giovedì 14 gennaio 2010

Craxi: le balle di Minzolini e la Verità delle Sentenze che lo sputtanano


Minzolini: se lo avessi davanti lo prenderei a schiaffi. Non sto invitando nessuno a farlo, sia chiaro... ma lo vorrei avere davanti, gli gonfierei la faccia di schiaffi. Minzolini oggi è il direttore del TG1, qualche anno fa volò ad Hammamet, dove Craxi passava da latitante le sue giornate nel lusso (dovuto ai soldi che aveva rubato all'Italia), per mettergli un microfono davanti a quella faccia di culo che aveva per dargli modo di sparare a zero sulla Giustizia.

Mentire per riabilitare: ecco Minzolini.

Noi però non siamo spettatori del TG1, anzi mettiamo a disposizione di tutti le informazioni che Minzolini e tanti altri politici e giornalisti del Regime delinquente che ci governa tacciono, per ovvi motivi di revisionismo storico. Minzolini è ridicolo, noi no.

Ho tratto queste informazioni dall'ultimo intervento di Marco Travaglio a Passaparola, queste si basano a loro volta sugli atti ufficiali delle sentenze di condanna e sugli atti delle indagini su altri reati che non sfociarono in processi perchè Craxi tirò le cuoia nell'oro.

Leggete bene e fate girare, ok?

Craxi quando è morto, nel 2000, si trovava nelle condizioni di un pregiudicato con due condanne definitive (cioè confermate anche in terzo grado, dalla Corte di Cassazione):

* (1) cinque anni e cinque mesi per corruzione (le tangenti Eni /Sai);
* (2) quattro anni e sei mesi per le tangenti della metropolitana milanese, finanziamento illecito.

Spieghiamo: (1) Eni /Sai è un accordo che fece l’Eni, un’azienda pubblica, con la Sai, un’assicurazione privata di Salvatore Ligresti con la quale, in cambio dell’affidamento delle polizze dei dipendenti dell’Eni alla Sai, la Sai corrispose tangenti al Partito Socialista nella persona di Craxi di altri.
Poi: (2) La metropolitana milanese era un cantiere dopo l’altro, la linea uno, la linea due, la linea tre, sempre stata feudo dei socialisti, che imponevano non solo loro, anche tutti gli altri partiti, anche il PC, la DC, i repubblicani e i socialdemocratici, infatti sono stati tutti condannati i rappresentanti dei vari partiti; l’unica differenza tra i vari partiti e il PSI è che, mentre la DC aveva il segretario a Roma, i repubblicani pure, i socialdemocratici pure e i comunisti pure, il segretario socialista stava a Milano e, personalmente, si occupava delle tangenti. Questa è la ragione per cui, per la metropolitana, hanno condannato Craxi.


Poi c’erano molti altri processi riguardanti Craxi che erano già ben avviati quando è morto:

* uno si era concluso per prescrizione (berlusconiano!), dopo che era stato condannato in primo grado e prescritto in appello e è quello per i 21 miliardi di finanziamento illecito che Craxi aveva versato in Svizzera dai conti della All Iberian (questione che riguarda anche Berlusconi, come sappiamo bene), in corrispondenza con l’approvazione della Legge Mammì, tra il 90 e il 92.


E poi c’erano i processi che erano in corso:

* Craxi quando è morto aveva già ricevuto tre condanne in appello e non per reatucoli da quattro soldi, ma
(a) per finanziamento illecito per la maxitangente Enimont (gli erano toccati 8 miliardi dalla famiglia Ferruzzi e Digardini);
(b) cinque anni e mezzo per le tangenti Enel, corruzione, anche qui appello, primo grado e poi appello;
(c) cinque anni e nove mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, che Craxi aveva contribuito a depredare con il famoso mazzettone che gli arrivò sul conto protezione, grazie all’intermediazione di Licio Gelli e di Roberto Calvi, e cioè la Loggia P2 il cui statuto è in piena fase di attuazione da parte di Berlusconi.


