano (IDV) ha scritto una lettera alla Curia di Palermo denunciando quanto segue.

Anzitutto la messa del 25 aprile è iniziata con mezzora di ritardo perchè il presidente della Regione Raffaele Lombardo non giungeva in orario per la celebrazione, poi a lui sono stati riservati alcuni posti in prima fila, come se lui valesse più degli altri fedeli credenti e cittadini che vanno a messa in orario (io non lo faccio, quindi non corro questi rischi).

Ma soprattutto, la cosa più grave: il monito del parroco, che ha invitato l'intera Comunità a pregare per il Presidente Lombardo "in virtù del terremoto giudiziario che lo ha travolto", affinchè Dio lo illumini dopo le pesanti accuse (concorso esterno in associazione mafiosa) ricevute.

La Alfano quindi chiede al monsignor Romeo della Curia di Palermo: "E' questo il ruolo della Chiesa. Durante la Santa Messa, ed in una giornata in cui viene celebrato il Sacramento della Cresima, è normale fare mera propaganda politica? E' normale schierarsi, perdipiù con un indagato per mafia? Quale segnale arriva alla Comunità in questi casi? Non sarebbe il caso che la Chiesa tornasse al Suo ruolo di guida spirituale senza trattamenti di favore nei confronti dei potenti, senza propaganda politica, senza discriminazioni?"

La Alfano poi giustamente aggiunge: "Questi episodi offendono la memoria delle vittime innocenti della mafia tra le quali, Vi ricordo, ci sono anche parroci come Don Pino Puglisi e Don Peppe Diana, simboli di ciò che la Chiesa dovrebbe essere e di quale atteggiamento dovrebbe assumere nei confronti del fenomeno mafioso."
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Come non darle ragione?

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Mills, Berlusconi, De Magistris: storie e bugie d'Italia

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Ecco:



Testo:
Buongiorno a tutti, ho qua due belle sentenze, o meglio, una è una sentenza, l’altro è un atto giudiziario che ci aggiornano e ci danno l’ultima puntata di due vicende che abbiamo seguito a lungo nel Passaparola e che non vorrei lasciare incomplete, c’è una tendenza della stampa e della televisione italiana a seguire le vicende all’inizio e poi dimenticarle, tant’è che poi rimane quella domanda che Milena Gabanelli si pone spesso a Report: come è andata a finire? Sono due vicende e non sono totalmente concluse, ma questi due atti giudiziari ci danno un’idea di come potrebbero concludersi.

Mills corruttore, Berlusconi corrotto
L’orientamento che hanno preso ci spiega il perché del silenzio, dell’informazione “ufficiale” su questi due atti, cominciamo dalla sentenza Mills, sapete che il 25 febbraio di quest’anno la Cassazione depositò il dispositivo della sentenza con cui definitivamente si giudicava la posizione di Mills e la Cassazione ritenne prescritto il suo reato di corruzione in atti giudiziari per avere mentito sotto giuramento in due processi a carico di Silvio Berlusconi in cambio di una tangente di 600 mila dollari versatagli subito dopo quelle testimonianze.

C’era il dilemma di quando materialmente lui aveva avuto a disposizione quei soldi e quindi la Procura riteneva che la messa a disposizione scattasse nel momento in cui lui entrava materialmente in possesso di quel denaro, secondo altri bisognava retrodatare di qualche mese, sapete che la diatriba era veramente di pochissimi mesi. Secondo i fautori della prescrizione un pelino più lunga il reato si sarebbe consumato nel gennaio 2000, secondo gli altri nel novembre 1999, importantissimo perché essendo quella sentenza della Cassazione arrivata il 25 febbraio 2010, se il reato fosse stato commesso nel febbraio 2000, la Cassazione sarebbe arrivata in tempo prima che scattassero i 10 anni di termine massimo della prescrizione, termine massimo che è diventato di 10 anni, mentre prima era 15, grazie alla legge ex Cirielli, varata proprio dopo che si è scoperto questo reato.
Se invece il reato fosse stato commesso nel novembre 1999, la Cassazione avrebbe dovuto dichiararlo prescritto perché era caduto in prescrizione meno di tre mesi prima della sentenza definitiva, eravamo lì sul filo del rasoio e infatti la Cassazione ha scelto la seconda versione e quindi ha dichiarato prescritto per soli 3 mesi il reato, nel dispositivo già si capiva che il reato era stato scommesso da Mills e infatti Mills veniva condannato anche dalla Cassazione come dal Tribunale di Milano e dalla Corte d’Appello di Milano a risarcire 250 mila Euro allo Stato nella persona giuridica della Presidenza del Consiglio per il danno arrecato all’interesse pubblico della giustizia, all’imparzialità etc..

Ricorderete anche che era 2 mesi fa quando uscì quella sentenza, tutto il centro-destra disse: ecco la prova, Berlusconi è un perseguitato, avete visto è stato assolto anche il Mills, lo disse il Tg1 di Minzolini, titolò Libero “Silvio assolto”. Berlusconi non era neanche giudicato in quella sentenza, però effettivamente sapere se una persona è accusata di essere stata corrotta da Berlusconi è colpevole o innocente, ci dice anche se è colpevole o innocente quello che è accusato di averla corrotta, infatti era giusto collegare la sorte processuale di Mills a quella di Berlusconi, il problema è che Mills non era stato assolto, quindi Berlusconi non poteva essere stato assolto.

Siccome Berlusconi ha avuto il processo sospeso per più di un anno e mezzo a causa del Lodo Alfano e la prescrizione per lui si è congelata, per cui il processo non è ancora prescritto, sapete che si prescriverà nella primavera – estate dell’anno prossimo, essendo già ricominciato in primo grado, può darsi che i giudici facciano in tempo slalomando tra i legittimi impedimenti etc., etc., a portare a casa almeno una sentenza di primo grado.
Tutto il centro-destra, compresi i suoi house organ, mentì per la gola dicendo che Mills era stato assolto e che quindi Berlusconi sarebbe stato assolto, anzi non bisognava neanche ricominciare il processo a Berlusconi, bisognava addirittura risarcire Berlusconi per i danni subiti da questo processo, mentre in realtà Mills è stato condannato a risarcimento lo Stato per avere mentito in cambio di denaro ricevuto dalla Fininvest per salvare Berlusconi, quindi ribaltarono completamente la realtà.

Dall’altra parte nessuno rispose, sapete che dall’altra parte ci sono i paraculi, quelli che fanno finta di essere imparziali che in realtà stanno con Berlusconi ma dietro la maschera, i quali dissero: aspettiamo le motivazioni della sentenza Mills, eccole qua, sono state depositate 3 giorni fa le motivazioni della Cassazione, sono una quarantina di pagine, molto leggibili, chiare, molto solenni perché sono state emesse a sezioni unite, il più alto grado giurisdizionale che si conosca nel nostro paese, cosa dicono queste motivazioni? Dicono tante cose naturalmente, chi le vuole leggere integrali è una bella lettura, una bella biografia del nostro Presidente del Consiglio, le può trovare sul sito ilfattoquotidiano.it elencate, ma vorrei sottolineare un passaggio di queste motivazioni, naturalmente nelle motivazioni si dice che Mills è stato corrotto per mentire sotto giuramento nell’interesse di Silvio Berlusconi, con soldi provenienti dai fondi neri della Fininvest, né potrebbero dire altro i giudici, visto che questo aveva stabilito il Tribunale, aveva confermato la Corte d’Appello e quelli sono i giudici di merito che giudicano sui fatti, la Cassazione, poteva valutare se quei fatti erano stati giudicati legittimamente o no, perché il giudizio di legittimità quello è della Corte di Cassazione.

Ma la Cassazione aggiunge un particolare molto interessante che la riguarda, perché? Perché il reato di corruzione giudiziaria commesso da Mills nell’interesse di Berlusconi in cambio di soldi arrivatigli dalle aziende di Berlusconi per salvare Berlusconi in due processi, riguarda la Cassazione, perché? Perché la Cassazione in quei due processi si pronunciò, in uno si pronunciò prescrivendo il reato di Berlusconi dopo averlo accertato, esattamente come ha fatto per Mills in questo processo e stiamo parlando del processo All Iberian per i 21 miliardi estero su estero a Craxi e a altri fondi neri movimentati dai conti svizzeri di questa società occulta, offshore che la Fininvest aveva nelle isole del canale e quindi lasciamo perdere il processo All Iberian perché comunque è finito con una condanna in primo grado, una prescrizione definitiva di Craxi e di Berlusconi per finanziamento illecito e per sanare poi il relativo falso in bilancio Berlusconi ha dovuto depenalizzare il reato.

Parliamo dell’altro processo che Mills con le sue menzogne e le sue reticenze ha sviato e di questo è interessante occuparsi, perché è il famoso processo per le tangenti della Fininvest alla Guardia di Finanza, il primo processo fatto a Berlusconi dopo il suo ingresso in politica, quello del famoso invito a comparire che lo colse mentre presiedeva un convegno internazionale a Napoli, quello su cui sono 15 anni che ci rompe i maroni con ogni sorta di vittimismo, piagnisteo, strilli, viene dipinto quel processo come il simbolo, la madre di tutte le persecuzioni giudiziarie, quindi è importante sapere come è finito, lui dice: mi hanno assolto con formula piena, mi dovrebbero chiedere scusa, sono sempre stato assolto. Se leggete la sentenza della Cassazione su Mills, scoprite perché Berlusconi fu assolto.
E' importante ricordarsi di cosa si sta parlando, c’erano 4 tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, scoperte dal pool di Milano nel 1994 quando Berlusconi era appena diventato Presidente del Consiglio, tre erano state pagate alla fine degli anni '80, una quarta era stata pagata nel 1992, una riguardava Mediolanum, una Mondadori, una Videotime e poi ce ne era una che riguardava Telepiù, perché Telepiù? Perché il garante dell’editoria, l’allora garante Santaniello, aveva mandato la finanza a perquisire e a controllare la Fininvest in quanto si sospettava che la Fininvest controllasse occultamente Telepiù, la pay tv, da cui poi sono nate le attuali pay tv, la prima fondata da Berlusconi e da alcuni suoi amici si chiamava Telepiù.

