sabato 30 gennaio 2010

Dalle "minzogne" ai silenzi: Minzolini e il TG1 ancora una volta ridotto a pagliacciata

.
Quando una classe politica ha sotto di sé un popolo inebetito dalla televisione, è facile che riesca a controllarlo. Se poi quella classe politica ha al proprio servizio una sequela di redazioni di telegiornali, il gioco è fatto: le notizie scomode non le si passa, oppure, se proprio si è obbligati, basta mentire spudoratamente.


Il direttore del TG1, il prode Minzolini, che anni fa volò ad Hammamet per intervistare il suo eroe Bettino Craxi genuflettendosi al suo cospetto, oggi è una delle armi principali della disinformazione di Regime. Scandalosi sono stati i suoi editoriali sulla scuola e sullo stesso Craxi; e questo individuo, richiamato dal CDA e dalla vigilanza della RAI, ha avuto la faccia tosta di sbeffeggiare quanti nell'azienda pubblica non la pensavano come lui, o meglio come il suo capo Berlusconi (chi serve un Regime non deve pensare, bensì obbedire - il massimo consentito nell'uso dell'intelligenza sta nell'alterare le cose scomode al capo).

L'altro ieri di fronte a due sentenze della Corte di Cassazione, il TG1 ha dato vetrina a quella meno interessante (la questione di un litigio fra vicini sfociato in male parole), tacendo del tutto quella più importante, quella che riguarda Cosentino, e cioé un personaggio pubblico, uno che si mette in tasca i nostri soldi!

Come riporta Dazebao (un sito di informazione), la Corte di Cassazione ha dichiarato la legittimità della richiesta di arresto per il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino accusato di concorso esterno in associazione camorristica per rapporti con il clan dei Casalesi. La Camera, con i voti della maggioranza e qualche aggiunta dall’opposizione, aveva negato la custodia cautelare, e Cosentino potente ras napoletano a capo del locale Pdl naturalmente si era ben guardato dal dimettersi, del resto Berlusconi mica glielo aveva chiesto, anzi aveva espresso la propria solidarietà!

E' chiaro anche a chi ha un'intelligenza estremamente ridotta (potrei fare qualche nome al proposito, ma basta guardare alla politica italiana) che l'importanza di queste due sentenze, per l'interesse pubblico, e quindi per l'informazione, è completamente diversa: la prima è una notizia di costume o poco più, da passare solo se non si ha altro da dire, la seconda invece è importantissima perché getta ancora una volta una luce particolare sullo stuolo degli individui che fanno politica nelle liste del PDL.

Minzolini lo sa bene, e allora sbeffeggia il nostro buonsenso, nutre l'imbecillità dell'utente-tipo televisivo, e dà piena luce alla prima notizia, guardandosi bene dal citare la seconda. E' vero: quanto può far conoscere ai telespettatori la schifezza del PDL dev'essere taciuto, e Augusto Minzolini lo sa bene. Quella del TG1 non è informazione, bensì controllo delle menti: proprio quello che vuole il Kaiser.

.

Taormina, ex avvocato di Berlusconi, spiega i meccanismi per le leggi "ad personam" (e non solo)

.
Per chi opera contro la Legge e contro la Costituzione, è facile nascondere tutto quando i collaboratori mantegono i segreti. E' invece imbarazzante quando qualcuno si stufa e scoperchia il vaso di Pandora: allora tutti noi, tenuti sempre allo oscuro di queste manovre illegali, veniamo a conoscenza delle porcherie del Regime.

Taormina operava per Berlusconi, collaborava con quel ristretto team di legali che creano tutte quelle disposizioni generalmente distrutte dalla Corte Costituzionale in quanto illegittime. Forse ha avuto vergogna, comunque ora non lavora più per il Malaffare, quindi non ha più problemi con la sua coscienza. Anche se è vero che per svolgere quel tipo di attività... la coscienza o non ce l'hai oppure la mandi in vacanza, con tutti soldi che ti vengono dati...

Leggete questa intervista e inorridite. Poi, come al solito, fate girare.


La verità su B. raccontata dal suo ex avvocato
di Alessandro Gilioli

«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimento».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

.

giovedì 28 gennaio 2010

I maneggi del Cardinale Ruini e le accuse di collusione coi criminali lanciate da Don Farinella

.
E' un sollievo vedere che all'interno della Chiesa, che è nata e vive come organizzazione gerarchica (chi sta in alto comanda chi sta in basso), ci siano voci di dissenso sull'affarismo ipocrita che le alte sfere mostrano ai fedeli (e ai non credenti) scendendo a patti coi criminali.

Non è la prima volta che Don Farinella punta il dito contro (e analizza con grande acume) l'atteggiamento della CEI e di chi siede nelle poltrone di potere all'interno dell'ordinamento ecclesiastico. Ogni persona di buon senso non può accettare che una confessione religiosa, qualunque essa sia, entri nelle questioni "temporali" invece di limitarsi a ciò che le compete: la sfera "spirituale"; ma soprattutto nessuno può accettare che una confessione religiosa, che entra in questo campo a lei alieno (o almeno tale dovrebbe essere par natura), vada a fare affari con chi ha fatto della corruzione e dello scempio e mancato rispetto delle Leggi e della Costituzione la propria condotta di vita.

L'ipocrisia dei politici è ben marchiata: la Chiesa garantisce tanti voti, e allora essi fanno a gara a chi prende posizioni più bigotte possibile (e quindi anticostituzionali, visto il principio di uguaglianza, che nella Chiesa non esiste in quanto organizzazione gearchica) per ottenere attenzione e poi voti. Altrettanto ipocrita è poi la stessa Chiesa, che dà la comunione a tutti politici separati o divorziati (il diritto della Chiesa lo nega espressamente) che appartengono all'area politica con cui fa affari; la stessa Chiesa che fa della "morale" un cavallo di battaglia e poi accetta di scendere a patti con la Lega Nord (le cui posizioni razziste rasentano il Nazismo), o lo stesso Berlusconi (per non andare tanto lontano) che è il politico più indagato e processato nella Storia d'Italia, i cui sospetti di collusione con la criminalità organizzata sono sempre vivi, e la cui condotta sessuale (ma non solo) è perfettamente contro lo storico messaggio della Chiesa Cattolica.

I politici ottengono allora il perdono dalla Chiesa, e soprattutto i voti che essa controlla e sposta (questa è la cosa che più interessa a loro e a lei), cedendo su questioni vitali per noi cittadini: per fare qualche esempio, la normativa sul Testamento Biologico e i mancati appoggi o meglio i ceppi alla Ricerca Scientifica.

Don Farinella ha mostrato sempre grande acume, profondità di vedute, correttezza di giudizio. Allora ho deciso ancora una volta di mettere nel blog le sue parole. Ecco la lettera che ha indirizzato al cardinale Ruini, il quale ovviamente s'è ben guardato dal rispondere, come potrebbe del resto replicare? Leggetela con attenzione, e fate girare!


Papi a colazione da Ruini. Don Farinella: “Basta complicità con i corrotti”

Lettera aperta di don Paolo Farinella al cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei, che il 26 gennaio ha invitato Silvio Berlusconi a una colazione di lavoro.

di Paolo Farinella, prete

Sig. Cardinale,

Nel 1991 da una sperduta parrocchia dell’entroterra ligure, le scrissi sullo scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del «cardinal-party» con un migliaio di invitati del «mondo» che conta, dato da lei in occasione della sua nomina a cardinale. Lei mi risposte che fu un dono di amici e io le risposi che certi doni dovrebbero essere respinti al mittente perché insulto ai poveri e al Cristo che li rappresenta. Le cronache del tempo fotografarono che «la capitale della politica, della finanza, delle banche, delle aziende di Stato è accorsa compatta in ampie schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a un cardinale, reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti» (Laura Laurenzi, la Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25).

A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle, anche perché sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse defilato come si conviene alle persone sagge di buon senso. Oggi lei non offre lauti banchetti a 800 persone, ma invita a colazione solo due individui che da soli sono peggio degli 800 barbari. Sono indignato per questo suo invito che i credenti onesti vedono come la negazione del sacramento dell’ordine e la pone sullo stesso piano degli intrallazzatori di professione.

D’altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi, parlamenti, governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che, al punto in cui siamo, uno scandalo in più o uno in meno, il peso cambia di poco. A mio modesto parere di prete, il suo operato induce me e molti altri credenti a pensare che lei e noi non crediamo nello stesso Dio e anche che lei usi il suo come strumento di coercizione per fini demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha contravvenuto al dettato del Codice di Diritto Canonico che stabilisce: «È fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all’esercizio del potere civile» (CJC, can. 285 §3, sottolineatura mia). Il massimo potere in uno Stato democratico si esercita nella formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani «dovrebbero» scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta in sommo grado la «partecipazione all’esercizio del potere civile».

Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove risiede da cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a colazione, Silvio Berlusconi, accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua Santità, nonché sottosegretario alla presidenza del consiglio italiano. Lei ed io sappiamo che Gianni Letta, moderno Richelieu o se vuole in termini giovanili e quasi liturgici, prosseneta, vulgo mezzano, è il tutore garante presso il Vaticano del suo capo, notoriamente inaffidabile oltre che corrotto e corruttore. Dicono le cronache che avete discusso di accordi elettorali, di convergenze tra Pdl di Berlusconi e Udc di Casini e Api di Rutelli; chi deve essere candidato alle regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve vincere nel Lazio; cosa fare e cosa disfare in Puglia.

La candidata Emma Bonino alla presidenza del Lazio non deve passare perché, come in una nuova crociata, «Deus ‘el vult», cioè lo ordina Ruini a cui Dio di solito dice ad ogni tornata elettorale cosa vuole e non vuole. Le cronache celiano che Berlusconi abbia tenuto il boccino perché ormai ha il coltello dalla parte del manico. Lo dimostra il fatto che il suo illustre e integerrimo ospite abbia preteso dal suo partito una «quota rosa» a sua totale discrezione per fare eleggere le «pulzelle» compiacenti che non ha potuto varare nelle politiche del 2008, a causa del «ciarpame politico» rovesciato sul tavolo dalla di lui moglie, Veronica Lario che ha sparigliato le candidature. Avete parlato anche di questo? Di quali donnine e prostitute candidare?