E poi c’erano ancora e in più tre rinvii a giudizio, oltre a tutto questo, rinvii a giudizio che stavano in fase di giudizio di primo grado dopo l’udienza preliminare,
* per una megaevasione fiscale sui ricavati delle tangenti,
* per le tangenti dell’autostrada Milano /Serravalle, la Milano /Genova, l’Autostrada del Mare,
* per le tangenti sulla cooperazione del terzo mondo, un processo che riguardava ruberie incredibili fatte con la scusa di aiutare la Somalia o per aiutare il Perù, la metropolitana di Lima è costata un’ira di Dio e non è mai stata costruita, naturalmente sono tutti soldi che si sono rubati i politici e i costruttori italiani.


Quindi sono in tutto una decina di processi, tutti quanti avviati, è verosimile che anche quelli in appello sarebbero presto arrivati in Cassazione e, essendo tre le condanne in appello, è molto probabile che Craxi avrebbe beccato ben più dei dieci anni che già doveva scontare quando è morto e che non aveva iniziato a scontare, perché era scappato latitante tra il 94 e il 95, era scappato nel 94 e poi, nel 95, era diventato ufficialmente latitante, quando i giudici di Milano avevano spiccato i due famosi mandati di cattura.

Questo era il suo status giuridico: un pregiudicato latitante.

Non è vero che i giudici di Milano gli hanno impedito di tornare in Italia, come è stato detto in puro stile revisionistico: anzi, non vedevano l’ora, naturalmente se tornava in Italia veniva arrestato come chiunque altro, è lui che non è voluto tornare in Italia per non pagare le conseguenze delle sue condanne, quando leggete “gli fu impedito di tornare in Italia”, ma manco per sogno! Dice “non gli hanno consentito di operarsi in Italia, perché aveva il piede infettato dalle conseguenze del diabete”, ma quando mai? Nessuno si è mai.. i magistrati non possono mica decidere dove deve operarsi qualcuno, certamente se fosse stato operato in Italia l’avrebbero piantonato in ospedale fino a che le condizioni di salute non avessero consentito il suo arresto. Quindi non è vero niente che sia stato impedito nulla a Craxi.

I soldi - perché molti dicono “ah, però D’Ambrosio nel 96 ha detto che Craxi non rubava per sé”: certo che l’ha detto nel 96, quando non c’erano ancora sentenze definitive dalle quali risultava che Craxi risultava per sé, i magistrati utilizzano le prove per dare giudizi, non è che utilizzino la fantasia. Dopo sono arrivate sentenze definitive, nelle quali si scrive che Craxi rubava per sé. E chi è che lo dice che Craxi rubava per sé? Lo dicono i suoi principali collaboratori e lo dicono le carte bancarie, non lo dice il teorema del “non poteva non sapere”, anche perché non esiste il teorema “non poteva non sapere”: quella si chiamerebbe prova logica, può capitare che qualcuno venga condannato perché i magistrati ritengono che essendo sicuramente presente sul luogo del delitto all’ora del delitto, non poteva non sapere che si stava commettendo un delitto, in quel senso la prova logica ha un valore. Ma nessuno viene condannato perché, dato che era segretario del partito, allora tutto quello che succedeva nel partito era colpa sua, questo non è mai successo: la responsabilità è stata individualmente riscontrata nel suo caso; i magistrati vanno in cerca del tesoro di Craxi e lo trovano, ne trovano un pezzo, perché Craxi aveva messo in piedi un sistema di occultamento dei fondi neri suoi e del partito - suoi e del partito - che era una specie di giro del mondo, di caccia al tesoro: c’erano conti in Svizzera, in Lichtenstein, nei Caraibi, addirittura in Estremo Oriente, a Hong Kong. Il pool di Mani Pulite ha accertato grossomodo passaggi di denaro di 150 miliardi di lire - è solo quello che i magistrati sono riusciti a ricostruire, quindi figuratevi quello che non sono riusciti a ricostruire quanto era! - Craxi aveva molti prestanomi che gli incassavano, gli facevano fruttare, gli gestivano quei fondi e quei conti, ossia Mauro Gianlombardo, Giorgio Tradati, Maurizio Raggio, Jorge Vallado, Silvano Larini e poi una strana coppia, Gianfranco Troielli e Agostino Ruiu, che lavoravano per l’Ina Assitalia e che furono protagonisti di un tourbillon di conti e di operazioni tra Hong Kong e le Bahamas; di quei conti e di quelle operazioni non si è mai trovata traccia, perché i magistrati è dal 92 che stanno aspettando una risposta da Hong Kong alle loro rogatorie e la risposta non è mai arrivata.
Si è detto: “erano conti per finanziare il partito”: assolutamente no, c’erano anche i conti per finanziare il partito, quelli li gestiva Vincenzo Balsamo che era il tesoriere, che poi è morto non in carcere, è morto di infarto ai tempi delle indagini e su Balsamo si sono cominciate a scaricare tutte le colpe del mondo, quando hai il morto sul quale scaricare i fulmini, il morto diventa un parafulmine e quindi tutti a andare addosso a Balsamo. In realtà Balsamo dalle sentenze esce almeno parzialmente riabilitato, perché i giudici dicono “attenzione, un conto sono i conti del partito, Balsamo, un altro conto sono i conti di Craxi”, con i quali Balsamo non c’entrava niente e che venivano usati da Craxi per i fatti suoi, non per i fatti del partito.