Se fosse stato accertato che Berlusconi ancora nel 1992 controllava Telepiù oltre la quota azionaria del 10%, avrebbe violato la Legge Mammì, quest’ultima stabiliva che Berlusconi per tenersi le sue tre televisioni in chiaro: Canale 5, Rete 4 e Italia 1 doveva vendere tutte le quote eccedenti il 10% della pay tv, oltre che vendere i suoi giornali, ma i giornali li girò al fratello, ai figli.
Telepiù cosa fece? Controllava la quasi totalità di Telepiù ma aveva affidato, aveva accollato le quote eccedenti il 10% ad alcuni suoi amici prestanomi, ai quali addirittura aveva dato i soldi per comprarsi le azioni, quindi praticamente le azioni erano sue intestate a teste di legno. Se Santaniello, il garante dell’editoria fosse riuscito a accertare questo come si vociferava che fosse, questa violazione palese della Legge Mammì avrebbe comportato una sanzione drammatica per Berlusconi, la revoca delle concessioni per le televisioni in chiaro, avrebbe perso all’improvviso la possibilità di trasmettere, avrebbe visto spegnersi Canale 5, Rete 4 e Italia 1, questa era la posta in palio, ecco perché quando gli arriva la finanza in casa, il manager della Fininvest addetto a queste cose, capo dei servizi fiscali, Salvatore Sciascia allunga una mazzetta, chi dice di 50, chi dice di 100 milioni ai marescialli perché girino al largo e chiudano un occhio, se non due sulla reale proprietà di Telepiù, questa era l’accusa per la quarta tangente, quella pagata nel 1992 alla Guardia di Finanza.

Senza Mills Berlusconi sarebbe in galera
Nel 1994 alcuni sottoufficiali della Finanza confessano di avere ricevuto tangenti dalla Fininvest, tra cui quella per non andare a vedere la reale proprietà di Telepiù, allora cosa si fa? Si cerca di tacitare questi finanzieri, ma questi finanzieri ormai hanno parlato, nasce il processo per la corruzione alla Guardia di Finanza, in primo grado Berlusconi viene condannato per tutte e 4 le tangenti insieme a Sciascia e insieme ai marescialli, in appello per le prime 3, per quelle pagate prima del 1992 scatta la prescrizione, mentre per la quarta, quella per Telepiù, c’è l’assoluzione per insufficienza probatoria, perché?
Perché non ci sono prove sufficienti che a pagare i finanzieri perché chiudessero un occhio, anzi due sulla reale proprietà di Telepiù, fosse stato Berlusconi, in quanto c’erano anche altri soci, i famosi prestanome che potevano avere pagato affinché la Guardia di Finanza chiudesse un occhio, quindi non era assolutamente sicuro che fosse stato lui e non qualcun altro del suo giro.

Sarebbe stata decisiva in quel processo d’appello per la corruzione della Guardia di Finanza, la testimonianza di Mills, perché quest’ultimo aveva costruito le società offshore attraverso le quali Berlusconi aveva finanziato i prestanome perché potessero rilevare le quote eccedenti il 10% e intestare a sé stessi un pacchetto azionario che in realtà controllava ancora lui, quindi lo sapeva Mills di chi era veramente Telepiù, cosa fa Mills? Lo slalom, lo scriverà al suo commercialista: testimonia in maniera reticente, non collega alla persona di Berlusconi quelle società ma genericamente alla galassia Fininvest e così i giudici non hanno la prova sufficiente per confermare la condanna di primo grado e così nel dubbio per insufficienza di prove, comma 2 dell’Art. 530 del Codice di procedura penale assolvono Berlusconi in appello, la Cassazione cosa fa? Decide per l’insufficienza di prove per tutte e 4 le tangenti e quindi lo assolve per insufficienza probatoria su tutti e 4 i fronti.

Adesso nella sentenza Mills depositata l’altro giorno, motivazioni della Cassazione: corruzione in atti giudiziari, la Cassazione ci dice che quell’assoluzione per insufficienza probatoria, sarebbe stata una condanna per Berlusconi se Mills avesse detto la verità e non fosse stato corrotto nell’interesse di Berlusconi dalle aziende di Berlusconi. Quindi per nascondere la proprietà reale di Telepiù vengono corrotti i finanzieri che vanno a ispezionare le società che controllano Telepiù, per nascondere che sono stati corrotti i finanzieri per nascondere la reale proprietà di Telepiù si corrompe Mills, perché quando viene chiamato a testimoniare non dica tutta la verità e per nascondere che Mills è stato corrotto si fa tutta la campagna che è stata fatta negli ultimi anni, si fanno anche i lodi Alfano e altre porcherie, perché? Perché ormai quello che è venuto fuori è troppo grosso non si può più metterci il tappo sopra, allora si aboliscono direttamente i processi o si cerca di abolirli, questo è quello che è successo.

La Cassazione che fu costretta a assolvere per insufficienza probatoria, perché le prove le avrebbe dovute fornire Mills, ma Mills non le poteva fornire perché era un testimone prezzolato, adesso fa quasi ammenda dicendo: se l’avessimo saputo prima quando abbiamo giudicato, beh certamente non avremmo assolto, vi leggo il passaggio così almeno d’ora in poi quando sentite Berlusconi dire: sono sempre stato assolto, non solo non è vero perché ha dovuto depenalizzare il suo reato, oppure accorciare i termini di prescrizione per ottenere una raffica di 6 prescrizioni del reato, più due sentenze in cui si dice che il reato non è più previsto dalla legge come reato in quanto lui stesso lo ha depenalizzato, lui l’imputato, ma anche quella sentenza in cui si scrive “assoluzione” sia pure per insufficienza probatoria, quella per il primo processo, corruzione della Guardia di Finanza, anche quella è un’assoluzione per modo di dire, è un’assoluzione comprata pagando un testimone, non potendo pagare i giudici, visto che a Milano di corruttibili non ne hanno trovati, ecco cosa dice la Cassazione di quella sentenza che è un errore giudiziario, vedete come gli errori giudiziari non sono soltanto le condanne degli innocenti, ma anche le assoluzioni dei colpevoli, soprattutto quando i colpevoli riescono a deviare il loro processo corrompendo il testimone?
Dice la Cassazione: il fulcro della reticenza di Mills nel processo d’appello per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza 1998, se non erro, si incentra in definitiva nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società offshore che lui aveva creato e che erano state utilizzate per finanziare i prestanome che si intestavano le quote berlusconiane di Telepiù, con questa bugia ha alterato il corso del processo Guardia di Finanza.
I giudici di primo grado erano stati costretti a procedere in via induttiva con la conseguenza che in secondo grado, proprio la carenza di prove certe sul punto, reale proprietà delle società offshore usate per finanziare i prestanome di Berlusconi in Telepiù, aveva determinato nel processo l'assoluzione di Silvio Berlusconi in secondo grado e definitivamente in sede di giudizio di Cassazione. Quindi la bustarella che Sciascia nel 1994 mentre Berlusconi diventa Presidente del Consiglio la prima volta, Sciascia versa ai finanzieri per nascondere la reale proprietà della pay tv, sarebbe stata punita con la condanna di Berlusconi in persona se non ci fosse stata la bugia prezzolata di Mills.
Berlusconi nel 2001 quando la Cassazione lo assolse per la prima volta nel suo primo processo per insufficienza probatoria, sarebbe stato condannato per corruzione, si sarebbe beccato 4 o 5 anni di galera, sarebbe finito dentro perché non c’era neanche lo sconto dell’indulto e quindi invece di tornare a Palazzo Chigi nel 2001, sarebbe finito a San Vittore, là dove sarebbe finito comunque il 25 febbraio di quest’anno se non ci fosse stato il Lodo Alfano che ha separato la sua posizione da quella di Mills e se non ci fosse stata la Legge ex Cirielli che ha ridotto da 15 a 10 anni la prescrizione del reato per tutti e due, sarebbero stati condannati tutti e due a 4 anni e mezzo per corruzione giudiziaria e sarebbero finiti dentro entrambi, con la possibilità per Berlusconi di chiedere i domiciliari, dirà qualcuno, no, perché il privilegio di dare i domiciliari a chi ha compiuto i 70 anni, è nella Legge ex Cirielli, è stato fatto a posta per salvare Berlusconi e Previti proprio al momento del loro settantesimo compleanno.
Quindi andatevela a vedere questa sentenza, è molto interessante perché riscrive una parte della storia che Berlusconi con il suo revisionismo assecondato dai servi che lo circondano, ha voluto gabellarci ma che invece è totalmente falsa, quando lui viene assolto o è perché è comprato il giudice o è perché ha comprato il testimone, altrimenti verrebbe condannato e se viene prescritto è perché ha dimezzato la prescrizione e se viene assolto perché il reato non è più previsto dalla legge, vuole dire che lui ha depenalizzato lo reato, lui stesso che l’aveva commesso!