Il giorno prima, il 19 gennaio 2010, appena 24 ore prima, il Senato della Repubblica, presieduto dall’autista-picciotto, Renato Schifani, in quota servitù perpetua, ha varato il cosiddetto «processo breve», cioè la 19a legge su misura per i bisogni primari del Silvio Berlusconi e pazienza se si sfascia l’intero sistema della giustizia italiana! Pazienza, se milioni di cittadini non avranno mai giustizia e se tutti i delinquenti, i truffatori, gli spacciatori, i ladri, i corrotti, i concussori, i concussi, i deputati e i senatori insieme ai loro famigli la faranno franca sempre e comunque alla faccia di quel «bene comune» con cui lei da presidente della Cei faceva i gargarismi sei volte al giorno prima e dopo i pasti principali. Lei queste cose le sa, ma è anche «cardinale di mondo» e sa navigare nei meandri del fiume della politica che conta, poco importa se morale o immorale: in fondo il fine ha sempre assolto i mezzi perché noi cattolici non siamo forse per la confessione periodica e cioè per «una botta e via da capo»?

«Processo breve, legittimo impedimento per sé e famigli», lei lo sa bene, sono eufemismi: trattasi infatti soltanto di «processo impossibile». Un presidente del consiglio scardina lo Stato di Diritto, impone al parlamento di votare leggi individuali e di casta a favore di sé e dei delinquenti che lo attorniano, abolisce di fatto ogni contrappeso al potere esecutivo e di fronte a tanta bulimìa incontenibile, lei lo invita anche a pranzo? Via, cardinale, est modus in rebus! Non pare che durante il pranzo, lei abbia detto una parola sulla condotta scandalosa dell’ospite, ma sappiamo che si è seduto a tavola con un essere spregevole moralmente, eticamente, giuridicamente, democraticamente e con lui contratta seggi e vittorie, costi e benefici, voti e ritorni in privilegi economici e politici. Logicamente in nome dei sacrosanti «principi non negoziabili», of course!

Colui che sedeva a mensa con lei, dal mese di maggio dello scorso anno e fino a novembre 2009 è stato braccato dalla stampa internazionale, rincorso da dieci domande di un giornale italiano e bollato dalla denuncia della moglie per frequentazione di minorenni; uso abituale di prostitute e forse di cocaina (non sappiamo tutto!) in sedi istituzionali (anche le dimore private sono state da lui sottoposte a regime di «segreto di Stato»); spergiuro sulla testa dei figli (del fatto di Casoria, ha dato quattro versioni diverse, dopo avere giurato che la prima era quella buona); promesse di posti in parlamento e al governo a signore e signorine compiacenti in cambio di favori sessuali. Alcune di loro non perdono occasioni per ostentare la loro cattolicità granitica, fondata sui «valori» dell’onestà, della famiglia, del bene comune e dell’indissolubilità del matrimonio.

Negli stessi giorni in cui lo scandalo delle prostitute era al culmine, il suo governo stava varando una legge per punire i clienti delle prostitute: la solerte, cattolicissima ministro Mara Carfagna si è affrettata a ritirare il provvedimento che avrebbe colpito per primo il suo capo e protettore che il suo stesso avvocato ha definito «utilizzatore finale» di carrettate di donne. Soltanto dopo l’indignazione del popolo cattolico arrivata al «calor bianco», finalmente la Cei cominciò a balbettare qualche timiduccio scappellotto, ma tenue e delicato, quasi un buffetto. Il 7 luglio 2009, quando ormai il mondo cattolico era sul filo delle barricate contro la latitanza della gerarchia cattolica, il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, durante una Messa, alludendo al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, oggi suo ospite, senza mai chiamarlo per nome, sbotta:

«Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio» (Omelia per la Messa di Santa Maria Goretti, 15-08.09, Le Ferriere – Latina).

Lei, sig. cardinale Camillo Ruini, ha passato tutto questo tempo sotto silenzio assoluto, dedicandosi al «progetto culturale della Cei e alle massime questioni di alta filosofia e teologia: «L’esistenza di Dio», la sua necessità e via dicendo. Sul resto che travagliava la Chiesa, i credenti, la gerarchia e copriva con un manto di sudiciume l’Italia intera, silenzio tombale.

Nello stesso periodo, il 1 luglio 2009, il governo varò il «decreto sicurezza» che stravolge il diritto internazionale, l’etica cristiana, la dottrina sociale della chiesa e tutti gli insegnamenti pontifici in fatto di migrazione perché definisce reato «lo stato di persona clandestina». Mons. Agostino Marchetto del pontificio consiglio per l’immigrazione dichiara: «La criminalizzazione dei migranti è per me il peccato originale dietro al quale va tutto il resto», riferendosi alle aberranti politiche sociali del governo. A stretto giro di posta arrivò la smentita della Sala Stampa vaticana: Mons, Marchetto parla a titolo personale. Il Vaticano smentisce se stesso. Anche in questa occasione, lei ancora una volta stette zitto e latitante e non difese nemmeno il suo pupillo che preferì sacrificare sull’altare dell’immoralità governativa pur di mantenere un rapporto privilegiato di potere e d’interesse.

Ricevendo Berlusconi e per giunta come ospite in intimità conviviale a casa sua, senza dire una parola su ciò che è avvenuto in questo anno (per non parlare degli ultimi 15 anni), lei ha avallato lo scardinamento costituzionale, istituzionale e lo sfacelo etico di cui l’ospite è stato e continua ad essere protagonista responsabile. Quel giorno Berlusconi era reduce fresco fresco da un attacco micidiale alla Magistratura con parole omicide: «Il tribunale è un plotone di esecuzione». Lei ha così avallato e approvato il suo comportamento immorale e indecoroso, benedicendo l’inverecondia e assolvendo l’insolvibile, diventandone complice «in solido», perché come insegna il diritto, che la saggezza popolare traduce pittorescamente, «è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco».

Se lei poi con questi figuri tratta posti di governo o gestione della sanità o della scuola o condizioni per fare eleggere questo/a o quella/o in cambio di voti e/o di altro, lei inevitabilmente diventa compare di uno che frequenta la mafia e ha fatto della malavita la norma della sua condotta. Berlusconi non si sentiva perseguitato e non denunciava accanimento giudiziario quando rubava e trasportava denaro degli Italiani all’estero, dichiarava il falso in bilancio, corrompeva i giudici, comprava i testimoni dei processi, sparava alla testa dei giornalisti non a libro paga, imponeva al suo «Il Giornale» agli ordini del falsificatore Feltri di uccidere il direttore di «Avvenire», Dino Boffo. Lei non chiese le dimissioni di Feltri e di Berlusconi per avere inventato «in solido» una trappola di fango per mettere in riga i vescovi della Cei con un avvertimento di stampo mafioso: io vi tengo in pugno. E’ di questi giorni la sentenza in appello, confermata e aggravata, a Totò Cuffaro, cattolico integerrimo per reato di mafia. Costui e il Pierferdi Casini che lei tanto sponsorizza, per cinque anni hanno votato tutte le leggi immorali a servizio esclusivo di Berlusconi, appoggiandolo in ogni nefandezza: tutto con la sua benedizione e il silenzio della gerarchia cattolica. Sempre e comunque in nome del santo bene comune. Ah! «i valori non negoziabili».

Ora arrivano le elezioni regionali. Nel Lazio, regione del papa, cortile del Vaticano e prolungamento del Laterano, si candida alla presidenza della regione Emma Bonino, radicale e anticlericale. La paura fa novanta, signor cardinale, e lei da «vero animale politico» ha fiutato che la «Emmaccia» potrebbe farcela agevolmente e se arriva, potrebbe mettere ordine nella sanità e nella scuola laziale, due feudi della malavita «cattolica» laziale. Horribili dictu! Pur di contrastare, con ogni mezzo la sua candidatura, lecita e rispettabile in una democrazia compiuta, lei preferisce la deriva morale, lo sconquasso della Costituzione, la distruzione della Democrazia, l’annientamento dello Stato, alleandosi con un potente degenere che ha portato la corruzione e il malaffare al rango della politica e della presidenza del consiglio. Personalmente sono convinto che, in queste condizioni, lei non possa celebrare l’Eucaristia con tranquilla coscienza perché come prete non ha ricevuto il mandato di eleggere e fare eleggere presidenti e parlamentari, magari mafiosi, ladri e corrotti. Lei può solo andare per le strade del mondo e annunciare il vangelo della liberazione: ai prigionieri, ai poveri, agli immigrati torturati e uccisi dal presidente del consiglio che lei riceve a pranzo, diventando complice di assassinio collettivo, cioè di genocidio.

La congregazione del clero insieme ad altri quaranta preti, mi ha messo sotto inchiesta per avere scritto che la «vita umana deve essere umana», ma su di lei e sugli altri vescovi e sul Vaticano che appoggiate la forza omicida del governo Berlusconi, nessuna inchiesta per oltraggio palese alla vita di adulti, donne e bambini. Il suo invito a colui che si paragona a Dio e al Messia, che si vanta di essere il «miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni», è la fine dei saldi della morale, dell’etica, del dottrina sociale, della dignità, del concetto di peccato e grazia: il saldo della religione che lei vende, anzi svende senza neppure esserne il proprietario.

Lei non ha autorità per intervenire in questioni che il Codice vieta ai preti come le alleanze partitiche, le elezioni, le candidature perché è una manomissione della democrazia del Paese Italia, vincolante anche in forza di un concordato che pone paletti alle interferenze e offre garanzie e lauti sussidi. Su queste materie poi lei né la Cei, né tantomeno il Vaticano, Stato estero, potete parlare in nome del mondo cattolico. Lei sa bene che sono questi comportamenti che allontano ancora di più i non credenti, mentre i credenti si avvicinano a passo svelto all’uscio d’uscita della Chiesa. Ho detto al cardinale Bagnasco che deve tenere un occhio al metro di misura che è l’8xmille, in caduta libera, segno della disaffezione sempre maggiore della gente da una gerarchia che si è trasformata da segno di contraddizione in lobby di pressione e di potere, patteggiando con personaggi immondi e immorali.