Craxi personalmente, affidati non al tesoriere del partito, ma a un suo compagno di scuola, Tradati, aveva tre conti all’estero:
* uno si chiama Constellation Financiere, dal nome di una società panamense che aveva questo conto appartenente a Craxi presso la Banca SBS di Lugano;
* poi c’era il North Holding 7105, che era aperto presso la Carleridian Bank di Ginevra;
* poi ce ne era uno intestato a un’altra panamense, la International Gold Cost, che stava presso l’American Express di Ginevra;
* dopodiché Di Pietro ne scopre anche un quarto in Lichtenstein, a Vaduz, intestato a una fondazione di nome Arano. Questi sono i quattro conti di Craxi in Europa, quelli scoperti dai magistrati.


La questione All Iberian è la più interessante oggi, perché con questo patetico tentativo di riabilitare Craxi si vuole solo mettere in buona luce Berlusconi, che nella questione All Iberian c'è infangato fin'oltre il collo.

Nella sentenza All Iberian, che è stata confermata in Cassazione, prescrizione del reato accertato in primo grado con la condanna e poi prescritto nei successivi gradi di giudizio, si legge - scrivono i giudici - che “Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti, destinati alla raccolta delle somme versatigli a titolo di illecito finanziamento, quale deputato e segretario esponente del PSI. La gestione di tali conti non confluiva in quella amministrativa ordinaria del PSI, ma veniva trattata separatamente dall’imputato, ossia da Craxi, tramite i suoi fiduciari. Significativamente, Craxi non mise a disposizione del partito questi conti, quando vennero scoperti”.
C’erano prima Benvenuto e poi Del Turco, i suoi successori alla guida del PSI che, nel 93, cercavano inutilmente di mettere le mani su qualche soldo, perché dovevano pagare i dipendenti e i giornalisti dell’Avanti, ma Craxi i suoi conti - scrivono i giudici - non li ha messi a disposizione, imbrogliando e fregando pure quelli del suo partito!
Sui due conti, Constellation Financiere e Northen Holding, quelli gestiti dal suo compagno di scuola Tradati, Craxi riceve la maxitangente di Berlusconi e poi riceve su Northen Holding altri 35 miliardi almeno da aziende pubbliche e private: pubbliche, come la Ansaldo e la Italimpianti e private, come la Calcestruzzi, del gruppo Ferruzzi e la Tek Int. Nel 98 la Cassazione sequestra conservativamente 54 miliardi di beni a Craxi, anche se poi non riesce mai a metterci le mani sopra, perché sono stati fatti sparire.
Secondo i laudatores di Craxi, Craxi è stato condannato perché non poteva non sapere, ma i giudici tengono proprio a precisarlo che non è per quello che l’hanno condannato: nella sentenza d’appello All Iberian, che poi è stata resa definitiva dalla Cassazione, si legge “non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di posizione per fatti da altri commessi; risulta, dalle dichiarazioni di Tradati, che Craxi si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”. Tutto era cominciato - racconta Tradati - nei primi anni 80: Tradati, tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, riceve una richiesta da Craxi e dice “Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera e io lo feci alla SBS di Chiasso, intestandolo a una società panamense”, che è appunto Constellation Financiere. “Funzionava così: la prova della proprietà del conto consisteva in un’azione al portatore che io