De Magistris aveva ragione
Secondo atto giudiziario, parliamo completamente di un’altra cosa, sempre per la serie: come è andata a finire.
Questo abbastanza breve, stiamo parlando di 21 paginette, è l’avviso di conclusione delle indagini che ha valore anche di informazione di garanzia, nei confronti di alcuni indagati, cos’è l’avviso di conclusione delle indagini? Quando il Magistrato dopo 6 mesi o un anno o un anno e mezzo, massimo due anni nei casi di mafia ma non è questo il caso, conclude un’indagine, deve avvisare le persone indagate e le parti, gli Avvocati, le eventuali vittime dei reati, che l’indagine è finita, dopodiché le parti hanno 20 giorni di tempo per chiedere supplementi di indagine o per chiedere di essere interrogati se non lo sono stati ancora, quando fanno le loro richieste e il Magistrato le ha soddisfatte, il Pubblico Ministero a quel punto chiede il rinvio a giudizio, succede quasi sempre così perché se il Magistrato intende chiedere l’archiviazione del fascicolo non manda l’avviso di conclusione delle indagini, manda immediatamente e direttamente la richiesta di archiviazione al G.I.P..
In questo caso non hanno chiesto l’archiviazione, chi sono i soggetti di questo avviso di conclusione delle indagini? Gli autori? La Procura della Repubblica di Salerno nelle persone dei PM Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, coordinati del nuovo Procuratore Capo Franco Roberti, Salerno vi ricorderà qualcosa probabilmente, almeno lo spero perché ne abbiamo parlato tante volte. Salerno è la Procura, non solo ne abbiamo parlato recentemente perché a Salerno la Procura ha ottenuto il rinvio a giudizio due volte, anzi tre, dell’attuale Sindaco Vincenzo De Luca, quel galantuomo che è solito insultare Grillo, il sottoscritto e altri e che è stato appena trombato a sangue alle elezioni regionali in Campania, sapete che dicevano nel PD: è un candidato un po’ così, però forte, è un candidato molto forte. Infatti abbiamo visto come era forte, pensate se era debole, prendeva il cappotto invece della sconfitta, comunque lasciamo perdere.
Oltre a questo fatto Salerno è la Procura che nel dicembre di due anni fa, andò a perquisirne un’altra, quella di Catanzaro, perché? Perché la Procura di Salerno è competente sui reati commessi da Magistrati di Catanzaro, mentre sui reati commessi da Magistrati di Salerno è competente la Procura di Napoli e sui reati commessi dalla Procura di Napoli è competente quella di Roma, sui reati commessi dalla Procura di Roma è competente Perugia etc. etc. e su Perugia è competente Firenze e su Firenze è competente Bologna… questa è la regola, non si può indagare sul vicino di stanza, bisogna andare nella Procura più vicina competente per questa materia quando sono in ballo reati commessi da Magistrati, perché c’erano reati in ballo, ipotizzati a carico di Magistrati? Perché Luigi De Magistris aveva denunciato i suoi superiori che lo avevano espropriato delle indagini Why not e Poseidone, la prima portatagli via dal Procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, la seconda dal Procuratore Capo Mariano Lombardi e aveva denunciato anche i colleghi che dopo lo scippo delle due indagini avevano iniziato a spezzettarle, parcellizzarle, sostanzialmente insabbiarle.

De Magistris denuncia i suoi superiori e alcuni suoi colleghi a Salerno perché lì è competente, i suoi colleghi a Salerno perché Salerno è competente, denunciano De Magistris dicendo che invece le porcherie le faceva De Magistris e loro avevano finalmente liberato la Calabria da questo bubbone, questo magistrato fanatico e visionario. I magistrati di Salerno, in quel momento il Procuratore Capo era Luigi Apicella, assistito da due co-sostituti molto attivi Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani, fanno le indagini e scoprono che le denunce dei superiori dei colleghi di De Magistris, contro di lui sono infondate e quindi chiedono di archiviarle al G.I.P. e il G.I.P. le archivierà, mentre invece le denunce di De Magistris contro i suoi superiori e i suoi colleghi sono fondate, quindi vanno avanti nelle indagini, dato che si ipotizza che il fascicolo Why not sia stato insabbiato in parte per quanto riguarda alcuni indagati eccellenti, non tanto Prodi che era stato iscritto per un fatto tecnico per verificare la titolarità di un’utenza telefonica ma soprattutto Mastella, l’ipotesi è che Mastella abbia avuto l’archiviazione del caso Why not, grazie al fatto che i magistrati che hanno ereditato il fascicolo dopo lo scippo a De Magistris hanno presentato al G.I.P. non tutte le carte, le cose che c’erano a carico di Mastella, ma solo una parte, per cui il G.I.P. ha deciso senza avere il quadro completo, questa era l’ipotesi accusatoria e quindi per vedere se è vero che nella richiesta di archiviazione per Mastella i PM subentrati a De Magistris avevano selezionato solo alcune paginette bianche, bisogna ottenere l’integrale del fascicolo Why not e paragonarlo alla richiesta di archiviazione per vedere se c’è tutto o manca qualcosa.
Ecco perché i PM di Salerno cominciano a chiedere ai loro colleghi di Catanzano, indagati per reati molto gravi, l’autorizzazione a..., anzi non gli vanno inizialmente a sequestrare le carte, gli vanno semplicemente a chiedere una copia degli atti, in modo che una volta ottenuta la copia degli atti loro si possano fare le fotocopia e poi restituire immediatamente l’originale, è una questione, capite fare la fotocopia di un grande fascicolo a dire tanto ci impieghi una giornata se metti su due o tre segretari che lo fanno in esclusiva.
Per 7, 8 mesi, praticamente per tutto l’anno, due anni fa, la Procura di Catanzaro rifiuta di consegnare questi atti, ne manda un pezzettino, traccheggia, ne manda un altro pezzettino, il fascicolo integrale non arriva mai, per cui dopo una serie infinita di sollecitazioni a un certo punto la Procura di Salerno, dato che deve procedere e non riesce a farlo, si mobilita insieme alla Digos e va giù, a Catanzaro con un decreto di perquisizione e sequestro a prendersi quegli atti con la forza e a perquisire le case e gli uffici dei magistrati che trattenevano quegli atti per vedere se nascondevano atti in pen drive, dischetti, computer di casa, portatili etc., la famosa perquisizione del 3 dicembre 2008.
Cosa succede a quel punto? Un atto dovuto come quello della Procura di Salerno, viene spacciato agli italiani per una guerra tra procure, perché? Perché la risposta dei magistrati di Catanzaro invece di obbedire ai loro colleghi competenti a indagare su di loro, è eversiva, il Procuratore generale dice che siamo di fronte a un atto eversivo, lui che è indagato, la Procura rifiuta di consegnare gli atti di Why not, controsequestra il fascicolo che Salerno aveva appena sequestrato e indaga i magistrati di Salerno che sono andati a indagare quelli di Catanzaro. Piccolo problema, quelli di Salerno sono competenti a indagare su quelli di Catanzaro, ma quelli di Catanzaro non sono competenti a indagare quelli di Salerno, quelli di Salerno possono essere indagati dalla Procura di Napoli, quindi dovrebbero mandare un esposto a quelli di Napoli perché provvedano direttamente quelli, invece lo fanno loro direttamente, abusando del loro potere.
Quindi abbiamo una Procura che sta facendo il suo dovere secondo la legge e un’altra che sta eversivamente ribellandosi a un atto giudiziario, come fanno i parenti dei camorristi quando la Polizia va a arrestare qualche boss a Scampia, gli tirano i vasi di fiori in testa, le mattonelle in testa, cercano di impedire il corso della giustizia, solo che questa volta lo fanno dei magistrati di Catanzaro contro i magistrati di Salerno.
Invece di denunciare questo abominio, intervengono i soliti tromboni: stampa, televisione, partiti di destra e di sinistra, tutti amorevolmente d’accordo, Csm, Associazione magistrati, guerra tra procure, un Tir va addosso a un passante, guerra tra il Tir e il passante, così non si capisce chi ha aggredito e chi è l’aggredito!

Vi leggo questo comunicatino emesso poche ore dopo l’inizio della perquisizione, mentre è ancora in corso la perquisizione di Salerno a Catanzaro. "Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra su incarico del Presidente Giorgio Napolitano ha oggi inviato al Procuratore generale di Salerno la seguente lettera: la Procura di Salerno ha effettuato ieri perquisizioni e sequestri nei confronti di magistrati e uffici della Procura generale di Catanzaro, tali atti di indagine anche per le forme e modalità di esecuzione hanno avuto vasta eco sugli organi di informazione suscitando inquietanti interrogativi, inoltre in una lettera diretta al Capo dello Stato il Procuratore generale di Catanzaro ha sollevato vive preoccupazioni per l’intervenuto sequestro degli atti del procedimento Why not, pendente dinanzi a quell’ufficio, che ne ha provocato l’interruzione". Dopo che l’avevano portato via a De Magistris ci avevano dormito sopra per più di un anno, finché è arrivata la Procura di Salerno a dire: ce lo prendiamo per qualche ora, ce lo fotocopiamo perché sono mesi che ve lo chiediamo e non ce lo date, improvvisamente riattizzati sul fronte Why not, i Magistrati di Catanzaro scrivono al Capo dello Stato dicendo: ci hanno portato via gli atti, non possiamo più indagare, avevano paura di perdere anche 24 ore, pensate la frenesia!
Cavolo, lo Stato se la beve tutta e dice che è inquietante quello che è successo, "tenuto conto di tutto ciò il Presidente Napolitano mi ha dato incarico, dice il suo Segretario Generale, di richiedere al Procuratore di Salerno, l’urgente trasmissione di ogni notizia e ove è possibile, di ogni atto utile a meglio conoscere una vicenda senza precedenti che prescindendo da qualsiasi profilo di merito.. (già gli hai appena chiesto le carte e le spiegazioni di quello che fanno e poi dici che prescindi dal merito) presenta specie di eccezionalità con rilevanti e gravi implicazioni di carattere istituzionale, primo tra tutti quello di determinare la paralisi delle funzioni processuali" (purtroppo chi indagherà su Why not in quel giorno in cui a Salerno fanno le fotocopie prima di restituire il fascicolo a Catanzaro?). C’è il rischio di una paralisi che c’era da un anno, loro se ne erano fregati, anzi quando hanno cacciato De Magistris da Salerno lo ha cacciato proprio il Csm, presieduto da Napolitano e quando i procuratori capo e generale hanno espropriato De Magistris delle due sue indagini provocando sì una bella paralisi di quelle indagini, non c’è stato un cane al Csm che abbia difeso De Magistris, anzi lo hanno punito!
"La paralisi della funzione processuale cui consegue, come ha più volte ricordato la Corte Costituzionale la compromissione del bene dell’efficienza del processo che è l’aspetto del principio di indefinibilità della giurisdizione"..qui siamo a livello di sepolcri imbiancati! Questo è il comunicatino del Quirinale che entra a gamba tesa in un’indagine in corso, in una perquisizione ancora in corso, chiedendo spiegazioni non a chi si è ribellato illegalmente a quella perquisizione, ma a chi illegalmente la sta facendo.
Sapete come è andata a finire, hanno cacciato il Procuratore Apicella dalla Magistratura e hanno cacciato da Salerno i pubblici Ministeri Nuzi e Verasani che sono stati esiliati in due procure del Lazio con tutti i disagi, per esempio la Giudice Nuzi ha un bambino piccolo, perché non possono più fare i magistrati a Salerno e non possono mai più fare i pubblici Ministeri, questo hanno stabilito i signori del Csm Mancino, Napolitano e tutto il Csm unanime.