Il papa invita i preti ad accedere alla rete web. Beh, sappia che uso il computer dal 1982 e la rete dal suo sorgere: se avessi aspettato il consiglio del papa, alla mia et, sarei ancora al lapis e al pennino. Provi ad accedere alla rete, unico strumento di democrazia diretta ancora in vita, e si accorgerà, anzi sentirà l’odore corposo del disprezzo che circonda tutto ciò che sa di «ecclesiastico». Il nostro popolo è saturo di vedere l’autorità ecclesiale che dovrebbe servire il bene e combattere il male, fare comunella con i corrotti e i corruttori, con i delinquenti abituali travestiti da finti religiosi e sempre di più si allarga il fossato tra voi e noi: voi state andando per la vostra strada che vi porta a «mammona iniquitatis» noi, da soli cerchiamo con fatica la strada che ci porti agli uomini e alle donne del nostro tempo e insieme tendere: chi crede all’ incontro con il Dio di Gesù Cristo, chi non crede all’incontro con la propria coscienza e il rispetto degli altri.

Sig. Cardinale, credo che lei ed io non abbiamo molto da spartire, se non l’appartenenza formale alla stessa Chiesa in quanto «struttura», di cui però abbiamo due visioni non solo diverse, ma opposte: lei appartiene al sistema del potere clericale che io combatto con tutte le mie forze, mentre io mi sforzo di appartenere alla «Chiesa dei poveri» con la coscienza di essere una minoranza che sa di avere un solo mandato: il ministero e il magistero della propria testimonianza di vita che nessuno potrà mai rapirmi perché è il segno della Shekinàh/Dimora di Dio tra di noi.

In conclusione, alla luce di quanto sopra descritto e per le ragioni addotte, io, Paolo prete, ripudio anche lei e quello che rappresenta, come il 7 luglio ripudiai con lettera il suo ospite e commensale. Preferisco essere orfano di mercenari piuttosto che avere padrini. «Non ne abbiamo bisogno». Sappia però che con il suo agire e le sue scelte, lei ha autorizzato me e chiunque altro ad operare e agire in maniera esattamente opposta alla sua e mi creda lo farò con onore e con orgoglio, dall’interno della Chiesa di cui sono onorevolmente figlio fedele.

Profondamente inorridito,
Paolo Farinella, prete

.

mercoledì 27 gennaio 2010

Mamma DC e i piedi in più staffe: la Vergogna UDC

.
Che ridere! Chi ha la memoria lunga, in questa Italia dove tutto si brucia velocemente, educati come siamo dai massmedia del Regime a non fermarci a riflettere, saprà bene che Casini (e tanti altri politici) risero dei continui passaggi del pluriinquisto Mastella da destra a sinistra e viceversa. Beh, l'UDC e Casini stanno facendo lo stesso.


Dopo aver sorretto i primi governi Berlusconi, lasciando passare e votando manovre finanziarie assassine per la nostra economia, dopo aver messo la firma su molte leggi ad personam a favore del Delinquente di Stato, beh... pareva che Casini avesse cambiato idea, o meglio fosse rinsavito. Quando si staccò dal PDL disse peste e corna sui suoi ex alleati politici e soprattutto sulle leggi da essi imposte a colpi di maggioranza, a colpi di fiducia, o di decreti legge, per i comodi del Kaiser, dimenticando che anche lui era correo in quei crimini contro la Democrazia.

Ora un bel colpo di scena: per le Elezioni Regionali l'UDC si sposta di nuovo, facendo come gli altri ex DC dell'Udeur, e piazza il piede in un'altra staffa, il PDL, e tutto ciò solo allo scopo di andare a posare le chiappe in qualche poltrona di potere, senza tener conto delle reali esigenze dell'elettorato in particolare e dei cittadini in generale.

Chi fa politica così, come l'Udeur e l'UDC, mostra il lato peggiore: vendersi, a seconda delle situazioni, al miglior offerente. Questi "uomini" sono senza coscienza, non hanno spessore politico, e hanno la grande fortuna di godere delle attenzioni della parte bigotta della società italiana, controllata dalla Chiesa, la quale però ultimamente preferisce fare i suoi loschi affari con la parte più potente, il PDL.

Ho profondo disprezzo di Casini, e di tutti quelli che come lui si svendono, tradendo il mandato dei propri elettori, e non facendo niente per il nostro paese.

Il PD ancora non ha detto niente di concreto su queste pietose manovre di ricerca della poltrona. L'unico a tuonare è stato l'irruento Tonino Di Pietro che ha detto: "L'Udc fa meretricio, si offre al miglior offerente".

Come dargli torto?

.

martedì 26 gennaio 2010

Il Presidente del Partito dell'Amore e il suo amore per la Magistratura (2 VIDEO)

.
Spesso le parole pesano come macigni, soprattutto se a pronunciarle è una persona che ricopre una carica istituzionale, perché la gente guarda con attenzione ad essa, chi con spirito critico, chi con spirito emulativo. Una personalità di tale importanza ha quindi il dovere di dare il buon esempio, nel rispetto delle Leggi e di quella Etica che si confà alla sua posizione.

Berlusconi è fuori da questo discorso, perché si è posto fuori da ogni logica dettata dal buonsenso: è l'appiccatore di incendi, sui quali getta fiumi di benzina, avvelenando i pozzi cui beve la nostra società. Il suo rapporto con la Magistratura è stato sempre caratterizzato da vittimismo e demonizzazione, con la differenza che tempo fa si limitava a lanciare le sue accuse e i suoi insulti dando poi del "bugiardo" ai giornalisti che riportavano le sue parole, oggi (da un po' di tempo, invero) agisce in maniera ancora più spregiudicata senza negare alcunché, con nessuna coscienza se non quella di sapere di creare sfasci all'interno della società italiana, divisa in due su questi suoi atteggiamenti.

La propaganda di un Regime non si deve fermare mai: altrimenti la gente pensa con la propria testa... Io comunque lo faccio, l'ho sempre fatto.

A futura memoria in rete stanno girando dei video presi dai telegiornali, nei quali Silvio Berlusconi mostra la sua anima nera. La cosa agghiacciante è che noi, ogni volta che ne sentiamo una, ci indignamo sì, ma poi un po' passa.... però guardando questi video tutto d'un fiato... non so Voi, ma io mi sento male e mi incaxxo come una bestia.

Volete provare?





FATE GIRARE!


p.s. avete capito adesso perché gli sgherri di Berlusconi vogliono mettere il bavaglio pure a Youtube?

.

Votate il Peggiore Telegiornale in Italia

.
A Voi il Sondaggio:



Fatelo girare, se volete.

.

lunedì 25 gennaio 2010

Travaglio sulla legge/truffa riguardante il "processo breve"

.
Illuminante, com'è suo solito, l'intervento di Marco Travaglio oggi, che riguarda il Processo Breve, e cioé la Legge Truffa che per salvare Berlusconi manda al catafascio la Giustizia in Italia. Come al solito, metto il video e il testo scritto.

Hanno detto che non è una legge pro-Berlusconi, lo dimostrino sancendo l'irretroattività della sua applicazione.



Testo:

Buongiorno a tutti, si tratta di capire che cosa è questo processo breve e se davvero l’intenzione di Berlusconi è quella di andare fino in fondo con questa legge che ammazza definitivamente la giustizia, o se non si tratta semplicemente dell’ennesima pistola carica poggiata sul tavolo, anzi puntata alla tempia delle opposizioni e del Quirinale per estorcere loro qualcos’altro, qualcosa di peggio. Intanto vediamo quale è la minaccia, ossia quale è il testo della legge che è stato approvato l’altro giorno da una delle due Camere, in attesa che venga approvato dall’altra: è stato approvato al Senato, dove il Presidente, tra l’altro, è prono a tutto e adesso si stabilirà quando ci sarà la votazione alla Camera e se ci sarà la votazione alla Camera, ma per capire quello che sta succedendo intanto vediamo quali saranno i danni, perché il processo breve non è più quello che era stato inizialmente firmato da Gasparri, Quagliariello e Pricolo, capogruppo della Lega Nord, di cui avevamo parlato qualche settimana fa, il testo è cambiato e, se è possibile, è addirittura peggiorato, ma l’hanno modificato perché temevano che fosse troppo incostituzionale persino per i gusti di un uomo di bocca buona come il Capo dello Stato.