consegnai a Bettino, io restavo il procuratore del conto”, su quel conto cominciano a arrivare somme consistenti, tant’è che nell’86 già ammontano a 15 miliardi, Craxi è Presidente del Consiglio nell’86. “Poi il deposito si sdoppia e nasce l’altro conto, l’International Gold Cost, che viene affiancato da un conto di transito, il North Holding”, che è un conto che gli viene messo a disposizione da un funzionario dell’American Express, Ugo Cimenti, per rendere i versamenti e i movimenti meno identificabili, è un conto schermo. Anche lì confluiscono, sul secondo conto, International Gold Cost, altri 15 miliardi. Di Pietro, nell’interrogatorio a Tradati, interrogatorio pubblico - non so se c’è su You Tube, ma è un momento esilarantissimo dell’inchiesta Mani Pulite - chiede a Tradati, a un certo punto, “ma come facevate a distinguere i versamenti che erano destinati a Cimenti dai versamenti che erano destinati a Tradati e cioè a Craxi, visto che comunque il conto l’aveva messo a disposizione Cimenti e lo usava pure lui?” e Tradati risponde “ah, per i nostri versamenti nell’operazione si usava il riferimento Grain, che vuole dire grano”, ovviamente risate in aula, i soldi a Craxi venivano individuati segnando come riferimento dell’operazione grano, la battaglia del grano! Poi esplode tangentopoli e Craxi chiede a Tradati di andare in Svizzera a svuotare i conti e a spostare i soldi da un’altra parte, perché temeva che i magistrati glieli sequestrassero. E lui dice “io rifiutai”, perché aveva paura di finire in galera “e fu incaricato qualcun altro”, ossia Maurizio Raggio, che va in Svizzera e spazzola via i soldi di Craxi e se ne scappa in Messico con una cinquantina di miliardi e la contessa Vacca Augusta al seguito. Dice, Tradati “so che hanno - nel caso di Raggio e Craxi - comperato anche 15 chili di lingotti d’oro”, con tutti quei soldi che cosa ci hanno fatto? Tra le altre cose, li hanno convertiti in lingotti d’oro. “I soldi non finirono al partito, i parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”, bontà sua, di quei 50 Craxi ne fa mettere a disposizione del partito 2 per pagare un po’ di gente. E al resto che cosa succede? Il resto se lo mangia Raggio, 15 miliardi per la latitanza di due anni, molto spendaccione il ragazzo! E il resto lo riporta a Craxi, oppure lo nasconde su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama. Che uso ha fatto negli anni di quei soldi che aveva in Svizzera, prima e dopo che Craxi facesse svuotare i conti da Raggio? Questo lo si legge anche qua nelle sentenze divenute definitive in Cassazione. “Craxi- scrivono i giudici- dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York, e poi altre operazioni farà La Thuile a Madonna di Campiglio e a Milano, comprava case), sia per versare alla stazione televisiva Roma CineTv, di cui era direttrice generale Ania Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali, un contributo mensile di 100 milioni al mese”. Pensate, pagava rate di 100 milioni di lire al mese per pagare una televisione alla sua amante, naturalmente erano tutti soldi nostri e quindi non stiamo violando la sua privacy, stiamo andando a vedere dove finivano i soldi nostri. Lo stesso Craxi dispose poi l’acquisto di una casa e di un albergo a Roma, intestati alla Pieroni, alla quale faceva pure pagare la servitù, l’autista e la segretaria. Alla tv della