Che c’è scritto nell’avviso di chiusura indagini fatto dai magistrati che sono subentrati a Apicella, nuovo Procuratore Capo Franco Roberti e ai due sostituti Verasani e Nuzi, Minerva Alfano e Cantarella? Si dirà, adesso che sono arrivati magistrati bravi, buoni, mica come quelli che sono stati mandati via, è arrivato Franco Roberti che è il magistrato che tutti conoscono perché è stato anche spesso in televisione in quanto è il PM della lotta a Gomorra, è il Procuratore aggiunto di Napoli fino a qualche mese fa che coordinava le indagini sul clan dei Casalesi e ha acchiappato in questi ultimi due o tre anni decapitando proprio il vertice del clan dei Casalesi.

Di questi ci possiamo fidare, che cosa avranno fatto? Avranno preso quel famoso decreto di perquisizione di due anni fa denunciato da Napolitano, dal Csm, dalla destra, sinistra, Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto, tutti i giornali di destra e di sinistra e avranno fatto a polpette quell’indagine su quei galantuomini dei magistrati di Catanzaro che tanto bene… invece no, nell’avviso di chiusura delle indagini si leggono le stesse identiche accuse che avevano formulato Apicella, Verasani e Nuzi nel famoso decreto di perquisizione, quello che si diceva che era troppo lungo, vi ricordate che a un certo punto non sapendo più cosa dire hanno detto che il Decreto di perquisizione era troppo lungo, come se esistesse una misura standard per i decreti di perquisizione.
Questo che è un po’ più corto dice le stesse cose, adesso vedremo se cacciano anche Roberti, Alfano, Cantarella Minerva, per avere confermato in pieno l’indagine fatta dai magistrati cacciati.
L’avviso di chiusura delle indagini riguarda l’ex procuratore Lombardi, quello che ha tolto l’indagine Poseidone a De Magistris, Salvatore Murone, il suo Procuratore aggiunto che ha collaborato a levargli l’indagine, l’imputato principale delle inchieste di De Magistris, Antonio Saladino il capo della compagnia delle opere in Calabria, Giancarlo Pittelli famoso Onorevole di Forza Italia, Giuseppe Galati famoso Onorevole dell’Udc , Maria Grazia Nuzzi la convivente del Procuratore, PierPaolo Greco il figliastro del Procuratore, Dolcino Favi il Procuratore generale che ha tolto a De Magistris Why Not, Enzo Iannelli il Procuratore generale che ha preso possesso subito dopo quella vocazione e che si è ribellato alla perquisizione di Salerno, Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzi e Salvatore Curcio i 3 sostituti Procuratori generali che hanno ereditato le inchieste tolte a De Magistris, sono 12 questi indagati che rischiano di diventare presto imputati e che sono accusati di reati che vanno, sono gli stessi ipotizzati da Apicella Nuzi e Verasani, vanno non per tutti, quindi a vario titolo, queste persone sono accusate: corruzione giudiziaria come Mills e Berlusconi e/o abuso d’ufficio, e/o falso in atto pubblico, e/o rifiuto di atti d’ufficio perché non hanno consegnato gli atti, e/o favoreggiamento nei confronti degli indagati.

Cosa ipotizzano i nuovi magistrati della nuova Procura di Salerno? Che i capi della Magistratura catanzarese ai tempi di De Magistris, siano stati corrotti da Saladino, da Pittelli e da Galati con favori, denari, altre utilità etc., per insabbiare o rallentare le indagini De Magistris che, scrivono con questo avviso di chiusura delle indagini i magistrati, sarebbe stato isolato e alla fine scippato delle sue inchieste, perché chi lo ha fatto non l’ha fatto perché De Magistris gli stava antipatico, l’ha fatto perché era d’accordo in cambio di vantaggi con gli indagati eccellenti di De Magistris, questa è l’accusa e quando Salerno va a chiedere gli atti, rifiutano di darli, perché? Perché in quegli atti c’è la prova di quello che sta avvenendo.
Anche questo avviso di chiusura delle indagini chi lo vuole leggere lo trova sul sito de il Fatto quotidiano, ampio contesto corruttivo finalizzato alla messa a disposizione dei vertici della Procura di Catanzaro in cambio di denaro o altra utilità, sono espressioni agghiaccianti su come sono state scippate quelle indagini e su come si sono salvati gli indagati eccellenti di Why Not e di Poseidone.
Contrariamente al vero si è spacciata una situazione di conflitto di interessi tra Mastella e De Magistris per potergli togliere l’inchiesta e dopodiché l’inchiesta è stata avocata e poi è stata parcellizzata, è stata smembrata in tanti filoni da sostituti del tutto estranei alle logiche di indagine, visto che era stata avviata da De Magistris e in più c’è stata un’illecita attività di interferenza per rallentarla e favorire imputati come Saladino, Pittelli e Galati e tutto perché c’è stato un patto corruttivo tra l’Avvocato Pittelli e il Procuratore Lombardi, queste sono le accuse, non è una sentenza, è un avviso di chiusura delle indagini, ma dato che per avere fatto questo indagini e sono stati cacciati Nuzi, Verasani e Apicella, adesso scoprire che quelle indagini erano talmente buone che vengono confermate da magistrati completamente diversi da loro che sono arrivati dopo, e alla fine leggere che è vero che i magistrati di Catanzaro hanno indebitamente rifiutato la doverosa trasmissione di atti rilevanti per la progressione investigativa della Procura di Salerno e comunque destinati per legge alla conoscenza di quest’ultima, scopriamo anche che non è vero niente che c’è stata una guerra tra procure ma ce ne era una che aveva ragione e l’altra che aveva torto e leggere alla fine tra le fonti di prova, i verbali di Gioacchino Genchi che è una delle persone che hanno subito l’ostracismo per avere osato mettere anche lui il naso in queste vicende essendo il consulente tecnico di De Magistris e che adesso rischia addirittura la radiazione dalla Polizia per avere osato parlare e difendersi da queste accuse invece di stare zitto e rimediare la sua fettina di pane, questo fa pensare che qualcuno, a cominciare dalle altissime cariche dello Stato che hanno autorizzato la grande menzogna sulla guerra tra procure e che hanno se non sollecitato, avallato la cacciata di magistrati onesti come Nuzi, Verasani da Salerno, dovrebbero o vergognarsi o chiedere scusa perché De Magistris ormai è andato in politica, visto che gli hanno vietato di fare il PM, Apicella è andato in pensione.

Ma Nuzi e Verasani stanno ancora in magistratura, esiliati a Latina e in un’altra Procura del Lazio, almeno a loro, forse, il Capo dello Stato, nonché Presidente del Csm e tutto il Csm e l'ANM che si è voltata dall’altra parte e i politici che, a parte Di Pietro, non hanno mosso un dito contro questa colossale ingiustizia, dovrebbero prima vergognarsi e poi chiedere scusa a questi magistrati e possibilmente attivarsi per restituire loro l’onore e il posto che spetta a loro a Salerno e non da qualche altra parte, passate parola, buona settimana!

Documenti
Le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Mills
L'avviso di conclusione delle indagini della Procura di Salerno

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venerdì 23 aprile 2010

Proposta al Senato: tutte in Sardegna le 4 centrali nucleari!

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Mi sto incazzando come una bestia, questa stava rischiando di passare inosservata... ed è pure dell'anno scorso! I giornali qui da noi avevano solo riportato le parole di Cappellacci e la notizia in generale, ma che ci fosse una proposta di questo tipo... niente! Leggete QUI:


Proposta al Senato: TUTTE IN SARDEGNA LE 4 CENTRALI NUCLEARI

E alla fine la candidatura è arrivata. Da fonte scientifica autorevole, per di più con un ruolo istituzionale: la Sardegna è il posto migliore per le centrali nucleari promesse dal governo Berlusconi. E non per una delle quattro che dovrebbero sorgere in Italia, bensì per l'intero pacchetto. « La Sardegna è l’area italiana migliore per la costruzione di centrali nucleari, perché è la più stabile dal punto di vista sismico», ha riferito ieri Enzo Boschi (nella foto), presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) durante una audizione davanti alla commissione Territorio e ambiente del Senato. L'audizione è un momento nel quale il Parlamento comincia a farsi delle idee precise su un problema, ascoltando i tecnici di settore prima di esaminare disegni di legge del Governo o proposte di deputati e senatori. E ieri, a Palazzo Madama, è toccato al numero uno della sismologia italiana parlare del ventilato ritorno all'energia figlia dell'atomo. Il responsabile dell'istituto statale è stato chiaro: «La regione Sardegna è una zona con una storia geologica completamente diversa dal resto dell’Italia. Si potrebbero fare tutte e quattro le centrali nucleari che il governo intende costruire lì, anche se poi bisognerebbe risolvere il problema del trasferimento dell’energia - ha aggiunto Boschi - Bisogna evitare che il problema venga affrontato con le informazioni sbagliate», ha proseguito il sismologo: «Ho visto sui giornali che un sito proposto era quello di Augusta, in Sicilia: non potrebbe esserci un’area più sbagliata, perché si trova su una faglia sismica». La Sardegna invece è terra antica, stabile, dove le scosse di terremoto sono rare e leggere. Ecco che un sistema delicato e potenzialmente devastante come una centrale nucleare nell'isola, secondo Boschi, sarebbe sistemato bene, al riparo da eventi sismici catastrofici. Così non una ma quattro centrali potrebbero trovare spazio nella regione. Decidere, comunque, non è in capo a Boschi. Il governo non ha ancora avviato le procedure per i criteri tecnici di scelta dei siti: dopo questi, sulla base di rapporti scientifici, l'esecutivo dovrà stilare una lista di zone candidate e poi procedere alla individuazione delle quattro aree che saranno oggetto di quella che viene chiamata nelle carte ministeriali «servitù nucleare». Nei giorni scorsi, il neo presidente della Regione Ugo Cappellacci aveva assicurato che «nessuna centrale nucleare verrà costruita nell'Isola: se vorranno farlo, dovranno passare sul mio corpo», ha concluso il governatore. Ma la sua resistenza potrebbe non bastare: nel disegno di legge sull'energia (che ancora non è stato votato) il governo è autorizzato a superare il no delle Regioni.
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NO!