La legge porcata passata al Senato

Il problema è che i profili di incostituzionalità restano, ma sono altri rispetto a quelli della prima versione, quindi vediamo: inizialmente sapete che il processo breve era un processo di sei anni, suddivisi in due anni per il primo grado, due anni per l’appello e due anni per la Cassazione, adesso ci sono delle variazioni.
Intanto il procedimento per i reati sotto i dieci anni, puniti con pena inferiore ai dieci anni è diverso da quello per i reati puniti con pene superiori ai dieci anni e conseguentemente cominciamo a vedere che cosa succede per i processi puniti con pene inferiori ai dieci anni, che sono poi il 90% dei processi che si celebrano in Italia, perché sono quelli che riguardano la stragrande maggioranza dei reati, i più diffusi, poi vi dirò quali. Per questi processi, cioè per la stragrande maggioranza dei processi, la durata massima consentita sarà di sei anni e mezzo così suddivisi: tre anni per il primo grado, due anni per l’appello e un anno e mezzo per la Cassazione. Si dirà “ ce ne è a sufficienza”: non credo, perché intanto per cominciare c’è una piccola truffa, in quanto, quando si dice tre anni per il primo grado, non si dice che dal momento in cui inizia il processo di primo grado al momento in cui arriva la sentenza di primo grado devono passare tre anni, ce la si potrebbe fare, almeno per i processi più semplici; si dice una cosa diversa, si dice che dal momento della richiesta del rinvio a giudizio del Pubblico Ministero, al momento della sentenza di primo grado non possono passare più di tre anni: che cosa vuole dire? Che in quei tre anni il Pubblico Ministero deve concludere le indagini, formulare la richiesta di rinvio a giudizio.. anzi, no, scusate: sì, formulare la richiesta di rinvio a giudizio, aspettare che il G.I.P. fissi l’udienza preliminare, celebrare l’udienza preliminare davanti al G.I.P. e le udienze preliminari possono durare anche un anno o due anni; finita l’udienza preliminare, se il G.I.P. rinvia a giudizio l’imputato o gli imputati, bisogna aspettare che il Tribunale fissi la prima udienza del dibattimento, celebrare tutto il dibattimento, arrivare alla sentenza di primo grado, il tutto senza che siano passati tre anni, se sono passati tre anni il processo è già morto, viene dichiarato estinto dal giudice di primo grado.
Se per caso - cosa rarissima, viste le forze attualmente disponibili nei tribunali - si riesce a scavallare il primo ostacolo, bisogna poi fare il processo d’appello in due anni, se si riesce a scavallare anche la tagliola dei due anni per l’appello, bisogna poi portare tutte le carte a Roma e sperare che la Cassazione ce la faccia a celebrare il giudizio ultimo entro un anno e mezzo. Questa è la regola e quindi, quando sentite Gasparri parlare di dieci o quindici anni per i processi, non sa quello che sta dicendo, o forse lo sa e mente, chi lo sa? In ogni caso, se poi la Cassazione, invece di chiudere il processo con una conferma della sentenza di appello, oppure con un annullamento della sentenza di appello e con un rinvio al processo, se rinvia in primo grado e poi c’è un altro appello ci sarà un anno per ogni grado di giudizio aggiuntivo, se invece rinvia in appello ci sarà un anno per il nuovo processo d’appello e poi un anno per il processo in Cassazione e questo riguarda i reati più diffusi, ossia quelli puniti con pene inferiori ai dieci anni, per cui stiamo parlando di reati come il furto, la rapina, lo scippo, lo spaccio, l’associazione a delinquere, la truffa, lo stupro, la molestia, l’aborto clandestino, l’incendio, i reati ambientali, i reati finanziari, tributari, di bilancio, contabili, tutti i reati contro la Pubblica amministrazione, abuso d’ufficio, corruzione, corruzione giudiziaria, falsa testimonianza, calunnia, sequestro di persona non a scopo di estorsione, ricettazione, violenze in famiglia, lesioni, violenza privata, oltraggio a pubblico ufficiale etc. etc., la gran parte dei processi, il traffico di droga non gravissimo. Poi ci sono i processi per i reati che sono puniti con una pena che supera i dieci anni: per questi ci sarà, per il primo grado, un tempo di quattro anni, per l’appello lo stesso tempo degli altri, sempre due anni e per la Cassazione un anno; non si capisce per quale motivo la Cassazione, per i reati puniti più gravemente, dovrà fare più in fretta che non per i reati puniti meno gravemente, mistero!
Ultimo scaglione, i processi per i reati di mafia e di terrorismo: lì in primo grado si potrà fare fino a cinque anni, in appello fino a tre e in Cassazione due, per esempio il processo Dell’Utri sarebbe morto, perché il processo per mafia a Dell’Utri è durato tantissimo, dovendosi sentire tantissimi testimoni e essendo il Tribunale di Palermo ultracongestionato, come sono i tribunali che si occupano di mafia: pensate ai tribunali in Calabria, ai tribunali in Campania, sono tutti oberatissimi e quindi non ce la fanno. Il giudice però potrà prorogare la durata fino a un terzo in più, nel caso in cui i procedimenti siano molto complessi e abbiano molti imputati: il caso Dell’Utri ne aveva solo due e quindi sarebbe stato escluso e sarebbe morto e sepolto.

La norma transitoria contro i cittadini

Questo per i processi a regime, ossia per i processi che cominceranno da quando la legge entrerà o entrasse in vigore in giù e per i processi cominciati prima? Norma transitoria: la norma transitoria dice che tutti i processi per i reati in corso, ovviamente, per i reati commessi fino al 2006 e quindi che beneficiano di quello sconto di pena di tre anni, previsto dall’indulto del 2006, che siano puniti con pene inferiori ai dieci anni e quindi tutti i reati commessi prima del 2006 che rientrano nella prima categoria, quella del processo brevissimo, soggiacciono alle stesse regole del processo brevissimo, per cui bisognerà fare, anzi bisognerà avere già fatto il primo grado in tre anni, l’appello in due anni e la Cassazione in un anno e mezzo. Se sono passati tre anni dalla richiesta di rinvio a giudizio e non è ancora stata pronunciata la sentenza di primo grado, questi processi muoiono, si estinguono, quindi sono già estinti i processi a Berlusconi, perché? Perché il processo Mills e il processo Mediaset sono iniziati con la richiesta di rinvio a giudizio da più di tre anni e quindi sono morti e sepolti, cancellati. Insieme a quelli rischiano di essere già morti o di morire presto anche i processi per l’aggiotaggio delle banche, come nel caso Parmalat, il processo Cirio, i processi per lo spionaggio della Telecom e della Pirelli, i processi per le scalate bancarie dell’Antonveneta e della BNL, i processi per lo scandalo della monnezza, dei rifiuti in Campania, quello a carico dell’Impregilo e di Bassolino, i processi per grandi mazzette come quelli di Enipower e Enelpower, che andranno addirittura restituite, visto che sono state nel frattempo sequestrate. I processi per la vendita di derivati, ossia di prodotti tossici, a alto rischio ai comuni e agli enti locali, che stanno devastando, sono una cancrena che sta devastando le casse di molti enti locali, si parla perfino di possibile estinzione del processo per la strage di Viareggio, la strage alla stazione di Viareggio, quell’esplosione gigantesca e poi si parla di altri processi ancora, anche l’omicidio colposo plurimo - me l’ero dimenticato - tra quelli puniti con pene sotto ai dieci anni è compreso in questa tagliola del processo brevissimo. La porcheria è stata approvata dall’aula del Senato - l’abbiamo detto prima - il 20 gennaio con 163 sì, i voti del PDL, 130 no (PD, Udc e Italia dei Valori) e due astenuti. Ci sono, oltre a quelle che vi ho raccontato, altre tre furbate, cioè altri tre codicilli che sono nascosti dentro questa legge, dei quali pochi si sono accorti, almeno fino a quando non è stata approvata, perché sono degli emendamenti o delle frasette che in apparenza non significano nulla e in realtà aggravano ulteriormente la situazione. Ve li sintetizzo: il primo è incomprensibile, se uno lo legge, ecco perché l’hanno capito in pochi, compresi secondo me molti di quelli che l’hanno votato, o che hanno votato contro e dice che “il Pubblico Ministero deve assumere le proprie determinazioni in ordine all’azione penale entro e non oltre tre mesi dal termine delle indagini preliminari. Da tale data iniziano comunque a decorrere i termini di cui ai commi precedenti, se il Pubblico Ministero non ha già esercitato l’azione penale ai sensi dell’articolo 405”. Quale è la traduzione di questo ostrogoto? Intanto che cosa vuole dire che il Pubblico Ministero esercita l’azione penale? Il Pubblico Ministero esercita l’azione penale quando chiede il rinvio a giudizio di un indagato che, da quel momento, assume le vesti di imputato, questo è l’esercizio dell’azione penale. Dice, questo codicillo da azzeccagarbugli, che se il Pubblico Ministero non chiede il rinvio a giudizio, cioè non esercita l’azione penale entro tre mesi da quando gli sono scaduti i termini dell’indagine, comunque al terzo mese dalla scadenza dell’indagine parte il calcolo del tempo, ossia di quei tre anni entro i quali bisognerà completare il processo di primo grado e conseguentemente, se non chiede il rinvio a giudizio entro tre mesi dalla scadenza delle indagini, il calcolo del tempo per ammazzare il processo dopo tre anni non parte dalla richiesta di rinvio a giudizio, parte da quando sono passati tre mesi dalla scadenza delle indagini e quindi molto prima della richiesta di rinvio a giudizio. Si dirà “ è sufficiente che il Pubblico Ministero chieda il rinvio a giudizio entro e non oltre i tre mesi dalla scadenza delle indagini”: già, fosse facile! Perché non è facile chiedere il rinvio a giudizio entro tre mesi dalla scadenza delle indagini? Perché tra la scadenza delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio c’è una cosina che si chiama deposito degli atti alle parti, prevista, se non erro, dall’articolo 415 bis; che cosa dice quest’articolo? Dice che il Pubblico Ministero non è che, quando finisce le indagini, chieda subito il rinvio a giudizio: era così una volta, poi il centrosinistra, con una delle furbate escogitate negli anni dal 96 al 2001 per allungare ulteriormente i processi e mandare un po’ di processi di tangentopoli in prescrizione, si è inventata il deposito degli atti. Che cosa vuole dire? Vuole dire che, quando il Pubblico Ministero ha finito le indagini, perché gli sono scadute, sapete che le indagini possono durare un certo tempo e non di più, dal momento in cui l’indagato viene iscritto nel registro degli indagati parte un certo tempo, che può essere sei mesi prorogabili fino a un anno e mezzo e fino a due anni per i reati di mafia, quindi al massimo in due anni le indagini dal momento dell’iscrizione nel registro devono finire, nel momento in cui ti scade l’indagine tu devi trarre le tue conclusioni e devi chiedere agli Avvocati e alle parti civili, alle parti offese se hanno qualcosa da ridire sulle indagini di cui gli hai depositato gli atti, conseguentemente devono avere il tempo di leggersele e poi di chiederti di fare delle cose che magari, secondo loro, non hai fatto tu, Pubblico Ministero e hanno venti giorni di tempo per chiedere al Pubblico Ministero di sentire l’indagato, se non è stato sentito, oppure di sentire altre persone che interessano all’indagato, oppure di fare dei supplementi di indagini che interessano all’indagato; dopodiché il magistrato deve fare questi interrogatori, questi atti etc. e poi li deve depositare, dopo averli fatti. Soltanto a quel punto può chiedere il rinvio a giudizio, oppure l’archiviazione: chiede il rinvio a giudizio, poi bisogna fare l’udienza preliminare, poi bisogna fare il rinvio a giudizio, poi bisogna fissare il processo, dopodiché inizia il processo di primo grado. Capite che è impossibile che in tre mesi dalla fine delle indagini il Pubblico Ministero chieda il rinvio a giudizio, perché in mezzo c’è il deposito degli atti, ci sono gli atti da compiere, gli interrogatori nuovi che ha chiesto la difesa o magari anche la parte offesa e quindi non si riesce mai a fare tutto in tre mesi. La sabbia nella clessidra, quella sabbia che, ultimati i tre anni, ucciderà il processo comincia a scendere ben prima della richiesta di rinvio a giudizio: non solo, ma nei processi dove c’è più di un indagato molto spesso gli indagati non vengono iscritti tutti nello stesso momento; prendete, per esempio, il processo per il sequestro di Abu Omar, Abu Omar viene rapito, poi si scopre che l’hanno rapito tizio e caio degli agenti della Cia, poi si scopre che c’era anche un Maresciallo del Ros, poi si scopre che all’ideazione avevano partecipato anche i vertici del Sismi, nell’ipotesi d’accusa il Generale Pollari, i favoreggiatori Pio Pompa, il giornalista Farina etc., quindi via via vengono iscritti e ciascuno ha una durata delle proprie indagini che parte dal momento in cui è stato iscritto, per cui le indagini non durano da tale data a tale data per tutti, durano sempre la stessa durata, ma spostata a seconda del momento in cui i vari indagati sono stati iscritti nel registro. Alla fine il magistrato fa poi un’unica richiesta per tutti, che arriva naturalmente molto dopo che sono scadute le indagini per il primo dei suoi indagati, perché deve aspettare che scadano anche le indagini per l’ultimo dei suoi indagati. Invece qua la scadenza delle indagini vale per il primo che è stato iscritto nel registro degli indagati e quindi molto spesso il tempo per cominciare a calcolare i tre anni dell’estinzione del processo partirà, per il primo degli indagati, prima ancora che siano scaduti i termini delle indagini per l’ultimo degli indagati: capite che è molto retrodatato il momento in cui parte il famoso conteggio, il famoso timer che inizia a ticchettare, i tre anni che vengono chiamati i tre anni del primo grado; in realtà, per il processo di primo grado, resterà molto poco, non tre anni, perché il resto è stato consumato prima: scadenza delle indagini, compimento degli atti, deposito degli atti supplementari, richiesta di rinvio a giudizio, udienza preliminare e rinvio a giudizio. Ecco perché quei tre anni non basteranno mai per fare i processi, quindi i processi moriranno addirittura in primo grado.