Pieroni arrivarono poi un migliaio da Gianlombardo, che è un altro prestanome e 3 miliardi da Raggio, che gestivano vari fondi occulti. Craxi lo diceva sempre a Tradati: “dobbiamo diversificare gli investimenti” e Tradati eseguiva, scrivono i giudici “due operazioni immobiliari a Milano, una Madonna Di Campiglio e una a La Thuile”, poi Craxi regala mezzo miliardo di lire a suo fratello Antonio, poi gli compra una villa e il PSI? “Raggio - scrivono i giudici - ha sempre manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del PSI all’inizio del 93, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”: per forza, perché i conti esteri erano suoi, non del partito. A questo punto ci sono altre spesucce, come quelle per affittare un villino a Saint Tropez al figlio Bobo e così anche Bobo va a fare l’esule in Costa Azzurra, una spesuccia da niente, un’ottantina di milioni di lire.
I difensori di Craxi, quando quest’ultimo muore e la famiglia tenta con successo di gabellarlo per un esule perseguitato e non per un corrotto latitante, vanno dalla Corte europea di giustizia di Strasburgo, nella speranza di fare dichiarare che il pool di Milano, i giudici di Milano etc. hanno perseguitato questo sant’uomo, il problema è che vengono respinti con perdite. Infatti la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo respinge la richiesta di dichiarare illegittima la condanna per la metropolitana milanese e la condanna - non ve l’ho detto prima - per la quale Craxi è stato accertato che riceveva le tangenti della metropolitana dall’architetto Larini, un altro dei suoi prestanome, che gli portava i soldi nel suo ufficio di Piazza Duomo a Milano e, dice Larini, “li lasciavo in contanti nella camera di riposo di Craxi”, perché Craxi aveva lo studio, aveva la segreteria e poi aveva una stanza con un lettino per riposarsi. Ecco, i soldi Larini glieli rovesciava sul lettino, altro che non poteva non sapere! E’ difficile, se ti metti a dormire a trovi una montagna di banconote te ne accorgi, no? “Non poteva non sapere”.
Bene, questa è la sentenza metropolitana milanese, che ovviamente è fondata su quegli elementi rocciosi, Larini che racconta dove gli metteva i soldi, oltre che sul tavolo della segretaria, la famosa Enza Tommaselli e quindi i giudici dicono “non c’è trippa per gatti, cari Avvocati di Craxi”, è interessante vedere come rispondono i giudici stranieri alle pretese degli Avvocati dei politici italiani. Rispondono “non è possibile pensare che i rappresentanti della Procura di Milano abbiano abusato dei loro poteri: anzi, il dibattimento ha seguito i canoni del giusto processo e le lagnanze dell’imputato e dei suoi Avvocati sulla presunta parzialità dei giudici che l’hanno condannato non si fondano su nessun elemento concreto. Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”, ecco perché in tutta Europa quello che sta succedendo con il caso Craxi fa scandalo, mentre invece in Italia è considerato normale tanto a destra quanto a sinistra, salvo appunto da quelli che hanno voluto far sapere in maniera molto importante che non ci stanno.

Chiamiamo ladri i ladri: Craxi era un ladro, come è stato inequivocabilmente accertato. Minzolini lasciatelo stare, non guardate il TG1, se vedete la sua faccia girate canale: non è carino vomitare davanti al televisore, no?

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