Chi cavolo è questo Enzo Boschi? Venga a parlare con me...

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Sbugiardati Feltri e Belpietro: Gino Strada all'attacco

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Il video della conferenza stampa e uno dei tanti articoli che riportano le parole di Gino Strada. Il Giornale e Libero hanno le ore contate: ancora una volta pagheranno per le loro diffamazioni. Feltri e Belpietro non hanno coscienza, e lo sapevamo: sono i fidi bravi manzoniani del Kaiser, braccio armato di penna, squadrismo bieco al servizio della propaganda. Complici del tentativo di screditare Emergency, hanno perso di nuovo, in quanto "spazzatura" (come ha detto luminosamente Strada stesso).



Strada contro il Giornale e Libero. "Nostro obiettivo è riaprire l'ospedale"
Nella sede milanese dell'ong incontro con i tre operatori liberati domenica: "Un complotto perché raccontiamo la guerra e diamo fastidio, ma abbiamo trovato umanità anche in carcere". Il fondatore ha annunciato di aver querelato i due quotidiani da cui si aspettava una rettifica [REPUBBLICA]

MILANO - Finalmente in Italia 1, Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, raccontano la loro esperienza con la polizia afgana, che li trattenuti nove giorni sospettandoli di collaborare con i terroristi per poi rilasciarli scagionati da ogni accusa 2. Gli operatori hanno incontrato i giornalisti questa mattina nella sede di Emergency, a Milano. Siamo stati trattati "con umanità e rispetto", ha detto Dell'Aria, che ha anche parlato di un complotto contro l'ong perché ha fatto conoscere al mondo gli orrori della guerra.

Gino Strada si è scagliato contro Il Giornale e Libero annunciando di aver querelato i due quotidiani. Aprendo la conferenza stampa, Strada ha segnalato l'apertura dell'inchiesta per calunnia 3 contro ignoti da parte della Procura di Roma. Quindi ha ricordato che calunnie nei confronti dei tre operatori e di tutta Emergency sono state sollevate anche in Italia. A questo proposito ha mostrato due prime pagine del Giornale di Vittorio Feltri con titoli che annunciavano le confessioni da parte dei tre operatori dell'ong. "Questa - ha detto Gino Strada - è spazzatura. Adesso ci aspettiamo che facciano un titolo a tutta pagina con la scritta 'Liberi, sono innocenti'. Non lo faranno - ha proseguito - andranno avanti a fare il loro sporco mestiere. Abbiamo querelato anche la mini spazzatura che è Libero".

Strada ha quindi assicurato che il primo obiettivo di Emergency ora è quello di riaprire l'ospedale di Lashkar-gah, per continuare a curare i feriti. "Stiamo avendo contatti con le autorità afgane dalle quali abbiamo ricevuto solidarietà" ha detto. "Il responsabile di Emergency in Afghanistan ieri ha incontrato il vicepresidente che ha garantito l'impegno per la riapertura dell'ospedale". Alla domanda se temono per la sicurezza, dopo ciò che è accaduto, e se stanno organizzando un diverso sistema per garantire l'incolumità a tutti, Strada ha replicato: "Non possiamo certo chiedere al nostro governo di mettere parte dei militari attorno al nostro ospedale che, in questo caso, diventerebbe un bersaglio. Stiamo comunque valutando tutte le condizioni di sicurezza anche per capire chi ha organizzato questa sporca provocazione".

Poi ha lasciato la parola ai tre operatori. "Anche nei posti peggiori - ha raccontato Marco Garatti - puoi trovare una grande umanità". Matteo Dall'Aira conferma, e ha quindi raccontato che al momento dell'arresto nessuno di loro si è reso veramente conto di cosa stava accadendo: "Ho pensato molto alla mia famiglia e adesso sto scoprendo il grande affetto di tutto il popolo di Emergency, per noi di grande conforto". Garatti ha invece parlato del il pensiero fisso dei nove giorni di detenzione: "Pensavo che sarei potuto anche non uscire ma nello stesso tempo mi dicevo che sarei uscito con i miei compagni dopo un'ora. In carcere ci hanno anche chiesto se volevamo un legale, abbiamo detto di sì ma non abbiamo mai visto alcun legale". Matteo Pagani, in collegamento video da Roma, non si è ancora dato una spiegazione del perché di questo arresto: "Non dimentichiamoci - ha detto - che ciò che è stato fatto a noi è stato fatto anche ai cittadini afgani e ciò che è grave è stato chiuso l'ospedale. I pazienti non hanno più nessuna cura e nessuno può aiutarli". Pagani sui suoi giorni di detenzione ha ammesso di avere avuto paura: "In quelle condizioni non è facile pensare. Si può pensare positivo e illudersi e ci si fa del male. Io pensavo alla mia famiglia e ai miei amici e questo era molto di conforto".

Matteo Dell'Aira è convinto che sia stato ordito un complotto contro Emergency che in Afghanistan oltre a curare i feriti ha fatto conoscere al mondo gli orrori della guerra. "Prima del 10 aprile, giorno dell'arresto - ha spiegato - non abbiamo avuto alcuna avvisaglia. E' probabilmente corretto dire che è accaduto perché abbiamo raccontato la guerra. Ha dato fastidio perché abbiamo raccontato a tutti le storie dei nostri feriti, il 40% dei quali sono bambini. Questo non va dimenticato. Non si raccontano più le barzellette sulla guerra. Cito una frase che non è mia però è significativa e cioè 'la guerra è odore di sangue, di morte e di merda'. Molti parlano senza mai aver visto i feriti".

Il chirurgo Garatti si è detto addolorato per ciò che ha letto in questi giorni una volta giunto in Italia. "Fa più male dell'essere stato in carcere. Su di noi sono state scritte cose infamanti. Il giorno del mio compleanno ho visto i due ambasciatori che hanno chiesto a me, ma anche ai miei compagni, cosa chiedevo. A loro ho detto che volevo uscire a testa alta. Così è stato perché non volevamo uscire spinti dalla diplomazia. Poi ho scoperto che si è cercato di buttare addosso fango a noi e a Emergency. Per questo, per quanto mi riguarda, chi è responsabile pagherà".

"Noi non facciamo politica - ha detto il chirurgo rispondendo alle accuse fatte all'ong - descriviamo quello che succede. Per noi un attentatore suicida non è peggio o meglio di chi scarica bombe perché entrambi fanno morti. Noi non abbiamo mai preso posizione per una o per l'altra parte". Garatti ha quindi spiegato di aver avuto paura. "Siamo stati accusati - ha spiegato - di aver saputo che nel nostro ospedale erano entrate delle armi e che noi sapevamo di questa cosa perché eravamo in contatto con i talebani. L'accusa si basava su dati di fatto nulli e risibili". Garatti ha quindi spiegato di non sapere o comunque di non essersi ancora dato una spiegazione su chi possa avere organizzato il complotto contro Emergency: "Siamo stati liberati e di questo siamo orgogliosi e fieri per noi e per tutta Emergency".

Alla domanda se durante gli interrogatori in Afghanistan fosse stato fatto riferimento al rapimento del giornalista 4 di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, Garatti non ha nascosto un sorriso ironico: "è stato scritto anche questo, per cui ho saputo di essere diventato ricco. Ho saputo di aver ricevuto dei soldi. Peccato che quando c'è stato il rapimento di Mastrogiacomo io ero in Sierra Leone a lavorare in un altro ospedale di Emergency". "Non so - ha concluso Garatti - se il rapimento di Mastrogiacomo è una scheggia dolente rimasta nelle scarpe dei servizi segreti afgani".

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Grazie per la comunione e l'appoggio, eccoti un po' di soldi

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Berlusconi ha ricevuto la comunione al funerale di Raimondo Vianello, segno che la Chiesa Cattolica è con lui, anche se la Cassazione ha ribadito a chiare lettere che Mills era stato corrotto per favorire Berlusconi, anche se Sua Indecenza ha una condotta morale che nega la cristianità, anche se... beh, sappiamo cosa ha fatto Berlusconi (l'elenco è sempre più lungo).

Un grazie doveva arrivare, giusto? Puntuale ecco allora una pioggia di euro a favore in primis della Chiesa Cattolica, che già non paga le tasse in Italia, e quindi è strafavorita e straricca. Ma Tremonti non aveva bloccato tante leggi perchè non c'era copertura finanziaria? Il tutto ovviamente alla faccia della gente che ha perso il lavoro, muore di fame, ed è alla canna del gas. La gente può crepare, ma all'appoggio della Chiesa non si rinuncia. Ovviamente Ratzinger & Co. non rifiuteranno questa lauta mancia (per il sostegno che danno a Sua Delinquenza), alle alte sfere del Clero in fondo che gliene frega della gente comune?

Il governo regala milioni. Alla Chiesa e alle feste. E non c’è un euro in cassa
di Dario Ferri

Approvati al Senato finanziamenti per oltre 100 milioni a chiese, fondazioni, feste, manifestazioni sportive. Al di fuori di ogni criterio logico per la selezione degli interventi e a completa discrezione dei parlamentari impegnati in Commissione. Alla faccia del rigore finanziario.