L'emendamento liberi tutti

La seconda furbata - vado veloce, perché le altre sono più facili da spiegare - è l’emendamento che estende questo colpo di spugna non solo alle persone fisiche, ossia all’imputato Marco Travaglio, ma anche alle persone giuridiche, cioè all’eventuale società di Marco Travaglio per la responsabilità amministrativa, in base alla legge 231 /2001. Perché è importante questo? Perché sono imputati in questi scandali non soltanto gli amministratori delle società, ma anche le società, che rischiano di dover pagare delle somme enormi: pensate all’Impregilo per lo scandalo della monnezza quanto dovrebbe pagare, se venisse condannata, pensate alla Telecom, se venisse condannata la sua security quando dovrà risarcire alle persone che erano state spiate. Ebbene, con questa roba muore anche la responsabilità delle persone giuridiche e la terza furbata è un emendamento firmato dal Senatore Valentino, che allarga la durata massima dei processi, ossia la morte dei processi prima che finiscano, anche a quelli per danno erariale davanti alla Corte dei Conti, non solo per i reati penali, ma anche per quelli contabili. I processi si estinguono se, dall’atto di citazione della Corte dei Conti, sono trascorsi più di tre anni senza che sia stato emesso un provvedimento di primo grado, o due anni se non si è definito il processo d’appello. Naturalmente davanti alla Corte dei Conti ci sono molti amministratori pubblici: sono 7.000, credo, i procedimenti in corso davanti alla Corte dei Conti, molti di questi saranno falcidiati da questa regola. Lo Stato rinuncerà a incassare un sacco di soldi, eppure non sono processi nei quali, per dire, l’imputato rischia la galera o rischia limitazioni della sua libertà: sono semplicemente delle questioni di soldi, a un certo punto arriva una sanzione e, se la devi pagare, la paghi. Queste sanzioni pecuniarie saranno cancellate, se il processo davanti alla Corte dei Conti non durerà tot e, naturalmente, davanti alla Corte dei Conti, addirittura condannati in primo grado a risarcire per le consulenze d’oro indebite che hanno concesso nella loro funzione, ci sono, per esempio, l’ex Ministro Castelli, la Sindaca di Milano Letizia Moratti e, tra i vari citati dalla Corte dei Conti, c’è anche il Senatore Valentino, autore dell’emendamento che potrebbe mandare a monte il suo procedimento, che è aperto da diverso tempo, quindi abbiamo di fatto un’amnistia per gli imputati, un’amnistia di fatto per le società e un’amnistia di fatto anche per i pubblici amministratori e i politici che hanno danneggiato lo Stato facendogli spendere dei soldi che lo Stato non avrebbe dovuto spendere, se loro avessero amministrato bene i loro ministeri e i loro enti locali. Capite che stiamo parlando di un’ecatombe, stiamo parlando di qualcosa di infinitamente peggio dell’indulto, visto che l’indulto si limitava a scontare pure tre anni, che erano una cosa enorme, ma qui addirittura si estingue il processo, cioè via il processo, via il reato, non c’è più responsabilità. Se uno ha subito un torto deve andare addirittura dal giudice civile a chiedere i danni, pagandosi l’Avvocato, ricominciando tutto daccapo e non avendo neanche una sentenza penale che faccia stato in sede civile, quindi sarà tutto enormemente più dispendioso e più complicato. Questa è la situazione, l’ipotesi è che sia semplicemente una pistola puntata per intimidire innanzitutto la Corte di Cassazione, che il 25 febbraio dovrà decidere se confermare o annullare la condanna di David Mills, perché se la Cassazione dovesse annullare la condanna di David Mills di fatto annullerebbe anche la responsabilità di Berlusconi: sapete che Mills è condannato perché corrotto da Berlusconi e quindi, se venisse annullata la condanna a Mills, di fatto verrebbe salvato anche Berlusconi dall’accusa di aver corrotto Mills.

Il ricatto

Stanno ricattando, con questa legge, la Cassazione e le stanno dicendo “ o salta il processo Mills, oppure saltano tutti i processi, o quasi tutti”, questo è il ricatto, accompagnato insieme al bastone dalla carota, ossia da un emendamentino che sta vagando in Parlamento, pronto a entrare in qualsiasi provvedimento omnibus, che allunga la carriera dei magistrati da 75 a 78 anni, esattamente quello che serve al Presidente attuale della Cassazione, Carbone, che sta per andare in pensione e invece si vedrebbe prorogare in carica per altri tre anni. Qualcuno ha parlato di una captatio benevolentiae in vista della sentenza della Cassazione su Mills. Ma questa è anche una pistola puntata nei confronti del Capo dello Stato e dell’opposizione, di quella che chiamiamo opposizione, a proposito almeno del PD o dell’Udc, per dire “ se volete salvare la giustizia da questa catastrofe non avete che da regalarci un’altra soluzione che salvi Berlusconi dai suoi processi, senza farci pagare il prezzo sociale di questa gigantesca amnistia e quindi ci date il legittimo impedimento”, ossia una legge che renda legittimi anche gli impedimenti più pretestuosi, purché li accampi Berlusconi, per cui se dice “ ho le escort che vengono a trovarmi” il Tribunale deve dire “ ah, beh, allora non si tiene l’udienza”, perché qualunque impedimento lui accampi sarà legittimo, anche se è illegittimo diventerà legittimo per legge, oppure - ma per questo ci vorrà più tempo - una norma costituzionale che reiteri il Lodo Alfano sulle impunità delle cinque cariche dello Stato, oppure che reintroduca l’immunità parlamentare, ossia la famosa autorizzazione a procedere, saggiamente abrogata dal Parlamento nel 93. Vedremo se la Cassazione si farà ricattare assolvendo Mills, vedremo se il PD, l’Udc e il Quirinale regaleranno una leggina a Berlusconi, il quale non sembra, ma è abbastanza in difficoltà, perché se lo costringeranno a approvare questa legge è vero che cancellerà i suoi processi, ma è anche vero che lo farà con una legge chiaramente incostituzionale, che creerà un sacco di casino, manderà salvi un sacco di delinquenti, diventerà per lui una tragedia di immagine, perché ogni giorno avremmo sui giornali i nomi e i cognomi dei criminali che esultano e escono vincitori dai processi, con il giudice che si arrende a mani alzate e quindi pagherà un prezzo tale e quale a quello che pagò il centrosinistra dopo l’indulto, uno stillicidio continuo di impuniti, anche di criminali comuni. Dopodiché rischierà che la Corte gli cancelli pure questa leggina, questa legge schifosa, perché è anch’essa, ovviamente, incostituzionale e quindi che i suoi processi riprendano.
Il centrosinistra, se esiste ancora un centrosinistra e se esiste ancora un’opposizione, ha tutto l’interesse a che Berlusconi approvi la legge sul processo breve, paghi le conseguenze di impunità generalizzata, in controtendenza con le promesse di sicurezza che aveva fatto in campagna elettorale, e dopodiché si veda bocciare questa legge dalla Corte Costituzionale. Sarebbe perfetto, un’opposizione degna di questo nome starebbe ferma e non gli darebbe assolutamente nessun contentino alternativo e lo lascerebbe, finalmente, andare a sbattere il muso contro le conseguenze generali dell’impunità che lui, per garantire a sé stesso, dovrebbe garantire a tutti. Temo che il Partito Democratico e l’Udc invece opteranno per l’altra soluzione: subire il ricatto, pagare il pizzo, salvare Berlusconi sia dai processi e sia dalle conseguenze di una legge come la blocca processi, probabilmente gli daranno qualcosa che salvi soltanto lui, a meno che gli elettori del PD e dell’Udc - diciamo del PD, perché quelli dell’Udc sono abituati a qualunque cosa, vedi Cuffaro - si facciano sentire in questo periodo di campagna elettorale, scuotano i loro leaders con lettere, incontri pubblici, mail etc. etc. per pregarli, almeno stavolta, di stare fermi e di non agitarsi per difendere il Cavaliere, così magari una volta tanto pagherà qualche pedaggio di impopolarità anche lui!