Eccola, zitta zitta e quatta quattra l’ultima performance della cosiddetta legge mancia, lo strumento legislativo che consente finanziamenti a pioggia per enti pubblici, privati, chiese e associazioni sparsi su tutto il territorio nazionale e che ogni anno dà esempio di come si possano elargire risorse pubbliche in maniera del tutto aleatoria, al di fuori di ogni criterio logico di scelta e distante da qualsiasi genere di valutazione per la selezione degli interventi. A fare la differenza nell’individuazione dei destinatari del denaro, ancora una volta, è stato l’interesse di parte del singolo parlamentare, intento ad accontentare il proprio territorio di riferimento e il proprio bacino elettorale, piuttosto che le reali necessità del bene o del servizio acquistato con risorse dello Stato.

SPESA SENZA FRENI – La risoluzione approvata ieri dalla commissione Bilancio del Senato all’unanimità impegna il governo a spendere circa 109 milioni di euro tra il 2009 ed il 2011 per un totale di 568 interventi di valore dal milione a poche migliaia di euro. Una cifra in forte crescita se si considera che nel 2007 furono indirizzate verso questo tipo di spesa, ma solo per quell’anno, circa 17 milioni. A farla da padrone è l’Abruzzo: alla regione colpita l’anno scorso dal terremoto sono infatti destinati 153 interventi, ma stupisce di più che la maggior parte della spesa sia destinata all’Italia settentrionale. A Nord, infatti, i senatori hanno destinato ben 259 finanziamenti contro i 156 che vanno al centro-sud del Paese. Qualche anno fa si era cercato di sopprimere la pratica della legge mancia. Era il 2007 quando l’Idv presentò un ordine del giorno alla Finanziaria. L’impegno aveva il parere favorevole del governo, ma venne bocciato dall’aula del Senato.

DI TUTTO, DI PIU’ – Di svariata natura i beni e i servizi acquistati. Si passa dalla statua (comprarla ed installarla costa 30.000 euro) di Giovanni Paolo II per L’Aquila a tre pianoforti, sempre per il capoluogo abruzzese. Dalle ristrutturazioni delle canoniche ai restauri di diverse chiese ed oratori, fino al finanziamento della manifestazione Celts to Rome (45.000 euro), passando per campi da tennis, di baseball e dell’immancabile calcio.

SOPRATTUTTO ALLA CHIESA – Gli interventi a pioggia vanno prevalentemente a sostegno di strutture ecclesiastiche (sono una sessantina i finanziamenti in favore di chiese e parrocchie, tra i quali spicca quello si 300.000 euro alla Parrocchia SS. Salvatore di Termini Imerese (Pa) per la ristrutturazione della chiesa e della canonica). Tanti bei soldi (112.000 euro) per il restauro della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Mondragone (Na), per il recupero del Santuario di San Rocco a Roccamontepiano, per una canonica di Chiuso di Lecco (150.000 euro), per l’organo a canne della parrocchia Beata Vergine Assunta di Viguzzuolo, in provincia di Alessandra (70.000 euro). Mentre 100mila euro vanno per il restauro della parrocchia di San Gerlando, nell’Isola di Lampedusa.

ALTRE CATEGORIE – Non è solo la Chiesa a gioire. Risorse prezione anche per feste (250.000 euro vanno, ad esempio, al comune di Bergamo per l’Adunata degli Alpini), o manifestazioni sportive (come i 360.000 euro per ristrutturare il campo di baseball di Russi, in provincia di Ravenna). Insieme a qualcosa che invece non dovrebbe mai mancare, come il sostegno alle fondazioni culturali e quello alle opere benefiche (come i 75.000 euro che vanno alla mensa per i poveri della parrocchia Sant’Ilario a Roma).

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Seconda lettera per la comunione sacrilega di Berlusconi


Qualche giorno fa Don Paolo Farinella aveva scritto una lettera alle alte sfere del Clero chiedendo conto del perché a Berlusconi fosse stata data la comunione al funerale di Raimondo Vianello. La lettera come avevamo previsto non ha ricevuto risposta: né Bagnasco, né Bertone, nessuno ha replicato. La risposta la diamo noi: quella comunione era importante, anzitutto come spot pubblicitario per il Kaiser, e poi come segno di appoggio della Chiesa al delinquente di Stato.

Ieri è stato il turno di Don Aldo Antonelli, Parroco di Antrosano (AQ), il quale ha scritto a Farinella schierandosi al suo fianco in questa lotta contro i mulini a vento. Leggete pure:


Don Antonelli: “Berlusconi, comunione sacrilega” 
Riceviamo e pubblichiamo da don Aldo Antonelli in risposta all'articolo di don Paolo Farinella "Comunione ai divorziati: due pesi e due misure?".

di don Aldo Antonelli

Caro Paolo,

leggo la tua lettera al cardinal Bagnasco, presidente della Cei, e al cardinal Bertone, segretario di Stato del Vaticano. La leggo e la sottoscrivo a quattro mani, con lo stesso impegno con il quale si può suonare un pezzo d’opera al pianoforte…; appunto, a quattro mani! Una sinfonia in tonalità minore naturalmente e non per come l’hai scritta, ma per l’oggetto e i destinatari: la comunione sacrilega impartita ad un notorio, impenitente e recidivo ladro internazionale, “corrotto e corruttore” come tu ben dici, da una parte, e, dall’altra, i chierichetti servienti e benedicenti che non si fanno scrupolo di alzare la voce prepotente di condanna con i poveri e con i deboli e modulare farfugliamenti di connivente compiacenza con i ricchi e con i forti.

Un peccato antico quanto il mondo contro il quale il Gesù di Nazaret non ebbe paura di pagare col la sua vita quanto i suoi chierici ben presto ripresero a praticare e benedire.

Un peccato antico e persistente contro il quale non sono mancate le voci di condanna di profeti inascoltati. A cominciare da quella denuncia chiara e tagliente del vescovo Ilario di Poitiers nel quinto secolo che tu conosci bene e finire, ai nostri tempi, con la denuncia del carissimo David Maria Turoldo.

Il primo scriveva parole che oggi mantengono ancor più che nei tempi passati tutta la loro triste attualità: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga... Non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro».

David Maria Turoldo, invece, guardando al degradante spettacolo dei nostri vescovi, scriveva: «Pare che i vescovi siano sempre più esposti al farsi prefetti di un impero, oltre che apostoli di una chiesa; il papa sempre più monarca assoluto, oltre che papa... Quella unità che dovrebbe essere un valore sacramentale ed evangelico ("fà che siano una cosa sola...") ecco che diventa una soggezione e una schiavitù; e come, in politica, si va verso l'avvento di un unico governo mondiale, così pare che si imponga anche l'avvento di un imperialismo dello spirito...Tanto più che la chiesa (e le chiese, più o meno) si sono spesso affermate quali forze di conservazione delle strutture e delle forme, anziché offrirsi quali energie rivoluzionarie e liberatrici».

Niente di nuovo sotto il sole quindi, caro Paolo. Ma un motivo in più per non tacere e non restare a guardare.

Ci si vorrebbe ciechi e muti e sordi e noi, invece, vogliamo continuare a tener ben aperti gli occhi e a gridare alto e ascoltare il grido di condanna che da più parti si innalza contro una chiesa saccente ed intrigante, contro una gerarchia ammutinata nei palazzi del potere e schiacciata dentro le logiche dello scambio osceno tra soldi e benedizioni, leggi e protezioni, reverenze e prostituzioni.

Fa parte del DNA della nostra fede aver coscienza che "il popolo cristiano non è un popolo di colli storti"(Bernanos:Diario di un curato di campagna) per cui la critica non è semplicemente figlia minore della disaffezione, ma erede legittima di quell’obbedienza radicale che fa di noi persone poco “affidabili” ai fini di una gestione allegra del potere, sia esso civile che ecclesiale. E facciamo nostro anche il lamento di tanti, anche non credenti che, come il regista Zeffirelli, lamentano nella chiesa la presenza “di saccentini e saccentoni che hanno perso il senso della misura, provocandone l'annebbiamento e la perdita di credibilità".

E a quanti, disorientati, mi chiedono come mai la Curia Vaticana, ai politici cattolici praticanti e osservanti dei comandamenti, preferisce i politici laici, magari puttanieri rispondo con la lapidaria risposta di Raffaele Crovi in “Nerofumo”: «Perché i cattolici praticanti, ritenendosi parte della Chiesa, mettono bocca nelle scelte delle autorità ecclesiastiche, mentre i laici, senza far domande, mettono mano alla borsa».

Ti abbraccio, fratello Paolo.

Aldo Antonelli
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Con ogni probabilità anche questa lettera non avrà risposta.

giovedì 22 aprile 2010

Tiziana Ferrario: "TG1, informazione di parte"

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Tiziana Ferrario, una dei 4 epurati dal podestà Minzolini al TG1, parla nuovamente del minzognere e di come sia scaduta l'informazione al telegiornale-farsa.


Ferrario, nuovo attacco a Minzolini: «Mi ha fatto una grande porcata»
Sfogo della giornalista rimossa dalla conduzione del Tg1
a Perugia: «Gli italiani ricevono informazione di parte»

di Corinna De Cesare

PERUGIA - «Quello che mi è stato fatto è una grande porcata». A parlare è Tiziana Ferrario, volto noto del telegiornale, che per la prima volta in pubblico ha commentato la scelta del direttore del Tg1 Augusto Minzolini di rimuoverla dalla conduzione. È successo a Perugia giovedì pomeriggio, durante il Festival internazionale di giornalismo, cui la Ferrario ha preso parte come relatrice dell’incontro sul tema "Donne, media e potere". Alla domanda se tornerà mai a fare il mezzobusto, la risposta è stata: «Purtroppo non dipende da me».