.

L'accordo Fini-Berlusconi e la minaccia alla Corte di Cassazione

.
La strategia è sempre più definita. Abbiamo incensato anche fin troppo Fini ultimamente, e abbiamo sbagliato. C'è un accordo riportato dal Corriere della Sera e dal Fatto Quotidiano di una gravità inaudita, che sta passando sottobanco.


Fini (nella foto) ha promesso di congelare alla Camera la discussione e la votazione della Legge-Truffa sul Processo Breve fino a quando la Corte di Cassazione non si pronuncerà sul ricorso alla Sentenza di Appello con cui era stata confermata la Condanna di Mills per la corruzione operata nei suoi confronti da Berlusconi (gli atti processuali, le prove documentali e le intercettazioni parlarono chiaro, anzi chiarissimo).

Fini quindi, che non voleva macchiare il suo "ruolino di marcia" verso cariche più alte (cui aspira per il futuro) con la firma di quella Legge scandalosa, scarica la responsabilità delle conseguenze di quella legge sulla Corte di Cassazione: se la Corte confermerà la condanna a Mills allora alla Camera si discuterà (ma dove? ma cosa? discussione?) e si voterà la Legge scandalo, mandando allo sfascio centinaia di migliaia di processi per salvare Berlusconi; se invece la Corte annullerà la sentenza di Appello e quindi la rimanderà al giudice di secondo grado, allora Berlusconi sarà al sicuro, e quella Legge truffa non avrà più bisogno (per il momento, non si sa mai) di essere riproposta, dato che sono ai lavori i testi per le leggi sull’immunità per le alte cariche (lodo Alfano "costituzionale") o per tutto il Parlamento (lodo Chiaromonte-Violante, dal nome degli astuti del PD che vogliono inciuciare col PDL).

Questo quindi è un grosso favore che Fini fa a Berlusconi, giusto per recuperare un po' di crediti con lui e col PDL, oltre che con la stampa del Regime che lo sta massacrando giorno dopo giorno. Ma è anche una grossa e grave minaccia alla Corte, sulla quale si scarica la responsabilità della morte di centinaia di migliaia di processi.

Fini vuole fare il garante super partes, vuole apparire imparziale, ma con questo gesto ha tracciato una linea precisa, mettendosi al di là dell'onestà politica.

La Corte di Cassazione, si spera, non si dovrebbe far intimorire da questa minaccia, quindi giudicherà secondo legge sulla Condanna dell'avvocato Mills. Con ogni probabilità non cadrà nel giochino della responsabilità della morte dei processi, perché questa, sia chiaro, è di chi ha creato quella legge-truffa: Ghedini e gli avvocati di Sua Emittenza, Alfano in testa.

La puntata è sul tavolo: il potere Esecutivo ha trovato il modo di portare Fini dalla sua parte, e sferra l'attacco al Giudiziario con un ricatto morale bieco e cinico, perché non tiene conto delle gravissime conseguenze in un caso e nell'altro dell'esito di questa incresciosa vicenda.

Lo dico e lo ripeto ancora una volta: "cavaliere" Berlusconi, ma non era più facile evitare di delinquere, così non si sarebbe arrivati a questo sfascio totale del nostro Ordinamento Giuridico, non le pare? Dove sta la coscienza di Fini? E' nascosta. Vicino a quella di Napolitano? Forse.

.

sabato 23 gennaio 2010

Rinviati a giudizio (36 leghisti) e Condannati (Cuffaro): il PDL delle vergogne

.
Dopo lo scroscio di risate e le battute sprecate ieri alla notizia delle Informazioni di Garanzia riguardanti Piersilvio e suo papà per il caso Mediatrade, oggi due notizie illuminano di nuovo il Partito delle Libertà (dal carcere).

La prima notizia riguarda il rinvio a giudizio per 36 militanti della Lega Nord (il partito più razzista d'Italia), fra cui si annoverano il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo e il parlamentare Matteo Bragantini, mentre è stata stralciata la posizione di Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Il rinvio a giudizio è stato deciso dal Gup di Verona, al termine dell'udienza preliminare nel procedimento che aveva subito due lunghi momenti di pausa per attendere il pronunciamento dapprima di Strasburgo e poi della Corte Costituzionale, sulla posizione degli indagati che all'epoca ricoprivano la carica di eurodeputati o di parlamentari.

L'indagine, che aveva preso in esame l'operato delle cosiddette «camicie verdi», fa riferimento al periodo tra il 1996 e il 1997. L'inchiesta - come riportano alcuni quotidiani - era stata avviata dall'allora procuratore Guido Papalia. Secondo l'accusa - che nel corso delle udienze ha prodotto una lunga serie di intercettazioni telefoniche - la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l'obiettivo anche di organizzare attraverso un'organizzazione armata la resistenza e pianificare l'eventuale secessione. I 36 imputati, in gran lombardi e veneti, ma anche piemontesi, friulani, liguri ed emiliani, dovranno comparire in aula davanti al collegio presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi.

Quando è l'ignoranza a guidare la gente, è facile che i nodi arrivino al pettine. E' da sottolineare che le prove raccolte sono quelle che più inchiodano un reo davanti alle proprie responsabilità penali: le intercettazioni telefoniche sono di utenze precise, riguardano voci e persone precise, e i fatti citati sono senza ombra di dubbio provati. E' sicura quindi la condanna. Peggio per loro.


La seconda notizia ha avuto un'eco maggiore, anche se chi conosce Totò Cuffaro non si stupisce più di tanto.

Salvatore Cuffaro è stato condannato in appello a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dall'avere agevolato la mafia e rivelazione di segreto istruttorio. L'accusa aveva chiesto una condanna a otto anni. Il 18 gennaio 2008 in primo grado l'ex presidente della Regione Sicilia, ora senatore dell'Udc, era stato condannato a cinque anni in quanto era stata esclusa l'aggravante mafiosa. Per quanto riguarda gli altri imputati, Giorgio Riolo è stato condannato a otto anni (riconosciuto il concorso esterno e non più il favoreggiamento aggravato) e Michele Aiello a 15 anni e sette mesi.

La galera per Cuffaro a qusto punto è certa: potrà anche andare in Cassazione, al terzo grado, ma quasi mai le sentenze in appello sono state controvertite dalla Corte (che essendo un giudice di legittimità, controlla le procedure e non decide sul merito che ha portato alle condanne o alle assoluzioni). Cuffaro ha fatto il paraXulo dicendo di rispettare la sentenza della Corte di Appello, e poi si è contraddetto alla grande, dicendo prima: "questa sentenza però non modifica il mio percorso politico" e subito dopo: "lascio ogni incarico di partito". Ma allora... rimani o te ne vai? O volevi dire che sei stato onesto e questa sentenza è una macchia infamante? Che schifo: infamante è quello che ha fatto Cuffaro e che ha portato alla condanna, non solo confermata in Appello ma addirittura maggiorata, data la mole schiacciante di documenti, intercettazioni, testimonianze anche di collaboratori di Giustizia che si sono raccolte.

Una sentenza di condanna non è una macchia: bensì la punizione per la macchia, che è il reato! E' inutile che fa giri di parole: ha commesso dei reati (aggravati) e ora deve pagare il fio con la Giustizia. Se fosse stato presidente del Consiglio avrebbe già avuto un Lodo tutto per lui, ma purtroppo non lo è, perciò vada pure in galera, dai suoi amici mafiosi, altri posti sono pronti per loro, Leggi ad personam permettendo, ovviamente.

In molti hanno chiesto le dimissioni di Cuffaro, Sonia Alfano (il cui padre era stato ucciso dalla Mafia) su tutti, che farà ora il piccolo Totò?

.

venerdì 22 gennaio 2010

Processo Mediatrade: tutto suo padre

.
Si sprecano le battute, online. Fate un giro: si passa dal "tutto suo papà", a "vizi di famiglia". Ciò non cambia né in meglio né in peggio la realtà dei fatti: il figlio di Silvio Berlusconi (a sua volta indagato per appropriazione indebita), Piersilvio, è indagato per frode fiscale.


Come indica, fra i tanti, Repubblica, le persone indagate nel filone di inchiesta Mediatrade sono in tutto 12, tra cui anche Fedele Confalonieri, il banchiere Paolo Del Bue, il produttore Frank Agrama, tre dirigenti di Mediaset e due cittadini di Hong Kong.

Il figlio del premier - sotto inchiesta insieme al padre - è stato consigliere di amministrazione e vice presidente della società finita nel mirino dei pm. La chiusura delle indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e a un nuovo processo. L'inchiesta è nata da uno stralcio da quella principale avvenuto nel 2007, anno in cui Berlusconi venne indagato per concorso in appropriazione indebita in concorso con altri. In precedenza, nel corso dell'indagine Mediaset, nell'ottobre 2005, la Guardia di finanza aveva perquisito gli uffici di Rti, società controllata da Mediaset e che ha incorporato Mediatrade, la controllata chel gruppo che dal '99 aveva sostituito la maltese Ims nell'acquisto dei diritti tv. Sempre nell'ottobre di quell'anno, in Svizzera, vennero sequestrati sui conti di una società con sede a Hong Kong di Agrama, ritenuto dagli inquirenti "socio occulto" del premier, una somma in franchi svizzeri equivalente a circa 100 milioni di euro.