INFORMAZIONE DI PARTE - E mentre sull’argomento cercava di calmare le acque il moderatore del dibattito Angelo Mellone, giornalista de Il Tempo, la Ferrario si è lasciata andare a un breve sfogo seguito dall’applauso della platea della Sala dei Notari: «Quello che mi è stato fatto è una grande porcata - ha detto al microfono -, i giornali hanno raccontato le loro versioni a seconda delle fonti a disposizione ma il fatto è che non si può occupare un telegiornale di un servizio pubblico. I telespettatori non pagano un tg per ricevere un’informazione di una parte». Le dure affermazioni arrivano dopo giorni di tensioni nella redazione diretta da Minzolini, che ha da poco sostituito tre volti noti della tv: oltre alla Ferrario, i giornalisti Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso. Su questa scelta erano seguite numerose critiche, comprese quelle dei consiglieri di minoranza della Rai e di Franco Siddi, segretario Fnsi, il sindacato dei giornalisti. «Cambi così massicci nella proposizione del principale telegiornale del servizio pubblico - aveva affermato Siddi -, che riguardano tre colleghi autorevoli che, guarda caso, appena poche settimane fa non hanno firmato un documento di sostegno al direttore, suscitano più di un dubbio».

«MAI SCESI COSÌ IN BASSO» - Il riferimento era al caso Mills (il 26 febbraio il Tg1 parlò nei titoli di «assoluzione», non di prescrizione) e alla lettera di solidarietà al direttore firmata soltanto da 95 redattori su 162. La tesi sarebbe che il direttore sostituisce chi non si è schierato con lui. Una teoria subito smentita dal diretto interessato: «Sono stati assunti diciotto precari e per dare un segnale di cambiamento al Tg1 bisogna mostrare volti nuovi - ha spiegato Minzolini -. Sono decisioni prese da tempo e i documenti, quelli a favore e quelli contro, non c'entrano assolutamente niente. Sono liturgie che non mi appartengono». Anche la Ferrario aveva detto la sua con una lettera rivolta ai colleghi Rai e affissa in bacheca: «La redazione non era mai scesa così in basso. Al Tg1 si sta consumando un disastro. L’ambizione di alcuni di voi e la paura di altri vi impedisce di parlare apertamente. Siamo stati messi gli uni contro gli altri, molti sono emarginati, altri hanno tripli incarichi». Oggi lo sfogo pubblico.

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Terza condanna per Diffamazione al Giornale di Feltri

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Il Giornale di Littorio Feltri, missione diffamare. Puro vangelo. Comprato per sbranare a suon di cretinate e invenzioni gli avversari del Kaiser, prende il terzo calcio sui denti. Ecco una lucida cronistoria delle sentenze. Se volete godere mettetevi comodi e leggete.


Obiettivo: diffamare
Il Tribunale di Monza ha condannato per la terza volta "il Giornale" per gli articoli su Di Pietro

di Marcello Santamaria

Non è vero che Antonio Di Pietro abbia fatto pasticci con i rimborsi elettorali dell’Italia dei Valori e con l’acquisto di case. L’ha stabilito il Tribunale civile di Monza, che in tre sentenze ravvicinate spazza via anni e anni di campagne del Giornale, condannando in primo grado il quotidiano della famiglia Berlusconi a risarcire l’ex pm per un totale di 244 mila euro, avendolo più volte diffamato con una serie di articoli. Soccombenti l’ex direttore Mario Giordano, i giornalisti Gian Mario Chiocci, Massimo Malpica e Felice Manti, oltre all’ex deputato Elio Veltri. Ma, al di là dei nomi, il punto è un altro. Le denunce penali e civili sono rischi del mestiere di giornalista e può capitare a tutti di incappare in una parola di troppo, un’inesattezza dovuta alla fretta, un eccesso di sintesi o di critica, insomma in un errore in buona fede. Qui invece i giudici hanno accertato un modus operandi di assoluta malafede: quello delle sistematiche campagne diffamatorie di chi sa di avere le spalle coperte da un editore pronto a investire milioni di euro per screditare, sui giornali e le tv che controlla in conflitto d’interessi, i propri avversari politici. Qui non si parla di cronisti che sbagliano, ma di killer che mentono sapendo di mentire.

Nel primo articolo incriminato, pubblicato il 7 gennaio 2009, il Giornale sparava i titoloni cubitali "I trucchi di Di Pietro per sfuggire alle intercettazioni" e "Tonino eludeva le intercettazioni coi cellulari criptati dei suoi indagati. Oggi il leader Idv attacca ogni proposta di riforma del sistema, ma quando era magistrato usò schede protette intestate all’autista di Pacini Battaglia". In pratica, Di Pietro non teme le intercettazioni perché le elude con "trucchi" fin da quando "indossava la toga e indagava su Pacini Battaglia".

Tutto questo, secondo il Tribunale, è "palesemente inveritiero", una "falsa affermazione", e chi l’ha scritta non l’ha fatto involontariamente visto che cita la sentenza del Gip di Brescia che la smentiva per tabulas: "E’ stato accertato che il presunto utilizzo della scheda svizzera (febbraio-giugno 1995)...risale a epoca in cui è pacifico che Di Pietro non esercitava più le funzioni giudiziarie (dal 7 dicembre 1994)" . I giornalisti del Giornale erano a "sicura conoscenza" della falsità di quel che scrivevano, eppure l’hanno scritto lo stesso. Perciò Chiocci, Malpica e Giordano devono risarcire Di Pietro per 240 mila euro, fra danni morali e riparazione pecuniaria.

La seconda sentenza riguarda ancora Giordano e Chiocci per un altro titolone in prima pagina: "L’Italia dei Valori. Immobiliari. Di Pietro ha investito quattro milioni di euro in case. Ecco il suo patrimonio", seguito da due pagine intitolate: "Di Pietro gioca a Monopoli: ha case in tutt’Italia. Ma è giallo sui suoi conti. Montenero, Bergamo, Milano, Roma e Bruxelles: l’ex pm ha speso 4 milioni di euro tra il 2002 e il 2008, ma non è chiaro con quali soldi abbia acquistato ville e appartamenti". Il teorema è noto: Di Pietro compra case con fondi misteriosi, forse quelli del partito. “Il postulato di fondo” – riassume il giudice – è “la presunta commistione tra il patrimonio immobiliare personale di Di Pietro e quello del partito IdV...commistione che – nonostante l’archiviazione del procedimento penale che si è occupato della questione – viene comunque prospettata quale congettura sottesa agli interrogativi del giornalista, all’evidente scopo di screditare la credibilità e l’immagine del leader".

Anche qui non c’è ombra di buona fede: c’è la solita campagna di balle orchestrate ad arte. La sentenza parla di "volute inesattezze e reticenze, così da accreditare la tesi del giornalista che, interrogandosi sulle proprietà immobiliari di Di Pietro e dei suoi familiari (‘Ma quante case ha l’onorevole Di Pietro? E con quali soldi le ha comprate?’) in rapporto ai redditi dallo stesso dichiarati ed al patrimonio della società immobiliare di sua proprietà (l’An.to.cri, ndr)… senza affermarlo espressamente, intende chiaramente alimentare il dubbio che gli acquisti siano frutto di un illecito storno per fini privati dei fondi del partito e, quindi, anche dei finanziamenti pubblici allo stesso destinati in relazione ai rimborsi elettorali". Anche qui il giornalista sa benissimo che quel che scrive è falso, visto che cita la denuncia di un ex dipietrista, tale Mario Di Domenico, contro Di Pietro. Denuncia archiviata dal gip di Roma perché "anche in punto di fatto, prima ancora che nella loro rilevanza giuridica, i sospetti avanzati in merito alle citate operazioni dell’avv. Di Domenico sono risultati infondati". Ma il Giornale si guarda bene dal riportare quelle parole: "Dall’autore dell’articolo...vengono artatamente sottaciute le motivazioni poste alla base del provvedimento di archiviazione" con uno "scopo evidente": "Ove le ragioni delle concordi determinazioni della Procura e del Gip fossero state riportate (sia pure in sintesi), i dubbi instillati dal giornalista sarebbero risultati non più che mere congetture, prive di concreti riscontri. E invece, espungendo le motivazioni del provvedimento, il lettore (non altrimenti informato) resta confuso, nell’apprendere che, a fronte delle pesanti accuse mosse a Di Pietro dall’avv. Di Domenico circa l’illecito utilizzo di fondi del partito per l’acquisto di appartamenti, ‘la procura capitolina’ avrebbe ‘stigmatizzato’ il comportamento di ‘Tonino’…In realtà la procura non ha affatto ‘stigmatizzato’ il comportamento" di Di Pietro e il gip ha ritenuto "infondati i sospetti avanzati dal querelante, non essendo in alcun modo emerso che Di Pietro ebbe a trarre personale vantaggio dalle operazioni ai danni del partito”. Insomma il Giornale ha ancora una volta, "volutamente" e "capziosamente", "travisato i fatti a discapito del principio di verità della notizia". E lo stesso ha fatto a proposito dell’annosa querelle fra Idv e "Il Cantiere" di Occhetto e Veltri per i rimborsi elettorali delle Europee 2004: "L’autore distorce ancora una volta le informazioni”, evita accuratamente di ricordare che il gip di Roma ha “confermato la sostanziale correttezza delle determinazioni assunte dalla Camera nell’individuazione dell’Idv quale unico soggetto legittimato alla percezione dei rimborsi…Informazioni intenzionalmente tralasciate per poter affermare che la Camera avrebbe erogato i rimborsi all’Idv ‘senza operare alcun controllo’, dando così al pubblico un’informazione palesemente falsa".