L'indagine avrebbe portato alla luce, secondo il magistrato, le modalità con le quali le società televisive del gruppo Berlusconi avrebbero comprato i diritti per trasmettere i film dalle major americane. Invece che contrattare direttamente i diritti ottenendo un prezzo più vantaggioso, le società del premier, è ancora l'ipotesi accusatoria, li avrebbero acquistati a un costo maggiore dalla Wiltshire di Frank Agrama, il presunto socio d'affari di Berlusconi, che, a sua volta, li aveva acquisiti dalle case di produzione americane. La differenza tra quanto pagato dalla Wiltshire e l'esborso del gruppo Fininvest/Mediaset sarebbe, secondo l'accusa, su alcuni conti in paradisi fiscali: circa 34 milioni di dollari.

"La Procura di Milano - ha commentato questa sera l'avvocato Ghedini - ancora una volta continua nella pervicace volontà di sottoporre a processo Silvio Berlusconi. Ed estendere l'incolpazione a Pierslivio Berlusconi, colpevole evidentemente di essere figlio di Silvio Berlusconi, è poi del tutto sconnesso da qualsiasi logica e da qualsiasi realtà fattuale. E' l'ennesimo procedimento, che non potrà che risolversi in una declaratoria di insussistenza dei fatti, alla vigilia di una delicata competizione elettorale".

Ma tutta l'Italia si chiede: a quando Marina?

.

Feltri: procedimento disciplinare, 2 i capi di imputazione

.
Riporto la notizia battuta da RAINEWS, è ovviamente la notizia più votata dagli utenti, chissà perché:


L'ordine dei giornalisti della Lombardia indaga sul caso Boffo
Procedimento disciplinare per Feltri

Milano,

L'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del direttore del quotidiano 'Il Giornale', Vittorio Feltri,
* per gli articoli scritti nello scorso settembre sul direttore di 'Avvenire', Dino Boffo, e
* per aver fatto scrivere prima su 'Libero' e poi su 'Il Giornale', Renato Farina, radiato nel 2007 dall'Ordine nazionale, ora parlamentare del Pdl.

La notizia, uscita da indiscrezioni di stampa ma in teoria riservata fino al termine del procedimento, e' stata confermata dal presidente lombardo Letizia Gonzales che pero' ha sottolineato che "non e' stata presa, ovviamente, alcuna decisione visto che l'istruttoria non e' completata e Feltri non e' stato ancora sentito". Feltri, contattato telefonicamente ha spiegato che "l'Ordine fa il suo mestiere, non ce l'ho con nessuno e non posso fare commenti; dico solo che cerchero' di dimostrare la mia 'innocenza': ho la coscienza a posto e so di essermi comportato correttamente". "Il 22 febbraio - ha aggiunto - saro' sentito, ho ricevuto la notifica del provvedimento disciplinare, dopo un esposto mi pare di un'associazione romana, e c'e' una istruttoria in corso".
_ _ _ _ _

Verranno al pettine dunque i nodi? Io, lo confesso, sto godendo...

.

Letta, Bagnasco e le ipocrisie sul crocifisso: la ricerca continua del consenso

.
Ricorderete tutti la notizia di novembre che fece molto scalpore soprattutto nel paese più bigotto del mondo, l'Italia: «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo stabilì la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

A novembre stesso potemmo sentirne di tutti i colori, ma due persone meritano di essere citate: La Russa e Gianni Letta.

Cercate su youtbe il video di Ignazio La Russa a RaiUno, e sentite le sue sbraitate a “La vita in diretta”: “Possono morire (i parlamentari di Strasburgo?, ndr) ma il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche! Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla!”. Un ministro del governo italiano manda a quel paese un organo della Comunità Europea e augura la morte a chi ha applicato i principi del Diritto in una sentenza importantissima: applicare il Principio di Uguaglianza significa, in questa querelle, che siccome le religioni sono uguali davanti alla legge, non può esserne imposta una nelle scuole pubbliche attraverso l'ostensione dei suoi simboli. Si legga l'art. 11 della Costituzione il signo La Russa, sulle "limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni", e accetti questa sentenza della Corte, perché se non lo fa (e non l'ha fatto) si pone contro la Costituzione stessa! Oooops, scusate, La Russa è fascista: con la Costituzione è chiaro che non ci azzecca! Giustizia fra le nazioni significa anche questo aspetto religioso stauito dalla Corte! Non c'è giustizia quando c'è imposizione sul libero arbitrio della gente!

La Chiesa ovviamente non prese le distanze da queste parole gravissime, per i consueti motivi di opportunismo. Del resto, non fu la Chiesa ad allearsi con il Fascismo (che era alleato del Nazismo, leggi: olocausto)?

Notizia di oggi è che Gianni Letta avrebbe pronto per conto del nostro governo un ricorso alla Grande Camera della Corte stessa che emise quella sentenza equilibrata ed epocale. Ma come... non era un organismo che non contava nulla? Non dovevano morire ammazzati i suoi membri?

Stavolta Bagnasco (CEI) parla, perché gli conviene, e dice due cose pietose: «Bene governo. Sentenza contro la gente». Facile replicare: "bene governo"? E per forza: dà retta al medioevo perenne della Chiesa! Parlavo del Principio di Uguaglianza delle religioni, perchè uno Stato non può e non deve preferire una religione rispetto ad un'altra, imponendo i simboli della stessa nelle scuole pubbliche. Stare anche a spiegare una cosa così ovvia e scontata è irritante. E poi: dove c'è scritto che quella sentenza era "contro la gente"? Ancora questa definizione parziale di "gente"? Solo i cattolici sono: gente? Perché fare divisioni? Io faccio parte della "gente", e quella sentenza non è contro di me che sono agnostico, come non è contro gli atei e nemmeno contro i credenti. La religione è una cosa che si deve rispettare, verissimo, ma che non può essere imposta a nessuno. Le scuole sono pubbliche, perciò o si mettono nelle classi i simboli di tutte le religioni (bella pinacoteca avremmo allora!) oppure niente. Anzi dico che non deve essere messo nessun simbolo religioso, perché se io padre voglio educare mio figlio come ritengo giusto fare (come dice la Legge), nessuno mi deve mettere i bastoni fra le ruote, di nessuna religione!

Via i simboli delle religioni dalle scuole!
Via il catechismo dalle scuole!
Il catechismo in Chiesa, la Cultura a Scuola!

E' davvero sfiancante dover avere a che fare con queste prese di posizione anticostituzionali, immorali, liberticide, e nocive per il libero arbitrio. Ma bisogna sempre tenere desta l'attenzione.

I motivi per cui queste porcherie, soprattutto in Italia, avvengono, sono facili da individuare: né la Chiesa né l'attuale governo di centro-destra possono permettersi che la gente viva e cresca i propri figli nella regola del libero arbitrio, perché se così accade la perdita di consensi per Chiesa e PDL è automatica! E allora giù con trasmissioni televisive che non fanno crescere l'intelligenza della gente, anzi la annientano, giù con prediche bigotte nelle Chiese... e via a questo morboso e ipocrita rapporto che lega la Chiesa Cattolica al centro-destra: aiutiamoci a vicenda... voi ci date retta sul crocifisso, aumentate lo stipendio agli inseganti di religione (cattolica) nelle scuole pubbliche, azzoppate la ricerca scientifica, create una burletta di normativa sul testamento biologico, e... noi vi garantiamo i voti alle elezioni!

La continua ricerca del consenso è dei Regimi e delle organizzazioni (anche religiose) che sannno di non avere basi solide per autostenersi... perché se la gente si ferma e pensa con la propria testa, col cavolo che quel sostegno perdura!

PDL e Chiesa Cattolica quindi perseguono lo stesso comune obiettivo: controllare la mente della gente, perché hanno paura, sanno che nei concetti, nei contenuti, hanno solo da perdere.

.

giovedì 21 gennaio 2010

Saviano sulla nona legge ad personam

.
Uno dei tanti commenti sulla vergognosa votazione del Senato, quello forse più autorevole, perché viene da chi non ha avuto paura di raccontare tanti crimini. Il governo i crimini li nasconde, ci mette sopra il segreto di Stato, e salva i delinquenti dal carcere, siano essi comuni delinquenti di quartiere o presidenti del Consiglio.


L'INTERVISTA. processo breve, parla lo scrittore di Gomorra
"Ma le 500mila firme al mio appello non sono state vane"

Saviano: "I criminali se la caveranno
a pagare è chi aspetta giustizia"

di CARMELO LOPAPA

ROMA - "Non si possono velocizzare i processi a discapito di chi sta attendendo giustizia. Adesso il messaggio è chiaro. Se in Italia qualcuno pensa di avere risposta dallo Stato, sa che spesso potrà non averla. E chi al contrario percorre strade trasversali alla legalità, quelle della criminalità organizzata e non solo, avrà la consapevolezza di potersela cavare. Che esistono le regole, ma che possono essere corrette".

Roberto Saviano, che accadrà quando il processo breve diventerà legge col voto della Camera?
"Per capirlo bisogna ricorrere ad alcune immagini. Processo Spartacus, quello che nei giorni scorsi ha portato alla condanna all'ergastolo in Cassazione per 16 boss della vecchia guardia casalese: con questa legge il primo grado non sarebbe rientrato nei tempi. Sarebbe stato impossibile dimostrare che lo Stato persegue i reati, che è in grado, magari con lentezza, di condannare i colpevoli. Ancora, col processo breve giungeranno a prescrizione i maggiori processi in corso per incidenti sul lavoro. Processi che purtroppo necessitano di tempi lunghi per via delle perizie tecniche e a causa della lentezza della macchina giudiziaria. Per non parlare in ultimo della colpa medica. Tutte le persone che hanno subito interventi medici segnati da errori o terapie sbagliate vedranno cancellato il loro processo".

I cittadini hanno diritto a tempi rapidi, è la tesi del governo.
"Ma perché i cittadini devono pagare due volte? Prima, attendendo tempi lunghissimi per il giudizio. Poi, durante il processo, vedendo cancellata la speranza di avere giustizia? Vero, bisogna velocizzare i processi. La lentezza della macchina giudiziaria italiana è scandalosa, ancor più per un paese che si definisce democratico. Prioritario e giusto velocizzarla. Ma rendendola più efficiente, mettendola in grado di funzionare. Non si può pensare di velocizzare a discapito di chi cerca giustizia".

Obiezioni valide, se non si trattasse di una legge ad personam.
"Basterebbe poco per dimostrare che non si tratti di una norma che fa gli interessi di qualcuno. Dire: ecco, questa legge entrerà in vigore da domani, a partire dai nuovi processi, non ha valore retroattivo. Ma purtroppo così non è".

Ritiene che tra i rischi vi sia quello della diffusione di un senso di impunità, una sorta di incentivo involontario alla criminalità organizzata?
"Il rischio c'è. La criminalità organizzata, e non solo, potrà pensare di cavarsela sempre. Che le regole ci sono ma modificabili".

Il suo appello contro il processo breve, attraverso il nostro giornale e il sito, ha raccolto 500 mila firme. È stato tutto vano?
"Non è stato vano. Quelle centinaia di migliaia di persone sono lì a ricordare che quella non è una legge condivisa, che non va nella direzione della democrazia. Su questo, concordano molti elettori del centrodestra. Mi chiedo con che faccia, da domani, i rappresentanti del governo potranno guardare negli occhi chi chiede giustizia e non potrà più averne".

Ormai la legge è in dirittura d'arrivo. In cosa spera?
"Spero ci sia ancora un margine perché rinsavisca chi crede ancora nello Stato. Se poi la legge sul processo breve verrà approvata anche dalla Camera, allora spero che venga rimandata in Parlamento".

Da domani, lei inizierà un seminario alla Normale di Pisa. Sarà uno dei più giovani docenti.
"Il direttore della Normale, Salvatore Settis, mi ha offerto la possibilità di tenere un seminario e la cosa mi gratifica e mi entusiasma. Terrò un seminario su "metodo e analisi criminale", applicata sia al genere letterario che ai metodi investigativi".

Saviano in cattedra, per dire cosa?
"Nella prima lezione, cercherò di dimostrare come l'immigrazione nel Sud Italia stia diventando uno strumento di lotta alla mafia. Come, a partire dagli anni '70, le grandi città meridionali si siano svuotate a causa dell'emigrazione e africani e immigrati abbiano coperto quei vuoti. Ma non riproducendo più il sistema criminale preesistente, anzi cercando di scardinarlo. Il caso Rosarno lo dimostra".

E il suo obiettivo, al di là del messaggio?
"Fornire informazioni alle nuove generazioni. Sarà come servire ai ragazzi dei picconi, delle torce sui caschi. Spero così di costruire un metodo attraverso il quale aiutare a guardare con occhi diversi la realtà".

.

mercoledì 20 gennaio 2010

La critica più precisa mossa alla Vergogna vissuta in Senato

.
Non posso che fare MIE con tutto il cuore, con tutta la conoscenza del Diritto studiando il quale mi sono laureato, le parole di questo senatore che non conosco. Siamo la vergogna del mondo. Siamo il paese che si è fatto infinocchiare dai massmedia controllati da un delinquente, e ha messo in mano a questo delinquente la propria coscienza. Lo STUPRO del Diritto continua. Quel bastardo ride, e noi, gli onesti, a roderci. Maledetto. Maledetto. Maledetto!

163 favorevoli, 130 contrari e 2 astenuti: ecco i numeri che hanno permesso l’approvazione del disegno di legge sul processo breve oggi al Senato.



Resoconto stenografico intervento sen. Li Gotti:

Signor Presidente, l'Italia dei Valori annuncia un deciso no a questa sciagurata legge stessa. Senatori della maggioranza, rappresentanti del Governo: corruttori e corrotti, malversatori, autori di violenza o minaccia a pubblici ufficiali, autori di turbative d'asta, calunniatori, favoreggiatori, istigatori, contraffattori e diffusori di sostanze nocive, falsificatori, sequestratori, omicidi, violentatori, intercettatori abusivi di conversazioni telefoniche, ladri, ladri di appartamento, truffatori, ricettatori, vi ringraziano.

Alcune decine di migliaia di delinquenti, anche recidivi e socialmente pericolosi, vengono graziati. Viene cancellato il processo. Viene cancellato il reato e potranno tornare all'opera. Oltre e molto di più di un indulto.

Con l'indulto si cancellava una parte della pena ad un condannato definitivo; con l'estinzione del processo si cancella il processo, si cancellano le condanne non definitive, anche se giunte in cassazione, anche se il giudice è nel momento di emettere la sentenza. È un'amnistia per reati puniti con la pena sino a 10 anni. Mai accaduta una cosa del genere!

Decine di migliaia di vittime vengono beffate dallo Stato. Dopo aver cercato giustizia per anni, le vittime avranno dallo Stato la porta sbattuta in faccia. Aiuterete invece i delinquenti, aiuterete coloro che rendono insicuro il nostro Paese, aiuterete coloro che hanno commesso torti a tante vittime. Dite di fare ciò nel nome della civiltà e nel rispetto di tempi certi del processo penale. Le vostre cattive coscienze hanno un disperato bisogno di un alibi per ingannare voi stessi e i cittadini. Basta con la patetica ipocrisia.

Per far durare meno i processi ci vogliono norme per aggiustare la macchina del processo. Vi siete rifiutati di farlo, vi siete rifiutati di considerare tutte le nostre proposte di legge che dormono in Commissione. Avete detto no a tutti gli emendamenti necessari per contenere l'affanno della giustizia. Voi non volete migliorare la giustizia, non avete questo interesse, non vi interessa la giustizia. Invocate l'Europa e fate una legge che l'Europa non conosce. Voi volete la morte di 100.000 processi per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi e affrancarlo dalle sue responsabilità criminose. Voi stupirete l'Europa e il mondo.

Per fare ciò farete un danno enorme al Paese e ai cittadini. Fate pagare un costo senza precedenti; fate una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. Applicate ai processi in corso una tempistica che incide sull'attività processuale già esaurita, norma processuale retroattiva per fatti non da compiere ma per fatti già compiuti. L'Italia, detta culla del diritto, rinnega il diritto, rinnega princìpi millenari, diventa un Paese con leggi, nell'accezione storica, barbare.

Vi siete chiesti la ragione per cui il Consiglio superiore della magistratura, il Consiglio nazionale forense, le camere penali e l'Associazione nazionale magistrati sono contro questa legge? È questa la settima legge ad personam. Dopo la limitazione delle rogatorie internazionali, la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo sospetto, il dimezzamento dei termini di prescrizione del reato, il lodo Schifani e il lodo Alfano, ecco la settima legge per salvare un accusato di gravi ed infamanti delitti. Su di essi si erge però il più grave dei delitti, quello di sottomettere le istituzioni ai propri interessi, con il Parlamento smarrito ed asservito.

Ci disgusta l'insensibilità alla morale, all'etica, alla giustizia. Avete smarrito l'idea del bene comune e non sapete più cosa significhi l'interesse collettivo e il buon governo per il Paese. La vostra visione crepuscolare dei diritti si accompagna al decadimento della morale, alla sovversione dei valori, alla protezione del male. Arriverà la fine del crepuscolo e l'Italia e gli italiani si vergogneranno di questa deriva nefasta.

Il mondo guarderà e leggerà le leggi del nostro Paese e capirà come la democrazia possa essere ridotta ad un involucro, svuotata dal suo interno. Vi assumerete la responsabilità e la paternità del tarlo della democrazia, del diritto, della giustizia.

Molti di voi della maggioranza lo confidano: hanno consapevolezza che questa è la peggiore legge che si potesse fare. Molti di voi della maggioranza, e lo confidano, dicono che fra qualche mese bisognerà cancellare questa legge. Non si recupererà, però, l'immenso danno provocato.

E farete anche finta di indignarvi per le nostre accuse e rivendicherete la bestemmia della pretesa profondità garantista delle vostre leggi. Alzerete i toni, strepiterete, ma solo per trovare l'alibi di cui avete bisogno. Ma sarà solo arroganza, ubriacatura di potere e basso impero.

Forse un giorno, ma in ritardo, chiederete scusa ai cittadini. Nella storia sarete una parentesi, simbolo del degrado, dell'asservimento ad una oligarchia e della democrazia ferita.

Ieri, in quest'Aula, mentre si citava il gravissimo fatto del programmato attentato distruttivo ordito contro alcuni magistrati che combattono la mafia, una parte di quest' Assemblea ha irriso all'evocazione dei nomi delle possibili vittime. Ho provato vergogna. Sapevamo dei mafiosi che brindarono alla morte di Giovanni Falcone. Sapevamo della felicità dei mafiosi in carcere e del boato di giubilo quando la radio diffuse la notizia della morte di Giovanni Falcone e poi di Paolo Borsellino. Eravamo a questo. Eravamo a questa torbida conoscenza. Oggi abbiamo qualcosa di altro: una parte dell'Aula del Senato, ieri, ha fatto un coretto di irrisione alla pronuncia del nome di Antonio Ingroia, di un magistrato che la mafia vuole uccidere e di cui organizza l'eliminazione fisica.

L'Italia maltrattata dalla prepotenza, l'Italia del diritto calpestato troverà la forza e ritroverà la ragione. L'Italia dei Valori continuerà la sua battaglia a fianco degli italiani onesti, con i mezzi della sana democrazia, nel Parlamento e nel Paese, contro i ladri del diritto, della giustizia, dell'uguaglianza, della Costituzione, nel ricordo dei Padri costituenti e dei servitori dello Stato, caduti per la legge.

.