Anche questi articoli sono "diffamatori e lesivi della reputazione" di Di Pietro, che va risarcito con altri 60 mila euro. La terza sentenza riguarda un’intervista di Felice Manti a Veltri. Il Giornale la titolò così: "Vi racconto i maneggi del mio ex amico Di Pietro. Quando tesserò 241 criminali". Tutto diffamatorio fin dal titolo, per giunta manipolato per forzare ulteriormente il pensiero di Veltri, a cui l’autore attribuisce una frase mai pronunciata ("Di Pietro iscrisse ai Democratici per Prodi l’intera via della malavita di Cosenza"). Ma il giudice ne ha ritenuta diffamatoria anche una effettivamente pronunciata, "laddove Veltri ha dichiarato che i soldi del finanziamento pubblico non vanno al partito, bensì personalmente a Di Pietro, a Susanna Mazzoleni (la moglie, ndr) e a Silvana Mura (la tesoriera Idv, ndr) e ha dichiarato che un’ordinanza del Tribunale di Roma avrebbe affermato che i finanziamenti non possono andare all’associazione" omonima al partito Idv. Ora, "l’ordinanza del Tribunale di Roma non reca una siffatta affermazione", anzi dice che "il finanziamento pubblico va all’associazione IdV e il Tribunale di Roma non ha ritenuto illegittima tale condotta… circostanza di cui Veltri era a conoscenza": l’ordinanza l’ha prodotta lui al giudice di Monza. Dunque la notizia pubblicata dal Giornale "non è oggettivamente vera" e ha "leso la reputazione e l’immagine dell’on. Di Pietro", che va risarcito con 44 mila euro. Che, aggiunti agli altri risarcimenti, fanno 344 mila euro: quanto basta per comprare un’altra casa a spese della famiglia Berlusconi.

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Sentenza Mills, la Cassazione: Mills corrotto per proteggere Berlusconi


Se qualcuno sta ancora dicendo che i Lodi, il Legittimo Impedimento, e tutte le altre spallate al sistema della Giustizia in Italia da parte di Berlusconi sono utili "agli italiani" e non al solo Berlusconi, è servito.

Mills fu corrotto per proteggere (e quindi da) Berlusconi, ora è definitivo. Il testo è scaricabile QUI.


La Cassazione conferma: Mills fu corrotto per proteggere Berlusconi
di Peter Gomez e Antonella Mascali

E adesso "restituitemi l’onorabilità calpestata": questo scriveva Silvio Berlusconi in una lettera al Corriere , il 21 ottobre del 2001, ottenendo prontamente le scuse di Massimo D’Alema. Due giorni prima i giudici della sesta sezione della Cassazione lo avevano assolto "per insufficienza probatoria" nel processo per le mazzette versate dalla Fininvest alla Guardia di Finanza. E quel verdetto era così diventato la prova del complotto. L’attuale capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, aveva chiesto una "commissione parlamentare sull’uso politico della giustizia". L’avvocato Carlo Taormina, allora sottosegretario, aveva domandato "l’arresto dei pubblici ministeri". Mentre Maurizio Gasparri, oggi capogruppo degli azzurri al Senato, con la consueta moderazione si era limitato a parlare di una sentenza che era la dimostrazione della "persecuzione giudiziaria del premier su cui bisognerà fare piena luce". Oggi la luce è finalmente arrivata. Il complotto c’era, ma non era stato ordito dai magistrati di Milano. Il presidente del Consiglio quella celebre assoluzione, trasformata nel leit-motiv di tante interviste e di tante campagne elettorale, se l’era infatti conquistata a suon di mazzette. Perché davvero l’avvocato inglese David Mills, testimone chiave nel processo per le tangenti versate dal Biscione alle Fiamme Gialle, è stato corrotto con 600 mila dollari. E la sua deposizione reticente è stata decisiva per far ottenere a Berlusconi la patente di perseguitato.

A dirlo sono le sezioni unite della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza, depositate ieri, con cui il 25 febbraio hanno confermato la condanna di Mills al pagamento di 250 mila euro di risarcimento dei danni allo Stato e, per soli tre mesi, hanno considerato prescritto il reato da lui commesso. Nel documento si spiega come "il fulcro della reticenza di Mills...s’incentra in definitiva nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società off shore" da lui create. E come questa bugia abbia avuto delle conseguenze importanti. I giudici del dibattimento Guardia di Finanza, si legge a pagina 27 delle motivazioni, erano infatti stati costretti "a procedere in via induttiva, con la conseguenza che proprio la carenza di prova certa sul punto aveva determinato, nel processo Arces ed altri (mazzette Fininvest, ndr), l’assoluzione di Silvio Berlusconi in secondo grado e, definitivamente, in sede di giudizio di Cassazione".

La faccenda diventa più chiara se si va rileggere che cosa accadde. Berlusconi, allora accusato di quattro diverse tangenti alle fiamme gialle, insieme al direttore centrale dei servizi fiscali Fininvest Salvatore Sciascia (poi condannato e oggi nominato parlamentare), esce con le ossa rotte dal primo grado. In appello però c’è il primo colpo di scena. Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il Cavaliere ottiene la prescrizione per tre capi d’imputazione e viene assolto ai sensi dell’articolo 530 secondo comma (la vecchia insufficienza di prove), da un quarto. Quello che riguarda una bustarella versata da Sciascia a una pattuglia che stava indagando sulla reale proprietà di Telepiù, la prima pay tv italiana, fondata proprio da Berlusconi. Quei soldi infatti erano sì stati allungati nel 1994 perchè gli investigatori chiudessero gli occhi. Ed era altrettanto certo che se l’indagine avesse dimostrato come Berlusconi, attraverso una complicata rete di società off shore e prestanome, controllava la maggioranza dell’emittente, per lui il rischio di essere sanzionato con la revoca delle concessioni di Canale 5, Italia 1, e Rete 4, sarebbe stato altissimo. Ma dopo aver ascoltato Mills ai giudici di appello era rimasto un’incertezza: la "fittizia" intestazione delle quote di Telepiù a Berlusconi per loro, non era dimostrata al 100 per cento.

Nella pay tv erano infatti presenti pure altre soci e quindi, almeno in via d’ipotesi, anche loro e potevano avere l’interesse a un indagine poco approfondita. Nel dubbio era così scattata l’assoluzione che, a cascata, aveva portato la Cassazione a pronunciarsi allo stesso modo sulle altre tangenti. Oggi però la motivazione delle sezioni unite sul caso Mills rimette le cose a posto. E ricorda pure come il premier, solito ripetere "sono sempre stato assolto", in realtà si sia salvato grazie alla prescrizione dalla condanna per i 21 miliardi di lire versati estero su estero nel 1991 all’allora segretario del Psi, Bettino Craxi. In attesa della minacciata riforma della giustizia, un bello smacco per un leader politico che ancora lo scorso 9 dicembre, davanti all’assemblea del Ppe, spiegava così la sua fin qui fortunata parabola giudiziaria: "In Italia solo una parte dei giudici sta con la sinistra, mentre i giudici soprattutto del secondo e terzo livello sono giudici veri come negli altri Paesi". Oggi i "giudici veri" si sono pronunciati. Il leader del Pdl è uno che l’ha fatta franca. Pagando, s’intende.

Da il Fatto Quotidiano del 22 aprile

Pedofilia, denunciati Ratzinger, Bertone e Sodano!

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La macchina della Giustizia si muove, negli U.S.A., e chiede la testa dei colpevoli!


ANSA: Vittima denuncia papa, Bertone e Sodano
Per frode e insabbiamento
22 aprile, 12:36

NEW YORK - Una vittima di padre Lawrence Murphy, il prete molestatore del Wisconsin accusato di aver abusato di 200 ragazzini sordomuti in una scuola di Milwaukee, scende in piazza contro il Vaticano accusando le più alte gerarchie ecclesiastiche di frode e insabbiamento. L'azione legale federale, annunciata oggi in una conferenza stampa a St. Paul in Minnesota, ha come bersagli la Santa Sede, papa Benedetto XVI e i cadinali Tarcisio Bertone e Angelo Sodano. Gli avvocati della vittima, Jeff Anderson e Mike Finnegan, sono in possesso di lettere raccomandate della vittima di padre Murphy al Vaticano in cui nel 1995 si chiede aiuto per ridurre il sacerdote allo stato laicale. Anderson e Finnegan affermano che le lettere furono ricevute ma rimasero senza risposta. Nell'azione legale si chiede al Vaticano di consegnare le liste dei preti molestatori e i dossier segreti su tutti i casi di abuso da parte del clero.

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IDV all'attacco della Gelmini e della Lega per difendere la Scuola

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Pubblico questo testo, almeno qualcosa si muove. E ora un Referendum!!!!


Scuola: un favore reso alla Lega

Regionalizzare le graduatorie? Un semplice favore reso alla Lega. Soprattutto all’indomani dei rapporti più che mai incrinati tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Premier Silvio Berlusconi, i leghisti non perdono tempo e continuano a battere cassa.

Il Ministro alla Pubblica Istruzione, durante la prima uscita pubblica, a pochi giorni dal parto, annuncia che dal 2011, verranno istituite graduatorie regionali. Una dichiarazione questa che dimostra quanto la Gelmini abbia poca autonomia di pensiero e lungimiranza. La Ministra ci ha abituati ormai da tempo, solo a drastiche riduzioni di organici per accondiscendere ad una logica perversa di tagli indiscriminati imposti da Giulio Tremonti.

Adesso al danno si aggiunge la beffa, si trova un modo infatti, per blindare gli insegnanti nella propria terra evitando le migrazioni da Sud verso Nord. Un’idea raccapricciante, incostituzionale, che creerebbe sistemi scolastici diversi da una regione ad un’altra. E ancor più raccapricciante la motivazione addotta: regionalizzare le graduatorie per garantire la continuità didattica.

Perché invece non pensare da subito ad assicurare la stabilità degli organici? Un mezzo questo, senza dubbio più attuale dell’antidiluviano isolamento tra luogo di residenza e di lavoro. La scuola pubblica e statale, laica e solidale sta morendo per mano di interventi privati, ghettizzazioni dell’offerta formativa e risparmi a favore dello Stato.

Eppure basterebbe che la Gelmini facesse riemergere la propria cultura costituzionale, ormai credo sopita da tempo, a ricordarle che al Governo, della scuola non interessa nulla perché non produce ricchezza effimera e che tra i Paesi più sviluppati, siamo fanalino di coda nella spesa per l’istruzione pubblica. Il sistema scolastico reclama robusti investimenti e non tagli e federalismi isolazionisti!

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